QUADERNO N. 21

INDICE


PREFAZIONE di Alberto Cipellini

1958- 1976. I rossi nella “Granda”. La sinistra in provincia di Cuneo (Sergio Dalmasso)

INTRODUZIONE

Capitolo Primo: I PARTITI POLITICI NEL CUNEESE DAL 1945 AL 1958

Capitolo Secondo: PCI E PSI ALLE SOGLIE DEL CENTROSINISTRA

Capitolo Terzo: GLI IRRIPETIBILI ANNI '60

Capitolo quarto - LA PROVINCIA CAMBIA

Capitolo quinto - IL '68 E IL '69 NELLA PROVINCIA BIANCA

Capitolo sesto - LA GRANDE CRESCITA

Capitolo settimo - L'OCCASIONE PERDUTA

Conclusioni

Periodici e riviste consultati

APPENDICE



Alberto Cipellini - ottobre 1992

Prefazione
Mi pare opportuno, prima di ricordare la stagione socialista degli anni sessanta-settanta, fare un passo indietro anche per comprendere meglio il non breve percorso che precedette quegli anni. Alle elezioni del 1946, le prime dopo la Liberazione, nella città di Cuneo vennero eletti otto consiglieri socialisti che hanno rappresentato, sino ad oggi, il traguardo massimo raggiunto.
Ma un anno dopo, la scissione di palazzo Barberini, che vide Saragat e molti altri con lui lasciare il partito perfondare quello socialdemocratico, ebbe rovinose conseguenze in casa socialista: il partito era praticamente alle corde!
Contemporaneamente o quasi si sciolse il Partito d'Azione in crisi di identità per mancanza di spazio nelle masse: un gruppetto di azionisti, partigiani G.L. della seconda divisione, tra cui il sottoscritto, scelse il Partito Socialista (ricordo ancora la commozione del Segretario Silvio Frairia, quando appose il timbro della Federazione sulle nostre tessere azioniste). Con l'entusiasmo degli anni ed una carica ideale che ci portavamo dentro dalla Resistenza, cominciammo lentamente, per le difficoltà oggettive, ma con costanza e continuità, a ricostruire il Partito.
Molte le porte chiuse, altre socchiuse; la parte socialdemocratica aveva la meglio, soprattutto per la scelta socialista di presentarsi insieme al PCI nelle elezioni del 1948, che nella nostra Provincia, come d'altronde nel paese, aveva duramente pagato in voti e in uomini.
Però non mollammo: tenacemente continuammo a cercare iscritti, consensi, aprendo nuove sezioni ed il circolo Fratellanza nella ex chiesa di S. Francesco.
Dare ai compagni un luogo ricreativo (ma non soltanto) per passare il pomeriggio della domenica si dimostrò fortemente positivo. Ma il vero "Input" l'avemmo nel 1953, con la rovente campagna elettorale politica: la maggioranza introdusse in Parlamento, dopo furiosi dibattiti, la legge elettorale maggioritaria, dalle sinistre chiamata semplicemente "legge truffa" e con quella legge si andò alle elezioni. Vincemmo noi: la legge truffa non passò, aumentarono i consensi e gli entusiasmi in casa socialista, cominciò il nostro decollo senza più pause sino agli anni che Sergio Dalmasso prende in esame nel suo libro.
Naturalmente non furono anni facili. Gli scontri, soprattutto nelle campagne elettorali per l'intervento pesante del clero; il pericolo del salto nel buio, la strumentalizzazione sui soldati della Cuneense non più tornati dalla Russia (ridateci i nostri figli!) rendevano il clima talvolta irrespirabile.
Ma la volontà nel servire la causa del socialismo - v'è da rabbrividire oggi a guardarci intorno - era più forte, molto più forte delle difficoltà e dei sacrifici.
Gli episodi, gli aneddoti di quelle campagne elettorali sono centinaia: ne ricorderò uno, illuminante, per capire l'ambiente.
Nella campagna elettorale del 1956 decidemmo un comizio a Roccasparvera, per un pomeriggio di una domenica. Raggiunta la piazza indicata ci trovammo Sergio Damilano ed io con il deserto. Sull'uscio della canonica il parroco, gambe larghe e braccia sui fianchi, sguardo provocatorio (venimmo poi a sapere che nelle messe del mattino aveva diffidato la gente a partecipare definendoci, uso un eufemismo, dei poco di buono). Poco distante la moto con il sidecar dei carabinieri con il brigadiere là seduto che ci seguiva costantemente appuntando i passi più scabrosi dei miei comizi.
Il sole era cocente; facemmo suonare un po' di musica ma non compariva anima viva. Il buon Damilano era già disposto a rinunciare; non io, perché avevo notato muoversi delle tapparelle di qualche casa lì intorno. La gente era in casa, ma ascoltava. Mettemmo a tutto volume l'altoparlante e feci il comizio per intero. A Roccasparvera prendemmo una barca di voti.
Non so se ricordare quei tempi con nostalgia o con rimpianto: forse con rimpianto per come stanno le cose oggi, dove non esiste più tensione ideale e morale, dove lo squallore di certi metodi di far politica rischia di colpire mortalmente le stesse istituzioni democratiche.
Sergio Dalmasso va certamente contro corrente: la sua meritoria fatica non è soltanto il contributo di uno storico per capire la politica, i partiti, i movimenti di massa di quegli anni. Ma è anche un atto di fede di chi è consapevole che non tutto è da buttare.

Introduzione
Il mio studio "Il caso Giolitti e la sinistra cuneese nel dopoguerra" (Ed. La Torre, Alba, 1987) continua ad essere, a distanza ormai di alcuni anni, l'unico tentativo di analizzare la storia e la tematica della sinistra politica (e in parte di quella socialista), in provincia di Cuneo, dopo il 1945, limite finora quasi invalicabile per lavori su simili tematiche.
A questo si è solamente aggiunta, negli ultimi tredici anni, la bella tesi di laurea di Carlo GIORDANO sul PCI dal dopoguerra al '58 (cfr. Il doppio accerchiamento del PCI in provincia di Cuneo: 1945-1958, in Il presente e la storia, Cuneo, n. 46, secondo semestre 1994).
Il mio lavoro, traendo lo spunto dal caso Giolitti (il dissenso del parlamentare verso le scelte del PCI dopo il drammatico 1956 e il suo passaggio al PSI), compiva, di fatto, una storia del PCI e del PSI locali, dalla liberazione alle soglie, a livello nazionale, del centro sinistra, non dimenticando la breve e sfortunata vicenda del Partito di Azione e i difficili anni della CGIL, nella sua stagione, forse, più dura.
Negli anni '50 si modifica, profondamente, la struttura economica della provincia (1) e, conseguentemente, cambiano anche i gruppi dirigenti dei partiti e il loro modo di rapportarsi alla società. Lo scontro frontale che ha caratterizzato gli anni della guerra fredda pare attenuarsi con la nascita del centro sinistra, gli echi della Chiesa conciliare, la tematica del dialogo.
Se il centro sinistra, in provincia, non nascerà mai e rimarrà sempre la speranza di alcuni ristretti circoli democratici, vengono riletti e rivalutati, anche se in modo ufficiale, e, a volte, strumentale, gli anni della resistenza, su cui era calato il silenzio, si opera un ricambio nei gruppi dirigenti di molti partiti, si modificano, lentamente e in positivo, i rapporti tra i sindacati. L'incremento della piccola struttura industriale della provincia vede nascere a Cuneo la maggiore azienda (Michelin) e crescere Alba che ne diventa il secondo centro, mentre declina irrimediabilmente Mondovì; l'aumento della scolarità (sempre minore rispetto alla media regionale), produce modificazioni anche nella tradizionale struttura familiare, continua il drammatico spopolamento della montagna e della Langa (2).
Permangono, ovviamente, molte delle caratteristiche specifiche del cuneese:

I partiti di sinistra si presentano all'appuntamento con gli anni '60, in situazioni diametralmente opposte:
il PSI è nel suo momento di maggior crescita (dopo il netto ridimensionamento degli anni '46-'49), con un gruppo dirigente nuovo e agile, un forte consenso intellettuale, la capacità di coprire un ampio spazio politico lasciato libero dalle difficoltà di altre formazioni (il PCI scioccato dal caso Giolitti e dalla mazzata del 1958, il PSDI che ha perduto importanti dirigenti, il PRI quasi inesistente, lo stesso PLI indebolito dal voto del '58, colpito dalla miniscissione radicale e capace di rilanciarsi solo sul tema nazionale della opposizione al centro sinistra). Pesa sui socialisti il fortissimo scontro interno che porterà la sinistra, nel 1964, a formare il PSIUP, a sua volta diviso, in tutta la sua breve storia (8 anni), tra la spinta a coprire lo spazio del vecchio PSI, appiattendosi molto sul PCI, e la tendenza a formare una nuova forza politica, originale e slegata dalla tradizione.
Il PCI è, invece, nel suo momento di maggiore debolezza. Dal '58 al '60 senza parlamentari e consiglieri provinciali, ha perduto un terzo dei voti alle politiche del '58 ed è, per di più, scosso da un forte scontro di linee tra l'ala che ha dato vita al movimento di Rinascita e quella più legata ad uno stretto rapporto con la realtà di fabbrica e ad una concezione di partito molto rigida, tesa a metterne in luce la diversità e l'alterità. Solo con gli anni '60, riuscirà ad uscire dal forte isolamento e ad instaurare rapporti con settori di società a lui tradizionalmente lontani.
In forte modificazione la DC che, con l'elezione a parlamentari di Sarti e Baldi, crea un asse che la reggerà per più di 20 anni.
Ancor quasi inesistente il PRI, formato da un gruppo di intellettuali antifascisti cuneesi e ad un forte nucleo nelle Langhe, erede della diaspora del partito dei contadini.
In difficoltà pure socialdemocratici e liberali, in provincia molto più consistenti che a livello nazionale. Tutta interna al fronte laico la piccola, ma interessante scissione radicale.
E' la seconda metà del decennio a portare nuovi, inaspettati mutamenti. Anche in provincia, la protesta studentesca del '68 tocca tutti i maggiori centri, produce un dibattito e un clima intellettuali che il cuneese non conosceva dall'immediato dopoguerra. Consistente lo spostamento, su posizioni di estrema sinistra, di singoli o gruppi provenienti da posizioni cattoliche.
Le federazioni giovanili della sinistra sono investite dalla bufera, come pure l'associazionismo cattolico; nascono i primi embrioni di quelli che saranno, poi, i "gruppi", emergono le prime critiche "da sinistra" ai partiti storici.
Forte la crescita dei sindacati che, proprio in questi anni, non solo stabiliscono i primi rapporti unitari, ma escono (soprattutto la CGIL) dall'isolamento, entrano in fabbriche e in settori da cui erano sempre stati esclusi, per la prima e forse unica volta toccano sfere politiche (il territorio, le scelte politico-economiche …).
Se le elezioni del '72 segnano uno stallo (fermo il PCI, non ancora in grado la nuova sinistra di affrontare battaglie elettorali, mentre il dissenso cattolico non si riconosce nel MPL), il voto sul divorzio (maggio '74) mostra una provincia diversa, più laica, soprattutto nelle città, in cui si sono modificati nettamente il peso e il ruolo delle parrocchie, in cui anche se l'impatto delle lotte operaie è minimo, vi sono state profonde modificazioni nel costume, nei rapporti interpersonali, nello stesso modo di concepire la politica ed il voto.
E' il PCI, anche per il forte ingresso di nuovi quadri a trarre i maggiori vantaggi dal forte desiderio di cambiamento. Il biennio 1975/1976 lo vede toccare il suo massimo storico, parallelamente allo stallo socialista e all'emergere di DP e radicali. Già nel voto del '76, però, la DC, anche nel cuneese, blocca ed inverte la tendenza al calo, riproponendo la sua egemonia, fino ad allora intoccata, a livello politico, economico ed anche ideologico.
Questo testo, come già il precedente, non ha la pretesa di essere un compiuto saggio storico, ma mira semplicemente a coprire il grande vuoto dato dalla mancanza di qualunque studio sulle forze politiche e sulla stessa storia della provincia dopo il 1945. Mancanza grave perché impedisce spesso di comprendere le radici di tanti problemi attuali, perché vi è la progressiva scomparsa non solo di molto materiale (documenti, archivi …) ma anche di alcuni degli stessi protagonisti, perché anche nei pochi giovani che si affacciano oggi alla politica attiva, pare mancare una capacità di riflessione e di analisi storica, anche sul passato non lontano.
Spero che su alcuni dei nodi evidenziati da questo testo (lo scontro interno in PCI e PSI nei primi anni '60, il filone radical-socialista a Cuneo così presente e duraturo già fin dal Partito d'Azione, la presenza della nuova sinistra nelle sue varie componenti, il dissenso cattolico e i suoi rapporti con i partiti, soprattutto le vicende del sindacato in un'area dove così fragile e debole è la classe operaia) e su alcune delle figure nominate, siano possibili studi più approfonditi e specifici, molti magari, svolti con differente metodologia.
Gli strumenti utilizzati per questo lavoro sono i periodici locali tra il '58 e il '76: La Voce, settimanale e poi mensile del PCI, Lotte Nuove, organo del PSI, La Vedetta, della DC, Il Subalpino, del PLI, La Guida, settimanale della diocesi cuneese, oltre ad alcuni altri settimanali diocesani della provincia, e alcuni numeri di altri periodici che hanno avuto vita più breve (da Battaglia democratica a La sentinella delle Alpi, da Dentro i fatti a Contare sulle proprie forze).
Questi fogli, organi in gran parte dei vari partiti, pur con gravi limiti e pur rispecchiando, spesso, più le parole d'ordine nazionali che le tematiche locali, riescono, ancor oggi, a distanza di anni, ad offrire uno spaccato del dibattito politico in provincia, notizie sulle vicende interne delle singole formazioni politiche; la loro soppressione, a partire dai primi anni '70, renderà, in futuro, molto più complesso uno studio sulle vicende storico-politiche del cuneese.
Si sono tenuti presenti i non molti studi sulla sinistra italiana negli anni '60-'70 e la pubblicistica, dai quotidiani a Rinascita, da Mondo operaio all'arcipelago delle riviste della nuova sinistra.
Molte, inoltre, le testimonianze raccolte dai diretti protagonisti, testimonianze che spesso ripropongono diverse interpretazioni dei fatti e polemiche ancor vive. Per queste, ringrazio Lucia Canova, Elvira Marescotto, Mila Montalenti, Luigi Borgna, Pietro Panero, Attilio Martino, Mario Romano, Walter Botto, Mario Pellegirno (Grio), Eraldo e Liliana Zonta, Beppe Costamagna, Mario Giovana, Alberto Cipellini, Franco Viara, Duccio Sciolla, Giovan Battista Fossati, Domenico Romita, Marcello Garino, Marcello Faloppa, Giuseppe Trosso, Franco Angeloni, Mario Pecollo, Mario Martini, Dino Giacosa, Carlo Benigni, Giuseppe Giordana.

Capitolo primo
I PARTITI POLITICI NEL CUNEESE DAL 1945 AL 1958

A) La sinistra dal referendum al 1948
Il carattere moderato della provincia di Cuneo si evidenzia il 2 giugno 1946, al referendum istituzionale che dà alla monarchia 189.181 voti contro i 147.181 per la repubblica. Analogamente moderato, indicatore di volontà di continuità, il voto per la Costituente: 46% alla DC, 9% ai liberali, 1.15% all'Uomo Qualunque, 9.70% al Partito dei contadini, in concorrenza con la DC per l'egemonia sulle campagne, che è addirittura la terza formazione politica.
A sinistra, le posizioni del PCI sono di estrema debolezza con circa 27.000 voti (7.9%), mentre il PSI tocca il suo massimo storico del dopoguerra (69.685 voti, 20,07%). Migliori rispetto alle altre province della circoscrizione, ma inferiori alle aspettative, i risultati del Pd'A (3.95%), e della Concentrazione repubblicana (1.55%) che preludono alla definitiva scomparsa dell'azionismo cuneese, ma manifestano la presenza di un'area laico-democratica che resterà come dato permanente nei decenni successivi.
Pesa sulla sinistra la quasi totale mancanza di ogni tradizione operaia. L'organizzazione sindacale è minoritaria, concentrata in poche città (Bra, Mondovì) e attorno ad alcune fabbriche (la Ferroviaria di Savigliano, la Burgo di Verzuolo, la Falci di Dronero). Ad un'esigua classe operaia si contrappone una piccola proprietà contadina, lontana da ogni ipotesi cooperativistica e avversa ai comunisti che "portano via la terra". Il ceto medio, nonostante le speranze degli azionisti, è alieno ad ogni ipotesi progressista, legato all'ideologia cattolica, alla certezza dell'immodificabilità della realtà.
In questo quadro, matura la sconfitta. Il partito è profondamente diviso al suo interno, privo di retroterra sociale e di esperienza politico-amministrativa. La stessa nomina di Ettore Rosa a sindaco di Cuneo non produce sostanziali modificazioni nell'amministrazione comunale. Lo scioglimento, a livello nazionale, contribuisce alla diaspora locale. Emblematica della sconfitta di parte importante di una generazione è la figura di Dante Livio Bianco che lascia la politica attiva cui supplice, sino alla morte, con l'impegno civile come avvocato.
Matura, contemporaneamente, la scissione socialista. Il PSIUP, nonostante il successo elettorale presenta gravi divisioni interne e confusi riferimenti teorici. Il congresso locale che precede quello nazionale di Roma (gennaio '47) si chiude con una mozione unitaria contro le tendenze. I dirigenti (tra gli altri Chiaffredo Belliardi, Ferruccio Ton, Primo Silvestrini) e la base che in gran parte appartengono alla generazione che ha preceduto e combattuto il fascismo, accolgono la scissione con grande scoramento. Il settimanale Lotte Nuove, rinato nel '45, chiude nel '47 per riaprire solo oltre 9 anni dopo.
Passano al nuovo partito la minoranza degli iscritti, ma molti dei suoi dirigenti più conosciuti e prestigiosi.
Diversa la realtà del PCI. La debolezza organizzativa e al difficoltà di penetrazione nel sociale sono parzialmente compensati dalla struttura molto solida e dalla grande compattezza teorica. Carenza considerevole è la mancanza di dirigenti locali: sono non cuneesi Bazzanini, Scarpone, Comollo, Moscatelli, Milan. Di fondamentale importanza la figura di Antonio Giolitti, presentato come continuazione della più positiva tradizione liberale e democratica nelle file del movimento operaio, quasi ideale passaggio generazionale.


B) Il Fronte popolare e il 18 aprile
Nel febbraio del 1948, anche a Cuneo, si forma il Fronte popolare. Oltre a PCI e PSI vi aderiscono organismi di massa (UDI, giovani), l'ex sindaco della Resistenza Ettore Rosa, alcuni fuorusciti del partito dei contadini, anche qualche ex democristiano.
La campagna elettorale è accesa e capillare, condotta con grande impegno e sacrificio, ma a nulla vale contro la discesa in campo della Chiesa, contro la Coltivatori Diretti che aumenta progressivamente il proprio peso nelle campagne, contro l'incapacità di rispondere alla identificazione tra fede religiosa e voto. Pesano negativamente la campagna sui caduti e dispersi in Russia e sui recenti avvenimenti in Cecoslovacchia.
Il 18 aprile vede il trionfo della DC che tocca il suo massimo storico (in provincia il 60%), svuotando completamente la destra e ridimensionando liberali e partito dei contadini, e contemporaneamente il crollo del Fronte (12.76%) che elegge Giolitti a deputato. Grosso successo dei socialdemocratici (11.83%) che eleggono due deputati (Belliardi e Chiaramello) e un senatore (Beltrand).

C) I primi anni '50 e la "legge truffa"
Con la sconfitta elettorale, si apre il quinquennio più duro per la sinistra e per le organizzazioni partigiane e sindacali. Nel luglio '48, gli scioperi seguiti all'attentato a Togliatti segnano, anche a Cuneo, la fine di quanto resta dell'unità sindacale. Gli anni seguenti vedono una lieve ripresa del movimento di fabbrica e soprattutto forti campagne contro la politica esterna governativa (nascono i Partigiani della pace).
Le elezioni amministrative del '51 vedono, rispetto al '48, un grosso calo della DC (che recupera, però, su quelle del '46), una netta ripresa liberale, un calo socialdemocratico, lo stallo della sinistra che ha, invano, proposto liste unitarie contro la DC e che elegge al consiglio provinciale Lucia Canova (Ceva), Fernando Ambrè (Racconigi), Aldo Viglione (Boves).La campagna elettorale del 1953 è tutta centrata sulla proposta di legge elettorale maggioritaria. Anche in provincia non mancano le polemiche interne tra socialdemocratici e repubblicani, mentre la stessa DC modifica le proprie posizioni, inizialmente contrarie al premio di maggioranza. Il comizio di maggior peso è il più discusso è certamente, pochi giorni prima del voto, quello di Togliatti, Significativamente presentato da Antonio Giolitti, Togliatti ripercorre l'ultimo secolo di storia, contrapponendo ad una ipotesi reazionaria una corrente liberale (Cavour, Giovanni Giolitti … ) che indirizza il paese su vie di progresso, impedendo che il sanfedismo trionfi. La DC rappresenta il sanfedismo di oggi. Non sono, quindi, liberali coloro che stringono, oggi, un patto con la DC. E' il movimento operaio, abbandonati gli estremismi iniziali, l'erede della grande tradizione democratica e liberale: tocca ad esso raccogliere le bandiere che la borghesia ha lasciato cadere.
I risultati elettorali del 7 giugno confermano le tendenze già emerse nel 1951. La DC perde 40.000 voti. Non è più sentita la necessità di rafforzare la diga anticomunista, vi è una oggettiva delusione di parte dell'elettorato per alcune aperture sociali. Salgono i liberali (9%), mentre i voti del partito dei contadini si dividono tra repubblicani e monarchici.
A sinistra, il PCI ottiene il 9,7%, mentre il PSI tocca il 7,6%, ancora al di sotto dei socialdemocratici (scesi dall'11.8% all'8.5%), dimostrando buone possibilità di recupero dopo la quasi scomparsa di fine anni '40 (scissione e Fronte popolare). Ha contribuito a salvare e rinnovare il partito l'afflusso di quadri di GL e del P d'A (Pellegrino, Verra, Cipellini, Viara …).
Eletti Giolitti (PCI) e Chiaramello (PSDI).

D) La svolta del PCI
Gli anni del dopoguerra non vedono arrestarsi la caduta di popolazione in provincia. I 630.000 abitanti del 1936 divengono 580.000 nel 1951 (nel 1961 saranno 536.000). Il calo è molto netto nella Langa e nella fascia alpina che occupa la metà della superficie, ma nel 1951 ha solo il 23% della popolazione.
Drammatica la ferita della guerra: sui vari fronti sono rimasti 11.700 giovani.
La proprietà fondiaria è moto frazionata (nel 1947 il 78.3% è costituito da fondi meno di due ettari) e il numero degli addetti all'agricoltura si riduce, mentre salgono le percentuali degli occupati anziani e delle donne.
Scompare l'industria serica, per anni la prima nella provincia (l'ultimo mercato dei bozzoli si svolge a Cuneo nel 1958). Forte lo sviluppo demografico di Alba, legato alla enorme crescita della Ferrero, che diventa la maggior industria dolciaria nazionale, e allo spopolamento della Langa. Parallela, ma dovuta ad una fitta rete di piccole industrie, la crescita di Bra. Molto sviluppato il sistema bancario. Di particolare rilievo il ruolo delle Casse di Risparmio, anche per il loro stretto rapporto con il partito di maggioranza.
Proprio la valutazione sulla struttura economica della provincia, sul depauperarsi della montagna e della Langa, sul limitato peso specifico delle fabbriche è alla base della svolta del PCI cuneese e della politica di Rinascita.
Il documento di preparazione del quarto congresso provinciale (1954) si rivolge ai piccoli e medi proprietari, invitandoli ad opporsi alla logica dei monopoli.
E' necessaria una politica attiva di difesa della piccola e media proprietà attraverso sgravi fiscali, crediti agevolati, difesa dei prezzi dei prodotti.
Queste richieste debbono essere sorrette da un vasto movimento democratico di tutta la popolazione. Dall'unità di base è possibile risalire anche a diversi rapporti con le forze politiche.
Al congresso partecipano il vice segretario nazionale Luigi Longo, il segretario regionale Negarville, Paolo Cinanni, organizzatore delle lotte contadine nel mezzogiorno. Emerge un nuovo gruppo dirigente locale con Giuseppe Biancani, Luigi Borgna, Mila Montalenti, Attilio Martino, Pietro Panero che pure "pone il problema" delle lotte operaie. Non mancano resistenze da parte di quadri che temono alleanze ibride e interclassiste. Con queste scelte, il PCI esce dallo stato di minoritarismo, tentando di essere soggetto politico attivo all'interno di un movimento di massa con una base tradizionalmente passiva.
Dal '54 si svolgono, in varie aree della provincia, convegni e conferenze economiche che coniugano nella pratica la politica di Rinascita, collegando il discorso nazionale con proposte locali ed alleanze sociali. Nell'autunno '55, ad Alba, si forma l'associazione autonoma contadini delle Langhe; da questa e da analoghe associazioni emergeranno amministratori locali e dirigenti politici che avranno peso e ruolo nelle Langhe. La stessa DC e la "bonomiana", dopo una prima fase di incertezza, si inseriscono nello scontro e sviluppano proprie iniziative.
All'inizio del '56, la Camera di Commercio e l'Ente provinciale per il Turismo pubblicano il Libro nero di Cuneo, provincia isolata che denuncia il peggioramento delle condizioni di vita delle popolazioni, l'arretratezza delle strutture produttive e delle comunicazioni, le carenze delle scuole e del settore turistico e chiede al governo investimenti e mezzi, accusandolo, di fatto, di privilegiare il mezzogiorno. Da maggio, nelle Langhe e nel Monferrato, si svolgono le prime passeggiate dimostrative contro il dazio sul vino, per crediti agevolati, per le pensioni, nella valle Bormida contro l'inquinamento dell'ACNA di Cengio. In queste, per la prima volta, si affronta il nodo del rapporto occupazione-ambiente, anche con contrasti tra operai e contadini.
Tra ottobre e novembre, sul movimento in crescita e sulla gracile sinistra locale, si abbattono i fatti d'Ungheria. A dicembre, al 5° congresso provinciale del PCI, a politica di Rinascita è, da più parti, messa sotto accusa. Le ultime manifestazioni contadine si hanno nel maggio '57. Paolo Cinanni ha, da poco, lasciato la provincia. Nonostante il grosso e sorprendente successo delle liste di Rinascita nelle elezioni di molti comuni, nonostante l'approvazione della legge sulle pensioni e l'abolizione del dazio sul vino, il movimento si spegne, parallelamente alla crisi del PCI, alle sue polemiche interne, al recupero della DC e delle istituzioni.

E) Il caso Giolitti
Già nel congresso provinciale del PCI di Cuneo (fine novembre '56), Giolitti espone le prime riserve sul giudizio del partito intorno ai fatti d'Ungheria, sui rapporti tra i vari partiti comunisti, sul regime interno (espressione del dissenso), sul legame tra battaglia per il socialismo e libertà democratiche.
Le medesime tesi, in modo molto più netto, vengono ripetute al congresso nazionale (Roma, dicembre '56), in cui il deputato cuneese pare sintetizzare critiche, dissensi, aspettative di vasti settori, soprattutto intellettuali, del partito. Il dissenso viene riassunto e sintetizzato, nei primi mesi del '57, in un piccolo testo Riforme e rivoluzione ancora interno al dibattito nel partito.
La replica è di Longo con uno scritto edito dalla stessa Einaudi: Revisionismo nuovo e antico (1). Il tono e la durezza dei termini fanno capire che la rottura è vicina. Il dibattito continua con due articoli di Giolitti pubblicati da Rinascita ed una risposta di Togliatti. A luglio, nella sua villa di Cavour, il "dissidente" scrive la lettera di dimissioni, dimissioni che vengono accettate in un clima molto diverso da quello usato per altri casi (Onofri, Diaz, Reale ...).

F) 1958: il PCI è un corpo estraneo alla provincia?
Pare, in un primo tempo, che il suo sia un ritiro dalla vita politica attiva, a favore di un impegno culturale e ideologico, come sembra testimoniare il primo numero di Passato e presente rivista che si somma alle molte altre nate nel clima del post-stalinismo. Alle politiche del '58 è, invece, il candidato di punta del PSI a favorire la sua candidatura, alcuni fuorusciti dal PCI (tra gli altri Cogo, unico consigliere provinciale, e "Camilla), il Raggruppamento provinciale socialista (RPAS) con il suo maggior esponente Manlio Vineis, e il periodico La Sentinella delle Alpi, nato nel '56 riprendendo una vecchia testata locale, laica e democratica. Per tutti, la presenza di Giolitti nelle liste socialiste significa svecchiamento di questo partito, apertura a nuovi strati della popolazione e dell'elettorato, sconfitta di tutte le posizioni frontiste.
Nella campagna elettorale forte l'attivismo socialista. Dall'autunno '56 è rinato "Lotte Nuove" (per anni PCI e PSI hanno avuto un unico settimanale).
Difficoltà nel PCI che ha il candidato di punta in Giuseppe Biancani, la cui segreteria è stata spesso accusata di essere vicina all'eresia" giolittiana.
Emergono, per la prima volta, toni duri verso il PSI e attacchi ai transfughi.
Attivi anche i repubblicani, cui si allea il giovane partito radicale, mentre un certo seguito ha il movimento di Comunità.
I risultati vedono una crescita della DC (+ 18.000 voti), un nuovo tonfo liberale (- 8.076), un netto calo della destra, una contrazione repubblicana, nonostante l'apporto radicale, un successo degli autonomisti piemontesi e di Comunità; stazionari i socialdemocratici, che perdono, però, il parlamentare cuneese (eletto Pier Luigi Romita, non rieletti Chiaramello e Pecollo).
Forte la crescita del PSI (+ 11.519 voti) che non assorbe, però, interamente, la frana comunista (- 12.221). Proprio questa sconfitta, certo la più pesante nella sua storia locale, apre un forte scontro interno e segna il suo momento più difficile. Privo di consiglieri provinciali, con consiglieri comunali solo in pochi centri, privo, per la prima volta di un parlamentare (Biancani subentrerà all'astigiano Villa solo nel 1961), il PCI perde iscritti e sezioni.
Il democristiano Sarti, considerandolo fuori gioco, lo definisce un: "corpo estraneo alla provincia".

G) I socialdemocratici
Il Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI) è fondato a Cuneo il 10 gennaio 1947, contemporaneamente al congresso di Palazzo Barberini. Primo segretario politico l'avv. Beltrand, segretario amministrativo Mario Pecollo.
Dopo pochi mesi Belliardi sostituisce Beltrand. Le elezioni del '48 segnano il tetto, mai più avvicinato, per il partito. Eletti Beltrand al Senato, alla Camera Chiaramello (Savigliano) e Belliardi (Dronero), sostituito alla segreteria provinciale da Pecollo.
Nel '49 Belliardi aderisce al PSU, fondato nazionalmente da Giuseppe Romita, con alcuni fuorusciti dal PSI: Giraudo e Di Paola di Cuneo, Raviola di Savigliano, Dotta di Ceva, Renaudo di Saluzzo, Mondini di Mondovì.
La riunificazione (1951) tra il PSLI e il PSU dà vita ad un nuovo partito che assume prima la definizione Partito socialista, sezione italiana dell'internazionale socialista e poi quella definitiva di PSDI.
Dopo le comunali del '51 (6 consiglieri al comune di Cuneo e due provinciali), per accordi pre-elettorali si forma una giunta provinciale tra DC e PSDI che ha il vicepresidente (Gino Rossi) e un assessore (Giuseppe Fantini).
Accordo anche al comune di Cuneo (vicesindaco e due assessori) e in altri comuni (in totale il PSDI ha 31 sindaci).
Nel '53 calo alle politiche. Eletti Romita e Chiaramello. Nel '58, alla morte di Romita, Pecollo è parlamentare per pochi mesi.
Alle amministrative del '56, 4 consiglieri al comune di Cuneo e due alla provincia, ma la DC sceglie giunte monocolori.
Il PSDI soprattutto grazie agli incarichi nazionali del ministro ai lavori pubblici Pier Luigi Romita, è molto attivo a livello amministrativo e vanta l'iniziativa per molte opere pubbliche: dal risanamento di alcune parti del centro storico di Cuneo all'ospedale del capoluogo, dalla strada di fondovalle Ceva-Bra alla costruzione dell'acquedotto delle Langhe e Alpi cuneesi.
La realtà a fine anni '50, è, comunque, di difficoltà: nel '59 Belliardi passa al PSI, il partito paga un certo appiattimento sulla DC, il PSI sembra costituire un forte polo di aggregazione e di iniziativa politica.

H) Il partito repubblicano
E', tra le formazioni nazionali, quella che, localmente, sino a tutti gli anni '60 ha minor seguito. Vi aderiscono, dal '46, alcuni dirigenti partigiani, vicini alle tesi azionistiche, ma critici verso un certo loro radicalismo (Piero Cosa, Dino Giacosa, Aldo Quaranta). Il partito, a Cuneo, è esile e gracile, incapace di crearsi una propria base sociale (il ceto medio impiegatizio si divide tra DC e liberali e manca una borghesia laica e progressista). La matrice teorica è resistenziale e mazziniana. Continuo il legame con l'associazione mazziniana di Torino e con il maggior esponente, Vittorio Parmentola, presenti la concezione della politica come scelta etica e un marcato anticlericalismo.
Dai primi anni '50, sullo sfaldarsi del partito dei contadini, una parte di questo ha contatti con la UIL terra ed aderisce al PRI. Nasce un legame tra il piccolo gruppo di intellettuali cuneesi ed una base contadina, guidata da un leader populista, Cerruti, tutto teso ad una difesa di categoria, che porta al partito la sola dimensione di massa, anche elettorale (dai 984 voti del '48 ai 7.042 del '53, ai 6.647 del '58, concentrati, in massima parte, nell'albese).
La nascita della Sentinella delle Alpi, nel '56, offre al piccolo nucleo cuneese l'occasione di un confronto con l'area laico-democratica. La Sentinella segue con attenzione la nascita del PR, l'alleanza repubblicano-radicale, il passaggio di Giolitti al PSI e il cambio della guardia in esso, le battaglie antifasciste, la nascita del centro sinistra di cui auspica, con scarso realismo, l'estensione nel cuneese.

I) Il partito liberale
Il partito, prima e durante il ventennio, non ha una organizzazione rigida, ma si basa su alcune figure prestigiose, il cui antifascismo è soprattutto morale.
La tradizione liberale è molto forte, legata alle figure di Giovanni Giolitti e di Marcello Soleri che torna a svolgere un ruolo importante negli anni '43-'45.
Alla sua improvvisa morte (autunno '45) il partito è ricostruito da un gruppo di liberali pre-fascisti, gli avvocati Motta e Pellegrini e Antonio Bassignano, sindaco di Cuneo sino all'estromissione fascista. Nei primi mesi del dopoguerra le posizioni della maggioranza paiono resistenziali e ciellenistiche, quasi confinanti con l'ala più moderata dello stesso P d'A. Indubbia l'influenza di Guido Verzone, attivo nella Resistenza e prefetto della provincia. Grosso il dibattito intorno alla scelta istituzionale: Einaudi è per la monarchia, Manlio Brosio per la repubblica.
Alle prime elezioni comunali di Cuneo, grosso successo e 7 consiglieri eletti (terzo partito in città). La lista per la Costituente è capeggiata da Vittorio Badini Confalonieri, avvocato torinese, che sino al 1976, (con la parentesi del '48) sarà il parlamentare liberale del Piemonte sud. Il risultato dell'Unione democratica nazionale (8.85%) è all'incirca quello fisiologico su cui si attesterà il PLI nel trentennio successivo.
Forte il seguito nella borghesia medio-alta, urbana e rurale e nel ceto impiegatizio, in particolar modo in alcuni centri (Cuneo, Alba, Saluzzo, Mondovì), più ridotto nelle campagne.
Particolare la campagna elettorale del '48, con forte polemica anti-democristiana (compare qualche venatura anti-clericale) contro il pericolo che tutto il voto antimoderato si sposti sulla DC e contro il ruolo del clero; polemica anche contro il tentativo comunista di impadronirsi della eredità giolittiana.
Il 18 aprile i consensi liberali crollano. I voti scendono a 19.397 (5.2% - 8.688). Non viene rieletto Badini Confalonieri, mentre senatore è Egidio Fazio (collegio di Mondovì). Il prestigio del liberalismo cresce con l'elezione alla Presidenza della Repubblica di Luigi Einaudi che sembra incarnare tutte le "qualità" della provincia.
I temi centrali sollevati in questi anni sono la difesa della proprietà privata e l'atlantismo e l'europeismo in politica estera. Maggior tema di iniziativa contro la DC, nonostante la quasi continua presenza al governo, la polemica contro le leggi agrarie (non assente il tema della difesa della scuola pubblica).
Alle provinciali del '51 torna ai liberali parte del voto ceduto alla DC tre anni prima: 4 eletti. Davanti alla crescita monarchica, molto forte l'interesse del Subalpino che polemizza contro l'alleanza PNM-MSI e offre ai monarchici il rispetto della loro opzione all'interno della casa liberale. Nel '53, con 32.472 (9.2%), il PLI diviene il secondo partito della provincia. Torna alla Camera Badini Confalonieri. Senatore Stefano Perrier che supera di pochi voti Dardanelli (Mondovì). L'elezione alla segreteria nazionale di Malagodi (1954) provoca uno scontro interno in cui la minoranza accusa la nuova maggioranza di essere moderata e confindustriale. Anche la piccola sinistra locale esce, rivendicando un liberalismo progressista e dando vita al primo nucleo radicale.
Nuovo leggero calo alle provinciali del '56. L'attività è molto legata alle scadenze e alle tematiche nazionali e internazionali: critica al comunismo, ancor più netta dopo il '56, ma incapace di coglierne gli aspetti innovativi, polemica contro le possibili aperture a sinistra, attenzione ai temi dell'economia e della retta amministrazione (da ricordare il radicamento nel doglianese, le continue vittorie alle comunali di Caraglio ...). Nuova flessione nel '58: con 24.401 voti il PLI è superato da socialisti e socialdemocratici, pur rieleggendo deputato e senatore (Badini Confalonieri e Dardanelli).
Sarà l'opposizione al centro-sinistra a rilanciarlo nel '63, su temi nazionali, sino ad un nuovo declino e al cambio della guardia (e di modo di far politica nel '76, quando Badini Confalonieri sarà superato dal nuovo leader locale Raffaele Costa. Il liberalismo cuneese è una costante nella storia della provincia di cui costituisce certo uno degli elementi peculiari.

L) La DC
Anche la DC, alla Liberazione, ha scarso peso organizzativo. Profondo è, però, nella popolazione, il radicamento ai valori tradizionali. Le associazioni cattoliche, con una capacità di contatto capillare, suppliscono inizialmente alle carenze del partito, contribuendo a creare una identificazione tra fede e scelta politica che resterà per decenni, favorita anche dal laicismo di alcune formazioni di centro e dall'incapacità della sinistra di parlare ai credenti.
L'ala prevalente, nel '45, è quella dei vecchi popolari, molto legati al pensiero sturziano, e molto vicini, in economia, oltre che al pensiero sociale cristiano a quello liberale. Suoi esponenti Toselli, dal '46 sindaco di Cuneo, il senatore Bertone di Mondovì, Bubbio di Alba, Italo Mario Sacco di Fossano, Compagno.
Più legata alla Chiesa, con una certa venatura sociale, la posizione di Gigi Silvestro e del sindacalista Nando Pellegrino. Cresce, parallelamente, un gruppo di quadri giovani che si identificano nella breve stagione del dossettismo.
Questi provengono quasi interamente dalla gioventù cattolica (GIAC), sono accomunati dal profondo interesse per la lezione di Mounier e soprattutto di Maritain, hanno come riferimenti nazionali, la rivista Cronache Sociali e la Comunità del porcellino di Lazzati, La Pira, Fanfani.
La loro contrapposizione alle sinistre e al PCI in particolar modo, nasce dalla certezza che i cattolici possano risolvere meglio di loro i problemi del paese e dei ceti più deboli, senza alcun prezzo per la libertà. Questa corrente di pensiero esprime nuove leve anche in provincia: Beppe Manfredi che sarà sindaco a Fossano, Sidoli e Cravero di Savigliano, Sobrero, Pieroni e Cesare Delpiano - futuro dirigente regionale CISL - ad Alba, Fagnola a Bra, Sabatini a Saluzzo, Martinetti, Gasco e Giusta a Mondovì. Un po' atipica la situazione di Cuneo, dove il gruppo dossettiano trova alleati in Adolfo Sarti e Nando Collidà, la cui formazione intreccia il pensiero sociale cristiano e le teorie economiche liberali.
Gli anni dal '46 al '58 vedono uno scontro interno ed un progressivo cambio della guardia, più o meno celere nei vari centri della provincia.
Alla Costituente, la DC raggiunge in provincia il 46%, eleggendo Teodoro Bubbio e Giovani Bertone. I temi più toccati, oltre alla difficile scelta interna tra monarchia e repubblica (l'elettorato DC seguirà solo in parte le indicazioni del partito), sono quelli della polemica contro i paesi dell'est, contro Stalin, contro Tito, per l'italianità di Trieste, contro l'anticlericalismo, contro le prevaricazioni socialcomuniste nel sindacato, contro il partito dei contadini di cui si afferma l'inutilità.
Sulla Vedetta, come su tutta la stampa provinciale, ha molto spazio la polemica contro la mutilazione inferta all'Italia con il passaggio alla Francia di Briga e Tenda.
La campagna elettorale del '48 è giocata sulla contrapposizione frontale al comunismo, sul caratterizzare la DC come unica forza capace di opporsi ad esso (a nulla servono le formazioni intermedie). Le libertà politiche e religiose, la difesa della famiglia e della proprietà (soprattutto contadina) in polemica con i paesi dell'est sono i temi usati più insistentemente. I risultati, già ricordati, segnano il punto più alto per il partito. Sono eletti al Senato Antonio Toselli (Cuneo), Italo Mario Sacco (Fossano), Giovanni Sartori (sindaco di Bra); alla Camera Compagno (Cuneo), Sabatini (Saluzzo), Bima (Fossano), Ferraris (ispettore in agricoltura). Senatore di diritto il "vecchio" Bertone.
I mesi e gli anni successivi vedono l'elezione a presidente di Einaudi, - valutata non solo come una nuova affermazione del centro sulla sinistra, ma anche come la scelta per un piemontese, per un cuneese, per un uomo che ha in sé la saggezza e le doti di questa terra, - la scelta per l'alleanza atlantica, vista come garanzia di pace e segno del ritorno italiano sulla scena internazionale, la battaglia per la riforma fondiaria, la campagna per l'istituzione delle regioni, la cui attuazione pare imminente.
Il congresso provinciale del 1950, con l'elezione a segretario di Pietro Lingua, in vece di Giuseppe Chiatellino, segna un primo, anche parziale, cambio della guardia. Le elezioni provinciali del '51 vedono un netto calo rispetto alle politiche del '48, ma una crescita sulle precedenti amministrative. Eletti al consiglio provinciale 19 democristiani, vincitori in 19 dei 20 collegi.
Presidente Giovanni Giraudo. Estromessi i liberali, entrano in giunta i socialdemocratici. Non mancano i segni di incrinatura nel gruppo dossettiano che Sarti, in polemica con Manfredi, giudica estremistico e massimalistico (2).
Lingua resta segretario sino al '53. E' sostituito, per un breve tempo, da Italo Mario Sacco e quindi, con il nuovo congresso, dal saviglianese Sidoli, con una giunta esecutiva (Giraudo, Sarti, Dotta Rosso, Chiatellino, Silvestro, l'ing. Capello) che prefigura l'assetto del partito negli anni successivi. Solo qualche mutamento nei parlamentari eletti nel '53: Bubbio, Bima, Giovanni C. Giraudo, Sabatini, Ferraris alla Camera, Toselli, Bertone e Sartori al Senato. Non eletto il solo Cagnasso. La DC recupera sulle provinciali, ma perde (- 40.000 voti) sulle politiche, vede venir meno il monopolio del voto anticomunista e subisce i contraccolpi a destra per alcune riforme attuate, a sinistra per l'accesa campagna sulla legge elettorale.
Il successivo congresso provinciale riconferma Sidoli segretario, elegge in segreteria Sarti e Dotta Rossi con, in giunta esecutiva, Falco, Collidà, Chiatellino, Gasco, Manfredi, Carbone e Barbero. Polemica di Cesare Delpiano contro Sarti, accusato di compromesso con i vecchi popolari, testimoniato dall'intervento dello stesso Sarti al congresso giovanile di Firenze (giugno '55) che la Vedetta, significativamente, intitola: Dal dossettismo all'incontro con De Gasperi. Molta l'attenzione della Vedetta e dello stesso Sarti ai movimenti nelle altre forze politiche. Si seguono le prime spinte autonomistiche nel PSI, la crisi del PCI, la dissidenza di Giolitti, la piccola scissione nel PLI locale, si è attenti al primo difficile riavvicinamento tra socialisti e socialdemocratici.
Alle provinciali del '56, recupero sulle precedenti politiche e vittoria in tutti i collegi, con conseguente maggioranza tutta DC. Ancora Giraudo presidente, con giunta composta da Falco, Dotta, Barbero, Sidoli, Gasco, Giovannoni, Marchisio e Prato. Sono questi gli anni di un profondo rinnovamento.
Le giovani leve sostengono che non si possa governare con i vecchi metodi e con la vecchia classe dirigente popolare. Le modificazioni economiche (spopolamento della montagna, industrializzazione ...) richiedono una classe dirigente nuova e più dinamica. Si fa avanti, quindi, l'apparato passato per il dossettismo prima e per iniziativa democratica poi; contribuiscono a questo scambio della guardia il rapporto con le organizzazioni collaterali e il controllo instaurato sugli enti pubblici e di categoria e sulle banche (la Cassa di Risparmio).
Non indifferente per comprendere l'egemonia democristiana sulla società il ruolo dei fogli cattolici, capillari nelle singole curie (La Guida, La Fedeltà, L'Unione monregalese, La Gazzetta di Alba, Il Corriere di Saluzzo).
Sono le elezioni politiche del maggio '58, quindi, nella più grave crisi del PCI locale e nel rilancio socialista, a sanzionare il definitivo ricambio (3).
Sono rieletti al Senato Bertone e Sartori, mentre il collegio di Cuneo esprime Giraudo. Alla Camera vanno Bima, Sabatini, Baldi e Sarti. Non eletti Bubbio, Gasco e Manfredi (4).
Tra Baldi e Sarti (quest'ultimo espressione di un elettorato laico) si crea una sorta di asse che reggerà il partito negli anni successivi. La DC è forza definitivamente egemone nella provincia che non le esprime alternativa alcuna, è retta da un gruppo dirigente che non deve più mediare con altre anime e sensibilità. La fine del movimento di Rinascita e la frantumazione del partito dei contadini le danno la completa egemonia anche e soprattutto sulla campagna.


Capitolo secondo
PCI e PSI ALLE SOGLIE DEL CENTROSINISTRA

A) Il PCI cuneese dopo la sconfitta
La grave sconfitta nel '58 riapre nel PCI cuneese un grosso dibattito sulla gestione degli ultimi anni e sulle immediate prospettive. Sono sotto accusa la scelta per cui si sono privilegiate le lotte contadine e la debolezza mostrata sul caso Giolitti, il cui ingresso nel PSI è commentato dalla Voce con insolito livore (1). Riassume i motivi di critica Gino Sparla, da sempre avversario della politica di Rinascita. Sul risultato del voto hanno influito la scelta di Giolitti, ma soprattutto una politica errata nei grossi centri, l'incapacità di conquistare gli elettori all'ideologia e alle posizioni del PCI. Per recuperare il terreno perduto è necessario respingere l'analisi della struttura economica di Cuneo, secondo cui il tessuto sarebbe caratterizzato da scarsi nuclei operai e dal prevalere del ceto medio e rurale.
Cardine dell'azione del partito debbono tornare ad essere i lavoratori di fabbrica, sommati ai pensionati e ai disoccupati. Anche la politica di alleanza verso i ceti urbani e rurali non è praticabile se si è deboli nelle fabbriche.
Le forze operaie sono concentrate in 23 comuni nei quali il PCI raccoglie il 60% della propria forza. Verso questi centri deve, quindi, essere rivolto il grosso dell'attività politica ed organizzativa (2).
La successiva nomina a segretario di Giovanni Nestorio, vercellese, da alcuni anni funzionario a Cuneo, significherà una profonda modificazione del modo di essere del partito, dei suoi rapporti con le altre forze politiche e con la gente, un serrare le fila su cui, ancora oggi, a distanza di oltre 30 anni, divergono le valutazioni degli stessi dirigenti comunisti.

B) Autonomisti e carristi nel PSI cuneese
La fase di maggior crescita e maggior successo del PSI si accompagna, però, alle prime consistenti divergenze interne. Se la grande maggioranza si schiera su posizioni autonomistiche (Nenni), la sinistra auspica una politica unitaria con il PCI, accusando la nuova dirigenza di essere scivolata a destra e di avere ridotto l'alternativa socialista ad uno slogan. Più sfumate, quasi uno sforzo di mediazione, le posizioni di chi si richiama a Lelio Basso.
Al congresso provinciale del dicembre 1958, la corrente autonomista ottiene una grande affermazione. I più votati nel direttivo sono Cipellini, Giolitti, La Dolcetta, Boselli, Brizio, Achino. Eletti anche Cogo, Belliardi, Vineis, Nardo, da poco confluiti nel partito. Per la sinistra, che elegge Balsamo, Giacosa e Zonta, la vittoria della corrente nenniana apre la strada alla rottura con il PCI, alla frattura nella CGIL, alla collaborazione con la DC. Per i bassiani Tarrico e Sciolla è, invece, necessario frenare la spinta correntizia e la lotta interna.
Se la Sentinella delle Alpi plaude alla svolta e polemizza contro i filocomunisti, molte sono, invece, le preoccupazioni in casa comunista (3).
Nella primavera del '59, Mario Pellegrino lascia la direzione di Lotte Nuove che viene assunta da Roberto Balocco. La maggioranza autonomista è in contraddizione con un quindicinale diretto da un leader della sinistra. A giugno confluisce il MUIS, ennesima frazione staccatasi dal PSDI. Tra i suoi componenti l'ex deputato Chiaramello, uno dei maggiori esponenti socialdemocratici della provincia.
Nasce e si estende la componente socialista nella CGIL. Nelle maggior città vengono lanciati i festival dell'Avanti, assidua la presenza di Giolitti sulla stampa e nelle iniziative locali.

C) Il governo Tambroni e l'antifascismo. Nasce il centro sinistra
Il 16 e 17 gennaio 1960 si svolge a Cuneo il 6° congresso provinciale comunista.
Gaetano Amodeo ricorda, in apertura, la figura di Giovanni Germanetto, morto a Mosca pochi mesi prima, comunista sin dalla fondazione, antifascista, segretario della federazione della Camera del lavoro. Al suo ricordo vengono associati quelli di Ermes Bazzanini, partigiano, vicesegretario della federazione al tempo di Germanetto, e di Sibilla Aleramo:
anima ardente e appassionata e di scrittrice che, specialmente nelle sue opere degli ultimi 15 anni, mostrò come si possa coltivare un'arte al tempo stesso libera espressione di umanità e di impegno sociale. (4)
La relazione di Giuseppe Biancani passa in rassegna i fatti internazionali ed interni. L'inizio della conquista del cosmo, da parte della scienza socialista dell'URSS, è un segno dell'inarrestabile processo di sviluppo del mondo socialista e delle prospettive di pace, di distensione, di competizione pacifica di sviluppo, in senso socialista, del resto del mondo, le cui ripercussioni si avvertono anche nel nostro paese. A questo deve corrispondere, anche da noi, un mutamento dello schieramento politico su scala nazionale e provinciale che rompa con le forze del monopolio economico e con quelle (la DC) del monopolio politico. Le due maggiori direttrici su cui il partito deve impegnarsi sono la questione contadina e quella operaia, in una fase in cui non sono ancora chiuse le lotte contadine e in cui la provincia va industrializzandosi.
Per favorire l'industrializzazione occorrono iniziative quali l'acquedotto delle Langhe, l'utilizzazione delle acque del Tanaro, il ripristino delle vie di comunicazione, la riattivazione della Cuneo-Nizza, la creazione di moderne autostrade. Strumento per questa politica deve essere un partito più forte: obiettivi immediati sono i 7.000 iscritti e la ricostruzione della FGCI.
Molti gli interventi, tutti proiettati verso il futuro e nessuno centrato sulla gravissima crisi che il partito ha alle spalle. Intervengono Panero, segretario della CGIL, Borgna sul mondo contadino, Antonietta Squarotti sulla partecipazione delle donne, Cipellini per il PSI. Per Giacomo Capellaro, la commissione federale di controllo ha dimostrato debolezza di fronte all'offensiva revisionista:
Oggi che le posizioni revisioniste sono state battute, uno dei compiti principali ... dovrà essere la lotta contro le manifestazioni di settarismo che ancora permangono in diversi strati del partito. (5)
Molti i richiami alla tematica dell'antifascismo, molti i segni dell'affiorare di nuovi quadri (gli interventi di Anna Graglia e di Primo Ferro) e di ripresa delle lotte operaie (la Ferrero di Alba). Le difficoltà incontrate paiono potersi superare o per gli effetti della situazione mondiale o con grande sforzo attivistico ed organizzativo. Per Mario Izzi:
Si tratta, per i militanti, di essere consapevoli, fino in fondo, di una realtà evidentissima, ripetuta tutti i giorni dalla stampa e al centro dell'opinione pubblica mondiale che consiste nell'affermazione che il capitalismo ha cessato di essere, nel suo complesso, forza dominante. Non solo, ma a conclusione del piano settennale sovietico cesserà anche di essere la forza economica dominante nel mondo. (6).
Per Mario Romano, il rinnovamento del partito è stato inteso come rinnovamento di quadri e allargamento delle sue file. Necessaria è l'unità concreta.
Il congresso si chiude con l'impegno di favorire larghe alleanze, di cercare una alternativa democratica al monopolio della DC, per la conquista di nuove maggioranze alle, ormai prossime amministrative. (7)
Il 24 marzo, ad Alba, vengono processati 54 contadini della Valle Bormida, in seguito alle lotte e alle manifestazioni del '57 contro i danni provocati dalla Montecatini di Cengio. Tra i processati, Giuseppe Biancani, segretario della federazione comunista di Cuneo, Giovanni Crosio dell'INCA provinciale, Guido Veronesi, segretario nazionale dell'Alleanza contadini, Walter Audisio, parlamentare di Alessandria. E' un vero e proprio processo politico contro la parte più avanzata del movimento contadino che si è espressa in una battaglia che tornerà di drammatica attualità alla fine degli anni '80 e coinvolgerà una valle intera, facendo dei suoi abitanti un reale soggetto politico.
Riferendosi al democristiano Adolfo Sarti, scrive La Voce:
Ha un bell'imbrattare i muri con l'immondo manifesto sui 150 ragazzi impiccati a Budapest il nostro onorevole untorello, ora elevato ai fasti del SPES centrale! Lui e i suoi amici non riusciranno certamente, con le vecchie e nuove infami menzogne, a deviare la pubblica opinione dal pronunciare una condanna che non è certamente a carico dei contadini della valle Bormida, ma della Montecatini. (8).
Gli imputati vengono assolti. Gli interventi della difesa (gli avvocati Frau, Viglione, Beltrand, Fratino) ricordano che i danneggiati vengono trascinati davanti a un tribunale in forza di una legge eccezionale, mentre per gli oppressori non c'è legge. Si passano in rassegna i danni della Montecatini all'agricoltura, alla valle, alla salute degli stessi lavoratori. Colletta per le spese del processo e per il pranzo agli imputati. Le offerte vanno dalle 500 alle 5.000 lire. Bartolo Mascarello offre 6 bottiglie di barolo.
Il tema dell'ambiente, visto soprattutto come difesa della salute degli occupati, impegna la sinistra locale. A febbraio, a Robilante, si svolge un convegno per la difesa dei danni della silice. Sotto accusa le condizioni di lavoro (e i danni provocati all'agricoltura) in 5 fabbriche: la Mineraria di Limone, la Silice di Vernante, la SI.RO. e la SIES di Robilante, la Pepino-Audisio di Roccavione.
I temi dell'agricoltura sono anche al centro del 1° convegno femminile socialista. Alla presenza di Antonio Giolitti e di Giuliana Nenni, tutti gli interventi toccano i problemi della montagna, dello spopolamento, dell'abbandono della terra, dello specifico ruolo della donna:
Ai nostri figli facciamo mangiare il pane secco, altrimenti ne mangiano troppo e i soldi non bastano per comprarne dell'altro. (9).
Maggiore e più strutturata anche la presenza socialista nella C.G.I.L. Il 5° congresso provinciale (26-27 marzo), preceduto da quello delle otto camere del lavoro locali, elegge alla segreteria Pietro Panero, Eugenio Boselli e Giorgio Giraudo e nell'esecutivo, oltre ai tre segretari, Giacomo Capellaro, Franco Viara, Oronzo Tangolo, Armando Distort, Antonietta Squarotti, Giuseppe Gastaldi. Temi centrali la sindacalizzazione dei lavoratori della terra, l'industrializzazione della provincia, il rafforzamento del sindacato contro il supersfruttamento, il taglio dei tempi.
Ma, anche per il cuneese, il '60 sembra caratterizzarsi come l'anno di un nuovo antifascismo. La formazione del governo Tambroni, pur uomo della sinistra DC, che passa alle Camere con il voto dell'estrema destra, provoca polemiche e proteste in tutto il paese. Scrive Giolitti:
C'è una sola strada ... Il centrismo quadripartito è morto e seppellito ... Ora, la DC deve scegliere: o a destra, o a sinistra. A destra, prima o poi, si incontrano i fascisti ... La politica di destra, in un paese che ha bisogno di riforme economiche, di giustizia sociale e di progresso democratico, tende a ricalcare le norme del fascismo. A sinistra, si incontrano i socialisti, subito ... Se no, la scelta chiara e netta, dovrà pur farla il paese, una buona volta. (10).
Il comitato Cuneo brucia ancora protesta chiedendo un governo democratico e antifascista e indice una manifestazione per il 25 maggio. Aderiscono tutti i partiti. Intervengono Dino Giacosa, Faustino Dalmazzo, Cabutto (PLI), Camilla (Partito radicale), Cuniberti (PRI), Fantini (PSDI), Sparla (PCI).
Per Cipellini (PSI), la lotta deve essere condotta contro la destra, economica che vuole e sostiene a spada tratta il clerico fascismo e contro l'alleanza DC-MSI, realizzata nonostante la volontà popolare. Secondo Sidoli (DC) è necessaria la convergenza di tutti i partiti democratici per realizzare un governo nello spirito della Costituzione. Pochi giorni prima, si sono svolti i funerali di Ettore Rosa, comandante partigiano, primo sindaco di Cuneo, dopo il 25 aprile 1945, presidente dell'ANPI. Lo ha ricordato, in modo commosso, Ferruccio Parri:
La sua memoria rimarrà incisa nel cuore di tutti e sarà di esempio incancellabile in coloro che ebbero la ventura di conoscerlo e di apprezzarne le ammirevoli e particolari virtù. (11).
Ai primi di luglio, la grande risposta popolare e le manifestazioni di Genova, Reggio Emilia, Palermo, Catania, Licata, Roma ... segnano la fine del governo Tambroni e del connubio con il MSI.L'8 luglio, anche in provincia, si ha lo sciopero di protesta indetto dalla CGIL con buoni risultati alla Burgo di Verzuolo, alla SARB, alla Celdit e alla Stella di Cuneo, alla Falci di Dronero, alla Bongioanni di Fossano, alla Cardolle, alla Bertone e alla SATIP di Saluzzo, alla FIMET e alla Novella di Bra, alla Richard Ginori, alla Besio, alle fonderie Carassone e alla Beltrandi di Mondovì. Negativa, invece, la risposta della Ferrero di Alba.
Lo stesso giorno, il comitato Cuneo brucia ancora invita il governo a dimettersi e il parlamento a creare una nuova maggioranza e a sciogliere il MSI, applicando la XII disposizione transitoria della Costituzione.
Ancora una volta, il PCI attacca il comportamento della DC che, antifascista a Cuneo, a livello nazionale, solidarizza con il governo:
Mentre il paese è in lutto per gli eccidi consumati dal governo Tambroni e anche Cuneo antifascista li ha condannati - in modo unitario e solenne - la Direzione della DC e l'onorevole Sarti, esprimendo la loro solidarietà con gli assassini degli antifascisti italiani, hanno tradito lo spirito e gli ideali dell'antifascismo e della Resistenza cuneese. (12).
Qualche incertezza nei fogli locali cattolici e della DC. La Vedetta del 6 luglio non cita neanche la manifestazione di Genova (30 giugno). La Guida accusa di strumentalizzare i fatti i comunisti, abituati a servirsi di ogni pretesto per suscitare disordini ed agitare il paese. Il Saviglianese, dopo un attacco alla prosopea missino-fascista, getta l'allarme sul rinascente frontismo popolare, voluto dai partiti di estrema sinistra.
Una valutazione di insieme è fornita da Sarti. Le responsabilità iniziali della crisi vengono dai liberali che hanno rotto la precedente maggioranza. Il centro sinistra ha senso se comporta dialogo, trattative e garanzie reciproche fra il centro e il PSI:
Se non blocchiamo Nenni su impegni concreti, allora l'ipoteca comunista sull'operazione di centro sinistra si rivelerà operante e noi avremo fatto soltanto il gioco di Togliatti. E deve essere chiaro, fin d'ora, questo: che l'operazione di centro sinistra è accettabile per noi solo se ha un chiaro e inequivocabile senso anticomunista. (13).
Proprio su questi temi si muove, nei difficili mesi successivi, la DC locale.
Richiesta al PSI di rottura con il PCI, soprattutto nelle giunte locali e attacco agli estremisti totalitari (la stessa CISL critica durante lo sciopero politico della CGIL e del PCI). Scrive un fondo della Vedetta, dopo aver ricordato le repressioni nei paesi dell'est:
Chi scende in piazza oggi deve sapere che compie un preciso reato e che non ci sono titoli di giornali o sproloqui dalle tribune del Parlamento che possano renderlo meno grave; è giusto, dunque, che i responsabili sperimentino tutto il rigore della legge. E' la stessa difesa della democrazia che lo esige. (14).
In questo clima si apre la campagna elettorale per le amministrative.
Per il PSI, la prima iniziativa pubblica è un comizio di Giolitti. Il PSI non è frontista, anche se, in alcuni comuni, vi sono maggioranze con il PCI.
Il PSI non è disposto a cedere le posizioni di potere conquistate dai lavoratori con una dura lotta democratica. Occorre conquistare i lavoratori del ceto medio e le grandi masse cattoliche. Questo non può essere fatto dal PCI, ma dal PSI. A livello locale, scarse le realizzazioni dell'Amministrazione provinciale, mentre occorre una attività più intensa ed energica per una maggiore iniziativa. Primo impegno la Cuneo-Nizza. Pochi giorni dopo, è a Cuneo Riccardo Lombardi. Si iscrive al partito Luigi Baccolo, segno di una forte adesione di intellettuali a livello nazionale (Vittorini, Soldati, Monicelli, Camerini, Camilla Cederna, Chiarini, Galante Garrone, Moravia, Gassman, Foà ...).
La polemica sembra dividersi tra DC e PCI. Alla prima si rimproverano le mancate realizzazioni in provincia, le speculazioni ed0ilizie, la assenza di reali piani regolatori, al secondo l'incapacità di cambiamento, l'incomprensione della necessità di aperture e di nuove maggioranze.
Per il PCI, la campagna elettorale è più difficile e tutta in salita. Molto lo spazio dedicato a temi internazionali: la politica di distensione di Krusciov, i successi della scienza sovietica, il processo di decolonizzazione, e su quelli nazionali: l'antifascismo, le responsabilità della DC, il pericolo di cedimenti da parte del PSI, la necessità di nuove formule politiche.
Molta, però, anche l'attenzione ai temi locali. La Voce pubblica una attenta inchiesta sulle fabbriche della provincia e sulla condizione operaia. Si passano in rassegna il Bottonificio, la Balocco e la FOMB di Fossano, la Bertoni e la Cardolle di Saluzzo, la Lanfranco di Revello, la FIMET, l'ABET e l'Atila di Bra, la Richard Ginori, la Beltrandi e la Silvestrini del monregalese, la SNOS e le acciaierie di Savigliano, la cartiera di Ormea e la Burgo di Verzuolo. Sotto accusa i bassi salari e il forte autoritarismo padronale. (15)
Ancora forte, anche se meno di un anno prima, il riflesso delle lotte contadine (l'inquinamento della Montecatini, l'uso delle acque del Tanaro).
Liste comuniste in sei dei sette centri maggiori. Solo ad Alba si ha ancora una lista unitaria PSI-PCI. Biancani è capolista a Cuneo, Angeloni a Bra, Sparla a Fossano, Borgna a Mondovì, Ardusso a Saluzzo, Franco a Savigliano. Ad Alba, guida la lista Mario Frau, avvocato, difensore dei contadini della valle Bormida al processo di marzo.
I risultati delle provinciali vedono la DC perdere leggermente sulle politiche (- 13.000 voti), ma aumentare nettamente sulle amministrative precedenti (+ 26.000). Stabili, rispetto alle politiche PCI e PSI (netto l'aumento rispetto alla lista unitaria del 1956). I liberali frenano rispetto al '56, ma recuperano sulle politiche, in netto calo i socialdemocratici. Un seggio ancora, per l'ultima volta, al partito dei contadini, nessuno al MSI.
4 seggi al consiglio provinciale per il PSI: Giolitti (collegio di Cuneo 1), Cipellini (Borgo S. Dalmazzo), Brizio (Bra), Viglione (Boves). Ritorna in consiglio il PCI, che ne era assente da circa 3 anni, con due eletti: Biancani (Ceva) e Mario Gilio (Barge).Nei comuni, forte incremento della DC che cresce di 3 seggi a Cuneo e a Savigliano, di due ad Alba, di uno a Mondovì, Fossano, Saluzzo e Bra. Avanzata socialista in voti e in seggi, lieve calo comunista, stazionari liberali e socialdemocratici, flessione monarchica dopo il boom di metà anni '50.
Al comune di Cuneo, davanti alla fortissima maggioranza DC (24 seggi), 6 eletti socialisti (Pellegrino, Cipellini, Viara, Boselli, Menardo e Zonta) e due comunisti (Biancani e Izzi). Per il partito cattolico, la vittoria locale (56.5%) indica che le ali estreme si sconfiggono con una forte politica di centro.
Scrive il fondo della Vedetta:
Il popolo cuneese ha espresso, con il voto di domenica, l'indirizzo al quale vorremmo orientati tutti gli elettori italiani: ha ridotto il neofascismo ad una insignificante espressione nostalgica, il comunismo ad una minoranza di scarso rilievo e sostanzialmente innocua, ha ridimensionato le rappresentanze consiliari socialiste, facendovi largo spazio ad elementi autonomisti. (16)
In provincia, però, contro la DC non vi erano solo le forze ad essa tradizionalmente ostili, ma anche:
I residui clientelari, il notabilato sopravvissuto all'esperienza liberale, scesi in campo in parecchi comuni all'insegna di un vago indipendentismo amministrativo su cui le sinistra continuano a far leva ... Ma le sinistra e i gruppi clientelari ad esse infeudati hanno pagato a ben caro prezzo questa abdicazione politica, questa rinuncia ad una inventiva coraggiosa e seria. (17).
Soddisfazione in casa socialista per la crescita nelle provinciali e soprattutto nelle comunali. A parte Alba, legata all'ormai superato frontismo, il partito avanza in tutti i centri e rilancia l'apertura a sinistra. Lotte Nuove ripropone ai partiti di governo la necessità di una scelta in tempi rapidi.
Grave il ruolo della sinistra DC. Non mancano segni di polemiche interne:
Il successo raggiunto lascia un po' l'amaro in bocca quando si pensa che si poteva far ancora di più e meglio, lavorando maggiormente, e che qualche socialista non si è comportato come tale, lasciando intendere di votare PCI alle provinciali. E' quest'ultimo un grosso problema che trascende i confini della provincia e che ha rallentato l'avanzata del partito nel paese ... Che alla nutrita schiera degli avversari si siano ancora aggiunti dei militanti del partito è cosa enorme e paradossale, cui si stenterebbe a credere se ancora costoro non ne avessero menato vanto! (18)
Motivi di soddisfazione per il PCI, nonostante la lieve contrazione locale. A livello nazionale il partito cresce, si ha un lieve spostamento a sinistra e in provincia sembra superata la crisi frontale del biennio 1957-1958.
La verità è - scrive La Voce - che dal '58 al '60, malgrado tutto ciò che era accaduto, siamo sempre stati al primo posto nella battaglia del lavoro, nelle fabbriche e nelle campagne ... nelle battaglie per la pace, per difendere la democrazia, in quelle antifasciste. (19).
E' mancato, però, nella campagna elettorale in provincia, un elemento nuovo, possibile se si fosse data alla gente la certezza di poter contrapporre alla DC una alternativa:
rappresentata dall'esistenza, dall'azione chiara e conseguente di tutte le forze democratiche e antifasciste, su una piattaforma politica unitaria, democratica e antifascista, portata avanti da un grande movimento di massa guidato da tutti i partiti con l'esclusione del MIS e dei monarchici. (20)
La basse per questo movimento erano le grandi lotte unitarie condotte dal '54 al '58. Il rifiuto da parte di altri partiti ha impedito che il risultato elettorale riflettesse le reali possibilità di cambiamento. Esistono ancora, però, le possibilità di creare una serie alternativa alla DC e senza attendere un'altra campagna elettorale.
Sulla valutazione dei risultati elettorali discutono, in un dibattito al circolo di cultura internazionale, Izzi (PCI), Boselli (PSI), Streri (PSDI), Camilla (PR). Temi centrali i rapporti con il PCI (diverse le valutazioni di Streri e di Camilla) e il mancato sfondamento socialista, da tutti attribuito all'eccessiva ambivalenza di Nenni.
L'8 gennaio 1961 è eletto segretario della federazione comunista Giovanni Nestorio, iscritto al partito dal '44, bracciante, partigiano, attivo nelle lotte della risaia vercellese, dal '54 nella segreteria della federazione di Vercelli e dal '58 membro della segreteria di Cuneo. La sua breve gestione segnerà il momento di maggior identità del partito, di maggior chiusura, di maggior scontro con le altre formazioni politiche. Della segreteria fanno parte anche Mario Romano e Luigi Borgna. Biancani va a dirigere la commissione enti locali. Emilio Beccaria diventa segretario della FGCI.
Si accentua, con il nuovo corso, l'attenzione prestata alle tematiche operaie.
Da febbraio, in tutta la provincia, si hanno molte conferenze di fabbrica, in preparazione di quella nazionale. A livello generale, si afferma la battaglia contro il grande capitale monopolistico che ha portato alla grave situazione esistente, soprattutto nel Mezzogiorno. La classe operaia deve tendere ad obiettivi di miglioramento sostanziale che intacchino, all'interno e all'esterno della fabbrica, il potere padronale. A livello locale, intervento sulla Lepetit di Garessio, attenzione per i primi scioperi alla Ferrero di Alba, opposizione ai licenziamenti alla Cardolle di Saluzzo e alla Bongioanni di Fossano, dove vengono colpiti otto lavoratori designati per la candidatura alla nuova commissione interna. Continua l'inchiesta sulla silicosi, non solo in Val Vermenagna, ma anche nelle cave di Barge e Bagnolo. 180 scalpellini firmano per chiedere la settimana lavorativa di 36 ore a parità di salario.
Il numero della Voce dedicato al 1° maggio esalta i risultati delle lotte condotte: alla Locatelli aumento salariale di 30.000 lire annue, alla Bertoni e alla Palli aumento del 10% sulla paga base, 5% alla Wild, premio di £. 20.000 alla Lepetit, di £ 25.000 alla Deaglio. Il fallimento dell'aggressione americana a Cuba, le difficoltà francesi in Algeria, le imprese spaziali sovietiche sembrano dare nuovo slancio alla politica comunista. Scrive, in un fondo, Mario Izzi:
Ben visibili appaiono, dunque, agli occhi del mondo, i frutti di due metodi e di due diversi sistemi. Da una parte, nell'URSS, la libertà dell'uomo nella sua significazione più alta, espressa da una serie di progressi spettacolari in campo economico, sociale e scientifico; dall'altra, negli Stati Uniti, la pervicace difesa di interessi conservatori e reazionari e la ostinazione a voler imporre, anche con le armi, un modo di essere della libertà concepita e limitata in funzione degli interessi dei grandi monopoli. C'è tuttavia ancora chi si affanna a ripetere le litanie sull'Ungheria, restando abbarbicato per comodità politica o pigrizia mentale a tesi e valutazioni smentite dai fatti ... Mille fatti - nel mondo, in Italia, nella nostra stessa provincia - ci fanno dire che sempre più vicino è il giorno in cui saranno definitivamente spezzate le catene della paura, dell'ignoranza, del conformismo, così come nell'Unione Sovietica. (21).
A luglio viene inaugurata la nuova sede provinciale, acquistata a Cuneo, in Piazza Galimberti. Sabato 1 si svolge il convegno degli intellettuali comunisti.
Introduce Gaetano Amodeo che ricorda le incomprensioni ancora esistenti sulla linea del partito, decisa nei due ultimi congressi; occorre superare la tendenza degli intellettuali a chiudersi nello studio, a favore di una attività di chiarificazione, di assimilazione della linea politica, di miglioramento del lavoro pubblico, ideologico e culturale, a contatto con le masse lavoratrici e popolari:
senza il quale non vi può essere attività piena, consapevole ... per una piattaforma democratica e rivoluzionaria che, attraverso la lotta antimonopolistica, abbia come meta la conquista del potere, premessa indispensabile alla costruzione di una società socialista. (22).
Le conclusioni sono di Enrico Berlinguer (che, per coincidenza, sarà a Cuneo, all'inaugurazione della federazione comunista di largo Audifreddi, 23 anni dopo, il 1 aprile 1984). Anche Berlinguer ricorda le incomprensioni della linea uscita dall'8° e dal 9° congresso. E' indispensabile l'apporto dell'intellettuale comunista alla vita del partito, ma anche una sua più razionale utilizzazione.
E' questa una delle vie per concretare la spinta a sinistra che si manifesta, in modo diseguale, nel paese e che non può essere limitata alle rivendicazioni sindacali ed economiche.
Il giorno dopo, al cinema Italia, manifestazioni ufficiali per l'inaugurazione della nuova casa del partito. Per Nestorio, a questa realizzazione si è giunti sull'onda di grandi lotte operaie che hanno visto la presenza di molti giovani e il consenso di numerose categorie di cittadini. Le masse operaie sono scese in campo a causa della situazione economica, politica, sociale e strutturale, sui temi del salario, delle qualifiche, dell'orario di lavoro, dei tempi, delle libertà e delle dignità. In questo quadro, ha valore la parola d'ordine di costruire un partito più forte, capace e moderno per spezzare il monopolio assoluto, nella provincia, della DC. Chiude la manifestazione Berlinguer.
Occorre continuare nel rinnovamento del partito, nell'ammodernamento delle organizzazioni e di tutti gli strumenti. La rapidità delle trasformazioni sociali e politiche impone scelte coraggiose. Contro la politica conservatrice della DC si battono i lavoratori dell'industria e della terra, scendono in campo i giovani per una scuola riformata e non clericale. Necessario il rinnovamento di tutti gli strumenti organizzativi (organizzazioni di massa, sindacali, contadine, cooperativistiche, giovanili, femminili ...) e dello stesso PCI, avanguardia della classe operaia:
Occorre avere la volontà, la capacità di liberarsi di quanto di vecchio, di antiquato, di superato ... nel modo di presentarsi al popolo, di guidarlo nelle lotte che oggi è necessario combattere. Per questo bisogna studiare, bisogna che nel partito vi sia più dibattito politico, ideale, bisogna che la vita delle nostre organizzazioni sia fondata su una reale democrazia ... occorre che forze nuove siano attratte al Partito e siano immerse nei compiti di direzione. (23).
A luglio muore Giovanni Villa, iscritto al PCI dalla fondazione, ex segretario delle federazioni di Alessandria e di Asti, parlamentare. Gli subentra alla Camera Giuseppe Biancani. Il cuneese torna, così, ad avere un deputato comunista.
La Vedetta commenta, ricordando i dissensi interni alla federazione comunista, dal caso Giolitti alla sconfitta elettorale del '58, da alcuni attribuita alla gestione di Biancani, considerata troppo morbida. Biancani, emarginato recentemente e confinato in un incarico di poco conto, torna inopinatamente alla ribalta della vita politica provinciale, per quanto:
risulterebbe che sforzi intensi verrebbero effettuati per persuadere il vecchio leader a rinunciare a Montecitorio; ma ... le strutture della politica provinciale non si confanno al prepotere di un apparato centralizzato e nemmeno il PCI può sottrarsi alla logica delle situazioni locali; molto probabilmente Nestorio, Izzi e i funzionari romani finiranno per piegare la testa e per accettare lo stato di fatto ... L'elezione di un deputato comunista a Cuneo pone il PCI in condizione di vantaggio nei confronti degli odiati cugini del PSI. (24).
Cambio della guardia anche alla Voce. Lasciano, a distanza di poche settimane, Velso Mucci e Mila Montalenti (che si trasferisce a Torino), sostituiti da Oronzo Tangolo e Mario Romano, vicesegretario della federazione.
Il PSI si avvia, intanto, ad un congresso che accentuerà la scelta per il centro-sinistra, ma al tempo stesso, renderà sempre più insanabili i contrasti tra le correnti. Nel dibattito precongressuale su Lotte Nuove, la corrente di sinistra ricorda i cambiamenti intervenuti negli ultimi anni, la forte spinta a sinistra a livello nazionale internazionale, la crescita sindacale. E' improponibile l'alleanza con la DC che continua a difendere gli interessi conservatori; necessaria, invece, una effettiva alternativa. Il PSI deve rimanere fedele alla sua storia e alle sue tradizioni. No, quindi, alle proposte di accordo con la DC e no alla scelta atlantista verso cui il partito sta incamminandosi.
Duccio Sciolla interviene per la corrente che si raccoglie attorno a Lelio Basso e sembra collocarsi in una posizione intermedia fra gli autonomisti e la sinistra, in chiave unitaria. Molti i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni; il PSI deve creare una effettiva alternativa di potere alla DC e alla coalizione di forze e di interessi che si raccolgono in essa e intorno ad essa.
Occorrono lotte e azioni di massa, non azioni di vertice e compromessi parlamentari. Intervengono nel dibattito Mario Pellegrino per la sinistra e Franco Viara per gli autonomisti. Per Pellegrino, il partito è stato debole nelle crisi dei governi Fanfani e Tambroni, debole nella polemica con la DC locale, incapace di unità con il PCI:
Così divisi, i due partiti della classe operaia nella provincia di Cuneo hanno permesso un ulteriore rafforzamento della DC, nel suo elettorato e nei suoi quadri, per cui la politica del monopolio e della destra economica non ha praticamente avversari e può avviarsi a quell'integralismo democristiano di cui sentiamo, in provincia, tutto il peso e le gravi conseguenze. (25).
Per Viara, i tentativi reazionari di destra dimostrano la profonda portata dei cambiamenti che la politica del PSI propone a livello nazionale. Inesistente e illusoria l'alternativa offerta da un accordo con il PCI, si deve proseguire nel dialogo con i cattolici. Positivo, nelle drammatiche vicende degli ultimi due anni, il ruolo della dirigenza provinciale.
Il congresso si svolge il 4 e 5 maggio 1961. La relazione di Cipellini opera un bilancio sugli ultimi anni, sulle iniziative messe in atto, sulla presenza nella CGIL e negli organismi di massa, sulla stampa (il passaggio a settimanale di Lotte Nuove), sull'impegno per l'istituto regionale, sull'affermazione socialista nelle elezioni amministrative del 6 novembre. Positiva la crescita del ruolo delle donne, in evoluzione i rapporti con i partiti. Contrasti con il PCI per la diversa valutazione di alcuni fatti internazionali (il fallimento della conferenza al vertice) e sul governo Milazzo in Sicilia:
e stupì allora l'atteggiamento della sinistra provinciale del partito schierata per il governo Milazzo con i fascisti. (26)
Questo non impedisce, però, il quotidiano lavoro con il PCI nel sindacato e negli organismi di massa. Tutti gli interventi ripropongono il dibattito e lo scontro nazionale e provinciale. Per Aldo Cressi, il PSI non può ridursi a far da puntello ai cedimenti della DC, per Reno Masoero e Manlio Vineis, il tema centrale è quello del rapporto con i cattolici, Camilla Rovano interviene sulle condizioni della donna lavoratrice, Aldo Viglione sulla crescita di Lotte Nuove. Eraldo Zonta critica la dirigenza provinciale e l'operato di consiglieri comunali e provinciali che accentuano la rottura con il PCI e avanza il pericolo di una scissione:
La politica delle briciole di potere ci ha portati a continui cedimenti e continui mendicamenti per la spartizione di qualche posto in amministrazioni pubbliche che hanno scontentato, perciò, buona parte dei compagni e lasciato perplesso l'elettorato che ha dato a noi la sua preferenza per una politica di intransigente opposizione alla DC. Perseverando sulla strada ... abbiamo praticamente isolato il PCI, rischiando la divisione della classe operaia e mandando allo sbaraglio il partito nel vano tentativo di allettare la sinistra DC. (27)
E' Giolitti a rispondere a Zonta. Non vi sarà alcuna scissione nel partito. Le tre correnti sono unite dall'obiettivo di raggiungere il socialismo. La DC rimane l'avversario. L'astensione sul governo Fanfani è determinata dai fatti del luglio '60, ma è compito del PSI conquistare le masse cattoliche legate alla DC, partito interclassista. L'azione di vertice non ha sostituito, ma solo integrato, quella di massa.
Agli autonomisti va il 78% dei voti, alla sinistra il 9.50%, 12.50% ai bassiani.
27 autonomisti nel direttivo provinciale (i più votati Cipellini, Giolitti, Achino, Boselli, Viglione); 3 posti alla sinistra (Zonta, Pellegrino, De Maria). 5 ai bassiani (Sciolla, Sampò, Ansaldi, Cressi, Pace).Viara e Achino (autonomisti) e Ansaldi (bassiano) i delegati al congresso.
Per La Voce, nel congresso socialista è mancata una impostazione programmatica che contrappponga la lotta unitaria delle masse alla linea dei monopoli ed è stata trascurata una analisi della realtà provinciale dal punto di vista economico, politico e sociale che avrebbe indicato nella DC la responsabile dell'attuale stato di cose. La Vedetta, palude all'affermazione autonomista e alla crescita dei bassiani, determinata dalla scelta di sezioni del saluzzese (con il leader storico Giovenale Sampò):
Sampò ha voluto, passando ai bassiani e trascinando con sé tutta la vecchia guardia, dimostrare contemporaneamente la sua ribellione al sistema instaurato nel partito dai giovani socialisti provenienti dal PCI o dal PSDI, i vari Nardo, Vineis, ecc. e le perplessità della vecchia guardia di fronte alla politica autonomista che, a livello regionale, ha portato in questi tempi, al varo delle giunte di centrosinistra. (28)
Intervenendo sul successivo congresso nazionale, Sarti rileva che la marcia socialista di avvicinamento alla democrazia è ancora molto lunga e i complessi di inferiorità del PSI verso il comunismo sono ancora consistenti. Il tentativo, in Lombardi, di operare una sintesi tra le correnti è suggestivo, ma poco convincente. Totale l'assenza di una tematica economico-sociale.
Pochi giorni dopo il congresso, il Comitato esecutivo (Cipellini, Viara, Achino, Boselli, Viglione, Damilano, Pellegrino, Sciolla, La Dolcetta, Giachino, Pace, Ghigliano, Mattei) elegge a segretario Alberto Cipellini e Franco Viara a vicesegretario. Votano a favore autonomisti e bassiani, contro la sinistra.
Polemiche in consiglio comunale contro la DC (24 seggi su 40) e al suo interno. Forti le accuse per le irregolarità edilizie, per il piano regolatore che ha modificato il volto di Cuneo nuova. Il consiglio non viene convocato per più di 3 mesi, si parla di scontri fra il sindaco Del Pozzo e l'assessore Dotta Rosso. A maggio, comizio in piazza, a Cuneo, del PCI. Mario Izzi attacca le speculazioni edilizie locali e la mancanza di una politica della casa a favore dei lavoratori a reddito fisso. Polemica anche sulla minaccia di tagli ferroviari. Chiuse nel '60 la Boves-Borgo San Dalmazzo e la Cavallermaggiore-Moretta, si minaccia la soppressione della Cuneo-Airasca, della Ceva-Ormea, della Cuneo-Bastia, della Barge-Bricherasio. Si ipotizzano servizi privati sostitutivi con mantenimento dei prezzi in vigore e finanziamenti pubblici. Il discorso rimarrà aperto per decenni.
Interessante la politica culturale del PSI cuneese, nel suo tentativo di allacciare rapporti con settori della intellettualità locale. Oltre all'iscrizione di Luigi Baccolo, si ha un maggior interesse (legato all'ipotesi di riforma) per la scuola, una denuncia della falsa cultura offerta dalla TV, un interesse per la produzione letteraria e cinematografica. Significativi di una formazione propria di molti militanti della sinistra gli scritti di Mario Genta con forti polemiche contro Pasolini (di cui si salva, però, l'opera poetica), stroncatura di Moravia, difesa di un realismo e di un marxismo che spesso offrono giudizi troppo rigidi su letteratura e cinema italiani, in una fase di grande interesse e di ricerca. Ad ottobre, su Lotte Nuove, uno scritto di Enrico Beltrametti, futuro rettore dell'università di Genova, sul pericolo di guerra atomica, in polemica con la DC.
A novembre elezioni in alcuni comuni della provincia. A Roccavione, Villar S. Costanzo e Macra, vittoria della sinistra. Il PSI sembra crescere anche in questi piccoli test. Viglione critica l'indisponibilità di forze laiche e democratiche ad un impegno comune contro la DC:
La sola unione delle forze popolari laiche, progressiste, democratiche consentirà, nei prossimi anni, un inserimento dei lavoratori nella cosa pubblica e liquiderà, in molti comuni, la triste eredità democristiana. Ed è bene che alcuni dirigenti politici, socialdemocratici e radicali, comprendano la necessità assoluta di questa unione nelle competizioni amministrative della nostra provincia ... Occorre preparare un terreno per le prossime consultazioni amministrative in tutti i 249 comuni ... (29)
Molte le iniziative: a novembre si ricostruisce la federazione giovanile socialista, manifestazione della CGIL per la pace e il disarmo (oratore Vittorio Foa), continue le prese di posizione per la messa fuorilegge del MSI (polemiche contro il liberale Dardanelli che al Senato si è espresso in modo contrario e contro la DC locale che non firma il manifesto di Cuneo brucia ancora), manifestazioni per la pace e per la cessazione di tutti gli esperimenti atomici. I cartelli del PCI vengono sequestrati come provocatori. Fermati vari militanti fra cui Borgna, Martino e Alimone. Polemiche contro il questore proveniente da Reggio Emilia. Forti pure gli scontri in consiglio comunale e gli attacchi al sindaco Dal Pozzo. Nel consiglio del 21 dicembre:
il sindaco, ... in spregio al metodo democratico e civile, usando un gergo di bassa lega, ha cercato di passare a vie di fatto, alzando le mani nei confronti del consigliere comunista dott. Izzi perché questi si era permesso di chiedere spiegazioni sulle ragioni che hanno determinato il caos nell'amministrazione della città e l'altalena delle dimissioni del ragioniere capo. (30)
Le lotte contadine della seconda metà degli anni '50 paiono dare alcuni frutti: gli agricoltori ottengono la pensione di invalidità e di vecchiaia e viene abolito il dazio sul vino. Fumata nera, invece, per la valle Bormida.
La Voce denuncia che il governo intende rinnovare alla Montecatini la concessione delle acque. Un fondo di Gino Borgna ricorda i danni dell'ACNA all'agricoltura, un tempo tra le più pregiate della provincia e oggi terra bruciata, capace solo di dare prodotti che puzzano di acido fenico. La stessa salute della popolazione è messa in forse dalle esalazioni nocive. Anche i lavoratori di fabbrica si sono lungamente battuti contro le lavorazioni nocive.
Nonostante questo, l'ACNA è stata assolta dalla Corte d'appello di Milano, dalla accusa di aver danneggiato terreni e colture.
Come è noto, la causa era stata intentata 22 anni fa (nel 1939) da 922 famiglie di contadini dei comuni di Saliceto, Camerana, Monesiglio ... ma potè iniziarsi solo nel 1942. Il tribunale nominò un perito (il prof. Lorenzo Lama) che compì 4 studi, l'ultimo dei quali depositato nel 1957. Nel maggio '58, il tribunale accolse parzialmente le richieste dei contadini e condannò l'ACNA-Montecatini al pagamento di 70 milioni di danni. (31).
In seguito ai ricorsi, però, nuove perizie dicono che le sostanze chimiche non sono di tipo e in quantità tale da inquinare i terreni:
Su questi, anzi, erano stati rinvenuti dei nitrati che dovevano forse ritenersi vantaggiosi. (32)
Pesanti, secondo Borgna, le responsabilità della DC a livello locale e nazionale. Il 18 febbraio '62 si riuniscono a Cortemilia i sindaci della val Bormida (province di Asti, Alessandria e Cuneo) che criticano la concessione alla Montecatini, data senza alcuna contropartita (garanzie contro l'inquinamento e risarcimento dei danni) e, per tutelare la salute e gli interessi di oltre 60.000 abitanti, minacciando le dimissioni se il governo non interverrà.
Per Lotte Nuove sarà questo intervento uno dei compiti del centro-sinistra:
L'unità di tutte le forze: contadini, autorità comunali e provinciali, organizzazioni sindacali e parlamentari di tutti i partiti saprà piegare il potente monopolio Montecatini e il nuovo governo di centro-sinistra, che sta per sorgere, sorretto e condizionato dal voto dei socialisti, dovrà intervenire, rendendo finalmente giustizia ai contadini della valle Bormida ... Fuori di questa realtà, i socialisti non sapranno mai adagiarsi. (33).
Non concorda, sulle minacciate dimissioni dei sindaci, Biancani. Loro dovere è quello di mettersi alla testa delle popolazioni, appoggiare tutte le iniziative che, a qualunque livello, vengono lanciate, spingere a fondo la battaglia contro la Montecatini. A febbraio, a Millesimo convegno sindacale per la protezione della salute dei lavori dell'ACNA. Uno studio compiuto su un campione di 59 lavoratori denuncia 13 casi di intossicazione, 17 di manifestazioni dermatologiche, 25 di astenie, 26 di ipertrofia epatica, numerosi casi di catarro bronchiale cronico ad impronta asmatica, di ulcere duodenali ... Si chiedono misure attente ed immediate: pensione a 55 anni di età, visite periodiche, controlli sulle condizioni ambientali.
A maggio, incontro a Torino tra il Comitato per la difesa del Bormida e dirigenti sulla Montecatini che garantisce l'attivazione di nuovi impianti di depurazione, riconoscendo implicitamente di aver arrecato danni alla valle.
Restano, per i valligiani, il problema e forti preoccupazioni (sarà il futuro a dire quanto reali) sulla reale efficacia del risanamento.
Su questi temi, manifestazione comunista a Cortemilia il 27 maggio: Nestorio chiede una commissione d'inchiesta e la costituzione di un collegio gratuito di difesa per i valligiani.
Analoghe, anche se minori, le preoccupazioni ambientali per il Vermenagna per cui si prevedono lavori di depurazione. (34)
Altro tema centrale è la progressiva, anche in provincia, ripresa delle lotte operaie. Il 1961 ha visto 400 reclutati alla CGIL. Il congresso provinciale della FIOM è segno di questo rilancio e del tentativo di uscire da una certa chiusura. E' eletto segretario Gino Sparla e si approva la piattaforma contrattuale di categoria: riduzione dell'orario a 40 ore, nuovo assetto delle qualifiche, riconoscimento dei diritti sindacali. Il 20 maggio, il PCI tiene il convegno provinciale sulle fabbriche a cui partecipano lavoratori di 22 industrie. Il rafforzamento del partito in fabbrica è la condizione prima per avere un'avanguardia preparata e combattiva e per combattere i monopoli. Per il segretario Nestorio, le nuove leve operaie:
Sentono che è loro compito investire, con la lotta, i problemi che stanno dentro e fuori della fabbrica, che riguardano il salario, l'orario di lavoro, la libertà, così come riguardano i problemi di riforma nelle campagne, l'ordinamento regionale, la nazionalizzazione delle aziende elettriche. (35).
A giugno, Pietro Panero lascia la segreteria della CGIL. (36) Lo sostituisce Gino Sparla a capo di una segreteria che comprende Boselli, Giraudo, Gonzo e Angeloni. Mutamenti anche al gruppo comunista al consiglio provinciale, dove lo stesso Panero sostituisce Mario Gilio, segretario della Camera del lavoro di Saluzzo, morto a 39 anni, e dove Nini Acchiardi subentra a Biancani.
La durezza del clima in fabbrica e nello stesso PCI locale è testimoniato dall'espulsione di Giuseppe Trosso, operaio della Bongiovanni di Fossano (padre del futuro segretario della CGIL) per aver accettato un accordo antisciopero alla vigilia dello sciopero nazionale di categoria:
Il Comitato direttivo invita i lavoratori a proseguire uniti e a combattere energicamente ogni manovra frazionistica per il successo finale della grande lotta in corso. (37)
Caso analogo alla Bongioanni di Cuneo. Viene espulso dal PCI Sebastiano (Mario) Rubino che:
Ha tradito la classe operaia ..., essendo passato armi e bagagli dalla parte del padrone. (38)
Molta attenzione alla realtà di fabbrica soprattutto sulla Voce. Un PCI debole, uscito dagli anni più duri, cerca proprio nella realtà operaia di ricostruirsi una identità e una base sociale. La FAMIC di Dronero (compensati) è occupata da agosto contro il licenziamento di 100 operai. Corteo da Dronero a Caraglio e il 6 settembre a Cuneo, in prefettura per chiedere la soluzione della vicenda ed aiuti economici per le famiglie colpite. Solo l'11 settembre, dopo circa 20 giorni di occupazione, la vicenda si risolve: 40 lavoratori sono assunti da altre industrie del dronerese, i licenziamenti vengono ritirati. 100 nuovi iscritti alla CGIL.
Questi giovani - scrive Mario Romano - vivono le contraddizioni del nostro tempo. Mentre crescono con il cervello imbottito da principi di libertà, di democrazia, del diritto al lavoro, di una corresponsione adeguata ... si accorgono che queste parole nella pratica non si concretizzano ... In questa situazione si guardano attorno ed è qui che fanno le loro scelte per trovare una guida che li porti alla conquista di quei principi che soltanto in questo momento sono diventati ... la molla rivoluzionaria. (39)
Scioperi alla FOMB di Fossano, alla Richard Ginori, alla INACOR di Cortemilia per 15 licenziati. Polemiche ambientaliste contro la maggioranza comunale a Cuneo per la mancanza dell'acqua in alcune zone della città, per gli sprechi nella costruzione dell'acquedotto e per possibili inquinamenti (40) e accuse per gli insufficienti controlli contro le sofistificazioni alimentari.
Il tema centrale è dato, però, dai fatti nazionali che stanno portando celermente alla formazione del centro sinistra. Nonostante l'elezione a presidente di Antonio Segni, con una maggioranza di destra, si apre la collaborazione organica tra DC e PSI:
Stiamo ormai per arrivare ad alcuni bivi decisivi - scrive Giolitti riproponendo le riforme di struttura - nazionalizzazione dell'energia elettrica o no, liquidazione della mezzadria o no, efficace accertamento fiscale o no. Di qui non si scappa. (41)
Il PSI cuneese si muove, quindi, in polemica su due lati, verso una DC locale che non ha alcuna volontà di apertura (giunte) e verso un PCI che lo accusa di socialdemocratizzarsi.
Bersagli di polemiche sono soprattutto Sarti, per cui il PSI per dimostrarsi maturo deve rompere le alleanze con il PCI e Nestorio che non può sostenere sia svuotato di contenuti il programma di centro sinistra a causa di cedimenti socialisti. Le prime realizzazioni del governo Fanfani vengono valorizzate e viste come base per quelle successive:
E' appena conclusa alla Camera la battaglia per la nazionalizzazione dell'energia elettrica che è un valido strumento contro i monopoli e sta per iniziarsi quella per le regioni e per gli enti di sviluppo. (42)
Se il programma riformatore, che lo stesso Nestorio riconosce limitato, ma positivo, non verrà attuato, il partito romperà con la nuova maggioranza.
Falsi, quindi:
i giudizi di Sarti che non ci considera ancora non maturi e quelli di Nestorio che, invece, ci vede già marciti sull'albero del centro-sinistra. (43)
Con i socialisti a condizionare chi dirige il paese, è finito il tempo delle promesse non mantenute e dei programmi non realizzati. L'impegno socialista, duro e faticoso, non è compreso dal PCI:
I compagni comunisti asserivano che tutto ciò era nei piani del capitalismo italiano. (44)
Grandi tensioni per il blocco di Cuba (la crisi dei missili). Sciopero degli studenti, il 24 ottobre, contro il terrorismo in Alto Adige. I giovani comunisti che portano cartelli contro il pericolo di guerra e la politica americana sono spintonati; manifesti e volantini strappati. Un volantino firmato gli studenti di Cuneo attacca i comunisti e si dissocia da loro:
Gli studenti cuneesi non dimenticano che i comunisti sono responsabili del sangue versato dai giovani ungheresi, tedeschi, cecoslovacchi, rumeni e bulgari.
Gli studenti cuneesi diffidano i comunisti a partecipare alle loro manifestazioni e a trarne vergognosi pretesti che respingono e rifiutano categoricamente. (45)
Durissimi anche i toni da parte comunista. Riferendosi al dibattito in consiglio comunale, Izzi scrive:
L'apice della irresponsabilità politica è stato toccato dal rappresentante DC con punte di isterismo belliciste degne del fascista gen. Walker, con rimasticazioni di vecchi temi di anticomunismo viscerale profuse sin oggi solo dalla prosa di Almirante e soci. Bolsa propaganda da comitati civici, accentuata dall'improvvisazione e dall'impreparazione. (46)
Per Ugo Gastaldi, studente del terzo liceo scientifico, una parte dei giovani ha scioperato per la pace, contro la politica USA, avendone anche solo intuito il pericolo. E' un inizio positivo.
In questo clima, si svolge il 7° congresso provinciale comunista. Lo ha preceduto, sulla Voce, un lungo dibattito, con interventi anche esterni. Per Nestorio, il congresso dimostra i passi avanti compiuti, anche localmente, nella costruzione del partito di massa, in un rapporto stretto fra giovani leve e compagni più anziani. Al primo posto nel dibattito il tema della pace, messa in forse dalle grandi forze economiche e dalle potenze occidentali. A suo favore giocano, invece, l'avanzamento verso il comunismo dell'URSS, lo sviluppo del mondo socialista, nella sua politica di coesistenza pacifica, l'avanzamento dei paesi ex coloniali verso l'indipendenza economica e politica, l'aumento del peso del movimento operaio nei singoli paesi capitalistici opposti al campo internazionale delle forze di guerra. La pace e la coesistenza pacifica libererebbero molte forze e valori del mondo socialista, aumentando i mezzi pacifici nella competizione con il mondo imperialista e togliendo a questo la valvola di sfogo rappresentata dalle spese e produzioni militari. Altro tema è quello delle lotte da affrontare per liberare l'uomo dallo sfruttamento di altri uomini.
La linea degli ultimi congressi è quella della:
Via italiani al socialismo che ha avuto e ha l'obiettivo della costruzione del socialismo nel nostro paese, da realizzarsi mediante le riforme di struttura, l'allargamento delle libertà e della democrazia, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle grandi masse lavoratrici, l'inserimento della classe operaia nella direzione dello Stato: possibili con la lotta unitaria contro il potere dei monopoli, nel rispetto della Costituzione. (47)
Gli ultimi anni hanno visto un grande sviluppo nella produzione, nella scienza, nella tecnica. Questo sviluppo non ha, però, risolto i problemi che investono il mondo del lavoro, anche nella provincia di Cuneo. Da una fase di svuotamento, di rapina delle sue risorse, si è passati alla sua industrializzazione, favorita dalla mano d'opera disponibile a bassi salari. Sono le masse lavoratrici, anche in provincia, a pagare il miracolo economico con duri ritmi di lavoro, infortuni, orari di 230-250 ore mensili, difficoltà economiche, la drammatica crisi della montagna. Anche qui, la situazione necessita di una chiara svolta a sinistra. Al contrario, il PSI va a gravi cedimenti con ovvi pericoli per le istanze unitarie (enti locali, organizzazioni di massa ...):
In provincia ha luogo il duro attacco della destra (vedi licenziamenti, ricatti ecc.) contro il quale, in questi ultimi tempi, è venuto meno l'atto di denuncia e di lotta aperta da parte del PSI. Si tace sulla condizione operaia in provincia e si è disposti ad assicurare la disponibilità democratica del PSI per il centro-sinistra anche nel cuneese, senza troppo badare alle intenzioni e ai contenuti programmatici. (48)
Occorrono grandi battaglie di massa su temi specifici nel quadro di una reale programmazione democratica. Per questo, il partito deve essere più forte. Negli ultimi mesi, si è lavorato alla creazione di comitati di zona, ad un intervento nei sette centri maggiori, ad un potenziamento delle strutture. Il dibattito mette in luce compattezza, valutazioni anche semplicistiche, ma una forte volontà di contare, di crescere, un sentimento di alterità rispetto alle altre formazioni politiche:
Annuncio che la mia sezione contribuisce, in questo momento, alla campagna di tesseramento con 30 iscritti che hanno già rinnovato la tessera e saluto la federazione, il congresso, il compagno Togliatti e soprattutto la linea politica del nostro partito. (49)
Intervengono Biancani, Sparla e Capellaro su sindacato e condizione operaia, i nuovi quadri della FGCI (Primo Ferro, Anna Graglia, Antonio Dutto), alcuni quadri operai. Molto toccati i problemi della preparazione teorico-ideologica (Gastaldi, Rosani), dell'unità del gruppo dirigente che ha superato vecchie contrapposizioni (Martino), della pochezza delle strutture (Groppo), della pace e delle lotte unitarie (Izzi). Per Mario Romano affermare che la guerra è evitabile, significa riconoscere che si sta affermando la politica di coesistenza pacifica. Essa:
Obbliga il confronto dei due sistemi cosicché siano i popoli a giudicare quale dei due sistemi sia il migliore. Ed ecco perché la lotta per la pace viene ad essere anche la lotta per il socialismo. Come la coesistenza pacifica in campo internazionale ... così in campo nazionale possiamo dire che il nuovo governo di centro-sinistra altro non è che la conseguenza di un mutato rapporto di forze oggettivamente a favore delle istanze socialiste. (50)
Diverso, invece, il discorso per la realtà locale, dove si è indietreggiati, anche a causa di errori del gruppo dirigente, di gravi incomprensioni e dell'incapacità di legare lotta per la pace e lotta contro i monopoli:
E' vero che in passato siamo riusciti, qualche volta, a portare le masse alla lotta (valgano ad esempio le lotte dei contadini della valle Bormida nel '56), ma è anche vero che la linea di partito e il partito stesso non figuravano ufficialmente presenti in queste lotte ... Il problema sta nel fatto che nostro compito era quello di far comprendere alle masse come le loro rivendicazioni erano le rivendicazioni che il partito poneva lungo la sua linea strategica. (51)
Chiude il congresso Celso Ghini, della direzione nazionale. Critiche (con qualche correzione) al MEC e al centro sinistra che si colloca nel quadro dei tentativi di comprare la classe operaia dei paesi più ricchi e più avanzati perché questa rinunci alla prospettiva socialista:
Noi diciamo che l'operaio americano avrà sì l'automobile e la televisione e l'appartamento, però diciamo anche che sono preferibili i rapporti sociali in cui vive l'operaio di Mosca che non quelli in cui vive l'operaio americano e che l'operaio di Mosca è più libero. Perché nell'URSS il rapporto tra sfruttatore e sfruttato non esiste più. in quanto non esistono queste due classi antagonistiche. (52)
Alle nuove prospettive internazionali e nazionali si sommano quelle locali.
Anche in provincia esistono le possibilità per costruire un partito più forte e, in prospettiva di massa.
Per i socialisti, Cipellini porta un saluto molto unitario. Nestorio è rieletto segretario. In segreteria anche Borgna e Izzi. Fanno parte del direttivo, con loro, Biancani, Graglia, Martino, Panero, Sparla, Romano e Tangolo.
Per La Vedetta, il congresso, lungi dal rappresentare un rilancio del PCI, ne segna l'irreparabile crisi. Le due anime si sono scontrate, dimostrando che non è sanata la frattura storica che risale agli anni '50. La gestione Nestorio è fallita in tutti i campi. La periferia del partito mal sopporta i sistemi di pretta marca staliniana, è fallita la miriade di iniziative lanciate, la FGCI è stata incapace di penetrare nel mondo studentesco, è in crisi la componente comunista dalla CGIL:
Corrente di recente epurata, esclusivamente per motivi politici, con l'espulsione dal partito di un notevole numero di dirigenti e attivisti periferici. (53)
Fallimentare anche l'iniziativa verso il mondo cittadino:
Annunciata da Nestorio come la campagna fondamentale del PCI cuneese, dopo l'espulsione dal partito del responsabile provinciale Gianni Dematteis (espulso peraltro dopo che già aveva presentato le proprie dimissioni) ... non solo non ha ottenuto alcun successo, ma ha registrato delle perdite. (54)
Il PCI è, quindi, incapace di penetrare nella realtà cuneese e di operare all'interno di essa. Gli scontri interni tra i duri di Nestorio, a cui sarebbe vicino il segretario della FGCI Ferro, e l'ala morbida di Biancani sono, secondo Mazzola, insanabili ed emergeranno nella imminente campagna elettorale.
Contemporaneo il congresso locale del PSDI. Grande maggioranza alla linea Saragat, sostenute dal segretario Pecollo, mentre la minoranza è legata alle tesi di Luigi Preti. Successo personale di Palagi.

D) Le politiche del '64. Il PCI non è fuori gioco
E' indubbio, anche a livello locale, il significato delle elezioni politiche, fissate per il 28 aprile '63, le prime dopo che sembra essersi consumato il distacco tra i due partiti della sinistra, quelle che dovrebbero aprire un rapporto più organico tra DC e PSI, emarginando definitivamente il PCI.
Per i socialisti, l'attuale maggioranza governativa (DC, PSDI, PRI, con il loro appoggio esterno) deve attuare tutti gli impegni programmatici, pesare sui centri di potere, affrontare i grossi nodi storici del paese (ingresso delle masse lavoratrici nel governo, rapporto nord-sud, emigrazione, ordinamento regionale, soluzione dei maggiori problemi internazionali). Indispensabile, contro le forze conservatrici presenti negli stessi partiti di maggioranza, una grande pressione delle masse e degli elettori. Particolarmente gravi i ritardi nell'attuazione delle regioni. E' Giolitti a sintetizzare potenzialità, speranze e delusioni. Gravi, a livello nazionale, le responsabilità della DC, mentre, in provincia, il partito di maggioranza sembra sottrarsi a qualsiasi confronto sul centro-sinistra. Non supera questi limiti il congresso del movimento giovanile democristiano. La mancata realizzazione, ancora una volta, della Cuneo-Nizza, sembra essere il simbolo locale di ritardi e di promesse non mantenute.
La campagna elettorale si gioca, quindi, su due fronti: contro le resistenze conservatrici della DC e contro l'incomprensione estremistica, da parte del PCI, delle realizzazioni già avviate e di quelle che, con più forza, si potranno attuare. Le leggi approvate dal governo Fanfani con l'appoggio socialista (scuola media dell'obbligo, istituzione dell'ENEL, presalario agli universitari, istituzione della Regione Friuli-Venezia Giulia, riduzione della ferma militare, nomina della commissione di inchiesta sulla mafia, piano per la casa ...) vengono esaltate e viste come la base di un programma riformista organico da attuarsi per la prossima legislatura. I candidati della provincia sono, alla Camera, Antonio Giolitti, Alberto Cipellini, Eugenio Boselli, Francesco Brizio (di Bra, indicato dalla sinistra), Giuseppe Cerutti (di Savigliano ) e Giovenale Sampò (di Saluzzo), al Senato, Albino Chiavero (collegio di Alba), Primo Silvestrini (collegio di Mondovì), Giovanni Cogo (uscito del PCI in seguito al caso Giolitti, ex consigliere provinciale, nel collegio di Cuneo-Saluzzo). (55)
I 15 anni di centrismo sono anni perduti, utili i 10 mesi di presenza socialista nella maggioranza. Molta più attenzione, rispetto alle elezioni precedenti, alla tematica e programmi locali, a dimostrazione di una scelta per la politica delle cose. Il Programma socialista per una provincia più moderna chiede trasformazioni strutturali nella agricoltura, forme associative tra le piccole aziende contadine, una vera politica per la montagna, la creazione di enti regionali di sviluppo per una nuova politica agraria. Molta attenzione anche alla tematica femminile ed ai giovani. Buoni i segnali esterni. Votano PSI Ferruccio Parri, da poco nominato senatore a vita e il movimento di Comunità.
Solo il voto al PSI è utile per una vera soluzione democratica, contro i miti e le paure:
Con più forze si avrà un ulteriore balzo in avanti della politica di centro-sinistra, si opererà conformemente agli interessi del paese e soprattutto della classe lavoratrice. Diversamente, si farà un lungo e pericoloso passo all'indietro. Più voti e più forza anche per il futuro della nostra provincia, governata da una DC centrista e conservatrice, preoccupata soltanto, insieme ai suoi alleati di sempre, socialdemocratici e liberali, di mantenere tutto il potere che da 20 anni detiene. Da 70 anni, il PSI si batte perché i lavoratori siano portati alla direzione del paese. Oggi il PSI chiede agli elettori forza sufficiente perché questo obiettivo si realizzi. (56)
Per Giolitti, nel '60 si è evitata una involuzione reazionaria e fascista, ma ancora per due anni, si è rimasti invischiati nella logica centrista. Solo dal '62 si è aperta la prospettiva:
di una nuova politica, rivolta finalmente a costruire quel tanto di meglio che la situazione consentiva ... (57)
Per la prima volta, dopo il 1945, il movimento operaio è all'offensiva e può raggiungere concrete e avanzate conquiste sociali. La nazionalizzazione dell'energia elettrica e l'istituzione della scuola media unica sono le prime tappe di una strada di riforme che saranno compiute nei prossimi 5 anni se il PSI avrà più forza.
Il PCI affronta questo scontro con un grosso impegno organizzativo. Dopo la mazzata del '58 si sono avuti una netta ripresa organizzativa, il passaggio a settimanale della Voce, l'acquisto della sede provinciale, la costruzione della FGCI, la formazione di nuovi quadri, la proiezione verso le fabbriche e i centri medio-grandi, ma sono continuati i contrasti fra posizioni ed anime divergenti. L'iniziativa comunista si articola, nei mesi che precedono il voto, su alcuni grossi temi nazionali (le lotte dei metallurgici, la denuncia dello scandalo della Federconsorzi e delle spese militari) e locali (la crescita di piccoli nuclei operai in provincia, la mancata realizzazione della Cuneo-Nizza, i problemi sociali irrisolti, la continuità rispetto alla lotta partigiana, con molta attenzione e molto impegno di Biancani per la concessione a Boves della medaglia d'oro al valore militare).
In lista, per il Senato, Giuseppe Biancani (Cuneo), Vincenzo Sparla, segretario della Camera del lavoro (Fossano-Mondovì), Pietro Panero, segretario della associazione coltivatori (Alba), per la Camera Biancani, Luigi Borgna, Mario Izzi, Antonio Acchiardi (Dronero), Walter Botto, consigliere comunale di Saluzzo.
Lo strapotere e gli scandali della DC sono la causa dell'arretratezza della provincia. Particolarmente gravi le responsabilità di Sarti uomo per tutte le stagioni. L'attività è molto intensa: dalla diffusione dell'Unità, all'aumentata tiratura della Voce, dai moltissimi comizi alla stessa propaganda per le tribune elettorali televisive. Temi centrali il ruolo, la forza e la funzione del partito che le forze di centro-sinistra attaccano come anacronistico e fuori gioco. Le realizzazioni sovietiche spostano verso sinistra il centro di gravità dell'economia mondiale, la scienza guida gli uomini con sempre maggiore rapidità. La DC non può pretendere di continuare come prima:
La visita del genero di Krusciov, il comunista Agiubei, al Papa, è una delle tante prove che il tempo delle crociate è finito. Ciò che dimostra di aver capito bene Giovanni XXIII, però, non pare che lo comprendano o lo vogliano comprendere, gli attuali dirigenti della DC. (58)
Continui i comizi:
Il compagno onorevole Biancani ha visitato 55 comuni. Si sviluppa l'azione propagandistica del PCI. (59) Il compagno Biancani in 112 comuni. (60)
Il 5 aprile è a Cuneo il vicesegretario nazionale Luigi Longo nell'iniziativa centrale della campagna elettorale del partito. La forte spinta di base degli ultimi anni si è estesa soprattutto nelle fabbriche, ma l'unità raggiunta non trova sbocchi politici, causa la scelta del centro sinistra. Sbaglia il PSI ad accusare i comunisti di opposizione preconcetta. La sua concezione collaborazionista è condannata da tutta la storia antica e recente, la stessa storia che dimostra, invece, possibile, per un partito operaio e per il movimento popolare svolgere una azione positiva anche stando all'opposizione e promuovendo un vasto movimento di massa.
I dirigenti DC, a Roma, respingono la richiesta di scioglimento del MSI:
Richiesta legittima, richiesta costituzionale, richiesta che avrebbe messo per sempre i fascisti fuori da ogni possibilità di provocazione, con la loro presenza nelle piazze e perfino alla televisione italiana. Quella è la buona misura, vera, coerente, antifascista, e i veri antifascisti non possono non approvare, ma i democristiani hanno sempre votato contro. (61)
L'antifascismo e la lotta unitaria sono state le basi per abbattere il governo Tambroni ed avrebbero potuto aprire una nuova stagione politica, ma i dirigenti socialisti autonomisti:
Credono, pensano solo di poter far qualcosa, stando aggrappati ad ogni costo, anche a costo delle più gravi rinunce, alla maggioranza governativa. Nonostante il fallimento dell'esperienza dell'ultimo anno, puntano tutte le loro speranze sulla continuazione del centro sinistra per il prossimo avvenire. (62)
Particolare l'interesse per l'immigrazione meridionale, per quanto questa tocchi solo alcune aree della provincia, per la Pacem in terris di Giovanni XXIII (è possibile, anche in provincia, il dialogo con i cattolici?), per i temi locali: la condizione operaia, gli scandali DC a Mondovì, gli impegni non mantenuti nel dronerese e in Val Tanaro ... Attenzione, ma una certa sottovalutazione per lo scontro nella DC e nel mondo cattolico fossanese per le denunce dell'ex sindaco Manfredi. (63)
La DC deve giocare una campagna su due fronti. Agli attacchi al PCI, che si propone di mettere fuori gioco e alle richieste al PSI di rompere le giunte di sinistra, si accompagna una particolare attenzione alla crescita liberale. La DC si presenta come forza agile, nuova, aperta alle collaborazioni, ma decisa a non cedere sulle questioni fondamentali. Il suo è un programma moderno per gli anni '60, contro le speculazioni e gli allarmisti (64).
All'offensiva, soprattutto sui temi nazionali, i liberali. Il centro-sinistra apre ai socialisti oggi per gettare un ponte, per domani, al comunismo, con l'attacco alla proprietà privata, iniziato con la nazionalizzazione dell'energia elettrica e che sta continuando con la proposta di legge urbanistica (legge Sullo) e con la limitazione dell'iniziativa privata nelle campagne.
I risultati nazionali del 28 aprile vedono un calo della DC a favore del PLI, un, quasi, definitivo crollo monarchico, una forte crescita di comunisti e socialdemocratici, una lieve flessione socialista.
In provincia, il calo della DC è più tenute (dal 55.6% al 54.8%), forte la crescita dei liberali (dal 6.9% al 10.6%), discreta quella di socialdemocratici (dall'8.3% al 9.2%) e repubblicani (dall'1.9% al 2.4%). Dimezzati i monarchici, inesistenti i neo-fascisti, quasi scomparse le forze contadiniste.
Il PCI recupera buona parte di quanto perduto nel 1958, passando da 21.292 (5.99%) a 27.345 (7.76%). Avanza ancora il PSI, nonostante la lieve contrazione nazionale (da 10.87% a 11.42%).
Per i comunisti (rieletto Biancani), il successo è lo strumento per accrescere le battaglie, per conquistare tutti i lavoratori allo scontro con le forze monopolistiche. Il PCI cresce i provincia soprattutto nei grandi e medi centri, e, in particolar modo, in quelli industriali. Questa crescita prova la giustezza della linea politica e la validità delle scelte operate in provincia:
Quando la nostra azione politica può essere continuamente arricchita e portata avanti da una organizzazione di partito, efficiente e moderna, non c'è strapotere o faziosità democristiano-clericale che riesca ad impedire l'aumento del prestigio, della forza e del peso del nostro partito, non c'è cedimento o confusione che possano impedire alle masse operaie e contadine, ai giovani ed alle donne, ai ceti medi e ai gruppi di intellettuali più avanzati di comprendere il valore della nostra politica unitaria e la funzione decisiva del nostro partito nella battaglia per la pace, per la democrazia e la libertà del nostro paese e nel mondo. (65)
Ancora una volta, la gestione Nestorio pone l'accento sul ruolo del partito, sulle questioni organizzative, sulla preminenza, nelle scelte, per il lavoro e la fabbrica. Su questa linea, premiata dal voto, gli impegni del dopo elezioni: mese della stampa comunista, convegno operaio, convegno sulla casa, azione nelle campagne, in preparazione della conferenza regionale.
Per il PSI cuneese, la battuta d'arresto a livello nazionale è compensata dal successo locale. Riconfermato Giolitti, ha, come già nel '58, un grosso successo personale Alberto Cipellini, ancora una volta primo escluso. Il voto deve servire a far maturare la politica di centro sinistra con maggior vantaggi per i lavoratori e per tutta la nazione. L'ingresso, a pieno titolo, del PSI nel governo del paese è chiesto dal comitato direttivo provinciale.
C'è un solo centro sinistra del quale il PSI possa essere artefice o partecipe: quello degli impegni programmatici tassativi, a cominciare da quelli rimasti inadempiuti per volontà della DC (regioni, enti di sviluppo in agricoltura, scuola materna statale). Contro l'eventualità di altre inadempienze, intendiamo garantirci, ponendo anche la condizione di una scelta degli uomini chiamati a comporre il governo. (66)
Anche per questi motivi, il centro sinistra nascerà solo a dicembre, dopo un governo ponte (Leone), nato per offrire ai partiti il tempo di appianare i dissensi e di concordare programmi e nomi.
Molta attenzione, a dimostrazione di nuove tematiche che non si esauriscono nelle tradizionali componenti interne, al dissenso URSS-Cina. Se gli articoli di Cipellini e Giolitti paiono più tradizionali, quello di Mario Andreis sembra cogliere maggiormente le potenzialità presenti nelle tesi cinesi (67). Attenzione anche alla nascita di Nuova resistenza, organizzazione giovanile antifascista, sorta per creare confronto e dibattito tra i giovani, dopo il luglio del 1960, per combattere il fascismo ancora esistente, per sollevare i problemi della pace e del disarmo, cercando anche un contatto tra il mondo studentesco e quello del lavoro. Nuova resistenza resterà sempre, a Cuneo, un circolo studentesco e un po' elitario, ma indubbia sarà la sua influenza sul movimento giovanile degli anni immediatamente successivi. (68)
Ormai, però, tutto l'impegno del partito e delle sue correnti è dato dalla lotta interna che porterà alla scissione e alla nascita del PSIUP.
Più attento agli scontri sociali il PCI, nonostante le divisioni interne.
A settembre, l'Alleanza contadini organizza manifestazioni a Neive e a Mango per la difesa della cantina sociale. Ad ottobre, assemblea provinciale degli operai comunisti. Dopo la relazione di Nestorio, gli interventi dei lavoratori ricordano le situazioni specifiche, dai ritmi di lavoro (SARB di Cuneo), alla declassificazione della manodopera (Richard Ginori), dal non rispetto della legge sull'apprendistato (Fissore di Savigliano) alle rappresaglie padronali (Ferrero) e ai ricatti (FOMB). Necessario e inderogabile anche in questo quadro così difficile, il rafforzamento del partito e delle organizzazioni sindacali democratiche. Centrale l'intervento di Antonio Dutto sulla Ferrero di Alba, maggiore industria della provincia, dove i lavoratori (primi in Italia) hanno ottenuto la riduzione dell'orario e 45 ore settimanali e dove permangono i problemi delle qualifiche, dei ritmi, della casa, dei trasporti.
A novembre, davanti alle continue promesse non mantenute, i comitati del Bormida minacciano una manifestazione a Cengio per chiedere un intervento contro l'inquinamento, del ministero.
Ai primi di novembre, terremoto nella segreteria della federazione. Sulla Voce del 6 novembre, compare un piccolo annuncio:
Il compagno Giovanni Nestorio, che per oltre due anni ha assolto l'incarico di segretario della nostra federazione, ha espresso il desiderio di essere utilizzato in altre istanze del Partito.
Dietro alla laconicità del comunicato, si leggono gli scontri tra le due anime del comunismo cuneese. Se La Voce non tornerà più sull'argomento, l'unico commento politico esterno è della Vedetta che, nell'allontanamento di Nestorio, vede la sconfitta delle posizioni più rigide e la vittoria di quelle più moderate. Per il foglio della DC il cambio della guardia, deciso da Togliatti, deriva dalla necessità di una diversa tattica di fronte alla nascita del centro-sinistra. Questa deve essere gestita non da una conventicola, capace solo di trasmettere le direttive elaborate a Roma:
Oggi, l'industrializzazione e la nascita, conseguente, di movimenti e di nuove iniziative, consentono al PCI di operare un recupero, a più vasto raggio, di tutti i fermenti possibili di opposizione, e una linea capace di interpretare queste nuove realtà sembra al PCI più facilmente perseguibile puntando sul cavallo Biancani che su quelli dell'apparato di partito, come si era venuto configurando attorno al binomio Nestorio-Izzi. (69)
Il tentativo è insidioso, ma non pagherà certamente il richiamo al nuovo. Nel cambio di guardia è rimasta estranea la base. Questo smentisce, anche a Cuneo, la pretesa democratica:
Il PCI cuneese cambia tattica e torna Biancani; punta sugli uomini simpatici e caccia i duri. Ma la strategia di fondo resta: le cortine fumogene con cui il PCI cerca di velare la propria immutata natura totalitaria, non c'ingannano e non ci interessano. (70)
La base e le sezioni paiono continuare il forte attivismo degli anni precedenti. Domenica 8 dicembre, comizio di Pajetta a Cuneo, per il tesseramento. Premiate le sezioni che hanno ottenuto i migliori risultati (Cuneo, Saluzzo, Boves, Guarene, Sommariva Bosco, Monterosso Grana, Ceva, Ormea, Verzuolo, Mondovì ...).
Si comunica che, in un mese, si è raggiunto il 60%.


Capitolo terzo
Gli irripetibili anni '60

A) Nasce il PSIUP
A fine ottobre, il 35° congresso nazionale del PSI decide, a maggioranza, la partecipazione al primo centro-sinistra organico. Il congresso della federazione di Cuneo ricalca, in piccolo, lo scontro nazionale. Nella tribuna congressuale ospitata settimanalmente da Lotte Nuove, gli autonomisti ricordano le potenzialità della nuova formula governativa e il carattere rivoluzionario della partecipazione socialista. Per la sinistra, gli autonomisti capitolano davanti a Moro e a Saragat e l'alleanza organica con la DC significa il rovesciamento della politica socialista. Per il vecchio Primo Silvestrini sono necessarie l'unità del partito e la convinzione che:
Non vogliamo entrare di straforo dalla porta di servizio ..., ma con la chiara evidenza e il significato che l'operazione comporta. (1)
Il congresso provinciale si svolge a Cuneo (circolo Fratellanza) il 19 e 20 ottobre. Viene ricordato Mario Genta, tragicamente scomparso (come Pavese? Si chiede Lotte Nuove) nel mese di agosto, figura di intellettuale, poeta, insegnante. La relazione introduttiva è di Cipellini che passa in rassegna le iniziative del partito negli ultimi due anni, quelli, nel dopoguerra, in cui l'azione socialista è stata più incisiva. Il partito ha saputo valorizzare gli ideali della Resistenza, ha elaborato, in campo sindacale:
Una politica che penetra nel tessuto delle esigenze dei lavoratori, costringendo anche dirigenti delle organizzazioni cattoliche ad unirsi a noi nelle lotte. (2)
Positivi i risultati anche nel settore contadino, soprattutto a favore delle categorie più povere (montagna e Langa), in quello degli enti locali, dove si è cresciuti quantitativamente e qualitativamente. Buono il quadro anche su stampa e organizzazione. Con il passaggio a settimanale di Lotte Nuove:
L'elaborazione e la discussione politica è uscita dal chiuso delle stanze di partito per trasferirsi nelle case degli elettori, degli amici, degli avversari. (3)
L'apertura di nuove sezioni e la crescita del tesseramento hanno accresciuto la presenza socialista in molte zone della provincia. Tutto questo ha portato alla vittoria nelle elezioni politiche di aprile. Indubbie le novità della scelta autonomista che porterà al centro-sinistra. L'autonomia è:
Condizione e base di una alternativa democratica, che partendo dal metodo democratico, come continua conquista di libertà e di dignità umana, come rifiuto di ogni forma di sfruttamento e di oppressione, persegue il risultato di un radicale mutamento di rotta, la svolta a sinistra. (4)
Intervengono gli autonomisti Boselli (sul sindacato), Gonzo (rapporto con i cattolici), Viglione, Griseri (contro la minaccia di scissione), Cogo (difendendo l'adesione al Patto Atlantico), Vineis, Decarolis (problemi organizzativi).
Giolitti ribadisce la necessità della partecipazione al governo. La scelta socialista fa da saldatura tra l'azione delle masse e la presenza al governo:
Il centro-sinistra è oggi l'unica politica realizzabile in Italia che tiene conto delle possibilità realistiche di successo dei lavoratori ... Parole prive di contenuto sono quelle della sinistra ... Parlare oggi della possibilità di formare una maggioranza di governo con i cattolici di sinistra, con i socialisti e i comunisti è parlare di qualcosa che non ha il minimo fondamento nella realtà delle cose. (5)
In politica estera, il PSI è per il superamento dei blocchi contrapposti e non chiede, quindi, l'uscita dell'Italia dal Patto Atlantico. Fuori luogo e provocatori gli ordini del giorno e le posizioni della sinistra:
L'unità del partito non si raggiunge con certi tatticismi come quello della presentazione di vari ordini del giorno che chiedono alla maggioranza di impegnarsi su cose sulle quali si è già impegnata. Questo vuol dire mettere in dubbio quanto noi affermiamo, la nostra onestà di compagni e non agevolare certamente il dialogo e l'unità. (6)
Per la minoranza, Edmondo Sciolla si dichiara preoccupato per il clima di tensione interna e propone un ordine del giorno sulla delimitazione della maggioranza. Mario Gallo ricorda la natura conservatrice della DC. Mario Pellegrino (Grio) propone un O.d.G. contro il Patto Atlantico, ricordando le dure battaglie socialiste contro di esso e il movimento dei partigiani per la pace. Molto polemico Zonta: tra compagni non ci si capisce più e regna la diffidenza. Gli ordini del giorno presentati dalla sinistra sono l'unica garanzia per porre limiti precisi oltre i quali non si può andare nella trattativa con la DC.
Molto polemica anche la replica di Giolitti:
La maggioranza non ha bisogno di questi promemoria, piuttosto interessati, su quanto essa ha già detto e scritto profusamente ... Le pretese del compagno Zonta di presentarsi come ammaestratore della maggioranza significa semplicemente atteggiarsi a quello che è il compito che viene definito della mosca cocchiera che in realtà crede di guidare quando hanno già scelto la strada da percorrere. (7)
Il voto finale riconferma una netta maggioranza per gli autonomisti (70.26% e 28 eletti in direttivo) contro il 28.02% per la sinistra (12 eletti), in maggioranza, invece, tra i giovani. Inseriti nel direttivo, per la sinistra Spirito Beltrand e Mario Andreis, per gli autonomisti, Luigi Schiffer.
Pochi giorni dopo, Cipellini è riconfermato segretario provinciale, mentre Viara e De Carolis sono eletti vicesegretari. Interessanti le nomine ai vari uffici: De Carolis (organizzazione), Viara (massa), Boselli (sindacato), Maiolino (scuola), Achino (contadini), Nardo (artigiani), Revelli (Resistenza), Vineis (enti locali), Damilano (stampa).
Commentando il congresso, la DC ricorda che il centro-sinistra è necessario, ma l'atteggiamento socialista è contraddittorio e deve essere chiarito, il PCI rinnova l'appello a rapporti unitari, resi necessari anche dalla realtà specifica della provincia.
Ma la nuova formula è, ormai alle porte. Ai primi di dicembre nasce il governo Moro. Nenni è vicepresidente del consiglio, Giolitti ministro del Bilancio. Per Lotte Nuove si è davanti ad un fatto storico che corona 70 anni di lotte, sacrifici, umiliazioni, persecuzioni, lutti e apre al paese una nuova pagina.
Gravi l'incomprensione e le speculazioni del PCI (8). Grave soprattutto il pericolo che la destra riprenda le leve del potere che ha perduto. (9) La crisi investirebbe le istituzioni democratiche, rimettendo in discussione la stessa Costituzione. Il centro-sinistra offre a questi pericoli una alternativa democratica:
I comunisti che portano avanti la polemica e l'azione contro il nostro partito, soprattutto accusandoci di fare il gioco delle destre, manovrano semplicemente un boomerang. A fare il gioco delle destre, se mai, sono proprio loro. (10)
Il 22 dicembre è a Cuneo Giolitti per presentare il programma del nuovo governo e motivare la scelta socialista. Un cuneese al governo significherà impegno sui temi locali (Cuneo-Nizza, traforo del Ciriegia ...). La situazione è complessa anche per i rinvii e gli errori del passato. I problemi saranno affrontati in una visione coordinata e programmatica. Centrale il ruolo del partito nella maggioranza. E' necessario non indebolirlo con le contrapposizioni fra le correnti. (11)
La scissione è, però, nelle cose. Ai primi di gennaio, la sinistra del partito dà vita al PSIUP Lotte Nuove, dopo un appello all'unità, è molto severa verso la nuova formazione. La scissione è un atto di irresponsabilità che non ha toccato la base e che costituisce un peso nella difficile battaglia aperta con la partecipazione al nuovo governo:
Non è la sinistra che è uscita dal PSI, ma alcuni ciechi profeti che con rozza semplificazione di costume, hanno creduto di teorizzare il dissenso sino a degenerare nella frattura ... Il futuro dirà la misura dell'errore compiuto; dirà, quando saranno esaurite le cospicue fonti di finanziamento ..., quale sia la effettiva consistenza anche numerica di questo inconcludente arenarsi nelle secche del massimalismo demagogico. Chi ha voluto la scissione dimostra di non aver capito la politica socialista che pure era ed è evidente; come pure non ha capito che il nuovo partito non poteva sorgere sul programma delle cose che NON si vogliono, su una affermazione di diffidenza verso il partito abbandonato ... Di fronte a quasi 500.000 iscritti al PSI ..., domenica, a Roma, una esigua pattuglia di comparse ha scelto la via della diserzione. (13)
In provincia aderisce al PSIUP, come a livello nazionale, la federazione giovanile socialista, ma non passa al nuovo partito tutta la corrente di sinistra. A marzo, esce un numero unico della Scintilla che riprende una testata socialista dei primi del secolo. Il giornale dichiara 250 iscritti, 20 sezioni costituite, 4 gruppi di fabbrica (ferrovie, poste, Ferrero, Burgo), 5 consiglieri comunali. Compaiono le firme di Zonta, di Mario Pellegrino (sulla NATO), di Antonio Di Mauro, di Bartolo Mascarello (sulle Langhe), di Cesare Ottenga (sulla scuola), di Gian Carlo Bongiovanni (su Alba), di Ugo Gregorio, Bruno Magliano, Piero Formento (sulla rivendicazione degli statali).
Il fondo chiarisce i motivi della spaccatura e difende le ragioni della nuova formazione:
Non siamo colpevoli di alcuna scissione, non abbiamo indebolito il campo socialista. La scissione è, ancora una volta, avvenuta a destra; è stata la destra del PSI ad abbandonare il campo, a dimenticare gli insegnamenti di 70 anni di lotte, di elaborazione ideologica, di esperienza proletaria ... Ma non indebolisce il fronte della lotta chi, invece di arrendersi ... resta fedele al suo posto. (14)
Il nuovo partito potrà avere una positiva funzione anche sulla provincia, dove, pure, la sinistra è cresciuta di soli 8.000 voti negli ultimi 10 anni. Lo spazio è dato dal processo di industrializzazione, da poco iniziato, dallo scontento contro la politica anticongiunturale del governo:
dall'odiosa politica di classe pratica da 240 amministrazioni comunali clerico-borghesi (15)
che permettono di riaffermare nella DC lo strumento della reazione e della conservazione. Il centro-sinistra interpreta, più del centrismo, le esigenze del neocapitalismo. Il primo governo Fanfani è caduto per resistenze interne e questo dimostra dove possa giungere il desiderio di rinnovamento del partito di maggioranza. La strada scelta dai nuovi governi non sarà quella delle riforme di struttura, ma quella classica dell'economia borghese deflativa, con il contenimento dei salari, della spesa pubblica e dei consumi.
Già questo primo foglio mette in luce quella che sarà la maggiore contraddizione del PSIUP in tutti gli 8 anni della sua storia: la difficile fusione tra chi intende coprire lo spazio lasciato dallo scivolamento a destra del PSI, caratterizzandosi come unico erede del socialismo degli anni '40 e '50, e chi invece vuole una nuova forza, aperta alle novità della situazione, discontinua rispetto alla tradizione. Diversa, quindi, anche la scelta delle alleanze e dei riferimenti sociali. Nel primo caso, molto stretto, quasi frontista, è il legame con l PCI, mentre, nel secondo, il PCI è scavalcato a sinistra, e si cercherà, soprattutto, un maggior rapporto con le fabbriche (16), accanto ad una maggiore attenzione per le lotte del terzo mondo e ad una diversa lettura della stessa storia del marxismo. (17)
Scarso l'interesse del PCI che guarda con una certa diffidenza alla nuova formazione. L'indebolimento socialista è analizzato da Sarti sulla Vedetta.
Il PSIUP viene visto come continuazione di un veterosocialismo carrista e frontista.
I mesi del primo governo Moro sono caratterizzati, per il PSI dal tentativo di valorizzare la presenza al governo e in particolare il ruolo di Antonio Giolitti.
A gennaio, il ministro del bilancio incontra gli amministratori del comune di Cuneo, della Provincia e della Camera di Commercio, garantendo l'impegno del governo per i maggiori problemi del cuneese, in particolare la ricostruzione della Cuneo-Nizza. Molto valorizzati da Lotte Nuove i suoi interventi a livello governativo, le sue dichiarazioni e i suoi continui incontri con sindaci ed amministratori. (18) Molto valorizzati, pure, tutti gli interventi governativi sulle questioni locali.
Ai primi di febbraio, Mancini assicura l'azione del governo, per mettere fine all'inquinamento della valle Bormida, ad una delegazione della valle recatasi a Roma e composta dal sindaco di Cortemilia, dal presidente dei comitati locali di Gorzegno, Levice, Cortemilia, Loazzolo e Bubbio e dal rappresentante di Acqui. Tra le soluzioni proposte:
1) l'amministrazione provinciale di Savona, per tutelare il patrimonio ittico, può chiedere all'ACNA la depurazione delle acque;
2) il ministero dei lavori pubblici che ha rilasciato la concessione settantennale di sfruttamento, può imporre che vengano messi in atto tutti gli impianti necessari per rendere al fiume acque pulite;
3) il ministero della sanità, accertando un effettivo danno alla salute pubblica, può giungere anche alla revoca della concessione.
In base alle promesse governative, il comitato cancella la grande manifestazione indetta a Cengio:
Ora, dopo l'incontro con il rappresentante del governo, la popolazione della val Bormida può incominciare a nutrire fiducia: il problema è all'esame del Ministero della sanità e sarà risolto sia pure con la gradualità che la complessità e la delicatezza del fenomeno richiedono. (19)
Anche un altro dei problemi cronici che da decenni travagliano la nostra provincia, quello dell'inquinamento delle acque del Bormida sta avviandosi verso una concreta soluzione. Su iniziativa del Ministro della sanità, compagno on. Mancini, si è svolta giovedì scorso una importante riunione a Roma ... La Montecatini è ormai alle corde e ciò grazie alla posizione decisa assunta dal Ministero della sanità, per la prima volta, consentiteci di metterlo in rilievo per i detrattori del centro sinistra, diretto da un socialista. (20)
Critico, invece, il PCI. Il risultato raggiunto è inferiore alle possibilità e alle attese. Fra gli abitanti della valle si stanno determinando sentimenti di sfiducia e di delusione. Grave la cancellazione della manifestazione.
Sempre continui ed intensi nel PCI il tentativo di proiezione esterna e l'attenzione verso la realtà di fabbrica. A gennaio si svolge la conferenza agraria provinciale, a marzo la conferenza provinciale di organizzazione. Grosso lo sforzo nel tesseramento, che a marzo tocca il 100%, e nella diffusione della stampa comunista (La Voce si trasforma in quindicinale, anche a causa di problemi di bilancio, ma nascono piccoli foglio locali).
Scioperi alla Cardolle di Saluzzo, al Bottonificio di Fossano. Avanzano CISL e CGIL nelle elezioni per la commissione interna della Ferrero, dove a giugno si apre la vertenza per il premio di produzione; grave rischio di chiusura per le acciaierie di Lesegno.
Anche sulla sinistra locale pesa il dissidio URSS-Cina che sembra mettere in discussione la pretesa unità del movimento comunista internazionale. La Voce pubblica alcuni interventi sul tema e dà largo spazio al dibattito nel comitato federale (maggio). Per Maurizio Milano, del comitato regionale, si è ormai in presenza di due strategie, ma i comunisti italiani non possono assumere una posizione di neutralità. Le posizioni cinesi sono dogmatiche, non dialettiche, non comprendono il ruolo del movimento operaio nei paesi occidentali e la scelta delle vie nazionali. La via italiana al socialismo è data dall'intreccio di lotta democratica e pacifica e azione di massa. E' errato, da parte dei cinesi, chiedere che l'URSS, rinunci al suo sviluppo a favore dei paesi del terzo mondo:
L'esigenza primordiale, infatti, oggi, è la costruzione del comunismo in un solo paese, come era la costruzione del socialismo in un solo paese ... Le tre componenti storiche della nostra epoca, l'unità dei paesi socialisti, la costruzione del comunismo nell'URSS, l'avanzata del movimento operaio nei paesi di capitalismo avanzato, il riscatto dei popoli soggetti sono tre componenti che non possono essere artificiosamente separate l'una dall'altra. (21)
Tra i molti interventi nel dibattito, Manduca, contrario al metodo della scomunica, Tangolo, attento alle ragioni oggettive che stanno alla base della disputa, Giraudo, Prunotto e Dutto.
Intensa l'attività del deputato Biancani: continue le richieste per la Cuneo-Nizza, interessamento perché si svolga il processo contro il nazista Peiper, autore dell'eccidio di Boves (settembre 1943).
Il primo governo di centro sinistra cade al principio dell'estate. Il secondo governo Moro, formato in un clima di grande tensione e di oggettivi pericoli golpisti, segnerà la fine di molte ipotesi di riforma e di trasformazione. Per La Voce si può uscire dalla crisi solo con una nuova maggioranza che stabilisca un rapporto di fiducia tra le masse popolari e il governo. Lotte Nuove accusa della rottura la maggioranza della DC che non tiene fede ai patti e ha tentato di ridimensionare e addirittura di svuotare gli accordi programmatici. La DC ha, alle spalle, responsabilità per l'avvento del fascismo, per molti anni di centrismo, per il governo Tambroni, per le remore sul centro-sinistra:
Con il governo ora entrato in crisi il metodo non è cambiato, si è soltanto affinato ed il fine è sempre lo stesso. Quello, cioè, di impedire le realizzazioni programmatiche che un accordo quadripartito aveva posto come obiettivo di una partecipazione socialista al governo democratico del paese. (22)
A chi gioverà la presente crisi? Se da un lato è indubbio che la crisi governativa porterà ad un chiarimento, d'altronde estremamente necessario, nelle posizioni dei singoli partiti della coalizione, è altrettanto certo che non sarà la situazione generale del paese a trarne un beneficio ... Ma una cosa è comunque certa: non è possibile servirsi del PSI per avvallare una politica di riformismo spicciolo. (23)
Occorre, invece, rilanciare la politica di riforme, non perdere l'ipotesi di programmazione economica su cui ha lavorato Giolitti. Davanti alla formazione del 2° governo Moro, la federazione di Cuneo è critica e sostiene le preoccupazioni di Giolitti che non viene riconfermato ministro.
Il programma non ci soddisfa, diciamolo chiaramente; i punti fondamentali: programmazione, urbanistica, regioni ... appaiono talmente sfumati da far presumere una formidabile dose di ottimismo in coloro che credono nella sua attuazione ... e già sanno che alle pompose parole, promesse, affermazioni, seguirà l'immobilismo più assoluto. (24)
Molto dura La Voce. Il nuovo governo liquida la speranza di riforme, affossa tutto ciò che poteva dare ombra ai ceti abbienti, farà pagare le spese della difficile situazione economica alla classe operaia, ai lavoratori a reddito fisso, al ceto medio delle campagne e delle città, alla piccola e media industria. Lascia alla destra economica la convinzione di poter ricattare, di poter buttare a mare gli stessi istituti democratici. La responsabilità fondamentale è della DC. Ma:
Cosa dire dell'on. Nenni e del gruppo che lo segue pervicacemente dopo che ha scisso il partito, che gli ha fatto perdere prestigio e voti, che ha indebolito l'unità delle forze socialiste e della classe operaia al punto che gli stessi on. Giolitti e Lombardi hanno ritenuto impossibile partecipare al governo e doveroso rinunciare alla direzione dell'Avanti? (25)
La morte di Togliatti, ad agosto, pare segnare la fine di un intero periodo storico. Se le discussioni sulla sua figura e sul suo ruolo, nasceranno, all'interno del suo stesso partito, solo molto più tardi, è ovvio che la sua personalità, quasi unica nel movimento comunista internazionale, abbia saputo costruire, nel PCI, la sintesi di culture ed esperienze anche diverse, ed abbia un posto nella storia italiana, ma non abbia lasciato una eredità univoca.
Molte le domande sul futuro del PCI, sul possibile emergere, al suo interno, di opzioni anche molto diversificate.
A Cuneo, grande manifestazione comunista, domenica 3 settembre. Togliatti è commemorato da Panero, Cipellini, Di Mauro e Spagnoli. Per Cipellini, tre generazioni piangono il dirigente comunista: quella dei vecchi compagni che lo hanno conosciuto giovane, quella della Resistenza che lo ha conosciuto tramite gli appelli da Radio Mosca, quella di oggi che lo ha conosciuto attraverso i discorsi parlamentari e la TV. Il vuoto da lui lasciato nella democrazia italiana è difficilmente colmabile. Per Di Mauro (PSIUP), Togliatti è uno dei pochi ad aver saputo tradurre l'impegno culturale in dovere morale, il rigore delle idee in lotta politica:
I socialisti unitari indicano nel rafforzamento dell'unità di tutti i lavoratori, nella lotta per la conquista di una società socialista, il modo più degno di onorare il compagno Togliatti e di rimanere fedeli all'insegnamento di tutta la sua vita. (26)
Spagnoli ripercorre tutte le tappe dell'esistenza del dirigente scomparso, dalla fondazione del PCI, all'esilio a Mosca, dalla scelta dei fronti popolari alla guerra di Spagna, dall'antifascismo alla Resistenza, dal ritorno in Italia, alla costruzione del partito nuovo sino alla via nazionale.
La costruzione della società socialista in Italia veniva vista scaturire non già dalle ceneri e dalla rovina delle libertà politiche e sul terreno economico. La classe operaia veniva chiamata ad assumere nella sua lotta le questioni della nazione, ad assolvere ad una funzione nazionale e ad affermare in questo modo la sua egemonia ... Questo grande partito che egli così ha voluto, saprà portare avanti la lotta per il socialismo nel nostro paese e la pace nel mondo, nel suo nome. (27)
Molta l'attenzione dedicata a Togliatti da Lotte Nuove. Beppe Maiolino tocca il rapporto PCI-cattolici, riproponendo le tesi socialiste contrarie all'Articolo 7. Per Benatti, il PCI è stato retto con metodi stalinisti, impedendo il formarsi e l'alternarsi di maggioranze e minoranze, elemento tipico di ogni struttura democratica:
L'applicazione di questo indirizzo, erroneamente definito leninista, ha prodotto come conseguenza l'immobilismo del PCI, di fronte all'evoluzione della situazione italiana ed internazionale e il suo completo isolamento alla sinistra dello schieramento politico. (28)
L'unità nel movimento operaio italiano si potrà conseguire solo accettando il metodo democratico e le tesi sulla coesistenza pacifica e liberandosi dai residui di dogmatismo. Tenta un bilancio organico, slegato da valutazioni contingenti, Giorgio Ferreri, per cui Togliatti ha sempre saputo adattare la sua impostazione ad una realtà in continuo movimento, ottenendo grandi vittorie tattiche, ma sconfitte strategiche.
Quasi contemporanea a quella di Togliatti, la scomparsa di Velso Mucci, scrittore, militante, direttore, dal '56, della Voce, consigliere comunale di Bra, intellettuale di peso nazionale. L'anno prima, è morto Giovanni Cerrina, dirigente contadino.
Una coda alle lotte contadine della seconda metà degli anni '50 è la guerra del moscato, grande protesta contadina contro le ditte che hanno imposto a 850 lire al litro, il prezzo del moscato. Manifestazione contadina di S. Vittoria d'Alba. Dopo giorni di polemiche e di tensione, le trattative portano ad alcuni parziali successi per i contadini, sul prezzo del vino, sulla sua gradazione, sul tempo di pagamento:
Più avanti non era possibile andare: la mancanza di strumenti (leggi cantine sociali, cooperazione) impediva ai contadini di tenere duro per costringere gli industriali a pagare un prezzo più adeguato alla qualità del prodotto. Era già una vittoria, però: per la prima volta i contadini avevano trattato da pari a pari con gli industriali, erano riusciti a fargli aumentare il prezzo che avevano fissato, avevano sperimentato il valore della unità. (29)
Il nodo principale dell'autunno è però dato dalle elezioni amministrative.
Pesano, per il PCI, i fatti internazionali: la destituzione di Krusciov è interpretata dalla stampa e da vasti strati dell'opinione pubblica come indice della crisi del comunismo, della sua natura totalitaria, della assenza di qualunque democrazia dei paesi dell'est, della prosecuzione di congiure di palazzo. Il PCI prende la distanza dal metodo seguito, ricorda le aperture seguite al 20° congresso, lo stesso Memoriale di Yalta, critico verso i ritardi nello sviluppo del processo rinnovatore nell'URSS e nei paesi dell'est, accusa l'utilizzazione strumentale di questi fatti, ad uso di campagna elettorale. Molto polemiche, ovviamente, le altre forze politiche:
Otto anni fa, il PCI si trovò ad affrontare gli stessi problemi: dopo avere per lunghi anni esaltato la persona di Stalin si trovò d'improvviso a doverne giustificare la demolizione compiuta da Krusciov; ed anche allora, con tutte le riserve, con tutte le preoccupazioni, con tutte le critiche accettò supinamente il fatto compiuto e si adeguò alle nuove direttive. Continuare ad agire con questo sistema riteniamo che non serva a nulla, anzi è un'arma che viene gratuitamente concessa ai denigratori del movimento operaio ed è un elemento di estrema confusione gettato in mezzo alla stessa classe lavoratrice ... Non sono questi motivi elettoralistici, come vanno sbandierando i capi del PCI, ma sono reali motivi di discussione. (30)
La campagna elettorale si svolge, quindi, in un quadro di forti polemiche. Ai temi internazionali si sommano quelli nazionali (il ridimensionamento del programma di centro-sinistra, la congiuntura ...) e quelli locali (soprattutto gli scontri, a Cuneo, in casa DC).
Per il PSIUP alla sua prima prova, vi è la difficoltà di affermare un proprio ruolo autonomo, di dimostrare che la scissione non ha solo toccato il vertice, ma anche la base socialista. Il numero speciale della Scintilla dedicato alla scadenza elettorale, ripete con forza le accuse al centro sinistra e ai cedimenti del PSI, riferendosi anche alla realtà del cuneese.
Ogni qualvolta è parso che si profilasse la possibilità di una avanzata, di un rafforzamento, ecco la scissione di Saragat, ecco la migrazione di Giolitti, il collaborazionismo del PSI. Sicché in questa provincia, la DC e la borghesia possono guardare tranquillamente al prossimo futuro. (31)
La scissione del PSIUP è stata positiva e ha reso disponibili forze prima bloccate da anni di inutili diatribe interne. Al nuovo partito possono guardare con fiducia i giovani cattolici che si avvicinano alla politica, i piccoli coltivatori gravati da mille tasse e soffocati dalle organizzazioni bonomiane, tutti i lavoratori, i partigiani e gli antifascisti, gli stessi iscritti al PSI insoddisfatti per lo sbandamento del loro partito.
Nello stesso numero della Scintilla molte le polemiche contro il PSI e l'operato di Giolitti. A lui si rimproverano anche il cedimento a piccole pratiche clientelari, le mancate dimissioni dal consiglio provinciale, dove preferisce mantenere il seggio, piuttosto che lasciarlo a Grio, e le vane eterne promesse per la Cuneo-Nizza. Forte l'interesse per la realtà di fabbrica. Ezio Zubbini analizza le lotte alla Ferrero di Alba. Per Mario Andreis, tra le vittime della politica di centro-sinistra:
L'operaio meglio di tutti chiarisce la manovra capitalistica in tutta la sua previdenza, l'imbrigliamento del sindacato e l'accordarsi del salario alla produttività ... Si tratta di rammodernare gli impianti, di produrre di più e in breve tempo e, utilizzando minor mano d'opera, ottenere il risultato di un minor costo per unità di prodotto. (32)
Costante è, al contrario, nel PSI il tentativo di valorizzare i pochi mesi di centro sinistra e il significato innovativo della nuova formula. Più voti al PSI significano garanzia contro tutti i tentativi reazionari, ma soprattutto volontà di:
Andare avanti ... perché il PSI possa svolgere con la massima efficacia la sua insostituibile funzione nell'ardua impresa di condurre il paese sulla via del progresso democratico verso il socialismo. (33)
Molto più numerose, rispetto al '60, le liste dei partiti di sinistra. Il simbolo socialista e quello comunista sono presenti in quasi tutti i comuni dove si vota con la proporzionale. Il PCI attaccato sui problemi internazionali, replica ricordando le inadempienze del centro-sinistra e i problemi locali:
Ai lavoratori hanno dato l'osso. Chi ha preso la polpa? La DC e il governo di centro-sinistra. Ti rimproverano il modesto aumento delle retribuzioni conseguito in questi anni, ti accusano di rovinare il paese con la tua bistecca settimanale, ti chiedono il blocco dei salari, ti minacciano la disoccupazione. Attraverso le carenze programmatiche e le contraddizioni del centro sinistra, passa la linea del padronato ... NUOVA MAGGIORANZA vuol dire PROGRAMMAZIONE DEMOCRATICA. (34)
A poche settimane dalle elezioni, viene pubblicato il libro bianco: Cuneo, una città al servizio della speculazione, serie incompleta degli scandali dell'amministrazione DC del capoluogo. Si passa in rassegna la situazione dei trasporti, della scuola, della casa, dei servizi, dell'assistenza. Sotto accusa gli scandali urbanistici, l'espansione incontrollata della città, la carenza di alloggi popolari, di scuole per l'infanzia, i ritardi colpevoli nella realizzazione della Cuneo-Nizza, la mancanza di strade la cui costruzione contribuirebbe a creare condizioni civili di vita nelle campagne:
Noi siamo per la priorità assoluta della Cuneo-Nizza e della sua rete di appoggio, nei confronti delle altre iniziative inerenti le comunicazioni italo-francesi. Siamo contrari al taglio dei rami secchi ... Con il metodo governativo si liquidano le linee che poi, domani, potrebbero essere necessarie nel quadro di iniziative che, senza dubbio, un giorno saranno prese nell'ambito della programmazione democratica regionale. (35)
Polemiche anche per l'esclusione, dalle liste DC, della sinistra del partito.
Il caso più clamoroso è quello dell'ex sindaco di Fossano, Manfredi, e del suo gruppo:
Ho il cuore gonfio - scrive lo stesso Manfredi sul Castel - perché quello scudo crociato che a diciott'anni abbiamo imparato ad amare e a difendere ... quello scudo crociato ... che abbiamo servito come espressione della nostra concezione sociale cristiana della vita ... senza neppure darci il benservito, senza neppure darci la soddisfazione di una votazione democratica, nell'assemblea dei soci di lunedì scorso, ci ha estromessi ... Sono stato oggetto di implacabile avversione. E ho paura. E voglio andarmene ... E per dimostrare che per noi la polemica è finita ... per dare una testimonianza di questo distacco da un qualcosa che ci opprime e da cui vogliamo fuggire per respirare aria pura, noi, con questo numero chiudiamo EL CASTEL. (36)
Il voto amministrativo del 22 novembre vede, a livello nazionale, una nuova lieve crescita comunista, cui corrisponde una piccola flessione di PSI e DC.
Il PSIUP, alla sua prima prova, raccoglie 737.000 voti. Su questo risultato scrive Lotte Nuove:
Andavano fieri del successo ottenuto nel congresso del '63: avevano ottenuto il 35% delle adesioni all'interno del partito ... Non vollero attendere, forzarono i tempi e si costituirono in partito ... Concorsero alle amministrative con liste raffazzonate e riempite di uomini importanti. Famose resteranno le corse compiute da un capo all'altro della provincia dagli attivisti psiuppini ... Poi li sentimmo parlare nei comizi, si intende mai da soli, ma sempre con i comunisti (i comunisti fornivano il pubblico, il PSIUP gli oratori) ... E venne il 22 novembre. Nessun commento: il sipario è calato su un atto di farsa. Speriamo sia il primo e l'ultimo. (37)
Risponde La Scintilla, in questi numeri ciclostilata, ricordando che i 730.000 voti raccolti in 73 province, sono circa un milione a livello nazionale (3%) che rappresenta solo un punto di partenza:
Il sipario si è alzato. Piaccia o non piaccia (a Benatti probabilmente non piace), il PSIUP ha oggi una sua base, è comunque una realtà destinata ad andare avanti, a conquistare nuove posizioni, nuovi successi. (38)
In provincia, cala la DC (-6% rispetto al '60), crescono liberali e socialdemocratici, cresce leggermene (+0,4%) il PCI che, comunque, supera di poco il 7%. La flessione socialista (-0,7% sul '60 e - 0,4% sul '63) è largamente compensata dall'1.45% (4.892 voti) del PSIUP.
Nonostante il calo, la DC mantiene la maggioranza assoluta al consiglio provinciale con 16 seggi. 2 vanno al PCI con Acchiardi (collegio di Dronero) e Martino (Garessio), 3 al PSI con Brizio (Bra), Cipellini (Borgo San Dalmazzo) e Viglione (Boves), 3 anche al PSDI con Armellini (Borgo San Dalmazzo), Bonardi (Alba) e Robaldo (Cortemilia), 4 ai liberali, in forte crescita, uno ai combattenti, uno al Partito rurale democratico. Nessun seggio al PSIUP e alla lista comune MSI-monarchici.
Aumenta la presenza comunista nei comuni. In quelli dove si vota con la proporzionale, i consiglieri passano da 21 a 33, con forte aumento ad Alba (eletti Frau, Ferro e Ravina), a Dronero, a Caraglio, a Garessio, a Bra (eletti Barelli e Angeloni) e una lieve crescita anche nel capoluogo, dove arretra, però, rispetto al '63 (entrano in consiglio Mario Izzi, Giuseppe Gastaldi e Giovanni Bianco), a Borgo (Borgna) e a Fossano (Vincenzo Sparla, Giuseppe Grosso, Anna Maria Pagliero). La sinistra conquista il piccolo comune di Pradleves. Per Pietro Panero, i risultati, con la lieve flessione locale rispetto alle politiche, dimostrano che il paese vuole e deve andare a sinistra, che esistono le condizioni per nuove maggioranze nei comuni e nelle province, che, però, in provincia, il PCI, ancora 5° partito, deve sviluppare più iniziativa, accrescere il decentramento (il risultato positivo di Alba dimostra questa necessità). Necessaria, soprattutto davanti all'indebolimento democristiano, l'unità di tutte le forze che si richiamano al socialismo.
Moderata soddisfazione anche in casa socialista. Minimo, nonostante la scissione, il calo rispetto al 1960. Buone affermazioni ad Alba, Fossano, Mondovì, Savigliano, Boves, Verzuolo, Borgo. Successo delle liste progressiste a Niella Tanaro, Peveragno e Limone. Lotte Nuove accusa il PSIUP di dispersione per la perdita di un seggio a Bra e a Cuneo (eletti Cipellini, Viara, Boselli, Achino e Musso). Il voto è visto come interlocutorio. Per un programma di centro-sinistra scritto, ma non attuato:
Ma ora basta con i sacrifici esclusivi per i socialisti. Spetta ora agli altri partiti del centro-sinistra fare i propri, per attuare il programma concordato. (39)
Per Vineis, il voto ha dimostrato la correttezza della scelta per il centro sinistra, attuata solo un anno prima con molte difficoltà e molti rischi.
Fallimentare la scissione psiuppina, pur incoraggiata da destra e da sinistra:
La scissione può dunque dirsi definitivamente liquidata, almeno nel senso che essa non può oggi vantare se non una funzione di accomodamento allo schieramento comunista, in forma puramente protestataria ... Le scissioni di vertice hanno i loro limiti nella realtà della volontà politica della base; i sostenitori del PSI sono più politicizzati di quanto si fosse potuto immaginare. (40)
Resta, però, per il PSI, sconfitta la scissione, il dovere di superare le forze di destra che, dentro e fuori il governo, premono per non attuare le riforme. Particolarmente forti le resistenze nella DC cuneese:
Gli organismi dirigenti provinciali della DC, attaccando i socialisti per la loro intransigenza socialista, credono di precostituire un pretesto per evitare di aprire un dialogo costruttivo con il nostro partito e mantenere, invece, i legami più stretti con le forze della conversazione sulle quali fanno assegnamento per gli scoperti interessi immobilistici che stanno sostenendo. (41)
Ancora DC, nonostante la formula nazionale, quasi tutte le giunte. Alla provincia, presidente Falco, vice presidente Paolo Barbero, assessori Graneris, Ribotta, Martini, Basso, Marchisio. Al Comune di Cuneo sindaco Del Pozzo, vice sindaco Silvestro, assessori Giraudo, Vertamy, Mazzola, Collidà; supplenti Bellani e Lucchiari.
Ovvia l'amarezza del PSI che accusa il partito di maggioranza di monopolizzare il potere e di ignorare una politica (il centro-sinistra) che è scelta comune, precisa, determinata, irreversibile.
L'elezione del presidente della Repubblica è l'avvenimento centrale del dicembre '64. Questo tema caratterizza la grande manifestazione per il ventennale della morte di Duccio Galimberti che si tiene a Cuneo. Pochi giorni prima, vi è stato il primo (ne seguiranno molti altri) oltraggio al cippo dell'eroe partigiano. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, 2.000 persone avevano occupato la piazza principale di Cuneo, dove si sarebbe dovuto tenere il comizio del MSI. Ricordano Galimberti, il sindaco Del Pozzo, il senatore Albertini, a nome del governo, Boldrini, presidente dell'ANPI e Ferruccio Parri che cartelli e slogan della piazza chiedono sia eletto presidente.
Parri ricorda il decennale, celebrato a Cuneo sulla stessa piazza in cui era tangibile il senso della resistenza tradita, della sua negazione. Oggi, a distanza di 20 anni, occorre una forte carica morale, soprattutto nei giovani, che ha come presupposto fondamentale il rinnovamento della scuola e degli insegnanti. Occorre evitare troppi discorsi, troppa retorica: con ciò si rischia di imbalsamare quel qualcosa di spontaneo e di vivo che è la Resistenza.
La richiesta di messa fuori legge del MSI è ripetuta da tutta la sinistra e dalle associazioni partigiane. Scrive un volantino di Nuova Resistenza, lanciato sulla piazza da un aereo:
Basta con le provocazioni fasciste! E' ora che le forze antifasciste passino alla riscossa. E' ora che il MSI e le altre associazioni neofasciste siano messe fuori legge come prescrive la Costituzione. (42)
Come vittoria degli ideali resistenziali viene letta, localmente, l'elezione a presidente di Giuseppe Saragat, che richiama i temi dell'unità antifascista, dimostra le divisioni della DC che non è riuscita ad eleggere Leone (vengono sospesi, per indisciplina, Donat Cattin e De Mita), spezza la discriminazione anti-comunista. Per Lotte Nuove, i 12 giorni di scontri in parlamento hanno dimostrato quanto sia dura la lotta politica e quanto possa giovare la presenza socialista nel governo:
Al vertice dello Stato siede, da oggi, un militante antifascista, un sincero democratico, un uomo che ha compiuto le sue esperienze politiche nelle file socialiste; la Costituzione ha un tutore vigile e sicuro; la libertà che tutti amiamo un forte difensore; le masse popolari un interprete non nuovo all'ansia di giustizia che tuttora anima la lotta politica italiana. (43)
Diverso il giudizio del PSIUP che (come la sinistra comunista) vede nel neo eletto, il candidato del centro-sinistra. La Scintilla, in un numero ancora ciclostilato, ripercorre il tentativo di unità tra le sinistre laiche e cattoliche. Cadute le candidature di Fanfani (sinistra DC) e di Nenni:
La nostra coerenza politica ci ha imposto di votare scheda bianca. La candidatura Saragat significava, infatti, condanna delle dissidenze democristiane, significava scavalcamento della opposizione lombardiana del PSI che era con noi per un incontro con Pastore e Fanfani e contro il voto a Saragat. (44)
Le 150 schede bianche (sinistre DC e PSI) costituiscono un prezioso potenziale per il futuro.
Polemico il PCI contro il massimalismo psiuppino: non devono più esistere partiti grandi, capaci di assumersi le responsabilità e piccoli partiti che possono concedersi un po' di estremismo. La vita dell'unità non è sempre facile, ma deve essere percorsa.
Gli ultimi mesi dell'anno sono segnati, anche, dalla provocazione di Amendola che, in due articoli, sostiene esaurito il ruolo storico della socialdemocrazia e del comunismo e propone, di fatto, la costruzione di un partito unico della classe operaia. Scarsa l'eco sui fogli provinciali.(45) Per La Voce, Amendola ha posto i temi fuori tempo e in modo improvvisato; il PSI guarda già all'unificazione con i socialdemocratici.

B) L'unificazione socialista
Il centro-sinistra, nonostante le speranze del piccolo gruppo della Sentinella delle Alpi (che però cessa le pubblicazioni nel '65, con un numero unico sul 25 aprile), non decolla in provincia, nascendo solo in pochi casi (Saluzzo, Borgo, Dronero). Le stesse posizioni di PSI e PSDI non sono sempre coincidenti. Il bicolore DC-PSDI di Alba suscita malumori in casa socialista.
A maggio, il sindaco di Cuneo, Del Pozzo, lascia la carica, per dissensi interni al partito; lo sostituisce Dotta Rosso, in due sedute movimentate dalle opposizioni. Viara e Cipellini accusano la maggioranza di immobilismo, di scandali, di strapotere, di malgoverno; tutte le minoranze protestano per non essere state informate della crisi. La mozione socialista di sfiducia raccoglie 18 voti contro 21 (la sola DC).
I congressi dell'Alleanza contadini e della CGIL sono l'occasione per un bilancio sull'economia della provincia. Nel primo, per Luigi Borgna, l'agricoltura cuneese si trova in grave crisi nella zona montana e nella Langa, mentre, nella pianura e nella bassa collina, è sempre più subordinata ai monopoli. L'ha salvata il contadino, rimanendo sulla terra, anche in condizioni drammatiche. Gli investimenti non sono andati all'impresa contadina a carattere familiare, ma alla grande azienda capitalistica. Gravissima la situazione della mezzadria che si va sgretolando. Il congresso chiede la programmazione democratica nell'ambito dell'istituzione delle regioni, degli enti di sviluppo agricolo, la costruzione di un sistema nazionale di forme associative. (46)
Il congresso della CGIL è all'insegna dell'unità sindacale e della difesa dell'occupazione contro la politica dei redditi e per la programmazione democratica. Negli scioperi per i rinnovi contrattuali, a febbraio, buoni i risultati alla Michelin e alla Tecnoresin di Cuneo, alla FAMIC e alla Marchiò di Dronero. Domenica 28 febbraio, ad Alba, conferenza degli operai della Ferrero e della Miroglio e a Savigliano manifestazione pubblica contro l'attacco all'occupazione. Alla Fissore di Savigliano è sospeso Dino Groppo, della commissione interna e consigliere comunale. Dopo due mesi di cassa integrazione a zero ore, Groppo è licenziato per danni morali e materiali all'azienda. Interrogazione alla Camera di Biancani, Bo, Lenti e Sullotto. Consiglio comunale richiesto dalla minoranza a Savigliano e manifestazione pubblica con Beccaria e Trosso per la CGIL e Panero per il PCI.
Licenziamenti anche alla Ferrero di Alba. Alla vetreria di Cuneo, cassa integrazione per 20 lavoratori.
La relazione di Vincenzo Sparla al congresso (20/21 marzo) intreccia i temi locali a quelli più generali. In provincia, nell'ultimo periodo, oltre 1.000 lavoratori hanno perso il lavoro, mentre 10.000 sono stati colpiti dalle riduzioni di orario. Gli industriali mirano all'aumento della produttività e alla riduzione dei costi con innovazioni tecnologiche e riorganizzazione del lavoro che producono aumento della fatica fisica, mentale e nervosa e tendono a scardinare l'ordinamento dei rapporti sindacali e del rapporto di lavoro, per cancellare il sindacato. Questo deve respingere l'attacco al lavoro e al salario, combattendo le reali cause strutturali della crisi:
Noi sosteniamo che la congiuntura non deriva dai modesti aumenti salariali conquistati a duro prezzo, ma dalla politica del profitto che trasferisce sui prezzi e sui consumi la necessaria ascesa dei redditi di lavoro, dalle strozzature nella produzione, dalla arretratezza strutturale ... (47)
La CGIL respinge la politica dei redditi, la meccanica contrapposizione tra salari e investimenti, salari e occupazione, chiede una vera programmazione democratica in cui hanno lavoro spazio le lotte sindacali soprattutto come contributo all'orientamento degli investimenti.
Non formale il dibattito. Dopo i saluti dei partiti operai (Gallo per il PSIUP, Martino per il PCI, Cipellini per il PSI) emergono i nodi indotti dalla situazione economica, dalla difficoltà nelle singole categorie, dalla diversa collocazione politica. Costamagna (cartai) critica la CGIL:
Per non aver saputo in più occasioni collegare le lotte di settore ad una azione generale di tutti i lavoratori del paese. Non possiamo aspettare che ci buttino fuori dalle fabbriche; dobbiamo rispondere con più energia, con più compattezza e collegamento fra di noi. (48)
Gigi Gastaldi chiede la municipalizzazione di tutti i servizi pubblici per calmierare i prezzi. Antonio Giolitti critica il tentativo di far passare una politica dei redditi a senso unico. I lavoratori debbono entrare a pieno titolo nella elaborazione del programma economico. Non è più sufficiente chiedere le riforme; il discorso è sul loro contenuto, sul come attuarle. Biancani ricorda gli attacchi alle libertà sui luoghi di lavoro e il legame della tematica sindacale con il problema della pace. Camicia critica l'impunità ancora concessa ai fascisti.
Le conclusioni di Vignolo (CGIL nazionale) ribadiscono l'autonomia del sindacato, il no alla politica dei redditi. Una maggiore contestazione della politica padronale in fabbrica è il migliore strumento per aprire la strada alle riforme di struttura. Strumento indispensabile l'unità sui luoghi di lavoro.
Tema centrale del dibattito il progetto di programmazione economica su cui si è acceso lo scontro tra la componente del PSI e quella del PSIUP che lo respinge (accenti simili si hanno in un intervento di Tangolo). La componente socialista critica l'eccessiva astrattezza di molti interventi e le prospettive solo ideologiche, prospettando una maggiore concretezza ed aderenza alle cose.
Nel prossimo futuro, il sindacato non si troverà di fronte a pure e semplici indicazioni teoriche, ma ad un preciso progetto di piano, di fronte al quale occorrerà che i dirigenti eletti assumano precise posizioni a nome e per conto dell'intera classe lavoratrice ... Se è giusto, infatti, rigettare la politica dei redditi, intesa come strumento di controllo e di compressione della dinamica salariale, non è altrettanto giusto, né la classe operaia ha interesse, che sia respinto sostanzialmente un piano che ... offre, oltretutto, una più avanzata linea di lotta per il movimento sindacale. (49)
E' rieletto segretario provinciale Vincenzo Sparla. Delegati al congresso nazionale lo stesso Sparla, Boselli, Capellaro, Costamagna.
Si fa strada, intanto, la prospettiva di unificazione socialista a medio-breve termine. L'ipotesi è di costruire una grande forza socialista, unificando i due tronconi scissi nel '47, svuotare il PCI, costruire una alternativa europea al moderatismo democristiano. Pesano le gravi divisioni degli anni '50, la diversa collocazione di campo mantenuta per lungo tempo, le stesse differenze di stile e di modo di lavoro, la diversa concezione del partito e dell'organizzazione. Vi sono, però, la convinzione e la fiducia che l'unificazione e la comune presenza nel governo possano moltiplicare le forze, aggregare nuove energie, mettere il coltello nella piaga alle contraddizioni del PCI (vi sono anche tentazioni di rompere la CGIL e l'Alleanza contadini, per dare vita a sindacati socialisti), se l'incontro non avverrà appiattendosi sulle posizioni della socialdemocrazia. Nel settembre, la federazione socialista in un appello ai compagni, attacca le resistenze della DC, chiede il rispetto degli accordi di governo, ritenendo utile, in caso contrario, l'uscita dal governo. Drammatica è stata la scissione del PSIUP che ha costretto il partito a risanare le ferite, quando tutto lo sforzo si sarebbe dovuto dirigere ad attuare il programma di governo. L'imminente congresso deve vedere una franca discussione, ma deve chiudersi con scelte operative applicate con disciplina. L'unificazione con il PSDI va ricercata, ma nella chiarezza. (50)
Sono questi i nodi del 36§ congresso provinciale. Tutti gli interventi su Lotte Nuove (Viara, Giolitti, De Vicariis ...) chiedono un maggior impegno da parte del governo, fanno appello all'unità, criticano le volute lentezze della DC, la demagogia (le cineserie) del PSIUP le incomprensioni del PCI, si richiamano al programma originario del centro-sinistra. Più netto Tito Musso che chiede l'immediato ritorno all'opposizione.
Il PSIUP giudica limitate e insufficienti queste posizioni anche critiche rispetto alle scelte nazionali. Dopo molti numeri ciclostilati, esce a settembre, il primo numero a stampa della Scintilla. Netti e recisi i giudizi e le previsioni sul numero successivo (ottobre): Nenni vincerà il congresso socialista. La trasformazione del PSI da partito rivoluzionario a socialdemocratico è certa, la fusione con il partito di Saragat è cosa di mesi. L'appello unitario dei socialisti cuneesi tradisce la volontà della base che vuole l'uscita dal governo e riconosce i suoi avversari nella DC e negli USA.
Dice la nota dell'esecutivo provinciale del PSIUP (Antonino Di Mauro, Piero Formento, Mario Gallo, Ugo Gregorio, Bruno Magliano, Mario Pellegrino, Filippo Ravera, Eraldo Zonta, Ezio Zubbini, Mario Andreis):
La mozione dice che dal governo bisognerebbe uscire, ma solo per rientrarvi; e non dice come sia possibile, dati i rapporti di forza, un centro sinistra meno umiliante per il PSI ... I dirigenti del PSI cuneese hanno abbandonato definitivamente ogni obiettivo socialista e accettano il capitalismo come sistema valido, la DC come alleato, gli USA come protettori. La mozione dice che mancano, oggi, le condizioni obiettive per l'unificazione con i socialdemocratici, ma che l'unificazione resta l'obiettivo da perseguire. Essa è solo rinviata. (51)
Il 36° congresso provinciale socialista è aperto da una lunga relazione di Cipellini. Pesa ancora la ferita della scissione che ha tolto forza e capacità contrattuale nella dura lotta segnata dalla partecipazione al governo. Il nuovo corso politico non ha marciato nella provincia dove la DC è pervicacemente legata al potere, non ha aperto al centro-sinistra nel consiglio provinciale in quelli comunali. Tutto, o quasi, è ancora da farsi per l'agricoltura, per i traffici e le comunicazioni. L'arretratezza dell'agricoltura è la prima causa dello spopolamento della montagna e della Langa. La provincia è solo al 34° posto nella graduatoria nazionale del reddito individuale. Importante il contributo socialista nella prossima ricostruzione della Cuneo-Nizza e nel traforo del Ciriegia. Tutta la battaglia socialista negli ultimi due anni ha incontrato gravi resistenze. In queste condizioni, la campagna elettorale è stata difficile, anche per la demagogica propaganda del PSIUP che ha avuto nel PSI il solo obiettivo polemico, subendo, però, una definitiva sconfitta.
Nella DC, accanto ad una maggioranza conservatrice, iniziano ad aprirsi posizioni di dialogo. Ancora gravissimi i ritardi e le compromissioni del PSDI. L'elezione di Saragat apre prospettive positive, essendo la sua, l'affermazione degli ideali resistenziali, della fede nella democrazia, dell'ansia del progresso, dell'amore per la libertà. La situazione internazionale è grave, soprattutto per la guerra in Vietnam e per l'esclusione della Cina dall'ONU. Posizione non netta sulla presenza o meno al governo:
Come congresso provinciale, dobbiamo stabilire se continuare o meno la politica di centro-sinistra, anche in riferimento alle ripercussioni positive o negative che essa ha avuto quassù da noi. Ma ... qualunque sia la politica che il partito si darà al prossimo congresso nazionale, come federazione, in qualunque istanza o sede, a qualunque livello, ci impegniamo a portarla avanti, senza riserve e tentennamenti. (52)
A livello organizzativo, dopo il trauma della scissione, il tesseramento ha raggiunto buoni livelli, le sezioni sono state ricostruite, molti nuovi quadri si sono affacciati all'attività.
Molti gli interventi esterni. Panero, per il PCI, ripropone l'azione unitaria della sinistra in uno dei più difficili periodi a livello, sia internazionale, sia interno. Per il PRI, Carlo Benigni auspica un rilancio del centro-sinistra e ricorda come occorra che il PSI:
si renda conto della funzione che svolge, non solo di fronte ai suoi iscritti, ma anche di fronte al paese che guarda al PSI con viva attesa. (53)
Per Mario Gallo del PSIUP la situazione sarà caratterizzata da un forte attacco del padronato contro i lavoratori. Contraddittoria, quindi, la presenza socialista al governo.
Il dibattito verte sui tre anni di centro sinistra. Vernetti, del comitato centrale, illustra le tesi della maggioranza nazionale (De Martino); Giolitti quelle di autonomia e unità (Lombardi). Brizio (Bra), Maiolino (Fossano), Sciolla (Dronero) e Mammana (Alba) chiedono l'uscita dal governo:
Il partito sarebbe dovuto uscire dal governo già da più di un anno ... La decisione che a me interessa è questa: nelle attuali condizioni il PSI non può più restare al governo. (54)
La cosa più onesta che si può fare è quella di lasciare l'esecutivo. I motivi non mancano. Comprensibile per tutta l'opinione pubblica potrebbe essere l'imposizione democristiana di far approvare la legge che esenta il Vaticano dalla cedolare secca. (55)
Molto rigidi pure i toni sulla possibile unificazione con il PSDI:
Ma chi sono questi compagni, questi socialdemocratici che hanno l'impudenza di offrirci condizioni? Tocca proprio al PSDI, con i suoi quattro elettori, offrirci delle condizioni o a noi, che, con tutte le mutilazioni subite, rappresentiamo ancora un partito di massa? (56)
L'unificazione è già in atto se il nostro partito rimarrà nella posizione attuale, posizione che è l'esemplificazione, la più pratica, la più banale delle giustificazioni teoriche della socialdemocrazia, nella veste del PSDI. (57)
Giolitti sottolinea la validità dell'appello ai compagni che ha incontrato un grande appoggio nelle sezioni. Cipellini ripete l'invito all'unità contro il rischio di nuove spaccature.
Al termine, 1.588 voti all'ordine del giorno Giolitti-Cipellini-Viara, 334 a quello di Griseri e Gay, più vicino alla maggioranza nazionale. Delegati al congresso Viara e Brizio per il primo, Farinetti per il secondo.
Significava la non-presenza della DC ai lavori. Sulla Vedetta compare un breve commento molto ironico ed acido che parla di un congresso convulso, di una federazione divisa tra molte correnti. I giuochi si sarebbero svolti non nel dibattito, ma nella continua opera di mediazione svolta nei corridoi da parte di Giolitti. Ovviamente diversi, rispetto all'anomalia di Cuneo, i risultati del congresso nazionale, dove prevale l'ipotesi di proseguire la collaborazione governativa e di accelerare l'unificazione con il PSDI.
Tiepido il commento di Lotte Nuove: il partito può essere unito sulle cose, soprattutto sull'attuazione di una programmazione economica veramente democratica e nella richiesta di parità tra tutti gli alleati di governo; se questa non verrà attuata, bisognerà uscire senza indugi dalla trappola governativa.
A dicembre, Cipellini è confermato segretario provinciale. Vice segretari Viara e Boselli. Nell'esecutivo Achino, Benatti, Brizio, Botta, Damilano, Farinetti, La Dolcetta, Maiolino, Gay, Musso, Vineis, Pellegrino.
Le divergenze tra PCI e PSIUP, visibili già nel diverso giudizio sul PSI, il centro-sinistra, la stessa filosofia della programmazione, emergono al primo congresso provinciale del PSIUP (Cuneo, circolo Fratellanza, domenica 12 dicembre). Le tesi rifiutano il centro sinistra, strumento di subordinazione alla DC e di sconfitta per i lavoratori, chiedono la totale autonomia del sindacato di classe, ripropongono una visione internazionale della lotta per il socialismo, preoccupazioni per il dissenso URSS-Cina:
Pur riconoscendo la necessaria diversità delle vie nazionali al socialismo, sembra che l'irrigidimento della Cina ... sia di ostacolo a quella unità di azione che il mondo socialista vorrebbe di fronte all'aggressione imperialista ... La discussione interna del movimento non dovrebbe indebolire mai il fronte di classe internazionale. (59)
I rapporti con gli altri partiti debbono nascere sui contenuti. Particolare attenzione al PCI e alle forze della sinistra cattolica. Dopo il fallimento del centro-sinistra, la imminente unificazione socialdemocratica e la minaccia di rottura nella CGIL, nessuno può più liquidare il PSIUP come una setta di congiurati:
Oggi è sentita da molti lavoratori la necessità non solo di creare un partito socialista di sinistra all'insegna della fedeltà agli ideali e alla tradizione del socialismo italiano, ma la necessità di creare un partito di classe, un partito che affondi le sue radici concretamente nella sua forza sociale precisa: cioè i lavoratori. Nella nostra provincia esistono migliaia e migliaia di lavoratori da iniziare alla lotta socialista, da recuperare alla lotta di classe. (60)
Portano i saluti Martino (PCI), Boselli (PSI), Sparla e Trosso (CGIL), Borgna (Alleanza contadini). La mozione finale del congresso di Cuneo rifiuta ogni prospettiva socialdemocratica e collaborazionista, chiede l'unità del movimento operaio contro il neo-capitalismo e accanto a tutti i popoli del mondo. Viene eletto un direttivo di 23 compagni (tutti uomini), un esecutivo a 6 (Zonta, Zubbini, Gallo, Gregorio, Ravera, Magliano) e una nuova segreteria a 3 (Di Mauro, Formento e Andreis). Mario Gallo lascia la segreteria e la carica di funzionario per motivi di lavoro. In realtà, poche settimane dopo, torna al PSI, con una dichiarazione autocritica che Lotte Nuove riporta con grande evidenza:
Il movimento operaio, nella sua componente socialista, ha operato scelte democratiche, come metodo e come lotta per la avanzata graduale verso il socialismo; l'incontro storico tra cattolici e socialisti rimane nell'attuale situazione politica l'unica forma di governo che dia sostanziale garanzie di difesa delle istituzioni repubblicane e di graduali conquiste socialiste nella libertà e nel progresso civile. (61)
Mentre il PSI presenta il rientro di Gallo come segno dell'esaurirsi della scissione, il PSIUP commenta il fatto con toni molto rigidi:
Dopo tante malefatte, Gallo, ex funzionario della nostra federazione, ne ha finalmente azzeccata una: ha chiesto l'iscrizione al PSI. Ne hanno dato notizia, gongolanti, La Stampa e Lotte Nuove ... Vogliamo tirare un pietoso velo su ciò che ha fatto, sulle sue capacita, sul suo livello morale e anche sullo stato delle sue condizioni psichiche e sulla sua confusione mentale ... Speriamo, nell'interesse del movimento operaio, che Gallo non trovi nel PSI la stesa longanime comprensione che gli ha consentito di sfruttare il PSIUP. (62)
Sullo svolgimento del congresso, qualche preoccupazione nelle posizioni comuniste. Accanto ai molti interventi interessanti e unitari, non sono mancate manifestazioni di arido estremismo, si sono esasperati i termini del contrasto tra URSS e Cina, si è spesso accusato il PCI di aver perso ogni mordente rivoluzionario:
Sono posizioni che a parole sembrano assumere atteggiamenti estremistici di sinistra, da rivoluzionari avanzati, nella pratica tali posizioni nascondono atteggiamenti di destra, in cui l'anticomunismo è la molla essenziale. (63)
Ironico il PSI su questa sgridata agli ex compagni. (64)
Più cauto Martino, in una nota successiva sulla Voce. (65)
Quasi contemporaneamente, successo di prestigio per il giovane partito: Selene Amodeo Schiapparelli è eletta presidentessa del circolo di cultura internazionale. Vice presidente Aldo Mola, segretarie Mirella Origlia e Lucilla Costa, consiglieri Benigni, Bombardi, Ada De Angelis, Mario Pellegrino, Zonta, Riparbelli e Traversa.
E' il PCI a chiudere la stagione dei congressi. Se, a livello nazionale, l'11° congresso segna lo scontro tra una destra e una sinistra interne (Amendola e Ingrao), poche note di questo scontro, tutto per linee interne, sembrano vedersi a Cuneo. Molti i richiami alla concretezza, alla realtà locale, alla necessità di incontro con la sinistra socialista che deve sciogliere le ambiguità e con la sinistra cattolica. Questo permetterebbe di superare le divisioni e di incidere anche in una realtà difficile come quella cuneese. (66)
La relazione al provinciale (8-9 gennaio 1966) di Panero mette in luce gli elementi di crescita, ma anche i ritardi incontrati negli ultimi anni. Se sono errate le critiche da sinistra all'URSS che non aiuterebbe sufficientemente il Vietnam e non rompe le relazioni con gli USA, insufficiente in provincia è la mobilitazione per isolare i fautori della guerra e dell'aggressione, legandosi alla realtà antifascista locale ed ispirandosi alla nostra guerra di Liberazione:
La Resistenza cuneese deve avere coscienza che oggi la Resistenza continua nel Vietnam, a Santo Domingo, nell'Angola, in Venezuela e in decine e decine di paesi dove i popoli non piegano il capo di fronte ai potenti, ma lottano per essere padroni del loro destino. (67)
E' necessaria una politica estera autonoma del nostro paese con lo sganciamento della NATO e lo smantellamento delle basi missilistiche. Sul piano interno, si accresce la crisi politica ed economica, parallelamente all'accentuarsi dei pericoli di involuzione reazionaria. Il governo si è dimostrato impotente davanti ai pericoli che doveva fronteggiare: ha abbandonato i propositi riformistici delle sue forze più avanzate, per scegliere una strada anticongiunturale, aggravando gli squilibri del nostro paese e restringendo i margini di una politica riformista. Le lotte del movimento operaio, cresciute proprio durante il centro-sinistra, dimostrano la possibilità di scelte differenti, sconfiggendo per prima, la politica dei redditi.
La spinta operaia produce mutamenti nelle stesse forze politiche: è in crisi l'interclassismo cattolico, forti sono le contraddizioni nello stesso PSI, dove, nonostante la scissione del PSIUP:
Operano forti correnti di opposizione che si frappongono al disegno della maggioranza autonomista ... Ci sembra errato ritenere che fra le masse lavoratrici che seguono il PSI l'involuzione socialdemocratica sia ormai un fatto compiuto. Spetta alla nostra capacità di iniziative unitaria sollecitare nuove forze di coscienza, nuove contraddizioni tra vertice e base ... (68)
Indispensabile la ricerca di unità. In questa prospettiva si colloca lo stesso dibattito sul partito unico. La provincia di Cuneo è profondamente arretrata, nonostante l'espansione economica nazionale. La popolazione, negli ultimi 50 anni, è calata di 131.456 unità, il reddito pro-capite è più basso della media nazionale. Su questi dati si misura il fallimento della classe dirigente. L'industrializzazione, i trasporti, i collegamenti viari e ferroviari, l'agricoltura restano grandi problemi irrisolti. Cause fondamentali, oltre allo strapotere democristiano e all'immobilismo della classe dominante, l'insufficienza del movimento democratico e la debolezza politica del PSI.
Portano i saluti Viara (PSI), Andreis (PSIUP), Zavattaro (Alleanza contadini) e Franco Revelli (come cattolico). Per Mola il PRI, erede nel cuneese dei valori del Partito di Azione, può guardare al PCI come ad una grande forza democratica che ha combattuto battaglie liberali. Per Andreis, occorre una grande tensione unitaria, per affrontare anche le divisioni (diverso giudizio sul centro-sinistra e sulla programmazione democratica ...), soprattutto davanti alla drammatica situazione internazionale e alla istituzionalizzazione del centro-sinistra:
La lotta contro il centro-sinistra deve, secondo noi, andare oltre ogni ambigua alternativa di riforme sì - riforme no, per investire l'aspetto più caratteristico di stabilizzazione politica del capitalismo ... di politica governativa strettamente intrecciata ai tentativi di neo-capitalismo, di imbrigliamento dei sindacati, di rottura del movimento operaio, di condizionamento di una parte almeno di esso alla pseudo programmazione dei vari programmi Pierraccini. (69)
Scarso sembra, negli interventi, il peso delle divisioni nazionali. Albera e Sanna intervengono sul ruolo della FGCI nel mondo giovanile, Sparla, Roncini e Ferro sul carattere di massa del partito e sulle lotte operaie, Oronzo Tangolo pone l'esigenza di un approfondimento teorico sul funzionamento del sistema capitalistico nella fase attuale, Biancani sul rapporto con le masse cattoliche, Anna Graglia sulla questione femminile. Più locali (su Mondovì e Alba) gli accenti di Rita Martini e Mantovani.
Le conclusioni di Vito Damico non si discostano dal dibattito su nessuno dei nodi centrali (questioni internazionali, dissenso URSS-Cina, centro-sinistra e programmazione, rapporti con il PSI).
Valter Botto e Leopoldo Attilio Martino sono delegati al congresso. Panero è rieletto segretario (in segreteria Biancani, Ferro, Graglia, Martino).
Duro e gelido il commento di Lotte Nuove: il congresso non ha messo in luce nulla di nuovo. Dietro ai continui attacchi al PSI e al centro-sinistra si cela la solita volontà egemonica del PCI che vorrebbe una sinistra unita sotto le sue direttive:
Un congresso, quindi, di tutta tranquillità e di ossequio alle tesi della Direzione del partito; un congresso che ha mostrato di riscaldarsi solo quando è stata gettata sul tappeto la vita interna della federazione. (70)
Lotte Nuove è più attenta al dibattito nel PCI nei numeri successivi, anche se solo attraverso un lungo scritto esterno di Giuseppe Tamburrano che cerca le radici dello scontro nel gruppo dirigente e prevede una grande difficoltà del partito ad adattarsi alle tendenze della società attuale. (71)
La primavera del 1966 è densa di fatti che, letti con il senno di poi, paiono quasi anticipare l'esplosione del '68. Continua l'annosa vicenda ACNA-Valle Bormida. Nel dicembre '65, sindaci ed amministratori comunali della valle manifestano a Cuneo e minacciano di paralizzare la vita amministrativa, dimettendosi in massa. A gennaio, Giolitti, in un'intervista ricorda l'impegno del ministro della sanità e il programma di intervento presentato dall'ACNA che prevede l'ampliamento del bacino di ritenzione e decantazione delle acque di scarico e l'eliminazione degli scarichi di anidride solforosa e degli ossidi di ferro. La situazione dovrebbe avviarsi ad una soluzione:
Le notizie in mio possesso consentono di affermare che il programma dell'ACNA, sia in uno stadio di avanzata esecuzione. Permangono ancora alcune difficoltà tecniche circa la riciclazione delle acque reflue dell'impianto di anidride ftalica ... Mi consta, però, che la ditta abbia fornito assicurazioni di provvedere urgentemente all'eliminazione degli inconveniente ... Spetta proprio al Comitato del Bormida e ai suoi esperti verificare la bontà delle iniziative prese e da prendere. (72)
A febbraio, denuncia contro 30 esponenti del Comitato che avevano minacciato uno sciopero fiscale contro il perdurare dell'inquinamento.
Si accende la polemica sull'obiezione di coscienza, davanti ai casi che vanno moltiplicandosi. Risponde Don Costanzo Marino, direttore della Guida ad una inchiesta di Lotte Nuove:
Io credo indifferibile una regolamentazione dell'obiezione di coscienza. La maturazione di questi principi in Italia è stata ben più lenta che nei paesi anglosassoni; ma ormai è avvenuta. Come cattolico non posso che appoggiare e sperare che tutti i cattolici appoggino una rapida soluzione in sede legislativa, secondo quanto chiede il Concilio. (73)
Ad ottobre, Elio Imbimbo, della federazione giovanile socialista, sceglie la difficile strada dell'obiezione:
La mia decisione - dice una sua lettera - deriva da motivi pacifisti ed umanitari. Pacifismo inteso come azione quotidiana e concreta al fine di migliorare se stessi e coloro che ci stanno vicino ... Pacifismo attivo e non passivo ... Pur rifiutando di aderire a qualsiasi organizzazione militare saprei, quindi, qualora si prospettasse il ritorno di una dittatura, con la conseguente violazione dei diritti e della personalità dell'individuo assumere le mie responsabilità, difendendo con le armi il regime democratico ... Una prima conquista sarà il riconoscimento dell'obiezione di coscienza ... Forse ancora molto tempo dovrà passare prima che si compia questo passo. (74)
A marzo, molte persone nel mondo giovanile per l'arresto di alcuni giovani marxisti-leninisti, colpevoli di avere diffuso a Milano, un volantino pacifista e contrario all'esercito. Quasi contemporaneamente, sempre a Milano scoppia il caso Zanzara. Tre redattori della Zanzara, giornalino studentesco del liceo Parini, sono processati per aver ospitato sul loro foglio una inchiesta sul comportamento sessuale dei giovani. La polemica è fortissima, data anche la crescita dei circoli studenteschi e di molti piccoli giornali di Istituto.
Dice un comunicato degli studenti del liceo classico di Cuneo:
Il consiglio studentesco ... afferma ancora una volta la necessità di adeguare le strutture scolastiche italiane alle esigenze di democrazia della società di oggi ... Esprime la propria completa solidarietà con gli amici del liceo Parini e addita alla generale deprecazione la immoralità dei falsi moralisti che ritengono si possa eludere la discussione di taluni problemi attraverso la repressione legale. Il consiglio sottolinea la necessità di un riconoscimento giuridico degli organismi rappresentativi studenteschi e di una modificazione di una legge sulla stampa per quanto concerne i giornali studenteschi. (75)
A fine aprile, all'università di Roma viene ucciso lo studente Paolo Rossi.
Forte lo sdegno contro il MSI e le squadre del FUAN, da tutti ritenute le responsabili della morte. Sabato 30 aprile grande manifestazione di tutte le scuole di Cuneo. Parlano Carlo Benigni (studente liceale), Aldo Mola (universitario), Umberto Boella (insegnante). Si chiedono la destituzione del Rettore, la messa fuori legge del MSI, che si impedisca alle forze reazionarie di continuare a promuovere azioni criminose:
Mai più un compagno socialista deve cadere sotto i colpi del teppismo fascista. Chi i responsabili di quanto è successo? Al di là delle lampanti colpe del Rettore dell'università e del Commissario di Pubblica Sicurezza, esistono altri colpevoli che devono essere individuati. I giovani squadristi che hanno ucciso da tempo agiscono incoraggiati da nostalgici e reazionari. (76)
Inquietudini anche nelle fabbriche. Minaccia di chiusura delle Acciaierie di Lesegno, chiusura della Ledoga di Garessio con disoccupazione per 42 lavoratori.
Nelle elezioni della Commissione interna alla Ferrero di Alba forte calo della CISL e crescita della UIL (+6%) e della CGIL (+10%) che elegge Davide Domine e Giovanni Ermete.
Drammatico e annoso il problema dei trasporti: viene soppressa, pur dopo molte polemiche, la Barge-Bricherasio, mentre è in pericolo la Ceva-Ormea. A settembre con grande cerimonia italo-francese (oratore Giolitti), si inaugurano i lavori per il traforo del Ciriegia che, nelle intenzioni, dovrebbe far uscire la provincia dall'isolamento.
Due gravi lutti per il PSI e per la sinistra tutta. Il 25 maggio muore Primo Silvestrini, antifascista, sindaco di Mondovì alla Liberazione, tra i ricostruttori, dal '43, della federazione socialista, romagnolo trapiantato nel cuneese, molte volte candidato alle politiche. Il 13 settembre, se ne va Giovenale Sampò (79 anni), perseguitato dal fascismo, vicesindaco di Saluzzo.
L'unificazione PSI-PSDI si compie in autunno. A maggio il PSI tiene il primo convegno provinciale sull'unificazione (relatori Manlio Vineis: La politica di autonomia, Luigi Schiffer: La tradizione socialista sui problemi della pace, Franco Viara: I problemi sindacali).Molte le preoccupazioni all'interno di un quadro positivo. Per De Vicariis, la storia dei due partiti è molto diversa, tanto da consigliare di non aver fretta. Per Gonzo, sbagliato è pensare alla rottura della CGIL per un sindacato socialista. Per Marengo, troppo le differenze sulle questioni di politica estera; inoltre il PSDI ha come fine solo quello di sostituirsi alla DC nei posti di potere. Antonio Giolitti, nelle conclusioni, esamina i compiti della federazione di Cuneo, nelle sue scelte anche discordanti dalla maggioranza nazionale. L'unificazione non deve avvenire in chiave anticomunista, ma come sbocco di un periodo di pratica e di lotte comuni, sino ad ora poco praticato. (77)
Sempre molte le preoccupazioni soprattutto sulle lentezze e le inadempienze del centro-sinistra. A settembre i comitati centrali dei due partiti approvano il documento per l'unificazione. Entro fine ottobre vi saranno i due congressi di scioglimento e dopo quello che segnerà la fusione. Contraria nel PSI la minoranza di sinistra (Lombardi, Giolitti, Codignola, Balzamo, Didò, Signorile ...) per cui la carta dell'unificazione è debole e contraddittoria ma che continuerà ad impegnarsi nel partito, soprattutto in una situazione in cui la lotta politica è sempre più articolata su tre poli (DC, PCI, Partito Unificato) ed in cui quindi, nell'ultimo, occorre una componente impegnata su una piattaforma riformatrice e capace di guadagnarsi il sostegno di tutte le forze di sinistra. Più nette le posizioni di Anderlini, Gatto e Tullia Carrettoni che, due mesi dopo, lasceranno il partito dando vita al Movimento Autonomo Socialista.
Il dibattito su Lotte Nuove e nelle sezioni è forte. Lo accresce Giovani Socialisti, supplemento del settimanale. Scrivono sui primi numeri Silvio Verardo, Elio Lombardo, Franco Bagnis, Luigi Schiffer, Marco Revelli, Adriana Mocellini, Silvio Giachino. Temi centrali la situazione internazionale, la riforma della scuola, l'unità della sinistra, l'obiezione di coscienza, il rapporto con la generazione partigiana e con il mondo giovanile apparentemente sempre più lontano dalla politica. (78)
Il segretario nazionale Francesco De Martino è a Saluzzo, domenica 9 ottobre, per ricordare Rodolfo Morandi detenuto in quel carcere nel ventennio fascista.
Di Morandi vengono sottolineati la lunga battaglia antifascista, l'impegno di studioso, l'attenzione prestata alla formazione dei quadri, all'organizzazione, al lavoro di massa. Pur morendo nel momento di crisi dello stalinismo, Morandi già aveva iniziato ad accentuare l'autonomia del PSI aprendo la strada a un diverso rapporto tra socialisti e democristiani. Viene scoperta una lapide dettata da Pietro Nenni:
In queste carceri / nei tempi della dittatura fascista / Rodolfo MORANDI / soffrì la prigione / per reato di pensiero / antifascista e socialista / Dalle solitarie meditazioni / uscì' meglio temprato / l'Uomo che doveva dare / un forte contributo / alla Liberazione della Nazione / all'avvento della Repubblica / Democratica / alla battaglia socialista.
Domenica 23 ottobre, il PSI celebra il suo 13° congresso provinciale, quello della riunificazione socialista. Cipellini nella relazione ricorda il congresso precedente e le riserve espresse non sull'unificazione, che ha valore e importanza storici, ma sul modo e sui tempi proposti e tutte le vicende nazionali dell'ultimo anno. Non vi sono state grosse novità. La guerra in Vietnam continua, il governo continua a rinviare i problemi, da quelli istituzionali (regioni ... alla riforma della scuola, dallo statuto dei lavoratori ad una vera politica di ricerca scientifica alla riforma del sistema previdenziale). Scopo del nuovo partito unificato è quello di far sentire la propria voce e di modificare la situazione. Questo è centrale anche per la provincia, dove la DC è divisa ed in crisi, il PCI rischia l'isolamento, il PSIUP è una larva di partito, imbottito di polemiche sterili e di rancori personali, i liberali dimenticano di essere stati corresponsabili della politica centrista, i repubblicani sono una pattuglia di quadri dirigenti con una appendice qualunquista (il partito dei contadini di Cerutti). Il partito unificato, per la sua maggior forza potrà incidere sui problemi mai affrontati compiutamente: la Cuneo-Nizza, l'industrializzazione, l'acquedotto delle Langhe, l'utilizzazione della acque del Tanaro, la specializzazione dell'agricoltura.
L'unificazione deve accrescere nei socialisti la coscienza dei loro compiti e deve chiedere ai lavoratori il consenso per una alternativa nella direzione del governo e per la conquista della maggioranza del movimento operaio:
Le assemblee delle sezioni hanno sottolineato la necessità che il partito unificato sulla base dei presupposti ideologici e statutari del Comitato centrale del PSI, avvii una politica di accentuato impulso alle riforme di struttura della società Italia promuova l'unità sindacale con il rispetto dell'autonomia di elaborazione e di decisione dei suoi organismi, si impegni nella lotta contro l'imperialismo in tutte le sue manifestazioni attuali e nelle conseguenze future, assuma le iniziative più valide perché tutto il movimento democratico italiano di sinistra venga acquisito agli ideali del socialismo ed aderisca alle sue aspirazioni di libertà. (79)
Gli interventi esterni sono molto differenziati. Lunati della UIL saluta nell'unificazione politica la prospettiva di quella sindacale. Donadei, del Partito radicale vede nel centro-sinistra solo una formula provvisoria, superabile con l'unità strutturale di tutte le componenti della sinistra. Necessari la denuncia del concordato, la difesa della laicità della scuola di tutti i settori minacciati dall'invadenza del clericalismo, la denuncia del Patto Atlantico e il rilancio dell'unità europea. Moderatamente critico Martino (PCI): i grossi nodi del paese si possono affrontare solo con l'unità delle forze di sinistra.
Esemplare l'elezione di Saragat a presidente:
Quell'occasione ha ancora una volta offerto il motivo per capire quali siano e possano essere le forze che nel nostro paese possono operare pur colla diversità nella dialettica, per determinare gli obiettivi democratici che lasciano aperta la strada per la quale avanza il socialismo. (80)
Fiducioso Armando Palagi segretario provinciale del PSDI. Occorre non deludere le grande aspettative di chi guarda con speranza al nuovo partito, il solo capace di dare vita ad una alternativa democratica:
Il compito del nuovo partito si presenta quindi, molto gravoso, ma sarà, nello stesso tempo un compito esaltante e quindi in grado di ridare una nuova carica di vitalità a tutti noi, sia militanti che dirigenti. (81)
In grande maggioranza gli interventi favorevoli: le preoccupazioni circa il centro sinistra e l'opposizione all'unificazione paiono scomparsi in un solo anno. La stessa, non positiva conclusione dell'ultima crisi di governo, sembra dimenticata davanti all'euforia per la nascita della nuova forza politica che dovrebbe costituire un moltiplicatore di forze. Esprimono queste valutazioni e questo stato d'animo Farinetti, Viglione, De Vicariis, Masoero, Mattei, Gonzo, Achino. Preoccupato Maiolino. Brizio e Sciolla portano le ragioni di chi pur contrario all'operazione ha deciso di aderire al nuovo partito. L'unificazione è stata troppo affrettata e non è stata preceduta dal necessario periodo di lotte comuni, magari anche dall'opposizione, che cementasse i due partiti e fosse capace di ridare spirito di iniziative e slancio ideale. Per Sciolla, necessarie l'unità della CGIL e la denuncia della politica americana in Vietnam.
Per Brizio, nonostante critiche e riserve, è da analizzare la specifica realtà italiana di neocapitalismo ritardato in cui persino una robusta formazione socialdemocratica può già essere una forza di sfida. Replica Vineis: il dibattito e la discussione hanno avuto un profondo carattere democratico; il problema dell'alternativa sta assumendo grande attualità; il nuovo partito unificato può allargare le proprie basi di consenso per:
porre l'alternativa socialista come alternativa della classe operaia alle posizioni di potere oggi rappresentate da un partito ancor così ancorato alla conservazione e al mondo capitalistico. (82)
Simili i contenuti della tavola rotonda di Lotte Nuove, sull'unificazione in provincia. Per Giolitti, il problema è di costruire l'alternativa di lungo periodo, lo sviluppo democratico nelle strutture e nelle istituzioni, contrapposto alla tendenza antidemocratica dell'accentramento autoritario.
Nell'azione immediata, l'alternativa si prospetta verso l'involuzione del centro-sinistra. Fondamentali i connotati internazionalisti e classisti che sono vissuti nei 74 anni di storia del PSI. Per Pierluigi Romita, il nuovo partito può mettere fine ai due integralismi (democristiano e comunista) che hanno dominato l'Italia per 20 anni, annullandosi a vicenda. Una reale politica di alternativa alle forze conservatrici può ricondurre al socialismo le masse inebetite dalla propaganda dell'estrema sinistra. Più locale l'interesse di Cipellini. Il partito unificato ha un grande spazio da coprire:
A sinistra con uno PSIUP ridotto al lumicino ed un PCI in cui le speranze di apertura sono sempre più limitate. A destra con una DC contorta e involuta, restia ad abbandonare l'integralismo ..., una DC che subisce, letteralmente, la politica nazionale del partito e che dovrà fare i conti con l'elettorato per le cose non fatte e per quelle fatte a dispregio del codice. (83)
Anche Armando Palagi vede la possibilità di uno sfondamento verso il PCI, se si lavorerà con tenacia e se si procederà velocemente ad amalgamare i compagni provenienti dai due partiti. Da metà novembre Lotte Nuove aggiunge alla propria testata quella della Settimana della provincia granda, organo del PSDI. Il direttore Vittorio Achino è sostituito da Carlo Benatti e Armando Palagi. La soddisfazione per l'unificazione è visibile nella prima manifestazione esterna, a Bra, dove Brizio annunzia la prossima costituzione di una giunta di centro-sinistra e parlano Giolitti e Romita. L'ottimismo e la certezza di sfondare sono presenti in tutti gli interventi:
Sappiamo benissimo quali sono, in questo momento, gli stati d'animo delle forze politiche, che, a destra e a sinistra di noi, hanno seguito, impotenti a fermarla, la realizzazione dell'unificazione socialista e la costituzione di un forte movimento capace di rompere le egemonie troppo facilmente consolidatesi in tutti questi anni di divisione nel movimento socialista ... irritazione e disappunto sono particolarmente vivi negli ambienti avversari dove regnano malcelati la mortificazione dello PSIUP, il livore dell'Unità, la impulsiva e infantile acredine democristiana. (84)
Critico il PCI che non chiude, però, le porte a rapporti di collaborazione con il nuovo partito (o ampi settori di esso). Il centro-sinistra è fallito.
Il PSI è ripiegato su posizioni socialdemocratiche. Alla base di questo è la politica economica dominata dai monopoli e portata ad aggravare gli squilibri sociali, facendo pagare i prezzi ai lavoratori e svuotando gli istituti elettivi. Queste scelte, per la provincia, significano emarginazione, rinvio di ogni sviluppo programmato. E' necessario, invece, rilanciare la programmazione democratica, basata su uno stretto rapporto con sindacati ed enti locali e una politica di pace. L'azione politica unitaria può nascere solo su questi contenuti. (85)
Più netto e polemico il giudizio negativo del PSIUP. Il numero di ottobre della Scintilla è interamente dedicato alle molte uscite dal PSI, a Torino, Asti, Novara (tra gli altri Fausto Bertinotti), Milano ... Attenzione alla dissidenza del MSA e polemica contro le scelte di Lombardi. (86)
Dice l'appello lanciato ai lavoratori perché il rifiuto della socialdemocrazia non significhi disimpegno:
La resa del PSI alla socialdemocrazia è stata senza condizioni: sono state rovesciate le alleanze di sinistra nei comuni e nelle province, si sta portando avanti una politica di rottura dell'unità dei lavoratori negli organismi di massa, è stata accettata la politica atlantica, guidata dall'imperialismo americano ... viene confermata la validità delle scelte che, tre anni fa, venne fatta da quei compagni che costituirono il PSIUP, di fronte alla sfida socialdemocratica, per dare una risposta unitaria di sinistra che permettesse di riprendere con più slancio la vita della lotta per la conquista del socialismo. (87)
La drammatica alluvione dell'autunno e la carenza nei soccorsi sembrano confermare le critiche al governo: rispondono bene solo le strutture di base, parrocchie, sedi sindacali, nel centro Italia il PCI. Stupisce la grande risposta dei giovani, da tutti visti come disimpegnati e lontani dalla politica. A Firenze accorrono da tutto il mondo.

C) I giovani del Vietnam
La crescita dello scontro in Vietnam e nel sud-est asiatico provoca emozione e preoccupazione a partire già dal 1964. Per molti giovani che poco hanno conosciuto della guerra algerina, il Vietnam diventa il caso più importante ed esemplare di intreccio tra lotta contro il colonialismo e battaglia contro l'imperialismo, tra rivendicazioni di un popolo che vuole la propria indipendenza e internazionalismo. Le scelte del governo italiano che rifiuterà sempre una decisa condanna dell'intervento americano ed arriverà ad esprimere comprensione, suscitano scandalo e sdegno morale.
A livello locale, se il PSI insiste per una politica governativa più attiva e meno legata al carro americano, molto forte è l'interesse nell'ANPI e nella FIAP (le formazione partigiane leggono nel sud-est asiatico somiglianze profonde con quanto avvenuto in Italia tra il '43 e il '45), continua è la propaganda del PCI, intensa e molto polemica l'iniziativa del PSIUP.
Molto forte l'attenzione per le contraddizioni che la politica americana produce nel mondo cattolico. Le associazioni resistenziali, a febbraio, stilano un documento in cui si condanna la sporca guerra e organizzano, a marzo, un incontro pubblico tra tutti i partiti locali.
Benedetti (PCI) propone l'unità fra tutte le forze democratiche. Più incisivo Mario Giovana (PSIUP) che chiede l'uscita dalla NATO, attacca frontalmente PSI e PSDI ed è critico anche verso le contraddizioni del campo socialista, a cominciare dall'URSS. Opposti gli interventi dei due partiti socialisti, pur molto vicini all'unificazione: Fantini (PSDI) difende la politica americana e recupera motivi di anticomunismo, a differenza di Benatti (PSI); Mola (PRI) è critico verso la stessa iniziativa e le sue motivazioni, difese, invece, da Dino Giacosa, a nome delle associazioni partigiane.
Frequenti i richiami alle dissociazioni, negli stessi USA e allo sdegno nel mondo cattolico. La Scintilla di marzo riporta l'appello di Berkeley, brani della ristampa di Tu non ucciderai di don Primo Mazzolari, una testimonianza della rivista francese Freres du monde, la dichiarazione di voto di Parri contro il nuovo centro sinistra, motivata anche sulle sue scelte internazionali (88). Scrive Mario Pellegrino, ricordano la data del 25 aprile:
Sarà il popolo e la lotta di liberazione del Vietnam ad indicare a tutto il mondo che le libertà dei popoli sono insopprimibili e che gli americani, inviando le truppe e i marines, fermano l'indipendenza di quel paese, impedendo l'autodeterminazione. Per questo, vogliamo chiaramente scrivere che la Resistenza italiana continua ancora oggi a fianco dei Partigiani del Vietnam contro la politica imperialista americana. La nostra avversione al Patto atlantico ha proprio questo significato. (89)
L'escalation americana, produce, nell'estate, una nuova ondata di proteste che si intrecciano, nella sinistra, con l'acuirsi della rottura URSS-Cina, l'esplodere della rivoluzione culturale, lo strutturarsi, in Italia, dei primi gruppi filo cinesi (il PCI d'I m-l viene fondato, a Livorno, nell'autunno).
La solidarietà con il Vietnam non si esaurisce in una protesta pacifica, ma significa per tutti una lotta generale contro il governo complice degli aggressori e contro l'alleanza militare che ci lega al loro carro imperialista (90) scrive La Scintilla ponendo, fra le righe, alcuni dei temi su cui maggiori saranno il dibattito e lo scontro: la critica alla concezione pacifista e alle sue manifestazioni, il collegamento tra anti-imperialismo e lotta anti-capitalistica. Il legame tra la guerra in Indocina e la Resistenza cuneese è messo in luce dalla manifestazione dell'ANPI che, il 17 settembre, congiunge Cuneo e Boves, nell'anniversario dell'eccidio nazista. La fiaccolata termina con un discorso di Giulio Mazzon, vice segretario nazionale dell'ANPI. Per La Voce:
Personalità dell'antifascismo, uomini della Resistenza si sono incontrati con le nuove generazioni, presenti in gran massa, e hanno voluto esprimere la volontà di pace che anima anche i cuneesi in questo momento di grave tensione internazionale, provocata dagli Stati Uniti. (91)
Più critica, ancora una volta, la Scintilla che ricorda la scarsa volontà di esponenti del PSI, la trasformazione della marcia in fiaccolata, il discorso ambiguo e rinunciatario di Mazzon. La condanna degli USA non deve basarsi su posizioni moralistiche o pseudo pacifiste, pronte anche ad attaccare la rivoluzione cinese:
Da una parte c'è un popolo rivoluzionario su cui incombe il pericolo continuo di un'aggressione, dall'altra l'imperialismo al suo estremo stadio di gendarme della reazione mondiale. (92)
I contrasti all'interno del movimento operaio internazionale debbono essere affrontati senza rotture. Questo non ci si può attendere dal PSI:
Come conciliare, tuttavia, la condanna (a denti stretti) dell'imperialismo USA a Boves con l'accettazione della NATO? ... Alla base, se ancora nella nuova temperie politica del PSI tale termine ha un senso, rimane l'ultima possibilità di respingere l'integrazione completa nel sistema americano. (93)
L'identificazione del PSIUP, o di parte di esso, con le posizioni eterodosse del movimento comunista internazionale pare accentuarsi nei mesi successivi.
A dicembre, nelle sale della federazione è esposta una mostra sulla guerra di liberazione in Vietnam. La conferenza del circolo di cultura internazionale sulla rivoluzione culturale in Cina fa esplodere i contrasti latenti.
Ad una nota della Scintilla, critica verso alcuni interventi del PCI, risponde Vincenzo Sparla. I fili conduttori della conferenza erano:
l'antisovietismo e l'anticomunismo e per di più bassissima lega, basato su menzogne ormai note e stranote, pescate nel bagaglio di certi fogliacci ben noti alla classe operaia torinese e milanese. (94)
La conferenza, inoltre, non ha risposto alle questioni di fondo che dividono il movimento comunista, cioè la coesistenza pacifica, l'inevitabilità o no della guerra, le vie nazionali al socialismo, il culto della personalità, il giudizio sul 20° congresso, la lotta per la pace.
La replica di Andreis è ferma e netta: occorre rilanciare una grossa discussione in tutto il movimento operaio, come pure le iniziative unitarie per il Vietnam. Il PSIUP non sposa le posizioni cinesi che in molti punti critica, ma non può non ricordare il distacco dell'URSS dalle rivendicazioni dei paesi sottosviluppati. Le tesi cinesi non possono, quindi, essere rigettate o essere bollate come antisovietismo tout-court; non ha senso accusare un dibattito di velleitarismi locali, ignorando che le questioni rivestono, ideologicamente e praticamente, due grandi rivoluzioni. (95)
Su temi internazionali, ma non solo, pare rimettersi in moto il mondo dei giovani. Il consiglio studentesco del liceo classico, dopo una fase più interna, esce con alcune iniziative pubbliche; a gennaio, tavola rotonda sull'obiezione di coscienza, sabato 25 febbraio incontro sul disinteresse politico dei giovani.
Partecipano Gianni Vercellotti (DC), Antonio Degiacomi (PCI), Luigi Schiffer (PSI-PSDI), Carlo Benigni (PRI), Bruno Mantelli (PSIUP).
Se Vercellotti chiede ai giovani più partecipazione anche sui temi locali Schiffer sembra sviluppare la politica delle cose (nuove leggi che superino le arretratezze soprattutto sul lavoro e scuola), Degiacomi porta tematiche di quello che, in embrione, è il movimento studentesco: critica ai programmi scolastici non solo per la loro arretratezza, alla scuola come organizzatrice del consenso, richiesta ai circoli studenteschi di superare il limite dei piccoli gruppi distaccati, per toccare i temi degli sbocchi professionali, del rapporto con il mondo del lavoro, della riforma della scuola, ponendo richiesta anche sul piano locale. (96)
L'occupazione dell'università di Torino (febbraio) suscita grande interesse. Quale tipo di cultura e di insegnamento? Quali i tipi dello studio? Formazione specifica e professionale più ampia? Come comportarsi davanti ai progetti governativi? A queste domande cerca di rispondere l'assemblea degli universitari della provincia che si riunisce a Cuneo sabato 11 marzo. Molte le sigle degli organizzatori (dai movimenti giovanili di partito alla FUCI, ai primi circoli di istituto delle scuole medie superiori) e molto differenziate le risposte. Iniziano, comunque, a circolare le prime valutazioni negative sul piano governativo, le prime richieste di diversa gestione dell'università, le prime critiche alla cultura.
Consistente il peso del dissenso che pare essere, con il dissenso giovanile e in particolare nel cuneese, l'elemento nuovo di questi mesi; interessante l'evoluzione della FUCI e di alcuni suoi dirigenti (Risoli, Conforti, Cordero ...), forti le contraddizioni nella GIAC (gioventù italiana di azione cattolica), capillare nelle parrocchie e nelle scuole.
A prova del dialogo tra marxisti e cattolici, si ha il 4 marzo, a Cuneo, una nuova iniziativa sul Vietnam. Assente il prof. Giovannoni, direttore della rivista cattolica Note di cultura, a dialogare con Arrigo Boldrini, presidente dell'ANPI, è Domenico Romita che legge l'appello di molte riviste cattoliche (Testimonianze, Humanitas, Note di cultura e ripropone l'impegno del credente nella difesa dei valori di pace. Più legati al collegamento con la guerra partigiana italiana, sono, a Cuneo e a Saluzzo, i due incontri con Giorgio Bocca del Giorno (recente la sua storia dell'Italia partigiana).
Sempre a metà marzo è a Cuneo Dario Valori, vicesegretario del PSIUP. Il suo comizio in Piazza Galimberti (fallimentare il tentativo di farlo precedere da un concerto di canzoni per la pace eseguite da un complesso beat) ricorda il fallimento del centro-sinistra, la sua incapacità di rilanciare una politica di riforme e di rinnovamento. La maggioranza è divisa su questioni di fondo, dominata dalla prepotenza del gruppo dirigente DC, incapace di una scelta di fronte agli sviluppi dell'aggressione al Vietnam. L'unità della sinistra (è recente il successo in Francia) è indispensabile per produrre qualunque cambiamento.
Nella stessa giornata, il direttivo provinciale del PSIUP rinnova cariche ed incarichi con l'elezione a segretario di Mario Pellegrino e a vice segretario di Mario Andreis e Bruno Mantelli. L'esecutivo è composto da Mario Andreis, Franco Balsamo, Spirito Beltrand, Giancarlo Bongiovanni, Piero Formento, Bruno Magliano, Bruno Mantelli, Paola Pasquali, Eraldo Zonta.
Il ridimensionamento, in Francia, del gaullismo alle elezioni di marzo è accolto con entusiasmo anche dalla sinistra cuneese:
La sconfitta del generale si chiama fronte delle sinistre. Dai socialisti ai comunisti, dai radicali agli indipendenti, dai repubblicani perfino ai centristi ... vi è stata una volontà comune di dare, con il voto elettorale, un nuovo volto alla politica francese. E' stata indubbiamente una grande impresa che si è articolata in due difficili fasi: quella dell'accordo tra i vertici e quella dell'accordo tra gli elettori. (97)
Anche in Italia occorre superare le polemiche astiose, cambiare il linguaggio; nei sindacati si è iniziato a camminare su questa strada. Per farlo nei partiti ci vorrà più tempo.
L'anno sembra segnato dai fatti internazionali; ad aprile, il colpo di stato in Grecia ripropone il pericolo di involuzioni fasciste anche in Italia e la discussione sul ruolo della NATO nel Mediterraneo.
Scrive Tangolo sulla Voce:
La reazione fascista che è parte organica della struttura capitalistica moderna ha oggi il suo punto di riferimento e di foraggiamento nell'imperialismo statunitense. Dove più calza il guanto della legalità col beneplacito dei benpensanti; dove non può, usa l'ottusa violenza che scorre nelle sue vene. Vietnam e Grecia hanno una unica matrice. (98)
In provincia, manifesto unitario dei partiti, sindacati ed associazioni partigiane. A Cuneo, manifestazione in piazza. Parlano Viara, Prunotto (per le associazioni partigiane), Bertolino (per i sindacati), Pier Franco Risoli della FUCI (a nome dei gruppi giovanili) per cui non si possono comprendere, con la scusa dell'anticomunismo, i governi dittatoriali di destra.
Negli stessi giorni è l'attentato alla lapide di Duccio Galimberti. La Voce ricorda il precedente oltraggio fascista (dicembre 1964) e la richiesta di messa fuori legge del MSI.
Nasce, intanto, a Cuneo, la sezione del Comitato città europee per il Vietnam.
La formano i giovani di FGCI, PSU, PSIUP e della FUCI per dare vita a molte iniziative (dibattiti, veglie, mostre ...) che si susseguiranno nei mesi successivi. La forte iniziativa giovanile è ricordata da Biancani (con toni molto lontani da quelli usati da Grio solo un anno prima):
L'impegno entusiasta, politicamente qualificato di gruppi di giovani studenti - dai comunisti ai cattolici - e di giovanissimi senza partito delle scuole medie superiori, è la novità più bella dell'aprile 1967. (99)
L'ingresso sulla scena dei giovani segna un collegamento dell'antifascismo cuneese con la dinamica e drammatica situazione di oggi. Non tutto il mondo partigiano ha ancora compreso questa novità, ma i segni sono incoraggianti.
Il 27 maggio grande manifestazione, a Cuneo, per il Vietnam. Per la prima volta, dopo molti anni, un folto corteo sfila in corso Nizza, con forte presenza dei partiti di sinistra e di giovani. Parlano Massimo L. Salvadori (dell'università di Torino), Maria Magnani Noia (della presidenza dell'UDI) e Gianni Bertone (giornalista del Regno e dell'Avvenire d'Italia). Il successo dell'iniziativa è indubbio, nonostante qualche piccolo incidente: a metà di corso Nizza, il futuro assessore liberale Gianmaria Dalmasso fa suonare l'inno dei marines e durante i discorsi, alcuni giovani, fra cui il leader repubblicano Benigni, sollevano un grande striscione chiedendo libere elezioni in Cina.
Caustico, sulla manifestazione, il commento della Vedetta. Il settimanale DC parla di un totale fallimento che avrebbe provocato reazioni all'interno della segreteria PCI in cui Panero, e soprattutto Biancani, sarebbero sotto accusa.
Altre iniziative si prendono in tutta la provincia: il 24 maggio a Verzuolo, con i partiti di sinistra e Gigi Ferraro dell'Azione cattolica, il 28 ad Alba, con Primo Ferro (PCI), Giancarlo Bongiovanni (PSIUP) e Nicola Enrichens (PSI), nei giorni successivi a Carrù, Bra, Fossano.
L'accentuarsi delle differenziazioni tra PCI e PSIUP, soprattutto sulle questioni internazionali, è evidenziato dal comunicato del direttivo provinciale PSIUP sull'aggressione americana. La scalata militare americana rischia di provocare la terza guerra mondiale. L'imperialismo americano è ormai sullo stesso piano del nazismo. L'Italia, legata al Patto atlantico e controllata dal capitale americano e dalle sue basi militari, rischia, come la Grecia, un colpo di stato militare:
Il tentativo di coesistenza pacifica si deve considerare fallito per la volontà aggressiva degli USA che hanno interpretato la pazienza del mondo socialista come un segno di debolezza. La coesistenza pacifica, intesa come conservazione indefinita dello status quo, ha già avuto la sua smentita dalla rivolta dei popoli oppressi sotto il giogo economico e politico del neocolonialismo. (100)
Analoga polemica sul tema della coesistenza pacifica si avrà in un incontro pubblico, ad ottobre, in cui Lucio Libertini (sinistra PSIUP) polemizzerà non solo contro il PSU, ma anche contro Silvio Ortona (PCI), suscitando forte disappunto tra i dirigenti comunisti.
La guerra dei sei giorni, in cui Israele sconfigge i paesi arabi, è un nuovo elemento di scontro anche nel mondo politico cuneese. Parte consistente dell'antifascismo locale, ricordando l'olocausto, si schiera istintivamente con Israele. Su questo entra in crisi, quasi definitiva, il Circolo di cultura internazionale, che ha svolto, in Cuneo città, un ruolo non indifferente. La conferenza dell'on. Giorgina Levi, ebrea e comunista, suscita polemiche e la sostanziale spaccatura del circolo, accusato di essere una emendazione di comunisti e psiuppini. Sotto accusa il carattere unilaterale della relazione, l'introduzione di Bruno Mantelli (PSIUP), l'animosità di parte del pubblico.
Alle accuse della DC e di parte dello stesso mondo resistenziale (Giacosa, Dalmazzo) si sommano quelle del PSI. Scrive Lotte Nuove:
Comunisti e psiuppini, in particolare questi ultimi, hanno tentato di ribaltare la verità sulle responsabilità del conflitto arabo israeliano ... Il tentativo è naufragato miseramente di fronte alle appassionate e precise contestazioni mosse da un gruppo di ebrei presenti in sala ... Moderatore volante il dottor Zonta (volante a causa dei continui spostamenti tattici messi in atto per tutta la durata del dibattito: un po' al tavolo della presidenza, un po' in platea per dare il suo apporto alla verbosità degli attivisti psiuppini convocati, per l'occasione, da tutta la provincia). (101)
Sabato sera il Circolo non esisteva più. Esisteva in sua vece la sola etichetta, all'ombra della quale psiuppini e comunisti tentarono di imbastire uno spettacolo di elevate qualità strumentali. Curatore della regia il dottor Zonta; produttore Leopoldo Attilio Martino, segretario provinciale del PCI e l'interno apparato comunista; attori: un giovane funzionario psiuppino mandato incoscientemente allo sbaraglio e una deputata comunista, l'on. Giorgina Arian Levi, ebrea ... Parlò il giovane psiuppino: provammo pena per lui, una vergogna per chi lo mandò; parlò l'on. Giorgina Arian Levi, una donna del passato luminoso, una comunista ebrea che rivela un evidente stato di crisi interiore, ma che si sforza di essere fedele al partito: il partito ha sempre ragione; parlarono gli ebrei, i Colombo, i Segre, i Luzzatto, i Teaglio ... convinsero l'uditorio con le prove che solo i giusti e le persone di buona fede sanno portare ... Ma nessun comunista, nessun psiuppino, si alzò, neppure dopo l'invito del dott. Zonta: c'è qualche arabo che vuol intervenire?... All'uscita comunisti e psiuppini si volatilizzarono. (102)
La durezza dello scontro e della polemica che lascia segni soprattutto nel mondo resistenziale sono evidenziati dalla altrettanto dura replica della Scintilla.
Il Circolo ha sbagliato, ritenendo possibile un discorso pacato sull'argomento; discorso interpretato, invece, come manifestazione di parte:
Addirittura un membro del direttivo del Circolo, il mite giovane Benigni, dall'occhio di colomba smarrita, ha rassegnato le dimissioni in segno di protesta. I facinorosi erano stati organizzati per una provocazione sistematica. (103)
Le reazioni, anche gli applausi sfrenati agli ebrei intervenuti, nascondono un profondo razzismo anti-arabo:
Il che, per una città come Cuneo, proclamata ad ogni piè sospinto, antifascista e depositaria dei valori morali della Resistenza dovrebbe per lo meno far riflettere. Occorre ancora rilevare due gravi assenze. Più amara quella dei compagni comunisti ... Totalmente latitanti, poi, i cattolici, gli universitari della FUCI, don Benevelli, don Marino, i giovani e gli uomini che avevano dimostrato sensibilità e responsabile interesse al problema e che, per cultura ed impegno morale, sarebbero stati in grado di dare un contributo di qualità ben diversa da quello dei rumoreggianti teddy boys. (104)
A settembre, Moro, presidente del Consiglio, visita la provincia per la prima volta, fermandosi a Saluzzo (mostra del mobile e dell'antiquariato), a Cuneo (interessamento per la Cuneo-Nizza), a Boves (per ricordare la Resistenza), a Mondovì (mostra della ceramica piemontese), ad Alba. Non mancano le contestazioni, soprattutto per la comprensione dimostrata alla guerra in Vietnam.
La strada tra Cuneo e Boves è ricolma di scritte: Comprensione è complicità, Il Vietnam è vicino ... La FGCI espone, dalla sua sede di Cuneo, un enorme striscione: Moro, ricorda! Coloro a cui offrì comprensione hanno creato nel Vietnam mille città martiri come Boves.
Il 21 ottobre manifestazioni in tutto il mondo per la pace nel sud-est asiatico.
A Cuneo, il Comitato città europee per il Vietnam organizza una serie di manifestazioni dal 1 al 5 novembre. In Piazza Galimberti mostra di documenti e fotografie e giornale parlato. Per la prima volta, uomini sandwich sfilano sotto i portici. Dibattito sul Vietnam, l'Italia e la NATO. Non si può svolgere il previsto spettacolo di canzoni, perché non viene concesso, all'ultimo momento, il cinema Italia. L'iniziativa ha grande seguito e dimostra la maturità e la capacità organizzativa di molti giovani, nella più parte dei casi esterni alle stesse federazioni giovanili. Se molto attivo è il PSIUP, specie dopo l'iscrizione di Bruno Mantelli e il passaggio di Antonio Degiacomi che ha lasciato la FGCI, il PCI appare meno agile e meno capace di parlare ai giovani, più legato alla politica estera sovietica e spesso burocratizzato.
Attiva la federazione giovanile socialista (Luigi Schiffer, Fulvio Romano, Marco Revelli, Franco Bagnis ...) su posizioni molto lontane da quelle del partito; presenti i giovani della FUCI (Cordero, Risoli, Conforti ...), a dimostrazione di una piccola rivoluzione che sta toccando anche la realtà cattolica locale (i primi segni si hanno nella Guida e negli sconvolgimenti interni alla GIAC). A Fossano svolge un ruolo importante il mensile Il dialogo, nato attorno a Domenico Romita, ex presidente della FUCI, che, proprio in questo periodo, entra nel PSI (sinistra).
In crescita, anche se spesso solo difensive, le lotte operaie. In primavera, inizia la vertenza per il contratto dei tessili, con buone risposte all'Erba di Paesana, alla Ferodo di Mondovì, alla Miroglio di Alba; forte risposta alla Ferrero contro la riduzione di orario per 2.500 dipendenti. Nelle elezioni per il rinnovo della commissione interna, a giugno, crescita della CGIL ai danni della CISL. Lieve incremento della CGIL anche alla Michelin di Cuneo.
La situazione occupazionale è, però, grave:
Su 1.500 operai del cuneese pesa oggi il pericolo del licenziamento, il pericolo che da un giorno all'altro, tutto d'un tratto, ci si trovi senza lavoro ... Dietro al licenziamento dei 50 della SNOS, alla cassa integrazione per gli operai della Ferodo, ai licenziamenti dell'Erba e della CAMEF, alla riduzione della manodopera alla Burgo, ritroviamo la solita giustificazione sull'andamento del mercato o sulle necessità delle riorganizzazioni del lavoro. (105)
Ad ottobre, Savigliano manifesta contro i licenziamenti e il ridimensionamento della SNOS. Per Bertolino (CISL), Lunati (UIL) e Angeloni (CGIL) la realtà della fabbrica è fatta di bassi salari, di arbitrio padronale, di violazioni della Costituzione. La riorganizzazione produttiva della SNOS può e deve avvenire contemporaneamente al rilancio delle ferrovie.
Non mancano le consuete polemiche sull'inquinamento delle acque, soprattutto del Gesso e del Vermenagna, legato alle condizioni di lavoro e soprattutto alla salute degli operai.
A dicembre, si svolge a Torino la quarta conferenza nazionale dei comunisti delle fabbriche, critica verso il centro sinistra che ha accresciuto il potere padronale, scaricando sui lavoratori i costi della cosiddetta ripresa economica.
Scrive La Voce:
Certamente, specialmente per i comunisti cuneesi, per noi che operiamo in condizioni più dure e più difficili, bisognerà che la conferenza di Torino e la stessa conferenza di Savigliano sull'occupazione non rappresentino una passeggera ventata di aria fresca ... Anche nel cuneese i problemi sollevati dalla politica di efficienza aziendale sono tanti e offrono la possibilità e la necessità di stabilire un rapporto diverso tra Partito e classe operaia. (106)
Proprio sulla realtà operaia, il PSIUP opera una piccola svolta, a partire dall'autunno '67. Hanno caratterizzato, a livello locale, questo partito, la forte polemica antisocialista, le tematiche internazionali (NATO, rifiuto delle basi militari americane), temi libertari o anticlericali (la denuncia del Concordato, lo scontro contro l'invadenza della Chiesa nell'educazione ...). Lo stesso gruppo dirigente è sembrato poco compenetrato nella realtà operaia e sui temi specifici, con ovvi problemi di immagine.
L'immissione di nuovi quadri (fra tutti Degiacomi), l'ingresso di molti studenti inizia a fare del PSIUP, anche se per breve periodo, la formazione più attenta alla realtà di fabbrica e più giovane, pur con non secondari problemi interni (un certo ridimensionamento di alcuni socialisti storici).
I piccoli nuclei locali e il mensile iniziano una modificazione che fa del PSIUP il primo embrione della nuova sinistra: attenzione alla realtà sociale, intervento (anche esterno) verso alcune fabbriche, ricerca di collegamenti tra il movimento degli studenti e quello operaio, presenza critica in sindacato. Testimonia questa svolta l'editoriale di novembre della Scintilla:
Si impone a noi un modo nuovo di concepire un giornale dei lavoratori: esso non è e non deve essere il prodotto del lavoro di qualche redattore, prodotto che poi il partito si incarica di mettere in vendita perché sia consumato da un numero più o meno alto di persone ... Fa il giornale l'operaio che organizza un'azione di lotta contro il padrone, il compagno che riporta la notizia e ne dà un interpretazione, colui che la trascrive, che la legge e ne trae argomenti di riflessione, la discute in fabbrica e in sezione ... Innanzi tutto, in questo senso deve essere sempre più un foglio di battaglia il nostro: perché organizza uomini e militanti in un lavoro comune per la lotta politica di classe. (107)
La stessa Scintilla, a dicembre, per la prima volta, l'espressione: la fabbrica è il nostro Vietnam:
Nelle fabbriche, nei reparti, nelle squadre, vogliamo il nostro Vietnam; l'insicurezza del posto di lavoro, il ritmo ossessivo, i soldi che non bastano ... Ma che cosa ci insegna la lotta dei contadini nel Vietnam e dei guerriglieri in America latina? ... Occorre la fiducia nella lotta, occorre saper dire no al padrone nella fabbrica contro i tempi, i ritmi, i licenziamenti e poi dire no allo stato dei padroni che viene in loro aiuto per imporre di star fermi e subire ... Facendo seriamente la nostra parte di operai e di socialisti ci troveremo a combattere lo stesso nemico del contadino vietnamita e del contadino boliviano, perché toccheremo con mano che è la stessa macchina del capitale imperialista che sfrutta in Europa e che sfrutta e uccide in Asia, Africa, America latina. (108)
Su questa impostazione si muove la Conferenza provinciale d'organizzazione che si svolge ad Alba il 3 novembre. Ezio Zubbini, nella relazione, chiede un maggior contatto diretto con i lavoratori ed un approfondimento della condizione operaia. Temi da analizzare i rapporti tra operai e contadini, la pendolarità, la denuncia del piano regionale. Parola d'ordine: creare nei luoghi di lavoro gli strumenti per il rilancio della lotta e per l'unità di tutti i lavoratori.
Il PCI ha, invece, concluso un cambio della guardia che ha definitivamente chiuso gli scontri seguiti alle gestioni Biancani e Nestorio e dato vita ad un gruppo dirigente più omogeneo. La segreteria Panero, sostanzialmente di transizione, lascia il posto a quella di Leopoldo Attilio Martino, cebano, funzionario dal '55, attivo prima nell'albese, poi a Cuneo città.
A Primo Ferro viene assegnata la commissione fabbriche, a Mario Lanzo la zona di Cuneo, a Giuseppe Franco quella di Alba. Forti le difficoltà tra i giovani (per anni la FGCI esisterà quasi solo sulla carta). Il 23 ottobre, a Cuneo, Ugo Pecchioli celebra i 50 anni della Rivoluzione d'ottobre; vengono premiati i fondatori del PCI in provincia, iscritti dal 1921. L'attrazione dell'URSS su settori progressisti e di sinistra (non solo legati al PCI) è ancora piuttosto forte. Il dialogo dedica al cinquantenario il suo numero di novembre (con lunga intervista a Lucio Libertini). Lotte Nuove sembra differenziare un giudizio storico (crescita del paese, contributo determinante alla sconfitta del nazismo, istruzione, scienza ... ) da alcune critiche sulla realtà presente:
Da una parte si hanno i successi della scienza e della tecnica e dall'altra lo scisma cinese e di altri partiti comunisti; da un lato l'allentarsi della vigilanza politica e più tolleranza e dall'altro la fuga negli Stati Uniti della figlia di Stalin ... Certo è che la politica di potenza ha allontanato parecchio l'URSS e la sua classe dirigente dallo spirito della rivoluzione, dagli ideali socialisti e comunisti. Ma non soltanto da oggi. (109)
Il PSU vive una fase di grande speranza, nella convinzione della capacità moltiplicatrice dell'unificazione e nella certezza di un calo elettorale del PCI. Molti, però, i problemi interni, a causa delle diverse storie, dei diversi stili, linguaggi ... che PSI e PSDI hanno alle spalle.
L'attività del partito mira, quindi, ad operare una reale fusione interna che deve superare 20 anni di scontri, di polemiche e di collocazioni in campi opposti. Se la federazione continua a collocarsi a maggioranza nella sinistra (vengono sempre riportate le posizioni nazionali di Giolitti), tutte le cariche (segreteria, direzione di Lotte Nuove ...) sono paritetiche (tenute da ex PSI ed ex PSDI). Uno dei problemi principali è il coordinamento delle correnti socialiste presenti nei vari sindacati (molto forte la polemica contro il massimalismo sulla pelle degli operai della corrente PSIUP).
Interessante l'attività dei giovani. La federazione giovanile raccoglie molte energie, è attenta ai problemi soprattutto del mondo studentesco. Il supplemento Giovani socialisti che compare periodicamente su Lotte Nuove, segue il dibattito sulla riforma universitaria, i temi internazionali, le libertà civili (il 7 febbraio, Maria Magnani Noya tiene a Cuneo una conferenza sul divorzio e si costituisce la LID con sede presso lo studio dell'avvocato Giorgio Ferreri), una nuova lettura umanistica del marxismo.
Costante un certo tono anticlericale che sembra caratterizzare la sinistra in una delle province più cattoliche. (110) Costante un interesse per l'unità della sinistra, accompagnato ad una forte polemica contro l'estremismo e il velleitarismo. Scrive Fulvio Romano:
Mai come in questo momento la scena politica è stata più viva, mai come ora grandi problemi e per la democrazia e per la via italiana al socialismo sono stati dibattuti da così grandi masse di cittadini. Non sapremo noi socialisti farci validi portatori di tutti questi problemi che anche storicamente sono i nostri ... Continueremo a tutti i costi a seguire nella sua non-politica un partito, la DC, il cui fine ultimo attuale è quello di umiliarci di fronte a quella che ancora è (e speriamo che rimanga) la nostra base d'origine ed elettorale, e cioè, la classe operaia? (111)
Fondamentale, in questa prospettiva, non perdere l'occasione offerta dalle revisioni in atto nel PCI ed avere attenzione per gli avvenimenti francesi:
I comunisti stanno portando innanzi un interessante dibattito sull'unità e sull'autonomia sindacale. Come non partecipare ad un progetto così fattivo per le sinistre e che può essere motivo di dialogo coi compagni comunisti? ... Non si può nemmeno ignorare l'accordo elettorale in Francia tra la federazione della sinistra democratica e socialista e il PCF ... Proprio in questi giorni è occorso un fatto nuovo. Su Rinascita, Achille Occhetto ha riaperto il dialogo per un'azione comune delle sinistre. Tutti noi sappiamo quanto deludente e deleterio sia stato, nel periodo dell'unificazione, il comportamento politico dei comunisti nei nostri confronti ... Ora, non potendo pensare che l'iniziativa di Occhetto sia solo personale, il discorso è portato avanti: chi crede ancora a certi ideali si rimbocchi le maniche, bisogna dare uomini e idee a questa politica ed anche da parte dei comunisti e dei psiuppini (abbandonino certi loro atteggiamenti arrabbiati e in definitiva controproducenti) e da parte della sinistra DC. (112)
Molto usato e valorizzato il ruolo di forza di governo. Continue le iniziative di Romita e Giolitti in molti centri della provincia. In aprile, Detto Dalmastro è nominato presidente della Cassa di Risparmio di Cuneo, uno dei cardini del potere locale. In maggio, Mario Andreis diventa presidente dell'INAIL. Condannato dal Tribunale speciale nel '32, membro del CLN ed animatore della Resistenza piemontese, socialista dal '47, dopo l'esperienza azionista, esperto di politica economica internazionale, autore di testi sul rapporto tra paesi sviluppati e terzo mondo. Le due nomine sono interpretate, in casa socialista, come conferma della correttezza di una politica e come progressivi passi per ridurre il potere della DC. Contemporaneamente, Aldo Viglione diviene vice presidente dell'Ospedale di Cuneo.
Il 7 maggio, a Fossano, si svolge il 1° convegno provinciale sulla programmazione. Le relazioni sono di Giolitti e Romita sul piano nazionale e i suoi rapporti con le esigenze della provincia, di Astengo sull'urbanistica, di Nesi sulle Casse di Risparmio e gli Istituti di credito, di Napoli sui problemi agricoli.
Le comunicazioni sono di Viglione (situazione ospedaliera), Cipellini (trasporti e comunicazioni), Palagi (agricoltura), Martinelli (scuola). Il convegno chiede di potenziare al massimo la presenza socialista nell'impostazione della programmazione a livello di studio ed esecutivo, sia a livello nazionale che regionale. Lo stesso mese muore, improvvisamente, a S. Michele Mondovì, Giacinto Rovella, consigliere provinciale socialdemocratico dal '56 al '60 e quindi, dal '63, senatore.
A novembre, la pubblicazione del nuovo saggio di Antonio Giolitti: Un socialismo possibile sembra sintetizzare il pensiero del riformismo socialista, davanti allo stallo del centro-sinistra e al non decollo dell'occupazione:
La validità del saggio sta anche e soprattutto nella tempestività con la quale esso si pone all'attenzione del lettore come programma di indagine e di azione, di fronte all'imponenza dei problemi e del dibattito che il mondo politico e culturale degli anni '70 ha aperto in un difficile momento di accelerata evoluzione sociale. Esso interessa l'intera sinistra italiana ed europea e rappresenta una meditata integrazione ... dei temi che lo stesso Giolitti aveva introdotto subito dopo il 20° congresso e il rapporto Krusciov. (113)
La Voce risponde pubblicando una lunga confutazione, comparsa sulla stampa nazionale (114)
Il '67 vede la fine del Festival cinematografico della Resistenza, battezzato per l'occasione: Dalla Resistenza alla nuova frontiera, che si svolge a Cuneo per il quinto anno consecutivo. La manifestazione, nata nel clima del centro-sinistra e dell'unità antifascista, non regge davanti all'esplodere rapido e simultaneo di mille fattori, dal movimento studentesco alla protesta contro la guerra in Vietnam, dal sorgere di una generazione che sembra spezzare tutte le regole alla convinzione che un mutamento politico sia possibile in breve tempo.
La crisi del Circolo di cultura, il discredito accumulato dalla politica governativa, la crescita di proteste e lotte, anche parziali nelle fabbriche, la rottura, anche se mai consumata, dell'unanimismo antifascista, sono segni dell'acutizzarsi e del radicalizzarsi, anche nel cuneese, dello scontro.
Provoca tensioni il divieto, da parte della giunta comunale, alla proiezione di Lontano dal Vietnam, film documentario di otto grandi registi francesi, che si aggiunge al non arrivo di un film greco e di un cortometraggio su Che Guevara, realizzato a Cuba in pochi giorni.
Izzi (PCI) e Streri (PSU) si dimettono dal comitato organizzatore e la manifestazione di chiusura è interrotta da una protesta che sommerge di fischi il sindaco. Anche Lotte Nuove attacca frontalmente la DC:
Nel valutare se e quanto tale protesta abbia potuto trascendere, sarà il caso di ricordare che la riuscita manovra di snaturamento della quinta rassegna ... ha solo aggiunto un anello alla catena delle provocazioni. Catena che passa per la lapide di Galimberti infranta per la seconda volta da elementi impuniti, la decorazione al repubblichino Farinacci, la complicità per la sortita di Battisti, missino molto e ben più che comandante di unità alpine. (115)
Venerdì sera al Fiamma ... un folto gruppo di giovani che fortunatamente sentono ancora i problemi antifascisti e della pace con appassionato interesse, hanno iniziato a protestare con grida e prolungati fischi, contro lo strapotere della giunta DC ... Mentre noi discutiamo, mentre nel Vietnam si muore, a Cuneo, capitale morale della Resistenza (ufficialmente le autorità dicono sempre così) un film realizzato da alcuni dei migliori registi del tempo, non trova cittadinanza. (116)
La Guida, pur critica verso la manifestazione, offre un resoconto obiettivo, denotando un forte distacco (che crescerà ancora nei mesi successivi) rispetto alla Vedetta che è, invece, fortemente polemica. Per il settimanale DC, i manifestanti hanno impedito lo spettacolo della corale di Cuneo e sono del tutto estranei al mondo partigiano; la competenza sulla scelta dei film era compito della giunta e non del comitato organizzatore del festival; la buona volontà della giunta era evidente già dalla scelta di non programmare un film filo-americano. Secondo La Voce, la Vedetta disinforma, distorce e mente:
La clamorosa, e inaspettata per i DC, conclusione della quinta rassegna internazionale dei film - Dalla Resistenza alla Nuova frontiera - (vera e propina sollevazione popolare contro il diktat della giunta DC di Cuneo ...) ha indispettito i redattori della Vedetta ... al punto di far loro perdere, come suol dirsi, il ben dell'intelletto. (117)
La stessa cronaca del fatto dimostra chiaramente la malafede democristiana. La censura sul film si è dimostrata una scelta faziosa, sopraffattrice, schermata da falsa obiettività storica e politica:
A chi pontifica sulle tensioni pericolose ci permettiamo di dare un consiglio: quello di giudicare non in base alle apparenze, ma almeno con cognizione di causa. Gli appelli stile Cassandra puzzano di logica greca (alludiamo ai colonnelli) lontano un miglio. (118)
L'accentuazione dello scontro politico, l'emergere di nuovi soggetti, l'esplosione del mondo studentesco, la convinzione del legale tra i problemi locali e quelli internazionali sono elementi che già nell'autunno '67 sembrano modificare molto della tradizionale politica cuneese. Per circa 10 anni, in tutti i centri, opereranno gruppi, collettivi, circoli che porteranno una ventata nuova, uno stile diverso, che modificheranno, pur con i loro limiti, gli stessi partiti della sinistra. Il biennio rosso '68/'69 cambierà, almeno in parte, la provincia e lascerà segni duraturi, non solo nel costume.
L'appello di Parri per l'unità della sinistra sembra un ulteriore segno delle difficoltà del centro sinistra. L'accordo PCI-PSIUP (lista unica per il Senato) pare andare in questa direzione, ma sembra anche tarpare le ali, condizionandole, alle posizioni più critiche presenti nel PSIUP. Scrive Attilio Martino sulla Voce:
L'accordo dei due partiti dell'opposizione di sinistra ... rappresenta obiettivamente un primo passo verso un'unità più vasta di tutte le forze di sinistra, qualunque sia la loro attuale collocazione politica. (119)
Se l'accordo ha significato a livello nazionale, ancor più significativo è in provincia, dove la drammaticità della situazione impone un impegno totale delle forze di sinistra, laiche e cattoliche. Avversario principale è la DC sempre più immobilista, incapace di esprimere una linea legata ai vitali interessi della provincia e condizionata dall'enorme peso della Coltivatori diretti:
Grave la politica portata avanti dal gruppo dirigente del PSU il quale ... si colloca su di un piano concorrenziale con la politica del sottogoverno, gareggiando con la DC. (120)
Pure negative sono le posizioni estremistiche:
Non è certo questo il modo migliore per battere la DC e aprire al cuneese nuove prospettive di sviluppo. Così come, per l'altro verso, non è assumendo atteggiamenti estremistici che è possibile costruire uno schieramento unitario capace di battere la DC e rafforzare lo schieramento operaio e democratico della sinistra cuneese. (121)
Parzialmente diversi i toni nel PSIUP, dove la sinistra ha giudicato negativamente l'accordo. Le lezioni non contano tanto per i risultati, quanto per i legami di massa che si riescono a costruire nella classe operaia, fra le nuove generazioni ... Deve essere battuta la prospettiva socialdemocratica che non si identifica solo in un partito (il PSU) o in una formula governativa, ma:
è compiuta strategia del capitalismo maturo per consolidare la sua morsa su tutta la società, innanzi tutto attraverso il tentativo di distruggere l'autonomia della classe operaia. (122)
Per questi motivi, la nascita e la crescita del PSIUP sono stati elemento determinante per il rinnovamento della sinistra, contro la creazione di una socialdemocrazia di massa, per lo sviluppo del movimento dei lavoratori. In questo contesto, è essenziale sviluppare una politica unitaria che non sia finalizzata alle sole elezioni:
L'accordo ... va oltre la vicenda elettorale, deve costituire la premessa per proiettare le forze dei due partiti di classe, ognuno dei quali mantiene la sua piena autonomia in un'azione comune di mobilitazione e di organizzazione dei lavoratori, innanzi tutto nelle strutture produttive, per costruire un vasto movimento politico di lotta contro i padroni, contro il centro-sinistra, contro l'imperialismo. Le segreterie provinciali del PCI e del PSIUP si sono riunite per programmare una serie di incontri sul SIFAR e sulla NATO e la lotta antimperialista a fianco del Vietnam. (123)


Capitolo quarto
La provincia cambia

Anche nel cuneese, gli anni '50 e '60 segnano il passaggio da una economia quasi interamente basata sull'agricoltura ad una in cui l'industria ha più peso.
All'inizio del 19° secolo, esistono in provincia alcune piccole aziende laniere e di estrazione, concentrate nelle vallate; queste nella seconda metà del secolo, vengono trasferite dalle montagne alla pianura, servita dalle linee ferroviarie. Alla vigilia della prima guerra mondiale, gli operai dell'industria sono 39.000, un terzo nel saluzzese, un quarto a Cuneo e Mondovì, il 15% ad Alba. Nel 1927, il numero è di poco superiore, con il 22.4% nel settore tessile, il 15% in quello elementare, il 10% nella lavorazione del legno, nelle aziende meccaniche e nell'abbigliamento. (1)
Il ritardo dell'economia provinciale si accresce nel secondo dopoguerra, aggravato dall'enorme prezzo che il cuneese ha pagato alla guerra (in particolare alla campagna di Russia) e dal crollo definitivo dell'industria serica (il numero delle filande scende dalle 35 del 1939 alle 9 del 1952). A partite dagli anni '50 il calo dell'agricoltura diventa inarrestabile, crescendo un'economia agricolo-industriale, con forte pendolarismo e con il fenomeno del doppio lavoro industria-campagna (la figura dell'operaio-contadino è ancor oggi molto presente).


POPOLAZIONE ATTIVA IN %
                    1951   1961   1971
Agricoltura    59,4       48    31,2
Industria        20,7    28,3    37,6
Commercio   10,5      9,8    12,7
Altre attività    9,4    13,9    18,5
                     100     100     100 (2)
Il passaggio, sempre maggiore, dal settore primario a quello secondario, ha una punta dal '57 al '67, frena nel '63, regredisce nel '64-'65 per effetto della congiuntura, ma non modifica la tendenza di fondo. Sua conseguenza è l'invecchiamento della popolazione rurale (nel '64, il 20% delle famiglie contadine no ha componenti maschi di età inferiore ai 65 anni).
La parcellizzazione delle unità produttive rimane elemento costante nel cuneese, anche se tende a ridursi lievemente.
Dal '61 al '71 (dati dei due censimenti) si ha una lieve concentrazione in unità produttive di maggiori dimensioni (2 oltre i 1.000 occupati, 6 oltre i 200, 40 oltre i 60). Poche le forze di cooperazione nell'agricoltura, attuate, in particolare, dal 1953. (3)
Altro dato caratterizzante il cuneese è la enorme parcellizzazione dei comuni. Il 25% del totale (dati ISTAT al 31 dicembre 1968) è al di sotto di 500 abitanti, il 51.20% è fra i 2.000 e i 5.000 e solo 7 comuni (su 250) hanno popolazione superiore ai 20.000.
Anche nel caso degli anni '60 la popolazione montana continua a calare: la flessione nell'alta Val Maira e Grana è del 21.88%, nell'alta Val Po e Val Varaita è del 12.75%, nell'alta Val Ellero dell'11.70%, nell'alta Val Tanaro dell'11.44%.
La flessione negli ultimi 100 anni (-45%) supera quella delle province meridionali ed evidenzia il depauperamento, umano ed economico dell'area più estesa della provincia.
Più limitato l'esodo della popolazione dell'area collinare che ha inizio solo negli anni '20 (-4%). Altalenante l'andamento nella zona di pianura (solo l'area di Cuneo registra un lieve costante incremento).
L'agricoltura è la tradizionale attività del cuneese. L'economia diretta con manodopera familiare rappresenta la condizione più diffusa (91.90% delle azienda con il 65.66% della superficie. Nel 1961 il grado di ruralità (rapporto tra la popolazione attiva in agricoltura e quella attiva provinciale) nella provincia è del 47.95%, mentre il grado di industrializzazione è del 28.33% (4).
La frammentazione della proprietà è evidenziata anche dalle fonti ufficiali come fatto negativo e freno dello sviluppo:
L'accentuato frazionamento e la frammentazione delle aziende costituiscono gravi ostacoli alla possibilità produttiva in campo agricolo. Il fenomeno, che interessa gran parte della provincia, rappresenta un fattore decisamente negativo di considerevole peso specie proiettato verso una competitività sempre maggiore e più concorrenziale sia in campo interno che internazionale. (5)
Molto netta, in compenso, la meccanizzazione dell'agricoltura (l'incremento delle trattrici è del 10% annuo). Accanto alle tradizionali coltivazioni (frumento, mais ...) si espande la frutticoltura che acquista dimensioni internazionali, mentre la vite, pur non segnando incrementi di produzione, viene rilanciata dalle disposizioni riguardanti i vini DOC (barolo, barbaresco, moscato) a cui seguiranno, negli anni successivi, il nebbiolo, il barbera e il dolcetto. Consistente l'incremento degli allevamenti (bovini e suini).
I dati raccolti a fine anni '50 dimostrano però, come il cuneese, pur conservando la tradizionale vocazione agricola, si stia incamminando velocemente verso una economia mista con prevalente tendenza verso l'industria e l'artigianato.
I dati sulla composizione del reddito lordo indicano tra il '63 e il '68 un calo percentuale dell'agricoltura dal 26.1% al 20.6% e una crescita dell'industria dal 32.9% al 38.6%. Gli occupati nell'industria e nell'artigianato passano dai 55.528 (1961) ai 66.036 (1969), a causa soprattutto della tendenza alla progressiva concentrazione delle imprese (soprattutto nell'area di pianura). Nell'area di Cuneo l'incremento è del 52.97%, in quella di Alba Bra del 20.34%, del 17.45% nel monregalese, del 2.71% nel triangolo Fossano-Savigliano-Saluzzo.
Costante la lamentela per l'esiguità dei lavori pubblici eseguiti. Il livello di spesa per abitante è inferiore a quello regionale ed è la metà di quello medio nazionale.
Consistente l'aumento degli occupati nel commercio (nonostante permanga l'eccessiva parcellizzazione degli esercizi) e nel turismo, nonostante la arretratezza degli esercizi e la insufficiente valorizzazione delle potenzialità della provincia.
Tutte le attività economiche subiscono un grave danno dalla non soluzione dei problemi delle comunicazioni ferroviarie e stradali. Da più di 20 anni si attende la ricostruzione della linea Cuneo-Nizza che dovrebbe congiungere la riviera dei fiori e la costa francese con il nord Europa; l'aeroporto di Levaldigi non decolla e i trafori del colle del Ciriegia e del S. Bernardino che dovrebbero aprire il traffico automobilistico alla costa azzurra e alla riviera di ponente si sono arrestati nei progetti.
La linea ferroviaria verso Savona è antiquata e spesso a binario unico, e la stessa autostrada Torino Savona non è ancora completata nell'ultimo tratto (Fossano Torino), è a carreggiata unica e non serve a creare il necessario sbocco verso la pianura padana.
Su alcune linee ferroviarie locali grava la minaccia di tagli. Le stesse comunicazioni stradali sono insufficienti: la galleria del colle di Tenda è vecchia e inadeguata, inadatta al traffico veloce, inadeguate le strade di accesso ad esse, mentre il col della Maddalena è spesso chiuso nei mesi invernali.
La Provincia ... permane, quindi, isolata dalle correnti di traffico non solo internazionale, ma anche interregionale, con conseguenze gravi per la sua economia che tiene il ritmo di sviluppo delle province limitrofe solo grazie a sacrifici di lavoro e facendo ricorso alle proverbiali virtù della sua popolazione. E' convinzione comune che non vi siano dubbi nel sicuro avvenire della provincia a condizione che siano risolti i gravi e ormai annosi problemi di comunicazione, ferroviarie e stradali, sia nei riflessi delle altre province piemontesi che verso la Liguria e la Francia. (6)
Situazione molto confortante, al contrario, nel settore del credito. Consistente l'incremento delle aziende bancarie operanti nel cuneese e dal numero degli sportelli.
Nel '68, ogni sportello raccoglie, in media, depositi per 2.364 milioni, impiegandone 921 (l'aumento nel '61 è del 163.25% e del 121.39%). Il tasso di incremento dei depositi è nettamente superiore a quello regionale e nazionale. Nei sette anni esaminati, i depositi pro capite passano da 261.049 lire a 756.664 con un aumento complessivo del 189.86% e un tasso medio annuo di accrescimento del 27.12%.
Nota curiosa la scarsa estensione del deposito in conto corrente. Soprattutto nelle campagne e nei piccoli centri, evidentemente, l'uso degli assegni trova ancora ostacoli psicologici in gran parte della popolazione. Enorme il peso, conseguentemente anche politico, delle casse di risparmio che raccolgono il 58% dei depositi che si distribuiscono, poi, al 15% presso gli istituti di credito di diritto pubblico, il 6.66% presso le banche di credito ordinario, il 15% presso istituti popolari cooperativi, il 5% in banche di interesse nazionale. Poco praticato il risparmio postale. Il quadro che emerge dai dati statistici è quello di una provincia che, mantenendo alcune sue caratteristiche di fondo e in modo non traumatico, subisce in ritardo rispetto alle province confinanti profondi mutamente nella sua struttura produttiva. L'aumento del lavoro di fabbrica, l'incremento della scolarizzazione, il diverso ruolo della donna, lo stesso impatto dei mezzi di comunicazione di massa contribuiscono, anche nella provincia più bianca, non solo del Piemonte, all'esplosione del biennio rosso 68/69 e all'onda lunga che esso produrrà. Le forze politiche, i sindacati, lo stesso dibattito culturale non possono non risentire di questa nuova realtà.


Capitolo quinto
Il '68 e il '69 nella provincia bianca

A) L'anno degli studenti
Tra la fine di novembre e i primi di dicembre del '67 esplode la protesta nelle università. All'avanguardia quella di Torino in cui la partecipazione studentesca tocca livelli altissimi e del tutto imprevedibili, sposta modi di pensare che parevano radicati (le elezioni degli organismi rappresentativi nelle università avevano sempre visto trionfare le liste moderate e conservatrici), spacca lo stesso mondo dei docenti democratici, coglie impreparate le forze politiche. Al centro, la critica all'autoritarismo (dalla scuola alla società), le suggestioni della realtà internazionale, le modificazioni profonde nella stessa figura sociale dello studente, in un intreccio di tematiche politiche e di tensioni generazionali che segnerà profondamente gli anni successivi. L'eco è profonda anche nella provincia in ogni città; la morte del Che e la guerra in Vietnam suscitano sdegno e commozione soprattutto fra i giovani, la tematica antiautoritaria sembra dover essere proiettata a tutti gli aspetti della realtà, nasce un interesse per la politica che non si era mai incontrato, le stesse organizzazioni cattoliche subiscono una netta crisi, incapaci di arginare la frana verso le formazioni nella sinistra e i primi gruppi.
Segni di questa rivoluzione si hanno anche nelle federazioni della sinistra giovanile. L'undici febbraio al primo congresso provinciale dei giovani socialisti la sinistra ottiene la maggioranza con un documento in cui chiede l'uscita dell'Italia dalla NATO, la condanna della guerra di aggressione in Vietnam e dei regimi fascisti nell'America Latina, l'interruzione della collaborazione governativa, nella prospettiva di unità della sinistra:
La tattica che il partito deve seguire nella prossima legislatura è quella di riprendere la propria libertà di azione ... verranno quindi a crearsi quelle condizioni per cui tutta la sinistra unita, anche se articolata, inizi e porti finalmente a termine quel programma di riforme, cui è legata la trasformazione democratica nel nostro paese. (1)
Le relazioni sono svolte da Fulvio Romano (la politica giovanile in provincia), Marco Revelli (la politica internazionale), Franco Bagnis (la politica interna). Interviene, fra gli altri, Giorgio Cardetti della direzione nazionale giovanile. Il direttivo risulta formato da 9 membri della sinistra, 4 della mozione più vicina alle scelte nazionali, 2 di una mozione locale.
Segretario provinciale Franco Bagnis, vicesegretari Fulvio Romano e Angelo Bramard.
Soddisfatta per l'esito del congresso La Voce:
La piccola debacle di Cipellini e della maggioranza del PSU, per lungo tempo evitata con mille maneggi, ha avuto compimento domenica, allorché i giovani del PSU hanno potuto dar vita, polemicamente assenti i dirigenti del partito, al loro primo congresso provinciale ... La battaglia contro il gruppo dirigente del partito assumerà i contorni ambiziosi di una contestazione che incalza. (2)
Manca, però, un discorso organico di prospettiva sia in chi spinge per un allargamento del centro sinistra al PCI, sia nelle posizioni più di sinistra. Compaiono qui molti motivi della futura polemica comunista contro la sinistra extraparlamentare:
Per costoro il sistema ha un potere tale da razionalizzare, con se stesso, tutte le sovrastrutture dallo stato ai partiti, per cui le soluzioni ai problemi dello stato vanno ricercati nella realizzazione di nuovi centri di potere nella struttura, ossia nelle fabbriche e nelle università. Chiave di volta di questa ambizione è un ritorno alla base, una ricerca di strumenti rivoluzionari di base, capaci di assalire lo stato dall'esterno. (3)
Questa tesi, propria del massimalismo socialista, è una fuga dalla realtà e porta:
Ad una politica errata, operaistica, che ... esclude il momento politico ... una fuga sostanzialmente qualunquista che lascia le redini dello stato nelle mani di chi ce l'ha ... Queste teorie, quando vengono a contatto con la realtà, riducono il loro tiro e una sorta di pratica economicistica di retroguardia che tanto piace sia ai riformisti che alla destra che alimenta il qualunquismo. (4)
Netta, anche se di altro segno, la polemica PCI-PSI intorno al libro di Giolitti. Un socialismo possibile in cui il parlamentare socialista riprende molti dei temi sostenuti già nel suo precedente Riforme e rivoluzione, alla luce anche delle esperienze del decennio trascorso e dei primi cinque anni del centro sinistra: il significato del termine socialismo, il partito, la crisi delle ideologie, le riforme di struttura, il ruolo della classe operaia in una società sviluppata, la programmazione democratica, il rapporto fra impresa e stato. La Voce replica pubblicando (da Rinascita) un lungo saggio critico di Gerardo Chiaromonte.
Giolitti, al di là delle intenzioni, non rende un buon servizio alla causa della battaglia contro la rassegnazione, il pragmatismo, le false soluzioni tecnocratiche, la cosiddetta crisi delle ideologie. Il suo lavoro dimostra smarrimento ideale, inquietudine politica, ignora gli interrogativi più angosciosi della realtà, non va al di là di un'ammirazione attonita per il mito dell'efficienza dell'impresa.
Per rivalutare la politica e per i grandi obiettivi che la sinistra ha di fronte:
Non serve, non può servire l'argomentazione così ristretta ed anche, così sostanzialmente sfiduciata, rinunciataria e un po' angosciata di Giolitti. Ci vuole ben altro. (5)
Per Lotte Nuove, il PCI davanti all'esigenza di una revisione profonda della propria dottrina non sa replicare con idee, ma solo con sbarramenti dogmatici e con tono paternalistico ed arrogante:
Questa reazione è identica - nello spirito, nel metodo, nello scopo - a quella dell'opuscolo col quale Longo, 10 anni fa rispose al saggio di Giolitti - Riforme e rivoluzione -: lo stesso spirito paternalistico, agrodolce, di commiserazione per la pecorella smarrita e di astio contro il revisionista; lo stesso metodo di falsificazione delle tesi che si intendono confutare ... Chiaromonte si tira indietro, si nasconde dietro la cortina fumogena delle frasi fatte, dopo essersi costruito il bersaglio di comodo di un Giolitti che scrive frasi insensate. (6)
La polemica è arroventata non solo dal legame tra i socialisti cuneesi e Giolitti, ma anche dal clima di tensione profonda che si respira nel paese. La pressione studentesca tocca, nella primavera, il livello massimo, le difficoltà del centro sinistra sono evidenti, le riforme paiono sempre più lontane.
A questo si aggiungono la protesta contro le proposte governative sulle pensioni e la sentenza sul caso SIFAR. Il progetto governativo sulle pensioni prevede l'aggancio al 65% del salario medio degli ultimi tre anni (contro l'80% richiesto dai sindacati), aumenti del 10%, prolunga l'età pensionabile delle donne da 55 a 56 anni, pone nuovi oneri a carico dei lavoratori, abolisce le pensioni di anzianità. Forte, in tutto il paese, la protesta che culmina in una giornata di lotta, organizzata dalla sola CGIL. Anche la provincia risponde positivamente.
Oggi maturano con la sfiducia verso il centro sinistra ripensamenti e indirizzi che, partendo da una critica alla funzione vincolative del centro sinistra verso i sindacati, mettono in taluni casi in essere le stesse scelte di schieramento. E' caso di quel membro di commissione interna della CELDIT che si è dimesso dal PSU, è il caso di 13 operai della Besio che, usciti dalla CISL, si sono iscritti alla CGIL. (7)
Più netta La Scintilla, maggiormente critica verso il PSU e meno interessata agli schieramenti politici:
Pensioni: diamole a Moro e a Nenni le pensioni di fame ... Il 19 maggio la classe lavoratrice saprà dare una cosciente e chiara risposta, per sconfiggere nell'unità del movimento operaio, la Democrazia Cristiana e i cosiddetti socialisti (PSU) asserviti ad essa. (8)
Protesta non sociale, ma fortemente morale per la sentenza sul caso SIFAR, sentenza che condanna Eugenio Scalfari e Lino Iannuzzi per le rilevazioni dell'Espresso sulle trame e la minaccia di colpo di stato durante la crisi di governo dell'estate '64.
Imbarazzo soprattutto in casa socialista. A gennaio, la DC rifiuta la commissione di inchiesta parlamentare sui fatti del '64 chiesta dagli stessi socialisti. Nell'incontro dei tre partiti di maggioranza si rischia la crisi, evitata solo da un netto cedimento del PSU (9) che accetta di votare alla Camera contro l'inchiesta parlamentare, proponendo, invece, un'indagine a livello di governo. Sembra un oltraggio all'Italia democratica, al mondo partigiano, alle stesse più elementari richieste di trasparenza, di democratizzazione di corpi separati dello stato che una legislatura di centro sinistra pare non aver, neppure parzialmente, modificato, Vengono rimesse in forse le stesse ragioni della presenza socialista nel governo. La Voce e Lotte Nuove pubblicano scritti nazionali di Longo, Boldrini e Nenni.
Giolitti si pronuncia per l'inchiesta parlamentare. Se su Lotte Nuove Carlo Benatti giustifica le scelte nazionali, Boselli è molto severo:
Noi socialisti in questa vicenda corriamo il rischio di esser considerati gli affossatori della libertà ... Esprimo la piena solidarietà all'ordine del giorno presentato dal compagno Giolitti e la simpatia più viva verso il gruppo dei compagni che con De Martino si sono astenuti in Direzione ... In politica esterna non riusciamo che a dire qualche cosa ... l'aver riconosciuto il governo greco dei colonnelli non ci onora ... In campo locale le cose non vanno certamente meglio ... Nessun medico ha ordinato ai socialisti di restare permanentemente al governo; nulla in politica deve essere irreversibile. (10)
Ci si avvicina alle elezioni del 19 maggio, quindi, in un clima acceso e teso che sembra renderle molto differenti da quelle degli ultimi dieci anni. Quindici delle denunce presentate contro gli occupanti dell'università di Torino riguardano giovani di Cuneo, 8 studenti della provincia. La ricomparsa della goliardia, in occasione del Carnevale, suscita proteste e polemiche mai verificatesi precedentemente:
A Cuneo 4 ragazzi, liberi da esami hanno atteso il carnevale per ripetere cose di 50 anni fa ...
Basta confrontare ciò che avviene nelle sedi universitarie con ciò che è avvenuto a Cuneo. La forza pubblica non ha impedito cortei non autorizzati, l'autorità civica ha permesso l'affissione senza bollo, senza tassa, senza indicazione della tipografica, in posti in cui è divieto, di ridicoli manifesti che congiungevano il cattivo gusto con lo sfogo personale. In tutta Italia e in molte parti del mondo le autorità accolgono con ben altri sistemi la protesta universitaria ... Cuneo preferisce la sciocca vacanza e le vacue feste imposte dai goliardi? E allora avrà la classe dirigente che si merita. (11)
Anche le fabbriche sembrano vivere la profonda radicalità del momento. A gennaio, per il contratto, la Michelin di Cuneo sciopera al 95%, in molte realtà si inizia a rimettere in discussione le cause della nocività (l'ambiente, le sostanze nocive, i ritmi di lavoro) aggravate spesso dai bassi salari.
Scioperi anche nel settore tessile con punte alla Facis di Racconigi, alla Vestebene di Cuneo e nelle industrie Miroglio di Alba. Molto attivo il PSIUP che punta tutte le sue energie verso la realtà operaia e per il collegamento tra lotte studentesche e di fabbrica. Ad Alba nasce Politica operaia giornale dei lavoratori della Ferrero. Nei primi numeri molta attenzione va alla ristrutturazione, all'introduzione di nuove macchine, al premio di produzione, alle qualifiche, al cottimo.
Sono argomenti che riguardano da vicino un partito della classe operaia, perché sono dibattiti tra i lavoratori, riguardano la loro condizione nella fabbrica, la loro organizzazione e il loro potere, la loro lotta contro la politica padronale, l'autonomia di classe ... La rivendicazione più importante per aumentare il salario appare il cottimo. Ma è una strada pericolosa. (12)
Il comportamento del sindacato (il PSIUP è presente sia nella CGIL sia nella CISL) è spesso incerto e contraddittorio:
L'andamento della vertenza lascia perplessi su alcuni aspetti di democrazia sindacale e sulla lunghezza della durata dell'accordo; fa pensare che si sia rinunciato troppo presto ad un tentativo, certo difficile, di portare gli operai a controllare quanto producono. (13)
Il 7 aprile, ad Alba, il PSIUP organizza il convegno operai e studenti in lotta, aperto da relazioni sulla Ferrero, sulla Michelin e sul rapporto partito-fabbrica. I molti interventi fanno il punto sul lavoro svolto negli ultimi mesi dal partito e dai gruppi esterni, sui primi risultati ottenuti, sulla possibilità di sviluppare il lavoro di fabbrica verso altre settori, sulla necessità di uno scambio di esperienze tra diverse realtà.
Proteste anche nel mondo contadino. Contro la liquidazione coatta della cantina sociale di Neive il 5 marzo i viticoltori di Neive, Mango, Neviglie, Trezzo Tinella e Barbaresco scendono a Cuneo, con una grossa manifestazione. Presidente della provincia e Prefetto si impegnano ad evitare la liquidazione della cantina sociale. Assemblee a Cuneo e in tutti i centri della Langa. A fine marzo nuovo incontro a Neive contro la minaccia di far pagare ai soci i 450 milioni di debiti. Franco Morello della UIL Terra ricorda i primi successi ottenuti dalla mobilitazione. Luigi Borgna, per l'Alleanza contadini, propone nuove manifestazioni:
Se sarà necessario chissà se non si tornerà a Cuneo e questa volta per piantarci le tende. (14)
Indubbie le difficoltà della DC che vede messa in forse la proprio egemonia sul mondo contadino, che pareva indiscussa dopo 'esaurirsi delle passeggiate contadine negli anni '50.
Tutti questi temi (crisi del centro sinistra, protesta contro la politica USA, esplosione delle lotte nel terzo mondo, spinta operaia, ribellione studentesca e giovanile) sembrano convergere nella crisi feconda del mondo cattolico, soprattutto giovanile.
In ogni città o paese le associazioni cattoliche hanno sempre raccolto la grande maggioranza dei giovani, in una posizione di stretto collateralismo con la DC. La fine degli anni '60 e i primi anni '70 portano all'interno del mondo cattolico i valori tradizionali della sinistra, l'idea di cambiamento e di trasformazione sociale, l'interesse verso il mondo operaio, in termini non solo solidaristici, l'accettazione di categorie marxiste (per tutte l'imperialismo). A Cuneo queste modificazioni si hanno nella FUCI, nella stessa GIAC, che vive la sua maggior crisi e trovano largo spazio nella Guida, che proprio in questo periodo vive la sua stagione di più ampio dibattito, di maggiori contributi anche esterni, di apertura ai fenomeni sociali e culturali, di contraddizione con gli ambienti conservatori e, in alcuni casi, con la medesima DC.
Sulla Guida si trovano l'esaltazione dello spirito ecumenico e nel rapporto con le altre confessioni cristiane, le cronache nelle lotte universitarie e l'analisi dei motivi che le generano, la riconferma dell'impegno sociale della chiesa, la messa in discussione della guerra in Vietnam.
Il settimanale, dimostrando un'apertura insolita, in un dibattito sul lavoro e sul suo disumanizzare l'uomo, ospita gli scritti di Tangolo (PCI) e Sparla (CGIL), mentre gli interventi e la tavola rotonda su Lettera a una professoressa sono una accusa frontale alla scuola di classe. Forte l'interesse per il terzo mondo e per la crisi della società americana (gli assassini di M. Luther King e di Bob Kennedy). Non può mancare, ovviamente, l'attenzione per la vita del mondo cattolico, messo alla frusta dai fenomeni di dissenso ecclesiale e politico. Per l'enciclica Humanae vitae vengono presentate posizioni differenziate; il caso Isolotto, esemplare della radicalità di una chiesa di base, è seguito, al momento del suo apice, settimana per settimana.
Scrivono sulla Guida Alberto Bosi, Franco Risoli, Piercarlo Conforti, Mario Cordero, Luciano Bosio. La direzione illuminata di Don Costanzo Marino mantiene un equilibrio molto difficile ed instabile nel quieto mondo cuneese.
La gran parte dei cattolici del dissenso, nel giro di breve tempo, maturerà scelte politico organizzative di sinistra, a dimostrazione della novità e dell'unicità della situazione. (15)
Occorre sottolineare alcuni aspetti dell'esperienza religiosa e pastorale dell'Isolotto: soprattutto il significato pregnante dato alla parola comunità, come comunità liturgica e comunità di poveri ... Il secondo aspetto dell'esperienza religiosa dell'Isolotto è la scelta della povertà. Una questione di stile ... richiesta dalla composizione sociale della parrocchia stessa (maggioranza di operai ..), ma soprattutto una questione squisitamente religiosa ... Per me quello dell'Isolotto è un Cristo ... cristiano e basta ... Siamo noi che dobbiamo sentirci contestati. L'esperienza dell'Isolotto ci propone un modo nuovo di essere cristiani, di fare dell'apostolato, di essere chiesa. (16)
Le elezioni del 19 maggio escono, quindi, da qualunque routine e diventano una sorta di referendum in cui si deve decidere se il centro sinistra sia ormai stabilizzato (uno slogan parla di un nuovo regime) o se sia possibile pensare a diverse maggioranze che non escludano la sinistra. Il PSU presenta un bilancio non esaltante di oltre 4 anni di collaborazione governativa, ma, convinto di aver aperto la strada verso le riforme e la trasformazione dello stato, chiede più forza e più peso per continuare. Anche la protesta studentesca può diventare parte importante di questa trasformazione. Il voto deve dare più spazio alle forze riformiste, punendo sia chi nel governo ha frenato, sia l'opposizione preconcetta e sterile dei comunisti ed estremistica e parolaia del PSIUP.
Non vogliamo sostenere che tutti i nostro obiettivi siano stati raggiunti, al contrario. Ma ogni nostra realizzazione ha dovuto tener conto delle tendenze moderate affioranti non di rado nella DC, a volte espressione di interessi immobilisti e conservatori e della sterile opposizione che ci proviene dalle due ali estreme dello schieramento politico. Il PCI, infatti, tuttora alla affannosa ricerca di una coerente linea politica, si dibatte nelle secche di una preconcetta opposizione ad ogni costo, mentre i residui di una destra ottusa e reazionaria e lo stesso PLI ... sono costretti a scegliere la vita dell'ostruzionismo parlamentare per fornire una qualche prova della loro presenza. (17)
Non mancano certo, le differenziazioni tra le diverse componenti del partito. Pesa, soprattutto, la non completa fusione di PSI e PSDI. La componente ex PSI insiste sullo scacco della spinta innovatrice con cui il centro sinistra era nato, sulle riforme insabbiate, sulla incompiuta democratizzazione dello stato, sulla repressione contro le lotte studentesche:
All'origine dell'involuzione della politica di centro sinistra è stato il ritorno della DC alle posizioni moderate, espressione degli interessi offesi dalle prime riforme che l'iniziativa socialista aveva reso possibili. E purtroppo il nostro partito, fin da allora, non la combatté a fondo per mancanza di alternative al governo in carica. (18)
In lista, dopo la rinuncia di Mimmo Bonardi, Armando Palagi e Manlio Vineis, per la Camera, Antonio Giolitti, Pierluigi Romita, Eugenio Boselli, Carlo Pellegrino, Vitale Robaldo (che poi negli anni '60 sarà parlamentare repubblicano nell'albese), Aldo Viglione, Giovanni Silvia, per il Senato Alberto Cipellini (Cuneo-Saluzzo), Mario Pecollo (Mondovì-Fossano), Nicola Enrichens (Alba-Bra).
Conseguente cambio della guardia nella segreteria provinciale (sempre paritetica fra le due componenti): eletti segretari Franco Viara e Armando Palagi, vicesegretari Eugenio Boselli, Alberto Cipellini, Nello Streri, Guido Groppo.
La campagna elettorale è difficile e non mancano problemi interni e tensioni, una condanna con molta convinzione e con molte iniziative pubbliche. Vi è la certezza ella fine della parabola comunista, della necessità in Italia, di superare l'anomalia data dalla forte presenza del PCI per arrivare alla costruzione di sinistra riformista, democratica e più europea. Molto sottovalutate le possibilità del PSIUP, infantile ed estremistico, con cui la polemica è sempre netta e tagliente (19):
Si è visto e constatato il grande distacco tra PCI e PSIUP e la realtà politica storica e sociale del nostro tempo. Un distacco che deriva dalla mancanza di autonomia politica, dal voler seguire dogmi ormai rifiutati persino nei paesi di stretta osservanza comunista ... O che deriva dall'utopistica visione di contestazione globale del sistema, tanto più irrealizzabile in un mondo ove faticosamente si fa strada la necessità di una pacifica coesistenza. (20)
Il passaggio di consensi e di forza dall'estrema sinistra fuori giuoco a posizioni riformiste e costruttive permetterà di condizionare la DC e, in prospettiva, di essere alternativi ad essa, creando un bipartitismo (progressisti-conservatori) che esiste in tutti i paesi europei:
Sentiamo in giro aria di rinnovamento nella scelta che gli elettori faranno il prossimo 19 maggio; abbiamo la sensazione che la DC non riesca più ad imbonire l'elettorato con promesse o minacce di caos. Sentiamo che qualcosa cambierà: una politica rinnovatrice è indispensabile per la nostra provincia ... la richiedono soprattutto le popolazioni stanche, umiliate, deluse per 20 anni di promesse non mantenute, di malgoverno e di malcostume della DC. (21)
Il programma prevede l'istituzione delle regioni, una diversa politica per i giovani, le riforme (a cominciare da quella scolastica) non attuate nel precedente quinquennio, il riconoscimento dei diritti della donna, una politica estera più attiva. Per la provincia, molta attenzione ai problemi della montagna, della Langa e soprattutto alle opere mai realizzate, in particolare quelle viarie e ferroviarie (i trafori, la Cuneo-Nizza) che dovrebbe far superare lo storico isolamento del cuneese. (22)
Un appello alla Resistenza cuneese per il voto socialista e la fiducia a Giolitti e a Cipellini è firmato da prestigiose figure del partigianato locale (Andreis, Berutti, Cottino, Bocca, Lamberto, Minetto, Pettinati, Revelli).
Gli ideali e i programmi della resistenza, a 23 anni dal 25 aprile, restano inattuati e irrealizzati. La presenza socialista al governo aveva acceso grandi speranze che sono, purtroppo, rimaste deluse:
Noi siamo, però, convinti che un più incisivo corso politico può aversi a condizione che un forte gruppo parlamentare socialista, guidato e formato dagli uomini più impegnati della Resistenza, porti nella vita pubblica la carica ideale e l'intransigenza morale dell'Italia partigiana. (23)
L'appello, pubblicato il 25 aprile, a meno di un mese dalle elezioni, suscita immediate e nette polemiche. La replica di altri esponenti della resistenza (Colajanni, Comollo, Biancani, Felici, Giovana, Nahoum, Grio) giudica meschina e inaccettabile la richiesta di voto a Giolitti e Cipellini e per il merito e per il significato morale e politico che le si attribuisce. Partigiani e comandanti partigiani sono presenti in liste diverse e, quindi, nessuno può arrogarsi il monopolio del voto antifascista.
Giolitti è stato, per di più, ministro in un governo che non ha messo in atto i valori resistenziali. Non mancano le non sopite polemiche per le scelte traumatiche di dieci anni prima:
Non si può neppure passare sotto silenzio la definizione dell'on. Giolitti come capo della lotta per la rinascita operaia e contadina del cuneese. Giolitti fu in quelle lotte come dirigente del PCI che le aveva promosse e le abbandonò, poi in una fase critica, con una scelta che non contestiamo ma che, in una provincia come la nostra, feudo della bonomiana e della DC, ha avuto evidenti ripercussioni negative sul movimento operaio. (24)
Critica e severa anche la presa di posizione di Franco Antonicelli, candidato PCI-PSIUP per il Senato:
Mi dispiace intervenire in una questione così incresciosa. Pensavo che l'unità del mondo partigiano, che ho sempre predicato, dovesse essere, anche in questioni di questo genere, una cosa seria; purtroppo non lo è. (25)
Anche la campagna elettorale comunista è molto aggressiva e condotta con grande convinzione. I comizi e le iniziative sono molto numerose e risentono del clima politico rinnovato che sembra scuotere anche la provincia. Il centro sinistra è fallito. In politica estera, mentre il mondo si solleva e cambia, l'Italia ha continuato ad essere asservita alle posizioni americane. Le scelte economiche dei governi Moro sono state pagate dai lavoratori dipendenti, dai contadini, dai pensionati. Alla protesta giovanile si è risposto con la forza pubblica. La moralità pubblica non è migliorata, ma sono continuati gli scandali (dal SIFAR alle croniche carenze dello stato evidenziate dal terremoto in Sicilia). Al bilancio negativo su scala nazionale corrisponde quello, non certo diverso, su scala provinciale. La politica di sottogoverno della DC e oggi anche del PSU ha fatto del cuneese una delle aree più arretrate del paese, addirittura al di sotto della media nazionale.
Oggi, però, la situazione si va modificando poiché la protesta si allarga anche a nuovi settori sociali, investiti dal malcontento:
Operai, impiegati, commercianti, artigiani e trova nei contadini, coltivatori diretti, l'elemento più disagiato a causa del crollo dei prezzi dei loro prodotti. L'ondata di protesta che esplode nel paese fra i contadini ... fra i lavoratori - tra l'altro per l'applicazione del contratto di lavoro hanno scioperato, in modo compatto, 200 giovani della Cometto di Borgo - fra i giovani - anche gli studenti democratici cuneesi hanno partecipato alla lotta attorno all'occupazione dell'università - è un segno incoraggiante e che dimostra che si va facendo strada una forte volontà di rinnovamento. (26)
E' l'ora di cambiare. La sfida democratica lanciata dalla DC al comunismo è finita nel nulla, come pure l'incontro storico tra cattolici e socialisti per anni tanto esaltato. Testimoniano la possibilità di cambiamento, oltre ai grandi movimenti di lotta che crescono nel paese, l'accordo PCI-PSIUP, l'adesione di Albani presidente regionale lombardo delle ACLI, di Franco Antonicelli, di Carlo Galante Garrone, del preside del liceo Parini, investito due anni prima dal famoso caso Zanzara. Molta importanza si attribuisce all'appello di Ferruccio Parri, pure molto favorevole al centro sinistra nella sua prima fase, che chiede il voto alle liste unitarie di sinistra. Lo stesso Parri, in occasione del 25 aprile, si rivolge alla Resistenza piemontese. In un mondo stanco di guerra, ansioso di pace, agitato da ragioni di ribellione e fermenti di violenza, occorre prendere chiara coscienza degli interrogativi che pesano sulla sorte del mondo e in particolare dei problemi italiani:
La battaglia politica che avrà ora la sua forza elettorale è particolarmente importante per il nodo di problemi gravi e urgenti che forze e partiti di governo hanno lasciato non risolti e le esigenze nuove hanno ancora aggravato. Ma in primo grado questa è ancora una battaglia di democrazia che ha bisogno solo di un impegno deciso, di parole d'ordine chiare e forti. Diciamo ai più giovani che in nome della Resistenza non abbiamo nulla da insegnare. Diciamo solo che essa è viva nella misura in cui se ne intendono i due valori, morale e politico che ne sono il fondamento: capacità di credere e orgoglio di essere uomini, spirito democratico nella interpretazione di tutti i problemi di lotta e progresso, scegliendo di stare dalla parte del popolo e non dei padroni. (27)
Forse nessuna regione in Italia ha sentito la Resistenza e combattuto per la Liberazione come il Piemonte. Anche per questo, il Piemonte deve dare un voto che esprima la volontà di libertà e giustizia scaturita dalla lotta di Liberazione.
La lista per la Camera, capeggiata dal segretario nazionale Luigi Longo, comprende Antonio Acchiardi, 45 anni, consigliere provinciale, Giuseppe Biancani, 48 anni, deputato uscente, Anna Graglia 26 anni, direttrice della Voce, Pietro Panero, 48 anni, segretario provinciale dell'Alleanza contadini e Isacco Nahoum (Milan) di 45 anni, segretario della Federazione Internazionale della Resistenza ed ex segretario della federazione comunista cuneese ('48-'51). Al Senato Franco Antonicelli (indipendente) ex copresidente del CLN Piemontese (Cuneo), Luigi Borgna (PCI), segretario provinciale dell'Alleanza contadini (Alba), Eraldo Zonta (PSIUP), medico (Mondovì). La presenza di Antonicelli, figura prestigiosa del mondo partigiano, sembra rappresentare la spinta a sinistra della Resistenza, di settori intellettuali democratici che vedono nel PCI e nell'unità della sinistra la possibilità di rilanciare ideali e speranze, di operare una critica di fatto alla conservazione dei governi centristi e all'esaurirsi del centro sinistra.
La scelta, come futuro deputato, di Milan significa il suo ritorno nella provincia e appiana, con una candidatura esterna, i mai sopiti contrasti, nella federazione, tra le sue varie anime.
Biancani è ricandidato come semplice appoggio. Il ritorno di Milan è presentato come un mezzo per rafforzare l'azione del partito nella provincia.
Milan, comandante partigiano della quarta brigata Garibaldi, decorato con la medaglia d'argento al valor militare, regge la federazione di Cuneo in anni molto duri. Trasferito a Torino, nei primi anni '50, consigliere provinciale, dirige la commissione operaia regionale. Pubblica il romanzo Fuoco in pianura e l'antologia La resistenza al fascismo e dirige il documentario Giorni di furore. A Roma coordina il lavoro degli ex combattenti. E' in Congo nei momenti più difficili della storia del paese centro africano e quindi a Vienna come segretario della federazione internazionale della Resistenza:
Era a Vienna ... quando lo abbiamo chiamato. Non esitò a mettersi a nostra disposizione, a ritornare cuneese. E' il Milan di allora e nello stesso tempo un Milan nuovo, un compagno più completo. Che viene per servire il partito ... (28)
La sua prima intervista alla Voce ripercorre velocemente alcune tappe della sua esperienza e si sofferma sulla realtà provinciale ed i suoi mali: lo spopolamento montano e della Langa, la disoccupazione, l'impatto negativo della politica comunitaria (caduta dalle barriere doganali per i prodotti agricoli) sui contadini. Permangono i fenomeni del sottosalario, dell'emigrazione:
Questa provincia così fiera delle sue tradizioni risorgimentali, democratiche ed antifasciste, è diventata un serbatoio di voti per la DC che riesce a far eleggere ben cinque deputati e tre senatori. A Roma non ci si preoccupa minimamente di quello che può accadere da queste parti: si ritengono sicuri e tranquilli ... tanto è vero che sono giunti a imporre con la prepotenza più smaccata la candidatura di Pella, uomo della destra, in spregio a tutti i fermenti rinnovatori del mondo cattolico. (29)
Forte è il tentativo di incidere nel monopolio democristiano delle campagne. La popolazione della provincia è diminuita del 15% in 15 anni. I giovani lasciano la terra per cercare un'occupazione migliore. Il MEC, abolendo le dogane sui prodotti caseari aprirà una crisi ancora più grave. DC e PSU hanno respinto le proposte per il fondo nazionale di solidarietà, per provvidenze a favore della montagna, per innalzare a 30.000 lire il minimo di pensione:
Il segretario del MEC agricolo, Mansholt, ha dichiarato con cinismo che i coltivatori che hanno fino a 5 capi di bestiame dovranno abbatterli perché non saranno più convenienti. Bonomi ha detto di essere favorevole ai piani di abbattimento delle vacche quando si tratta di soggetti non selezionati. (30)
E' necessario unire la protesta delle campagne a quella delle fabbriche e dei giovani.
Il PCI è la miglior garanzia, soprattutto per la sua scelta unitaria e per le sue liste che comprendono:
dirigenti socialisti, prestigiosi uomini della Resistenza, uomini della scuola e della cultura e dirigenti cattolici che si sono dimessi recentemente dalla DC e partecipano con noi alle lotte per una nuova unità delle sinistre. Ed è appunto in nome di questa nuova unità e per una unità più grande che noi comunisti ci rivolgiamo ... (31)
Più caratterizzate nella polemica antisocialdemocratica le posizioni del PSIUP. Il partito è giovane, alla sua prima campagna elettorale, per le politiche, a livello nazionale, pare il più vicino alle spinte di movimento, il più agile a raccoglierle.
Localmente, ai fondatori, vecchi socialisti storici, si sono sommati molti giovani provenienti dal movimento studentesco, portatori di un altro modo di fare politica. Cambia progressivamente l'approccio ai fatti, si modifica lo stile delle riunioni. La Scintilla, sino alla fine del '67 prevalentemente centrata su tematiche nazionali e internazionali (Vietnam, concordato, critica al centro sinistra), pur restando un piccolo foglio (2 pagine) mensile, acquista sempre più il carattere di un giornale di lotta, molto attento alla realtà operaia della provincia. Le stesse elezioni, in questa ottica, sono una tappa, importante, ma non unica di una battaglia antipadronale che deve far crescere il potere dei lavoratori e la democrazia diretta. Esistono per questo le forze nel paese: dal movimento studentesco alla combattività operaia. Tutto questo va oltre le elezioni che possono, però frenare o aiutare questo movimento. Emergono forze nuove anche nella provincia di Cuneo:
in larga parte tagliata fuori dallo sviluppo, con una classe politica dirigente immobilista, dove larga parte della Resistenza pare aver dimenticato o sonnecchiare o essere mortificate. (32)
Il centro sinistra non ha mantenuto nessuna delle promesse iniziali, la socialdemocrazia continua nei suoi cedimenti e serve da copertura per il padronato, per scelte che portano alla riduzione dell'occupazione, all'aumento dello sfruttamento, al contenimento dei salari, alla negazione di ogni libertà personale, all'accentuazione degli squilibri territoriali.
L'accordo fra la DC e la socialdemocrazia non è però fallito:
Se non avessimo preso sul serio gli squallidi programmi riformistici del centro sinistra, diremmo oggi, di fronte a questa realtà che esso è clamorosamente fallito. Ma poiché sappiamo troppo bene che questa formula e questa politica sono gli strumenti di un disegno del grande padronato, diretto a ottenere le coperture socialiste per la riorganizzazione capitalistica, dobbiamo invece dire ... che il centro sinistra ... ha ottenuto almeno in parte i risultati che i suoi padroni volevano. (33)
Forte la denuncia della realtà operaia in provincia (Ferrero, Michelin, settore tessile), delle debolezze e incertezze del mondo partigiano (34), soprattutto giellista, delle posizioni del PSU anche a livello locale. (35) Capolista nella circoscrizione Lelio Basso, presidente nazionale del partito. Con lui Mario Andreis, farmacista, di Carrù, Mario Pellegrino (Grio) per anni consigliere comunale a Cuneo e direttore di Lotte Nuove, Selene Amodeo Schiapparelli, Giancarlo Bongiovanni di Alba e Giuseppe Costamagna, operaio della Burgo di Verzuolo, da anni dirigente sindacale in una delle realtà operaie di punta della provincia.
Proprio Costamagna è il candidato di punta locale.
Molte le iniziative di partito e molte quelle unitarie con il PCI. Anche su questo si ha qualche disaccordo interno fra l'ala più unitaria (Grio, Zonta, i vecchi socialisti) e chi cerca di caratterizzare il PSIUP come forza critica, da sinistra, verso lo stesso PCI.
La DC schiera Sarti, Baldi della Coltivatori diretti, Bima di Fossano, Gasco di Mondovì, Sabatini di Saluzzo e Sobrero di Alba.
Al Senato Giovanni Carlo Giraudo (Cuneo), Osvaldo Cagnasso (Alba), Giuseppe Pella (Mondovì)
Scontata per i liberali la riconferma, a capolista, di Badini Confalonieri cui seguono Dominici (Savigliano), Fassino (Busca), Manzo, Motta (Cuneo) e Odasso (Garessio). I risultati, in modo forse inaspettato per la sinistra, paiono testimoniare le tensioni e la voglia di cambiamento presente in alcuni strati della società. Il PCI cresce di 800.000 voti rispetto al '63, il PSIUP tocca il 4.4% che sarà il suo massimo storico; l'unificazione socialista non solo non incide sull'elettorato comunista, ma, addirittura, frana. Recupera la DC rispetto a 5 anni prima, mentre calano missini, monarchici e liberali.
Non discordanti da quelli nazionali i risultati locali. In provincia il PCI passa dal 7.76% al 9.05%, il PSIUP ha 13.000 voti (3.7%), il PSU cala dal 20.6% (somma di PSI e PSDI nel '63) al 18.4%, in lieve crescita la DC (55.3%), in calo il PLI, e, inaspettatamente il PRI (dal 4% al 2.2%). Inesistenti monarchici e missini. Eletti al Senato i tre candidati della DC e Cipellini. Alla Camera, Sarti, Baldi e Bima (DC), Giolitti (PSI), Badini Confalonieri (PLI), Milan (PCI).
Unità è il termine che, con maggior insistenza, ripete il PCI.
Il voto del 19 maggio ha detto chiaramente e definitivamente no all'anticomunismo, ha cancellato il disegno socialdemocratico, ha respinto il tentativo di dividere il movimento operaio e democratico. Il voto ha manifestato l'unità di operai, contadini, giovani che si era già espressa nel paese, di tutti coloro che hanno subito il peso della politica antipopolare governativa.
E' stato, in sostanza, un voto di classe, un voto convinto sulla necessità di cambiare le cose e che ha indicato nel socialismo la strada per avanzare attraverso profonde trasformazioni economiche, sociali e politiche. (36)
Entusiasmanti anche i risultati nel cuneese. La DC cresce, ma recupera a malapena a destra, perde due deputati (Gasco e Sabatini) rafforzando al suo interno le posizioni più conservatrici. Nel PSU gli ex socialisti hanno subito tutti i danni dell'unificazione come confermano le preferenze: Giolitti 24.806, Romita 42.776, Boselli 5.934, Robaldo 11.224.
Centrale è il ruolo dei socialisti che debbono, oggi più che mai, rifiutare la politica del centro sinistra per l'unità a sinistra e per la lotta sui temi più urgenti (pensioni, riforme della scuola, lo Statuto dei diritti dei lavoratori, l'agricoltura, l'uscita dell'Italia dalla NATO).
Il nostro impegno di comunisti sarà, pertanto, più deciso ed esteso che mai, convinti come siamo che, come l'unità ha aperto la via per cambiare le cose, l'unità operaia e democratica cambierà le cose, sulla strada del socialismo, in Italia, in Francia e nel mondo. (37)
Toni ottimistici e di sfida a DC e PSU anche nel neo eletto Nahoum.
Il voto ha condannato i compromessi e i censimenti di Nenni e della socialdemocrazia e ha rivelato volontà di cambiare, di imporre chiarezza e pulizia nella vita pubblica. Inutile il tentativo DC di resuscitare il centro sinistra:
E non meno meschino appare il tentativo di Antonio Giolitti per costituire un governo forte che possa mascherare l'entità della disfatta. Il fatto che Giolitti si sia obiettivamente collocato alla destra di Tanassi e De Martino, con la sua proposta, non ci stupisce. Certo per un uomo politico che si è sempre piccato di presentarsi su posizioni di sinistra all'interno del PSU e agli elettori cuneesi un tale sdrucciolone è gravido di conseguenze. (38)
L'elezione di Milan, invece di Giuseppe Biancani e il comportamento di quest'ultimo che ha condotto la campagna elettorale in fraterna e piana collaborazione, anteponendo sempre gli interessi generali a quelli particolari vengono offerti come esempio agli altri partiti dove hanno prevalso i personalismi e le clientele.
False le voci avanzate soprattutto della DC circa contrasti all'interno della federazione che invece:
si presenta più forte come influenza politica, come quadri dirigenti intermedi e provinciali e potrà affrontare più agevolmente le lotte ... (39)
La polemica con Giolitti e il PSU è molto netta, ma tesa a proporre l'unità della sinistra per uno sbocco politico in cui anche il PSU debba giocare le proprie carte.
Mentre si vara il governo balneare Leone in vista di una nuova riedizione del centro sinistra, i parlamentari comunisti piemontesi, con una lettera aperta, si rivolgono ai compagni socialisti. I problemi sono gravi. Nelle nostre province occorre che i rapporti fra lavoratori e comunisti e socialisti siano fraterni, che si ripensi, dove è possibile a giunte di sinistra, che si eviti ogni ostracismo verso il PCI. (40)
Gli appelli e settori del PSU sembrano produttivi. L'11 giugno si forma ufficialmente a Cuneo la corrente di sinistra. Il manifesto di costituzione sostiene che il partito vada sempre più perdendo le sue connotazioni popolari, chiede un forte mutamento di rotta a livello interno e internazionale, l'unità della sinistra che non può fare a meno delle forze autenticamente riformatrici del PSU, l'apertura della fase congressuale, si riconosce nelle posizioni espresse nazionalmente da Lombardi, Santi, Veronesi e Balzamo.
La sinistra socialista di Cuneo, consapevole della occasione storica, densa di implicazioni future anche drammatiche, rivolge un appello a tutti i compagni affinché restituiscano a l partito quel peso e quella incivisità nella lotta politica che sono condizione essenziale per la sua stessa sopravvivenza e per operare nel nostro paese una svolta effettiva, capace di attuare un diverso di forze e di poteri, e quindi una diversa condizione politica ed umana. (41)
Firmano il documento, fra i tanti, Achino, Bagnis, Boselli, Brizio, Ferro, Giusta, Imbimbo, Maiolino, Marulli, Musso, Marco e Nuto Revelli, Lidia Rolfi, Romano, Domenico Romita, Schiffer, Sciolla, Toselli.
Positiva su questa iniziativa La Voce, che ripete un forte attacco contro i cedimenti di Giolitti.
Nel 1956 ... Giolitti che aveva avuto modo di esprimere in tutte le sedi i punti di dissenso dalla linea del partito, assicurò che intendeva restare nel partito. Poco tempo dopo, e senza fornire nuovi validi argomenti, presentava le dimissioni, dichiarando, però, che non intendeva aderire ad altri partiti. E' invece si smentiva quasi subito entrando nel PSI ... Si presentò candidato del PSI, senza preoccuparsi delle conseguenze negative, che aveva chiaramente previsto, per lo schieramento di sinistra in provincia di Cuneo. Nelle elezioni del 19 maggio la storia si ripete: ottiene l'appoggio di coloro che volevano contrastare la socialdemocrazia e, una volta eletto, abbandona chi si era battuto con lui e si chi era sostanzialmente con i socialdemocratici vecchi e nuovi. (42)
L'unità è il perno anche delle lotte di fabbrica. Alla Cometto di Borgo, Giovanni Steffenino, della commissione interna è licenziato, ma riassunto per la forte risposta operaia. Sulla stessa parola d'ordine, incontro a Cuneo con Franco Antonicelli per ricordare il successo elettorale e per proporre obiettivi comuni e comuni terreni di confronto. Ancora difficile, invece, il rapporto con la Chiesa ufficiale. I bollettini parrocchiali di Fontanelle di Boves e di Caraglio dimostrano amarezza per i consensi a PCI e PSIUP. Sulla Guida del 28 giugno analoghi concetti esprime l'Arcivescovo di Cuneo, rammaricandosi per voti cattolici dati al comunismo.
Quei cattolici che hanno dato il voto al comunismo notoriamente ateo e materialista, oppure hanno votato per il divorzio (e sono tutti coloro che hanno dato il voto ai partiti laicisti) come possono essere tranquilli e ritenersi a posto in coscienza? Certamente costoro non hanno reso un buon servizio alla fede. (43)
Il PSIUP, a sinistra, è forse la maggiore sorpresa.
L'unificazione socialdemocratica è stata sconfitta, l'elettorato non ha accettato lo snaturamento del suo partito, i giovani, gli operai, i contadini hanno bocciato il centro-sinistra, chiedendo una vera alternativa di classe. Il voto nelle campagne segna un netto spostamento a sinistra, la protesta nelle università si è manifestata anche nella scelta per la scheda rossa, la risposta degli operai al tradimento della socialdemocrazia richiede che tutta la forza ricevuta venga messa al servizio delle lotte di fabbrica, non compiendo l'errore di staccare il movimento elettorale dal movimento reale della società.
La spinta a sinistra non si cristallizza al momento del voto: o va avanti e cresce fortemente o può svuotarsi con un pericolo riflusso. (44)
Il primo obiettivo è il rilancio delle lotte operaie. Quelle di primavera hanno incrinato il muro che teneva i partiti fuori dalle fabbriche. La crisi socialdemocratica, in atto, è destinata ad affrettare la crisi dell'interclassismo cattolico e mette in difficoltà tutto il sistema politico costruito dal padronato:
Ciò condurrà, come già avviene in Francia, ad una radicalizzazione dello scontro di classe. L'alternativa che si delinea sullo sfondo è tra un regime scopertamente autoritario e la svolta verso la trasformazione socialista. In questo senso non possiamo né vincere né avanzare se i partiti operai non tornano in fabbrica, se gli operai e i tecnici non si organizzano POLITICAMENTE in modo unitario dove è il cuore della produzione ... A questo problema dedicheremo le nostre energie nei prossimi mesi. (45)
Il PSIUP deve, quindi, compiere uno sforzo organizzativo pari alla crescita elettorale. Anche in provincia i voti sono venuti dai contadini e soprattutto dagli operai, come testimoniano i dati dei centri medio-grandi. Forte l'impatto delle scelte giovanili. Molte le iniziative immediate: a Saluzzo, Cuneo e Ceva comizi e dibattiti con Giorgio Canestri di Alessandria, neo deputato della circoscrizione, Lucio Libertini e il segretario regionale Mario Giovana.
Ringiovanimento del direttivo provinciale nella prospettiva di un partito più di lotta. Ne fanno parte Andreis, Balsamo, Zubbini, Beltrand, Mellano, Mantelli, Cortese, Audisio, Cavallo.
Nominato segretario all'unanimità, Mario Andreis. La scelta emargina, oggettivamente, la vecchia guardia (Grio, Zonta ...) fondatori del partito ma legati ad un modo di far politica che pare superato davanti alle nuove emergenze.
Muore a giugno Arturo Felici Panfilo, antifascista, resistente, editore di testi sulla guerra partigiana (di Dante Livio Bianco, Nuto Revelli, Pietro Chiodi), passato a PSIUP con la scissione del '64. (46)
Aria diversa in casa socialista ... La sconfitta nazionale è grave e pesante. Lo spostamento complessivo a sinistra dimostra che l'elettorato non può più essere deluso da promesse non mantenute, dalle leggi rinviate, dai provvedimenti insufficienti. In molte occasioni, dal 1964, il PSU avrebbe potuto chiedere una reale svolta politica, ma non lo ha fatto per non compromettere alcune realizzazioni i corso (programmazione, regioni ...).
Questo non è stato compreso e ha finito con il penalizzare il partito.
L'Italia che protesta o che ci tiene a conservare i propri privilegi ha scelto ancora una volta PCI e DC invece di scegliere l'impegno socialista, il coraggio socialista per prospettive nuove, fuori dai vecchi schemi frontisti o centristi. (47)
Non sono state comprese, inoltre, le divisioni e le polemiche interne. Non è più possibile, oggi, tergiversare sulla soluzione di grandi problemi (scuola, programmazione, pensioni ...).
Il centro sinistra dovrà essere ripreso e rilanciato solo se la DC accetterà di mettersi sulla strada del rinnovamento. Non negativi invece, i risultati in provincia.
La flessione sul '63 è del 2.2% (18.4% contro 20.6%), con dati positivi in molte aree (Fossano, Verzuolo, Valgrana ...); al parlamentare Giolitti si somma l'elezione a senatore di Alberto Cipellini. Le preferenze testimoniano una grossa affermazione dell'ex PSDI soprattutto nel rapporto Romita - Giolitti (42.000 contro 24.000 e primo posto al primo anche in provincia di Cuneo). 6.000 preferenze a Boselli, 5.500 a Viglione, 11.000 a Robaldi, 2.000 a Silvia, 2.500 a Pellegrino.
Non esistendo le possibilità per un governo con la DC, il PSU non partecipa al governo balneare Leone. Sarà il congresso nazionale di ottobre a definire modi e condizioni per un rilancio della collaborazione governativa. Le prospettive future e i rapporti fra i tre maggiori partiti suscitano discussione: grosse le responsabilità della DC:
la DC vuole un partito socialista da spremere e poi buttar via per arrivare quindi allo scontro o all'incontro diretto col PCI, o vuole mantenere aperta una prospettiva di collaborazione con la sinistra, che oggi si realizza nel governo di centro sinistra con un partito socialista non degradato e domani potrà allargarsi ad un arco più ampio di forze di sinistra? In altri termini: la DC intende assegnarsi la funzione di partito conservatore, contrapposto a una sinistra egemonizzata dal PCI o intende assegnarsi la funzione di partito riformatore in collaborazione con altre forze della sinistra? (48)
L'esplosione studentesca ed operaia in Francia sembra cogliere impreparate anche le forze politiche e sociali. La tensione sociale, innestata dalle lotte studentesche, si lega alla protesta del paese e fa tremare il regime gollista.
La forte risposta operaia sembra riproporre le tematiche dello sbocco rivoluzionario, del ruolo della classe lavoratrice all'interno di un paese sviluppato, del rapporto tra il terzo mondo e le metropoli capitaliste.
La Voce, commenta con entusiasmo la prima fase dei fatti:
si è creata in Francia una situazione rivoluzionaria che può portare le masse popolari al governo del Paese; l'unione delle sinistre, mentre deve servire a dare un governo che si renda interprete delle esigenze delle masse popolari francesi, deve essere di esempio ai socialdemocratici di casa nostra che hanno sempre preclusioni verso i comunisti. Una situazione rivoluzionaria può essere anche costruita in Italia: ci sono gli uomini, i partiti, ci sono i milioni di elettori che il 10 maggio hanno votato per l'unità delle sinistre, per sconfiggere la DC. (49)
Ancora più netto il PSIUP: non sono le riforme a costruire il socialismo, ma una forte spinta di massa che parte da obiettivi concreti e ponga il problema del potere. Grave, se il movimento verrà sconfitto, l'incapacità manifestata dal partito comunista e dal sindacato che hanno dimostrato impreparazione e incertezza.
Ora ci saranno le elezioni anticipate e De Gaulle che ha visto il suo trono tremare, lancerà i soliti appelli ai francesi dicendo che bisogna salvare la Francia: dietro pesanti concessioni all'estrema destra ha ottenuto dai militari l'assicurazione che qualunque cosa succeda, loro sono pronti a difendere i beni supremi della patria, ossia gli interessi dei grossi industriali. (50)
Comunque vadano le cose, è comunque certo che in Europa qualcosa sta maturando e che sarà possibile estendere l'unione tra studenti e lavoratori e rapportarsi alle lotte del 3° mondo:
Il PSIUP ... auspica che l'unione tra i lavoratori e gli studenti assuma un livello europeo per abbattere gli sfruttatori nei paesi capitalistici, unendosi così alle lotte che i diseredati dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina conducono contro l'imperialismo. L'obiettivo è oggi in Francia, DOMANI IN ITALIA. (51)
Le elezioni anticipate, indette da De Gaulle, in un clima di grande tensione, lo vedono trionfare, facendo il pieno dei voti della destra; la maggioranza silenziosa si riconosce in lui contro il disordine. Calano socialisti, comunisti e i centristi di Lecanuet. Il PSU di Mendes France e Rocard raccoglie parte della protesta, non solo giovanile, ma non copre l'emorragia.
Un po' difensiva l'analisi di Lotte Nuove per cui De Gaulle ha vinto solo raccogliendo l'estrema destra, ma la sinistra, nel suo complesso, non ha perduto; i francesi se hanno rifiutato la rivoluzione, hanno pure detto no all'alternativa tra gollismo e comunismo. Il segno di maturità dato dalla Francia è un invito, quindi, a rifiutare il partito unico e la contestazione violenta e fine a se stessa. (52)
Per La Voce, la sconfitta è derivata dalla paura e dalla mancanza di unità tra le forze della sinistra. Contro l'offensiva di destra (richiamo all'ordine, grazia concessa ai leader dell'OAS, manifestazioni della maggioranza silenziosa) la sinistra non ha saputo ritrovare quell'unità di azione che le aveva dato successi nel 1967. Gli attacchi dello stesso Mitterand al PCF, gli scontri tra PCF e PSU, le divisioni tra le varie correnti sindacali, alcuni atteggiamenti estremistici hanno mobilitato il partito della paura attorno all'uomo d'ordine:
Paura e divisione della sinistra sono state, in sostanza, le due molle che hanno spinto milioni di francesi a ricercare ancora la soluzione dello stato forte, anche se i segni dell'involuzione a destra erano e sono ormai evidenti per tutti. (53)
Anche in questo caso, più radicale il PSIUP. La sconfitta non è derivata dalla forza dello stato borghese, paralizzato, invece, dalla lotta, ma dalla mancanza di una linea di lotta socialista adeguata. A uno scontro così ampio non si può dare uno sbocco solo parlamentare, come ha fatto il PCF. Anche in Italia occorre giungere a un grande movimento di massa, come in Francia, ma con maggiore preparazione. Con grande entusiasmo e con un po' di ingenuità La Scintilla conclude:
Le vicende della lotta di classe in Francia ci dicono: lo scontro tra operai e capitale per il potere si decide con l'azione, con il movimento delle grande massi, non con la propaganda, non con le parole. Ma l'esempio francese ci dice anche: lo scontro per il potere si vince se il movimento esprime suoi strumenti che non siano residui del passato, calati dall'alto sulle masse, ma che nascono dal basso, dalle esperienze nuove delle lotte operaie e contadine del nostro tempo. (54)
I fatti della Cecoslovacchia cadono su una sinistra divisa e la obbligano ad un riesame di tutte le posizioni internazionali. Lo scontro sui fatti di Praga cela, naturalmente le diverse opzioni sulla scelta italiana.
Interessante e articolata la posizione del PSIUP cuneese che esprime le sensibilità certo più vicine al movimento studentesco, nella critica all'intervento sovietico che non sposa però appieno il nuovo corso di Dubceck. L'esigenza di profondo rinnovamento nelle strutture economiche e sociali dei paesi a democrazia popolare non trova una risposta adeguata nelle scelte tecnocratiche avviate in URSS e in Cecoslovacchia per le conseguenze che queste portano con sé: disoccupazione, aumento delle differenziazioni sociali e degli squilibri settoriali. E' indispensabile, invece, il rilancio di una autentica democrazia socialista, mettendo al centro le scelte dei lavoratori:
La classe operaia non può delegare ai burocrati e ai tecnici la direzione dello sviluppo della nuova società e non può rinunciare ai propri organismi di base e ad affrontare i problemi dell'organizzazione del lavoro. (55)
La risposta è la costruzione della democrazia diretta nelle fabbriche e nelle campagne, l'affermazione della democrazia socialista già nelle lotte attuali, il superamento della falsa alternativa tra socialdemocrazia e stalinismo. Torna la concezione del partito strumento, stimolatore dell'iniziativa operaia e della maturità politica delle masse per l'autogoverno.
Proprio perché noi crediamo che il socialismo debba poggiare sulla volontà e sulla adesione delle masse, noi condanniamo l'intervento militare sovietico e degli alleati del patto di Varsavia che corrisponde più che a una concezione di internazionalismo proletario ad esigenze di ragion di stato e che di fatto copre e favorisce la politica di aggressione dell'imperialismo. (56)
I primi confronti nel partito criticano le posizioni nazionali, troppo incerte e sfumate nella condanna dell'URSS rimarcano l'insufficienza e la sporadicità della discussione sulle tematiche internazionali. Su questi temi esce a settembre (57) un numero speciale della Scintilla, in gran parte dedicato al movimento operaio internazionale (maggio francese, Cecoslovacchia, lotte sociali ...), contenente anche la lettera aperta ai compagni socialisti del PSU e che convoca per sabato 5 ottobre un attivo provinciale.
Grandi nel PCI il dolore e la delusione, per i fatti cecoslovacchi. Il partito ha sostenuto al massimo il nuovo corso, superando anche resistenze interne. Ora nega la teoria dei blocchi contrapposti e delle zone di influenza, l'affermazione brezneviana della sovranità limitata, dove difendersi dai forti attacchi delle forze di centro e di destra che vedono in quanto accaduto il vero e unico volto del comunismo. Poche le iniziative esterne, ma molto quelle interne, volte a chiarire le posizioni nazionali ad una base spesso disorientata. Sabato 24 agosto attivo provinciale, venerdì 30 incontri a Bra, Alba, Mondovì e Fossano, sabato 31 a Cuneo, venerdì 6 a Sommariva Bosco. Ad Alba e Savigliano, comizi pubblici di Borgna e di Nahoum. Il 16 settembre a Saluzzo dibattito con Damico (PCI), Bodrato (DC) e Iacometti (PSI). La condanna delle posizioni sovietiche è netta e senza appello:
Noi dissentiamo perché la parte inalienabile del marxismo - leninismo, fin dai tempi della polemica fra Lenin e Trotskj, il principio fondamentale che la rivoluzione non si esporta sulla punta della baionetta e quindi, tanto meno, sui cingoli dei carri armati ... Ben diversa era stata la situazione ungherese del 1956 che noi comprendemmo pienamente, giustificano le decisioni sovietiche. (58)
Forte è la difficoltà davanti agli attacchi della stampa avversaria e al tentativo, non sempre riuscito, di lanciare un nuovo scontro, muro contro muro. Lo sciopero proclamato dalle forze moderate per solidarietà alla Cecoslovacchia ha scarso successo. Su alcuni fogli locali (59) anche cattolici, si supera l'anticomunismo nella critica alla società sovietica e a quella occidentale.
Per il PSU, in un momento di difficoltà e di scontro interno, l'invasione di Praga riconferma i limiti del comunismo, incapace di avviarsi sulla strada della democrazia. E' positivo il fatto che, per la prima volta nella sua storia, il PCI metta in discussione la funzione di guida del PCUS, ma questa dissociazione deve significare anche assunzione di responsabilità concreta ed abbandono della protesta indiscriminata contro tutti e contro tutto. (60)
La politica di potenza sovietica deve essere condannata per avviare un processo di distensione in tutta l'Europa, ed evitando isterismi anticomunisti. Un volantino dei giovani socialisti sembra riportare molte tematiche del movimento studentesco, quasi anticipando valutazioni dei futuri gruppi. In esso il giudizio non positivo del nuovo corso si accompagna all'assimilazione dell'intervento dell'imperialismo sovietico all'occupazione nazista.
Forte l'eco per gli assassini di Martin Luther King e di Bob Kennedy. Emozione per il massacro degli studenti messicani.
In questo anno indimenticabile, il mito americano scricchiola, certezze che parevano intoccabili si dimostrano prive di fondamento, il mondo giovanile mette in discussione valori radicati.
Ne è dimostrazione nel piccolo spaccato locale, il dialogo sulla Vedetta e sulla Voce, tra un giovane democristiano di Saluzzo, Luigi Ferraro e Attilio Martino segretario della federazione comunista. Si discute sull'Ungheria, sulla Cecoslovacchia, di superamento dei blocchi, via italiana al socialismo pluralismo democratico, centralismo democratico, rapporto tra metodo marxista e cattolicesimo. (61)
Nei mesi immediatamente successivi il rilancio delle lotte operaie anticipa l'anno dell'autunno caldo. Sdegno negli ambienti antifascisti e partigiani per l'assoluzione, in Germania, dell'ex maggiore Peiper, autore nel '43 dell'eccidio di Boves.

B) L'anno degli operai
La stagione operaia si apre con lo sciopero alla Ferrero di Alba, a settembre, degli addetti alla manutenzione e dei meccanici che richiedono un salario di qualifica adeguato alle mansioni svolte.
Entro breve tempo, lo scontro si estende a tutti i 2.000 dipendenti che chiedono di applicare le tariffe di estimo e denunciano i ritmi di lavoro e le minacce a cui sono sottoposti.
La richiesta di applicare norme in vigore nelle altre aziende del settore dolciario scuote Alba, dove Ferrero è visto come un benefattore (tra i molti atti per la città, ad esempio, il dono del monumento agli alpini). A ottobre si ha il primo sciopero nonostante la ferrea organizzazione degli autobus che portano i lavoratori dei paesi e l'intervento della polizia. Pare necessario cercare la organizzazione degli operai nei paesi della Langa:
Forse, anche ad Alba, il piedistallo su cui poggia tronfiamente la Ferrero, vacilla ... La classe operaia deve essere però cosciente che, perché questo avvenga, occorre uscire dallo stretto ambito aziendale ed investire della lotta la intera Langa che, in un modo o in un altro, a Ferrero è legata e soggiogata. (62)
La lotta non riesce, però, ad estendersi e si spegne a poco a poco.
Restano, comunque, nella fabbrica, segni di una voglia di cambiare che si manifesteranno nel periodo successivo:
Alcune cose positive si erano viste nel corso della lotta: una nuova leva di operaie decise, consapevoli dei loro diritti; la forza dei meccanici ... un gran numero di operaie dei paesi che hanno smentito che le crumire sono tutte nei paesi; la compattezza di alcuni reparti, mentre altri sono estremamente deboli. (63)
L'11 novembre riesce lo sciopero per la riforma delle pensioni e l'abolizione delle gabbie salariali (che per la provincia significano 5-6 mila lire in meno al mese nella busta paga).
Scioperano al 100%, tra le altre, Michelin, Burgo, Burgo Scott, Snos, Saint Gobain, Fomb, Riorda, Bottonificio fossanese, Celdit, Cometto, Italcementi, Bertello, Pirinoli, Fissore, Sarb, Lepetit, Signoretto, Falci, Fonti di San Bernardo. Il risultato positivo accomuna fabbriche con lunga tradizione di lotta ad altre, di recente costruzione o in sviluppo dove è largamente prevalente la figura dell'operaio contadino. Alla forte spinta di base occorre offrire anche sponde politiche, superando il più che ventennale predominio democristiano. Necessario anche arricchire la piattaforma di molti aspetti come cottimi, qualifiche, ambiente di lavoro, libertà nelle aziende che riguardano da vicino la condizione operaia.
Nei giorni immediatamente successivi, braccio di ferro alla Cometto di Borgo tra dirigenti e lavoratori che protestano per sospensione di Gianni Steffenino (già licenziato e poi riassunto pochi mesi prima). Per la seconda volta, Cometto deve cadere.
Contemporanei anche gli scioperi alla Complac di Dronero, alla Barosi di Bra, alla Locatelli di Moretta e alla Sip. Nuova giornata di mobilitazione contro le gabbie il 12 dicembre.
Auspicato e voluto, ma un po' difficoltoso il legame con la protesta contadina e con quella studentesca. A novembre, a Cuneo (ma la tensione è viva anche in altre città della provincia) si ha una grande manifestazione studentesca contro la condanna a morte di Alechos Panagulis. Si chiedono la revoca della condanna, la cessazione dei rapporti fra Italia e Grecia, una maggior attenzione della scuola ai problemi attuali.
Eustachio Panagulis, fratello di Alechos, è a Cuneo a dicembre.
In una grande assemblea, ricorda che il dramma del fratello è comune all'intero popolo, chiede la maggiore solidarietà a tutte le forze democratiche e la crescita di un grande movimento d'opinione pubblica contro i colonnelli, rafforzati dalle forniture militari NATI e dai contratti commerciali.
La stagione dei congressi si apre con quello del PSI-PSDI unificati. Le relazioni dei due segretari uscenti (Palagi è Viara) ricordano le difficoltà politico-organizzative seguite all'unificazione, l'insuccesso elettorale, le incertezze nella collaborazione governativa.
In provincia, però, il calo elettorale non è stato molto netto (- 2.2%), si è eletto, per la prima volta, un senatore, il numero dei tesserati è cresciuto (da 4.200 a 4.600) come pure quello delle sezioni, salito a 120.Negative, però, le suddivisioni in correnti, la difficoltà di parlare ai giovani, l'immagine, data al paese, di ricorrere cariche e posti di potere. Il congresso di federazione, propone Viara, deve chiedere e pretendere l'eliminazione delle degenerazioni di carattere burocratico e clientelare, l'incompatibilità tra cariche pubbliche e di partito, un rapporto democratico tra base e vertice, norme più responsabili per le iscrizioni. Intervengono Bonino (DC), Donadei (PR), Martino (PCI), Degiacomi (PSIUP).
Per quest'ultimo le divergenze esistono, ma non devono impedire di potersi trovare fianco a fianco nell'impegno contro lo strapotere democristiano e la politica padronale:
Porto l'augurio che nei lavori del vostro congresso trovino spazio i problemi reali dei lavoratori e siano presenti i fermenti e le lotte degli operai, dei contadini, degli studenti che significano condanna a tutti i compromessi di vertice e richiesta di nuove forme di unità e di organizzazione nelle fabbriche, nelle campagne, nelle scuole per cambiare i rapporti di forza, per avanzare verso il socialismo. (64)
Sotto il segno dell'unità il saluto di Martino. Donadei richiama le comuni battaglie sul divorzio, SIFAR, per moralizzare la vita pubblica, sul tema degli ospedali psichiatrici. La crisi della sinistra italiana ed europea è profonda:
Sul piano programmatico i radicali dichiarano di voler la trasformazione democratica e socialista della nostra società ed intanto lavorano per salvaguardare alcuni valori essenziali della sinistra che da tempo sono minacciati: questo è il senso delle posizioni pacifiste, internazionaliste, federaliste ad oltranza ed anticlericali. (65)
Acceso il dibattito fra le tre correnti in cui si divide il partito in provincia.
I maggiori consensi (46.60%) vanno ad Autonomia socialista (i più votati Robaldo, Pietro Franco, Palagi, Berardo, Enrichens, Streri, Bonardi); il 35.70% va ad Impegno socialista (Benatti, Pellegrino, Damilano, Viara, Farinetti, Viglione); alla sinistra (Boselli, Brizio, Vineis, Cerrone, Maiolino, Musso) tocca il restante 17.70%. E' proprio la sinistra a portare le maggior critiche alla linea politica e alla gestione del partito. Se Tito Musso si limita a richiedere scelte nettamente differenti e una diversa struttura interna (formazione di una commissione economica e di coordinamento della politica degli enti locali), Luigi Schiffer opera una critica frontale a tutte le scelte compiute (collaborazione con la DC, SIFAR, Vietnam, NATO ...):
Questo è lo stato in cui si è ridotto il partito. Noi della sinistra proponiamo quindi una vera linea di autonomia; il partito deve passare nettamente all'opposizione, ritrovare la sua anima socialista e soprattutto la sua autonomia dalle forze conservatrici e reazionarie alle quali è stato troppo legato in passato. (66)
L'eco delle lotte studentesche e l'anticipazione della futura Lotta Continua si trova invece nelle parole di Franco Bagnis e Marco Revelli.
Il partito deve essere presente davanti alle fabbriche. Alla Vestebene di Cuneo le operaie sono sottoposte a ritmi di lavoro disumani e alienanti, alla Michelin dirigenti socialiste hanno inserito uomini per crearsi clientele, nelle lotte contadine vi è stata assenza totale.
Per concludere, compagni, la scelta deve essere ... tra classismo e interclassismo, tra un partito degli operai e dei contadini o un partito dei borghesi e degli industriali. (67)
Occorre cambiare nettamente e radicalmente strategia. Per portare al potere la classe operaia e non al governo un gruppo di burocrati è necessario recuperare l'azione di massa organizzate.
Le vere riforme non sono, quindi quelle che vogliono razionalizzare, migliorare il sistema, ma quelle che partono dalla base e solo in seguito sono sancite dal vertice:
solo la lotta organizzata della classe operaia e l'auto gestione da parte della classe operaia della propria lotta possono portare di produzione ... La fabbrica è il nostro terreno di lotta; però è evidente che finché si vedranno le fabbriche come la Michelin solo come posto dove piazzare i propri raccomandati di ferro e farsi la propria piccola clientela e non come sede di lotta, il discorso sarà sterile e inutile. (68)
Di altra natura, ovviamente, l'impostazione delle due maggiori correnti.
Le riforme (priorità a quelle della scuola, a quella fiscale e all'assistenza sociale) restano il cardine dell'azione di governo che deve essere ripresa su nuove basi. Romita ritorna sulla storia del socialismo democratico e sui suoi limiti: in Italia questa corrente non è riuscita a proporre ai lavoratori prospettive nuove e credibili di trasformazione del sistema sociale che è invece rimasto immobile. Il centro sinistra ha posto le basi per la trasformazione, ma non ha saputo imporre una politica nuova che cambiasse radicalmente il sistema.
Il centro sinistra, per ricostituirsi, dovrà avere alla base la scelta per le riforme (regioni, urbanistica, tributaria, scuola) inquadrate nella programmazione economica. Anche per Giolitti è necessario rilanciare l'iniziativa autonoma del partito di governo che si faccia interprete della volontà che esiste nel paese, nelle forze politiche, nei giovani.
La corrente di Impegno marca le proprie differenze, soprattutto rispetto a quella di Tanassi e ad Autonomia e non ha il timore di restare in minoranza:
noi non concepiamo la politica di centro sinistra come una politica chiusa ... che, in un certo senso si esaurisce in se stessa e si contrappone all'alternativa dell'unità delle sinistre, no, noi la concepiamo come una fase di passaggio. Attraverso la quale il partito socialista può e deve operare per il raggiungimento del più lontano ed ambizioso obiettivo (che non possiamo però considerare a portata di mano oggi) di una più vasta unità delle sinistre. (69)
La Voce si dimostra molto interessata al travaglio dei socialisti cuneesi. Biancani giudica i risultati del congresso differenti rispetto alla volontà della base e alle nette critiche levatesi contro l'insuccesso di anni di partecipazione di governo. Se questo distacco non stupisce nel clan di Pierluigi Romita, è contraddittorio in Giolitti e nei suoi sostenitori:
la quale corrente, stando così le cose, meglio sarebbe stato denominare di disimpegno socialista. Giolitti, infatti ha posto la problematica: partecipazione o meno al governo condizionato da un programma preciso di riforme di struttura da realizzarsi in tempi ben definiti. Ma che valore può avere questa stessa problematica, questo impegno, se a nessuna di queste riforme si è fatto cenno o nemmeno lo si è fatto ai tempi di attuazione? (70)
Se i big hanno, ancora una volta mancato l'appuntamento e ingannato le più vive istanze di base, la sinistra e i giovani hanno ricordato che esiste la classe operaia, che molte sono le contraddizioni, che non si può cancellare la lotta di classe.
Inevitabile, in futuro, un legame tra queste posizioni e il mondo comunista:
Forza e punto di riferimento necessari per la rivoluzione socialista. (71)
Il congresso nazionale e le fasi successive segnano una netta divaricazione fra Nenni e l'ex PSDI da una parte e l'ex PSI dall'altra. Le contraddizioni permangono a livello nazionale e a livello locale, nella difficile, quasi impossibile opera di fusione fra due storie e due metodi di lavoro che l'unificazione ha solo in parte avvicinato e la sconfitta elettorale ha nuovamente fatto divaricare.
In questo quadro, secondo La Voce non hanno senso le posizioni mediatorie di Giolitti:
la confusione regna sovrana se escludiamo la sola corrente che fa capo a Lombardi. La posizione più equivoca è quella dell'on. Giolitti ... La spaccatura fra le correnti di Nenni e Tanassi da un lato e le correnti di De Martino e Lombardi dall'altro, ha messo allo scoperto la manovra dell'on. Giolitti cosicché egli è stato costretto a ripiegare tatticamente. Così comportandosi, l'on. Giolitti ha eluso le attesa della base? La risposta la lasciamo a Benatti e a Viara. (72)
A dicembre, i congressi provinciali di PSIUP e PCI. Il primo chiama iscritti e non a una grande partecipazione, invita operai studenti i contadini che si muovono e vogliono muoversi perché portino il contributo delle loro idee e lotte e rivolge un altro appello a quei compagni socialisti che conservano la volontà di combattere il capitalismo e ai cattolici da tempo presenti nelle battaglie. Indubbia la concezione di un partito aperto, strumento delle battaglie di base.
Il manifesto del PCI che convoca il 9° congresso provinciale (14-15 dicembre) dice invece:
L'impegno dei comunisti nella lotta per la pace, per la democrazia e il socialismo, per l'unità delle sinistre e per lo sviluppo della provincia. (73)
La Voce dell'11 dicembre ospita una lunga e articolata tavola rotonda con Marco Revelli e Franco Carretto (sinistra PSI), Gianfranco Donadei (PR), Valentino Giordano (PRI), Vincenzo Sparla, Franco Angeloni e Franco Revelli (PCI) e lo studente comunista francese Pierre Gruet.
Donadei ricorda le grosse novità delle ultime posizioni comuniste, ma anche i limiti persistenti (scarsa attenzione al federalismo europeo, non comprensione dell'imperialismo sovietico, mancanza di proposte per una politica delle partecipazioni statali). Marco Revelli ripropone il rovesciamento del tradizionale rapporto vertice-base e la scelta di obiettivi di lotta socialista per la conquista del potere. No, quindi, alla tradizionale strategia delle riforme. Tornano nell'incontro i temi del mancato sviluppo del sud (i recenti fatti di Avola), della necessità di programmazione (Giordano), dell'integrazione subita dal PSI nella sua partecipazione al governo (Franco Carretto), del maggio francese e della non integrazione della classe operaia (Pierre Gruet).
La proposta comunista è sintetizzata nelle conclusioni di Franco Angeloni. In Italia, il capitalismo tende a respingere qualunque tipo di riforma, poiché queste sono richieste dalla classe operaia:
Il fallimento del PSI è avvenuto poiché non è attraverso la rottura con le forze operaie e di sinistra che si possono affrontare in modo risolutivo le riforme le quali, per i loto contenuti democratici ed anticapitalistici, necessitano di una forte volontà politica unitaria ... Le riforme di struttura vanno conquistate attraverso delle lotte di massa con la partecipazione di tutto il popolo ... E' di qui, pertanto che si incontra il discorso della sinistra. Siamo convinti che soltanto un largo schieramento popolare che va dai cattolici, ai comunisti, a tutte le forze disponibili per realizzare la società di tipo nuovo che incida e porti avanti delle riforme non già per migliorare l'attuale sistema, ma per cambiarlo in senso democratico e socialista. (74)
Su questa base si svolge il congresso provinciale. Grande attenzione al nuovo ciclo di lotte sindacali, allo sbocco di quelle contadine, alla maggiore presenza di intellettuali . Nel giro di pochi mesi si avranno molte adesioni di intellettuali (Franco Revelli, Franco Carretto, Ugo Sturlese ...).Si forma, anche in provincia, la CGIL scuola che, nella sua prima fase, avrà grossa importanza nel creare un rapporto tra mondo della scuola e sinistra politica. Non si ha, in nessun congresso locale, alcuna eco delle posizioni del futuro Manifesto.
Gli aspetti positivi, le aperture, le modificazioni e alcune incertezze sono colte dal commento di Antonio Degiacomi sulla Scintilla. La relazione di Martino è stata molto ampia e documentata, ma ha affastellato cose vecchie e nuove, toccando in modo insufficiente il rapporto partito-classe e il metodo di lavoro politico. Non sono mancati compagni che non hanno voluto cogliere i nuovi problemi:
chiusi nella loro certezza di incarnare quasi in se stessi la classe operaia, preoccupati soprattutto di rintuzzare gli estremisti e i cinesi (quelli veri); come non è mancato chi ha trovato più interessanti gli inviti unitari di Viara (PSI) che non quelli del PSIUP. (75)
Restano nel PCI, come anche nel PSIUP, divergenze tra le due linee presenti nel movimenti operaio e che debbono essere verificati nei fatti (l'unità si crea nella lotta):
Da una parte vi è la concezione della crescita nel movimento di strumenti di potere nelle fabbriche e nella società; le lotte vengono intese come una serie di scontri che la classe operaia, alleata ai ceti medi, conduce e di cui il partito si serve per premere al vertice, per aprire un'alternativa democratica al centro sinistra, per creare una nuova maggioranza. (76)
Si discute sugli stessi temi, ma con differenti accentuazioni al contemporaneo congresso PSIUP.
Sono i giovani a prendere in mano il partito, ad estromettere di fatto la vecchia guardia, ad impostare scelte e impegno verso i luoghi di lavoro, ad accentuare le critiche verso l'URSS e i paesi dell'Est. Dopo i saluti di Ferro (PCI) e Damilano (PSI), il segretario Mario Andreis svolge una relazione centrata sulle novità della situazione mondiale che impone alle forze di sinistra di rivedere tutta la strategia moderata e difensiva che le ha contraddistinte. Anche in provincia (Ferrero, Cometto, zone salariali) la situazione va evolvendosi. La stessa protesta contadina, pur essendo ancora lontana da una matura presa di coscienza politica e di classe, esce, per la prima volta dopo lungo tempo, dal controllo della bonomiana, incrinando la grande corporazione in cui Bonomi vorrebbe far convivere piccoli coltivatori diretti, agraria e capitalisti dell'agricoltura.
Il PSIUP deve essere strumento per dare voce e forza alle lotte di base:
Tra i contadini, come tra gli operai, il Partito non deve intervenire come organizzazione depositaria della verità (proprio i movimenti più recenti hanno messo in crisi un certo modo di fare politica, burocratico e paternalistico), ma come stimolo alla creatività dal basso, alla analisi ed alla elaborazione di soluzioni che scaturiscono dalle stesse esigenze reali della classe, senza deleghe e cambiali in bianco. (77)
Il congresso continua dividendosi in due commissioni di lavoro (internazionalismo proletario e movimenti di massa anche nei loro rapporti con le organizzazioni di classe). Interviene Pino Ferraris, segretario della federazione di Torino. E' eletto segretario provinciale Antonio Degiacomi (20 anni). Il profondo e forse anche troppo traumatico rinnovamento è confermato dalla composizione dell'esecutivo di cui fanno parte Mario Andreis, Pio Beltrandi, Degiacomi, Antonio Di Mauro, Piero Formento, Bruno Mantelli, Franco Meo, Domenico Milano.
Solo nel direttivo troviamo Pellegrino e Zonta che hanno diretto il partito nella sua prima fase, dopo la scissione del '64.
Segno di questo rinnovamento è l'ulteriore modificazione della Scintilla che, dal gennaio 1969, cambia impostazione e formato e viene distribuita nelle edicole dei maggiori centri della provincia.
Ancora maggiore, quasi totale, l'attenzione per le lotte di fabbrica di cui il mensile deve essere, come il partito, strumento:
Questo rinnovamento si accompagna con l'impegno che riteniamo prevalente: quello di fare della Scintilla uno strumento al servizio di una sinistra rivoluzionaria, un giornale nel quale i temi di fondo del movimento operaio che sono oggi, insieme , quelli del rinnovamento della linea tattica e strategica e dell'unità, trovino spazio adeguato in uno sforzo politico fondato su una salda coscienza di classe. (78)
Ad Alba nasce Politica operaia, giornale operaio. Nel giro di breve tempo, diviene un foglio di battaglia di molte realtà di fabbrica, dalla Miroglio alla Ferrero di Alba, dalla Olcese di Carrù a Garessio.
Il 24 e 25 gennaio 1969, ad Alba, grande sciopero operaio e fortissima presenza studentesca, mai così grande e cosciente. Il primo giorno, astensione dal lavoro della Tessitura e della Vestebene e assemblea comune con gli studenti sulle condizioni di lavoro, le zone salariali, gli sbocchi professionali della scuola e il tipo di cultura che viene imposta.
Il giorno successivo nuovo sciopero, riuscito, alla Miroglio e fortissima protesta studentesca (magistrali, tecnici, liceo).
L'assemblea al liceo è impedita dai carabinieri chiamati dal preside. Corteo di 1.500 operai e studenti davanti ai cancelli della Ferrero.
Intanto era giunta la notizia della serrata al liceo per lunedì al fine di tutelare l'incolumità degli alunni e ristabilire nella scuola la necessaria serenità. E' proprio questo tipo di serenità che regna da sempre nella nostra città che operai e studenti non vogliono più, se essa significa accettare di non contare niente dentro la fabbrica, niente dentro la scuola. (79)
L'unità tra le varie fabbriche e vari settori sembra l'elemento più importante di queste battaglie: si allacciano collegamenti tra la Tessitura e la Vestebene, tra la Vestebene di Cuneo e quella di Alba, con gli studenti. Comune la necessità di affrontare i problemi reali di ogni situazione, di ogni realtà specifica, di ogni reparto. Comuni la volontà di cambiare e un linguaggio chiaro, ma non populistico:
ATTENZIONE!! Da oggi i professori più reazionari inizieranno nelle classe a criticare e demolire quanto è emerso dalle assemblee di questi giorni: rispondiamo con responsabilità in ogni classe ai loro attacchi. MANTENIAMO I COLLEGAMENTI E LAVORIAMO CON DECISIONE. (80)
Segno delle tante novità le riunioni decentrate di lavoratori, paese per paese (si parla della fabbrica, dei trasporti, del lavoro stagionale) e distribuita alla Tessitura Miroglio la lettera ai crumiri che diventerà usuale, dopo molti scioperi:
Carissimi compagni e compagne CRUMIRI, voglio dire due parole a voi che con tanto ardore vi siete recati al lavoro, magari un'ora prima, magari passando dalle strade nascoste per evitare l'incontro con quei sovversivi vostri compagni che avrebbero potuto convincervi a scioperare ... LO SAPETE COSA SIGNIFICA DIGNITA'? Avete mai sentito parlare di COSCIENZA DI CLASSE? Probabilmente no. (81)
Altro segno della radicalità della protesta e della rabbia è il manifesto del movimento giovanile PSIUP per il capodanno (quello degli incidenti alla Bussola di Viareggio):
Si chiude un altro anno di brutale sfruttamento dei lavoratori. Buon anno, padroni. Buon anno a voi che in una notte di cretinismo borghese, potete ancora permettervi di sperperare l'equivalente di intere mesate di salari operai ... Buon anno dalle vedove dei braccianti di Avola ... Buon anno dagli emigrati, dagli operai e operaie licenziate ... Buon anno dai trecentomila bambini vietnamiti trucidati dal napalm americano, dai guerriglieri del Vietnam, della Palestina, dell'America latina, dell'Angola, buon anno dalle Pantere nere della California, dagli operai in sciopero, dagli studenti in lotta, da tutti i giovani del PSIUP. 1 ° gennaio 1969, ore zero. Inizia un altro anno di lotta contro i padroni e la società borghese. (82)
La crescita del dibattito e dell'impegno sui luoghi di lavoro è netta e continua. Si raggiunge l'accordo nazionale sulle pensioni (80% del salario, gestione autonoma dell'INPS, scala mobile), frutto di uno scontro durato molti mesi, quello della Michelin, siglato il 13 febbraio.
L'accordo segna una maggiore presenza di Commissione interna e sezione sindacale, aumenti uguali per tutte le categorie, l'esclusione degli impiegati dagli aumenti economici. Questi risultati significano il netto rafforzamento della presenza operaia nell'azienda, l'accresciuta sindacalizzazione e l'aumentata coscienza politica dei lavoratori della, ormai, maggiore fabbrica della provincia.
A marzo, Confindustria e sindacati firmano l'accordo per il superamento delle gabbie salariali. In provincia, gli scioperi su questo tema hanno toccato le più alte percentuali di partecipazione.
Il PSIUP vive il suo momento di maggiore attività ed impegno.
Continuo il tentativo di rendere il partito sempre più permeabile alle spinte dal basso e di modificare le organizzazioni di massa (Confcoltivatori, CGIL) in polemica soprattutto con le posizioni filogovernative presenti nelle correnti socialiste. Nel dibattito che precede il congresso della CGIL, Marcello Faloppa chiede maggiore democrazia e partecipazione dei lavoratori alle elaborazioni e alle scelte del sindacato, per far crollare tutte le infrastrutture dogmatiche e per una politica autenticamente classista. Il sindacato, strumento delle lotte dal basso, deve superare qualunque forma burocratica e parassitaria, abbandonare le tendenze prettamente rivendicazioniste, avere come suo centro il problema del potere nella fabbrica. L'equilibrio delle correnti è un fatto negativo che limita l'autonomia del sindacato e dei lavoratori a vantaggio di logiche di partito:
La stessa valutazione di questo o quel compagno viene condizionata dalla matrice di derivazione politica e per questa ragione, molte volte, compagni con reali capacità vengono sacrificati sull'altare dell'equilibrio delle correnti ed altri compagni, scarsamente idonei dal punto di vista della attività, vanno ad occuparne il posto ... Queste note sono ben lontane da una tematica di corrente, in quanto esse sono rivolte a tutti quelli ... che intendono far propria la volontà nostra di affrontare il discorso del superamento effettivo delle correnti politiche all'interno della CGIL in sede di congresso, quale indispensabile condizione per una reale svolta del sindacato, svolta tesa a una piena capacità politica autonoma. (83)
Banco di prova per il sindacato sarà anche la capacità di stringere rapporti con forze nuove che si sono avvicinate e affiancate ai lavoratori.
Gli studenti non debbono più essere identificati come rappresentanti di una categoria a sé stante, né trattati con accenti paternalistici:
Essi non si battono a scopo umanitario verso gli operai, ma si battono oltre che per l'emancipazione della classe operaia, anche per se stessi, per un reale potere nella scuola in contrapposizione alle istituzioni borghesi della classe dominante, così come gli operai in fabbrica lottano contro gli stessi padroni. (84)
L'unificazione delle lotte, in questo caso di quelle operaie con quelle contadine, è al centro anche del congresso provinciale dell'Alleanza contadini (Caraglio, 2 marzo 1969).
Accanto ai due dirigenti storici del PCI, Luigi Borgna e Pietro Panero, viene eletto vicesegretario Bruno Mantelli del PSIUP. Il suo intervento al congresso è tutto centrato sull'analisi delle modificazioni che si vivono nelle campagne e sul profondo impatto delle trasformazioni indotte dallo sviluppo capitalistico. Nel sistema capitalistico non può esistere l'ottimale squilibrio tra agricoltura e industria. Il capitale penetra, allora, nell'agricoltura, la industrializza, ne cambia le basi tecniche ed economiche.
Negli anni '60 hanno registrato un enorme incremento l'industria di trasformazione e il commercio dei prodotti agricoli, gli investimenti e soprattutto quelli pubblici (passati, in breve periodo, dal 19% al 45%). I due piani verdi hanno consacrato l'intervento nelle campagne del capitalismo di stato.
Il MEC ha rilevato la sua vera funzione: strumento del processo di integrazione economica diretto e controllato dal capitale monopolistico. Il MEC, mediante la politica agricola comunitaria, istituzionalizza il processo di ristrutturazione capitalistica (oligopolistica) del settore agricolo, che il capitalismo europeo sta portando avanti e il governo è il suo braccio nazionale nel processo di estensione dell'azienda capitalista e di maggior subordinazione contadina. (85)
La piccola azienda è messa in difficoltà da questa tendenza e può reggere solo subordinandosi a scelte esterne. La risposta a questi processi non può consistere nel ritorno al passato. Alla trasformazione capitalistica occorre contrapporre quella promossa dal movimento operaio, basato sull'autogoverno contadino e sul collegamento operai-contadini.
Anche la proposta per lo statuto dei diritti dei lavoratori sono interpretate come tentativo di ingabbiamento delle spinte più nette e radicali, logorandole ed inquadrandole, cosa ovvia data la natura dello stato, organicamente dalla parte dei padroni.
L'obiettivo che si propone il governo è quello di evitare la lotta operaia e quindi di far rinunciare agli operai alla conquista di una forza effettiva; tende invece a convincere i lavoratori ad accettare i buoni uffici di mediatori statali. Non solo, ma si vorrebbe stabilire per legge quello che i lavoratori spesso già di fatto rifiutano, e cioè che durante la trattativa si sospenda l'azione dritta, si disarmi tutto. (87)
Tutto è diretto contro la nuova qualità delle lotte operaie che hanno impostato la questione delle libertà in fabbrica non come problema di diritto, ma di forza.
Alla Pirelli gli operai non hanno chiesto il diritto dell'assemblea, l'hanno fatta, non hanno chiesto il diritto di contrattare i tempi, li hanno cambiati riducendo collettivamente la produzione. Lo stesso tipo di lotta è andato avanti alla Marzotto di Valdagno, alla Rhodiatoce di Pallanza ... La strada che emerge dalle lotte operaie è che i diritti dei lavoratori si conquistano con l'azione diretta e su questa strada noi del PSIUP intendiamo marciare. (88)
La tendenza, nonostante l'infelice atteggiamento nazionale sui fatti cecoslovacchi, sembra essere di crescita e di radicamento del partito, parallela all'estendersi della protesta e dello scontro.
Diversa la realtà del PSI che, a livello nazionale, vive una situazione convulsa che lo porterà alla scissione. Le due anime faticano a fondersi nella pratica quotidiana e soprattutto in una realtà di forte e continua tensione sociale. In provincia, dopo uno stallo durato tre mesi, a fine gennaio le correnti di Autonomia e della sinistra si accordano per la gestione della federazione provocando un totale mutamento (terremo) nelle cariche da cui viene estromessa quella di Impegno.
Sono eletti segretario Felice (Mimmo) Bonardi, proveniente dal PSDI (che sostituisce Palagi e Viara) vicesegretari Tito Musso (sinistra) e Nello Streri (ex PSDI), membri dell'esecutivo Francesco Brizio, Eugenio Boselli, Antonio Cerrone, Alfredo Devidè, Carlo Dotta, Mario Pecollo. A dirigere Lotte Nuove sono chiamati Manlio Vineis (sinistra-direttore), Ugo Cerrato (ex PSDI - Vicedirettore), Domenico Romita (sinistra-responsabile), in vece di Benatti e Palagi.
L'assunzione, da parte di Romita, di sempre maggiori responsabilità nel partito e nella corrente lombardiana modifica, in parte, il mensile da lui diretto Il dialogo che, a partire dal '67, aveva tentato di divenire un riferimento importante, non solo per il dialogo marxisti-cattolici, ma per tutta la sinistra.
Opposti i commenti sulla nuova maggioranza nella federazione. Se la sinistra cerca di motivare il proprio impegno e una alleanza anomala, chiedendo di essere indicata per le realizzazioni concrete e non con pregiudizi sugli schieramenti interni, (89) per Carlo Benatti la nuova maggioranza è nata senza principi e senza u pronunciamento dei compagni di base, ma solo per volontà:
dei compagni del vertice (non di tutti) i quali passando sopra alle rispettive posizioni politiche assunte in congresso ... riducendo il partito dei socialisti a merce di scambio, hanno tenacemente perseguito e raggiunto un obiettivo di puro potere, che definire accordo tecnico ha solo sapore di beffa per molti compagni delle due correnti. (90)
Nuto Revelli, della sinistra, si dissocia dalla scelta collaborazionista della sua corrente. Durissima La Voce (91).La Vedetta sottolinea il "Colpo di scena" che ha prodotto una maggioranza milazziana. Forte emorragia nell'albese. Lasciano il partito Natale Robaldo e Nicola Enrichens che accusano il PSI di aver tradito gli impegni elettorali e, dopo una breve parentesi nel gruppo locale di Democrazia socialista, aderiranno al PRI. Il loro passaggio ad un partito in consistente crescita che, anche in altre aree, raccoglierà da altri partiti (a Cuneo Algranati e l'ex sindaco DC Del Pozzo) e che proprio nel movimento contadino dell'albese (ex Partito dei contadini) ha avuto il suo punto di forza elettorale, contribuirà a fare di Alba la città a più forte presenza repubblicana (Robaldo sarà deputato sino al 1983, nel 1985 e 1990 il consigliere regionale del PRI sarà eletto qui ...). (93)
A distanza di due mesi dalla sua elezione, comunque, il neo segretario Bonardi presenta un bilancio positivo: le sezioni sono in ripresa, vi è una presenza più attiva nei vari centri della provincia, hanno avuto un buon successo alcuni convegni, si sta tamponando la mini scissione dell'albese.
Ma la vita del partito è caratterizzata quasi totalmente dal dissenso a livello nazionale che esplode, provocando la scissione, all'inizio dell'estate.
Lasciano il PSI la corrente di Rinnovamento e una parte di Autonomia ridando vita, dopo neppure tre anni di unificazione, ad una formazione socialdemocratica (PSU). In provincia, la netta maggioranza resta nel PSI. La scissione è particolarmente sensibile nelle zone dove maggiore è il seguito di Pier Luigi Romita, Alba, Dogliani, Cortemilia, Ceva, Neive, Carrù ed in alcuni centri minori.
Sono nel nuovo partito l'ex senatore Spartaco Beltrand, Giuseppe Bramardi, Angelo Bramardi e Pierluigi Revelli del movimento giovanile, Luana Cantamessa, i consiglieri provinciali Mimmo Bonardi e Carlo Armellini, i sindaci di Pianfei, Montelupo Albese, Bosia, Govone, Niella Belbo, Cravanzana, Cortemilia, Perlo, Cerretto Langhe, Castelletto Uzzone.
Tra i molti consiglieri comunali cinque a Cuneo (Streri, Pecollo, Palagi, Mellano, Silvia), uno a Saluzzo (Berardo), uno a Mondovì (Comino), due a Fossano (Ciravegna, Mondino), cinque a Borgo, tre a Busca.
Per Lotte Nuove la spaccatura ha un chiaro intento conservatore ed è indirizzata direttamente contro le parziali conquiste strappate con la presenza nel governo.
Al momento dell'unificazione, Tanassi e Preti avevano chiara la volontà di portare il socialismo italiano su posizioni moderate e anticomuniste. Fallito questo tentativo hanno scelto la scissione, dimostrando di essere il supporto di una politica oltranzista:
i cani da guardia del sistema, la difesa ad oltranza di situazioni cristallizzate che nemmeno il neocapitalismo FIAT accetta più. Essi si collocano a destra della DC e si pongono l'obiettivo di un blocco d'ordine che releghi all'opposizione i socialisti, i lavoratori cattolici, i sindacati e quei matti di democristiani che oggi fanno capo a Moro, Donat Cattin, De Mita, Granelli. E non a caso ciò si manifesta nel momento in cui nel paese vengono portati innanzi una serie di riforme indilazionabili, come lo statuto dei lavoratori nelle fabbriche, il divorzio, il controllo delle nascite, la riforma della società per azioni, la riforma universitaria ... nell'istante in cui Nenni si appresta, quale ministro degli Esteri, a riconoscere il governo della Cina popolare, ad aprire trattative per il Vietnam del Nord, ad allargare l'azione diplomatica del nostro paese a favore della pace. Questo nuovo corso ha spaventato la destra italiana, cronicamente contraria ad ogni minimo movimento. E non poteva non spaventare il gruppo Preti-Tanassi che milita fittiziamente a fianco dei lavoratori con il solo scopo recondito di imbrigliarne la volontà e la forza. (94)
Occorre ora rilanciare, una fitta politica di riforme, secondo quanto chiedono con forza milioni di lavoratori nonostante la scissione che è:
una grave scelta di schieramento a soccorso obiettivo di tutto ciò che di conservatore, autoritario e reazionario brulica nella società italiana. (95)
Opposte le valutazioni nel PSU che, a 20 giorni dalla scissione, pubblica L'eco della provincia, quindicinale, poi settimanale, provinciale.
Il primo fondo è di Spartaco Beltrand, già senatore e socialdemocratico dal '47.
La scissione riproduce il dramma delle due anime del socialismo italiano, evidenziate soprattutto dalle diversità nei rapporti con il PCI che ha sempre rifiutato e rifiuta di conciliare socialismo e libertà, che è succube della politica estera russa, mentre ad occidente si è garantita la libertà politica.
La carta dell'unificazione escludeva ogni possibilità di accordo con il PCI:
Perciò la violazione di questo punto preciso della carta della unificazione ci ha costretti a riprendere la nostra libertà di azione e la politica del vecchio glorioso partito socialista unitario di Turati e Matteotti che, seguendo gli esempi del socialismo occidentale, mira a costituire una società socialista, dotata di tutte le libertà politiche che noi riteniamo indispensabili per tutti gli uomini. (96)
Il 19 luglio, al convegno per la costituzione ufficiale del PSU, Romita passa in rassegna le vicende, negli ultimi mesi, del partito unificato; per Palagi la subordinazione al PCI è il motivo fondamentale della rottura: occorre ribadire la questione della delimitazione della maggioranza, del rifiuto delle giunte di sinistra, di una più netta critica alle scelte del PCI in politica internazionale.
Ai primi di settembre il PSU dichiara di aver costituito in provincia 70 sezioni.
A ottobre il Comitato direttivo elegge gli organismi dirigenti della federazione. Sono nominati segretario Armando Palagi, vice segretario Mimmo Bonardi (Alba), Piero Franco (Ceva), Nello Streri (Cuneo).
Compongono il direttivo Alfredo Devidè (Borgo San Dalmazzo), Ugo Cerrato (Alba), Carlo Dotta (Ceva), Mario Pecollo e Gianni Lunati (Cuneo).
L'adesione più inattesa è quella di Carlo Benatti, di provenienza PSI e per lungo tempo direttore di Lotte Nuove. Dopo aver lasciato qualunque incarico nel PSI, Benatti, aderisce al PSU accusando il suo ex partito di aver stracciato la carta dell'unificazione, di esser dilaniato all'interno, di essere succube dell'iniziativa politica dei comunisti e di una minoranza settaria che nega validità ad una politica autonoma socialista, di aver perduto quel carattere di originalità e di autonomia che furono determinanti per le sue scelte. (97)
La sinistra italiana è sensibile al richiamo della protesta generalizzata, ad alleanze politiche innaturali, all'astrattezza ideologica, allo pseudo spontaneismo. In questo quadro, il PSU può definire una linea politica autonoma, legata al socialismo europeo e capace di tornare ad essere punto di riferimento, anche dopo la crisi e il fallimento dell'unificazione.
Nette nei primi atti del nuovo partito, le polemiche con il PSI le prese di distanze dalle posizioni comuniste (sarcastico il commento sulla radiazione del Manifesto) (98), l'opposizione ad ogni scelta frontista che farebbe il trampolino di lancio per l'ingresso del PCI nell'area governativa, (forti le polemiche con i settori della DC che sembrano favorevoli), l'appoggio alle lotte sindacali, accompagnate, però da un continuo riferimento ai settori moderati dell'elettorato.
Il 15 dicembre, i una lunga relazione al Direttivo provinciale, il segretario Palagi denuncia 2.000 iscritti, raggiunti in pochi mesi, critica gli atteggiamenti della DC locale, equidistante tra PSI e PSU, chiede un forte impegno per le elezioni amministrative di primavera (le prime regionali) ribadisce la volontà di ridare vita al centro sinistra, nonostante i comportamenti contraddittori del PSI, passa in rassegna i problemi locali, riconferma la validità della scissione.
Analoghi temi sono toccati a Cuneo, nel febbraio 1970, dal segretario nazionale Mauro Ferri: il centro sinistra si può ricostituire solo delimitando seccamente la maggioranza verso il PCI: per questo occorre essere coerenti anche nelle giunte locali. Il PCI non offre garanzie, non avendo scelto la vita democratica: è quindi necessario una forza riformatrice che affronti gli intricati nodi della situazione economica e metta mano alle grandi riforme, casa, scuola, regioni, divorzio, sistema tributario ..., contro l'estremismo di PCI e PSIUP e l'integralismo sempre presente nel mondo cattolico:
E' la parte del mondo cattolico che oggi sembra franare, dirci con tanta soddisfazione quasi con tanta gioia verso l'abbraccio conciliare con i comunisti, è proprio quella parte che ha sempre rappresentato le tendenze integraliste, clericali, retrograde, anche se ammantate da un populismo e da un sinistrismo che per noi è soltanto apparente, perché non ci possono essere soluzioni seriamente, realmente di sinistra se non hanno una salda base di autonome scelte di libertà e di democrazia. Ecco, compagni, qual è la particolare gravità oggi della situazione del paese, quindi la particolare importanza e responsabilità dei nostri compiti. (99)
La seconda metà del '69 è però, caratterizzata dalla consistente crescita del movimento sindacale. A maggio il congresso provinciale della CGIL verifica un aumento di partecipazione e di attenzione.
Gli obiettivi fondamentali da raggiungere nella prossima stagione di lotte sono l'adesione dello statuto dei diritti dei lavoratori, le 40 ore lavorative, le contrattazioni sindacali ad ogni livello, la riforma dell'assistenza e della presidenza, del collocamento, dell'istruzione professionale.
Strumento fondamentale di questo cammino è l'unità sindacale che ha come basi il superamento delle correnti, le incompatibilità, la autonomia del sindacato (dal padrone, dal governo, dai partiti).
Segretario è rieletto Vincenzo Sparla. Sono co-segretari Achino (PSI), Angeloni (PCI) e Faloppa (PSIUP).
Il giorno successivo, muore improvvisamente Sparla, dal '62 segretario della Camera del Lavoro. Unanime la commozione. (100)
Commentando il congresso La Scintilla scrive che nel dibattito è mancato l'approfondimento dei temi e delle lotte nella provincia e sono da risolvere alcuni nodi fondamentali: il rapporto tra lavoratori e sindacato (molte strutture non reggono all'accelerazione dello scontro), il rapporto tra sindacato e partiti. Rifiutando di farsi istituzionalizzare il sindacato deve collocarsi:
nel quadro di una strategia destinata a trasformare radicalmente e qualitativamente i rapporti di classe, in essa assumendo un ruolo autonomo e attivo. (101)
Sulla strategia delle riforme il PSIUP marca differenze nette e di fondo:
L'esperienza di questi anni ha dimostrato del tutto vano lo strumento della programmazione democratica ... il rovesciamento degli attuali indirizzi di politica economica, non può risultare da una ipotesi complessiva e globale di programmazione definita a priori ... ma dallo sviluppo del conflitto delle forze lavoratrici con quelle padronali e dal confronto delle loro esigenze contrapposte. (102)
A luglio muore Giacomo Brodolini padre dello statuto dei lavoratori. Il ricordo di Beppe Maiolino, su Lotte Nuove intreccia la difesa del ruolo dei socialisti nel governo all'amarezza per la nuova scissione che ha ancora una volta diviso il socialismo italiano. (103) Analoga emozione a settembre per la scomparsa di Fernando Santi, figura storica del sindacalismo. (104)
Lutto nelle file della DC nel corso dell'estate. Muore Paolo Barbero, segretario provinciale, vice presidente e assessore ai lavori pubblici dell'amministrazione provinciale.
Lo ricordano, nella cerimonia funebre, Bima e Falco e sulla Vedetta Albertina Soldano, Gianni Vercellotti e Adolfo Sarti che ripercorre pezzi della storia della DC locale, dal dossettismo, al ricambi generazionale, all'impegno negli enti locali, contro logiche campanilistiche, alla modernizzazione del partito:
I giovani di allora si trovarono così, quasi senza averlo cercato, al loro fianco un ragazzino pallido e barbuto, che aveva letto Maritain e meditato La Pira, ma anche Keynes e Salvemini e presagiva le insidie dell'integralismo, intuendo il dovere della concretezza, specialmente nella sua terra cuneesi dove i conti col giolittismo si facevano preparando una classe dirigente preparata e moderna, capace di contrapporre non solo potere a potere ma idee, posizioni, ragionamenti al tira a campà del notabilato ... E così sembrò logico a molti che a 25 anni, nella primavera del '56, surrogasse il venerando geom. Miglio nella carica di consigliere provinciale per il collegio di Fossano, assumendo un assessorato di nuova istituzione e di modernissima prospettiva: l'assessorato alle aree depresse. (105)
Nuovo segretario è Franco Mazzola. Scompare anche, a 94 anni, il senatore Giovanni Battista Bertone, decano del parlamento.
A settembre grande manifestazione partigiana per l'inaugurazione del monumento alla Resistenza. 10.000 partigiani sfilano per Piazza Galimberti, Corso Nizza e Viale Angeli sino al parco della Resistenza dove parla Ferruccio Parri che sostituisce l'annunciato presidente Saragat. Forte anche la presenza di giovani che richiamano la guerra del Vietnam (Ho Chi Min è morto da pochi giorni) e di lavoratori che ricordano le lotte contrattuali e la tematica della fabbrica.
Il rapporto con la protesta giovanile è al centro dei commenti.
Per Viara su Lotte Nuove la Resistenza sarebbe solo un articolo da museo, se non si collegasse alle lotte che scalzano le basi dell'imperialismo colonialista:
Il loro dilemma sia pure in forme diverse è identico a quello che si è posto ai loro anziani durante la prima Resistenza: accettare il compromesso, l'accomodamento in nome del facile mito del successo o prendere il proprio posto di combattimento, allora sulle montagne, oggi facendo del proprio posto nel mondo il proprio Vietnam. (106)
Più netta La Scintilla che critica da sempre l'unitarietà delle manifestazioni resistenziali e antifasciste e soprattutto l'incapacità della sinistra di caratterizzare le proprie posizioni davanti alla volontà di ridurre la guerra partigiana a formula da consegnare ai manuali di storia. Non esiste nesso tra la pratica rinnovatrice della Resistenza e la società di oggi:
fondata sul privilegio di classe, corrotta, asservita attraverso i suoi organismi dirigenti e ai boss dell'alta finanza e dell'industria all'imperialismo americano. (107)
L'antifascismo, dopo 25 anni, deve compiere scelte radicali:
Ai partigiani chiediamo di fare una volta per tutte chiarezza, al di là di ogni mistificante mito unitario, nel rapporto tra il proprio impegno politico e la accettazione di un uso della Resistenza volutamente apolitico e interclassista che fa sovente da leit motiv a manifestazioni come quella di Cuneo, tra il contenuto critico sociale della Resistenza e lo svuotamento che di tale contenuto si fa al centro e a destra. Anche perché non si ripetano episodi di un certo tipo: nella manifestazione di domenica, infatti, abbiamo visto ad un certo punto ... uno degli organizzatori rivolgersi ai giovani rimproverandoli per la confusione che essi, poveretti, facevano tra il Vietnam e la Resistenza. Un episodio forse non esemplare, ma certo sintomatico. (108)
Le lotte operaie iniziano a modificare il tradizionale scontro politico nella provincia.
Molte le risposte agli attacchi della controparte e contro licenziamenti e sospensioni (Signoretto), serrate (acciaierie San Michele), cassa integrazione (Saint Gobain di Savigliano), trasferimenti e licenziamenti (Siesa di Verzuolo). Non molte, ma comunque significative, le azioni offensive (la Siro di Robilante). Tutti i sindacati crescono organizzativamente, contattando aree sociali e geografiche mai prima toccate. La CGIL raggiunge la sua fase più alta, come dimostrano anche i risultati delle elezioni di commissione interna nelle maggiori aziende della provincia.
Alla Michelin, il 30 ottobre, con un numero di elettori più che raddoppiato la CGIL passa dal 32% al 39% (eletti Garibotti, Massucco, Allasia, Mondino), alla Burgo riconferma la sua egemonia (dal 76% al 77%) eleggendo Torre, Girello, Giolitti, Cortese, Giustini. L'elezione di Romeo Giolitti e la non candidatura di Beppe Costamagna, quadro storico sindacale e politico, segna un rinnovamento di quadri in una delle poche roccaforti del sindacato e della sinistra nella provincia.
Buona, per la prima volta, la partecipazione agli scioperi nazionali per i contratti e anche a quello generale. Il 19 novembre grande sciopero per la casa (il sindacato scende sul terreno delle riforme, del rapporto nord sud, delle scelte economiche). A Milano muore, in modo mai chiarito, l'agente Salvatore Annaruma e inizia a manifestarsi la spinta della maggioranza silenziosa. A Cuneo manifestazione provinciale, il mattino, in piazza Galimberti e la sera dibattito sui temi sollevati (casa, riforme, potere in fabbrica) promosso da PCI, PSI, PSIUP, partito radicale, movimento giovanile DC, ACLI, relatori Dalmasso delle ACLI, Viglione (PSI), Degiacomi (PSIUP), Graglia (PCI), Donadei (PR), Aimetti (DC), Monti (PRI).
Per il PSI, alla grande maturità dei lavoratori, non ha corrisposto eguale maturità nella polizia e in piccoli gruppi che inseguono una strategia estremista ed infantile. La responsabilità maggiore è, comunque, della classe politica:
Quella che ci governa è una classe politica senza politica. Molte delle riforme che erano state chieste sei anni fa, per la costituzione del centro sinistra, sono rimaste pure proposte, sono stante rinviate, ipocritamente celate. (109)
La richiesta di una politica riformatrice che affronti i problemi sociali, si lega al rifiuto di collaborazione con il PSU:
Proprio i fatti di questa settimana hanno dimostrato che almeno una componente - il PSU - del cosiddetto centro sinistra organico, non solo non è una forza popolare, ma è decisamente una forza borghese e retriva. Gli accenti usati da quel partito non differivano da quelli della destra politica italiana. Noi non abbiamo mai fatto questione di pure formule, ma ... non possiamo pensare ad un governo con la collaborazione del PSU perché ciò rappresenterebbe una forza pressante ed involutiva che porterebbe il paese vicino al collasso. (110)
Per il PCI la mobilitazione dei lavoratori e gli incidenti di Milano, dimostrano la maturità della classe operaia, la pericolosità della reazione, la necessità di offrire uno sbocco politico alla pressione operaia e popolare. In provincia, lo sciopero per le gabbie salariali aveva toccato 11/12.000 lavoratori, quello sulle pensioni 14.000, quello sulla casa 40.000.
3.000 persone partecipano al corteo e al comizio sindacale a Cuneo, unendo diverse generazioni, fabbriche vecchie e nuove, segnando una forte presenza femminile.
Tutte le città sono paralizzate. I fatti di Milano nascono da gravi scelte prevalenti nella polizia, dalle provocazioni, dalle montature di stampa e TV, dal tentativo del MSI di presentarsi come sola forza d'ordine, dallo smarrimento delle forze conservatrici che non prevedevano la crescita e la continuità delle lotte in cui la classe operaia è portatrice di esigenze che investono gli altri strati sociali. La crescita unitaria di oggi apre più avanzati sviluppi a breve termine. Da sconfiggere, quindi le posizioni estremistiche:
Quanti ieri gridavano alla integrazione della classe operaia e lavoravano per la ricostituzione di unità sindacale, sono gli stessi che oggi cianciano sullo spontaneismo delle lotte e sulla edificazione di contropoteri configurati come strumenti di uno scontro frontale e risolutore. Salvo poi ... prendersela con i sindacati e con il PCI che tradiscono lo spirito dell'autunno caldo. All'intellettualismo di costoro ... si affiancano spesso e volentieri obiettivi cartacei assolutamente estranei alla natura dello scontro. Ecco come, non solo a destra, ma anche a sinistra, la sociologia viene elevata a ideologia. (111)
Proprio nel cuore della battaglia contrattuale, giunge a termine, nel PCI, il caso Manifesto. Il gruppo che propone una diversa strategia davanti all'esplosione della lotta di massa e alla situazione internazionale viene radiato dal partito.
Durissima, localmente la valutazione delle altre forze politiche per cui nel PCI nulla è mutato e permangono ancora i vecchi metodi stalinisti. Per Romita, su Lotte Nuove, la radiazione è una decisione grave e assurda, che cancella, con l'accusa di frazionismo, il diritto al dissenso e che deriva dalla convinzione che la contrapposizione tra i blocchi duri ancora a lungo e che, quindi, occorra operare una marcia di avvicinamento al governo, impedendo la costituzione di gruppi di dissenso. (112)
Ben diverso, l'atteggiamento del PCI che, ormai da settimana, vede come inevitabile la rottura e che non vive, localmente frammentazioni (l'unico atteggiamento di dissenso è quello di Oronzo Tangolo, espresso, però, solo internamente). Già ad ottobre in un seminario interno (relazione di Viglietti, Martino, Revelli e intervento del segretario regionale Damico) la federazione si era pronunciata all'unanimità contro le tesi della rivista. Ora, soprattutto davanti a critiche da sinistra (PSIUP) viene emesso un comunicato dal linguaggio molto duro. La radiazione è una misura dolorosa, ma necessaria causata dall'attività scissionistica condotta dall'interno e dall'esterno del partito. Nel momento in cui il movimento operaio sta battendosi per superare divisioni e contrasti, il PCI non poteva permettere lacerazioni irreparabili nelle sue file. Se è logico che il nemico di classe tenti in ogni modo di indebolire l'unità e la coesione del partito:
è deplorevole che certe prese di posizione, anche di gruppi di sinistra, si affianchino obiettivamente a tale campagna. (113)
Molte le riunioni interne a cui segue, giovedì 4 dicembre un'assemblea pubblica, a Cuneo, con Dino Sanlorenzo che dopo una relazione sulla natura delle lotte operaie, ribadisce il carattere frazionistico del Manifesto e la correttezza sulle posizioni assunte. Se si fossero accolte le tesi della rivista e del gruppo, il PCI non sarebbe più una forza rivoluzionaria decisiva per il progresso verso il socialismo, ma si sarebbe scisso in gruppi frammisti ai gruppetti della sinistra italiana.
Solo il PCI può, invece, consentire una più organica unità di azione della sinistra, base per il processo di unificazione.
Intervengono Vercellotti, Conforti, Degiacomi, Franco Revelli, Delle Cave, Zonta, Borgna, Mantelli, Allario:
Negli interventi non sono mancate critiche e osservazioni alle decisioni assunte dal nostro partito e su alcuni aspetti particolari della sua politica. Salvo però alcune punte di improvvisazione oratoria ... si deve riconoscere che il confronto è stato utile. (114)
Diversi anche i giudizi sulle lotte sindacali. Per il PSI si tratta di dare ad esse uno sbocco a livello governativo che si esprima in nuovi equilibri (emarginando le forze conservatrici) e in nuovo leggi. Vengono valorizzati, in questa ottica, lo statuto dei diritti dei lavoratori e le iniziative di Fortuna che preludono alla legge sul divorzio. (115)
Le stesse conclusioni dei contratti più importanti sono lette come tappe storiche nell'avanzamento della classe operaia, vittorie dell'unità sindacale e della mobilitazione delle masse lavoratrici che hanno dimostrato grande maturità.
E' indispensabile che il governo dimostri una volontà di dare risposte, con riforme effettive, alle esigenze poste dei lavoratori con il loro grande ciclo di lotte. Se la DC e il presidente del consiglio Rumor sembrano offrire risposte positive:
Le posizioni finora assunte al PSU sui problemi dei lavoratori e delle riforme sono totalmente negative e segnano il suo netto arretramento su posizioni moderate che confinano con quella del PLI ... ma anche per quanto riguarda la DC si pone l'esigenza di un profondo chiarimento, specie nella nostra provincia, che precisi il ruolo che questo partito intende svolgere di fronte ai problemi del paese e alle precise indicazioni espressi dal PSI. (116)
Come sempre, molto nette le valutazioni del PSIUP che, però, inizia, nelle grandi fabbriche ad essere scavalcato, a sinistra, dalle formazioni minoritarie che, anche localmente, cominciano ad affacciarsi.
Sabato 22 novembre il PSIUP organizza l'attivo provinciale degli operai che è concluso, il giorno successivo, da una manifestazione pubblica con Lucio Libertini.
Al centro dell'attivo il confronto tra lavoratori di diverse realtà, lo scambio di esperienze, la riaffermazione dell'impegno del partito per l'unificazione delle lotte, per lo sviluppo dell'azione in ogni fabbrica, per collegare le fabbriche alla società, per un sindacato di classe. Il partito deve divenire sempre di più:
un efficace strumento di lotta veramente diretto da lavoratori. (117)
Contemporaneo, il tentativo di legare le lotte operaie alla dimensione internazionale. Tra novembre e dicembre è organizzato un ciclo di incontri sull'internazionalismo operaio con Pino Tagliazucchi (Vietnam), Mario Giovana (Palestina), Giorgio Canestri (la costruzione del socialismo), Pino Ferraris (le lotte sociali in Europa).
A dicembre, le bombe di piazza Fontana segnano un tragico salto nella strategia della tensione.
Per la DC cuneese l'Italia della Resistenza e del 18 aprile può rifiutare la spirale della violenza e battere tutti gli estremismi isolando gli esaltatori e i teorizzato della violenza come metodo di lotta politica. E' necessario che la coscienza democratica del paese insorga contro la violenza e l'eversione tese a generare terrore e a indebolire lo stato e le istituzioni.
La DC riconferma il proprio deciso impegno per stroncare sul nascer qualsiasi tentativo avventurista, da qualunque parte provenga e ricondurre nel paese un clima di civile convivenza. (118)
Indispensabile, quindi, che le formazioni del centro-sinistra superino polemiche contingenti e ritrovino solidarietà.
Incidente per la firma della sinistra democristiana al manifesto di PCI , PSIUP, PSU e Partito radicale. La direzione provinciale, presenti il segretario Mazzola, Falco, Einaudi, Lazzari, Gerbaudo, Lucchieri, Sacchetto, Gasco, Griseri, Soldano, Bonino, Arrò, Aimetti, Baldi e Sarti, all'unanimità, deplora il fatto e ritiene inammissibile la firma posta da Gianni Vercellotti che non ha veste per impegnare, con una scelta personale, la corrente. E' errato il taglio del manifesto che identifica, cosa impossibile allo stato dei fatti, in una parte politica (l'estrema destra), gli autori dell'attentato.
Sul fatto, Sarti indirizza a Vercellotti, dalle colonne della Vedetta, una lettera aperta.
Sulla Voce, Tangolo ricorda la foga e il peso delle lotte operaie che possono provocare una svolta in questo sistema:
pervaso da un profondo stato di irrequietezza e di instabilità. (119)
Le reazioni politiche sugli attentati si legano alla forsennata propaganda della stampa contro le lotte sindacali, in particolare quelle dei metallurgici:
L'opinione pubblica e la grande forza operaia hanno risposto, come di dovere, a questi scoperti disegni ... Ma non v'è dubbio che gli attentati di Roma e di Milano hanno fatto il gioco di tutte le forze conservatrici e reazionarie, politiche ed economiche, del nostro paese. Sono queste forze che si sono servite degli attentati per riguadagnare sia pure una parte del terreno perduto durante le lotte operaie di questo autunno. A queste forze, va, quindi, addebitata la paternità morale della strage di Milano. (120)
Non compare quasi invece, nella analisi del PCI, almeno in questa fase, la denuncia della strage fascista e di stato che sarà, invece, patrimonio della nuova sinistra. L'accento è posto sulle incertezze e gli interrogativi, sulla unilateralità delle indagini che non hanno ancora portato a nulla. Positivo il giudizio sulla chiusura dei contrasti più significativi che hanno dato grossi miglioramenti economici e nuovi strumenti di potere alla classe operaia. Con l'accordo dei metalmeccanici si pone fine alla discriminazione tra operai ed impiegati, si raggiungono le 40 ore, si ottiene l'assemblea di fabbrica.
La domanda di democrazia che sgorga dalle lotte operaie ed alla quale in fabbrica si è data questa risposta, non può restare inascoltata a lungo nella società. Compiti nuovi si pongono a tutti. Lasciare senza risposta questa domanda significherebbe creare sfiducia. Ma i lavoratori imporranno anche nella società scelte diverse, indirizzi diversi. (121)
Ottenuto il contratto, si tratta di applicarlo, legandolo alla battaglia per le riforme. Centrale il ruolo delle assemblee di fabbrica che paiono aprire una nuova pagina. Da ricordare quelle all'Ita Tubi di Racconigi, alla SNOS di Savigliano, alla FOMB di Fossano.
Sul tema Il movimento dei lavoratori impone una svolta politica nel paese è a Cuneo, lunedì 16 febbraio, Alessandro Natta.
Dopo le bombe di Milano, forte la presa di posizione socialista.
La matrice è di destra e vuole interrompere la crescita democratica del paese segnata dallo scontro contrattuale, dalla legge sullo statuto dei lavoratori, dall'imminente varo della riforma tributaria, della normativa sul divorzio, del piano programmatico:
I lavoratori non uccidono. I gravissimi attentati ripropongono all'attenzione del paese, l'urgenza di azioni e provvedimenti contro quella estrema destra italiana ed internazionale che nei momenti decisivi delle riforme sociali crea condizioni di terrore e disorientamento. (122)
Chiara la matrice reazionaria dei fatti. La violenza viene da destra. I gruppi extraparlamentari di sinistra non hanno nulla da guadagnare. I fascisti e i reazionari, invece:
credono che improvvisamente sotto l'emozione del momento, gettando la colpa a sinistra, venga bloccato il movimento di rivendicazione sindacale, venga spezzato un moto democratico popolare ... Fermare i lavoratori, quindi. Ma anche impedire che i loro rappresentanti politici determino modificazioni strutturali in questa società. (123)
Il fine di queste forze è di andare ad un governo moderato o addirittura ad un governo d'ordine. E' importante che il PSI non accetti compromessi:
L'Italia ha bisogno di governi basati su larghe forze popolari e aderenti alle esigenze delle classe proletarie. Noi non sappiamo quali siano i condizionamenti, i difficili equilibri romani: sappiamo solo che i socialisti di questa provincia, di questa federazione, si sono espressi e si esprimono contro le soluzioni moderate, si sono espressi e si esprimono per la soluzione dei problemi strutturali. (124)
Le varie associazioni partigiane e resistenziali firmano un manifesto di condanna del terrorismo e della violenza attribuita al MSI:
No ai brigatisti neri. No agli eredi di Ronza, Ferrari, Pocar, Salvi, Brachetti. Noi ai teppisti che spaccano i cippi dei nostri caduti per la Libertà. No alle altre protezioni che avallano violenza antioperaia e squadrismo. I fascisti del MSI per la gente del cuneese sono fuorilegge. Stiano attenti i fascisti vecchi e nuovi: stanno per superare il limite. Noi siamo vigilanti e decisi a stroncare provocazioni e violenza. 25 APRILE SEMPRE. (125)
Dopo l'autunno caldo, nessuna tregua, titola, invece, un numero (ciclostilato) della Scintilla.
Gli scioperi, le lotte e i contratti non sono fatti isolati, ma rilanciano e condizionano altri scontri. Se i gruppi minoritari gridano contratto bidone, nel PCI:
si sottolinea che il risultato contrattuale è una grande vittoria, però si afferma che queste conquiste non sono poi così dannose al sistema capitalistico e che anzi, con il ritocco di opportune riforme, possono diventare un fattore di pacifico progresso per tutta l'economia nazionale. (126)
Per il PSIUP, invece, i risultati contrattuali sono positivi, ma occorre sapere che il capitale reagirà facendo leva sull'ordine, sulla produttività, sui prezzi.
Davanti alla controffensiva padronale, la classe operaia deve cementare solidi strumenti di lotta e di potere, costruire una forte unità di base e legami solidi con tutte le masse popolari in lotta, avere davanti a sé una prospettiva di potere chiara, fondata sui consigli operai e non sulle illusioni di partecipazione governativa e di maggioranze parlamentari. Ciò che dobbiamo aver chiaro ... è che le grandi lotte e conquiste operaie non risolvono i problemi di questa società. Ma ne creano di nuovi e più gravi e quindi aprono prospettive di più aspri confronti. Solo le sconfitte operaie danno pace e armonia al sistema capitalistico. (127)
Simili valutazioni esprime il convegno regionale del partito che, con buona presenza, soprattutto operaia e studentesca, si svolge a Torino il 24 e 25 gennaio 1970.
Introdotto da Mario Giovana e chiuso da Lucio Libertini, con gli interventi del segretario regionale PCI Furia, del presidente delle ACLI torinesi Reburdo, di Aldo Natoli del neo costituitosi gruppo del Manifesto, di un esponente della Quarta Internazionale, il convegno ribadisce l'esistenza, a sinistra, di due strategie, spesso divergenti.
Da un lato, si ipotizza la possibilità di giungere ad un governo di sinistra, facendo leva sullo sviluppo crescente delle lotte di massa e utilizzando la via elettorale e la pressione per le riforme di struttura. In questo schema, il cardine dello scontro non è la fabbrica capitalistica, ma la società.
Il PSIUP nasce dal rifiuto di questo disegno, dal tentativo di contrapporre ad esso una strategia basata sull'attualità del socialismo ... Proprio per questo, nel nostro partito, si è sentita l'esigenza di ritrovare nella fabbrica il punto più alto e decisivo dello scontro. (128)
Il partito deve uscire dalle ambiguità e compiere una scelta netta per l'alternativa di potere, anche in contrapposizione alla linea maggioritaria nel movimento operaio.
Molta l'attenzione all'autunno europeo, ai fenomeni internazionali (la Palestina, il Vietnam). Molto spazio allo scontro in fabbrica. In provincia, alla Michelin, piattaforma rivendicativa sui diritti sindacali, assemblea, delegati di reparto, aumento degli scatti di anzianità, qualifica e paga di posto per i professionali, alla Gazzola di Mondovì protesta per gli stipendi di dicembre e la tredicesima non pagati; alla Ferodo sciopero contro il licenziamento in tronco di due operai, forte iniziativa alla tessitura Miroglio di Alba sul turno di notte e sull'estensione a tutti del superminimo, stallo alla Ferrero, nonostante la piattaforma sindacale (riduzione di quattro ore settimanali, assemblea, aumento del premio di produzione, periodi di mutua e infortunio retribuiti al 100%). Molta attesa per l'inizio della mobilitazione dei tessili.
Le stesse ACLI, in provincia tradizionalmente vicine alla DC, sentono lo scossone del biennio '68/'69 e subiscono per la prima volta forti sollecitazioni da sinistra.
Il 24 e 25 gennaio, il loro 15° congresso provinciale (Saluzzo) vede, come rileva nelle conclusioni il rappresentante nazionale Bosio, due modi diversi di concepire il movimento aclista. Da un lato vi sono la riproposizione di una collocazione interclassista, la nostalgia per il collateralismo, la scelta di rapporti privilegiati con il partito ed il sindacato cattolici, la proposta di una funzione formativa nei confronti dei lavoratori cristiani. Dall'altro, molti delegati, soprattutto giovani, chiedono una precisa scelta di classe.
Nonostante la lista unitaria presentata al congresso, lo scontro esplode. Il presidente provinciale chiede la revoca dell'incarico al segretario organizzativo, Sebastiano Dalmasso, accusato di scarsa efficienza e di incapacità. Un gruppo di consiglieri provinciali delle ACLI Giovanna Martini, Mariella Castellino, Romana Racca, Sandro Casasole, Giovanni Calcagno, Aldo Rosso, Sebastiano Dalmasso, Adriano Damiano e Giuseppe Tolosano si costituiscono in minoranza e, con una dura lettera aperta, criticano la dirigenza locale.
La maggioranza rifiuta la collaborazione, il lavoro comune, la dialettica politica, dimostra arroganza di potere ed usa metodi, presenti in certi partiti, che non dovrebbero trovar posto nel movimento aclista:
Per questo siete voi, uomini del potere e dell'arroganza, uomini che pensate tutto vi sia permesso per il mantenimento del potere, siete voi a dovervi sentire in imbarazzo nel movimento aclista. Se credevate, colpendo uno di noi, di metterci a tacere avete sbagliato: ora le posizioni sono chiare, non c'è più posto per il compromesso, c'è solo più posto per le idee. E se di idee ne avete, è ora che le tiriate fuori. (129)
La repressione interna è specchio di quanto accade nella società:
E non potere dire che si tratta di un caso singolo, che non si deve generalizzare. Perché, per i lavoratori, i soprusi all'interno delle fabbriche, le rappresaglie, i licenziamenti, i trasferimenti, sono sempre casi singoli che colpiscono ben individuate persone. Ma da questi casi singoli essi maturano la loro coscienza, la loro consapevolezza, di dover ancora di più lottare per l'affermazione dei loro diritti. (130)
Il linguaggio non è molto lontano, nella sua radicalità, da quello del movimento studentesco. Sotto accusa è una visione delle ACLI tutte legate alle parrocchie, collaterali alla DC, dei circoli piola che nei paesi, spesso, si affiancano alle osterie e ai bar e dove mai si discute di lavoro.
La spinta operaia è assunta anche negli organismi direttivi del PCI. A fine febbraio, sono cooptati nel comitato federale Marco Allasia (Michelin), Franco Carretto (segretario provinciale del sindacato scuola (CGIL), Renato Beccaria (Michelin), Sebastiano Desogus (segretario della cellula alla Michelin), Concetta Giaccone (Mondovì), Aldo Girello (Burgo di Verzuolo), Saverio Giuliano (Ferrero di Alba), Ernesto Mano (Michelin), Franco Musella (INPS), Domenico Ligresti (segretario della sezione di Cuneo). Franco Revelli entra nell'apparato della federazione con l'incarico di coordinare il lavoro verso le fabbriche di Cuneo.
Il 22 febbraio, il PCI tiene l'assemblea provinciale operaia.
Introduce Primo Ferro. L'incremento industriale nella provincia è, negli ultimi anni, maggiore di quello nazionale (nel solo '69 41 nuovi piccoli stabilimenti per 3.000 occupati). Permane, però, il problema della disoccupazione, è grave quello degli infortuni, i salari sono minori rispetto a quelli della città, la figura prevalente di operaio è quella di lavoratore dequalificato, spesso costretto nella ibrida figura di operaio-contadino.
Centrale il ruolo del partito che deve moltiplicare le cellule sui luoghi di lavoro. I consigli operai di zona sono lo strumento da costruire per far crescere un confronto politico nelle diverse fabbriche.
Intervengono Girello (Burgo), Beccaria, Allasia, Mondino e Desogus (Michelin), Pugliese (Stella di Cuneo), Pelazza (Cartiera di Ormea), Delle Cave (edile di Mondovì), Giaccone (fonderie Carassone di Mondovì), Quattrocchi (Celdit di Cuneo), Giraudo (segretario sindacato pensionati), Carretto (segretario CGIL scuola), Angeloni (segretario provinciale della CGIL). Le conclusioni del segretario regionale Gianni Furia ricordano i passi in avanti compiuti negli ultimi anni (chiusura di importanti vertenze, crescita del potere della classe operaia, sviluppo dell'unità sindacale). Per difendere le conquiste e rilanciarle occorre opporsi alla ricostituzione del quadripartito, far crescere l'unità sul piano politico e sindacale. E' necessario un grande impegno per rafforzare e rinnovare il partito, nelle fabbriche e a livello territoriale:
Vi è la necessità di un grande impegno di tutti i militanti nell'azione di orientamento, contro le insidie del riformismo socialdemocratico e dell'interclassismo cattolico (che hanno subito duri colpi, ma non sono ancora sconfitte del tutto) contro i nuovi pericoli corporativistici, contro le manovre padronali intese a disarmare la classe operaia sul piano politico, ma anche contro certe posizioni cosiddette di sinistra. Per il PCI non ci sono nemici a sinistra, ma vi sono, però, posizioni estremiste e velleitarie che devono essere combattute perché potrebbero essere molto dannose per l'intero movimento di lotta. (131)
L'8 marzo, organizzata da PCI, PSI e PSIUP si ha l'assemblea dell'arco alpino che chiede una nuova e democratica legge per la montagna. Introducono Castagno (PSIUP), Masciadri (PSI), Lizzero (PCI), intervengono il sindaco di Sambuco, Fossati, quello di Andonno, Micca, Rolland del consiglio della valle Pellice, i rappresentanti delle valli Pesio e Ellero, i parlamentari Giorgio Canestri (PSIUP), Alberto Cipellini (PSI) e Gerardo Chiaromonte (PCI). Tutti denunciano l'abbandono della montagna e della collina, l'esodo delle popolazioni, la drammatica situazione idrogeologica, sostengono il diritto delle popolazioni a vivere nel proprio territorio, utilizzandone le risorse. Il convegno si chiude chiedendo una legge organica, la costituzione delle comunità montane con poteri decisionali e operativi, la carta regionale della montagna con suddivisione del territorio in zone omogenee, stanziamenti ed investimenti per i piani di sviluppo.
Il 14 aprile ancora un forte sciopero, con buona riuscita nel cuneese. Si chiede l'attuazione della politica delle riforme (fisco, salute, casa, prezzi ...): Manifestazioni a Cuneo, Savigliano, Alba. Accanto alle fabbriche si muovo studenti ed insegnanti. Chiuse banche ed uffici. Si denunciano anche gli incidenti sul lavoro. Solo nelle ultime settimane si sono avuti un morto alla SNOS di Savigliano, uno alle Acciaierie del Tanaro di Lesegno, mentre un giovane di 14 anni ha perso una mano sotto una pressa in una industria di Pianfei e ancora una pressa, alla Milardi di Cuneo, ha asportato le due mani ad un ventitreenne.
Anche se mancano i contadini, tradizionalmente lontani dalla tematica sindacale, l'autunno caldo ha modificato molte cose nella provincia. Dice Trosso, nel suo comizio a Cuneo:
Dal 1963 ad oggi non sono trascorsi solo 7 anni, ma, politicamente, ne sono trascorsi molti di più e in questo arco di tempo la classe operaia è cresciuta nella sua capacità di lotta, nella sua unità di classe. Un altro periodo congiunturale pagato dai lavoratori non potrà più verificarsi, non passerà più. Abbiamo condotto, negli ultimi anni, importanti battaglie sul piano aziendale: abbiamo saputo concretare nelle fabbriche la nostra linea d'attacco al padronato e abbiamo strappato, in modo particolare nel 1968-1969, migliaia di accordi aziendali. A questa ondata di lotte integrative, abbiamo saputo far seguire una efficace, incisiva, ondata di lotte contrattuali, oggi stiamo iniziando una ondata di lotte sociali che dovrà fare avanzare, fuori della fabbrica i lavoratori, che dovrà impedire al padronato di ricacciare indietro il movimento. (132)

C) Tutto come prima?
In primavera, superata una difficile crisi, si riforma il quadripartito di centro sinistra e si va alle prime elezioni regionali.
Nel PSI, la sinistra, è in disaccordo con il giudizio positivo della maggioranza sul nuovo governo; un suo ordine del giorno ricorda l'opposizione al quadripartito e sostiene che questo ha assunto le posizioni del PSU sulle giunte, che l'amnistia non è un atto riparatorio verso i lavoratori, che manca qualunque indicazione di politica economica a difesa delle conquiste dell'autunno.
Romita lascia la direzione di Lotte Nuove, Brizio la carica di vice segretario provinciale:
Il nostro dissenso è minoranza ed è naturale, quindi che, coerentemente, noi lasciamo gli incarichi che abbiamo tenuto nel partito. (133)
La maggioranza riconosce il prezzo pagato, ma valorizza la conquista dell'ente regionale, la sconfitta del partito della crisi, la possibilità di avviare importanti riforme, l'inesistenza di una proposta organica e praticabile da parte del PCI.
Sono candidati Aldo Viglione, segretario di federazione, Manlio Vineis vice sindaco di Saluzzo, Carmelo Bilardo di Savigliano, Carlo Frau di Alba, Antonio Greborio, contadino e sindaco di Niella Tanaro, Giuseppe Maiolino di Fossano e, per i giovani, Francesco Flecchia di Garessio.
Appoggiano il PSI, a livello nazionale e anche locale, i radicali con una piattaforma su diritti civili, divorzio, apertura degli spazi televisivi, denuncia del caso SIFAR.
L'obiettivo dei radicali era più ambizioso, quello di determinare liste unitarie della sinistra con PCI, PSI e PSIUP, ma già questo primo accordo, con documenti unitari di tutta la sinistra soprattutto su assistenza medica e istituzioni sanitarie è un passo in avanti.
L'operazione non è riuscita perché i tempi e le strutture attuali dei partiti non sono ancora maturi per questo essenziale rinnovamento che darebbe certo chiara fiducia agli elettori e se politicamente ben diretto, sarebbe fattore decisivo per un mutamento dei rapporti di forze in questa provincia, soffocata da oltre 20 anni nelle spire di un regime moderato o francamente reazionario ... L'accordo radical-socialista non è un rinnegare le prospettive di sempre più stretta collaborazione e unità fra le autentiche forze di sinistra, comprese quelle extraparlamentari come i radicali, il movimento studentesco, gli anarchici, i gruppetti oggi emarginati non solo dal loro massimalismo rivoluzionario, ma anche obiettivamente dalle burocrazie dei grossi partiti tradizionali. (134)
Al centro della campagna la necessità di continuare la politica di riforme, sconfiggendo le forze conservatrici e isolando il massimalismo dell'opposizione. Forte il contrasto, forse più di carattere che di linea politica, tra Vineis e Viglione, con aree di propaganda riservate ai due candidati. Per un paradosso, la sinistra appoggia il secondo, quasi per punire il primo di aver lasciato la corrente.
Il PSIUP, affronta lo scontro elettorale con grande convinzione e certo di un risultato positivo. Se le politiche del maggio 1968 hanno messo in crisi il centro sinistra, queste devono vedere la sinistra e la classe operaia conquistare i comuni, le province, le regioni. E' possibile, con le prime regionali, sconfiggere la DC, liberare le forze di sinistra prigioniere dell'interclassismo cattolico, impedire la divisione del movimento di lotta, battere la socialdemocrazia, far pagare ai gruppi dirigenti del PSI la partecipazione governativa.
Dare corpo e consistenza alla alternativa di sinistra, fondata su una nuova unità dei lavoratori socialisti, comunisti e cattolici e sulla organizzazione del loro potere nei luoghi di lavoro e nella società in tutte le forme e a tutti i livelli, un'alternativa che abbia nella lotta unitaria il suo elemento fondamentale ... Questa non è solo un'ipotesi storica, ma un compito immediato al quale debbono accingersi tutti i lavoratori, tutte le forze sociali interessate. (135)
I temi centrali sono le condizioni dei lavoratori, l'estendersi alla società tutta delle spinte vissute in fabbrica, la casa intesa come servizio sociale, la formazione del sistema sanitario nazionale, una scuola che garantisca il diritto allo studio e la gestione da parte degli studenti, il rilancio dello scontro sulle pensioni, una nuova agricoltura.
Netta la polemica con le forze di governo, dalla DC, partito dei padroni, non dei cattolici, ai socialdemocratici:
Il partito socialdemocratico che si era voluto costruire con l'unione di Nenni e Saragat per rompere il movimento dei lavoratori e imprigionare i socialisti al servizio della DC e dei padroni, è completamente fallito, si è spezzato. I saragattiani sono tornati al loro posto, accanto ai liberali e alle destre. I nenniani (il PSI) non hanno saputo imparare la lezione, rompere una buona volta con la DC e tornare a sinistra: hanno invece rimesso in piedi un governo insieme con democristiani e saragattiani ... non è vero che ci sono tre partiti socialisti ... c'è un solo partito socialista, il PSIUP. (136)
La provincia può risollevarsi solo cambiando gestione politica.
Spieghino i democristiani perché il cuneese conti 205 comuni depressi e 40 parzialmente depressi, per cui parte della superficie agraria soffre la siccità, perché le imprese contadine sono indebitate e un'ora di lavoro nei campi è pagata fra le 90 e le 110 lire, perché nella graduatoria delle province italiane (reddito per abitante) Cuneo sia al 41° posto (78° per gli aumenti di reddito fra il 1951 e il 1967).
Chi porta la colpa di tutto ciò? La Torino degli operai sfruttati da Agnelli e degli immigrati meridionali che dormono sulle panchine perché i prezzi di una stanza d'affitto sono insostenibili, oppure la Torino della FIAT e della classe dirigente DC che hanno le leve del potere centrale e lo esercitano ad ogni livello ... E' di questo che la DC deve rispondere il 7 giugno ai cuneesi. (137)
In lista, per le regionali, Mario Giovana, segretario regionale, Mario Andreis, farmacista, di Carrù, Armando Bergamin, della commissione interna della Ferrero di Alba, Antonio Degiacomi, studente, segretario di federazione, Antonino Di Mauro, cancelliere, consigliere comunale di Saluzzo, Eugenio Jona, medico di Bra, Bruno Mantelli, di Cuneo, insegnante.
Il rinnovamento della federazione ha escluso dalle liste la vecchia guardia (Grio, Zonta ...), modificato lo stile di lavoro, in parte anche il riferimento sociale, punta su alcuni candidati (Mantelli al Comune di Cuneo) che significhino maggiore legame con i movimenti e una certa discontinuità verso il vecchio PSI.
Il rafforzamento, anche organizzativo, è testimoniato dalle molte liste presentate alle comunali o con il simbolo del partito (Cuneo, Alba, Bra, Verzuolo, Brossasco) o con il PCI (Saluzzo, Racconigi, Barge, Boves, Sommariva Bosco, Cherasco, Cervasca, Monterosso Grana, Carrù, Peveragno), o con tutta la sinistra, PSI compreso (Ceva, Ormea, Manta, Piasco, Costigliole Saluzzo, Guarene, Dogliani).
Anche alle provinciali, tentativo di rinnovamento: fuori la vecchia guardia, il candidato di punta è Mario Andreis. La mancanza dei vecchi punti di riferimento, anche se contribuisce all'immagine di un partito nuovo e giovane, peserà, però, molto a livello di voto.
Il PCI vive un momento positivo. Se l'autunno caldo e la spinta operaia non si tradurranno in crescita elettorale, si ha, però una netta trasformazione del partito, acquisizione di nuovi militanti, l'acquisizione di quadri che sembrano, farlo uscire dall'isolamento e farlo penetrare in ambienti e settori da cui era sempre stato escluso.
Capolista alle regionali è Franco Revelli, 28 anni, studente universitario, di formazione cattolica, vicino ad alcune tematiche del movimento studentesco. Con lui Gaetano Capaldo, medico, di Fossano, Sebastiano Desogus, operaio della Michelin, Anna Graglia direttrice della Voce, Bernardino Groppo, operaio dell'Ita Tubi di Racconigi, Pietro Panero, segretario dell'Alleanza contadini, Amedeo Passero, indipendente, impiegato alla Ferrero di Alba.
A Cuneo, dopo Franco Carretto, lascia il PSI Ugo Sturlese, medico. Alla base non vi è un caso di coscienza individuale, nato da scontri interni al PSI - dice lo stesso Sturlese in una intervista alla Voce - ma la necessità, soprattutto dopo il voto del '68 e l'autunno, di continuare a lavorare nell'ambito della sinistra operaia e di classe. Nel PSI la degenerazione delle correnti e del costume nasce dalla mancanza di linea politica, dal continuo cedimento ai ricatti democristiani, dall'aver dimenticato le esigenze delle classe lavoratrici. E' invece necessaria l'unità di tutte le forze politiche democratiche e popolari, laiche e cattoliche che vada di pari passo con il processo di unità sindacale.
L'ingresso di Sturlese nella lista comunista per le comunali di Cuneo:
vuol dire contribuire a rafforzare sul piano elettorale un partito che è la garanzia di uno schieramento unitario di sinistra, veramente autonomo, capace di battere la reazione padronale ogni soluzione moderata del centro-sinistra ed apparire, quindi, prospettive concrete per un nuovo ruolo delle forze laiche e cattoliche verso una svolta a sinistra. (138)
Tutta la campagna elettorale è giocata sull'unità, sociale e politica, della sinistra, sulla necessità di spezzare il monopolio della DC, responsabile della arretratezza del cuneese, per far penetrare negli enti locali le lotte operaie e popolari.
Punti specifici per il cuneese sono un piano artigianale, commerciale e industriale per la provincia, la costituzione immediata dell'Ente di sviluppo agricolo regionale con i relativi piani di zona, la legge organica sulla montagna e sull'alta collina, lo sviluppo turistico.
L'ente regionale, soprattutto se accompagnato dalla riduzione del numero dei ministeri e dall'abolizione delle prefetture, può avvicinare la gente alla cosa pubblica e dare potere democratico ai lavoratori.
Le stesse candidature e lo stile di lavoro dei partiti di maggioranza dimostrano semplicemente rivalità, arrivismo, anticomunismo viscerale. Le lotte operaie (buona la riuscita dello sciopero provinciale il 13 maggio, occupata al Ferrero di Alba) e la forte risposta all'aggressione americana alla Cambogia fanno credere in un nuovo balzo elettorale:
La classe operaia del cuneese ... si batte come in altre province più avanzate ... sono cresciute l'unità e la coscienza fra i lavoratori anche a livello politico. E questa unità e questa coscienza possono, devono trovar sfogo nell'ormai vicino appuntamento elettorale ... Dal balzo elettorale del 19 maggio 1968 è necessario partire per sconfiggere la DC e il centro-sinistra. (139)
Più locale l'impegno del PSU che candida alle regionali Carlo Benatti, Mimmo Bonardi, consigliere provinciale, Giuseppe Forno, agricoltore, Pietro Franco vice presidente dell'Istituto autonomo case popolari, Giovanni Battista Lunati, segretario della UIL, Armando Palagi, segretario provinciale del partito, Mario Pecollo, impiegato, consigliere comunale a Cuneo. Alle comunali di Cuneo, capolista Nello Streri. Il tentativo è di caratterizzarsi come forza concreta, attenta ai problemi delle categorie (artigiani, commercianti, agricoltori, ex combattenti, insegnati), coerente con la volontà degli elettori che, alle ultime consultazioni, hanno votato per una politica di riforme e di progresso, lontana dal conservatorismo di sinistra (PCI) e di destra (PLI).
La polemica anticomunista coinvolge anche il PSI:
Molti credono che per un cristiano sia necessario dare il voto alla DC e a nessun altro partito. Nulla di più falso. La chiesa si preoccupa giustamente che i fedeli non diano il loro assenso a partiti (come il PCI e i fiancheggiatori PSIUP e PSI) che vogliono la lotta di classe e combattono la religione nei paesi sfortunati dove essi sono al governo ... Il PSU non è affatto contrario alla religione, infatti si dice che il primo socialista fu Gesù Cristo ... Si tratta di scegliere fra il nostro socialismo delle riforme che ha per simbolo il sole nascente e quello violento della lotta di classe e della dittatura del proletariato, che ha la falce e martello. (140)
Anche la DC (alle regionali il presidente uscente della provincia Giovanni Falco, Giorgio Aimetti per i giovani, Pietro Fraire di Bra, Giuseppe Giletta, sindaco di Revello, Enrico Graneris avvocato di Savigliano, assessore provinciale, Ettore Paganelli, sindaco di Alba, Albertina Soldano di Fossano, preside, insiste sulle tematiche locali, sulle realizzazioni (strade, scuole), sulla necessità di far uscire la provincia dall'isolamento con la ferrovia Cuneo-Nizza, il valico del Ciriegia- Mercantour, il collegamento stradale Borgo Cuneo Fossano Alba Asti, l'autostrada Albenga Garessio Ceva, sul miglioramento, anche attraverso nuove vie, del rapporto con la popolazione, reso difficile dall'esistenza di 250 comuni e dalla natura del territorio. (141)
Novità nel PRI. Lo strano incontro tra un piccolo gruppo di azionisti cuneesi e parte del partito dei contadini nell'albese è arricchito dall'ingresso di molti transfughi da altri partiti.
Alle regionali, al leader storico del movimento contadino, Giovanni Cerrutti, si affiancano Vitale Robaldo e Nicola Enrichens di Alba, che provengono dalla socialdemocrazia e Mario Del Pozzo ex sindaco democristiano di Cuneo. La quasi totalità dei candidati è dell'albese. Alle comunali di Cuneo oltre ai repubblicani storici Luigi Monti e Carlo Benigni (già segretario nazionale dei giovani), Del Pozzo, Ernesto Algranati (anch'egli uscito dalla DC) e il dottor Guido Martino, futuro parlamentare.
I risultati segnano una sostanziale stabilità. L'autunno caldo non si è trasformato in un'onda elettorale. Calano di un punto DC, liberali e PSIUP che vede tornare al PSI parte dei suoi voti. Salgono di un punto missini (che assorbono il tracollo monarchico) e repubblicani. Stabile il PCI, 10.4% al PSI e 7% al PSU che superano il 14.8% ottenuto alle politiche del '68 dal partito unificato.
In provincia, sempre rispetto alle politiche, la DC perde 2 punti, stabili destra e liberali, lieve calo del PCI (8.53%, - 0.5%), nettissima flessione del PSIUP (dal 3.7% al 2.3%), forte crescita repubblicana (dal 2.2% al 4.9%).
Eletti alla regione quattro DC (Giletta, Falco, Soldano, Paganelli), Revelli per il PCI, e per il PSI Viglione che supera di duemila voti il suo rivale interno Vineis.
Alla provincia, 16 seggi alla DC che elegge presidente Mario Martini, consigliere da 10 anni, ex sindaco di Boves e presidente, per 10 anni, delle ACLI e l'intera giunta.
Vicepresidente è Pier Luigi Gasco, di Mondovì, assessori Carlo Baldi, Marco Fagnola, Giacomo Oddero, Dino Bertoglio, Beppe Rossi. Supplenti Franco Ribotta e Franco Fenoglio.
Tre seggi vanno al PCI con Martino (Garessio), Borgna (Borgo San Dalmazzo), Botto (Savigliano), uno al PSIUP con Andreis (Carrù), 4 al PSI con Brizio (Bra), Garino (Verzuolo), Fossati (Demonte), De Carolis (Saluzzo), 2 al PSU con Franco (Ceva) e Cerretto (S. Stefano Belbo), 3 al PLI, 1 al PRI che, non si era presentato nel '64, ma si era ritrovato con due consiglieri passati nelle sue file: Robaldo (dal PSU) e Cerruti, deceduto poco prima delle elezioni (dal partito dei contadini).
Monocolore DC anche a Cuneo, dove il partito mantiene la maggioranza assoluta (21 seggi su 40).
E' riconfermato sindaco Dotta Rosso - vicesindaco Vertamy - assessori Collidà, Meinero, Bellani, Ferrero, Giraudo, Graffino, 3 seggi al PCI (Bianco, Desogus, Graglia), 5 al PSI (Viara, Ferro, Fenoglio, Silvestri, Musso), 4 ai liberali, 3 al PSU (Streri, Burdese, Mellano), 4 ai repubblicani (Del Pozzo, Martino, Algranati, Benigni) che entrano in consiglio, per la prima volta, con oltre il 9% dei voti, facendo leva soprattutto sulla grande popolarità dei candidati. Non ottengono seggi il PSIUP (2.07%) e il MSI (1.99%).
Positivi i risultati per il PSI.
Le valutazioni di Giolitti e Viglione, in una assemblea pubblica, esprimono ottimismo sulla possibilità di utilizzare il successo, soprattutto davanti al calo del PSIUP, al mancato successo del PSU, allo scacco liberale.
Molti comuni possono essere governati solo con l'appoggio del PSI che diventa determinante non solo per i numeri, ma anche e soprattutto per la volontà riformatrice.
Anche a livello provinciale e comunale si dovrà operare la politica delle scelte prioritarie, inquadrandole nell'ambito della programmazione nazionale e regionale ... Questa è l'offerta che il PSI fa oggi alla DC cuneese: di percorrere insieme questa strada. Ma percorrerla sino in fondo, senza mezzi termini, senza equivoci. In sostanza, dalla parte dei lavoratori e non in nome dell'equidistanza e del corporativismo che significherebbe, in definitiva, la vittoria, delle forze economiche responsabili delle secche che noi abbiamo, sino ad oggi, condannato. (142)
E' chiaro l'invito alla DC per un accordo di programma che viene, infatti, siglato, pochi giorni dopo dai due segretari Mazzola e Viglione.
Il documento programmatico, ricordato che il voto ha collocato DC e PSI come forze determinanti nella provincia, propone maggioranze tra i due partiti nei comuni, basate su larga maggioranza popolare, articolata su organismi democratici:
I due partiti ritengono che la Provincia e il Comune non possono essere neutrali nelle lotte che il mondo del lavoro conduce per migliori condizioni di vita e per una società più giusta e civile, ma debbono costantemente appoggiare le giuste rivendicazioni dei lavoratori. (143)
Le scelte prioritarie e qualificanti debbono riguardare l'assetto del territorio, la viabilità, i trasporti, l'economia (agricoltura, industria, artigianato, commercio, turismo, tempo libero, credito, politica fiscale), la politica sanitaria e l'istruzione, una nuova metodologia sulla conduzione degli enti locali che faccia leva sulla partecipazione dei cittadini e valorizzi il ruolo delle opposizioni.
L'accordo Mazzola- Viglione sembra aprire una stagione in cui i due partiti reggano gli enti locali e i centri di potere (Camera di commercio, Cassa di Risparmio) in una provincia in cui non è mai esistito il centro sinistra.
L'apertura è, però, solo parziale. La giunta provinciale è un monocolore DC, nonostante le dichiarazioni di Mazzola nella prima seduta del consiglio:
Tale documento è per noi un fatto certamente significativo nella misura in cui dimostra la possibilità di convergenza di due forze politiche su di un programma concreto al servizio della nostra provincia; è ... un punto di partenza verso una più ampia collaborazione programmatica ed operativa alla quale, come abbiamo più volte ripetuto e scritto in questo periodo, riteniamo debbano, dare un contributo qualificante le forze che credono ed operano per una politica di centro sinistra. (144)
Nonostante la formazione del centro sinistra (7 assessori DC, 2 PSI, 2 PSU, 1 PRI), anche la regione pare nascere sotto un segno moderato. Presidente è il conte Edoardo Calleri (DC).
Entrano in giunta, per la provincia di Cuneo, Falco e Paganelli (DC) e Viglione (PSI).
Difficilissimi, a livello locale i rapporti con il PRI, accusato di avere raccolto, per puri motivi elettoralistici e di potere, transfughi da tutte le direzioni. Durissimi il PSI e il PSU verso gli ex socialdemocratici albesi (Robaldo, Enrichens), nettissima la DC.
Il PRI cuneese non è un partito, ma un insieme di persone approdate ai lidi repubblicani dopo le più diverse esperienze, unite solo da un comune astio contro la DC:
che rende la pattuglia repubblicana inutilizzabile a qualunque livello amministrativo anche nella eventualità di una scelta di centro sinistra. Non si può, infatti, seriamente pensare di avviare un dialogo politico con una forza che non parla un linguaggio politico e che non ha idee ... Dal canto suo, la DC non ha certo bisogno del PRI per condurre avanti il proprio discorso politico sui problemi della provincia di Cuneo ... Se dialogo dovrà essere cercato esso dovrà avvenire ... su un terreno sul quale altre forze politiche possono discutere con noi, ma non certo l'armata Brancaleone rappresentata da personaggi il cui non elevato livello politico ed amministrativo noi ben conosciamo, avendoli avuti nelle nostre file anche per troppo tempo. (145)
Il PCI giudica positivo l'aver confermato, a livello amministrativo, il successo ottenuto alle politiche due anni prima. L'elezione del consigliere regionale, il passaggi a tre dei consiglieri provinciali e il passaggio da 60 a 82 di quelli comunali garantiscono più peso e più struttura. Il partito entra in alcune maggioranze (Roccasparvera, Neive, Moiola, Gambasca) ed elegge, addirittura due sindaci: Panero a Pradleves e Romano a Nucetto.
Buoni i risultati a Borgo San Dalmazzo, Dronero, Savigliano, Verzuolo, Saluzzo, Barge, Racconigi.
Atipico il caso di Fossano dove il comune è conquistato (15 seggi su 30) dalla lista civica Nuova Frontiera dell'ex sindaco democristiano Manfredi, in aperta rottura con la DC stessa.
Per il segretario Martino, sulla Voce, il voto ha segnato un lieve spostamento a sinistra nella provincia: la DC ne esce indebolita, il PSU e il PLI hanno perduto, la crescita del PSI che recupera le posizioni preunificazione - avviene su un più chiaro impegno a sinistra (il convegno unitario sulla montagna, le molte liste unitarie, l'opposizione al riformarsi dei governi di quadripartito, la protesta contro l'aggressione americana in Cambogia). La sconfitta del PSIUP, a parte le difficoltà locali, nasce anche da gravi errori:
I compagni del PSIUP non potranno sfuggire ad un esame critico sul loro modo di fare politica e sul fatto di non aver portato avanti, con maggiore convinzione, una giusta politica socialista, nel quadro della sinistra. (146)
Le malcelate accuse di estremismo e di massimalismo toccano il PSIUP e quelle frange di nuova sinistra che vanno organizzandosi (sono presenti in provincia alcuni gruppi legati al movimento studentesco di Torino e a Lotta Continua, vi è qualche suggestione filocinese, mentre un piccolo nucleo del Manifesto inizierà a formarsi nei mesi successivi).
La risposta da darsi è, invece, quella di una battaglia unitaria e convergente di tutte le forze della sinistra, laica e cattolica, che giochi anche sulle contraddizioni della DC:
al fine di creare nuovi spazi e nuove prospettive allo sviluppo di una battaglia democratica e di rinnovamento del cuneese alla luce dei nuovi compiti che, con l'istituzione della Regione, si pongono di fronte a tutte le forze politiche. (147)
Gli ultimi giorni di campagna vedono l'improvvisa scomparsa di Enzo Albera, dirigente della FGCI, attivo nel comitato federale, nella commissione scuola, nella sezione di Verzuolo.
Anche le sue ultime ore le ha vissute da compagno, per i compagni. La morte lo ha falciato mentre si recava ad una riunione per la campagna elettorale. E' morto da comunista, al suo posto di lotta. (148)
Per il PSIUP, la sconfitta giunge abbastanza inaspettata ed è il primo segno della scomparsa che avverrà a distanza di soli due anni.
Gran parte del voto è tornato al PSI, dopo la scissione socialdemocratica e il grande impegno di base offerto per anni non ha pagato. Qualche scollamento anche nel mondo giovanile che trova maggiori suggestioni nelle proposte dei gruppi.
Il dato più preoccupante è, però, nella non corrispondenza tra lotte e voto. La più grande stagione di scontro e di conquista operaia, di crescita di protagonismo di base non ha portato a nessun mutamento elettorale. Anche da questa valutazione, forse, nasceranno scelte, non solo tattiche, di tutta la sinistra storica.
La formazione, dopo una difficile crisi, nata anche contro lo sciopero generale, di un centro sinistra moderato (presidente Colombo) senbra confermare questo ripiegamento.
La battaglia operaia continua, però, anche oltre le scadenze contrattuali. Contro il "decretone Colombo", all'ostruzionismo del Manifesto alla Camera, si sommano proteste in molti luoghi di lavoro. Il tentativo di ritorsione, di far arretrare le lotte, di ricomporre un fronte moderato passa per denunce contro attivisti, sindacalisti, quadri di fabbrica. Occorre una nuova strategia che sappia rispondere a questo attacco, rilanciando lo scontro su cottimo, qualifiche, organici, ritmi di lavoro, nocività. Carenti le risposte del PCI che si limita a criticare gli indirizzi di politica congiunturale del governo perché non collegati a un serio disegno riformatore e dei sindacati incapaci di passare dalla critica a una reale mobilitazione:
In questa situazione, l'ostruzionismo attuato da parlamentari del nostro partito e da quelli del gruppo del Manifesto, rischia di essere una battaglia isolata da un reale movimento di lotta nel paese, su questi temi importanti. Non è stata fatta, cioè, chiarezza, a livello di massa, sul significato reale del decretone, sul disegno che la borghesia e il padronato stanno portando avanti. Anche il discorso sulle riforme rischia ormai di diventare ambiguo (149).
Anche per Marcello Faloppa la nuova unità di classe, nata tra i lavoratori, non è stata utilizzata dai partiti di sinistra che hanno rinunciato a svolgere il ruolo di direzione politica del movimento:
Alcune esperienze, per il solo fatto di essere profondamente nuove rispetto al passato - quali i delegati, i consigli di fabbrica e di quartiere... erano bollate di spontaneismo velleitario... D'altra parte le uniche proposte che i partiti politici di sinistra facevano, ondeggiavano tra un appoggio solidaristico alle lotte e l'offerta di mediazione politica di tipo istituzionale che tendeva a trasferire le lotte in una prassi esclusivamente parlamentaristica, arretrata rispetto alla coscienza e alla organizzazione del movimento. (150)
Venerdì 4 settembre mobilitazione dei metalmeccanici contro il "decretone Colombo". Si protesta contro l'aumento delle tasse indirette, del prezzo della benzina che indica il rifiuto di incrementare il trasporto pubblico, contro la non volontà di dare il via alle grandi riforme. Si ferma la Valeo di Mondovì su ferie, premio di produzione, revisione dei tempi di cottimo. Forte la lotta aziendale all'ITA tubi di Racconigi con due ore di sciopero al giorno ad ogni turno, per la quattordicesima mensilità, la mensa, i trasporti. In ottobre, a Mondovì, sciopero contrattuale dei ceramisti della Richard Ginori, mentre si aggravano le difficoltà della Gazzola che, addirittura, minaccia la chiusura per gennaio. L'11 novembre, in città, manifestazione che coinvolge anche le altre aziende e i commercianti per chiedere lo sblocco della situazione. Cassa integrazione alla Vestebene per quasi 2.500 lavoratrici: la motivazione ufficiale è che la variabilità della moda (mini, midi, maxi) impedisce di programmare la produzione:
Le 2.500 operaie del gruppo Vestebene dei sette stabilimenti sono state messe a cassa integrazione con l'assurda scusa che le donne non sanno decidersi su che moda seguire per cui geniali dirigenti di una grande industria in espansione con tutti i loro piani e uffici studi non sanno dire altro alle operaie che starsene a casa (151).
Mamma Vestebene che vuole bene alle sue ragazze, prima di lasciarle a casa, ha consegnato loro una lettera in cui si dice che siccome le ragazze di tutto il mondo non si decidono a scegliere tra mini, midi, maxi, era costretta a chiudere le fabbriche per una settimana. (152)
Il fatto di maggior peso è, però, la vertenza contrattuale alla Michelin di Cuneo che investe 4.000 lavoratori e segna una forte ripresa della iniziativa sindacale sia nella preparazione della piattaforma, sia nella sua gestione. La forma di lotta iniziale è articolata (4 ore per turno) e suscita le proteste della direzione che minaccia di denunciare le sezioni sindacali. Si hanno, per la prima volta, cortei interni e vengono eletti i delegati di reparto.
Il 7 dicembre il consiglio comunale di Cuneo, convocato d'urgenza in seduta straordinaria, vota un ordine del giorno di sostegno ai lavoratori (DC, PCI, PSI).
Alla lotta contrattuale si somma anche la protesta per le condizioni di lavoro. Al primo posto, il problema di alcuni reparti per le esalazioni di eptano. A fine dicembre, "autoriduzione" dell'orario (15' ogni ora) nei reparti CX e CSX del servizio o per chiedere l'installazione di impianti di umidificazione e il pagamento delle ore perse per scioperi sull'ambiente di lavoro.
Nello scontro contrattuale vi è il primo intervento organico di "Lotta di classe", sezione cuneese di Lotta Continua. Il PSIUP propone la "socializzazione" della lotta, di creare maggiori contatti con gli operai (zona per zona), lamenta il passaggio dallo sciopero articolato a quello di 8 ore.
L'esperienza è quella della socializzazione della lotta. Far sì, cioè che la lotta della Michelin non sia più un fatto isolato, far uscire la lotta dalla fabbrica, coinvolgervi altri strati e ceti popolari, far sentire l'isolamento ai padroni, affinché questi cedano e per dare più forza alla coscienza operaia, mettendola a confronto con altre situazioni di fronte all'impegno di coinvolgere altri proletari nella solidarietà militante. (153)
I temi centrali della vertenza (piattaforma, necessità del contratto, salute - problema eptano - , fasi dello scontro, nuovi strumenti di democrazia in fabbrica, legame con il gruppo) tornano nella tavola rotonda pubblicata dalla Voce tra Mario Mondino, Roberto Garibotti, Marco Allasia della commissione interna e Cesco Revelli della sezione sindacale C.G.I.L.
In questa situazione di crescita di partecipazione e di spinta di base il PCI rinnova ed amplia i suoi organismi dirigenti. Entrano nel federale Franco Revelli, Ugo Sturlese, Livio Berardo, Luciano Ballo.
Il direttivo federale risulta composto da Martino, Ferro, Biancani, Borgna, Carretto, Desogus, Graglia, Nahoum, Panero, Revelli, Viglietti. Fanno parte della segreteria L. Attilio Martino (segretario), Primo Ferro (vicesegretario), Anna Graglia (direttrice della Voce), Isacco Nahoum (parlamentare), Franco Revelli (consigliere regionale).
Viene anche ricostruita la FGCI, punto debole del partito, soprattutto davanti alla nascita e alla crescita dei gruppi extraparlamentari, quasi interamente giovanili.
Nella relazione all'assemblea costituente, Livio Berardo riprende alcune note dell'amico Enzo Albera. Dal fallimento della FGCI di vecchio tipo sorge la necessità di una nuova organizzazione che deve tener conto della realtà specifica del cuneese e deve badare alla formazione dei suoi iscritti. Chi si accosta ai giovani comunisti accetta un indirizzo generale (il 12° congresso del PCI), ma, in questo ambito, deve esserci la più ampia e ricca creatività.
Roberto Tonello propone iniziative (scuola, impegno internazionale, diffusione di Nuova generazione) e strutture (sezioni nella provincia, un direttivo che prepari il congresso, un seminario provinciale di formazione per i giovani che abbia come tema la storia e la linea del PCI).
Renata Beccaria interviene sulle condizioni delle ragazze lavoratrici (300 donne alla Michelin). Laura Venezia sulla contestazione studentesca.
Molta attenzione polemica sul movimento studentesco e le sue difficoltà. Se Aurora Gastaldi lo difende, Angelo Galli (Alba), Paolo Marengo (Cuneo), Enzo Diglio (Mondovì) e Pierfranco Occelli (Racconigi) ne mettono in luce i limiti, la crisi, il velleitarismo:
Numerosi gruppi della sinistra extraparlamentare sono ancora in una fase orientativa ed hanno acquisito soltanto qualche elemento del marxismo... si chiudono poi in un ermetico isolamento che costituisce il loro maggior limite. (154)
Diglio Enzo, di Mondovì... mette in guardia contro le degenerazioni di certe forme di lotta che portano ad un isolamento del movimento nel contesto sociale... Marengo Paolo di Cuneo, entrando in polemica con la compagna Gastaldi, afferma che i gruppi della sinistra extraparlamentare si sono limitati a teorizzare una rivoluzione tanto facile quanto impossibile, causando una dispersione di forze e nuocendo al movimento. (155)
Il movimento studentesco ha voluto uscire dalla scuola per andare alla fabbrica con la pretesa, però, di insegnare agli operai a fare la rivoluzione. In questo terreno, la classe operaia non ha bisogno di maestri improvvisati. (156)
I lavori si chiudono con l'elezione di un comitato provinciale provvisorio di cui fanno parte, tra gli altri, Laura Venezia, Angelo Galli, Quirino Spellecchia, Luciano Giri, Livio Berardo, Daniela Oggerino, Livia Turco, destinata in seguito a ruoli di direzione nazionale nel partito e nel movimento femminista.
Il 14 febbraio 1971 si svolge a Cuneo il congresso, di fatto costitutivo, dei giovani comunisti. Relaziona Pier Cesare Brugnoli, intervengono Diglio, Galli, Daniele, Beretta, Valerio, Carretto, Rotenberg, Franco Revelli e Attilio Martino. I giovani sono quelli che più scontano l'oppressione del sistema, con la scuola autoritaria e selettiva, la disoccupazione e la sottooccupazione, il sottosalario, lo sfruttamento della manodopera giovanile, il cottimo; questo soprattutto nel cuneese, dove la protesta operaia e studentesca è partita:
da una realtà spaventosa e retriva; in particolare la gioventù è oppressa da un ambiente di scarsa cultura politica, dominata da concezioni clericali e sanfediste, legata all'ormai decrepito venticinquennale monopolio DC... la Coldiretti DC fa praticamente gli interessi dei grossi agrari, costringendo i giovani a lasciare la campagna per diventare robot dell'industria. (157)
Questa realtà richiede l'impegno dei giovani comunisti nella lotta antimperialista, antifascista, con la scelta della via nazionale al socialismo, propone l'unità dei giovani a sinistra:
nella battaglia contro i padroni, per la società socialista, per la pace. (158)
Problemi, invece, alla Guida. Il settimanale della diocesi di Cuneo, è accusato di sinistrismo in molti ambienti cattolici, in particolare per la direzione di don Costanzo Marino che ha aperto a giovani, soprattutto della FUCI, molto vicini al movimento studentesco e alla estrema sinistra.
A fine '70, don Marino viene affiancato da altri condirettori, al fine di impedire squilibri e di bilanciare le varie anime del cattolicesimo cuneese. Forti le preoccupazioni per il soffocamento di una voce anticonformista negli ambienti laici e di sinistra. (159)
Nasce, in risposta a questa chiusura, Viene il tempo un mensile di ispirazione cattolica che, per alcuni anni, legherà il "dissenso" cattolico locale su tematiche e politiche e ecclesiali, raccogliendo energie che poi confluiranno in varie direzioni (dai partiti, all'associazionismo, al volontariato...).
Già dal primo numero (aprile 1971) il nuovo foglio si pone il problema di coprire uno spazio lasciato dal progressivo chiudersi della Guida. Una lettera (284 firme) si interroga sulla funzione del settimanale diocesano, sui cambiamenti avvenuti, sulle "censure".
(La Guida) afferma che sul problema del settimanale diocesano si sarebbero consultati il Consiglio Presbiteriale (10/2/1969) e successivamente i sacerdoti (estate 1969). Ma non si afferma (perché non è così) che il Consiglio medesimo ed i sacerdoti avrebbero sollecitato, chiesto e deciso i cambiamenti poi verificatisi... che funzione deve avere il settimanale diocesano? Di servire la verità, secondo l'articolo di presentazione della nuova direzione (La Guida 8/1/1971). Che significa verità? Significa forse ortodossia? Può ancora essere invocata, dopo il Concilio, una verità cattolica sugli avvenimenti del mondo? Non è piuttosto vero che ogni cristiano deve cercare in un impegno libero, a fianco degli altri uomini, la possibilità di rendere testimonianza per strade diverse, all'unica verità che è il Cristo? (160)
Viene il tempo (redazione Romano Borgetto, Claudio Comello, Mario Cordero, Renzo Dutto, Mauro Pregno, Renata Raineri) affronta i temi tipici del dissenso cattolico, coniugandoli sempre con le realtà locali; al centro il divorzio, il Concordato, la situazione della Chiesa locale, l'assistenza, l'Isolotto, le ACLI, l'esercito. Forte l'attenzione per La pelle del manovale il bel libro in cui Romano Borgetto, già sacerdote a Boves e a Madonna dell'Olmo, tratta nella sua nuova esperienza di prete operaio.
Interesse al nuovo mensile da parte della sinistra, anche se non mancano le critiche. Particolarmente rigida la Scintilla: il mensile è uno sbocco deludente e di compromesso rispetto alle grandi potenzialità e alle grandi scelte del dissenso cattolico. E' errata l'idea di agire all'interno di un impegno ecclesiale, in una posizione di dialogo con la Chiesa cattolica:
Il discorso ecclesiale e genericamente politico di Viene il tempo si alimenta... di quella ricerca affannosa e frustrante di un dialogo con una gerarchia sorda a questa voce. Paura di rompere, di prendere iniziative politiche chiare, di uscire dal giro vizioso delle parrocchie e dei richiami pietistici al terzo mondo … L'incontro tra cattolici e marxisti ha ormai superato il momento dei benestare conciliari o dell'enciclica di sinistra per diventare operante movimento di lotta. (161)
Indifferenza o astio da parte delle forze moderate. (162)
Le lotte operaie proseguono e si allargano anche localmente. A febbraio, contro le minacce di chiusura, viene occupata la Tecnoresin di Cuneo, a marzo, alla Michelin, nuove agitazioni alla manutenzione (elettricisti e meccanici), a giugno, alla Italcementi di Borgo San Dalmazzo, scioperi articolati (due ore due giorni la settimana) per contrattare le 40 ore in 5 giorni, le ferie, le qualifiche, per maggiori controlli sull'ambiente e per il riconoscimento del consiglio di fabbrica. Su simili temi scioperano anche le 300 lavoratrici delle due fabbriche Facis di Racconigi, su problemi aziendali, si apre la vertenza alla Valeo di Mondovì.
In lotta anche i 500 del Bottonificio di Fossano (uno dei più importanti in Europa) per il contratto di categoria con richieste di aumento salariale, riduzione dell'orario e del numero delle categorie, su salute e diritti sindacali. Riesce lo sciopero provinciale dei metalmeccanici, il 23 settembre, a cui seguono iniziative articolate. Forti le risposte soprattutto alla Valeo, alla Isis di Saluzzo, alla Signoretto di Garessio. Negative alla Fimet di Bra.
Molti, però, i casi di "attacco all'occupazione". Alla Wild di Piasco 400 lavoratori sono messi in cassa integrazione.
Il 2 e 3 novembre, cassa integrazione per i 5.000 della Michelin che, comunque, il mese dopo, aprono la vertenza per il riconoscimento del contratto, la contrattazione di cottimo e classificazioni, l'ambiente di lavoro.
Il caso più eclatante è quello dell'ITA Tubi di Racconigi occupata a maggio contro la decisione di licenziare 200 dei 455 dipendenti. I lavoratori ricordano come nel corso del 1971 vi siano state 60 assunzioni, si stia installando un nuovo impianto di laminazione, e completando un nuovo capannone.
Sino a pochi mesi prima si è fatto ricorso allo straordinario e ad aprile si è firmato un accordo, sino al 1973, per i premi.
L'occupazione dura ininterrottamente dal 24 maggio al 3 giugno. Si hanno incontri con i partiti, la regione, la provincia, il consiglio comunale. Il 2 giugno, 8 lavoratori ed alcuni sindacalisti sono ricevuti dal Prefetto nel giorno in cui in prefettura si celebra il venticinquennale della Repubblica.
Il giorno dopo sgombero della fabbrica da parte di polizia e carabinieri; il sindaco decide di requisirla, ma i partiti del centro sinistra pongono il veto. Riprendono gli scioperi (dal 50 al 70 per cento), si formano squadre antisciopero con forte tensione davanti ai cancelli. A giugno tutta Racconigi (negozi, ogni attività) si ferma. A metà mese, dopo 24 giorni di scontro, si arriva all'accordo: i licenziamenti scendono da 200 a 107, i lavoratori ricevono due mesi e mezzo di salario, sono revocati i provvedimenti contro Groppo e Ferriani, attivisti sindacali.
La lotta dell'ITA ha messo in luce un forte impegno sindacale, una buona coscienza operaia, un discreto numero di attivisti e di quadri, un buon collegamento con la città (Racconigi è uno dei centri più "a sinistra" della provincia). La Voce valorizza i risultati ottenuti contro la prepotenza padronale; i problemi si sarebbero risolti in un giorno se si fossero accettate le proposte sindacali (cassa integrazione), i risultati sarebbero stati maggiori se tutti i lavorati avessero mantenuto l'unità dei primi giorni.
Certo non è stata una vittoria completa, i licenziamenti non sono spariti, ma sono stati ridotti da 200 a 107, ma il padrone è stato egualmente battuto e dalla lotta dell'ITA i lavoratori escono a testa alta, coscienti di aver saputo condurre, fino all'estremo limite, una durissima battaglia contro un padronato che ha usato ogni sorta di mezzi pur di poter rompere l'unità della classe operaia... In questa lotta, in questa dura lotta è cresciuta tra i lavoratori, tra tutti i lavoratori... la coscienza che per salvaguardare una effettiva stabilità del posto di lavoro, per impedire i licenziamenti, è necessario lottare sino in fondo per modificare dalle fondamenta questa società, per eliminare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, perché solo in questo modo a decidere saranno i lavoratori e non più i padroni. (163)
La necessità di rilanciare e valorizzare le lotte operaie contro la controffensiva padronale e i rischi di involuzione a destra è al centro dell'interesse del PSIUP locale, in una fase di sua forte crisi che prelude alla scomparsa (estate 1972).
Per Marcello Faloppa, se i contratti hanno rappresentato una reale novità, la loro potenzialità non è stata utilizzata appieno, soprattutto perché non è stato modificato il rapporto sindacato- lavoratori e la costruzione dei delegati va a rilento. Occorre incanalare nella giusta direzione la coscienza politica dei lavoratori che vogliono una svolta di potere all'interno delle fabbriche. La lotta per le riforme è giusta, ma:
è significativo che in molti casi prima ancora che per le riforme si sia scioperato contro l'organizzazione padronale del lavoro e contro il tentativo di ristabilire quel potere incontrastato nelle aziende, che aveva subito violenti scossoni durante le lotte contrattuali. La scelta che si impone oggi è, quindi, una vigorosa ripresa delle lotte di fabbrica che partono dall'esigenza di una reale modificazione della struttura produttiva esistente con la creazione di autentici centri di contropotere operaio. (164)
Davanti all'attacco padronale, occorrono l'unità sindacale e quella politica della sinistra (165).
Il partito, però, non ha le forze e la capacità di rilanciarsi. Pesano su di lui la scissione PSI-PSDI dell'estate 1969 che ha riportato al vecchio partito molti voti "in libera uscita", l'infelice ed incerto atteggiamento verso l'intervento sovietico in Cecoslovacchia, le divisioni interne, la nascita delle formazioni dell'estrema sinistra che gli levano spazio soprattutto tra i giovani che, per una breve fase, avevano costituito la sua forza.
In questo quadro si svolge il suo terzo congresso. Un lungo fondo sulla Scintilla di febbraio ne esamina la storia e l'attuale momento. La scelta iniziale non è sempre stata portata avanti con coerenza; se in alcune realtà (lo scontro alla FIAT) il partito ha dato una forte presenza attiva, di avanguardia e ha costruito saldi legami di classe, sul piano nazionale il suo volto è stato ambiguo, incerto tra massimalismo e riformismo, portavoce di valutazioni ambigue sul movimento operaio internazionale.
Questa ambiguità ha provocato la sconfitta elettorale del 1960, causa prima della:
crisi acuta all'interno del Partito, crisi che si trascinava già da molto tempo, in una tensione spesso evidente tra vertice e tante elaborazioni ed esperienze periferiche. (166)
In Piemonte ed in provincia soprattutto, il rilancio è possibile solo se il PSIUP si propone come organizzatore e coordinatore della sinistra di fabbrica per una vera unità sindacale di base. I consigli e la struttura dei delegati debbono essere non i doppioni delle commissioni interne, ma l'embrione di una reale sinistra politica. Occorre guardare alla realtà non univoca del PCI, alle ACLI, alla massa dei lavoratori senza partito, alla "sinistra operaia" spesso giovane e di recentissima formazione politica e sindacale:
Abdicare a questi compiti sarebbe il suicidio del partito. Non puntare decisamente su queste forze significherebbe chiudersi nel serraglio dell'area socialista, nella funzione umiliante e gregaria di trait d'union tra lo scontro incontro che il PCI e le forze governative stanno portando avanti in prima persona, da colosso a colossi. (167)
In preparazione del congresso, si svolgono un attivo sulla situazione internazionale e la conferenza operaia.
Al primo, con Pino Ferraris, si discute soprattutto dell'est europeo, delle realtà polacca e cecoslovacca, della Cina e del Vietnam, delle guerre anticoloniali e della Palestina. Comuni le preoccupazioni per la continua involuzione dell'est, per la "fascistizzazione" del Mediterraneo, per l'incapacità della sinistra italiana di offrire una analisi adeguata della situazione.
La conferenza operaia vede una buona presenza di lavoratori di molte aziende (Michelin, Ferrero, Vestebene, Tessitura Miroglio, Burgo, Burgo Scott. Facis...). Si ha una panoramica sulle maggiori realtà di fabbrica, sulla realtà sindacale, sulla presenza (attiva e un po' a macchia d'olio) che il partito ha costruito. I giornali di fabbrica hanno svolto un ruolo positivo, ma non vanno al di là della controinformazione e non sono sufficienti a far crescere presenza e coscienza politica. L'unità sindacale si può rilanciare solo sulla spinta di un grande movimento di base. E' necessario essere più chiari verso i paesi dell'est, soprattutto se si vuole una reale democrazia operaia, in essi assente.
E' urgente, soprattutto, uno schieramento politico capace di raccogliere la spinta rivoluzionaria espressa oggettivamente nelle lotte.
Questo è il discorso che ci tocca più da vicino... La nostra è una battaglia di sinistra all'interno del movimento operaio e che si serve di una canale tradizionale: cioè il partito. Se anche molto spesso ci troviamo in disaccordo con la linea maggioritaria del M.O., questo non ci deve portare a sterili posizioni di rottura che ci isolerebbero dal movimento di massa. (168)
Il congresso (Cuneo, sala delle Colonne, domenica 7 marzo) si svolge, quindi, in una formazione divisa anche localmente (il tesseramento ha visto un lieve calo e la non riiscrizione di Eraldo Zonta) e incerta sulle prospettive.
La relazione di Degiacomi ribadisce il ruolo del partito, di cui restano valide le premesse su cui era nato; valida soprattutto la lotta contro il riformismo che ha mostrato il suo fallimento, nonostante la doppiezza del PSI che può pagare elettoralmente, ma che mostra la corda. La crisi del centro-sinistra è irreversibile; nella grande borghesia si hanno due tendenze per uscirne: lo scontro frontale con la sinistra, la disponibiità ad aprire verso PCI, PSIUP, sindacati. Ambedue sono fondate sull'esigenza di un forte rilancio del meccanismo di sviluppo capitalistico e sulla imposizione della pace sociale.
La risposta non può essere un grande rilancio del movimento di massa, il collegamento fabbrica-società, il legame operai-studenti, evitando facili schemi:
Dentro al movimento operaio, nella complessa e articolata realtà politica di classe degli anni '70, coesistono una strategia maggioritaria del condizionamento e una linea che, partendo dal rifiuto del neo-riformismo, punta alla costruzione di una strategia rivoluzionaria. Credere in un modo semplicistico che la discriminate passi nettamente, all'interno del movimento operaio fra una base rivoluzionaria e un vertice riformista, oppure fra il movimento operaio organizzato tutto riformista e una serie di gruppi tutti rivoluzionari, significa avere una visione povera e deformata della realtà ed essere destinati a un rapido e meritato fallimento. (169)
La scelta internazionalista è legata a quella nazionale e locale. Il PSIUP si impegna contro la politica imperialista verso il terzo mondo, è contrario all'integrazione est-ovest, rifiuta i modelli dell'est la cui involuzione autoritaria è sempre più netta e rinnega la concezione del socialismo come gestione diretta del potere da parte della classe operaia, costruzione di una società che realizzi il massimo di libertà e di eguaglianza. Le valutazioni generali debbono permettere di continuare e qualificare il lavoro politico compiuto in provincia. E' necessario offrire gli strumenti per collegare le lotte operaie, quelle studentesche, lo stesso mondo contadino, affrontare i nodi dello sfruttamento, della divisione sociale del lavoro, delle condizioni di vita dei lavoratori. Le condizioni del partito, a livello locale impongono, però, soprattutto di superare, la frattura tra l'impegno dei militanti nelle singole situazioni e il momento del confronto e dell'elaborazione politica complessiva e anche scelte nazionali più chiare.
In questo modo il partito può diventare dallo strumento, che è spesso stato, di costruzione delle lotte nelle situazioni specifiche, strumento di unificazione politica delle lotte che contribuisce a costruire. Per riuscire davvero a far questo è però necessario che il partito, nel suo insieme, esca dalle ambiguità e incertezze che lo hanno travagliato. (170)
Nel dibattito, Faloppa delinea i tratti principali delle lotte operaie e si sofferma soprattutto sull'importanza dei delegati e dei consigli di fabbrica. La stessa unità sindacale non è un processo indifferenziato al suo interno. Andreis, consigliere provinciale, lamenta la carenza di un vero internazionalismo proletario, maggiore limite di tutta la sinistra. E' molto grave, nel vertice del PSIUP, il pudore nell'affrontare la realtà dei paesi dell'est. Rinaldi ripercorre lo sviluppo del partito e del movimento ad Alba, la presenza costruita fra gli studenti, alla Ferrero, alla Tessitura Miroglio. Dalle battaglie compiute emerge una forte domanda politica, la necessità di socializzare la lotta di fabbrica. Purtroppo, il PSIUP non ha offerto gli strumenti necessari per una vera strategia di potere e di controllo operaio. Le stesse tesi nazionali eludono giudizi non equivoci su molti temi di fondo (riforme, istituzioni, strategia di contropotere). Al congresso nazionale si deve discutere senza reticenze, come vuole parte significativa degli iscritti e dei quadri di movimento.
Le critiche alle tesi sono riprese da Pier Paolo Squarotti. Costanzo Squarotti tocca la realtà degli studenti, spesso rifluiti anche a causa del verbalismo sterile dei gruppetti e delle carenze delle forze della sinistra tradizionale. Baravalle vede nel PSIUP un capitolo importante nella storia del movimento operaio, capitolo che, non a caso, molti vorrebbero chiudere. Mario Pellegrino e Adele Faraggiana (alla soglia dei 90 anni), si ricollegano alla storia del socialismo italiano. Pellegrino ripropone un più stretto rapporto con il PCI e lamenta la scarsa presa sui giovani, Faraggiana si rivolge alle donne e al duro lavoro politico che occorre svolgere nei loro confronti.
Gli interventi esterni sono di Primo Ferro, per il PCI, e di Mario Cordero. Il primo richiama la necessità di una forte unità della sinistra davanti all'offensiva reazionaria, attiva in particolar modo nei luoghi di lavoro e del meridione. Non mancano "tra le righe" dell'appello unitario, note di preoccupazione per l'estremismo ed il movimentismo che il PSIUP, anche i provincia, continua a teorizzare e a praticare.
Una calda manifestazione di simpatia e di stima ha suscitato l'intervento del compagno Cordero, non iscritto al Partito, esponente del cattolicesimo cuneese che ha rotto da tempo con le ambiguità dell'interclassismo e porta avanti una battaglia di chiaro e coerente contenuto socialista. (171)
Sono trattati i motivi per cui il PSIUP ha perso forte peso della sua credibilità di soggetto anti-riformista e di punto di riferimento per i giovani e per chi rompe con l'interclassismo. La politica unitaria con il PCI se non parte da una concezione strategia chiara ed autonoma è suicida, le riforme non possono essere lette come gradini che portino inevitabilmente al socialismo o come contrattazioni ai vertici (sindacali e parlamentari), è mancato un internazionalismo attivo e militante, capace di legarsi alla lotta per il socialismo.
Talvolta il PSIUP non ha scelto, oppure ha scelto la parte a mio avviso sbagliata. E questo perché, io credo, mancava appunto una prospettiva strategica chiara, un autentico internazionalismo... Compagni, se vogliamo andare al fondo è la concezione dello Stato a distinguere due strategie. (172)
Il nuovo direttivo comprende Andreis, Balsamo, Baravalle, Beltrandi, Paola Camicia, Cortese, Di Mauro, Degiacomi, Fia, Mantelli, Marino, Meinardi, Milano, Sergio e Bruna Paschetta, Pellegrino, Rinaldi, Santanera, Pier Paolo Squarotti. Antonio Degiacomi è riconfermato segretario provinciale; cosegretari Spirito Beltrand e Roberto Baravalle, al PSIUP dopo alcuni anni passati a Milano e l'esperienza del movimento studentesco della Statale.
E', però, chiaro a tutti che la storia di questa formazione politica sta volgendo al termine e che le contraddizioni e le divergenze nazionali hanno superato il limite di guardia. Ne sono testimonianza il congresso nazionale che vede un sostanziale accordo, ma non supera le differenti opzioni, l'incapacità, localmente, di rilanciare lavoro di massa, l'interesse di molti per la pur embrionale esperienza del Manifesto, le stesse valutazioni delle altre forze politiche della sinistra.
Dura è la nota di F.V. su Lotte Nuove che chiama ad una scelta di area socialista. (173)
Ancora più netta una nota riservata della federazione PCI, priva di data, ma presumibilmente dell'inizio '71. In essa si parla di 170 iscritti al PSIUP nella provincia, raccolti i gruppi sparsi e scarsamente collegati fra di loro. A Cuneo vi è un gruppo di giovani di estrazione studentesca e cattolica con posizioni di estremismo e punte di anticomunismo; ad Alba vi è una identificazione con la CISL in una attività di tipo pansindacalista; a Saluzzo, Verzuolo, Racconigi, Ormea ed in consiglio provinciale si hanno buoni rapporti unitari.
Praticamente, manca una direzione provinciale, tant'è che da circa un mese, il regionale del PSIUP ha affidato l'incarico al compagno Savina di Asti di curare il lavoro della federazione di Cuneo... L'obiettivo che si pone il compagno Savina pare essere quello di cercare di riprendere un certo lavoro di coordinamento politico-organizzativo. (174)
La presenza del partito è scarsa e riflette la sua situazione confusa. Si parla di rapporti con il gruppo del Manifesto, soprattutto da parte di sindacalisti (Faloppa, citato nella nota, non condivide questa prospettiva).
La crisi è profonda. A fine aprile, il direttivo provinciale indirizza agli organi dirigenti del partito una lettera aperta preoccupata sulla gestione nazionale che sembra voler ricollocare il partito nella "cosiddetta area socialista" ed emarginare la minoranza (sinistra) interna.
In autunno se ne va un folto gruppo di militanti piemontesi, interessati alla ricostruzione di un'area anticapitalistica, critici verso le forme organizzative dei partiti storici, ma anche dei gruppi di nuova sinistra, con un taglio fortemente operaista e tendenze (nel gergo del tempo) "spontaneiste".
L'emorragia colpisce anche la provincia. Lasciano il partito, avvicinandosi al Manifesto, senza però aderirvi, Antonio Degiacomi, Roberto Baravalle, Pier Paolo Squarotti e molti altri quadri, soprattutto di formazione studentesca. La sigla usata, per alcune iniziative pubbliche sarà: Centro di iniziativa politica. Ad Alba parte dei giovani aderisce a Lotta Continua. Il PSIUP locale è impoverito e deve riformare le proprie esili strutture dirigenti.
Una nota della segreteria provinciale giudica sbagliata ed immotivata la mini scissione; le motivazioni addotte sono false e opportunistiche perché la federazione di Cuneo era diretta dai dimissionari e non dalla segreteria nazionale e questa gestione era ricolma di errori:
Certo, è stato più facile adoperare il partito per esperimentare le più disparate tecniche d'avanguardia, teorizzando lo spontaneismo operaio e rifuggendo da un serio aggancio organizzativo... producendo iniziative scollegate l'una dall'altra con le quali i problemi operai venivano affrontati empiricamente e scoprendo vecchi metodi di maniera che, al di là di un originale velleitarismo, scoprivano una inesatta e superficiale conoscenza dei problemi che con quelle iniziative venivano agitati... Tutto quell'attivismo frenetico si è dissolto come neve al sole. (175)
Tornano cioè le polemiche di anni sulla centralità del lavoro di fabbrica, sull'organizzazione, sul difficile legame tra generazioni ed esperienze molto diverse che avevano portato il PSIUP cuneese ad un cambio di pelle tra il 1968 ed il 1969.
Anche a livello nazionale si hanno emorragie: si autonomizza, a sinistra, il gruppo di Contropotere di Francesco Indovina, rientrano nel PSI Oreste Lizzadri, fondatore della C.G.I.L., Piero Ardenti, già direttore di "Mondo Nuovo", Alberto Balocco, giornalista, già direttore del cuneese "Lotte Nuove". (176)
Il PSI continua a vivere le contraddizioni date dalle partecipazioni al governo e alla giunta regionale (nette, in questa, le polemiche con il presidente Calleri). Lotte Nuove offre un quadro molto positivo delle leggi sulla casa, sull'università, sulla montagna, per la riforma tributaria e dello scontro usato da quella sul divorzio (a luglio la Corte costituzionale la dichiara non in contrasto con la Costituzione). Anche la pressione sindacale continua ad esser letta come supporto per una maggior pressione sul governo (il 30 maggio a Roma grande manifestazione sindacale). La stessa unità sindacale che pare avvicinarsi è letta in questa prospettiva. (177)
Sempre a maggio entra nel gruppo consiliare del comune di Cuneo Piero Burdese che lascia il PSDI. Continue le iniziative pubbliche di Viglione, Cipellini e soprattutto Giolitti.
La presenza al governo nazionale e nelle amministrazioni locali deve essere qualificata e tendere a una più larga unità. Il direttivo provinciale del 30 novembre assume la formula di "nuovi equilibri", chiamando tutte le forze popolari a partecipare alla formazione delle grandi scelte ed al controllo democratico. Il documento scritto da Viara e Domenico Romita accusa la DC di non aver rispettato i patti, di tendere a interpretare in chiave moderata l'accordo dell'anno precedente, le chiede una scelta. Vineis va più in là, proponendo la denuncia dell'accordo.
Il testo finale ricorda i successi ottenuto a livello governativo grazie ad un PSI più attivo perchè libero dalle remore socialdemocratiche (statuto dei lavoratori, Regioni, riforma tributaria, riforma della casa, fitti agrari). Queste conquiste, ottenute sull'onda di un grande movimento di massa, hanno provocato una scoperta reazione delle forze più ottuse che hanno dimostrato la loro totale incapacità di cambiamento, difendendo la rendita parassitaria e guardando con favore ad una soluzione reazionaria:
La svolta moderata trova il suo epicentro nella destra DC che ha avanzato proposte di tipo gollista sul terreno delle modifiche istituzionali. (178)
La situazione richiama quella del 1964; il ruolo del PSI è fondamentale e determinante e non si può rinunciare ad un programma innovatore per "salvare le istituzioni". E' quindi determinante il discorso sulle forze con cui attuare una politica socialista:
Ecco perché il Comitato centrale ha ribadito la formula dei nuovi equilibri. Con tale proposta, il PSI chiama a partecipare alla formazione delle grandi scelte e al controllo democratico tutte le forze popolari di sinistra, da quelle cattoliche a quelle comuniste. In tale quadro, particolare rilievo acquista il rapporto con il PCI... con cui è possibile un serio confronto dialettico oltre che larghe convergenze sul concreto terreno delle riforme. (179)
L'elezione di Giovanni Leone a presidente della repubblica segna un ulteriore spostamento a destra, ma sembra rendere più possibile il dialogo a sinistra. Per "Lotte Nuove" gravi le responsabilità della DC, del PRI e del PSDI che:
dovranno spiegare il boicottaggio nei confronti di una candidatura dell'arco costituzionale... procedendo invece in una direzione che rompeva quell'arco ed includeva i fascisti in un abbraccio ibrido e repellente... Sappiano (DC, PSDI, PRI) che i socialisti hanno scelto una politica di sinistra perchè convinti che questa è la strada giusta sulla quale, prima o poi, ... anche la componente di sinistra democristiana dovrà attestarsi, definitivamente, se non vuole essere emarginata per sempre. La sinistra tutta esce da questa battaglia moralmente più forte e politicamente più unita... .(180)
Analoghe valutazioni esprime La Voce. Per la prima volta, i partiti di sinistra hanno concordato una linea unitaria ed escono da questa battaglia con le carte in regola. (181)
Il PSIUP, nonostante le recenti difficoltà può svolgere un ruolo insostituibile:
Va sviluppato ad ogni livello il rapporto unitario con il PCI e l'iniziativa verso il PSI e le sinistre cattoliche, in stretto collegamento con le lotte dei lavoratori che costituiscono il terreno sul quale il PSIUP dovrà misurare le sue capacità di contribuire alla più larga unità sociale e politica della sinistra (182).
I toni duri del PSI permangono nelle settimane successive, in particolare contro la DC che, dopo la forte crescita del MSI nelle elezioni siciliane ha iniziato un netto spostamento a destra scegliendo in Piemonte una giunta regionale di centro-destra, eleggendo il presidente della Repubblica con i voti del MSI, volendo lo scontro con il referendum sul divorzio. La stessa volontà di andare ad elezioni anticipate è pericolosa a causa della difficile situazione economica, il nuovo pericolo "clerico-fascista", lo sbandamento politico e l'incertezza del ceto medio.
Un documento dell'esecutivo provinciale socialista (primi di febbraio 1972) contrappone a questo quadro preoccupante, elementi positivi:
* il PSI, dopo la scissione socialdemocratica, ha recuperato la propria collocazione di classe e ha svolto un forte ruolo di "sinistra di governo"
* la lotta contro il fascismo ha portato a rifiutare la logica degli opposti estremismi e ha spinto il PSI a cercare il dialogo a sinistra e a proporre gli "equilibri più avanzati"
* l'unità sindacale sta crescendo ed è lo strumento migliore per rispondere all'attacco padronale all'occupazione e all'aumento dei prezzi che può vanificare gli aumenti salariali.
Alla situazione economica pesante, il PSI risponde con la richiesta di:
Piena occupazione- investimenti pubblici - contenimento delle spese correnti, con particolare riguardo agli sperperi, ad esempio sulle spese militari (l'attuale richiamo di 155.000 riservisti è infatti ingiustificato e dannoso). (183)
Centrali anche la battaglia laica ed antifascista e l'impegno per una società civile:
Il clericalismo diventa uno strumento per mascherare una lotta reazionaria fatta insieme ai fascisti... non siamo noi che risolleviamo vecchi e antistorici steccati... Il ceto medio più evoluto, gli impiegati, gli intellettuali, i commercianti ecc. devono comprendere che la società può e deve evolversi. Solo il ceto che vive parassitariamente ha interesse che la società divenga autoritaria e arretrata.
Dura la polemica del PSDI che accusa la federazione socialista cuneese di essere la "più socialmassimalista d'Italia" e di scavalcare spesso lo stesso Giolitti che pure "non è riformista".
Nel novembre 1970 è mancato improvvisamente Armando Palagi, consigliere comunale a Cuneo dal 1951 al 1970, segretario della federazione socialdemocratica dal 1962 e poi cosegretario di PSI-PDI unificati, responsabile provinciale del nuovo PSU sino a pochi mesi prima (luglio). (184)
Nel gennaio 1971 L'eco della provincia diventa settimanale. Nello stesso mese il congresso del partito ridefinisce gli organismi dirigenti. Segretario è riconfermato Mimmo Bonardi, vice segretario è Carlo Benatti, segretario amministrativo è Sebastiano Guarino. Fanno parte dell'esecutivo provinciale Giuseppe Bernardi, Armando Cantamessa, Ugo Cerrato, Franco Ceretto, Carlo Dotta, Piero Franco, Mario Pecollo. Il congresso nazionale (febbraio) segna il ritorno della sigla storica (PSDI). A ottobre Bonardi diviene segretario regionale. Responsabile provinciale viene eletto Ugo Cerrato. Gli stessi Bonardi e Cerrato, con Benatti, Pecollo, Franco e Viano fanno parte del comitato regionale. Un altro cuneese, Beppe Bernardi, è stato eletto a maggio, responsabile regionale giovanile. Chiede l'iscrizione al partito Luigi Massa, sindaco di Peveragno.
I temi più toccati sono la forte polemica contro il PCI, l'accusa ai partiti del centro sinistra di aprirgli la vita del potere locale (nette le accuse per il comune di Borgo e per il comportamento della lista civica di Fossano).
Continua a diffondersi, in certi ambienti, la convinzione che i dirigenti comunisti, e quindi lo stesso PCI, non sono più quelli di ieri. Bene, ne prendiamo atto; intanto cominciano a cambiare nome fra un minimo di lealtà nei confronti dei loro elettori, se è vero che hanno mutato modo di pensare e sistema di agire. (185)
Il comunismo internazionale è fallito, la socialdemocrazia europea sta crescendo ed è in grado di assicurare benessere e libertà; è problema dell'Italia quello di avere una socialdemocrazia troppo debole, stretta tra una forza conservatrice (preoccupanti le scelte della DC contro il divorzio) e una inerte e sterile opposizione comunista, prima causa dell'impossibilità di alternanza di governo.
Abbastanza continua l'attenzione ai temi locali, spesso letti attraverso l'iniziativa di partiti e le presenze dell'on. Romita: la viabilità, gli acquedotti, le case popolari, la montagna...
Il PSIUP guarda con interesse ad una difficile, ma possibile, unità delle sinistre.
L'uscita della parte più "estremista" della federazione fa nuovamente prevedere la prospettiva di incontro, soprattutto con il PCI. Mario Giovana, nuovo direttore responsabile della Scintilla, in un lungo fondo ricorda il significato conservatore dell'elezione di Leone, della stessa candidatura Fanfani, la prepotenza democristiana, i ricatti, i cedimenti dei socialdemocratici e di:
Ugo La Malfa campione di moralismo e sacerdote autoprepostosi a giudicare del bene e del male della democrazia (che) ha primeggiato nel suo ruolo sostanzioso di palafreniere delle alleanze conservatrici. (186)
Per eleggere Leone non sarebbero bastati i voi compiacenti dei liberali e degli scampoli del folclore monarchico di Covelli, ci sono voluti i suffragi dei rottami di Salò:
e i rottami di Salò, capeggiati dal razzista Almirante, si sono premurati di non farli mancare. (187)
Se la DC ha svelato tutta la sua vocazione conservatrice, la sinistra ha guadagnato in chiarezza verso il paese, dimostrando che è possibile costruire nella società una strategia alternativa al blocco di centro destra. Il primo di questo cammino è dato dal rafforzare la spinta unitaria dei partiti che rappresentano la classe lavoratrice. Grande la responsabilità delle sinistre cattoliche, interne ed esterne alla DC (188).
Analoghe valutazioni sono espresse nell'appello al tesseramento '72.
Il PSIUP, nonostante le recenti difficoltà può svolgere un ruolo insostituibile:
Va sviluppato ad ogni livello il rapporto con le lotte dei lavoratori che costituiscono il terreno sul quale il PSIUP dovrà misurare le sue capacità di contribuire alla più larga unità sociale e politica della sinistra. (189)
Indubbio è, però, il forte impoverimento dato dalla "mini scissione", dalla perdita di quadri; la situazione nazionale è grave e sempre più improbabile diviene pensare ad un rilancio, nonostante l'impegno locale. Molti i contatti con la federazione e le sezioni PCI, anche davanti alla crisi di governo. Il 18 febbraio si svolge a Cuneo un dibattito pubblico sulla crisi di governo e la prospettiva delle sinistre con Giovana (PSIUP), Revelli (PCI), Romita (PSI), Vercellotti (sinistra DC). Per Giovana è necessario un processo unitario delle sinistre che parta dalla piena consapevolezza del significato del centro sinistra (integrazione di una forza storica del movimento operaio in un processo neo-giolittiano). Non si tratta di riproporre frontismi, ma di creare piattaforme di azione comune, misurandosi con le rivendicazioni di trasformazione sociale e di allargamento della democrazia che nascono dal vivo della società.
Revelli chiede assunzione di responsabilità da parte dei socialisti e della sinistra cattolica soprattutto davanti alla "svolta a destra" democristiana a livello nazionale e regionale.
All'interno di una progressiva crescita di consapevolezza della validità delle proposte unitarie del PCI e del PSIUP, sussistono ancora, da parte socialista e cattolica, oscillazioni e ambiguità non risolte, remore suscettibili di pesare negativamente sulla maturazione rapida di una strategia comune della sinistra. (190)
Utili questi confronti anche perché permettono un dialogo con i gruppi della sinistra extraparlamentare.
Per quanto schematici e astratti appaiono i contributi di cui i loro rappresentanti si fanno portatori, cedendo al vezzo negativo di esercitare la critica senza indicare prospettive politicamente ravvicinate, di esaltare metodi di azione abbandonati ad una sorta di idealistico rivoluzionarismo privo di rapporto con la realtà e di sbocchi nella pratica delle soluzioni cui deve affidarsi una coerente strategia del movimento operaio. (191)
In questo quadro e con lo slogan: Rafforzare il PCI, estendere il movimento operaio, democratico, antifascista, sconfiggere l'offensiva di destra, imporre una svolta politica ed economica al paese il PCI va al suo decimo congresso provinciale. Vi è una forte crescita organizzativa e politica, si sono superati i 3.000 tesserati, sono state aperte nuove sezioni, si è registrata una forte attenzione intellettuale che ha parzialmente modificato il volto del partito.
Testimonia questa crescita e il forte impegno di sviluppare iniziative, di allargare i contatti con la base, di curare la formazione dei quadri, la tavola rotonda della Voce sulle funzioni delle sezioni a cui partecipano molti nuovi dirigenti (Occelli di Racconigi, Berardo di Verzuolo, Ferrato di Moretta, Viglietti di Cuneo, Panero e Pagliero di Fossano).
Analoghi i problemi sollevati in una successiva tavola rotonda centrata sulle tematiche della fabbrica. Le conquiste operaie sono la base per un governo di svolta democratica, la battaglia per le riforme deve essere articolata (enti locali...), l'unità sindacale è la base per qualunque ulteriore conquista. Il lavoro di partito deve essere esteso e articolato (positivi la propaganda di base e i giornaletti di fabbrica). Partecipano Mondino e Cabano della Michelin, Groppo dell'ITA tubi, Giaccone della Valeo, Luciano della Richard Ginori. (192)
Positivi i risultati (partecipazione, dibattito...) dei congressi di sezione, in fase di consolidamento la FGCI (l'obiettivo è di 200 tesserati), in espansione la presenza sui luoghi di lavoro. In 20 fabbriche il partito ha una presenza organizzata, in 2 supera i 40 tesserati, la cellula della Michelin ha una attività continuativa, due (ITA tubi e Ferrero) presentano un impegno politico autonomo, anche se discontinuo.
Il congresso è aperto dalla relazione del segretario Leopoldo Attilio Martino. Grave è la realtà della provincia, resa ancor più acuta dalle scelte della DC e dalla giunta regionale di centro-destra. Forte è la disoccupazione, drammatica la realtà dei comuni montani, nulla la politica per la casa e la cooperazione in agricoltura, gravi i problemi legati al sottosalario, alle libertà sindacali, alle libertà individuali e collettive.
E' decisivo, per lo sviluppo della battaglia democratica, nel paese e in provincia, il crescere del rapporto unitario a sinistra che ha il suo nodo nelle scelte del PSI, più positive dopo la rottura socialdemocratica, ma sempre molto contraddittorie e spesso confinanti con le pratiche di sottogoverno e di clientelismo. E' riconfermato il giudizio positivo sul documento provinciale DC-PSI, ma i fatti hanno dimostrato l'inesistenza di ogni volontà riformatrice nella DC, pronta anche a scrivere di voler fare cose nuove con l'intenzione, però, che nulla cambi.
Critico, ma possibilista, il giudizio sui "gruppetti", giudicati in difficoltà e in declino.
I gruppi extraparlamentari di sinistra sono un sintomo della crisi e del disagio che i giovani attraversano. Molti di loro sentono la strategia e la tattica del movimento operaio e la grande funzione del nostro partito. Con questi giovani (non con quelli che giocano a fare i giovani) a condizione che mettano al bando ogni atteggiamento anticomunista e di presunzione, noi manteniamo aperto un dibattito. (193)
La maggior e rinnovata forza del PCI deve quindi essere giocata per una svolta politica nazionale e locale. Nella relazione, Martino passa in rassegna i problemi della provincia, offre alcune proposte specifiche per l'agricoltura e la montagna. La stessa piccola e media industria può svolgere un ruolo positivo, liberandosi dalla rapacità dei monopoli.
Viglione (PSI) interviene contro la minaccia di elezioni anticipate.
Lo spauracchio delle nuove elezioni non ci spaventa. La borghesia deve sapere che se intende battere la strada dell'avventura, senza iattanza, ma senza soverchi timori, noi sappiamo di poter affermare che le nuove masse dei lavoratori hanno evoluto una coscienza sociale così alta per cui il fascismo... verrà sonoramente battuto... Unità popolare per battere il fascismo e il capitalismo, per creare una società più giusta e umana. (194)
Formento (PSIUP) richiama la volontà unitaria della sinistra per l'occupazione, per evitare il referendum sul divorzio, per nuove scelte di politica estera. Benatti (PSDI) ricorda il comune impegno antifascista e per la giustizia sociale. Polemico verso il PSI, il repubblicano Benigni:
Si augura che i comunisti riescano ad egemonizzare le spinte che si collocano nell'area culturale marxista e non forniscano alcuna apertura ai disegni trasformistici e di potere che caratterizzano la presenza dei socialisti. (195)
Faloppa, per la C.G.I.L., si riferisce alle scadenze del movimento sindacale (rilancio della lotta per le riforme) che potranno essere determinanti per la stessa unità sindacale.
Molti gli interventi su lavoro (Saverio Giuliano della Ferrero, Nunzio Napoli, Franco Angeloni, Mario Mondino della Michelin); Luigi Borgna e Lido Riba toccano il tema dell'agricoltura, Panero (sindaco di Pradleves) quello della montagna, Franco Revelli quello delle autonomie locali, Reale la scuola, Livia Turco l'assistenza. Sensibile la presenza dei giovani.
Elena Filippi e Ottavio Beretta ricordano i successi organizzativi, le scadenze, gli impegni, le differenze verso la sinistra extraparlamentare. Molta l'attenzione ai temi internazionali, al blocco socialista, al doloroso dissenso URSS-Cina. Domenico Viglietti chiede di storicizzare i giudizi sull'URSS e sui paesi socialisti senza cadere in esaltazioni o in critiche negative.
La rivoluzione sovietica, la costruzione del socialismo in un paese solo, l'organizzazione del partito bolscevico negli anni di Stalin (funzionale ad una strategia politica che allora fu ritenuta l'unica reale e valida) debbono essere collocate nel loro contesto e spiegano le scelte del PCI:
Su questa base allora si potrà capire concretamente la grande vicenda storica che ha portato alla creazione di un sistema socialista senza cadere nell'esaltazione acritica e cogliendo per contrasto la diversità e la storicità rivoluzionaria della linea del nostro partito che, dallo studio e meditazione delle vicende dei paesi socialisti, delle loro realizzazioni, ha saputo cogliere gli elementi di differenziazione che le società occidentali pongono alla classe operaia se vuole diventare classe dirigente e rinnovatrice anche nelle roccaforti del capitalismo. (196)
Sui temi internazionali sono le conclusioni di Renato Sandri del Comitato Centrale. La contraddizione tra sistema socialista e capitalismo imperialista rimane centrale. Cuba, il Vietnam, la lotta contro il colonialismo, il Cile non sarebbero possibili senza l'esistenza e l'impegno dell'URSS. La costruzione del socialismo non è esente da errori, da oscillazioni, da zig-zag, ma la scelta di campo resta fondamentale, anche se il PCI ribadisce la propria autonomia e la scelta di procedere secondo le tradizioni e le necessità del nostro popolo:
Soltanto nella nozione che apparteniamo ad un campo su scala mondiale, senza sacrificare nulla della nostra autonomia, assumendoci tutte le responsabilità di questa appartenenza, noi rimaniamo un partito comunista, un partito rivoluzionario, un partito che può rovesciare un sistema che è anch'esso un sistema mondiale. Noi non dimentichiamo che il capitalismo italiano è legato al capitalismo americano, francese, inglese, tedesco, al sistema imperialista mondiale. (197)
Unanime il voto sul documento finale articolato in una analisi sulla grave situazione nazionale, di quella internazionale (solidarietà con il Vietnam), su temi specifici (la condizione operaia, la crisi dell'agricoltura, la programmazione regionale), sugli impegni politici ed organizzativi (convegni su temi specifici - artigianato, piccola e media industria -, scuola, formazione professionale, condizione operaia, tesseramento, crescita della FGCI).
Sono eletti nel comitato direttivo Beretta, Borgna, Carretto, Ferro, Graglia, Martino, Nahoum, Panero, Revelli, Riba, Sturlese, Viglietti, Biancani, nella segreteria Attilio Martino (segretario), Primo Ferro (vice segretario), Anna Graglia, Franco Carretto. Martino e Trosso sono delegati al congresso nazionale.
Nei giorni immediatamente successivi attentato al portone della federazione. Il PCI parla di vile risposta alla manifestazione di domenica 13 febbraio che, per l'ennesima volta, ha vietato un comizio fascista (Abelli e il generale De Lorenzo). Gravi le responsabilità della DC e dei partiti di governo che non vogliono isolare e colpire i responsabili e i mandanti:
Quanto sia grave la responsabilità di questi partiti che sul piano nazionale hanno portato il paese in una situazione di marasma, togliendo prestigio ed efficacia agli istituti democratici nati dalla Resistenza è più che mai evidente!! (198)
Sdrammatizza il fatto Mazzola sulla "Vedetta". La "bomba" era inefficiente e priva di detonatore. Errato è, quindi, farne un caso e "approfittare del fatto" per diffondere volantini e attaccare la DC. (199)
Il forte clima di polemica prelude allo scioglimento delle camere e alle prime elezioni politiche anticipate, fissate per il 7 maggio. La caduta del governo Colombo segue la formazione del governo Andreotti (ministri i due parlamentari cuneesi, Pella alle finanze e Sarti all'interno) che non ottiene, però, la fiducia delle camere.
Nelle settimane che precedono il voto si hanno l'accordo aziendale Michelin e la crisi di due aziende di Fossano. I lavoratori della Michelin di Cuneo ratificano l'accordo sull'applicazione del contratto (cottimi, qualifiche, ambiente) e per le nuove strutture sindacali (delegati di reparto e consigli di fabbrica). A Fossano la minacciata chiusura dell'Orsina (gruppo Nestlè) e della Cartiera Souchon (gruppo Burgo) interessa 200 lavoratori. La cartiera viene occupata, una grossa manifestazione unisce, per la prima volta, i lavoratori e gli studenti della città, all'Orsina si decidono due ore di agitazione al giorno, il 24 marzo riuscito sciopero cittadino.
Alla crisi di Fossano si aggiungono la chiusura del tappetificio di Dronero, della Tecnoresin e delle acciaierie nel cebano, le difficoltà della Richard Ginori e della ceramica Besio a Mondovì.
Per l'Orsina si propone la pubblicizzazione al fine di costituire una alternativa alla gestione privata e rompere il monopolio della Locatelli e della Biraghi, la Richard Ginori (manifestazione a Cuneo i primi di maggio) rifiuta la chiusura prevista dalla "ristrutturazione" e si fa forte degli impegni del ministro Pella.

D) I gruppi
I primi segni del "68" e della "contestazione" si hanno, in provincia, nel lavoro dell'associazione Nuova Resistenza e nella formazione di alcuni circoli studenteschi di istituto (primo fra tutti quello del Classico di Cuneo).
Nuova Resistenza ha il merito di raccogliere, su un terreno comune, molto sentito negli anni '60, molti giovani interessati ad una discussione sulla storia (quella che a scuola non si studia), ad un recupero della tematica resistenziale che viene vista come tradita e incompiuta, ad una valorizzazione dell'antifascismo cuneese (in cui la componente G.L. pare predominante), ad un collegamento con i temi internazionali (molto sentito il dramma spagnolo). L'associazione, pur nelle ridotte dimensioni, segna uno dei primi centri di dibattito, di polemica, di scontro, e, spesso in parallelo con il Circolo di cultura internazionale, forma un quadro politico giovanile in molti casi coincidente con le federazioni giovanili, ma portato ad un discorso unitario e ad un ampio respiro culturale.
I primi circoli di istituto testimoniamo che qualche cosa, sta cambiando. In un clima difficilissimo, di forte tradizionalismo, di anticomunismo, di rifiuto diffuso per la politica, nasce, a livello inizialmente molto elitario, il desiderio di partecipare, di far sentire la voce degli studenti, di far pesare il potere "consultivo". Per due anni (primavera '66 e '67), il liceo Classico di Cuneo pubblica un piccolo giornale ciclostilato. Dai temi iniziali (il riconoscimento legale dei circoli studenteschi, l'orario unico, il centenario del liceo...) si passa a temi più politici. Il ciclostilato della primavera '67 mette in discussione il tipo di cultura offerto dalla scuola che tende a non offrire strumenti critici, a togliere allo studente strumenti di analisi e possibilità di scelta, affronta criticamente il problema dell'insegnamento della religione nelle scuole, chiede più spazio per la componente studentesca in tutte le scelte.
Nella primavera '66, forte lo sdegno per il caso Zanzara (le stesse organizzazioni cattoliche sembrano in difficoltà) e per l'uccisione a Roma di Paolo Rossi, studente universitario, nel corso di uno scontro con i fascisti. Grande manifestazione di tutte le scuole.
Nei mesi successivi, per la prima volta, si tenta un approccio, per quanto limitato al tema scuola-lavoro, si discute pubblicamente sull'obiezione di coscienza, si affronta, con tutti i partiti, la questione del disinteresse politico dei giovani. La presenza di molti giovani a Firenze, nelle settimane successive all'alluvione, la morte di Luigi Tenco al festival di Sanremo, l'occupazione dell'università di Torino (febbraio 1967), il crescere dell'internazionalismo e delle manifestazioni per il Vietnam, il peso sempre maggiore della nuova generazione sul mercato (moda, musica...), la messa in discussione di certezze e valori che parevano consolidati contribuiscono a porre i giovani come nuovo e importante oggetto politico.
Nell'aprile 1967 Sergio Dalmasso e Luciano Barolo partecipano al 1° convegno nazionale dei circoli di istituto organizzato a Roma. Forti le polemiche, nate dalla diversa concezione del ruolo degli studenti nelle scuole, dei rapporti con le gerarchie, dei giornali studenteschi, del rapporto scuola-lavoro-politica (il primo scontro nasce dal rifiuto di parte dell'assemblea di votare un ordine del giorno contro il recente colpo di stato in Grecia).
E' comunque il Vietnam a costituire il maggior elemento di contraddizione, di presa di coscienza, di mobilitazione. Il legame tra la guerra del popolo vietnamita e la Resistenza italiana ed europea viene affermato con convinzione. Molte le piccole iniziative, dibattiti, film e i tentativi di informazione e di "sensibilizzazione".
A settembre, Aldo Moro visita Boves città decorata al valor militare e al valor civile. Lo accolgono, tra le cerimonie ufficiali, scritte sulle strade (Il Vietnam è vicino!) e volantini e cartelloni.
Se La Vedetta si dice fiera nell'ospitare il capo del governo, il PSIUP risponde:
I socialisti della provincia di Cuneo non sono affatto fieri ed esprimono il loro no incondizionato alla politica governativa basata sulle alleanze fasciste (NATO) e alla complicità nella criminale aggressione americana al Vietnam. (200)
Il Comitato città europee per il Vietnam offre una analisi più articolata. Due suoi volantini, cercano di ripercorrere la storia della guerra e tentano una equazione fra le resistenze italiana e vietnamita. Il governo italiano non ha mai espresso una condanna, un atto di accusa, un gesto di pace davanti ad un conflitto che viene condotto da un governo fascista e illegale con l'uso di gas, bombe, torture, campi di concentramento, per negare la libertà ad un popolo.
Riteniamo il governo italiano responsabile di complicità con i crimini americani nel Vietnam... Riteniamo indegna di un paese democratico che si dichiara sorto dalla Resistenza una classe politica che comprende e appoggia il genocidio e l'aggressione. (201)
Ti ricordi il 12 settembre 1943? I tedeschi arrivarono a Cuneo... Nel Vietnam è come da noi allora... Anche la gente come te muore perché il mondo non vada come vogliono i potenti, muore perché la volontà di un popolo conti qualcosa. Muore perché domani tu non debba servire il più forte. Muore quindi anche per te. (202)
A giugno, grande corteo in Cuneo. A novembre mostra in Piazza Galimberti, dibattito (Ortona PCI, Libertini PSIUP, assente il PSU), tentativo di coinvolgimento della popolazione.
Lavorano giovani senza partito, quelli del PSU molto critici verso il loro e nei confronti delle sue scelte governative, quelli del PSIUP, nella sua migliore stagione, molti cattolici (in particolare la FUCI) nel mezzo di un dibattito sulle scelte dei credenti a livello nazionale e internazionale. Poco presente il PCI il cui lavoro nel mondo giovanile è, al momento, tutto da impostare.
Continua è l'attenzione allo lotte universitarie. Il novembre '67 vede l'occupazione di Palazzo Campana, certo il momento più significativo ed esemplare della protesta studentesca. Molti cuneesi partecipano attivamente all'occupazione, alle assemblee, ai gruppi di studio, a tutto il lavorio che accompagna la "contestazione". Molte posizioni politiche sembrano invecchiare improvvisamente, cambiare in poche settimane. In tutti i centri della provincia si formeranno nei mesi seguenti i primi gruppi legati al "movimento studentesco", ancora non organizzati politicamente, ma resi omogenei dalla comunanza di esperienze (età, formazione culturale, sensibilità) e di letture (quasi sempre gli stessi libri e riviste).
Tutti i fatti che accadono nel giro di pochi mesi (la morte del Che, l'offensiva vietnamita, la rivolta studentesca che sembra toccare il mondo intero, il maggio francese, l'invasione della Cecoslovacchia) sembrano segnare la fine di un vecchio mondo, la crescita inarrestabile di un movimento di idee, forme di vita e nuovi "modi di fare politica" che indichino la totale rottura con quelli precedenti.
Le mediazioni dei partiti sembrano non reggere più. Le stesse strutture unitarie e "tradizionali" paiono toccate dalla forte spinta giovanile. Non riesce il tentativo di rilanciare il Circolo di culturale internazionale; Nuova Resistenza non svolge, da tempo, attività, non decolla un circolo culturale, laico e di sinistra che si cerca di costruire tra il '67 e il '68, in stretta collaborazione con Il dialogo di Fossano:
Data da alcuni anni ormai il tentativo di costruire anche nella nostra provincia un gruppo politico capace di svolgere un discorso critico ed un lavoro unitario all'interno della sinistra. All'inizio si è cercato di fondare una sezione del movimento Salvemini; più recentemente si è sviluppata l'iniziativa per un circolo Amici dell'Astrolabio. Tali proposte sono cadute sul nascere o non hanno avuto seguito.. .(203)
Inizialmente, sembrano non esservi contraddizioni tra il movimento e le formazioni politiche locali. Molti dei giovani attivi lavorano nella federazione giovanile socialista, per anni molto vivace, la FGCI ha una attività debole e crescerà solo nei primi anni '70, il PSIUP riesce a raccogliere gran parte del dissenso sui temi internazionali ed interni, usando anche rispetto alla FGCI una maggiore agilità (il PSIUP sembra meno "partito" del PCI). Oltre alla dimensione internazionale, continui gli attacchi alla deludente politica governativa, ad una riforma della scuola che non risponde ai suoi bisogni e mantiene il suo classismo (contenuti e discriminazioni di classe), alla struttura autoritaria della società (dalla scuola alla fabbrica, dalla sfera politica alla famiglia).
Inesistenti in provincia i gruppi filocinesi od operaisti, i fermenti critici sono presenti nella FG socialista e in quella del PSIUP che sviluppa un discorso fortemente movimentista, di "scavalcamento a sinistra" del PCI e teorizza una concezione del partito strumento (delle lotte, dei movimenti di cui spesso non si leggono le contraddizioni) che ha forti somiglianze con molte ipotesi dei gruppi che in provincia nasceranno solo a fine '69.
Continuo il dibattito su ruolo e funzione degli studenti. Il Dialogo ospita molti interventi e cronache delle lotte, in ogni città si hanno incontri pubblici, sembra molto partecipati e portatori di novità e di polemica anche nelle sezioni dei partiti di sinistra, spesso poco vive.
A febbraio deludente conferenza di Giangiacomo Feltrinelli al circolo di culturale internazionale.
Il suo programma per una sinistra rivoluzionaria sembra ai giovani presenti molto scolastico e frammentario, teso a legare elementi tradizionali della sinistra storica e suggestioni terzomondiste.
A Selene Schiapparelli che gli chiede una valutazione su come voteranno i giovani, l'editore risponde che la cosa non ha alcuna importanza perché, ad un successo delle sinistre, gli americani risponderebbero con il colpo di stato.
Forte, anche per la natura della provincia, il contributo del "dissenso" cattolico che si articola in molti gruppi anche vicini alle parrocchie e nella Federazione universitaria (FUCI).
Un volantino, distribuito nel dicembre '68, si rivolge ai fedeli invitandoli ad una riflessione sulla novità e complessità dei suoi fenomeni. La presenza del cristiano è nel mondo; qualsiasi ordine sociale e politico non è definitivo, ma deve sapersi autocriticare e rinnovare:
Crediamo positiva e in fondo cristiana la critica severa ad una società, e quindi ad una scuola, largamente materialistica, in cui l'uomo non riesce ad espandersi secondo le dimensioni tutte del suo essere. Crediamo profondamente diseducativo e non cristiano insegnare ai giovani l'accomodamento nella vita, invece della ricerca anche scomoda del vero e del giusto. Crediamo che i metodi repressivi si siano sempre rilevati, oltre che ingiusti, inefficaci e controproducenti. (204)
Ci si rivolge quindi agli studenti perché non rivendichino privilegi, agli insegnanti perché non si chiudano nei loro diritti, ai genitori perché siano coscienti che la maturazione politica dei figli li riguarda, alle comunità parrocchiali perché siano capaci di cogliere le nuove esigenze degli uomini d'oggi, a tutti i cristiani perché ricordino che il malessere dei giovani è reale e:
dovrebbero vederci impegnati tutti nel capirne i motivi di fondo e nel cercare di modificarli (205).
Molte delle tematiche sembrano affermarsi, in provincia, con un po' di ritardo. Le stesse mobilitazioni studentesche con le conseguenti forme di lotta (volantinaggio, sciopero, picchetto, tentato collegamento con le fabbriche e le città) crescono più nell'autunno che nella primavera del '68.
A novembre, tutte le scuole si mobilitano contro il fascismo in Grecia e la condanna di Panagulis. A Cuneo manifestazione davanti alla Banca Commerciale Italiana che ha concesso un prestito di colonnelli greci, assemblea, richiesta di mezz'ora di discussione in tutti gli istituti. Continuo il legame tra la realtà esterna e l'autoritarismo nelle scuole.
Se nelle relazioni internazionali si adoperano i carri armati, il napalm, i plotoni di esecuzione per tenere sottomessi i popoli, nella nostra scuola per far sopravvivere le forme di autoritarismo si adoperano altri metodi, forse meno appariscenti, ma ugualmente efficaci. Allora si chiudono le porte (come ieri alle Magistrali), si impedisce la discussione fra gli studenti, si adoperano cioè tutti i mezzi possibili per tenerli buoni. (206)
Si formano piccoli collettivi in molte scuole e in tutte le città. Ad Alba l'esigenza di un collegamento con i lavoratori pare più matura che in altre realtà.
I temi più sentiti sono quelli della minuta vita scolastica, l'interrogazione, il voto che deve essere palese e motivato, i rapporti con gli insegnanti, il diritto di assemblea, la disponibilità di aule per incontri, la discussione dei carichi di lavoro.
Il 12 e 13 dicembre, al Liceo, assemblea comune di tutti gli istituti cuneesi. Si decide di mantenere un collegamento cittadino, di chiarire i rapporti con il corpo docente, di chiedere una riforma reale della scuola, l'estensione del presalario alle superiori, un insegnamento formativo e non dogmatico.
L'attuale sistema di insegnamento ha funzione ineducativa ed inibitoria della personalità e della coscienza dello studente. Si afferma, quindi, la validità di una scuola che consenta l'autoeducazione crescente e la validità dei gruppi di studio come elemento formativo di una coscienza collettiva e come elemento di un efficace e libero lavoro di ricerca. In esso l'insegnante assumerebbe il ruolo di esperto e collaboratore: non più quello di dogmatico indottrinatore. (207)
Il tentativo è, quindi, quello di partire da obiettivi concreti e quasi individuali per portarsi una tematica politica più ampia (antiimperialismo, antiautoritarismo).
Proteste al Classico contro l'installazione di una cancellata che sbarra la scalinata di ingresso; difficoltà alle Magistrali per una circolare della preside in cui si chiede ai genitori di autorizzare o meno, per scritto, i figli a partecipare alle manifestazioni e alle agitazioni (in caso di risposta positiva, la scuola si riterrà esonerata da ogni responsabilità).
All'ITIS, volantino degli operai della Cometto che chiedono "solidarietà" ai futuri impiegati e tecnici. Gli impiegati non partecipano agli scioperi:
Molti di loro sono periti, che ogni giorno, in fabbrica, prima ancora di fare i tecnici fanno gli aguzzini per conto del padrone. Pensiamo che la scuola gli abbia insegnato a fare i tecnici, ma molto più gli abbia insegnato a obbedire senza mai dire loro come sarà l'ambiente della fabbrica e quale sarà il loro vero compito... A noi interessa che la scuola non sia più organizzata come vuole chi comanda. A voi deve interessare che cosa succede in fabbrica e quale sarà la vostra funzione. (208)
Sdegno per i morti di Avola e contro la polizia che spara alla Bussola di Viareggio, la notte di capodanno contro la protesta degli studenti. Alla rabbia contro una società ingiusta che ostenta le ricchezze e gli sprechi, si risponde con la forza e con le menzogne di radio, TV e giornali.
Se poi qualcuno dice la verità è perseguito dalla legge, minacciato, denunciato. (209)
Con toni non dissimili si esprimono i giovani della sinistra PSI (210). La tematica fortemente antiautoritaria e la richiesta di organizzare operai, contadini e studenti per una dura e lunga lotta contro il privilegio e lo sfruttamento di questa società anticipano la formazione dei primi nuclei della nuova sinistra.
Per il disarmo della polizia si hanno molte iniziative sindacali. A Cuneo dibattito pubblico venerdì 15 gennaio.
Il 12 febbraio sciopero studentesco contro la circolare Sullo, accusato di voler dividere gli studenti, istituzionalizzare la lotta, concedere solo l'assemblea di istituto.
L'assemblea generale al Liceo è impedita dalla presenza della polizia, alcuni operai "vengono tenuti fuori". Non manca un durissimo volantino della "Giovane Italia".
Dite no: al bolscevismo dilagante e al disarmo della polizia. All'entrata dei comunisti al parlamento europeo. Alla sovversione e al caos che imperano in ogni parte d'Italia, nelle scuole e nei posti di lavoro... Al filocomunismo della Guida, settimanale pseudocattolico cuneese. La gioventù nazionale rivolge un caloroso saluto alle forze dell'ordine che, uniche in Italia, difendono lo Stato contro la sovversione rossa. (211)
Forti proteste anche dopo il suicidio di Jan Palach in Cecoslovacchia (gennaio) (212) e l'uccisione di due braccianti a Battipaglia (aprile):
Noi questa mattina ce ne entriamo tranquillamente a scuola come se fosse un giorno normale. Ed in effetti, per molti, per troppi, il fatto che a Battipaglia due persone siano morte, che ancora una volta la polizia abbia sparato ed assassinato è un fatto perfettamente normale che non li tocca, che non deve disturbare il loro lavoro, la loro vita tranquilla e senza grane. Ci stanno abituando a poco a poco, a tollerare la violenza, ad accettarla come un fatto normale, naturale. (213)
Non si hanno ancora iniziative e proposte autonome. Il "movimento" partecipa alle iniziative unitarie, sindacali e politiche (manifestazioni pubbliche e dibattito a Cuneo), portando iniziative e tematiche non ancora organizzate autonomamente e non conflittuali rispetto alla sinistra storica.
Le lotte sindacali, in particolare quella contro le gabbie salariali, sono lo strumento di una forte presa di coscienza operaia e l'occasione per una prima presa di contatto studenti - mondo del lavoro.
A fine gennaio, forte presenza studentesca allo sciopero generale. Ad Alba picchetto alla Vestebene che risponde per la prima volta in modo così positivo. Corteo sino al Liceo: la metà degli studenti lascia le lezioni. Grande assemblea dove sono toccati i problemi della fabbrica:
Gli studenti escono dal ghetto intellettuale che la scuola impone loro, si pongono a contatto con la realtà. (214)
Si tocca direttamente (tutti sono stati testimoni) la realtà in fabbrica. Si impara e si capiscono molte cose.
Il giorno successivo sciopero di tutte le scuole e assemblea di 1.500 giovani davanti alla Ferrero.
Anche a Cuneo la Vestebene sciopera. Corteo sino alla Vetreria. Discussione e scambio di esperienze che si ripete dopo il picchetto nel pomeriggio. In fabbrica non esistono democrazia e libertà, il titolo di studio e l'istruzione scolastica servono solo ad obbedire al padrone e a comandare al più debole:
Ce lo dicono operaie di 15, 16, 17 anni... c'è troppo da imparare, cose che in 10, 11, 12 anni di scuola nessuno ci aveva neppure lontanamente accennato e che ora vogliamo conoscere. (215)
Questi temi debbono entrare nelle scuole. Il rifiuto della circolare Sullo si lega alla richiesta di controcorsi, di spazi autogestiti, all'insofferenza per la scuola tradizionale.
Inizia il lavoro di quartiere rivolto soprattutto a Cuneo vecchia, considerata l'area più povera della città e con una maggiore concentrazione di lavoratori, di immigrati, di pensionati poveri.
Il 5 febbraio, nel casermone di Via Leutrum, prima assemblea di quartiere. Si decide di allargare il doposcuola per i ragazzi delle elementari e delle medie.
Forti sono le difficoltà date dall'impatto con città molto tradizionaliste, prive di tradizioni operaie, dove la stessa sinistra storica è molto marginale.
Si cozza contro mentalità, modo di vivere, certezze acquisite, contro l'abitudine di credere alle versioni dei fatti offerte da giornali e TV, contro un quasi istintivo senso di ordine. Il cuneese:
Ha avuto paura delle agitazioni studentesche: erano una pietra nel suo stagno, un turbamento troppo grande... per questo ha avuto ancor più paura del corteo studenti - operai... Odia e disprezza chi non la pensa come lui, chi non apprezza i valori che apprezza lui: il benessere, il non farsi problemi, il non cercare grane, l'indifferenza (anche quando è noia), il sano interesse personale, l'aver le carte in regola sempre e ad ogni costo, l'aver sempre ragione e l'esser dalla parte del più forte. Si capisce allora perché le lotte studentesche l'abbiano sconvolto, perché ce lo troviamo nemico; perché abbiamo messo in discussione i suoi valori. (216)
Deboli, comunque, le reazioni all'estendersi del movimento. Il tentativo di organizzare gli studenti moderati e conservatori non darà per anni grandi risultati.
Uno dei primi atti è l'attacco ai metodi antidemocratici della sinistra e al preside del "Bonelli" di Cuneo, che avrebbe favorito l'occupazione dell'istituto.
Ancora una volta, il movimento studentesco ha disturbato con i suoi metodi antidemocratici, la quiete della nostra cittadina.
Il sig. preside Cesare Ottenga, dimostrando la sua chiara ideologia, ha intimato agli studenti di ritirarsi nelle propri aule, permettendo così l'indisturbata invasione dell'Istituto. Ancora una volta il movimento studentesco ha disturbato con i suoi metodi antidemocratici, la quiete della nostra cittadina. (217)
Tutte le tematiche della contestazione (denuncia del consumismo, dei falsi valori, degli sprechi, della pubblicità, del divertimento che copre i problemi reali) si sommano nella protesta contro il Cantagiro che parte proprio da Cuneo. Nella serata inaugurale, allo stadio, gremito da migliaia di persone, gli studenti distribuiscono un volantino Tu paghi in cui si denuncia il Comune che ha finanziato in parte la manifestazione, dimenticando i gravi problemi che travagliano da anni la zona e continuano ad aspettare una soluzione. La polizia carica e disperde i giovani seduti davanti all'ingresso. Il giorno successivo, nel pomeriggio, volantini, fischietti e cartelloni alla partenza della manifestazione da Piazza Galimberti: Canzonette furto del salario, Polizia, TV, giornali alla difesa dei padroni. Il Cantagiro addormenta le masse, Voi cantate e prendete milioni, noi lottiamo e siamo licenziati. Poco dopo:
Non appena i contestatori hanno fatto gruppo a sé, incamminandosi pacificamente per Corso Nizza, la polizia li ha caricati, provocando parecchi contusi anche fra i cittadini che assistevano semplicemente. Terminati gli incidenti, la polizia operava alcuni fermi indiscriminati per dare una lezione definitiva... La stampa borghese del giorno seguente pubblicava già i capi d'accusa belli e fatti con nomi e cognomi degli incriminati. (218)
I fatti finiscono in consiglio comunale. Molto duro, anche se non compatto, il PSI. Tito Musso condanna i valori fasulli proposti dal Cantagiro che fa dimenticare i problemi veri come la vecchia Cuneo, il sottosviluppo, lo sfruttamento dei lavoratori e il comportamento della polizia. Per Viara il Comune ha sbagliato nel finanziare in parte la manifestazione canora. La contestazione dei giovani a Cuneo si è manifestata in modo ben diverso (senza violenze) da quella che si verifica in altre città.
Anche Gastaldi (PCI) critica Comune e polizia. I metodi di questa rischiano di far odiare i poliziotti, cosa che i comunisti non vogliono. Le proteste degli studenti debbono, però, essere portate in modo corretto e senza trascendere. Mazzola (DC) ricorda che gli spettatori e i contestatori rappresentano due parti, ambedue legittime, della popolazione. Occorre garantire a tutti la libertà di espressione e la convivenza:
Non è con cartelli e sputacchiamenti che si contesta un'opulenza ancora da dimostrare. Inoltre la polizia, martedì e mercoledì, a Cuneo, non era armata. Con queste manifestazioni incontrollate, si rischia il riflusso autoritario. (219)
Il liberale Pellegrini ricorda che il poliziotto, se potesse, farebbe il cantante e sarebbe pagato molto meglio:
I figli di papà riflettano sulla contraddizione in cui sovente cascano. (220)
Il consiglio respinge due ordini del giorni (Achino e Viara) in cui si deplora il comportamento della polizia e se ne chiedono il disarmo e una nuova regolamentazione.
La città sembra dividersi. Gli "studenti" sembrano compattarsi, e compiere scelte sempre più nette a livello politico ed esistenziale, propongono una propria totale autonomia anche rispetto alla sinistra storica. I giornali iniziano, invece, a parlare di estremismi e violenze.
Non furono poche e molto significative le ammissioni (proprio sui banchi di sinistra) sulla necessità che tutte le possibili contestazioni si svolgano nel modo educato e civile che il rispetto e la libertà di tutti esigono... se si deplorano violenze poliziesche qui a Cuneo, non sono meno deplorabili quelle che amici e compagni dei... protestanti cuneesi compiono in altri ben conosciuti luoghi… . (221)
All'inizio di luglio, si hanno a Torino gli incidenti di corso Traiano. Sempre a Torino, nello stesso luglio, si tiene un incontro nazionale, da cui, di fatto, nascono Lotta Continua e Potere operaio.
In provincia, senza che ancora vi sia una struttura organizzata, la gran parte del movimento si riconosce nelle posizioni antiautoritarie, spontaneistiche e "operaistiche".
Dei partiti storici si rifiutano la partecipazione al governo (PSI), la coesistenza pacifica, il rapporto con l'URSS, la struttura interna, ritenuta troppo rigida (PCI). Lo stesso PSIUP è giudicato ambiguo e viene "scavalcato a sinistra".
La costruzione, anche a Cuneo, di un gruppo di sinistra pare, quasi, la continuazione naturale del lungo impegno e della crescita del movimento. I temi cardine sono gli stessi ed assumono, qui, una dimensione più ampia. La rottura con la federazione giovanile del PSIUP si consuma in breve tempo (ad una riunione i futuri componenti di Lotta Continua si presentano, ma nessuno parla).
Nel novembre, poco prima dello sciopero generale sulla casa, il PCI organizza un dibattito pubblico su scuola e cultura. Intervengono polemicamente molti studenti: la vera cultura è la lotta operaia che, tra i suoi obiettivi, deve anche rifiutare una scuola classista, riservata a pochi e che insegna solamente a comandare e ad obbedire. Linguaggi, stile di lavoro, concezione della politica sembrano ormai opposti. Anche in una realtà dove la sinistra è molto piccola, il divorzio sembra consumato. Si vende, per la prima volta il periodico Lotta Continua tutto centrato sulle lotte d'autunno. Scrive, in una analisi a posteriori, un documento locale:
Lotta di classe esiste ed opera da poco più di un anno. Le esperienze politiche del piccolo gruppo che l'ha fondata hanno le radici nelle lotte antimperialistiche del 1966/67 e nell'esplosione delle lotte studentesche del 1968 a Torino. Questa esperienza è continuata e si è trasferita sul terreno specifico cuneese nell'autunno del '68 e nella primavera '69 con le lotte studentesche. (222)
Nella prima fase mancava una linea politica precisa, si tentava di collegarsi con gli operai, si era guardati con simpatia dalle forze tradizionali, si era del tutto disorganizzati. Le lotte operaie e studentesche si erano, però, unificate per il comune rifiuto del sistema.
Dopo una serie di fallimenti, di frustrazioni, di errori:
Si arrivò... alla fine del '69, alla decisione di rompere definitivamente con una pratica che si era rivelata fallimentare, anche se aveva avuto la sua funzione storica... Data per scontata la critica al riformismo del PCI e dei sindacati... ritenemmo che bisognasse lavorare tra i proletari, sulla base di una linea politica precisa e discriminante per costruire l'alternativa organizzata al sistema capitalistico ed anche alle forze tradizionali riformiste o verbalmente rivoluzionarie, ma ambigue (vedi PSIUP). La storia ci sta dando ragione: in un anno si è fatto molto, vi sono risultati che un anno fa non speravamo. (223)
Lotta di classe (il nome che il gruppo prende inzialmente per una scelta quasi gradualistica e per mantenere una connotazione locale) è cresciuto di numero e di forza politica, si è radicata in alcune situazioni (scuole, Michelin, Vestebene), è riconosciuta a livello cittadino come forza politica autonoma ("non siamo più, genericamente, gli studenti"), non è mai scesa a conpromessi, ha mantenuto un alto livello di dibattito politico interno.
In questo documento sono sintetizzati tutti i cardini della futura Lotta Continua cuneese: un alto livello di militanza, la scelta prioritaria per il lavoro di fabbrica, il rifiuto di una discussione teorico-ideologica che caratterizza, invece, altre formazioni dell'area, la necessità di conquistarsi uno spazio politico in una città e in una provincia dove lo scontro di classe è attutito o sepolto.
Formano questo primo gruppo molti militanti provenienti dalla federazione giovanile del PSI: Franco Bagnis, Marco Revelli, Luigi Schiffer, Silvia Cipellini, Adriana Mocellini, Michele Calandri (già radicale); si legano a loro molti giovani di alcune scuole superiori, alcuni operai di fabbrica anche se spesso in modo non continuativo.
Forti le critiche alla democrazia delegata per quella diretta, totale l'opposizione al "sistema dei partiti" (non è un cambio di governo a modificare le condizioni dei proletari), continua l'attenzione alla condizione operaia e alle lotte la cui dimensione è già politica, inizia la propaganda sulla strage di Stato (le bombe di piazza Fontana) e la morte di Pinelli.
Le fabbriche della zona sono seguite con attenzione. Alla Michelin, l'intervento è soprattutto centrato sulla questione delle nocività (il reparto 2) (224) che sembra molto vicina alla mentalità, al modo di vita e alle abitudini dell'operaio-contadino. Continue le cronache degli incidenti sul lavoro (alla Milardi, nei cantieri...). Anche alla Ferrero di Alba si inizia un intervento nel corso di lotte sindacali (aprile-maggio) che, dopo una serrata e l'occupazione, porta all'accordo su premio di produzione, diritto di assemblea, eliminazione della quarta categoria. Continui anche i collegamenti con la situazione della FIAT che viene letta come esemplare pure per le realtà periferiche.
Netti e duri (un po' mitizzati) i richiami alla guerra partigiana:
25 aprile 1970: è passato un quarto di secolo dalla vittoria della guerra di liberazione contro il fascismo. 25 anni fa il popolo insorto deteneva il potere in tutta l'Italia settentrionale: gli operai occupavano e difendevano le fabbriche, le città erano controllate dalle forze partigiane... Oggi tutto questo entusiamo, queste speranze, sono andate in fumo: a celebrare la resistenza non sono gli operai, i contadini; essi sono rimasti quelli di sempre, gli sfruttati, i governati, quelli sul cui capo si pensa di poter far passare qualsiasi cosa. (225)
La Resistenza non deve essere celebrata, ma continuata, estesa e vista su dimensione internazionale. Se i padroni sono uniti:
gli americani nel Vietnam vi difendono tutti i padroni, perché il capitalismo oggi non ha più dimensioni nazionali e gli interessi dei nostri industriali sono intimamente collegati con quelli dei magnati americani... Per questi motivi, la guerra che i vietnamiti combattono in quel lontano paese è simile alle lotte che gli operai ingaggiano nelle nostre fabbriche: la loro vittoria significherà la possibilità di sconfitta non solo del capitalismo americano, ma di tutti gli sfruttatori. (226)
Quei bastardi di americani non solo uccidono nel Vietnam, ma uccidono anche, a casa loro, chi lotta contro la guerra. (227)
New Jersey: 2 neri uccisi. Quei porci di americani continuano ad ammazzare i neri che si rifiutano di continuare a vivere come bestie. (228)
Scarso l'interesse per le elezioni regionali e comunali. Le elezioni non servono, contano i reali rapporti di forza sui luoghi di lavoro:
Niente di nuovo in consiglio comunale. La DC e i suoi alleati continueranno come prima a difendere gli interessi dei padroni e dei ricchi borghesi (fino a quando i proletari non si sbarazzeranno di questa gentaglia). (229)
Dice un operaio Michelin:
Per me, le elezioni non servono ad altro che a rafforzare il sistema capitalistico: i padroni ci concedono il diritto di voto per illuderci che siamo in una società democratica. (230)
I mesi iniziali della presenza del primo gruppo extraparlamentare in Cuneo sono caratterizzati dalla forte spinta verso le fabbriche, verso i quartieri proletari, dal rifiuto di una rigida struttura organizzativa, per la quale si critica il PCI, dalla convinzione che l'organizzazione sia il prodotto della spontaneità delle masse e il risultato delle loro lotte (Lotta Continua nasce dal rifiuto della concezione leninista della "coscienza esterna"), da una crescente polemica verso il PCI che non spinge, ma frena le potenzialità delle lotte di massa e la politica sovietica ed assume, addirittura, una funzione repressiva.
Gli scioperi polacchi del dicembre sono letti in questa chiave. Se il PCI ribadisce la necessità di coniugare socialismo e democrazia, se il Manifesto saluta positivamente le lotte operaie, Lotta di classe vede una equazione tra le lotte dei lavoratori polacchi e quelle italiane. I paesi dell'est hanno stretto accordi con i paesi occidentali, hanno tolto l'appoggio alle lotte del terzo mondo, reprimono i movimenti di protesta. Solo più il PCI continua a chiamarli paesi socialisti, quello stesso PCI che in Italia accetta il "decretone" del governo e chiede la liquidazione della sinistra rivoluzionaria.
Nell'autunno, a tutti questi temi, si aggiunge la netta e dura plemica contro il fascismo e il nuovo ruolo che sta assumendo nello scontro in atto in tutto il paese. Il 12 novembre, al portone del liceo classico di Cuneo, due studenti sono picchiati per aver bruciato un volantino distribuito dal MSI. L'accusa è rivolta a Piercarlo Frateschi (19 anni), Gabriele Laguzzi (21 anni), Edoardo Pellegrino (16 anni). Il 29 novembre è aggredito Angelo Dalmasso, iscritto al PCI.
In precedenza, era stato minacciato da Osvaldo Martinengo e da anonimi per telefono.
Lotta di classe organizza un grande "processo popolare" che si tiene nella chiesa di S. Francesco.
Si rivede la storia del fascismo, il suo riformarsi nell'Italia del dopoguerra, il ruolo giocato nell'anticomunismo tradizionale, il mutamento operato, a fine anni '60, con la segreteria Almirante e davanti alle lotte studentesche ed operaie. Punto nodale è la "strage di stato" (le bombe di piazza Fontana) e il legame tra neo-fascismo ed apparato statale.
Grande la partecipazione non solo di giovani, ma anche di ex partigiani e di tutta la Cuneo democratica. Inizia a crearsi un forte legame di opinione che caratterizzerà la città per lungo tempo.
La "sentenza" finale, letta da Marco Revelli, condanna i fascisti, nega loro qualunque diritto e agibilità politica, nega qualunque fiducia nelle istituzioni che da sempre tollerano, proteggono o allargano le braccia, dicendo che "sono solo ragazzate".
Nella notte fra il 5 e il 6 dicembre un gruppo di fascisti con stivaloni, caschi neri, giubbotti, sfollagente, compie una scorreria per le vie del centro ed assalta il bar Centro frequentato dagli "studenti". Si parla di un altro gruppo in attesa a Fossano.
La successiva perquisizione alla sede del MSI, in piazza Boves, rileva un deposito di armi (bastoni, sfollagente, sassi...). Sotto accusa il segretario provinciale Paolo Chiarezza, Osvaldo Martinengo, Lorenzo Garro (17 anni), Alceste Pochintesta (30 anni).
Si accusano la Questura e le autorità di non muoversi, di tollerare.
Che queste canaglie siano poi tanto anonime suona come una sadica burletta; li conosciamo tutti (anche la Questura li conosce) sia di nome che di cognome, sia nella loro nefasta attività di manganellatori che di sconci lordatori di muri con frasi apologetiche. (231)
Non ci si può nascondere dietro espressioni come ragazzate o cavilli giuridici... Denunciamo la collusione, la acquiescenza che esiste fra certi ambienti del sottobosco politico e la teppaglia fascista. La comprensione manifestata dalle forze dell'ordine per tali fatti, non sussiste, invece, per le lotte operaie e l'episodio della Michelin di Cuneo dove le forze dell'ordine sono intervenute... manganellando gli operai, fa capire con chiarezza cosa si intende in certi ambienti per tutela dell'ordine. (232)
Si forma a Cuneo, il comitato antifascista permanente formato da tutti i partiti e dalle associazioni resistenziali.
Giovedì 10 dicembre sciopero di protesta a Cuneo Ogni attività della città (uffici, negozi, fabbriche) è bloccata nella mattinata. Grande corteo per il centro (più di 10.000 i partecipanti). Il sindaco Dotta Rosso ricorda i gravi fatti squadristici avvenuti in Italia, quelli cui si è assistito a Cuneo; il fascismo di casa nostra trova appoggio nella Grecia, nel Portogallo, nella Spagna e in forze economiche e politiche che vogliono creare, in Italia, tensione e paura e a Cuneo tentano di umiliare con il terrore una comunità intera. Si dà lettura dell'interpellanza presentata da tutti i parlamentari cuneesi. Domenica 19, ad Alba, un comizio del movimento neonazista Europa civiltà è impedito da una grossa manifestazione. Alla testa il sindaco Sobrero e l'assessore Farinetti. I neo nazisti sono cacciati, viene strappato uno striscione Siamo tutti fascisti appeso alla sede del partito monarchico di cui alcuni manifestanti tentato di sfondare la porta. Un missino, armato di pugnale, rischia il linciaggio.
Per Manlio Vineis, su Lotte Nuove il MSI vuole provocare il centro dell'antifascismo, della Resistenza, della lotta partigiana, come punto di partenza per sovvertire le istituzioni nazionali.
Nelle elezioni comunali, i fascisti hanno tentato di:
formare una testa di ponte nella provincia più antifascista d'Italia per aggredire i valori che essa rappresenta di fronte a tutta l'opinione pubblica nazionale. L'insuccesso di quel tentativo ha esasperato ancor più i suoi promotori che... hanno creduto di passare, dalla fase dell'inganno elettorale al metodo della intimidazione e della violenza. (233)
Occorre rispondere non solo alla sfida frontale, ma modificare e riformare la polizia, la scuola, il parlamento, il potere giudiziario, una classe politica incapace di rispondere alle istanze dei giovani.
Il fascismo e la sovversione sono a destra. Non è possibile - sostiene Milan - mettere sullo stesso piano, come fanno certi ambienti governativi, i gruppi fascisti e i movimenti della sinistra extraparlamentare. Questi hanno come obiettivo la trasformazione profonda della società, anche se sono da condannare metodi e ingenuità e il loro richiamarsi ad un generico spontaneismo quando è
indispensabile il massimo di disciplina operaia, democratica, antifascista (234).
La "Vedetta" introduce, invece, il discorso degli "opposti estremismi". Nella manifestazione di Cuneo vi sono stati risvolti estremistici inaccettabili da parte dei giovani di Lotta Continua. Positivo è stato l'intervento delle autorità di governo. La violenza deve essere bandita:
Lo diciamo oggi che il sistema è messo in forse da squadracce estremistiche di destra e lo ribadiremo, nell'eventualità, per ora a Cuneo assai remota, che contro di esso dovessero mettersi in movimento conati estremistici di altro segno, come accade purtroppo in altre parti d'Italia. Non ci possono essere disparità di trattamento da parte dello stato verso chi attenta, con la violenza, allo Stato. E' il duro dovere della democrazia. (235)
Resta comunque da comprendere perché tanti giovani si orientino verso formazioni estremistiche, rifiutando tutti i partiti, anche quelli di sinistra.
Analoga valutazione sugli estremismi, nero e rosso, è espressa in una dura lettera aperta al sottosegretario Sarti scritta da Giuseppe Griseri presidente dell'associazione partigiani autonomi di Mondovì. (236)
Nega queste valutazioni il PSI. Le motivazioni dell'estrema destra sono spregevoli, estrema sinistra, pur tra tanti errrori, ha il desiderio di trasformare una società violenta e generatrice di violenza.
L'estremismo nero ha il fine dichiarato di mettere in crisi l'attuale equilibrio politico e di impedire le riforme. Contro questo pericolo occorre applicare le leggi e mettere al bando il fascismo.
"Quanto poi a definire fregnoni gli attivisti della sinistra extraparlamentare, come ha fatto il repubblicano Benigni nell'ultimo consiglio comunale, questo ci dice quanto il PRI sia a sinistra". (237)
Il progressivo costituirsi, in provincia, di Lotta Continua e l'altrettanto progressivo qualificarsi del gruppo cuneese ('69/'60 Lotta di classe, 70/71 Lotta di classe, sezione cuneese di Lotta Continua, dal luglio '71 Lotta Continua) sono testimoniati da un dibattito interno molto forte e diversificato sull'opportunità o meno di aderire ufficialmente e subito all'organizzazione nazionale.
In un "incontro-scontro", riportato su un ciclostilato, il compagno di Torino insiste perché la sede di Cuneo sia ufficialmente di Lotta Continua. Questo qualificherebbe l'impegno, porterebbe in città e in provincia il lavoro svolto a livello nazionale, nelle città e fabbriche di punta sulla condizione operaia, sulla strage di Stato, sui temi sociali (casa, quartiere).
Il rimandare le scelte è segno di incertezze, di localismo, di gradualismo e non tiene conto della realtà nazionale e del livello raggiunto dalle lotte. Il "compagno di Cuneo" sostiene che la denominazione Lotta di classe permette un maggiore contatto con le realtà di fabbrica (soprattutto con la Michelin), non provoca ostilità preconcette. Anche gli albesi criticano le scelte di Cuneo: Lotta Continua è realtà ormai nota fra le masse; quando ad Alba ci si è presentati in modo generico, spesso gli operai hanno chiesto se quella era Lotta Continua.
Non c'è quindi più tempo da perdere.
Analoghi giudizi e simili proposte sono espressi, in una riunione a Cuneo, da Brunello Mantelli: vi può essere uno scontro rivoluzionario a breve termine. I gradualismi e gli opportunismi debbono essere superati.
L'anno scolastico '70/'71 è denso di iniziative, di scioperi studenteschi, di lotte. In concordanza con le scelte nazionali e con la matrice operaistica di Lotta Continua, l'interesse è rivolto maggiormente alle scuole tecniche (le scuole proletarie per estrazione e per la destinazione dei futuri diplomati) e ai problemi materiali ed economici (costo dei libri e dei trasporti, mensa...) rispetto ai temi culturali-ideologici (la critica alla cultura offerta dalla scuola e la proposta di una cultura alternativa).
Molte le iniziative contro il caro autobus. Si chiede la gratuità dei trasporti per lavoratori e studenti, corse più frequenti e meno scomode, a volte il conteggio del tempo dei trasporti nell'orario di lavoro.
Il "Bonelli" di Cuneo rimane la scuola più combattiva.
La crescita di intervento pone oggettivi problemi di organizzazione, di struttura, di militanza. E' superata la fase in cui era sufficiente essere in tanti, capire, discutere, affermarsi in città come forza politica. Occorre ora il lavoro quotidiano imposto dal livello dello scontro di classe.
Agire da partito presuppone appunto questo: che ogni compagno abbia un compito preciso e che lo osservi. I compiti devono essere divisi una volta per tutte e si deve poter contare su compagni disciplinati. D'ora in poi avranno diritto di parola solo i compagni che fanno pratica sociale tra le masse, perché sono gli unici che possono imparare e dire cose sensate. (238)
Si nota la contraddizione tra il rifiuto teorizzato dell'avanguardia esterna e la necessità di organizzazione, di commissioni strutturate, di responsabili, di autofinanziamento, di militanza assicurata.
In un lungo documento del luglio 1971 si fa un bilancio di un anno e mezzo di lavoro e di intervento. Si è conquistato il diritto di parola tra le masse, si è stati presenti nelle lotte, facendo crescere l'autonomia operaia e la coscienza di classe. Non si tratta, come altri gruppi, di formare i quadri o il "nucleo d'acciaio". La scelta è di essere presenti in tutte le contraddizioni "facendone sempre emergere la linea politica generale che non è altro che il modo comunista di vivere, pensare e lottare". (239)
Il documento analizza i poli industriali della provincia (Michelin e FIAT), le forze sindacali, cresciute non come strumenti di lotta, ma come semplice strumento di comunicazione e di contrattazione:
Così si sono formati i quadri intermedi del sindacato, nella contrattazione più che nella lotta. Espertissimi di marchette, pensioni e passaggi di categoria, ma poco di picchetti e lotte, più dei notai che non dei tribuni del popolo. (240)
Esso è quindi uno strumento del tutto inservibile, da scavalcare totalmente.
Anche il PCI non è strumento, ma ostacolo per una crescita delle lotte e dell'autonomia. Privo di una solida base operaia e di rispondenza in fabbrica, debole organizzativamente, il partito si è abbandonato alla più spudorata collaborazione con qualunque forza disponibile e ad un feroce attacco, alla sua sinistra, contro le avanguardie. Esempio di questo è l'antifascismo ufficiale e legalitario, aperto sino ai liberali. Per l'atteggiamento del PCI e lo strapotere della DC, il dibattito politico in provincia è inesistente:
Nessuna forza politica è stata in grado di mantenere le radici nello strato sociale che l'ha espressa; a livello politico ufficiale nessuna soluzione può più rispondere alle reali esigenze sociali. A noi tutto questo va proprio bene. (241)
L'estensione dello scontro di fabbrica a tutte le realtà sociali è sintetizzato dalla parola d'ordine Prendiamoci la città particolarmente efficace in una realtà di proletariato non omogeneo, diviso, spesso differenziato e sfiduciato. Lotta Continua non deve più solo servire come luogo fisico di incontro e riferimento. Deve divenire il centro dell'intervento sulla crisi e di ricomposizione dei proletari. Questo presuppone una maggiore centralizzazione dell'azione, capacità di agire da organizzazione, formazione di sedi nei paesi, di organi centralizzati di sintesi del lavoro, collegamenti più rigidi e frequenti con le situazioni più avanzate. Si deve praticare il passaggio da pluralità di gruppi sparsi e disomogenei ad organizzazione nazionale.
L'intervento sulle fabbriche inizia ad essere meno generico, propagandistico e più specifico. Forte alla Michelin, la presenza ai cancelli nelle lotte contrattuali (autunno '70), autonomo l'intervento nelle manifestazioni sindacali, spesso "personalizzati" (attacchi ai capi) i volantini, in molti casi buona la conoscenza della realtà interna. Fortissimo il tono polemico:
Cape, capette e ruffiane non credono di esser tanto fortunate, solo perché la direzione gli concede qualche briciola ogni tanto: a noi operaie che i soldi ce li guadagniamo lavorando sodo, farebbe schifo essere come loro! Specialmente come le capette. Adesso finalmente abbiamo capito qual è il loro vero lavoro: fare la guardia ai cessi! (242)
Che cosa vogliamo: tutto! Cose gratis, trasporti gratis, scuola gratuita, vogliamo le fabbriche guidate dagli operai e le scuole al servizio del proletariato. Vogliamo lottare contro le rapine dei padroni, contro i prezzi che salgono ogni giorno. (243)
In forte difficoltà, invece, l'intervento del PSIUP. Nell'ottobre del 1970 alcuni suoi militanti propongono dibattito e lavoro comune con una lettera aperta in cui si analizza la situazione presente, caratterizzata da un forte contrattacco del padronato e dalle gravi carenze del movimento operaio, testimoniato anche dalle rivolte municipali, gestite dalle destre, che percorrono il Mezzogiorno.
Le ultime posizioni del PCI sono gravi. Manca, però, una vera alternativa a sinistra. Non la costituiscono né le impazienze neo-anarchiche di alcuni gruppi minoritari né le tesi, sostanzialmente intellettualistiche, anche se stimolanti, del Manifesto. Le stesse scelte sindacali hanno contribuito alla dispersione e all'indebolimento del movimento. Continuano ad esistere, però, grosse possibilità, come dimostra la crisi del mondo cattolico e l'approdo di sue parti importanti (ACLI) su posizioni di lotta anticapitalistica.
E' necessario, quindi, sconfiggere il disegno portato avanti col consenso del PCI, da una parte del PSIUP e dalla sinistra del PSI di recuperare queste forze che si sono liberate dalle pastoie dell'interclassismo dentro le regole del gioco di un disegno terzoforzista quale si profila nel discorso della cosiddetta area socialista. (244)
La lettera termina proponendo una discussione periodica sulla situazione e sulle prospettive del movimento operaio, la ricerca di una piattaforma di azione che non si limiti ad una discussione inconcludente o ad un intervento occasionale ed incoerente che rincorra gli avvenimenti, la costituzione di un centro antimperialista, come base di documentazione, di discussione, di controinformazione, di mobilitazione, una continua informazione politica ed un intervento verso le fabbriche.
La proposta cade, però, sul nascere. Nella prima riunione, dopo una relazione di Antonio Degiacomi, Lotta Continua si dichiara non disponibile al percorso proposto.
Per Marco Revelli mancano posizioni chiare verso partiti e sindacati. Per Franco Bagnis più centrale di un discorso sul terzo mondo è l'intervento su problemi reali; le proposte del PSIUP sono generiche.
Da Bra intervengono alcuni aderenti all'Avanguardia Proletaria Marxista (APM), da Savigliano esponenti di una formazione locale che poi aderirà al Gruppo Gramsci. Molti i limiti di Lotta Continua (estremismo) e del Manifesto (intellettualismo). Non ha senso la costruzione di un centro antimperialista; è necessario partire dalle condizioni specifiche, anche locali.
Dalmasso, per il Manifesto, è invece favorevole alle proposte del PSIUP. A lungo termine è necessaria una unificazione politica sostanziale, a breve termine è positivo un lavoro in comune, anche sui temi internazionali. Le "Tesi" del Manifesto, pur nei loro limiti, possono essere una base per il confronto.
Analogo scacco il tentativo del PSIUP di costruire la Sinistra studentesca nelle scuole.
La crisi del partito è frontale e l'attivismo dei gruppi non fa che metterla in luce.
Sta, intanto nascendo, anche in provincia, il Manifesto. Un primo documento (autunno 1970) parla di fallimento della prospettiva riformistica che è impraticabile in Italia e che è entrata definitivamente in crisi con il '68. Si passano in rassegna la storia del PCI che rende spiegabili e quasi inevitabili le sue scelte attuali, le contraddizioni del PSIUP, le degenerazioni del centro sinistra, i limiti dei gruppi.
La degenerazione gruppistica e settaria della sinistra extraparlamentare costituisce una grossa remora nel lavoro di costruzione di una forza politica di classe alternativa a quelle tradizionali. Nessuno dei filoni... in cui è diviso l'insieme di forze... ha sino ad oggi saputo esprimere... sia a livello di analisi che a livello di prassi, una reale alternativa alla dirigenza riformista, e anche semplicemente uno sbocco politico sufficientemente credibile per le forze operaie e studentesche... . (245)
Davanti alle degenerazioni dell'URSS la Cina costituisce un riferimento importante, ma non privo di limiti e contraddizioni (giudizio sullo stalinismo, politica verso le borghesie nazionali...). La situazione presente è caratterizzata da un forte contrattacco padronale seguito alle spinte dei lavoratori che non hanno però trovato un interlocutore, una direzione politica capace di mediare, generalizzare ed estendere la lotta.
La proposta politica del Manifesto si colloca in questo vuoto ritenendo esistano oggi le forze sociali e politiche per superare una situazione di stallo che presenta vari pericoli. (246)
E' necessaria una aggregazione di forze (settori di partiti, gruppi di estrema sinistra, il dissenso cattolico, settori della sinistra sindacale, del movimento studentesco ed operaio):
Sulla base di un discorso politico e soprattutto di un grosso lavoro di base con l'intervento nelle lotte operaie e studentesche come portatori di parole d'ordine realmente alternative alle sinistre tradizionali (egualitarismo, rifiuto del cottimo, unificazione della classe contro il ventaglio delle qualifiche, creazione di consigli di fabbrica come primi centri di contropotere). (247)
Seguono nei mesi successivi due altri documenti di proposta e di programma.
Quello sulla scuola sintetizza le tesi nazionali che hanno suscitato scandalo e discussione. Si propone la fine della scuola come luogo in cui studio e lavoro sono separati e la ricomposizione dei due termini nella parola d'ordine: Metà studio, metà lavoro.
Quello sul cinquantesimo anniversario della fondazione del PCI ripropone la necessità di costruire una formazione politica di classe. Così come nel 1921, lo richiedono oggi la realtà interna (le lotte a cui non si sa dare risposta) e la situazione internazionale (la necessità di costruire un nuovo internazionalismo, basato sulle lotte di popolo e sul loro collegamento con quelle dei paesi a capitalismo avanzato).
La politica sovietica si basa sulla coesistenza pacifica, cioè sulla divisione del mondo in blocchi e sulla conseguente competizione economica con i paesi capitalistici avanzati (su un terreno, cioè, sul quale la sua sconfitta è inevitabile). Nei confronti dei paesi dell'Europa orientale si assiste ad una vera e propria politica di potenza basata in molti casi (si pensi alla Cecoslovacchia) ad una sorta di scambio ineguale, mentre si assiste... a un sempre maggiore distacco tra gli strati operai e le caste burocratiche, sempre più potenti e conseguentemente ad una totale spoliticizzazione di massa. (248)
La normalizzazione in Cecoslovacchia, la repressione dei moti in Polonia, i processi politici in URSS e in altri paesi mostrano apertamente la loro natura non socialista, la totale mancanza di ogni forma democratica di base; le scelte internazionali sono conseguenti (sono di poco precedenti le trionfali accoglienze, ricevute da Nixon in Romania e Jugoslavia).
Sentiamo appieno la drammaticità di una scelta di questa ampiezza, soprattutto davanti ai considerevoli strati operai che vedono ancora nell'URSS la patria della prima rivoluzione socialista. Riteniamo, però, impossibile la costruzione di una chiara alternativa politica all'interno dei paesi a capitalismo avanzato, senza una corretta analisi sulla dinamica della lotta di classe a livello internazionale. La qual cosa riconferma la validità e l'attualità dell'insegnamento del 1921. (249)
Si nota, rispetto a Lotta Continua, una maggiore attenzione per le questioni teoriche, per le tematiche internazionali, per le formazioni storiche della sinistra, la continua accentuazione del ruolo del partito. Minore, inizialmente, l'incidenza sugli studenti (di fatto, tutto il "movimento" è entrato in L. C.) e molto debole il "lavoro di massa".
Nei primi mesi del 1971 il Manifesto ha una presenza fragile e solamente studentesca. Nell'aprile, l'uscita del quotidiano offre uno strumento agile e nuovo. A partite dall'autunno si aprono le prime sedi. Al nucleo di Cuneo (Sergio Dalmasso, Marco Pepino, Beppe Baralis, Silvia Ribero, Carla Giordano...) si legano Fulvio Romano e Sergio Re, provenienti da un interessante lavoro nell'Associazione per la lotta contro le malattie mentali (Liliana Zonta, Gianfranco Donadei, Augusto Debernardi) (250) che ha denunciato le condizioni dell'ospedale psichiatrico di Racconigi e la natura sociale della malattia mentale (le tesi di Basaglia sono penetrate anche in provincia). Guarda con interesse a questo gruppo di "giovani", Oronzo Tangolo, ex direttore della Voce non più iscritto al PCI, molti stimato per la sua solida formazione marxista.
Si formano due centri del Manifesto a Bra e ad Alba. A Bra aderisce il gruppo dell'Avanguardia Proletaria Maoista con Bruno Magliano, già attivo nel PSIUP, Mara Fabbri, Ettore Possolo, Carlo Petrini proveniente da associazioni cattoliche e futuro fondatore dell'ARCI gola nazionale.
Ad Alba entrano nel Manifesto Antonio Rondinella, insegnante, tra i fondatori della C.G.I.L. scuola provinciale, Mario Canottiere, molto interessato al discorso cattolico, Luigi Scavino, già militante nel PSIUP, operaio della Miroglio. Molto vicini alcuni quadri del PSIUP (Paolo Rinaldi, Vincenzo Enrichens) e della C.I.S.L. (Mario Caraglio) che nell'albese ha posizioni molto avanzate.
Debole il lavoro esterno, spesso limitato alle scuole; lo compensa, però, il forte interesse, non solo d'opinione, per il gruppo nazionale, per il quotidiano che costituisce il miglior organo di informazione e di controinformazione, il bisogno, in alcuni strati della sinistra, di un discorso più complessivo e meno "immediatista" di quello svolto da Lotta Continua o da altri gruppi.
Nell'estate, si tenta la raccolta di firme contro le norme fasciste, ancora presenti, dopo 25 anni, nei codici. Il coordinamento del comitato provinciale ha sede presso l'ANPI di Cuneo ed è formato dai radicali, Lotta Continua, CISL, PSI, giovani della DC, partiti laici, sindacati, PSIUP e Manifesto. Molti attivi i radicali (Donadei, Priano), Giorgio Ravasi della CISL, Lotta Continua che accentua soprattutto l'aspetto operaio e antisistema dell'iniziativa:
Le leggi del fascismo non sono state cambiate e continuano ad essere usate. Ogni giorno, in nome di queste leggi, nelle aule dei tribunali, vengono condannati a dure pene operai, studenti e soldati che non vogliono più continuare a ubbidire e tacere... Togliere di mezzo queste leggi fasciste significa darci la possibilità di organizzarsi in fabbrica e nella società per lottare contro tutte le ingiustizie di questa società dei padroni. (251)
Diversa, naturalmente, l'impostazione del comitato unitario. Si fa appello a chi crede nella Costituzione, alla necessità di una sua piena attuazione, impedita dalle norme liberticide. Il referendum è lo strumento democratico che può cancellare queste anomalie.
Lunedì 19 luglio, a Cuneo, nella chiesa di S. Francesco, si svolge la presentazione dell'iniziativa, con la presenza di un esponente di Magistratura Democratica (Luciano Violante).
Il dibattito si anima soprattutto dopo l'intervento polemico di Franco Carretto, per il PCI, che sostiene la non opportunità di ricorrere allo strumento del referendum. L'opinione pubblica sta sempre più scivolando verso destra, vi sono pericoli oggettivi di un rigurgito reazionario o conservatore, il referendum, come dimostra l'esperienza gollista, è strumento utile alle destre e tende a scavalcare il parlamento a cui competono, invece, le riforme, possibili grazie alla presenza delle forze democratiche. Forte la polemica di Lotta Continua e radicali. Si misura, a vista, il solco che va creandosi fra la nuova sinistra e quella storica, con un rapporto di forze molto differente rispetto a quello nazionale. Più duttile il PSI (Aldo Viglione partecipa ad alcune iniziative referendarie).
L'iniziativa si sviluppa anche in altri centri della provincia, ma senza fortuna. (252) Al termine dell'estate non sono state raggiunte le 500.000 firme.
A novembre, ad Alba, vertenza contrattuale alla Ferrero. Forte la partecipazione operaia, ben diversa da quella di poco tempo prima. Si tenta ancora qualche legame con le scuole. Buono e continuo l'intervento del Manifesto che si presenta, per la prima volta, davanti ai cancelli.
Si sviluppa, intanto, la campagna contro l'elezione di un democristiano di destra (in particolare Fanfani) alla presidenza della Repubblica e i possibili cedimenti del PCI. Lotta Continua come il termine di "fanfascismo".
La borghesia, in un momento di difficoltà, deve passare al contrattacco. Per questo, ha bisogno di istituzioni (esercito, magistratura) solide, di pace sociale, di un uomo forte.
Ci vuole un uomo autoritario, ma duttile, intelligente e realista, un uomo che sappia reprimere, ma che sappia sorridere a Mosca e al PCI, come sorrise a suo tempo al PSI, un uomo che ricomponga la crisi della DC, che dia a ciascuno il suo: una fetta di potere a tutti, meno agli operai. Ci vuole Fanfani. Fanfani sa tutto: è stato un teorico dello Stato corporativo, un esaltatore dell'impero fascista, sa come si difende la razza, come si dirige l'ONU e il senato italiano , sa come si apre a sinistra... amò De Gaulle e probabilmente ha in tasca il progetto per la Repubblica presidenziale. (253)
Ad Alba assemblea contro Fanfani nella sede del Manifesto (V. Accademia 7). A Cuneo, grande iniziativa sabato 4 dicembre, sempre a S. Francesco. La organizzano Lotta Continua, il Manifesto, il Partito radicale, il centro di iniziativa politica (i fuorusciti dal PSIUP che hanno presenza soprattutto a Cuneo e a Dogliani - Carrù).
LC insiste soprattutto sull'attacco ai lavoratori, il Manifesto su processi autoritari in atto, Donadei sui centri locali di potere e di sottogoverno, Baravalle sulla strategia della tensione e le sue cause (dalle bombe di piazza Fontana). Grande presenza dalla città e dai paesi, molto maggiore che alla parallela conferenza dell'ANPI, appoggiata da PCI e PSI.
L'elezione di Leone, con una maggioranza di centro destra e il contributo determinante del MSI, suscita forti polemiche. A differenza di PCI e PSI i gruppi non guardano a possibili schieramenti, ma denunciano la manovra reazionaria e i rischi che sembra anticipare:
Lo schieramento che ha eletto Leone va dai socialdemocratici ai fascisti. La DC è riuscita a ricomporre con l'inganno e la violenza la sua crisi interna. La DC ha celebrato oggi la sua scelta di destra e fascista. La DC partecipa a Cuneo ai cosiddetti comitati unitari antifascisti e al parlamento chiede al fucilatore Almirante i voti delle sue camicie nere. (254)
A fine '71, il Manifesto inizia la pubblicazione di un mensile ciclostilato Contare sulle proprie forze (da una frase di Mao) che, per anni, sarà distribuito in tutte le scuole di Cuneo (in alcune fasi, anche di altri centri della provincia). I temi centrali sono la disoccupazione, la dequalificazione, la denuncia della violenza fascista, la contestazione della "circolare Misasi" che offre agli studenti una falsa partecipazione:
Dobbiamo aggredire la scuola, imparare a vivere al suo interno come antagonisti; organizzandoci come controforza politica, contestandone instancabilmente i meccanismi, i contenuti, i metodi. Per realizzare questa organizzazione dobbiamo anzitutto rifiutare la cogestione, dire di no alla cosiddetta partecipazione degli studenti alla vita scolastica. (255)
Compare periodicamente una pagina antiautoritaria sui fatti e misfatti di presidi e professori. Parlano gli studenti di alcune scuole: le assemblee, i contenuti, i metodi, i livelli di coscienza della maggioranza. Si propongono settimane alternative nei singoli istituti, discussioni sui temi internazionali (non solo il Vietnam), contatti con le tematiche operaie (i contratti). (256)
Un'altra inziativa del Manifesto riguarda la campagna contro Almirante di cui si chiede l'espulsione dal Parlamento. E' stato da poco ritrovato un bando del 1944, firmato Almirante, allora funzionario della Repubblica sociale, in cui si decretava la fucilazione per tutti i partigiani catturati.
La campagna nazionale non ottiene le firme (dieci parlamentari) perché la richiesta venga discussa alla Camera. A Cuneo vi è polemica contro Milan (PCI) e Giolitti (PSI) che non hanno aderito alla proposta del Manifesto.
I partiti della sinistra, privi da anni di una strategia alternativa che nasca dalle lotte operaie e popolari e dai loro obiettivi, subiscono l'iniziativa della borghesia e del capitalismo senza poter approfittare della loro crisi. (257)
Ecco Almirante accolto in Campidoglio dal sindaco di Roma Darida, corteggiato e adulato alla televisione da Andreotti, sostenuto e aiutato nei dibattiti pubblici dal deputato DC Greggi. Almirante è il pungolo della svolta a destra della DC... Noi oggi chiediamo ai deputati Giolitti e Nahoum di essere coerenti con il loro antifascismo, con l'antifascismo dei loro elettori e di firmare la mozione di condanna del fucilatore Almirante. (258)
A marzo, tutti i gruppi che si nuovono a sinistra dei partiti riformisti danno vita ad un foglio Compagni che resterà, però, per problemi politici ed economici, un numero unico.
Il fondo esalta la forte risposta di piazza al tentato comizio del MSI e ripropone alcune valutazioni, caratteristiche di Lotta Continua, sulle imminenti elezioni. Queste sono uno strumento della classe dominante che non deve distogliere dalle lotte, per liberare Valpreda contro la strage di Stato, per rovesciare sui padroni la crisi economica che essi hanno creato, per far passare contenuti egualitari nelle lotte contrattuali, contro il fascismo.
Il giornale polemizza sull'antifascismo con il PCI, propone mobilitazioni operaie per l'autunno (scadenze contrattuali) e sociali contro l'aumento dei prezzi, mostra una certa preoccupazione per il crescere della maggioranza silenziosa, legata a fenomeni di delinquenza (259), tenta una storia della strategia della tensione, a partire da Piazza Fontana, e dell'uso che ne viene fatto.
Più tematici gli interessi del Partito radicale. I temi del divorzio, dell'obiezione di coscienza, dell'antimilitarismo, della liberazione della donna, dell'anticlericalismo, vengono avanzati dal partito e da associazioni.
L'11 febbraio nella piccola chiesa evangelica, un gruppo di studenti e di insegnati rifiuta il giorno di vacanza per il Concordato. Relazionano alla piccola assemblea Gianfranco Donadei e Gianna Tangolo, studentessa del liceo scientifico.

E) Occitani e provenzali
I primi anni '70 segnano anche l'affermarsi dei movimenti occitanisti, per lungo tempo limitati a formazioni molto piccole e prive di qualunque ascolto. La crescita di interesse per i problemi etnico linguistici e nazionali ripropone il discorso della cultura, della storia e della identità nazionale degli occitani. Sostenendo che sia la lingua a definire l'etnia e i caratteri distintivi di una nazionalità, si considera occitanica una vasta area che va dal confine franco-spagnolo alle Alpi sud occidentali del Piemonte e che comprende 12 milioni di abitanti. Tracce occitaniche, nonostante le progressive "piemontesizzazione" e italianizzazione, sono rinvenibili nelle parlate di 41 comuni in provincia di Torino e di 75 in quella di Cuneo. (260)
Scarsa la coscienza nazionale nella popolazione . Nel corso della stessa Resistenza e del dibattito istituzionale, molto forte tra il 1943 e il 1946, non si hanno rivendicazioni di carattere amministrativo che riguardino la comunità occitana (o provenzale). Solo nelle valli valdesi la tematica regionale e locale sembra essere presente. La carta di Chivasso del 19 dicembre 1943, stesa, tra gli altri, da quattro rappresentanti di questa area parla espressamente di un regime federale repubblicano, a base regionale cantonale. (261) Questi temi tornano, quasi integralmente, nelle prime rivendicazioni dei movimenti negli anni '60, a dimostrazione di una continuità ideale e anche del permanere di problemi culturali, amministrativi, economici.
Sono questi a determinare la formazione dei "Comitati di rinascita della montagna" che portano alla "Conferenza dell'arco alpino" (Torino, 27, 28 marzo 1954) e alle grandi manifestazioni contadine che interessano soprattutto le Langhe e l'area toccata dall'ACNA, ma anche la montagna, area sempre più depressa e mutilata dalla emigrazione all'interno di una regione industrializzata.
I primi studi sulla cultura provenzale - cisalpina, presso l'Università di Torino, risalgono alla fine degli anni '50. Nell'agosto 1961 si svolge il primo incontro Piemonte Provenza e nasce l'Escolo dou Po per studiare e far conoscere la lingua e la cultura delle Valli e per rovesciare l'atteggiamento di indifferenza e di rifiuto da parte delle popolazioni locali. Nel 1964 l'Escolo aderisce all'associazione internazionale per la difesa delle lingue e culture minacciate e, per la prima volta, propone, con un appello firmato da 200 personalità amministrative, politiche e culturali al Ministero della pubblica istruzione, l'insegnamento nelle scuole delle lingue locali.
Nel 1961 è uscito il primo numero di Coumboscuro che dà voce all'attività del gruppo omonimo.
A Sancto Lucio, nella scuola elementare si studia la tradizione, si insegna la lingua locale, si dà vita all'atchiè d'art che lavora legno e mobili secondo gli usi secolari.
E' presente in Coumboscuro, oltre ad una forte attività pratica, la certezza della identità del "nostro patois" con il provenzale e la valorizzazione dell'opera di Federico Mistral. Costante l'attaccamento alla tradizione, il richiamo al cristianesimo, elemento connettivo della montagna, la concezione della lingua come patrimonio culturale ed espressione della fierezza della civiltà montanara. (262)
Il centro di interessi si sposta progressivamente da un impegno tutto culturale ad una maggiore attenzione ai problemi politico- amministrativi (inizia una certa polemica contro la colonizzazione tesa ad escludere la montagna provenzale).
Nel 1964 si stabilisce a Frassino, in Val Varaita, François Fontan, singolare figura di studioso e di militante, passato in Francia per le contraddittorie militanze nell'Action Francaise, nell'anarchia, nella Quarta internazionale, nella nuova sinistra. Processato e incarcerato per omosessualità e per l'appoggio dato a militanti algerini, Fontan lascia la Francia per le minacce dell'O.A.S., le persecuzioni dovute alla sua omosessualità, i difficili rapporti con l'occitanismo francese. (263)
Fontan tenta una revisione ed un parziale superamento dell'analisi di Marx e della psicoanalisi che producono una nuova teoria da lui chiamata "etnismo".
Il materialismo dialettico di Marx è, in questa ottica, limitato e parziale perchè ipotizza una unamità indifferenziata geneticamente e linguisticamente. Tre le principali contraddizioni sociali: quella etnica, quella di classe, quella sessuale. L'umanità è suddivisa in etnie (se ne contano circa 200), identificabili in base alla lingua, espressione di cultura, tradizioni, sviluppo...
E' proposto un "internazionalismo etnico" che superi sia il nazionalismo di destra sia il cosmopolitismo e che sia avversario dei blocchi. All'interno di questo, vi è la richiesta di indipendenza politica economica e culturale dell'Occitania che deve comprendere il meridione dello Stato francese, le valli occitane in quello italiano, la valle d'Aran (Spagna). La lotta per l'indipendenza richiede l'incontro di tutte le classi nazionali (contadini, piccolo borghesi, operai, impiegati, capitalisti nazionali...), nell'affermazione che:
nella nostra epoca nessuna delle classi tradizionali può giocare il ruolo dirigente nella lotta di liberazione di una qualunque nazione. (264)
Su queste ipotesi si formano in Francia il Partito nazionalista occitano (P.N.O.) e, nel cuneese il Movimento autonomista occitano (M.A.O.) che ha tra i suoi fondatori il poeta Bodrero, Ottonelli e l'attrice Dominique Bosquero e che produce un primo programma transitorio.
Il movimento, inizialmente particolarmente presente in Val Varaita, dimostra una dimensione politica maggiore rispetto a Coumboscuro, la capacità di parlare con i valligiani, di partire dai loro probelmi concreti, (l'abbandono delle valli alpine e l'incuria del ceto dirigente). Le prime iniziative, accanto alla rivendicazione di una diffenza culturale e di scelte istituzionali (la regione autonoma e, come prima tappa la circoscrizione elettorale occitana) sono a Sampeyre contro lo scempio urbanistico e per un turismo che non significhi la rapina della montagna. Le prime presenze elettorali in alcuni piccoli comuni danno risultati positivi.
Nasce anche tra il 1970 e il 1971, a Sampeyre, il Comitato autonomistico occitano di azione (C.A.O.A.) legato alle posizioni di Réné Lafont che propone una regionalizzazione dello Stato su base etnica, all'interno del processo federalista europeo. Questo gruppo, nel settembre 1971, dà vita al periodico Lou Soulestrelh primo foglio politico occitanista.
Coll'affermarsi di queste ultime tendenze, il locale movimento di rinascita autoctona sta così evolvendosi secondo tre principali e differenti tipi di azione: uno preminentemente culturale e di ispirazione provenzale (anche se Coumboscuro sarà sempre più disposta ad impegnarsi politicamente in difesa della minoranza linguistica), gli altri due più marcatamente politici ed autonomistici, propensi ad una visione complessiva della questione occitanica, ma divisi da una diversa considerazione sul contenuto nazionalistico e internazionalistico o semplicemente etnico e regionalistico delle loro rivendicazioni. (265)
Queste differenze legate allo scontro sul rapporto lingua e cultura occitanica - provenziale - piemontese portano nel 1972 all'esaurimento della funzione e della attività della Escolo dou Po.
Coumboscuro tende sempre più a caratterizzarsi come erede di un messaggio umanistico, storicista e culturale a favore dell'identità alpina, ma al tempo stesso come gruppo che vive ed opera in montagna, a contatto con i gravi problemi quotidiani. Si accentuano il carattere montanaro della società alpina e l'analisi del conflitto montagna-pianura. La rivista propone delimitazioni territoriali e con Lou Soulestrelh una zona franca che includa i due opposti versanti provenzali. Nel 1976 aderisce all'ipotesi del M.A.O. di costruzione di una regione autonoma a statuto speciale e in seguito dà più forze alla campagna per l'uso della lingua d'oc:
nella scuola, nel culto, nella vita politica, nelle relazioni culturali ed economiche, nella toponomastica e negli atti e documenti ufficiali. (266)
Sull'altro versante, Lou Soulestrelh è attraversato da una polemica sulle elezioni politiche del 1972: se il M.A.O., ufficialmente, appoggia al Senato il PRI e alla Camera PRI o MPL che hanno risposto positivamente ad un questionario in cui si chiedeva a tutte le forze politiche di schierarsi per la creazione di una regione autonoma occitana, molte voci sul giornale si dichiarano contrarie a tale scelta.
Soprattutto G. Boschero e Malan sembrano guardare con interesse al PSI.
Pochi mesi dopo, la parte che non si riconosce nelle tesi di Fontan, dà vita all'Unione degli autonomisti delle valli occitane (UDAVO), particolarmente presente in Val Pellice. Le sue richieste vanno dalla difesa della cultura locale, alla formazione di comunità montane coincidenti con i "distretti alpini", alla costituzione di una regione autonoma inserita nel contesto europeo. Maggiore, rispetto agli altri gruppi occitanisti, il rapporto con le forze di sinistra (in particolare il PSI). Nel settembre 1976, nell'ultimo numero di Lou Soulestrelh, Malan dichiara simpatie per il partito radicale. Contemporaneamente, però, esplode la crisi dell'Unione. Si dimette il segretario, parte dei suoi aderenti confluisce nel M.A.O., il giornale cessa le pubblicazioni. Nasce il quadrimestrale teorico Novel temp.
Nella seconda metà degli anni '70 è il MAO a divenire la più consistente organizzazione occitanista. Nel 1974 nasce il mensile Ousitanio vivo, nel 1975 il segretario Antonio Bodrero è sostituito dal giovane Dino Matteodo che dimostra un maggior interesse verso i temi politico-economici della questione occitana e della vita nelle vallate. Nel suo nuovo programma, il movimento si definisce "Movimento popolare di liberazione nazionale" - per riunire - "tutte le popolazioni di queste valli, quali che siano la loro appartenenza di classe e le loro convinzioni ideologiche e religiose".
Cardini del programma sono il sostegno a tutte le lotte di liberazione nazionale, la lotta contro il colonialismo e l'alienazione, la formazione di una regione autonoma, nella prospettiva dello Stato occitano, l'insegnamento della lingua in tutti gli ordini di scuola.
Il movimento si batte contro il turismo speculativo , per l'occupazione nelle valli, si struttura come partito, si dà una articolazione giovanile nelle scuole del capoluogo, con il gruppo Vulen vivre au pais, presta molta attenzione a tutte le elezioni locali e alla nascita delle Comunità Montane. Il radicamento si estende dalla Valle Varaita a tutte la vallate anche grazie ai successi elettorali:
Il movimento ha raggiunto ormai una situazione in cui, grazie alla sua crescita di lavoro e di consenso popolare, ha superato il momento delle battaglie di principio e partecipa alla vita politica locale con una ventina di amministratori comunali e con presenze, anche importanti in ben quattro Comunità montane. (267)
Nasce parallelamente, nel 1977, la rivista Valados Usitanos che si propone di promuovere la lingua e la cultura occitana, anche attraverso l'unificazione dei dialetti. Su un terreno quasi unicamente culturale sorgono anche il Centro occitano di cultura Detto Dalmastro di Castelmagno, la Famija Valouriana di Valloriate, il centro studi e iniziative Val Varaia di Brossasco.
Di breve durata è il tentativo di lavoro unitario tentato dalle tre maggiori formazioni (MAO, Coumboscuro e UDAVO) a partire dal 1974, che si basa soprattutto sull'adesione comune alla "Lega italiana per l'articolo 6" federata al Partito radicale, sull'interesse alla stesura della legge regionale Calsolaro per la "tutela e valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale del Piemonte", su una base comune di programma per le elezioni amministrative del 1975 e su un impegno circa i comprensori.
In questa luce e su queste basi, nasce l'impegno comune di M.A.O. e Coumboscuro per le elezioni europee del 1979, nonostante le consistenti differenze complessive e sulla specifica questione europea. All'interno della lista dell'Unione Valdotaine sono candidati per Coumboscuro Renzo Maurino e Sergio Arneodo, per il M.A.O. Dino Matteodo e Dario Anghilante.
Molte le differenze all'interno della campagna elettorale, in cui i due movimenti sembrano contendersi l'egemonia sull'occitanismo. Coumboscuro ripropone la sua scelta federalista che il M.A.O. rifiuta ritenendola perdente per tutte le nazionalità minoritarie che si ritroverebbero soggette ad una duplice colonizzazione, da parte della Comunità Economica Europea e del loro stato di appartenenza.
I risultati sono sorprendenti. Nell'area etnica interessata la lista raccoglie il 6,9% (7,5% nelle valli in provincia di Cuneo), risultando il primo partito in due comuni e il secondo in 27.
I risultati sono positivi soprattutto dove vi è una presenza organizzata ma anche in aree (la valle Stura) dove si ha una forte opposizione contro la diga di Moiola e soprattutto nelle valli medio-alte. Le preferenze (268) tendono a dare maggior peso al M.A.O. che:
ha dimostrato di essere, seppure in contenuta misura, la più importante forza politica occitanista. (269)
A dicembre, muore François Fontan; sulla sua figura è difficile un bilancio, ma è certo che il suo pensiero ha caratterizzato e formato una parte consistente dell'occitanismo locale, contribuendo alla crescita di quadri politici molto legati alla realtà locale, tesi a difendere la montagna, attenti a tutte le tematiche nazionali in Italia, in Europa e nel mondo. (270)
Solo a fine anni '80, il MAO, soprattutto ad opera di Dino Matteodo, supererà di fatto, anche se non teoricamente, alcune impostazioni fontaniane.
L'unità raggiunta, a livello solo elettorale, nel giugno 1979, ha breve durata. Nel giro di poco tempo, i due diversi modi di intendere l'autonomismo, tornano a produrre fratture (in verità mai sanate):
Da una parte, un'interpretazione etnica, umanistica e spiritualistica sembra privilegiare, già ancora che in passato, il carattere alpino della montagna provenzale, rifiutando ogni applicazione di principi e metodi razionalisti e materialisti, sia sotto la forma di socialismo puro che di progressismo etnico... dall'altra una scelta nazionalistica... e nello stesso tempo a suo modo, marxista, nel ricercare una stretta interconnessione tra la lotta di Liberazione nazionale e la lotta di classe all'interno delle valli, e nel ritenere indispensabile la formazione di un fronte anti-imperialista, tramite la collaborazione con tutte le forze politiche italiane che agiscono in questo senso. (271)
Queste differenze di fondo impediscono aggregazioni per le elezioni amministrative del 1980. Il MAO, con l'apporto di varie associazioni culturali, dà vita alla lista Valli Occitane progresso per il consiglio provinciale chiedendo una provincia autonoma. Coumboscuro, suscitando molte polemiche, si presenta alle comunali di Cuneo, enfatizzando la "vocazione alpina" della città capoluogo.
Nessuno dei due movimenti ha successo. Alle provinciali, il MAO subisce un calo del 20% dei consensi (30% nell'area etnica) raccogliendo 6.901 voti (3.717 nell'area specifica), contro gli 8.595 (5.439 nell'area già ricordata) ottenuti dalla lista comune l'anno prima, e non ha eletti.
Alle comunali di Cuneo, Coumboscuro manca di gran lunga il consigliere.
Le polemiche sono aggravate dalle scelte, da parte del MAO della grafia di tipo fonetico.
Nonostante un certo interesse di vari partiti politici, in particolare il PSI e il PCI (il nuovo segretario Sergio Soave e Livio Quaranta, futuro presidente di comunità montana), i primi anni '80 vedono un certo calo della tematica e della presenza politica dei movimenti occitanisti, anche se tutte le tematiche poste conservano attualità e potenzialità, nonostante il ritardo, rispetto ad ogni altra area interessata all'interno dello Stato italiano in cui i fermenti nazionali si sono manifestati, la mancanza di una formazione nazionalitaria egemone (come in Val d'Aosta o in Sud Tirolo), l'assenza, in ogni epoca della storia, di uno stato occitano che possa far da riferimento, la scarsa omogeneità politica e culturale tra le valli del cuneese e quelle valdesi.


Capitolo sesto
LA GRANDE CRESCITA

A) La dispersione
A fine febbraio 1972 vengono sciolte le Camere. Il governo Andreotti rimane in carica pur non avendo ottenuto la fiducia. Le prime elezioni anticipate sono fissate per il 7 maggio.
Per il PCI, occorre impedire ogni ritorno all'indietro, al 18 aprile 1948, posizione sempre più presente all'interno di una DC disposta a maggioranze con i liberali e portata ad alimentare il periodo fascista e il dilagante qualunquismo. E' necessario ribadire il ruolo del PCI partito di governo e dare più forza all'unità della sinistra:
In Italia ci sono le forze in grado di vincere questa battaglia per molti aspetti decisiva per l'avvenire del nostro paese. Le forze di sinistra si presentano ad essa con un ricco patrimonio di battaglie combattute assieme e con una convergenza unitaria di obiettivi e di lotte quale da anni non si conosceva" (1).
La possibilità di una svolta democratica, necessaria al paese, conseguenza dello scontro sociale e dell'evidente fallimento del centro sinistra è al centro di tutta la campagna elettorale comunista.
In lista, oltre a Ugo Pecchioli, il parlamentare uscente Isacco Nahoum - Milan - 49 anni, Walter Botto, 45 anni, consigliere comunale di Saluzzo, Anna Graglia 30 anni, funzionaria alla federazione, proprio a marzo eletta nel Comitato centrale, Mario Mondino 34 anni, operaio alla Michelin, Lido Riba 27 anni, consigliere comunale a Caraglio. Al Senato, nella lista PCI - PSIUP - gli indipendenti Carlo Galante Garrone (collegio di Cuneo) e Giuseppe Trucco, avvocato di Savigliano (collegio Bra, Alba, Savigliano), L. Attilio Martino, segretario della federazione PCI (collegio di Mondovì Fossano, candidato anche nel collegio di Verbania, Cusio, Ossola). Non più capolista, come in altre occasioni, Luigi Longo che, in una lunga lettera, ricorda di essere in lista, per motivi di salute, solo a Milano.
La campagna elettorale avviene in un clima difficile e teso. Il processo Valpreda è sospeso e cambiato di sede, il corpo dell'editore Feltrinelli è trovato sotto ad un traliccio, vicino a Milano; sempre a Milano una manifestazione dell'estrema sinistra si conclude con gravi scontri in cui muore un pensionato, la destra, sul tema dell'ordine, lancia una grave offensiva.
Il richiamo alla "vigilanza", è continuo nella propaganda comunista:
l periodo di nuove provocazioni non è certo passato. Occorre inchiodare la DC alle sue tremende colpe, denunciare il suo atteggiamento anticostituzionale. Questa primaria responsabilità politica non attenua la nostra critica senza mezzi termini a quei gruppi pseudo rivoluzionari che alla macchina della provocazione possono fornire alibi, giustificazioni e persino vittime predestinate. L'infiltrazione di spie, di agenti fascisti e di provocatori è una tecnica ormai nota e provata... C'è della gente che è pagata e diretta per provocare, coinvolgere, tendere trappole, ed un movimento dimostra la sua irresponsabilità quando si fa strumento o addirittura portatore della provocazione reazionaria e fascista. (2)
Sempre a marzo, a Fossano si minaccia la chiusura della Orsina (gruppo Nestlè) e della cartiera Souchon (gruppo Burgo). Sciopero nelle scuole il 9 marzo ed assemblea, in Municipio, con i lavoratori. Sciopero cittadino di 4 ore a fine mese con forti astensioni al Bottonificio, alla FOMB, alla Balocco, alla Riorda e chiusura di uffici, negozi. Comizio, in piazza, del sindaco Beppe Manfredi e di Franco Angeloni, per i sindacati. Si accusa la Nestlé di aver acquistato l'Orsina solo per cancellarla dal mercato e ristrutturare dall'interno il suo gruppo, senza tener conto della sorte di circa duecento dipendenti. Per la Souchon, si chiede che la Burgo effettui investimenti e sostenga una azienda di lunghe tradizioni, ponendo alla sua testa una direzione capace.
Difficoltà anche per la Richard Ginori e la Besio di Mondovì. Al maglificio Letorio di Garessio licenziamento di una giovane operaia.
Il 4 aprile la Souchon viene occupata. Sempre da aprile due ore di sciopero al giorno all'Orsina.
La DC è complice della disoccupazione, incrementa il disordine della società, copre i fascisti dopo averli coltivati nel proprio grembo, non si vergogna di candidare l'ex sindaco di Roma, Petrucci (scandalo ONMI) e quello di Reggio Calabria, Battaglia, responsabile dei gravi disordini di quella città:
Quindi la DC è la vera responsabile del disordine di oggi. E' la DC che ha lasciato mano libera alle violenze fasciste, manovrando interi settori dell'apparato statale in direzione opposta alla Costituzione repubblicana che considera i fascisti fuori legge. (3)
Di qui la necessità che il 7 maggio si apra la strada ad una svolta democratica.
Molti i comizi e le iniziative. La maggiore a Cuneo, il 27 aprile con Giancarlo Pajetta
Le preoccupazioni per la difesa dell'ordine democratico e antifascista e per il tentativo di involuzione moderata sono presenti pure nel PSI, molto polemico verso la DC, ma, al tempo stesso, teso a rilanciare una politica di riforme, possibile solo in un rinnovato centro sinistra.
La futura legislatura deve essere quella di interventi e riforme fondamentali (scuola, sanità, codici, diritti democratici, occupazione, commercio, industria, agricoltura, artigianato). L'allargamento dei poteri di comuni e regioni è tappa fondamentale (con molta enfasi viene salutato, il 1 aprile 1972, il trasferimento di poteri agli enti regionali).
La legislatura da poco interrotta non è del tutto negativa. La presenza socialista ha permesso di mettere in cantiere molte riforme, di condurne in porto alcune, dalla nascita delle Regioni alle misure di politica economica, all'elaborazione del secondo programma quinquennale, ha allargato i rapporti con i sindacati, ha abbattuto lo steccato della "delimitazione della maggioranza, chiamando in causa la corresponsabilità dell'opposizione di sinistra, in più di un caso, contro la resistenza delle destre, interne e esterne alla DC.
La DC ha, però, seguito la politica del doppio binario, ponendo remore all'attuazione del programma concordato. Questo è accaduto soprattutto nelle scelte economiche:
Ogni volta che va a interferire con qualche centro di potere democristiano (e lì si incontra ad ogni passo), l'azione riformatrice e programmatrice si inceppa: ne sono esempi macroscopici i casi della legge per la casa (centro di potere della Gescal) e della riforma sanitaria (centro di potere delle mutue). Questo è il nodo politico da sciogliere con le elezioni, se si vuol dare al paese quel governo autorevole ed efficiente, capace veramente di riformare e di programmare, di cui il paese ha bisogno: il nodo costituito dal sistema di potere della DC e del suo integralismo interclassista che pretende di governare senza scegliere. (4)
Soprattutto Giolitti presenta il "piano" come possibile ed imminente e come lo strumento per affrontare anche le difficoltà economiche senza "farsi prendere in contropiede" (5). Il centro sinistra è ancora la più ovvia risposta, anche se potrà rinascere solo su condizioni chiare e non ambigue.
In lista per il Senato Alberto Cipellini (Cuneo), Francesco Brizio (Alba, Bra) capogruppo al consiglio provinciale, Pucci Comino (Mondovì, Fossano) vicesindaco di Mondovì. Alla Camera, Antonio Giolitti, Vincenzo Belli, consigliere comunale di Ormea, Bruno Dalmasso, avvocato di Cuneo, in rappresentanza dei giovani, Paolo Farinetti di Alba, Antonio Greborio, contadino, sindaco di Niella Tanaro, Franco Ripa, di Caraglio, presidente dell'Unione Coltivatori italiani (UCI), Manlio Vineis, avvocato, vice sindaco di Saluzzo.
Per la DC sono in campo Sarti, Giovanni Giraudo e Pella al Senato, e alla Camera Carlo Baldi (capolista), Pietro Fraire, sindaco di Bra, Pier Luigi Gasco di Mondovì, Franco Mazzola di Cuneo, capogruppo al consiglio provinciale, Giovanni Richard di Saluzzo, Francesco Sobrero, sindaco di Alba.
Funge da segretario provinciale, per un breve interregno, nel periodo della campagna elettorale, il presidente del consiglio provinciale Mario Martini.
Il PSDI presenta Romita, Carlo Benatti, Pietro Bracco, Franco Ceretto, Piero Franco, Mario Montani.
I liberali Badini Confalonieri, Blangetti (di Benevello), Dominici (di Savigliano), Motta (di Cuneo), Ruata (di Saluzzo), Turbiglio (di Mondovì). Al Senato Balbo (Mondovì), Pedrini (Cuneo) e Lorenzoni (Bra, Alba). I repubblicani hanno nell'albese Robaldo il candidato di punta. Seguono Guido Martino di Cuneo, Enrico Gastaldi di Priocca, Giacomo Bosio di Racconigi.
La DC chiede più forza per poter meglio governare. Solo una sua crescita potrà dare al paese quel governo stabile che è mancato per le difficoltà del centro sinistra e l'atteggiamento ambiguo dei socialisti. Dalle urne si attende anche la possibilità di un governo a tre (DC - PSDI - PRI) che costringa il PSI ad una scelta chiara ed alla rinuncia ad ipotesi frontiste. Deve essere attuata una politica di riforme, possibile, però, solo ad un rilancio dell'economia. Per il PSI lo scioglimento anticipato delle camere non deriva dalla crisi della formula di governo, ma è un semplice tentativo di escludere i socialisti, unica forza che si è battuta per la soluzione progressista dei problemi "che angustiano la nostra società".
Vi è il tentativo di mettere fine ad un difficile processo di trasformazione di cui sono esempio le Regioni, lo statuto dei lavoratori, la riforma della casa e quella tributaria, il divorzio. I repubblicani propongono il rilancio della rielaborazione governativa che significhi la fine della corsa verso sinistra e della demagogia che ha caratterizzato PSI e sinistra DC. In un comizio molto seguito a Cuneo, La Malfa ripropone una politica severa e attenta ai problemi economici. Le elezioni anticipate, volute dal PRI, offrono al paese la possibilità di voltar pagina; le forze politiche hanno guardato con astrattezza ai problemi reali, anteponendo ad essi discorsi vuoti di formule e di schieramento.
Anche il PSDI tenta di parlare ad un elettorato moderato, preoccupato dal possibile incontro, anche su temi parziali tra DC e PCI ("funesta" dottrina degli equilibri più avanzati).
A sinistra, oltre ai partiti storici (PCI, PSI, PSIUP), sono in campo tra nuove liste: "Servire il popolo" espressione di una formazione marxista-leninista (che inaspettatamente ruba alla DC l'ultimo posto sulla scheda), il Movimento popolare dei lavoratori (MPL) e il Manifesto.
Il MPL si presenta alla Camera e candida oltre al capolista Antonio Fontana, Pier Carlo Cosa (Fossano), Gigi Ferraro (Saluzzo), Lorenzo Manino e Stefano Sciuto (Mondovì), Maurizio Vaudagna (Barge).
Campagna elettorale spartana, molto polemica soprattutto verso la DC, ma critica anche verso i limiti e i ritardi della sinistra storica. Molto spazio è dato alla protesta sociale, alle espressioni di democrazia di base:
Il MPL vuole portare avanti la sua opposizione nel Parlamento, ma soprattutto nel tessuto sociale. Qui è maturata l'esperienza politica dei nostri militanti che provengono in maggioranza dal sindacato e dalle ACLI. Qui è necessario organizzare le forze lavoratrici secondo forme autonome e gestite dal basso, superare il riflusso nelle fabbriche e prepararsi allo scontro autunnale sui contratti. Per questo vogliamo l'unità con tutte le forze della sinistra: essa deve formarsi nel momento dello scontro sociale ... La pluralità delle posizioni, tutt'altro che danneggiarla, arricchisce il dibattito della sinistra. (6)
Molti elementi sono motivati dallo spirito studentesco ed operaio. In molti militanti del MPL vi è stato un passaggio molto rapido da una opposizione nella DC ad una collocazione esterna. Lo stesso linguaggio ha connotazioni "gruppettare" e di estrema sinistra:
Le riforme dei padroni, semplice ammodernamento di una struttura economica e sociale che è contro i lavoratori, ovviamente non ci interessano... E' essenziale che, con la lotta per le riforme, i lavoratori conquistino la gestione autonoma di certi servizi... che possano rappresentare un contropotere ad un punto di fuga nella loro strategia globale. (7)
Continuo il tentativo di collegamento con le espressioni più avanzate del dissenso cattolico che hanno, di fatto, rotto con la DC e sentono istintivamente il bisogno di una espressione politica. Molto attivismo e molto entusiasmo (vi è la certezza di un risultato positivo).
Anche il Manifesto è presente solo alla Camera. Capolista Gino Vermicelli, partigiano del novarese. Per la provincia sono in lista Bruno Magliano di Bra, ferroviere, Luigi Scavino di Alba, operaio alla Miroglio, Fulvio Romano di Cuneo, insegnante, Giovanni Battista Giraudo, ferroviere di Cuneo, che candidandosi, lascia Lotta Continua. (8)
Alle spalle, il Manifesto ha un acceso dibattito sulla partecipazione o meno alle elezioni che ha occupato le poche (quattro) pagine del giornale e diviso il suo stesso gruppo dirigente nazionale (Natoli, contrario se ne stacca). Il quotidiano è molto letto fra i giovani e proprio nella campagna elettorale tocca le punte massime di stampa e di diffusione.
In provincia, al piccolo nucleo di Cuneo, si sono aggiunti il centro di Alba e quello di Bra che diventerà una delle maggiori e più interessanti realtà di tutta la nuova sinistra, formato da un gruppo marx-leninista (l'APM), parte da formazioni cattoliche. Qualche interesse anche a Saluzzo, Fossano, Mondovì. Buona la presenza in alcune scuole, su temi meno sociali ed immediatistici rispetto a Lotta Continua. Debolissima, nonostante un certo impegno, la presenza nelle fabbriche e nel sindacato. Positivo, anche per una certa curiosità, l'impatto con l'opinione pubblica.
Poche settimane prima del voto sono espulsi dal PCI Elio Allario, attivo nella CGIL e Giuseppe Franco, per anni funzionari di partito e presente nei comitati di quartiere. Sono accusati di aver collaborato alla raccolta delle firme per la presentazione della lista del Manifesto.
Si è già staccato dal partito Oronzo Tangolo, ex direttore della Voce, da tempo in profondo dissenso. Collaborano tutti alla campagna elettorale del Manifesto (9).
Molto vicina anche la dissidenza del PSIUP (Baravalle, Degiacomi, Andreis).
Hanno successo gli incontri pubblici in tutti i centri. A Cuneo, Eliseo Milani presenta lista e programma al cinema Italia. Buona la presenza anche al comizio finale di Gino Vermicelli. Molto l'interesse anche per la curiosità che circonda il primo gruppo staccatosi dal PCI che tenta la strada delle elezioni. Nulli i rapporti con il PCI che rifiuta confronti pubblici, ma non nasconde un certo nervosismo.
Unica eccezione Dronero dove ad una tavola rotonda organizzata dal Drago si ha una forte polemica tra Milan e Dalmasso, soprattutto per le diverse valutazioni sull'URSS. Molte le accuse verso i gruppi estremistici che sarebbero contrari alla unità della sinistra e farebbero il gioco della DC.
Pochi o nulli i mezzi per la campagna. Il ciclostile lavora ogni giorno, ma nessuno o quasi possiede un'automobile. Gli altoparlanti sono prestati, gli ultimi giorni, da Lotta Continua.
Due i manifesti nazionali: Con il Manifesto, per il comunismo e Libera Valpreda, vota Manifesto.
Molti quelli scritti a mano. Un volantino: chi siamo, che cosa vogliamo. Siamo unitari, non scissionisti che si accompagna ai tanti volantini locali (molti alle scuole e alcuni, di "controinformazione" sulla morte di Giangiacomo Feltrinelli).
Per il Manifesto, le elezioni dimostrano il fallimento del centro sinistra, il fatto che non ha tenuto fede a nessuna delle sue promesse, l'impraticabilità di una politica di riforme in Italia (a differenza di altri gruppi si sostiene l'assenza di "margini riformistici") e si tengono in un clima di spostamento a destra e di quasi illegalità (il governo non si è neppure dimesso davanti alle Camere). La futura legislatura sarà caratterizzata in Parlamento e soprattutto nel paese da un forte attacco contro i lavoratori e le parziali conquiste da essi strappate. Contro questa offensiva è necessaria una convinta risposta operaia, ma anche l'affermazione e la crescita di una forza politica coerente che sappia rilanciare una prospettiva non riformista, ma basata sull'egualitarismo e sui principi del comunismo. Rispondendo al già ricordato questionario della Guida scrive Dalmasso:
Quali riforme ha attuato il centro sinistra? Quali mutamenti ha portato nei rapporti di forza tra padronato e lavoratori, chi non sorride oggi leggendo il titolo dell'Avanti!. "Da oggi ognuno è più libero" dopo la nascita del primo governo Moro? Per questo è scorretta e fallimentare la politica del PCI che chiede riforme quando non esistono i margini per attuarle, riproponendo una nuova maggioranza con la DC. (10)
Propaganda specifica verso le scuole e le fabbriche, anche se qui (comprese le due aziende in crisi di Fossano) l'intervento rimane del tutto esterno. Per l'Orsina e la Souchon si chiede che la loro battaglia non resti isolata, ma si leghi ad essa quella dei settori più forti e decisivi (tutta la Burgo e tutte le aziende alimentari). Il voto deve segnare uno spostamento a sinistra anche per dare più forza al prossimo scontro contrattuale (scheda rossa e contratti). Il 1969 ha posto il problema del superamento di questo sistema, dell'attualità del comunismo:
cioè del passaggio ad una società completamente diversa nei suoi fini e nelle sue articolazioni. Noi vogliamo restare fedeli a questa impostazione delle lotte. Pensiamo, però, che affinché queste non restino isolate... è necessario che cresca anche nelle elezioni una forza politica nuova, comunista che sia veramente al servizio della lotta operaia e dei suoi contenuti più avanzati.... Questo è tanto più necessario in quanto esistono tendenze all'interno dei sindacati, dei partiti di sinistra che vorrebbero liquidare la lotta, accettare la tregua, togliere forza ai consigli e ai delegati. (11)
Puoi essere col Manifesto in questa scadenza elettorale, anche se finora hai votato per la DC o altri partiti della borghesia perché la DC non ti ha dato nulla ma ha solo sempre difeso gli interessi dei tuoi padroni e dei loro ruffiani. (12)
Forte il tentativo di parlare agli elettori della sinistra, ai giovani, al mondo partigiano.
Il 25 aprile e il 1 maggio, che precedono di poco il voto, sono l'occasione per ribadire alcune valutazioni sulla Resistenza che non era solo lotta contro l'invasore e il fascismo, ma era anche spinta al potere, e sulla festa del lavoro, contro il sistema dei padroni.
No quindi alle resistenziali celebrazioni ufficiali, ai pezzi grossi che:
addobbati con coccarde e bandiere commemorano la Resistenza come lotta unitaria al fascismo e al tedesco invasore; vediamo la preoccupazione che hanno di togliere ogni accenno a quello che la resistenza fu realmente: lotta di classe contro i padroni responsabili del fascismo. (13)
E no anche allo svuotamento del 1° maggio come giorno di lotta contro lo sfruttamento:
Poi a poco a poco se ne perse il significato, o meglio i padroni e i traditori della classe operaia cercarono di svuotare questa giornata del suo vero contenuto. Anziché giornata di sciopero e protesta venne trasformata in festa del lavoro e la chiesa si apprestò a sistemare in quel giorno un nuovo santo. Ma i lavoratori sanno benissimo che... .(14)
A Cuneo, nella assenza di manifestazioni ufficiali, Lotta Continua e il Manifesto organizzano un comizio in Piazza Virginio. Intervengono lavoratori di alcune fabbriche, dell'ospedale.
Si hanno accenni alle commissioni operaie spagnole.
Si legano alla campagna elettorale piccoli gruppi a Saluzzo, Fossano, Mondovì. Il collettivo politico monregalese organizza due incontri pubblici, esaltando le possibilità di democrazia di base:
Riteniamo indispensabile la formazione di organismi politici di base in tutti i settori (fabbriche, scuole, quartieri) come presupposto per la costruzione di un movimento organizzato su chiare basi di classe. (15)
Debole e destinata ad una sicura sconfitta la propaganda del PSIUP. Oltre al capolista Canestri, deputato uscente, sono in lista Piero Formento, attivo nella CGIL ed ex partigiano, Giovanni Marino, operaio Michelin, di Roccabruna, Mario Pellegrino, medico, dirigente dell'ANPI.
Poche le iniziative, condotte spesso dal consigliere regionale Mario Giovana che dirige La Scintilla e, di fatto, la campagna elettorale. Il partito ha perso molti quadri, vive profonde divisioni interne, non ha più, come nel 1968, l'appoggio di molti giovani; sono in discussione la sua stessa utilità sociale e la sua stessa sopravvivenza.
Il centro sinistra è fallito, battuto dai sacrifici e dalla volontà unitaria delle masse popolari che hanno respinto il tentativo di dividerle. Ha però lasciato all'Italia il pesante bilancio di una grave crisi economica e sociale in cui sono irrisolti tutti i gravi problemi (occupazione, emigrazione, Mezzogiorno, agricoltura, scuola, sanità). Occorre bloccare i tentativi di svolta conservatrice proponendo l'unità di tutte le forze di sinistra, a livello politico e sociale. In questa luce sono molto valorizzate le liste comuni con il PCI per il Senato e vi è polemica con il MPL (anche a Cuneo in occasione della presentazione del suo programma) che ha rifiutato liste comuni alla Camera.
Il 7 maggio, a livello nazionale, tengono la DC e il PCI; PSI e PSDI, dopo l'unificazione e la scissione, ritrovano i propri elettorati, crescono il PRI e, a destra, il MSI che ha assorbito i monarchici, cala il PLI. A sinistra, non ha successo la presentazione del Manifesto (0,7%) e del MPL (0,4%) che, nonostante l'entusiamo e la campagna elettorale molto attiva, non riescono a sfondare e ad uscire dal minoritarismo. Scompare il PSIUP che, nonostante l'1,9%, non ottiene il quorum. Nel giro di poche settimane, il partito verrà sciolto. La maggioranza confluirà nel PCI, delle due opposte minoranze una entrerà nel PSI, l'altra darà vita al Partito di unità proletaria (PDUP). Anche il MPL si scioglie dopo l'insuccesso. La maggioranza (Labor, Covatta) confluisce nel PSI, la minoranza (Migone, Iervolino) forma un movimento autonomo che si fonderà con il PDUP. La "dispersione" a sinistra di un milione di voti consente la ricostituzione di governi centristi. La nuova formula è DC - PSDI - PLI. Presidente del consiglio è Andreotti, vice presidente Tanassi, Malagodi è al Tesoro.
Anche in provincia DC (dal 55,3% al 54,2%) e PCI (dal 9,1% all'8,9%) tengono. Il PSI doppia il PSDI (13,9% contro 6,6%). I liberali flettono (dal 9,2% all'8,3%) meno che a livello nazionale, mentre il PRI aumenta sulle politiche (3,9% contro 2,25%), ma cala rispetto alle regionali del 1970 (4,9%). Cresce, come a livello nazionale, il MSI (2,0%). Frana il PSIUP (3.768 voti, 1%), mentre Manifesto e MPL sono sulle medie nazionali (2.106 voti al primo, concentrati soprattutto dove esiste una qualche presenza organizzata e 1.669 al secondo) 600 voti al Partito comunista marxista leninista (Servire il popolo). Per la DC, sono eletti al Senato Sarti, Pella e Giraudo, alla Camera Baldi (1° nella circoscrizione), Mazzola, Gasco, Sobrero. Per il PSI alla Camera Giolitti e Vineis che supera di poco il suo "rivale" interno Farinetti (8.324 preferenze contro 8.123) e di molto Bruno Dalmasso (4.473) appoggiato dal consigliere regionale Viglione. Al Senato Cipellini supera il braidese Brizio.
I liberali riconfermano Badini Confalonieri e il PCI Isacco Nahoum (7.704 preferenze). Attilio Martino, candidato al Senato nel collegio di Verbania, è escluso per poco. Diverrà senatore in seguito alla morte di Pietro Secchia.
In un lungo commento, sulla Vedetta, Sarti analizza il risultato provinciale nelle sue costanti e nelle sue varianti rispetto a quello nazionale. PSI e PSDI hanno un dato positivo. Soprattutto il secondo più per motivi di campanile e di piccolo clientelismo che di prospettiva politica:
Rendiamo volentieri l'onore delle armi all'impegno dei partiti minori non senza rimarcare il danno oggettivo che ne è derivato, non certo alla DC, ma al livello del confronto politico, nel quale, in pratica, la DC non ha avuto interlocutori. Non li ha avuti a sinistra dove il PCI non ha saputo scrollarsi di dosso il grave complesso minoritario che è, in provincia la sua tara di origine, non li ha trovati a destra.... E' interessante notare che, nella graduatoria regionale, i tre collegi senatoriali cuneesi sono gli ultimi sia per i comunisti che per i fascisti. Basterebbe questo per innalzare un monumento alla maturità, all'equilibrio, al buon senso della provincia granda. Più di tante lapidi, il verdetto del 7 maggio costituisce un biglietto da visita, di civiltà democratica che abbiamo adesso il dovere di presentare nelle sedi decisionali, per quel che si può scrivere di concreto riconoscimento, in opere e in fatti, alla nostra terra. (16)
Positivo il voto dei giovani che hanno rifiutato gli estremismi. La DC resta il fattore decisivo per garantire lo sviluppo della democrazia oggi minacciata. Grave il ruolo del PSI che deve abbandonare le continue ambiguità.
Lotte Nuove valorizza il risultato del PSI molto positivo nella circoscrizione e, soprattutto, in provincia.
Il centro sinistra deve essere ricostruito, con forte spirito innovatore, senza voler umiliare il PSI la cui politica ha ottenuto molti consensi soprattutto nel mondo del lavoro:
Compito storico del nostro partito, in provincia, ed ora con ben maggior forza, è di portare avanti tra i postulati e le indicazioni politiche e le scelte effettuate in allora con l'accordo DC-PSI (17).
Alla sala delle Colonne affollata assemblea con Giolitti, Viglione, Vineis e Cipellini. Per Giolitti, ricordati il positivo risultato e la crescita nel cuneese, i socialisti vogliono superare rinvii equivoci ed evitare soluzioni centriste, non vogliono tutto subito ma indicano priorità da affrontare: il Mezzogiorno, l'occupazione, la scuola, la sanità. In un rinnovato centro sinistra, sarà necessario porsi il problema del recupero democratico di vasti settori del paese, oggi su posizioni protestatarie e dello stesso PCI e posizioni riformatrici per la costituzione di una grande forza di sinistra chiaramente ancorata alle scelte riformiste (18).
La formazione del governo centrista è condannata, anche se si lascia la porta aperta per future collaborazioni. (19)
Lo spostamento a destra preoccupa anche le organizzazioni sindacali. Nei congressi locali (giugno) di CGIL e CISL per l'unità organica, si ribadisce l'esigenza di una svolta nelle scelte economiche. 37 lavoratori della Ferrero sono colpiti da avvisi di reato per le lotte contrattuali dell'autunno precedente.
Martedì 20 giugno, ad Alba, nella palestra della Maddalena, grande assemblea. Introducono Roncini della CGIL, Ferri della CISL, Orlandi della UIL. L'azione del procuratore di Alba è un tentativo di stroncare oggi la volontà dei lavoratori, in previsione delle prossime lotte contrattuali. Le accuse di violenza privata, ingiurie e minacce sono pretestuose e contribuiscono a mantenere un clima di tensione nella azienda. Intervengono Viglione e Vineis (PSI), Martino (PCI), Bruno Carli e Zanoletti (DC), a nome delle amministrazioni comunali di Saluzzo ed Alba.
Mercoledì 28 giugno, a Cuneo (S. Francesco) le organizzazioni giovanili di PCI, PSI, PSIUP e DC organizzano un dibattito pubblico su: Il pericolo fascista, come combatterlo.
Il 16 luglio, a Guarene, Antonio Giolitti e Ruggero Orlando ricordano gli 80 anni del PSI.
Il PCI vede confermata la sua forza a livello nazionale; a livello provinciale diventa il terzo partito, nonostante una lieve flessione. Nel commento ai risultati, Martino ricorda l'enorme forza della DC dovuta in gran parte all'organizzazione capillare della bonomiana che usa strumenti come la Federconsorzi e le banche, all'appoggio ancora massiccio del clero, all'uso spregiudicato del clientelismo, del sottogoverno, della corruzione. Tutto questo si innesta in un retroterra culturale conservatore (senso della proprietà, della liberà individuale, clericalismo conservatore, permanenza del notabilato, localismo deteriore). In questo quadro sono positivi i 32.000 voti del PCI che si legano al risultato regionale e nazionale e nascono soprattutto dai centri operai. A livello nazionale, la forza del partito è baluardo contro ogni avventura reazionaria e soluzioni centriste e strumento per un governo di svolta democratica.
Il risultato ha fatto giustizia contro il tentativo dei cosiddetti gruppi di ultrasinistra di contestare la forza più unitaria e democratica dello schieramento di classe italiano. La loro folle azione è servita a far disperdere voti preziosi per la sinistra e impedire al PSIUP di mandare rappresentanti alla Camera e a far sì che un milione di elettori di sinistra siano privi di rappresentanti in Parlamento. Tutto questo, ne siamo certi, servirà a far riflettere tutti quei giovani che, in buona fede si sono lasciati trascinare sulla strada dell'avventurismo politico. (20)
Per La Voce il governo centrista che sta nascendo segna una netta involuzione ed è ispirato dalla forze più retrive, a livello politico ed economico, che vogliono cancellare qualunque proposta di riforma e attaccare le forze sindacali e dei lavoratori. Preoccupanti sono anche le remore e i ritardi che CISL e UIL pongono al processo di unità sindacale, il rilancio del fascismo, la teoria degli "opposti estremismi".
Forte è la convinzione di poter assorbire le diaspore di sinistra, dopo l'insuccesso elettorale del Manifesto.
Tanto amare e negative esperienze devono far meditare anche quelle migliaia di giovani in buona fede che si sono lasciati irretire, rinnegando e addirittura irridendo l'esperienza storica e politica del movimento operaio e dei comunisti. Lenin ne: L'estremismo malattia infantile del comunismo scriveva nel maggio 1920... . (21)
Poco prima del voto, ad Alba, alcuni aderenti a Lotta Continua chiedono di aderire al PCI. La loro dichiarazione è dura e netta e richiama l'autocritica e l'abiura:
Il gruppo in cui abbiamo militato per più di un anno, come del resto tutti indistintamente gli altri gruppi extraparlamentari, oggi più che mai svolge un ruolo oggettivamente utile alla borghesia ed alle forze reazionarie... Come ex militanti di Lotta Continua affermiamo inoltre: 1) di aver sbagliato nelle critiche per il PCI; 2) di non aver mai dato la giusta importanza alle alleanze della classe operaia; 3) di aver sempre trascurato gli obiettivi intermedi, peccando ora di dogmatismo, ora di empirismo, ora di avventurismo!; 4) di aver commesso molti errori, anche sul piano locale, nei confronti dei sindacati. (22)
Se i gruppi nel 1968-1969 potevano interpretare esigenze diffuse tra i giovani, oggi sono un ostacolo ad una politica operaia e nel loro comportamento e nella loro ideologia non si riesce più neppure a riconoscere una connotazione di sinistra.
Forti politicamente di una nuova coscienza, chiediamo di essere ammessi a far parte del PCI, dichiarando di condividerne pienamente la linea tattica e strategica. (23)
La sconfitta a livello nazionale pesa molto sulle forze esterne ai partiti.
I piccoli nuclei del MPL locale non seguono la maggioranza che confluisce nel PSI, ma tentano di mantenere una struttura autonoma. Dall'estate del 1972, la sede di Via Massimo D'Azeglio, a Cuneo, per anni del PSIUP, diventa sede del nuovo PDUP che raccoglie le "sinistre" del PSIUP (Pellegrino, Andreis...) e del MPL (Gigi Ferraro, Luigi Danzi).
Il Manifesto mantiene organizzazione e giornale, ma vede ridimensionata la sua proposta politica, soprattutto verso la base del PCI, ricompattata e molto meno disponibile a discutere con chi viene accusato di aver disperso un milione di voti. Fulvio Romano, candidato di Cuneo, lascia per qualche anno l'attività, i contatti presi a Mondovì, Saluzzo, Savigliano, Fossano non si trasformano in sedi e attività continuativa, l'impatto esterno diventa molto debole. In provincia, ma soprattutto a Cuneo si fa strada una proposta che non privilegia l'organizzazione, ipotizza una struttura molto fluida ed aperta, chiede un lavoro più d'opinione e meno legato alle scadenze nazionali (uscita dalla fase semi organizzata). Strumento di questa ipotesi che mira anche ad un maggior contatto con settori dei partiti storici diviene il mensile Dentro i fatti diretto da Oronzo Tangolo.
All'assemblea del centro di Cuneo per discutere il documento nazionale, partecipano, il 30 giugno, 35 persone. Introduce Sergio Dalmasso, intervengono Beppe Cicero, Elio Allario, Costanzo Squarotti, Gian Balsamo, Giuseppe Franco (critico verso l'ammorbidirsi nei confronti di PCI e PSI):
Il documento offre valutazioni scorrette per quanto riguarda il PLI e il PSI, non più recuperabile, neppure in parte, ad un discorso di sinistra, (24)
Oronzo Tangolo, Carla Giordano, Marco Dalmasso, G. Tadone di Mondovì, Giancarlo Ramonda.
In una breve relazione sulla situazione locale nel gennaio 1973 così Dalmasso sintetizza la presenza, i problemi e le divergenze a livello locale:
Discreta la presenza nelle scuole, siamo parte attiva nella nascita del circolo Pinelli che... è divenuto un importante centro di dibattito politico, superando i limiti dei vecchi circoli culturali.
Mancante è la nostra incidenza sulla fabbrica, non avendo alcun aggancio interno e limitandosi il nostro lavoro ad uno sporadico volantinaggio davanti alle fabbriche di Cuneo (ci è impossibile, perché troppo gravoso, un impegno verso la Michelin)... Sentiamo il contraccolpo negativo del risultato nazionale. Scoraggiamenti in alcuni compagni, disimpegno, soprattutto da parte di chi può avere sperato e creduto in un risultato positivo, ma specialmente minore incisività e credibilità del nostro discorso generale.... I punti di contrasto sono:
a) la questione organizzativa. Soprattutto chi ha lasciato il PSIUP vede negativamente un processo organizzativo, lo identifica con un processo meramente burocratico, involutivo, che porta il Manifesto a costituire l'ennesimo mini-partitino, chiudendosi ad ogni confronto con le realtà sociali più significative. Conseguenza di questa posizione è il vedere, invece, in una struttura di circoli, la miglior soluzione, almeno a breve termine, alla questione organizzativa.
b) La costruzione di un giornale provinciale. La discussione non verte sul fare o meno il giornale... ma sulla impostazione da dargli (qualificazione politica, proposta precisa e non incerta, rapporti con un lavoro politico del centro che è necessario e a cui il giornale non deve essere sovrapposto). Queste polemiche che si riflettono anche sul lavoro pratico si trascinano da molto tempo e incidono negativamente su ogni possibilità di impegno, legandosi alla indisponibilità di alcuni compagni per motivi personali o di lavoro. (25)
Più compatta la realtà di Bra, debole quella di Alba. Un certo rilancio si ha con la presenza nelle scuole, con l'attenzione ai contratti e alle vicende sindacali, con attività culturali e di dibattito (a Cuneo e soprattutto a Bra), ma soprattutto quando dalla primavera del 1973 inizia a profilarsi la possibilità di fusione, a livello nazionale, tra Manifesto e PDUP.
Nell'ottobre del 1972 esce il primo numero di Dentro i fatti, mensile provinciale di politica e attualità.
Lettera del direttore, Oronzo Tangolo, servizi sull'occupazione in provincia, sullo scioglimento del MPL, sul congresso del PSI, sulle fabbriche di Alba, sui contratti di lavoro, sull'asilo di Clavesana, sulla scuola.
La pagina "culturale" racconta dell'attività del circolo Cocito di Bra, degli spettacoli di Fo, dei cinema, del festival dell'Unità a Cuneo.
Gipo Farassino ha teso a presentarsi compagno tra i compagni (fatto su cui abbiamo alcuni dubbi) e ha cercato, in sostanza, di minchionare il pubblico cantando per tre quarti d'ora un repertorio striminzito, contenente alcune canzoni pseudo politiche e, tutto sommato, retoriche. La cosa non è andata giù a molti, visto che il Farassino non era certo venuto gratis e non è mancato qualche fischio al suo frettoloso addio. (26)
Il giornale tenta di rivolgersi alla sinistra sindacale (il secondo numero contiene un lungo servizio sull'unità sindacale), agli "incerti" del PCI, ad una sinistra esterna ai partiti e non organizzata. Vi lavorano, oltre a Tangolo, Roberto Baravalle, Elio Allario, alcuni "ex PSIUP" critici sulle scelte organizzative del Manifesto. Dal numero 3 inizia a collaborare Paco Conforti con le sue strisce.
Saltuario l'interesse per i problemi internazionali. Solo nel primo numero del 1973 si hanno molti spazi per la guerra del Vietnam ed una pagina sui movimenti di liberazione in Africa, come cronaca di un incontro organizzato ad Alba, sabato 9 dicembre, dal Manifesto e dal gruppo Liberazione e sviluppo con Lolu N'Galo dell'African National Congress.
Il numero 2 (febbraio) del 1973 presenta una lunga richiesta sulla DC provinciale e sul suo sistema di potere, con forte critica alle valutazioni ed alle aperture del PCI alla sinistra democristiana. E' anche toccato, per la prima volta, il tema dell'aborto. Forti (anche qui in polemica con il PCI) la richiesta di scioglimento del MSI e la proposta di una nuova opposizione che superi tutte le incertezze ed i compromessi:
E' nei confronti di questo governo che sembra scomparsa ogni parvenza di seria opposizione. E' nei confronti di questa edizione del centro sinistra che nel paese sembra si sia diffusa una situazione di quasi indifferente attesa, accompagnata da una prospettiva del gruppo (si è anche parlato di ultima spiaggia). (27)
Necessarie le lotte operaie e sociali contro questa situazione. E' anche necessario, però, che queste non restino isolate, che nell'opinione pubblica trovino l'humus necessario per trasformarsi in nuova forza politica di grande respiro ideale. L'utilità di Dentro i fatti si misura nel contributo che potrà dare alla formazione dell'opinione pubblica:
nella persuasione che le idee sono in parte, ma non secondariamente, elemento coesivo di una organizzazione sociale data e quindi anche elemento coesivo di un progetto alternativo. (28)
L'autunno si apre con significative lotte operaie. La Richard Ginori è occupata contro le minacce di licenziamento, il 7 novembre i metalmeccanici scioperano per 8 ore, il 1° dicembre sciopero provinciale: 4.000 lavoratori sfilano per le strade di Cuneo. Sempre a dicembre, manifestazione dei metalmeccanici a Savigliano per il contratto. Il 13 gennaio 1973 4 ore di sciopero generale per Mezzogiorno, occupazione, riforme. Alla Michelin si allarga la vertenza di gruppo.
Questo tema è al centro del congresso provinciale socialista (Cuneo, teatro Toselli, 28-29 ottobre 1972).
Portano i saluti Dotta Rosso (sindaco di Cuneo), Aimetti (DC), Borgna (Alleanza contadini), Bertolino (per i sindacati), Benigni (PRI), Martino (PCI), Priano (partito radicale). Molto polemico Priano che ricorda errori e cedimenti, propone comuni battaglie laiche e democratiche, passa in rassegna le provocazioni e gli attacchi alla democrazia cui si assiste ogni giorno. La sinistra ha perduto grandi occasioni:
Queste lotte, questi movimenti felici e costruttivi della nostra democrazia repubblicana ci hanno dimostrato che il successo della sinistra è sempre determinato da due fattori: la capacità di coinvolgere la partecipazione della base... e la consapevolezza del carattere alternativo della lotta rispetto alle strutture economiche sociali istituzionali esistenti... Oggi, invece, la Costituzione, le leggi, le istituzioni, i corpi dello Stato sono calpestati e stanno per morire soffocati nell'abbraccio degli accordi di potere siglati dalla sinistra ufficiale in omaggio al Concordato clerico-fascista. Siamo ormai alla Repubblica neo-concordataria... Compagni socialisti, non il Partito radicale, ma tutta la sinistra ha bisogno del vostro aiuto essenziale... (29)
Martino (PCI) si appella ad un più stretto rapporto tra i due partiti "che affondano le loro radici nella classe operaia" contro la restaurazione centrista e il "pantano del centro destra".
Dopo la lunga relazione di Aldo Viglione, Giolitti e Domenico Romita presentano le tesi di Riscossa socialista e della sinistra. Per il primo, esistono le possibilità per una riforma del partito, per una alternativa al centro-destra che riproponga un governo a partecipazione socialista. Impraticabile la via dell'alternativa di sinistra. Per il secondo, il partito deve essere, dopo la scissione socialdemocratica, rifondato e deve ritrovare compiutamente la propria moralità e il proprio ruolo di partito dei lavoratori. I primi governi di centro-sinistra, teorizzati da Lombardi:
Avrebbero dovuto essere dei governi nei quali la realizzazione delle riforme doveva costituire successive rotture dei vecchi equilibri nel sistema capitalistica per ricostruire equilibri a livelli più elevati di partecipazione e di potere delle masse. Purtroppo ciò non si è verificato e... vi è stata una intera fase, il 1965-1968, in cui il partito accettò una pratica di governo moderata e deludente, al cui sbocco ci fu l'errore dell'unificazione socialdemocratica. Questa fu la tematica che la Sinistra, sola, condusse allora, tematica che è divenuta ora patrimonio della quasi totalità del PSI. (30)
Il PSI deve tornare al governo, ma come punta avanzata della sinistra, per rilanciare equilibri più avanzati, senza alcuna frattura con la sinistra sindacale e politica.
Tra i molti interventi, significativi quelli di Franco Ugona, Franco Ripa, Francesco Occelli (del NAS Michelin), Giovanni Cristofori, Vito Bellanova, Pietro Garnero, Giulio Biagi, Franco Viara per la maggioranza e di Tito Musso, Giovanbattista Fossati, Angelo Piuma ed Eugenio Boselli per la sinistra.
Le conclusioni di Viglione sono centrate sui temi locali, sulla crescita organizzativa (5.000 iscritti in 140 sezioni), sull'impegno della regione nell'affrontare i problemi della provincia:
Pensate alla zona del Bormida che ha dei problemi tremendi. Da 25 anni lottano in quella direzione perché è una zona praticamente degradata, perché la Montecatini scarica ogni giorno quintali di acido rosso che inquina non soltanto l'acqua, ma tutte le colture, obbligando le popolazioni, fino a Nizza Monferrato, ad una vita atroce: è quasi impossibile bere quel vino, mangiare la verdura che cresce a 100 metri dal fiume. (31)
80% dei voti a Riscossa socialista, 19% alla Sinistra (inesistenti le correnti di Mancini e di Autonomia). Nel Direttivo 25 "posti" alla maggioranza, 6 alla minoranza. Delegati al congresso nazionale Viara, Bernardo Fino, Farinetti, Ripa, Cristofori per Riscossa, e Romita per la sinistra.
Nella prima riunione del direttivo provinciale sono eletti Viara segretario, Ripa e Romita vicesegretari. L'esecutivo risulta composta da Francesco Brizio, Antonio Cerrone, Bruno Dalmasso, Attilio De Carolis, Paolo Farinetti, Bernardo Fino, Tito Musso, Giorgio Roberi.
Per il PCI le conclusioni del congresso sono deludenti. L'accordo provinciale DC - PSI del 1970 è gestito dalla DC e dal suo gruppo dirigente sartiano - tavianeo che chiude ogni spazio alla sinistra democristiana ed ha coinvolto molti socialisti con la logica del sottogoverno. Senza una stretta unità a sinistra, la crescita del PSI si rivelerà illusoria.
Deluso anche Dentro i fatti. La relazione di Viglione è sfuggita ad un approfondimento critico e ad un bilancio sull'operato del partito negli ultimi anni. La sinistra, per le sue debolezze, anche teoriche, non è riuscita a scalzare l'impostazione della maggioranza.
La tesi del capitalismo straccione in Italia la troviamo fuorviante, perché il capitalismo italiano, sia pure in presenza di ben note arretratezze, opera ormai secondo moduli di capitalismo maturo. (32)
Il 3 novembre, il circolo Pinelli promuove a Cuneo una grande manifestazione contro le bombe fasciste di Reggio Calabria e per la liberazione di Pietro Valpreda. Corteo per la città ed assemblea a S. Francesco con Giovanbattista Lazagna. Interviene anche Nuto Revelli. Non partecipa il PCI sempre durissimo verso i gruppi.
In un tentativo di dialogo, Dentro i fatti chiede perché si rifiuti un impegno comune con i compagni e lo si cerchi, invece, con le formazioni conservatrici. Tra il critico e l'ironico il commento del Subalpino: Mediti Revelli sul fatto che pochi fossero i partigiani presenti. Un augurio ai giovani perché non siano costretti da altri, un giorno, a portare le bandiere rosse che oggi sventolano con convinzione.
Ma sono ancora in tempo a cambiare idea. Altri lo hanno fatto prima di loro e non se ne sono pentiti. (33)
La nuova sinistra, per quanto cresciuta numericamente e penetrata in più strati sociali (non solo studenti) continua ad essere oggetto di luoghi comuni.
Sempre a novembre, la Pali Stella di Cuneo licenzia Romano Borgetto, prete operaio, già curato a Boves e a Madonna dell'Olmo che da tempo ha scelto la fabbrica come luogo di impegno sociale. Borgetto è un sacerdote scomodo, ha scelto il sacerdozio dopo le scuole medie superiori; sente profondamente tutto il dibattito e il travaglio del mondo cattolico (il Vietnam, la condizione operaia, la gerarchia, i fermenti studenteschi, il dialogo marxismo-cristianesimo, l'Isolotto...).
L'accusa (aver colpito un compagno di lavoro) è giudicata pretestuosa dalle forze sindacali, dalla sinistra, da "Viene il tempo". Lo scandalo è molto forte e il "caso Borgetto" diventa cittadino e provinciale.
Il 18 novembre Viene il tempo organizza al Cuore immacolato un incontro pubblico sul tema. Si chiede che l'assemblea si confronti non sul fatto in sé, ma sui temi di fondo che ne sono alla base, sul problema operaio e sul ruolo della Chiesa. Appassionata l'introduzione di Borgetto.
L'accusa di violenza si deve inquadrare nel clima che si vive in fabbrica: continui incidenti, repressione, orario di 50-60 ore settimanali, paura, cassa integrazione. I licenziamenti in provincia sono continui, chi risponde o non accetta, è colpito.
Se queste cose hanno un senso per noi operai è solo questo: la nostra società non solo non tiene conto dell'uomo, ma lo annulla, lo riduce ad oggetto, lo nega in quanto uomo. Questa è l'autentica violenza di cui scandalizzarci. (34)
In un mondo diviso in due "categorie", occorre schierarsi, non temere l'etichetta di comunista.
Anche la Chiesa deve scegliere:
Non ha senso una Chiesa unita sopra la frattura del mondo, non ha senso un popolo di Dio che celebra la propria fratellanza di feste, ignorando le divisioni storiche che lo lacerano. E quando un prete si presta a questi equivoci, è un fariseo, un lupo rapace in veste di agnello (35)
Forte l'eco nell'opinione pubblica e su tutta la stampa non solo locale (La Stampa di Torino pubblica due inchieste sulla situazione della Chiesa anche nei suoi rapporti con il mondo del lavoro e ospita un intervento di Carlo Carlevaris). La Voce segue con interesse il dibattito che apre molti spazi nel mondo cattolico, senza farsi illusioni sull'entità delle forze di classe che si sviluppano all'interno della Chiesa e anche se:
L'esperienza ci insegna a non sottovalutare il duplice rischio a cui esse vanno incontro: da una parte quello di venire strumentalizzato dalla Chiesa ufficiale come copertura a sinistra... dall'altra quello di soggiacere alla tentazione di rifondare il movimento operaio, trascurando nella ricerca di una sintesi fra marxismo e cristianesimo, il significato storico e concreto della presenza delle organizzazioni della classe operaia. (36)
Lotte Nuove si augura che il caso Borgetto possa coalizzare tutte le forze progressiste (cattoliche o no) su un tema concreto.
Sulla Vedetta interviene Sarti che critica i fischi faziosi contro i critici all'assemblea di Viene il tempo, ponendo domande sulle vie di fatto nei confronti di un compagno di lavoro, sulla pastorale del lavoro e mette in guardia contro i rischi di comunismo, chiedendo se e quanto l'ideologia materialista sia conciliabile con l'insegnamento della Chiesa e la visione cristiana. Gli risponde, su Lotte Nuove, Pier Cesare Pellegrino. (37)
Durissimo, come sempre, il Subalpino, che non perde occasione per colpire le assemblea del movimento studentesco.
Fin dalla prima mattina (ma come vi svegliate presto, compagni!): i più attivi fra i sinistri compagni cuneesi hanno cominciato ad affluire al Pellico (ormai è diventata un'abitudine venire al classico almeno una volta all'anno per tenere un'assemblea, essendo questa scuola l'espressione massima della borghesia, serva del sistema e del fascismo) ed hanno dato inizio alla gazzarra per protestare contro l'ignobile e, manco a dirlo, fascista gesto degli altrettanti fascisti dirigenti della Stella... ha preso la parola il prete operaio sindacalista don Romano Borgetto, il quale, salito su di una cassa, invece che sul pulpito, ha incominciato a parlare agli studenti e alle studentesse riuniti in estasiato raccoglimento ad ascoltarlo e a guardarlo. (38)
Non manca un riferimento "alla Guareschi" al pastrocchio di diavolo ed acquasanta.
Notevole l'attenzione del gruppo di Dentro i fatti che vede la possibilità di un maggiore contatto con le fabbriche su un terreno non ideologico. Silenzio imbarazzato della Guida. Viene il tempo vive il suo momento di maggior importanza e tenta, come mai, di coniugare, il discorso ecclesiale con l'impegno sociale e la scelta politica. Il mensile tocca i problemi della famiglia, legati allo scontro sul divorzio, dell'aborto, i temi internazionali (Vietnam, colonialismo...), le tematiche delle comunità di base che porteranno alla crescita di Cristiani per il socialismo.
Nel marzo 1973 Borgetto ripercorre la sua esperienza di sacerdote e di operaio ne: La pelle del manovale pubblicato dalla Claudiana, con la bella prefazione di Giulio Girardi. Borgetto passa in rassegna i suoi anni nelle parrocchie, la insoddisfazione per un ruolo privilegiato, il desiderio di vivere direttamente le contraddizioni e i drammi del mondo operaio. Il libro ha grande successo, produce una forte discussione, viene presentato in molti dibattiti. Carlo Carlevaris lo "recensisce" con una testimonianza di vita su Viene il tempo, ricordando i piccoli e umili personaggi cui le pagine del prete operaio danno vita e che costituiscono e ipotizzano una chiesa nuova, diversa, anche se non in contrapposizione a quella "antica".
Imbarazzo nella DC e nel mondo cattolico ufficiale. La sinistra vede nel testo la conferma delle proprie tesi e la loro estensione a settori nuovi e tradizionalmente lontani.
Chi vuol prendere coscienza della condizione operaia, troverà nel libro momenti di meditazione e soprattutto sarà disturbato perché si sentirà in parte colpevole della grande sofferenza che emana da queste pagine... E' un fatto politico significativo che molti giovani preti, nel momenti in cui vivono in proprio il dramma della miseria proletaria, contestano la posizione ufficiale della Chiesa, rifiutano il pesante condizionamento ideologico e chiedono un ritorno agli ideali del Vangelo. (40)
Sempre a marzo, un gruppo di sacerdoti della diocesi di Cuneo pubblica sulla Guida una lettera aperta sulla lotta degli operai Michelin. La lettera è firmata dal vescovo. Contemporaneamente il gruppo spontaneo della pastorale del lavoro dà alla luce un documento sulla situazione alla Michelin, sulla lotta operaia e l'intransigenza padronale.
Il 1973 si apre con grandi scontri politici, sociali, ideali. Il governo di "centro destra" scricchiola. Il 12 gennaio ha successo lo sciopero generale per l'occupazione, le riforme, il Mezzogiorno, i contratti, contro l'aumento dei prezzi. In provincia, la risposta è buona (il dato sindacale è del 60%) con punte alla Michelin, alla Ferrero di Alba, alla Cinzano, alla Vestebene di Cuneo e Alba, nei postelegrafonici e in aziende metalmeccaniche. Manifestazioni a Bra con comizio di Trosso.
A Cuneo, il 4 gennaio, manifestazione contro la guerra americana in Vietnam. Dopo un documentario sulle atrocità del conflitto, intervengono Franco Angeloni e Sergio Aimetti a nome dei sindacati e dei partiti che aderiscono al Comitato cuneese Italia-Vietnam.
Venerdì 5, al circolo Paolino di Mondovì, proiezione di un documentario sulla guerra. Alla manifestazione non aderiscono DC, PLI e PSDI. Introducono Milan e Aldo Viglione.
Sabato 20 gennaio, almeno un centinaio di cuneesi partecipa a Torino, alla manifestazione regionale con enorme corteo ed assemblea al Palasport. Parlano esponenti dei movimenti di liberazione africani. Conclude Occhetto.
Polemiche tra PCI e Lotta Continua a causa di slogans, fischi....
Pochi giorni dopo, a Milano, lo studente Roberto Franceschi è ucciso da un poliziotto, nel corso di una manifestazione. Grande folla ai funerali. Sdegno nelle forze democratiche che ripetono la richiesta di disarmo della polizia. Forte campagna di tutta la sinistra e delle organizzazioni partigiane contro il neofascismo e tutte le manovre involutive e reazionarie. (41)
In questo contesto, la conferenza di Edgardo Sogno, organizzata il 2 aprile dai giovani liberali al liceo classico di Cuneo suscita polemiche, scontri e una immediata risposta degli studenti che occupano l'aula magna impedendo la conferenza. (42)
I fatti suscitano due interrogazioni liberali a Camera e Senato e forti querelles sui giornali locali (soprattutto tra Beppe Tassone e Franco Viara).
La campagna antifascista diviene ancora più forte, dopo l'uccisione a Milano di un agente di pubblica sicurezza, nel corso di una manifestazione fascista.
Dice il comunicato della federazione provinciale socialista:
Tali crimini dimostrano ormai un chiaro piano eversivo. Tale piano va fronteggiato e stroncato con una ferma azione politica delle forze democratiche che si richiamano alla Costituzione e alla Resistenza... Basta con le menzogne convenzionali che servono come alibi ai conservatori... .(43)
Ritorna la richiesta di messa al bando del MSI. L'ANPI lancia una petizione popolare in cui si chiede di colpire, con i mezzi legali esistenti, tutte le attività fasciste, di promuovere lo scioglimento di tutte le organizzazioni paramilitari di estrema destra, di nominare una commissione parlamentare di inchiesta. Anche Dentro i fatti chiede lo scioglimento del MSI, anticipando la campagna nazionale che verrà lanciata dalla nuova sinistra, anche in polemica con quella storica.
Dalle bombe di Piazza Fontana è in atto una provocazione continua che tenta di scaricare sulla sinistra la responsabilità del disordine. La vicenda delle "Brigate rosse" si è sgonfiata come un palloncino. La richiesta di procedere contro Almirante è ferma da mesi.
(I fascisti) signori democristiani, sono i vostri amici; con essi avete eletto il presidente della Repubblica, con essi sostenete Andreotti, con essi cementate il blocco antioperaio che volete opporre alla sinistra; servendovi di essi in migliaia di occasioni avete alimentato la strategia della tensione, quella degli opporti estremismi... Compagni socialisti, cosa avete fatto in tutti questi anni al governo, che razza di serpente vi siete covati in seno, mentre avevate il sedere incollato a quelle maledette poltrone? E che diavolo volete andare a fare al governo, con un apparato statale come questo, inquinato di fascismo fin nelle fondamenta? ... E compagni comunisti, come si fa a far luce in una stanza in cui han tolto le lampadine? Cos'è questo Stato cui volete dare la scalata se non un organismo del nemico da denunciare e da spezzare? E cos'è questa delazione, quest'invito alla repressione sull'estrema sinistra? (44)
Sciogliere il MSI è, oggi, un obiettivo di grande importanza, significa tagliare uno dei tentacoli della piovra democristiana:
Se la sinistra italiana non ha la forza di fare questo, essa deve ammettere chiaramente il suo fallimento politico, la sua bancarotta ideale. (45)
Il 25 aprile, la nuova sinistra organizza una manifestazione a Mondovì. In coda a quella ufficiale, dopo gli interventi del sindaco e di Bianca Guidetti Serra, si ha un folto corteo per la città. Qualche polemica con il PCI sull'opportunità della iniziativa in una città bianca e su alcuni slogans: Scudo crociato - fascismo di Stato.
La polemica contro il fascismo (del MSI e delle istituzioni) si lega ad una forte protesta operaia.
Il 9 febbraio 250.000 metalmeccanici sfilano a Roma per il contratto, le riforme, l'occupazione, gli investimenti nel mezzogiorno. A fine febbraio a Cuneo, manifestazione die lavoratori Michelin. Ai 2.000 operai (sempre debole la partecipazione degli impiegati) si uniscono gli studenti degli istituti tecnici. In piazza Galimberti parlano Bertolino della CISL, Bella della Pirelli Bicocca di Milano, Jacqueson della Michelin di Clermont Ferrant, Mario Bottazzi, segretario generale della FILCEA - CGIL. Si chiedono garanzie contro l'aumento dei carichi di lavoro e per l'occupazione, per la perequazione dei salari tra i vari stabilimenti del gruppo, per il premio di produzione, per l'ambiente di lavoro (istituzione del libretto di rischio, di quello sanitario, visite mediche preventive, registri dei dati ambientali). Pochi giorni dopo, sciopero nazionale di tutte le categorie dell'industria in appoggio alle vertenze contrattuali ancora aperte.
Questi temi sono al centro dell'8° congresso provinciale della CGIL (Cuneo, 15-16 giugno). Molta attenzione anche al continuo aumento del costo della vita, alle tariffe pubbliche, ai prezzi amministrati.
Dopo l'introduzione di Boselli e la relazione di Angeloni, nei molti interventi, si delinea la presenza di una sinistra sindacale vicina alle posizioni nazionali di Giovannini e Lettieri, molto attenta ai temi della democrazia interna, di una riqualificazione del sindacato, di un maggior rapporto con il territorio (i consigli di zona), di un ingresso della fabbrica e della società nella scuola (le 150 ore).
Interpretano questa ipotesi Tangolo, Allario e Baravalle che, anche su Dentro i fatti, dedicano molto spazio alla tematica sindacale. Franco Angeloni è confermato segretario, lo stesso Angeloni, Trosso, Boselli, Allasia, Chialva, Gaspari, Marulli, Reale sono delegati al congresso nazionale (respinta la proposta di delegare Oronzo Tangolo).
Si affermano sempre maggiormente le tematiche ambientaliste; ritorna periodicamente il problema dell'inquinamento delle acque in Val Vermenagna (46), si allargano le preoccupazioni per l'invaso di Moiola, davanti all'"ottimismo" delle forze politiche. (47)
Il sindaco di Nucetto, Mario Romano denuncia la Lepetit di Garessio e la Cartiera di Bagnasco per l'inquinamento delle acque del Tanaro.
Qualche mutamento nella geografia dei partiti locali. Il congresso provinciale della DC (marzo) dà una forte maggioranza (i due terzi) a Centralità democratica coltivatori (Sarti e Baldi), tra il 12% e il 14% a due gruppi di Rinnovamento (Sobrero e "Amici dell'on. Gasco), 6,50% a Nuove cronache (G. Giraudo).
A livello regionale e nazionale, però, la componente della Coltivatori diretti (Baldi) si distacca da Sarti.
Giuseppe Giordana diviene il nuovo segretario regionale. L'elezione di Fanfani a segretario nazionale è salutata dalla Vedetta come strumento per l'unità del partito e per l'avvio, in condizioni di sicurezza, di un nuovo confronto con il PSI, dall'opposizione come un pericoloso ritorno a tendenze integralistiche:
La DC ha reagito all'attesa del paese resuscitando sostanzialmente quel che il movimento aveva sconfitto sul finire del 1971: il fanfanismo... Nelle democrazie parlamentari, di fatto, il Parlamento, è un istituto fatiscente tenuto in piedi solo per dare legalità formale alle decisioni assunte in altra sede ... Anche nei paesi di cosiddetta più antica democrazia il potere esecutivo è venuto acquisendo sempre maggiore autorevolezza o per accorgimenti costituzionali o mediante appositi meccanismi elettorali (48).
Nel PCI, il segretario Leopoldo Attilio Martino diviene senatore, a causa della morte di Pietro Secchia.
Il 1° ottobre è eletto nuovo segretario di federazione Franco Revelli. La nuova segreteria federale è composta da Franco Revelli, Primo Ferro, Anna Graglia, Sergio Clerico, Franco Carretto, Giorgio Lo Turco, operaio della Pirelli di Settimo, "messo a disposizione di Cuneo dal regionale.
Burrasca, invece, in casa repubblicana. A Torino se ne va Silvano Alessio che accusa Giorgio La Malfa di dirigere il partito, a livello regionale, con metodi burocratici e autoritari, impedendo la discussione alla base e mortificando la volontà di partecipazione democratica. Lo seguono quadri e dirigenti in ogni provincia.
A Cuneo lascia il PRI Carlo Benigni, ex segretario giovanile nazionale ed ex segretario provinciale. E' impossibile prevedere la tendenza del movimento che si sta formando. Stupirà molti, l'anno successivo, l'ingresso di Benigni nella DC.

B) Il colpo di Stato l'ha fatto la DC
A settembre, viene tragicamente spenta l'esperienza di Unità popolare in Cile. Il colpo di Stato militare è voluto dai fascisti, dai ceti sociali sfavoriti dalla politica del governo di sinistra, appoggiata dagli USA e dalla DC locale. Enorme l'emozione in Italia: molte sono le somiglianze tra le due situazioni (forze politiche, appartenenza dell'Italia ad una alleanza politica-militare, presenza militare americana, crescita della sinistra politica, favorita da una forte pressione sociale).
Se l'estrema sinistra vede, nei fatti cileni, l'impossibilità di una transizione pacifica al socialismo e, in alcuni casi, mette in discussione tutta la logica dei fronti popolari, il PCI teorizza l'impossibilità di un governo delle sinistre che possa governare con il 51% dei voti, in un paese in cui le masse popolari siano divise. Occorre, invece, l'unità di queste masse e delle forze politiche che le esprimono (comunisti, socialisti, cattolici).
A Cuneo, sdegno e sgomento nell'antifascismo e nella sinistra. I gruppi sono molto attivi nel denunciare il golpe, nel mettere in luce il ruolo delle istituzioni, dell'esercito, della DC, degli USA.
In particolare Lotta Continua valorizza il ruolo del MIR, la necessità di una via rivoluzionaria, lancia la campagna "Armi al MIR", convinta dell'esistenza di sacche di resistenza e di una possibile risposta immediata (il giornale parla di brigate internazionali). Il Manifesto e il PDUP, che stanno verificando l'ipotesi di unificazione a livello nazionale, (da poco hanno sede comune a Cuneo, in locali che furono del PSIUP, in via Massimo D'Azeglio) organizzano una campagna contro il riconoscimento del governo golpista (l'appello Bobbio-Antonicelli), una forte propaganda nelle scuole, una continua polemica contro chi, a sinistra, soprattutto il PCI, continua a tessere rapporti con la DC. Da un atteggiamento unitario, dato anche il ritorno al governo, ad una forte polemica verso la DC, il PSI:
Il socialista Allende ucciso dai generali traditori. La destra ha colpito ancora e sta distruggendo le libertà democratiche e costituzionali. Essa è stata favorita dalla irresponsabilità e dall'integralismo dei DC cileni. Il PSI è al fianco dei lavoratori cileni e dei partiti di Unità popolare che lottano contro il golpe fascista e l'imperialismo. (49)
In Lotte Nuove, Romita ripercorre gli anni di Unità popolare, le grandi realizzazioni, gli ostacoli incontrati, la speranza di una rivoluzione senza fucili e pacifica. Questa scelta può sembrare utopica, romantica, ma già da oggi occorre lavorare per costruirla.
Dal Cile ci viene la lezione che la DC, come partito composito e complesso, deve essere considerata una formazione articolata che ha nel proprio seno forze autenticamente popolari, ma che nel momento dello scontro sociale, nelle sue strutture gerarchiche fondamentali, si ritrova con le forze borghesi e reazionarie. (50)
Per il PLI i fatti cileni dimostrano i rischi a cui anche l'Italia può andare incontro se non cambia rotta e se continua a dare spazio agli estremismi. Il tentativo di Allenda di conciliare libertà e collettivismo è fallito, perché la libertà ha perso terreno prima per manovre furbesche, poi per il dottrinarismo, poi per la violenza e l'anarchia trasformatasi ora in dittatura. Serva la lezione alla DC perchè eviti ogni tentazione sinistrorsa.
Qualche difficoltà nella DC che deriva dal comportamento della DC cilena e anche dalle divisioni interne. La condanna del golpe si accompagna alla critica a certi estremismi di Unità popolare e alla messa in guardia contro la strategia del PCI.
Dobbiamo inoltre porre molta attenzione a non cadere di fronte a pericolose suggestioni che potrebbero nascere sulla base delle posizioni assunte dal partito comunista... l'atteggiamento estremamente prudente ed in notevole misura responsabile assunto dal PRI... pone infatti il problema se esso possa essere interpretato come il segno di una nuova strategia politica del PCI che lo porti ad accettare il pluralismo dei partiti e le regole della legalità democratica... Le suggestioni che possono derivare da questo atteggiamento sono indubbiamente notevoli: ma la storia ci insegna quanto esse possano essere sbagliate e pericolose. (51)
Sulla Vedetta Einaudi, della destra DC, attacca duramente i settimanali diocesani per la loro valutazione sul golpe. Un cattolico, leggendo questi settimanali, non può ritrovare la propria visione del mondo e i propri valori. Non vi sono riferimenti alla dottrina sociale cristiana, non la condanna del suicidio di Allende:
Anzi, tra le righe, si può persino cogliere una specie di esaltazione di un gesto tragico che, tuttavia per i cristiani, è e resta un peccato di sterile e orgogliosa superbia. (52)
Tutta la vicenda sembra essere ridotta ad uno scontro tra capitalismo e marxismo uscente:
Il Cile è un paese lontano, socialmente e politicamente complesso, è ormai difficile per noi capire a fondo i suoi svariati problemi. (53)
Gli risponde, sul numero successivo del quindicinale, Gianni Vercellotti, della sinistra. (54)
A Boves, per il 30° anniversario dell'eccidio, l'oratore ufficiale è Adolfo Sarti. Il Manifesto dà vita ad una campagna martellante, come volantini alcuni di citazioni tratte da articoli del senatore DC in cui si attacca la sinistra. Perché un oratore democristiano dopo il golpe cileno? E perché la sinistra, di fatto, accetta queste manifestazioni resistenziali unitarie e retoriche?
Continui dibattiti e manifestazioni in provincia. Il 12 settembre, ad Alba, Carniccio (PSI), Clerico (PCI) e Ferri (sindacati) parlano in piazza. Domenica 16 a Savigliano Martino (PCI), Trosso (sindacati) e Viglione (PSI). Per quest'ultimo, il Cile non è un fatto a se stante, ma fa parte della strategia della tensione e della guerra portata avanti dalle forze aggressive della destra internazionale e del potere economico più arretrato. Allende ha indicato una strada nuova per la costruzione del socialismo. I socialisti italiani intendono farla propria, non ritenendola, anche dopo la sconfitta, un'illusione. A Fossano, giovedì 20, tavola rotonda. Mazzola (DC) distingue la DC italiana da quella cilena. Per Revelli (PCI) e Romita (PSI) centrali sono la via nazionale al socialismo e la strategia delle alleanze. Manfredi, sindaco della città, differenzia mondo cattolico e DC.
Revelli e Romita sono a Dronero venerdì 21 con Vercellotti (DC) e Baralis (sindacati). Interventi critici, dal pubblico, del radicale Donadei (Tutti gli eserciti sono neri) e, per il Manifesto di Dalmasso, contro le iniziative prese con la DC.
Il 5 ottobre, dibattito organizzato dal PSI. Introducono Gianfranco Ferro (la storia del Cile dall'800), Sergio Fenoglio (il ruolo degli USA nel golpe e le sue radici economiche), Alberto Cipellini (l'esperienza di Unità Popolare), Ezio Tassone (i rapporti tra Cile ed Italia), Manlio Vineis (la sinistra internazionale di fronte al golpe):
Nei paesi ad alto sviluppo industriale, la riposta può essere una sola, cioè quella riformista, per mezzo di una lunga marcia attraverso le istituzioni, non dimenticando che le forze della reazione cercheranno sempre di ostacolare un'azione riformista. La soluzione può avvenire solo attraverso la saldatura delle masse operaie e contadine con quelle dei ceti medi. (55)
Intervento duro di Lino Toselli che, come altri ex partigiani, sembra influenzato dalle tesi della sinistra extraparlamentare. Il golpe di Pinochet impone un mutamento di strategie alla sinistra italiana e l'abbandono del legame con la DC. Risponde con forza e nettezza Cipellini: la situazione è difficile e pericolosa. Occorre evitare fughe in avanti ed estremismi.
I rapporti tra "gruppi" e PCI sono peggiorati dallo scontro pubblico nella manifestazione, a Cuneo, di venerdì 14 settembre, organizzata dal Comitato antifascista e da tutte le associazioni partigiane e resistenziali. Intervengono Franco Angeloni per i sindacati, Ottavio Beretta per i movimenti giovanili, Isacco Nahoum per i movimenti antifascisti, Franco Mazzola per le forze politiche.
La sua voce è coperta da un urlo: Il colpo di Stato l'ha fatto la DC. Mazzola tu stai da quella parte lì e da centinaia di fischietti. Dopo alcuni minuti, Nahoum, dal palco, accusa i "giovani dei gruppi" di provocazione e minaccia di denunciarli.
Sono evidenti, nella piazza gremita, le due diverse concezioni dell'antifascismo e le opposte letture dei fatti cileni.
Franco Viara riesce a concludere con un commosso ricordo di Allende e un parallelo tra la sua figura e quella dei martiri italiani (Matteotti, Gramsci, Don Minzoni).
Forti polemiche nelle settimane successive, spesso non prive di luoghi comuni:
In Italia i soliti gruppuscoli extraparlamentari non sono affatto portavoce dei sentimenti della classe operaia, ma esprimono le utopistiche ed incoscienti idee di una esigua minoranza che non poche volte è manovrata proprio dalla destra per suscitare il malcontento popolare. Ebbene proprio essi piangono in prima fila Allende e gridano vendetta, mentre sino a poco tempo fa i loro confratelli cileni miravano alla vita del defunto presidente, accusandolo aspramente di imborghesimento ed integrazione nel sistema capitalistico. Pure a Cuneo, con la solita pedante cagnara e gli ormai tristi slogans, sicuramente più consoni ad una réclame pubblicitaria che a propaganda politica, hanno ostacolato a suon di fischietti e grida isteriche, la sentita e seria manifestazione antifascista, con naturale gaudio di quest'ultimi. (56)
Per il Subalpino la manifestazione organizzata da PCI, PSI e DC aveva anche il fine di far dimenticare i problemi nazionali (il colera, RAI, TV ..) con la complicità di RAITV e della stampa controllata ed è servito solo agli extraparlamentari, tornati alla ribalta con una chiassata, e al PCI nel suo tentativo di inserimento.
Dopo che il sindaco di Cuneo Dotta Rosso (ma ogni giorno che parla, a causa delle sue evidenti simpatie per le sinistre locali, la prima parte del nome si rimpicciolisce sempre più, mentre ad ingrandirsi è la seconda) ebbe pronunciata la sua omelia ed altri oratori si furono alternati al microfono... ecco che mentre Mazzola, a nome del cosiddetto comitato antifascista, si accingeva a leggere uno di quei discorsi che durano cinque minuti, ma che per prepararli occorrono cinque ore di discussione, gli extraparlamentari cominciarono ad urlare slogans e a fischiare... La responsabilità della DC cilena nel colpo di Stato, urlavano, fra le altre cose, gli extra, sono note, quindi un rappresentante della DC italiana (Scudo crociato fascismo di stato) non deve avere il diritto di parlare... chissà che questo fatto non convinca i democristiani cuneesi che stanno andando sempre più a sinistra, a cambiare rotta, facendo loro comprendere con chi davvero hanno a che fare. (57)
Un po' combattuto tra opposti atteggiamenti il PSI, il cui rapporto con i gruppi è, nel cuneese, ambivalente (tutto il quadro dirigente di Lotta Continua) proviene dalla sua federazione giovanile). Durissimo il PCI che accresce il suo scontro con le forze "estremiste" accusate di non comprendere la necessità di una politica unitaria, la sola in grado di modificare il paese senza correre pericoli reazionari o golpisti. I gruppi, per la loro natura, non comprendono la necessità di unificare (e non di dividere) le masse. L'estremismo è stato negativo anche in Cile, dove ha impedito un rapporto positivo con le masse (soprattutto quelle cattoliche) e ha contribuito a spaccare verticalmente il paese.
Scrive La Voce (dal gennaio 1973 mensile e ridimensionata di ruolo, data la nascita di molti fogli locali):
Hanno avuto modo di esprimersi, ancora una volta strumentalmente, le posizioni gruppuscolari ed extraparlamentari di sinistra, per le quali non è parso vero poter trarre l'immediata conclusione che anche qui in Italia, occorre battere la linea del PCI per evitare situazioni analoghe a quella cilena... Credo che queste cose non abbisognino di commenti per la loro chiara provocazione ed irresponsabilità politica. (58)
Queste posizioni sono miopi, semplicistiche e provocatorie. Rifiutano un aiuto vero alla resistenza cilena, non si propongono di isolare il regime, fanno il gioco della destra.
Un gruppo di extraparlamentari ha inscenato una stolta gazzarra per impedire al rappresentante dei partiti (il DC Mazzola) di parlare. Pronta è stata la replica dei dirigenti del comitato antifascista per imporre il silenzio. Lo spirito di intolleranza, la miopia politica e la provocazione hanno prevalso, portando così un contributo volontario alla destra e pertanto alla rottura dell'unità democratica e antifascista, dando assurdamente per scontata la collocazione antidemocratica (e perciò profascista) delle masse cattoliche... L'inqualificabilità di tale atteggiamento, oltreché l'idiozia politica, mostrano quale impegno occorra per battere l'avventurismo. (59)
E' indispensabile, quindi, una battaglia politica sui due fronti, combattendo la destra, ma denunciando l'avventurismo che tanti danni ha portato al movimento operaio.
I movimenti giovanili di DC, PCI, PSI formano il comitato Italia - Cile, sindacati, partiti e comitati lanciano la campagna per salvare la vita a Luis Carvalan, segretario del PC cileno, detenuto nei campi di concentramento di Pinochet.
Ai primi di ottobre, Manifesto e PDUP avviati verso l'unificazione organizzano, con grande partecipazione e interesse un dibattito pubblico di riflessione sui fatti cileni. Intervengono Giangiacomo Migone (PDUP), Gianluigi Vaccarino (Manifesto) e un esponente del Fronte patriottico di resistenza cilena.
Si chiede alla sinistra maggioritaria italiana un netto mutamento di rotta, una differenziazione tra DC e masse cattoliche, il ritorno ad un internazionalismo che significhi anche critica dei paesi dell'est, un antifascismo non di parata ma che non resti nei limiti, spesso popolari, dell'antifascismo militante. I fatti cileni chiedono una strategia diversa; occorre impedire le tendenze compromissorie e battere i giudizi assolutori sulla DC:
Noi non facciamo distinzione tra DC di destra e di sinistra. Tra Frei e Tomic. Tutti sono egualmente responsabili della tragedia che colpisce il mio popolo, tutti sono responsabili del massacro della mia gente... Noi non vogliamo interferire nelle vicende politiche del vostro paese. Queste sono questioni vostre. Però noi diciamo che la DC italiana ha finanziato ed ispirato per lungo tempo la DC cilena e questo non è interferenza, ma sono cose che hanno toccato direttamente il Cile. Così si è espresso il compagno cileno nel corso del dibattito… .(60)
Il tentativo è di operare una netta critica alla sinistra storica, mettendo, però, anche in luce ei limiti profondi e spesso la mancanza di progettualità dei gruppi, proponendo una diversa strategia che abbia sempre come riferimento le grandi masse influenzate dalle forze "tradizionali".
Vorremmo sbagliare, ma ci sembra che la tragedia cilena, anziché costituire un momento di riflessione e di ripensamento fra tutti viene assunta, sia pure con contorcimenti verbali, a giustificazioni delle proprie scelte, viene interpretata come un'ulteriore prova della bontà della propria linea politica, senza andare per il sottile... Secondo i comunisti l'errore di Allende è stato di chiedere troppo, di aver avuto troppa fretta, spaventando il capitale e i ceti intermedi. Molta parte dell'estrema sinistra dice che l'errore è stato di non aver preparato il contro golpe, opponendo violenza a violenza. Se per i primi tutto si riduce a sostanziale rinuncia, per gli altri tutto si riduce alla pura e semplice componente della lotta armata. (61)
Il 31 ottobre, Minucci introduce un'affollata assemblea del PCI. La prima causa della tragedia cilena è stato l'isolamento in cui si sono trovate le forze popolari. Non si è fatto tutto il possibile per coinvolgere la DC in un processo di trasformazione. La destra si è inserita in questa situazione, creando una spaccatura tra ceti medi e classe operaia. Il problema del ceto medio è oggi centrale. Nei paesi a capitalismo maturo è inapplicabile il tradizionale modello rivoluzionario.
La proposta del "compromesso storico" evita i rischi di uno scontro frontale e può mettere in movimento la situazione politica, costringendo tutti ad una scelta. Risponde Dentro i fatti:
Quanto è avvenuto in Cile non può essere preso come motivo per accentuare una sempre più netta scivolata verso destra. Trarne la lezione che un fronte delle sinistre non possa da solo ... mantenere una maggioranza governativa ... e che pertanto occorre andare a un nuovo compromesso storico con tutte le forze popolari e democratiche, significa non solo rinunciare a dare uno sbocco socialista alla crisi che investe il paese, ma anche compiere una confessione di impotenza da parte della maggiore sinistra parlamentare europea del maggior partito comunista del mondo capitalista. (62)
Più netta Lotta Continua. I fatti cileni dimostrano la totale scorrettezza della politica del PCI. I suoi errori sono chiari alle masse che spingono per soluzioni diverse. La denuncia del golpe fascista si deve accompagnare a una forte iniziativa sociale. L'occupazione e l'aumento dei prezzi sono i temi più sentiti e si legano alle conseguenze portate dalla crisi energetica (razionamento dei combustibili, domeniche e piedi, continuo aumento del prezzo della benzina) a partire dall'autunno. La polemica contro l'inflazione è continua: trasporti gratuiti per i lavoratori, affitto rapportato al salario, garanzia del prezzo politico per i generi di prima necessità, pieno salario per gli operai in cassa integrazione, difesa dei livelli di occupazione sono i temi più toccati. Il nuovo governo di centro sinistra è voluto dai padroni per pilotare la crisi contro le classi popolari. Non vi è alcuna differenza tra questo e quello precedente (di centro destra), tra La Malfa e Malagodi.
La presenza nei paesi del circondario di Cuneo (Peveragno, Vignolo, Demonte...) fa pensare a piccole forme di coordinamento, a un giornalino ciclostilato, centrato sulle fabbriche, il lavoro, i trasporti, ma anche sulla condizione esistenziale dei giovani nei piccoli centri, sull'uso del tempo libero, sulla mancanza di luoghi di incontro.
Il legame: aumento dei prezzi, repressione in fabbrica, regolamentazione del diritto di sciopero e "stato forte" deve e può essere spezzato dalla lotta operaia. Un documento per la discussione interna del 15 febbraio fissa la priorità per il lavoro in città e in provincia. Netta e frontale la polemica contro le altre formazioni della sinistra:
Nonostante i piagnistei dell'opportunismo del Manifesto che dava per scontato un riflusso generale delle lotte operaie e nonostante i tentativi del PCI di impedire, frenando il più possibile, la lotta di piazza... la parte più cosciente del movimento operaio ha dimostrato, ancora una volta, la precisa volontà di mettere in campo tutta la sua forza per obiettivi che non sono solo più economici e di potere in fabbrica, ma investono e si saldano ad obiettivi più generali che mettono in discussione i rapporti di potere nella società. (63)
Anche in provincia cresce il livello dello scontro e sono cresciute la combattività e la mobilitazione nei metalmeccanici a Bra e a Savigliano e della Michelin. All'ENEL, la presenza di un solo compagno di LC (Silvio Ugo) ha modificato la situazione. Nelle scuole, la forte combattività è stata adesso vanificata dalla analisi, ancora sommaria, della composizione sociale degli studenti:
La divisione fra studenti di estrazione proletaria e borghese è sempre più valida proprio in questo momento in cui gli obiettivi di lotta degli studenti (costi dei libri, dei trasporti, repressione) sono sempre più omogenei a quelli degli operai. (64)
Occorre rilanciare l'intervento nelle fabbriche, offrire a questo un retroterra politico-culturale nelle valli, mantenere la propaganda a livello di opinione senza, però, privilegiarla (alla radicale) all'intervento diretto sulla classe. L'antifascismo deve essere netto e deve costituire un ponte con la tradizione popolare della provincia.
L'esigenza di legare e di uniformare il lavoro permane e si accresce, davanti al formarsi di gruppi locali e alla maggiore "domanda politica". Si organizza dall'ottobre una scuola quadri, si hanno continue sottoscrizioni per il giornale nazionale (la quota di Cuneo è di 1.000.000), si tentano soluzioni organizzative; ad ottobre, in pochi giorni, sono raccolte lire 300.000 lire per il Cile.
Debole è la presenza del Partito comunista marxista leninista italiano (Servire il popolo) che non riuscirà mai a radicarsi, nonostante un forte impegno militante. Falliscono le settimane di sciopero contro il governo e quelle per la stampa marxista leninista che si tenta di articolare su temi differenziati: lunedì 9 luglio spettacolo musicale con il Canzoniere del vento rosso; martedì 10 assemblea: i giovani vogliono il comunismo e film sulla Cina; mercoledì 11: dibattito su Operai e contadini uniti nella lotta per il comunismo; giovedì 12: comizio alla Vestebene e dibattito Costruiamo la lega delle donne; venerdì 13: disegni e poesie di compagni per un'arte ed una cultura al servizio del popolo; sabato 14 comizio in piazza; domenica 15 gita in collina.
Netta è la radicalizzazione nel mondo cattolico. A fine settembre, a Bologna, convegno di Cristiani per il socialismo. Partecipano militanti delle ACLI, della CISL, della FIM, delle comunità di base, redattori di molte riviste cattoliche (Testimonianze, COM, IDOC, Nuovi tempi...), nel tentativo di coniugare il superamento dell'interclassismo e del collateralismo con la DC con esperienze di dissenso più ecclesiali. (65) Il cristiano sceglie la lotta per il socialismo, si schiera al fianco delle classi che nella lotta sociale rappresentano l'interesse dei poveri, sul fronte della liberazione, riscopre il primato del temporale, facendo crescere la fede in una militanza rivoluzionaria.
Inevitabile il rapporto con il pensiero marxista, come sostiene Giulio Girardi. Lo stesso Girardi, ad ottobre, è allontanato dalla cattedra di filosofia marxista presso l'istituto cattolico di Parigi (nel 1969 era stato allontanato dall'Ateneo salesiano di Roma). Forte la solidarietà in provincia. Si partecipa alla campagna per l'istituzione di una borsa di studio che consenta al teologo di continuare i suoi studi.
La nascita di Cristiani per il socialismo è seguita con una certa preoccupazione dalla Vedetta. La dottrina sociale della Chiesa e l'interclassismo rimangono principi validi e centrali. I nobili sforzi dei "cristiani del dissenso" rischiano di cadere nel velleitarismo e di non essere compresi dalle stesse basi di PCI e PSI.
Anche la proposta di "compromesso storico" non ha alcuna eco nella DC. Il 29 ottobre il neo segretario Fanfani, si incontra con i dirigenti e gli amministratori locali, lo giudica frutto essenzialmente delle preoccupazioni e delle difficoltà del PCI. Al contrario la gestione unitaria della DC sta dando i suoi primi frutti, restituendole credibilità e fiducia.
Sulla proposta di Berlinguer critica anche Lotte Nuove. Vi è il pericolo di incontro di due forze e tentazione egemonica che possano cancellare il contributo delle altre. Se è giusta l'esigenza di collaborare con la DC, non si possono dimenticare il suo interclassismo, la sua resistenza alle riforme, la gestione Fanfani che ne accentua le caratteristiche di partito del ceto medio. Occorre invece, anche se molte cose devono maturare, una unità organica tra le forze popolari:
E questa unità organica è possibile solo se si colloca in un'area socialista, in un'area in cui la libertà sia un bene sicuro ed i mezzi di produzione siano socializzati e non statizzati, come accade in questa fase a gestione democristiana. (66)
Polemiche anche per la presentazione del Togliatti di Giorgio Bocca organizzata dal circolo socialista Costarossa. Durissimo il PCI che lo accusa di anticomunismo pretestuoso. In Dentro i fatti (gennaio 1974), per Baravalle, Bocca ha confermato la fama che lo vede come uno degli uomini più antipatici d'Italia, per Dalmasso, il suo libro, pur attaccando Togliatti, ne esalta la scelta in tutti i momenti decisivi (1929, svolta di Salerno, unità nazionale). Non si comprende, quindi, l'astio da parte comunista.

C) L'autogoal del divorzio
Il 1974 si apre con l'ennesima crisi nel monregalese. Dopo la chiusura della Richard Ginori, dichiara di cessare l'attività l'abitificio Rossi. 180 persone, in gran parte donne, rischiano di restare senza lavoro.
Nel monregalese in soli 4 anni, 372 donne hanno perso il lavoro nei soli abitifici. La cassa integrazione è stata usata in grande misura, mancano uffici di programmazione aziendale, non si sono avuti investimenti. Sono stati assunti pensionati e il lavoro a domicilio è continuato con salari bassi e senza molti controlli. Duro il clima antisindacale interno. I sindacati accusano la mancata programmazione, l'incapacità della direzione di tenere il passo con le altre aziende o di divenire produttrice per aziende maggiori, ammodernando metodi di lavoro e impianti. Anche le altre industrie locali sono in crisi. Alla Camef e alla Gazzera l'occupazione è crollata a picco. In lieve crescita la sola Artex. Tiene la Rossi. Dante Argeri, su Lotte Nuove, si interroga sulla decadenza, che pare inarrestabile, di Mondovì e della sua area. La crisi dell'abitificio Rossi, porterà, inevitabilmente, difficoltà in tutte le piccole manifatture autonome ancora esistenti ed è segno di un disastro economico che pare inarrestabile
La decadenza economica si porta dietro, quando è ormai radicata e strutturale, lo spacco lento dapprima, poi evidente come una frana, del tessuto sociale, della vita civile, della cultura, delle passioni stesse degli uomini... Mondovì non è solo la città dove le fabbriche chiudono, ma anche un centro senza una vera libreria, privo di un teatro ben funzionante, di circoli culturali e sociali vivi e aperti ai problemi di oggi, un mondo ... dove non esiste o non è mai esistito il movimento studentesco, dove gli stessi partiti di sinistra sono deboli o insufficienti. (67)
A gennaio, alcuni ex iscritti e dirigenti del PRI aderiscono alla DC, stupisce molto, soprattutto alla vigilia dello scontro elettorale sul divorzio, la scelta di Benigni, noto per le sue posizioni laiche ed anticlericali, la cui uscita dal PRI sembrava avere altro segno (Riccardo Bergese, Corrado Ceriani, Gian Carlo Flario, Valentino Giordano, Enzo Luritano, Paolo Renaudo, Lucio Lo Presti). Nella sua lettera di adesione l'ex segretario nazionale dei giovani repubblicani ripercorre i motivi della sua nascita dal PRI, giudica debole e inefficace il ruolo delle forze laiche, si dichiara convinto del processo di rifondazione della DC, che sta superando la logica correntizia e sempre più caratterizzandosi non solo come partito dei cattolici, ma come espressione dei ceti produttivi e come interprete dell'area politica e culturale che rifiuta l'autoritarismo e non ha ispirazione marxista.
E' tempo di dire coraggiosamente e autocriticamente che, in provincia di Cuneo, il ruolo dei partiti di minoranza è innanzitutto di essere collettori di voti per i rispettivi vertici nazionali... che una loro peraltro improbabile unità di azione costituirebbe ormai una somma di debolezza; e che in una situazione di emergenza non solo non ha alcun senso, ma è immorale, isolare intelligenza ed energie in piccole torri d'avorio oscillanti tra il moralismo ed un'assurda vocazione clientelare. (68)
Per la "Vedetta" l'adesione è segno del ruolo che molti giovani riconoscono alla DC come origine contro l'incalzare della proposta marxista e il profilarsi di tendenze autoritarie:
Portare avanti il discorso dell'edificazione democratica, allargare la base popolare dello Stato, garantire la Repubblica dall'assalto dei suoi nemici estremisti, recuperare alla democrazia, nell'impatto immediato con la gente, il consenso che il marxismo le ha tolto o le ha dato in modo ambiguo e inaccettabile; tutto ciò per un giovane rappresenta un impegno immediato che la dimensione provinciale sollecita ed è in grado di esprimere (69).
Duri i commenti della sinistra. La scelta viene giudicata contraddittoria e opportunista. E grave l'atteggiamento di un laico che entra nella DC, proprio quando molti cattolici si dichiarano contrari al referendum antidivorzista.
Noi non facciamo certamente polemiche sulle conversioni, anche perché siamo rispettosi dei travagli di ogni uomo, ma rimaniamo sconcertati quando ci si dice che non si tratta di conversione ideologica (ovviamente legittima), ma che fra i partiti minori e la DC non vi sono differenze. (70)
E' proprio la battaglia sul divorzio ad accendere ulteriormente lo scontro politico. La DC di Fanfani punta sul referendum per rinsaldare l'identità cattolica del partito ad un fronte moderato in una fase di grande instabilità politica (a marzo vi è l'ennesima crisi di governo). Due incontri sono organizzati in provincia per organizzare la campagna: no all'integralismo, ma no ad ogni ritorno di anticlericalismo. Il PCI è in contraddizione con se stesso perché la legge Fortuna non difende le masse popolari, ma gli interessi delle classi agiate. La vittoria del no farebbe il gioco del PCI e aprirebbe la strada al compromesso storico. La legge Fortuna è la peggiore del mondo. Comunisti radicali e missini politicizzano lo scontro. I comunisti non possono difendere la libertà. La DC non ha alcuna intenzione di subire prepotenze:
I cocchi di mamma della sinistra extraparlamentare sono avvertiti... In ogni caso i divorzisti possono stare certi che i democristiani non sono vili. E che il coraggio della loro limpida testimonianza non si arresterà di fronte a nessuna prepotenza. (71)
Il divorzio non è sinonimo di civiltà. E' assurdo difendere la famiglia in un paese pressoché disintegrato, in cui non vi è altro nucleo di educazione e di salvezza che possa sostituirla.
Uniamoci, godremo insieme i giorni sereni, soffriremo insieme i tristi e questo nostro tenerci per mano sino al termine del cammino non finirà con noi perché continuerà nei nostri figli. (72)
Tutta la campagna della DC e dei gruppi cattolici "ufficiali" è tesa da un lato a denunciare il divorzio come motivo di decadenza, soprattutto morale e di aggressione alla famiglia, nucleo primario di tutta la società, dall'altro a mantenere in luce gli effetti sociali. Con la legge Fortuna non sono tutelati la moglie, i figli, le famiglie, più mariti.
Gli operai, i contadini, i ceti medi non vogliono il divorzio che è uno strumento dei ricchi.
Non basta difendere il diritto al lavoro. Per i più deboli occorre difendere prima di tutto il diritto alla famiglia stabile, al matrimonio vero per tutta la vita. (73)
Si fa uso dell'anticomunismo anche utilizzando le elezioni presidenziali francesi. Fra i due partiti comunisti vi è un perfetto coordinamento tattico e strategico. La crescita comunista in Francia con le presidenziali, legata alla vittoria del no nel referendum in Italia riserba di far uscire i due paesi dall'occidente.
Frontale la polemica con i cattolici del dissenso. Durissimo, in un tono sarcastico, il commento alla affollata conferenza (sabato 4 maggio) tenuta da tre sacerdoti della comunità di dom Franzoni.
Sono ridicolizzati gli interventi dei tre sacerdoti, di Conforti, di Bertaina e soprattutto di Ramonda:
Conforti che riemerge sempre durante ogni insorgenza rivoluzionaria ha messo alla gogna Fanfani... il centallese Berta... ha detto che dal dibattito scaturiva l'imperativo di distruggere la Chiesa cattolica ed è rientrato subito. A Centallo tra gli applausi deliranti dell'assemblea del Popolo di Dio. Uno con la barba ha annunciato la prossima convocazione a Torino dei cristiani che vogliono il socialismo ed ha fornito giorno e ora non solo della convocazione, ma anche dell'instaurazione del socialismo. Molti, a questo punto, hanno invocato l'intervento di Ramonda un nome che... significa una bandiera. Ebbene, Ramonda ha parlato... .(75)
Molti gli incontri "interni" (con frequente utilizzo delle strutture parrocchiali), pochi quelli pubblici (nello sprint finale Soldano a Savigliano, Sabatini a Saluzzo, Bodrato ad Alba, a Cuneo Mazzola e Dotta Rosso a cui invano i radicali chiedono il contraddittorio). Quasi sempre la DC rifiuta le tavole rotonde, i dibattiti pubblici dove sempre gioca "fuori casa". Eccezione Boves, dove il circolo "Barale" riesce ad organizzare un confronto tra DC (Martini), PCI (Sturlese) e PSI.
Non molto intensa l'attività delle formazioni "laiche". PRI e PSDI hanno poco spazio tra le voci divorziste, lo stesso PLI sembra combattuto tra le sue posizioni laiche, con alcuni tratti di anticlericalismo e il timore che i ceti moderati sentono per una "vittoria comunista". Non è una cosa che, solo nel numero che precede il voto, il Subalpino dedichi ampio spazio al tema. La difesa della "Fortuna- Baslini" si accompagna all'accusa a chi politicizza e strumentalizza il referendum.
Lo scontro provoca anche una frattura del comitato antifascista. Se ne va la DC, a seguito di un duro attacco del PSI al sindaco Dotta Rosso.
Netto e vivace è il PSI. Il suo recente reingresso al governo è motivato anche con la necessità di combattere l'inquinamento clerico-fascista nel referendum. Il referendum è la prova politica più ardua per la nostra società. Chi lo ha provocato è intenzionato a sollevare un grande polverone dietro cui nascondere i responsabili dei mali del paese. Molte le iniziative Vineis e Magnani Noya a Bra, Vineis a Cuneo su Divorzio e Democrazia prima conferenza di un ciclo alla sede dell'ANPI, ancora a Cuneo Viara, Viglione, Cipellini, Giolitti. Viglione chiama a raccolta tutti i laici e i democratici, compresi gli extraparlamentari, Cipellini denuncia il comportamento fazioso di radio e TV, Giolitti lega la situazione economico-sociale alla difesa della democrazia e alla necessità di pensare nuovi equilibri politici, superando l'immobilismo e la mancanza di alternativa.
La società italiana cresce: la società italiana è ormai un abito troppo stretto, se lo si vuole conservare nella confezione alla moda degli anni sessanta. (76)
Nonostante la collaborazione al governo, la polemica con la DC è netta. Le strutture del partito sono attivate al massimo, soprattutto in comizi ed incontri nei paesi e nelle vallate. Forte in tutta la sinistra, la polemica per il connubio DC-MSI che dimostra pericolose assonanze su temi ideali e può rimettere in gioco i neofascisti. Nel comizio finale, in Piazza Galimberti, Viglione e Cipellini ribadiscono la assurdità di uno scontro su un tema già risolto da secoli in molti altri Stati. La battaglia della DC è anacronistica, superata dalla storia. In una lettera agli elettori, Giolitti lega la vittoria del no alla possibilità di nuovi equilibri politici.
Molto cauto il PCI che, sino all'ultimo, ha cercato di evitare lo scontro. L'unità tra laici e cattolici, credenti e non credenti, è messa in discussione da un confronto assurdo ed anacronistico. Grave la responsabilità della DC che non ha voluto impedirlo, accodandosi così, obiettivamente, alla destra fascista.
Il pericolo di destra è al centro dell'iniziativa comunista. Il movimento operaio e democratico deve rilanciare l'unità antifascista che abbia come riferimenti il Patto politico che ha dato vita alla Costituzione e le lotte dei lavoratori, come indicato dal grande sciopero del 27 febbraio. Unire le grandi componenti popolari (comunista, socialista e cattolica) è alla base della proposta di "nuovo compromesso storico" che si richiama alla Resistenza. Il 6 aprile, in una grande manifestazione al Toselli, viene ricordato Giovanni Barale, morto nella guerra partigiana, tra i fondatori del partito in provincia.
Porta una testimonianza Paolo Cinanni. Sono premiati i partigiani garibaldini. Ugo Pecchioli lega l'antifascismo alla battaglia di libertà contro il tentativo di negare un diritto fondamentale.
Il no all'abrogazione della legge sul divorzio è anche il no di chi si rifiuta di votare come il fucilatore Almirante, il no di chi si riconosce nel sacrificio di Giovanni e Spartaco Barale, di Duccio Galimberti e degli altri eroi della Resistenza cuneese, delle centinaia di caduti partigiani per la libertà. (77)
La legge è moderata e ragionevole. Non esiste il "divorzio facile". Sono tutelati il coniuge più debole e i figli. Gli antidivorzisti mentono soprattutto per ingannare le donne.
Molto spazio è dato alle posizioni dei cattolici per il no, all'atteggiamento preoccupato e problematico del cardinal Pellegrino che riconosce l'esistenza nella Chiesa di diverse sensibilità e auspica che la consultazione popolare avvenga in un clima di confronto civile.
Molti sindaci firmano un appello per il no. Beppe Manfredi pubblica un suo documento sulla "Nuova frontiera".
In questa battaglia, sono sorte nuove forze a difesa di un principio di libertà, forze che si sono pronunciate per il NO: cattolici democratici, democristiani, forze intellettuali provenienti da ambienti diversi della cultura, forze sindacali e di altre categorie sociali, di ogni segno politico e religioso. Sono forze che hanno fatto del no, anche nella nostra provincia, il simbolo della loro protesta contro la sopraffazione e della loro volontà di rinnovamento. (78)
Importante il ruolo del dissenso cristiano, di cui Viene il tempo è la maggiore espressione. A febbraio il mensile chiede che la battaglia si svolga sul terreno politico, che dai pulpiti delle chiese vengano parole di libertà e non scomuniche. Nel numero di marzo si esprimono preoccupazione e critica per il documento della conferenza episcopale italiana che ribadisce il diritto dovere, per i cristiani, di difendere la famiglia.
Occorre guardarsi dai crociati, rispondere no all'intolleranza, non accettare che le parrocchie scendano sul terreno della rissa come stanno facendo alcuni bollettini con scritti offensivi:
Il referendum si deve fare. E si farà a meno che le mafie divorziste e marxiste non riescano a cambiare le carte in tavola, con la proditoria complicità di gruppi politici pronti a tradire per sete di potere, ideali, impegni e promesse... Ormai siamo stufi e arcistufi di tutti i vergognosi intrighi antidemocratici dei politicanti che sanno dimostrare soltanto spropositate doti di insipienza e di tracotanza, come stanno facendo i divorzisti di tutte le estrazioni e di tutte le sfumature. (79)
La legge Fortuna non ha provocato quella disgregazione della famiglia su cui gioca le sue carte truccate il fronte antidivorzista la cui iniziativa non ha alcuna giustificazione, né sociale, né politica, né religiosa.
Perciò voteremo no, con la consapevolezza di adempiere ad un imperativo della nostra coscienza di cittadini democratici e di cristiani. Di cristiani, tra l'altro, intimamente convinti della necessità di valorizzare, con la testimonianza, il valore del matrimonio indissolubile, segno dell'amore di Dio e della fedeltà all'uomo, nel rispetto della libertà di coscienza, in una società pluralista realmente sensibile ai problemi della famiglia (che ancora attendono una legislazione adeguata di cui lo stesso istituto del divorzio è soltanto una premessa). (80)
Viene il tempo e i cattolici del no non sono contro i vescovi, ma chiedono che il referendum non provochi ferite irreparabili allo sviluppo della convivenza ecclesiale. Guardatevi dai crociati, titola il mensile riportando le posizioni oltranziste di Gedda e di Lombardi e la loro coincidenza con l'estrema destra fascista. All'intolleranza rispondiamo no è intitolata, invece, la relazione nel convegno Cattolici e referendum: per una scelta di libertà (Roma, sabato 23 marzo) con le relazioni di Pietro Scoppola, Paolo Brezzi, Giampaolo Meucci (magistrato), Luigi Pedrazzi (del Mulino) e gli interventi di Raniero La Valle, Mario Pastore (giornalista TV), Luigi Macario e Pierre Carniti (CISL), Emilio Gabaglio (ACLI). Si pubblicano gli appelli di 195 intellettuali cattolici, di Raniero La Valle, di Cristiani per il socialismo, quello, poco noto, delle Chiese evangeliche.
L'assemblea del 4 maggio è il momento più alto dei Cristiani per il no e segue un intenso lavoro di base, di discussione nelle comunità cattoliche. Non partecipa Giovan Battista Franzoni, abate di S. Paolo fuori le mure, sospeso a divinis della Chiesa ufficiale dopo molti attacchi al suo operato. Lo sostituiscono Fabio Dallapè e don Silvio Turazzi, suoi collaboratori nel lavoro di quartiere a Roma. Viene il tempo invia un telegramma di protesta alla Segreteria di Stato del Vaticano.
Provvedimenti disciplinari a carico di Padre Franzoni, gravissimi quanto storicamente inutili, ci colgono abituati, ma non rassegnati ad un clima di generale repressione. I milioni di no cattolici significheranno anche no a queste azioni che negano il confronto ecclesiale. (81)
Con il silenzio (vissuto nella preghiera e nell'ascolto della parola di Dio) Franzoni lancia ai vescovi un "messaggio di pace".
Voglio esprimere - ha detto il sacerdote - il mio grazie sincero a don Franzoni anche per non essere venuto. Il momento politico ed ecclesiale in cui viviamo rileva tanta sporcizia... la coscienza sporca che abbiamo. Il silenzio di Franzoni è qualche cosa di pulito in mezzo a questo sporco, Bisogna che diventiamo più politici e più credenti e ci vogliono questi esempi. Certe volte il silenzio è indispensabile. (82)
L'assemblea è enorme (la sala non contiene i partecipanti e vengono messi gli altoparlanti in Corso Nizza) e grande la voglia di discutere. Tra i tanti interventi un esponente della comunità evangelica, Gondolo, operaio Michelin e Fiori, a nome di un gruppo di cattolici albesi.
Il dibattito è stato molto vivo anche se non si è sentita la voce di coloro che con noi non erano d'accordo e che pure erano presenti in aula. Hanno preferito scrivere un pezzo allucinante sull'organo ufficiale della DC cuneese: trincerarsi dietro l'anonimato invece di affrontare un dibattito aperto è anche questa una scelta. Una scelta, però, che dimostra che... il principio della libertà di coscienza non è un fatto acquisito, ma è ancora una frontiera avanzata su cui combattere nella società civile come nella Chiesa. (83)
Attivi nello scontro anche i gruppi. Lotta Continua ha operato, a fine 1973, un ulteriore passaggio verso una struttura organizzativa (a Cuneo si scelgono un responsabile di sede e quattro settori di lavoro - fabbriche, scuole, donne, zona e vallate) e tenta il superamento di un impegno quasi interamente centrato sulla fabbrica.
Per 3 anni sia a Cuneo che in campo nazionale si è andati avanti su questa base, raccogliendo tutte le spinte di lotta che venivano dalle fabbriche, dalle scuole, dai quartieri, maturando come avanguardia e diventando un punto di riferimento essenzialmente di lotta e non organizzativo complessivo, come può essere un partito... La stessa classe operaia ha cominciato a richiedere dalle sue avanguardie qualcosa di più che non semplici indicazioni di lotta. Si erano aperti concreti spazi per la creazione di una forza politica rivoluzionaria... A livello politico si è andati verso una maggior attenzione della situazione di classe... in modo da essere in grado di elaborare una strategia rivoluzionaria ed un programma politico adeguato. A livello organizzativo, l'iniziale spontaneismo ha ceduto il passo ad una maggiore organizzazione. (84)
In un momento di forte scontro sociale, la consultazione per il divorzio non ha il significato solo di difesa di un diritto civile, ma diventa un vero e proprio scontro politico generale tra la destra e le forze popolari. Alle manovre di Fanfani, parallele a quelle dei golpisti, occorre rispondere a livello operaio, sociale ( contro l'aumento dei prezzi e delle tariffe), politico.
Il maggior strumento di propaganda e di iniziative nella campagna referendaria è il Canzoniere proletario a cui si assegna:
il compito specifico di tradurre a livello culturale o scenico l'attuale scontro politico fra le classi e di far arrivare, mediandolo e rendendolo più facile, il discorso di classe nei paesi, nelle vallate, ove sono la maggior parte degli operai e dove più forte ed incontrastato è il dominio politico e ideologico della DC. (85)
Il Canzoniere (tra gli altri Paco Conforti e Silvia Cipellini) recupera vecchie canzoni popolari, le rielabora e adatta alla situazione, le presenta in decine di spettacoli nei paesi e nei quartieri. I brevi comizi legano l'attacco al divorzio a quello all'occupazione e al salario.. Molto forte il tema dell'antifascismo. Il 4 maggio, Paolo Tomatis p sorpreso a strappare i manifesti del sì e denunciato.
L'intervento di Manifesto e PDUP - che stanno andando all'unificazione - presenta alcune differenze.
I due gruppi hanno unificato la sede (dall'estate 1973 in via Massimo D'Azeglio, nell'alloggio di proprietà di Grio), gli incontri, il lavoro politico, le iniziative pubbliche. Una parte (soprattutto proveniente dal Manifesto) insiste per una caratterizzazione autonoma della campagna, basata soprattutto sulla tematica femminista, sul recupero di elementi di critica alla struttura familiare, alla sua gerarchia, ai suoi valori, sulla proposta di diversi rapporti interpersonali, sulla valorizzazione della componenti cattolica.
Il divorzio è, per la DC, un falso obiettivo; lo scopo vero è quello di mettere insieme un blocco di forze sociali (grande capitale e ceto medio, operai e contadini, piccola borghesia e burocrazia) per andare ad una trasformazione autoritaria delle istituzioni. Il no deve dare una spallata al sistema di potere della DC:
che vuole un regime oppressivo nel matrimonio perché lo vuole in tutta la società. No perché vogliamo che i rapporti tra gli uomini, le donne, i bambini, siano veri e liberi da ricatti giuridici, dallo sfruttamento sociale, dalle falsità borghesi, dalla prepotenza statale e clericale... Il divorzio, di per sé, non garantisce un rapporto familiare fondato sulla libera scelta, per questo occorre una società che dia a ciascuno piena protezione e autonomia economica; ma il divorzio è non solo un diritto democratico: è anche un primo passo per rifondare su basi nuove la convivenza familiare. (86)
Altri ritengono difficile, all'interno di uno scontro frontale, caratterizzare un discorso specifico e così complesso. La campagna non può, per necessità, essere così caratterizzata, ma deve essere vicina a quella della sinistra (soprattutto del PCI). Le iniziative di maggior peso sono ad Alba (con Lidia Menapace) e a Cuneo, il 9 aprile, con Giangiacomo Migone, Paolo Elia (di Cristiani per il socialismo), e una campagna del collettivo femminista di Genova.
Già in occasione dell'8 marzo, nella sede di Manifesto e PDUP vi è stato il primo incontro, a Cuneo e provincia, in cui si sia affrontata la tematica femminista.
A fine aprile, aprendo un seminario di studi che si terrà al rifugio partigiano La Margherita è a Cuneo Vittorio Foa. La sua conferenza Lotte di fabbrica ed economia è molto seguita ed è un raro esempio di chiarezza e linearità sui temi dell'economia. Il seminario prosegue con Fausto Bertinotti: Come, cosa, dove e per chi produrre e Gianni Alasia: Lotte in fabbrica e nella società ed è indice del forte interesse per una impostazione da sinistra sindacale di una parte consistente della sede cuneese di Manifesto e PDUP, spesso lontana, invece, da scelte organizzative e ideologiche "di partito". Le diverse accentuazioni interne emergono anche davanti alla proposta radicale di lanciare otto referendum, proprio nel corso della campagna sul divorzio. I temi (concordato, aborto, articoli repressivi del codice penale, tribunali militari, leggi fasciste sulla stampa, monopolio su RAI e TV) sono di grande importanza, ma sembra sbagliato proporli in coincidenza di uno scontro più centrale.
Non convince la proposta molto ampia di alleanza che il PR lancia. Più sfumati i giudizi di Andreis e Dalmasso, favorevoli ad un impegno sui temi, anche se il referendum non può essere visto come l'unico strumento per sollevarli ed affrontarli.
Sabato 23 marzo, Marco Pannella è in provincia per dire no all'abrogazione del divorzio e presentare gli otto referendum contro il regime. A Saluzzo, conferenza con Carlo Sismondi, uno dei fondatori del FUORI. A Cuneo, comizio in Piazza Municipio con Angelo Pinna (sindacalista UIL) e Aldo Viglione (il PSI è molto vicino al PR su tematiche laiche e democratiche).
La DC è al potere da 25 anni: cinque più di quanto è durato il fascismo. L'opposizione parlamentare è ridotta ad una semplice etichetta, perché l'obiettivo di tutti i partiti è di governare con la DC. ... Con i referendum abrogativi proposti dal partito radicale, questo regime deve essere colpito nei suoi strumenti essenziali. (87)
Nel comizio, forte polemica contro la DC per i 25 anni di regime, ma anche attacchi alla sinistra, troppo timida e timorosa, che non sa cogliere l'occasione di lanciare tematiche (aborto, concordato, codici fascisti, tribunali militari) nuove e veramente capaci di costruire l'alternativa alla DC e al suo sistema di potere. Critiche anche ai gruppi e alla sinistra sindacale che prima hanno aderito alla campagna e ora lasciano solo il PR.
Molto duro il PCI. I radicali si sono impegnati perché il referendum sul divorzio si tenesse:
Dando una mano a quanti hanno rifiutato ogni intesa che permettesse di evitare questa prova al paese in questo momento e conducendo per mesi e mesi la sua brava campagna anticomunista... Con tutto quello che ci sarebbe e c'è da fare per difendere la legge sul divorzio, i radicali si impegnano per raccogliere firme addirittura per altri otto referendum. Anche se piccoli, fanno il oro bravo servizio a Fanfani. E non meno solerte si dimostra l'avvocato Viglione il quale ha pensato bene non solo di far numero alla manifestazione cuneese dei radicali, ma di fare il suo bravo discorsetto. (88)
Il 12 e 13 maggio il no vince largamente, al di sopra di ogni previsione. Stupisce il risultato anche di molte aree dell'Italia meridionale e di regioni a forte presenza democristiana; il voto giovanile e quello femminile superano qualunque aspettativa, dimostrando che il paese, in particolare sulle questioni di costume, è notevolmente cambiato. Evidente è anche l'intreccio con il voto operaio.
In provincia 177.437 no all'abrogazione della legge Fortuna (52%). La percentuale nazionale (58%) è superata a Bra (60,4%), ad Alba (60%), a Saluzzo (59,97%), a Cuneo (59,88%), 55,5% a Savigliano, 56,3% a Mondovì, 50,1% a Fossano. Oltre che nei centri maggiori, il no vince generalmente nei paesi di montagna (Limone, Entracque, Robilante, Valdieri, Vernante, Pradleves...), a Ceva (2.135 a 1.141) e nell'alta Val Tanaro (Garessio 1.873 a 1.044, Ormea 1.384 a 611), a Borgo San Dalmazzo (3.400 a 1.679), a Racconigi (3.383 a 2.150), Carrù, Dronero, Caraglio, Bagnolo, Barge, Dogliani, Chiusa Pesio. Il sì prevale nella pianura contadina, nella Langa (eccezione Cossano Belbo, Mango, Perletto), in numerosi centri medi (Boves, Busca, Centallo, Cherasco, Revello, Bene Vagienna, Villafalletto...). E indubbio l'intreccio del voto di sinistra con quello laico e con quello cattolico (particolarmente evidente a Fossano e ad Alba). E indubbio che la provincia non è più facile serbatoio di voti per la DC. L'analisi del risultato, da parte della DC locale, è preoccuapta. Il 48,88% dei sì dimostra la tenuta del partito e la sua natura popolare. In alcuni comuni (Canale, Priocca, Cortemilia) i sì hanno addirittura superato i voti del partito. La flessione è, però, marcata nei grandi centri e in montagna. Nella fascia montana tra la Valle Pesio e la Valle Po l'erosione di consensi dipende da carenze organizzative che hanno permesso l'affermazione del PSI, spesso basata su proposte demagogiche. La battaglia è stata giusta, condotta senza settarismi e senza drammatizzare (i settarismi sono venuti da altre parti, soprattutto da quella socialista). Fondamentale è, l'unità del partito.
Sulla Vedetta Antonio Sartoris nega che la DC abbia perduto parte del proprio elettorato. Si è perduto, in un caso, un consenso acritico e non gestito, che si può recuperare con una politica costruttiva e partecipativa.
Contro il referendum - scrive il fondo della Vedetta - si è scatenata la più forte campagna di stampa degli ultimi 20 anni, si sono avuti continuo terrorismo ideologico e l'intimidazione personale da parte dei gruppuscoli eversivi. Non ha vinto la libertà, ma la moda:
E' prevalso il modulo di una società permissiva, destinato a misurarsi presto su scadenze ben altrimenti significative come la crisi economica che investe tutta l'Europa. Ma che sia un successo della Libertà, la vittoria di un fronte guidato dal Partito comunista, questo è ridicolo, prima che inesatto ed esagerato. (89)
La necessità di rispondere alla sfida è presente nella riunione del comitato provinciale del partito. Bellani parte dalla sconfitta, dal disagio presente in gran parte della società, dalla necessità di recuperare una forte tensione ideale. Bruno Carli ricorda ritardi ed incertezze, per Mazzola la DC, con il referendum, ha sostenuto coerentemente il proprio ruolo, evitando la formazione di un secondo partito cattolico. Per Sarti occorre registrare il tramonto di ogni alternativa di destra, cattolica o clericale, e non farsi sedurre dalle nuove ipotesi proposte su base europea (la tecnocrazia alla Giscard, il compromesso storico). La DC deve rinnovarsi, per rifondare lo Stato democratico, in una società che cambia:
L'analisi del voto del 12 maggio mette in evidenza un comportamento del ceto medio difforme dal suo modo tradizionale di esprimersi elettoralmente: mentre la borghesia rurale ha tenuto, quella industriale e terziaria ha creduto di continuare ad esprimere valori statuali di libertà, votando per il divorzio. (90)
Analoga richiesta di rinnovamento è presente nel convegno dei giovani DC (Boves, 1-2 giugno) La nuova generazione per la libertà e l'antifascismo. Per Sarti sulla Vedetta, nonostante la sconfitta al referendum il partito è in piedi. Prima che la crisi della democrazia diventi irreparabile e il vuoto di potere inestimabile, i giovani riscoprono lo Stato e il bisogno del grande partito popolare.
Non si tratta solo di un patriottismo di partito risvegliato dalla puntura epidermica di un insuccesso elettorale e di una esplosione reattiva al troppo lungo e ormai stancante monopolio estremista nelle scuole o in certi luoghi di lavoro... La sfida al fascismo è raccolta. L'irrazionale reazione estremista e gruppusculare rintuzzata… (91)
Per il PLI la vittoria, anche se di stretta misura, del no in provincia, dimostra che non siamo una vandea, che hanno vinto i valori del Risorgimento sulla controriforma, il principio dell'autonomia dello Stato laico. Non è una vittoria dei comunisti, perché essi hanno votato per principi liberali.
Per il PCI l'affermazione del no deriva dalla grande crescita morale e culturale del paese. La sconfitta delle posizioni più oltranziste nella DC, lo stop imposto al connubio DC-MSI sono la base per una reale alternativa che non può basarsi sull'incontro delle grandi componenti popolari.
Il PCI, come maggior forza della sinistra, è decisiva per ogni trasformazione e avanzata democratica.
Forte è la crescita organizzativa del partito (la "punta" sarà nel 1976) che sta "sfondando" anche in settori a lui lontani. Debole la presenza tra i giovani, ma si moltiplica l'influenza in ambienti intellettuali, tra cattolici progressisti, nel ceto medio che sente l'esigenza di cambiamento. Nasce l'ARCI (tra i fondatori Franco Vaschetto, Bruno Viel , Mavi Montagnana) che inizia una attività culturale in parte complementare, in parte opposta a quella del Pinelli. Il 25 aprile pienone al Toselli per gli Inti Illimani. Il Pinelli ha sviluppato molte iniziative musicali e teatrali (dal gruppo di Dario Fo al Cammina - cammina di Paolo Ciarchi, dalla Comuna Baires al Bread and puppet) portando forti novità nel clima culturale della città. A questo si aggiunge un ciclo di film (Buñuel, il nuovo cinema inglese...) proiettati nei nuovi locali del circolo, in via Cacciatori delle Alpi.
Ha grande peso sulla città e sulla provincia un ciclo di incontri sulle istituzioni.
Apre Sandro Canestri su: Funzione dell'esercito oggi in Italia: è possibile il colpo di Stato?... Romano Canosa interviene sulla magistratura:
A dicembre alla sala delle Colonne, mostra e vendita di quadri ed opere d'arte per finanziare il circolo. Non riesce , invece, il tentativo di proiettare questa attività e la struttura in altri centri della provincia, dando vita, di fatto, a sedi locali del Pinelli. I risultati positivi di tutte le iniziative dimostrano il forte spostamento dell'opinione pubblica, pur in una realtà povera di lotte sociali e di fabbrica.
Viene il tempo saluta con soddisfazione la sconfitta della crociata. E' una vittoria della moralità, dell'antifascismo, della ragione contro l'intolleranza e il sopruso:
Abbiamo sentito Fanfani ricordare con speranza il 1948, Almirante farneticare di plebiscito anticomunista, Gabrio Lombardi elogiare il concubinato come soluzione alla crisi della famiglia, Gedda parlare di divorzio come anticamera del lupanare e via insultando. (92)
Problema centrale ora sarà il comportamento della Chiesa dopo questo insuccesso. Si interrogano su questi Gigi Ferraro e, rispondendo ad alcune domande del giornale, Giancarlo Ferrero ed un anonimo sacerdote. All'interno della chiesa esistono divisioni profonde non si può confondere tra cattolici e DC, si assiste ad un processo di secolarizzazione, l'unità deve essere un fatto liberante e non imposto.
Sono dannosi i provvedimenti autoritari (Franzoni, Turoldo...), la Chiesa può recuperare la propria credibilità, solo riproponendosi come "popolo di Dio", senza appoggiarsi ad alcun potere.
Molto preoccupanti gli atteggiamenti punitivi e di esclusione presenti nella Chiesa del dopo-referendum.
Paolo VI nell'assemblea dell'episcopato italiano si rivolge ai fedeli che non hanno tenuto conto "della fedeltà dovuta ad un comandamento evangelico, ad un chiaro principio di diritto naturale, ad un richiamo di disciplina e comunione ecclesiale:
Il pluralismo - lamenta il Papa - delle opinioni e dei raggruppamenti non ci lascia indifferenti e del tutto tranquilli, come quello che ci sembra spesso derivare da un inquieto e in fondo egoistico istinto di autonomia dispersiva". Ma allora il referendum non ha insegnato niente alla nostra gerachia? Come si possono riproporre strade che si sono ampiamente rivelate non più percorribili? E quale prezzo si paga al risorgente logoro integrismo? (95)
A Cuneo, la frattura diviene aspra e assume toni particolari. Viene il tempo è duramente attaccato e decide, a settembre, di sospendere per due mesi le pubblicazioni come segno di riconciliazione.
La ripresa, a dicembre, segna la volontà di andare avanti, di superare il dibattito sul dentro e fuori la Chiesa, di non giustificare, in alcun modo, posizioni di sterili proteste:
Ne dovrebbe derivare una maggiore pazienza di fronte alle inevitabili - non sempre però! - lentezze dei processi in atto, un abito mentale attento a cogliere con speranza quei piccoli segni di un cambiamento che si verifica spesso silenziosamente, senza brusche sterzate… (96)
Venerdì 28 febbraio 1975, alla Serenella di S. Rocco, Giovanni Franzoni, Marco Boato (di Lotta Continua) e Giorgio Girardet parlano su: Il cristiano e la politica. Pubblico strabocchevole.
Il circolo "Pinelli", organizzatore, vive in questo periodo, la sua fase più alta, toccando, come mai a Cuneo, tutta l'opinione pubblica democratica e progressista, legando alle tematiche di un circolo della nuova sinistra, quelle (democrazia, antifascismo, analisi critica delle istituzioni) più proprie della sinistra storica. Nel dibattito (molti non riescono ad entrare nella sala) Franzoni affronta la realtà delle comunità di base, del dissenso che non deve significare distacco dal corpo dei credenti. L'istituzione Chiesa non può essere elusa. Con essa deve esservi un rapporto dialettico. Nelle comunità:
Si ha un processo che matura, che matura dal di sotto, dalla base, ossia là dove la fede è vissuta in prima persona e dove è un fatto autentico. Invece, non pensiamo che sia possibile modificare l'istituzione dall'alto. (97)
Continuo il riferimento al rapporto tra cristianesimo e marxismo. Occorre non appiattire la fede nel politico, togliendole ogni aspetto di rapporto con la trascendenza, ritrovare l'autonomia delle due opere, senza ricadere nel loro dualismo. La fede ha un ruolo fondamentale nel "responsabilizzare" l'uomo.
Le scelte di collocazione possono poi, essere diverse. Ambigui i termini scelta di classe o scelta socialista.
Ora, la classe sociale non si sceglie; nella classe si nasce. Si può fare un'altra scelta, una scelta morale, cioè deteriorarsi e non usufruire dei privilegi della propria classe sociale, a sua volta subalterna. Per esempio, per me che sono un borghese, proveniente da un tipo di educazione appartenente ai ceti medi, nei preti e così via, pur riconoscendomi in una posizione subalterna, decido di non allinearmi alle pretese alle aspirazioni delle classi egemoni, ma decido di aggregarmi alle lotte della classe operaia che è l'asse portante del processo di liberazione dei lavoratori. (98)
Diverso, il giudizio sui referendum dato dai gruppi di sinistra. Lotta Continua saluta con gioia la sconfitta dell'asse DC-MSI, della crociata fanfaniana, del tentativo di spostamento a destra. Occorre ora rilanciare un grande scontro che parta dalle lotte operaie, sapendo che parti consistenti della classe dominante non escludono il ricorso alla violenza.
La sera di lunedì 13 maggio, grande festa a Cuneo, in Piazza Galimberti. Canta il "Canzoniere", balli, girotondo attorno a un DC venuto a curiosare, cortei di macchine strombazzanti per il centro, soprattutto davanti alla sede DC.
Per il PDUP e il Manifesto, la sconfitta di Fanfani può aprire la strada a un vero spostamento a sinistra. E' necessaria una sinistra capace di pensare ad una alternativa e ad una transizione, di superare le strategie perdenti (il compromesso storico, la collaborazione governativa).
Pochi giorni dopo il voto, il 27 maggio, si ha la tremenda strage di Piazza della Loggia, a Brescia, nel corso di una manifestazione antifascista. Molte le iniziative sindacali e antifasciste (a Cuneo in Piazza del Municipio il 28 maggio). Forte la mobilitazione del PCI. I gruppi vedono nella bomba la risposta al voto e alla volontà di cambiamento espressa dalle lotte operaie. I fascisti sono usati:
I fascisti possono ancora compiere i loro crimini solo perché coperti, finanziati e difesi da chi ha interesse ad usarli per impedire che la classe operaia e i suoi alleati sconfiggano i padroni. Il 12 maggio alleati dei fascisti erano i democristiani - nel dicembre 1969 i colpevoli della strage di piazza Fontana non sono stati trovati grazie alle manovre dei ministri democristiani (99).
Centrale in questa difficile situazione, il ruolo dell'esercito (si hanno notizie di allarmi e a novembre, nel ponte dei Santi, molti avranno la quasi certezza di un tentato colpo di Stato).
Con un forte richiamo all'ordine, analogo il giudizio dei liberali:
No alla violenza: Brescia, le Brigate rosse, piazza Fontana, sono le tappe della dissoluzione dello Stato. E' ora di finirla. Il governo invidui i mandanti e i finanziatori; smascheri le bande armate, di qualsiasi colore: ristabilisca l'ordine civile e democratico. (100)
Forte il richiamo all'antifascismo nel PSI i cui toni paiono più accesi di quelli dello stesso PCI. I gruppi rilanciano la richiesta di messa fuori legge del MSI. La campagna avrà molte adesioni, ma l'opposione ufficiale del PCI.
Significativo un breve trafiletto di "Viene il tempo" che esprime, dolore, indignazione, rabbia. Di fronte ai caduti di Brescia e alle vittime della strategia della tensione non può esservi spazio per le ambiguità della classe dirigente che continua a usare il logoro spauracchio degli opposti estremismi.
Chi ancora ieri si è messo a fianco dei fascisti nella campagna del referendum, deve oggi capire che la risposta popolare al terrore non è lo sgomento rassegnato: è invece impegno di lotta perché si inizi una rigorosa opera di risanamento morale e politico contro la corruzione, contro il sottogoverno, contro il privilegio, contro la paralisi delle istituzioni, contro gli ostacoli ai cambiamenti riformatori. Si deve cambiare strada. (101)
A luglio avviene l'unificazione tra Manifesto e PDUP e nasce il PDUP per il comunismo. In provincia ha sedi a Cuneo, Bra, Alba, Saluzzo, Verzuolo, gruppi a Mondovì, Fossano, Cavallermaggiore, Racconigi e nelle Langhe. Il numero degli iscritti si avvicina a quello del PSIUP. Scarsa l'incidenza sulle fabbriche, discreta presenza nel sindacato, molto forte nelle scuole dove, per alcuni anni, il PDUP sarà la forza egemone in alcune città, buona a livello di opinione. In forte crescita la sede di Bra, dove, soprattutto per il lavoro di Carlin Petrini, la presenza "culturale" è costante e prestigiosa e il Circolo Cocito diviene una realtà per tutta l'area geografica. Sull'unificazione pochi i commenti sulla stampa locale. Nasce il mensile In campo rosso.
Discussioni e divisione nel partito su temi anche centrali: la partecipazione, o meno, alle elezioni, il sindacato, l'atteggiamento da tenersi verso gli organismi collegiali della scuola previsti nei decreti delegati del ministro Malfatti. Il PDUP è ancora visto come una formazione giovanile e studentesca. Fa eccezione Lotte Nuove in cui l'apertura di confronto con i gruppi contrasta con il timore che la nuova forza di opposizione, strutturata, possa essere essenziale:
Il dibattito... ha portato sistematicamente ad una critica più che severa verso tutto lo schieramento di sinistra, molte volte anche inesatta come quando ha tralasciato, per la sua passione moralistica di tener conto delle concrete responsabilità alle quali è impossibile sottrarsi per un partito come il PSI... Anche l'emergere dei siffatti orientamenti - per il seguito che essi mostrano di raccogliere soprattutto fra i giovani, e per la passione dalla quale appaiono sostenuti - è comunque un fatto che la sinistra italiana deve meditare ed al quale deve dare una risposta politica, sulla base di un rigoroso esame autocritico (102).
Proprio su questo tema si sviluppa, negli ultimi mesi dell'anno, la polemica nelle scuole. A luglio presso la federazione socialista, dibattito tra Albertina Soldano (DC), Franco Revelli (PCI), Domenico Romita (PSI). A ottobre, seminario della commissione scuola del PDUP su: vertenza operaia, movimento nelle scuole, piattaforma citttadina, costi sociali, analisi dei decreti delegati.
Solo se gli studenti riusciranno a creare momenti organizzativi autonomi, validi ed efficienti, potranno opporsi e sconfiggere in pratica gli organi di gestione della scuola previsti dai decreti delegati del democristiano Malfatti... Resta fermo, comunque, il rifiuto della cogestione della scuola e la nostra convinzione che questi organismi non possono che essere, per loro natura e finalità, controparti del movimento degli studenti. (103)
Nuovo seminario organizzato dal circolo Pinelli, il 24 e 25 ottobre, alla Sala delle Colonne, su: sperimentazione ed esperienze di scuola alternativa, lotte operaie e studentesche, 150 ore ed ingresso operaio nella scuola...
Lo chiudono Ada Quazza (Lotta Continua) e Lidia Menapace responsabile della commissione scuola del PDUP per il comunismo, con posizioni opposte sulle elezioni degli organismi collegiali. Lotta Continua propone liste di movimento, nate dal basso; per Lidia Menapace le votazioni sono un tentativo di ingabbiare il movimento degli studenti, di introdurre una democrazia tutta formale (non si votava per "stato" e non per "testa" da prima della Rivoluzione francese). Netta la polemica con i sindacalisti della CGIL - scuola. Per il PDUP i futuri organismi di gestione della scuola coprono uno spazio proprio delle strutture di massa (assemblea, consigli di zona, comitati di quartiere...), risuscitano la destra studentesca, sono corporativi, producono riflusso negli stessi insegnanti democratici. A questa falsa democrazia si debbono contrapporre i delegati d'assemblea, espressione diretta del movimento, delle sue rivendicazioni, delle sue lotte per costruire un'organizzazione tendenzialmente "consiliare":
E' particolarmente importante che non vengano presentate liste di movimento (liste cioè dei Comitati di base o dei collettivi politici) chiarendo senza ambiguità che il movimento non si riconosce in queste strutture.
Fortemente polemico contro l'estremismo degli studenti PDUP è il PCI. I decreti delegati presentano molto limiti, ma sono una tappa per la trasformazione della scuola che l'estremismo non comprende e non vuole (104). Forte l'impegno di tutte le associazioni (ARCI, sindacati...) verso i genitori, i lavoratori, i quartieri. Nel PDUP, l'ala più vicina alla CGIL (Allario, Baravalle, Carla Giordano...) non condivide le scelte degli studenti e della commissione scuola. Il rifiuto di presentare liste è astratto, non tiene conto dei reali livelli nelle scuole, non comprende il lavoro che si sta compiendo nel sindacato, soprattutto in quello scuola e per la creazione dei "Consigli di zona". In tutte le scuole di Cuneo nasceranno "liste di sinistra" che si contrapporranno a quelle moderate, spesso vicine alla DC e ai partiti di centro. Il rifiuto del voto non "tiene" neppure negli altri centri della provincia. Dappertutto il febbraio 1975 le liste progressiste trionfano, dimostrando che i giovani vanno orientandosi verso sinistra e che la forte ondata di movimento ha spostato idealmente parte di una generazione (la conferma verrà dalle regionali, 4 mesi dopo).
Nuovo terreno di lavoro e di scontro è la pratica dell'"autoriduzione" che, partita in alcuni settori specifici, si estende a macchia d'olio: dai trasporti alle tariffe pubbliche (ENEL e SIP).
Gli studenti protestato contro i minacciati aumenti degli abbonamenti degli autobus. Sempre difficile o impossibile il confronto con le ditte extraurbane (SATIP, Benese...). La richiesta di tenere una mensa cittadina in Cuneo sembra avere successo ed inizia ad essere accarezzata anche da altre città. Nonostante le assicurazioni del sindaco che la garantisce a partire dal 7 gennaio 1975, non se ne farà nulla. A Saluzzo, buona risposta popolare alla campagna del comitato di lotta contro il caro vita (Avanguardia operaia) che propone l'autoriduzione delle bollette del gas:
I lavoratori sono già sufficientemente in crisi a causa della cassa integrazione e del continuo rincaro dei prezzi decretato dal governo e dalle aziende private e ritengono ingiustificati gli aumenti sistematici dell'Italgas di Saluzzo che ha in mano un prodotto di pubblica utilità. (105)
Si chiede che i prezzi tornino ai livello del 1973, che l'azienda gas venga municipalizzata, che sia allacciata la rete del metano, che gli enti pubblici diano un contributo per i pensionati e i lavoratori a basso reddito. Alcune iniziative toccano anche settori del sindacato.
Continua l'iniziativa culturale che ottiene sempre risposte, impensabili fino a poco tempo prima.
Il Pinelli e il Cocito continuano i cicli di film, gli spettacoli musicali e teatrali, i dibattiti. Il 15 aprile a Cuneo Karlmarxstrasse di Paolo Pietrangeli con Ivan Della Mea, Giovanna Marini, Alberto e Paolo Ciarchi, a Bra il gruppo pazz di Gaetano Liguori con Cile libero, Cile rosso il 16 maggio ad Alba Fausto Amodei.
Continua a Boves l'attività del Circolo Barale. Grande successo di un ciclo di film sulla Resistenza tra cui Nascita di una formazione partigiana girato in loco da Ermanno Olmi con attori locali. Il circolo preoccupa la stessa DC che viene spinta ad attivizzarsi e pensa ad una propria attività politico-culturale.
Il fermento del mondo cattolico è testimoniato da una bella serie di conferenze organizzate dalle ACLI. Partecipano Ruggero Orfei: Esiste una cultura cattolica?, Pietro Praderi: Il ruolo dei cattolici nel movimento operaio, Domenico Rosati: L'impegno dei cattolici per la nuova società.
Il 28 maggio 1975 Ignazio Puleo, della segreteria nazionale di Cristiani per il socialismo, è a Saluzzo per un dibattito sulla DC.
Inizia, anche in provincia, a manifestarsi un forte interesse per la tematica del femminismo. Ad un discorso di semplice eguaglianza, legato al problema dei servizi sociali, si somma o si sostituisce, quello della differenza, della specificità femminile, di un'oppressione secolare, vista più o meno vicina a quella di classe. La richiesta di aborto libero e gratuito è l'elemento dirompente su cui, anche localmente, le donne si mobilitano. Molto attivo il Partito radicale che sta crescendo e superando il suo lungo "essere minoritario", in crescita le organizzazioni della sinistra storica (le donne del PCI e l'UDI), inizialmente più attente a servizi pubblici, strutture sanitarie, anche in Lotta Continua la componente femminile tende ad autonomizzarsi e a sviluppare un discorso specifico.
Le proletarie, le studentesse, le operaie e tutto il movimento femminile hanno capito che il problema dell'aborto non rappresenta che uno dei tanti momenti di oppressione materiale ideologica a cui questa società le sottopone... Vogliono: gli anticoncezionali gratuiti e divulgati a tutti gli strati sociali. Asili nido e scuole materne gratuite e con posti sufficienti per tutti i bambini e non, come avviene adesso, per tre bambini su 100... aborto libero e gratuito: abortire è un rimedio estremo, ma, in molti casi rappresenta l'unica soluzione per evitare una maternità non voluta... .(106)
Il 15 febbraio 1975 il Pinelli invita a discutere di aborto Maria Magnani Noya (UDI), Giuliana Cabrini (Movimento liberazione della donna) e la radicale suor Marisa Galli.
Altro terreno di lavoro della nuova sinistra (anche di scontro con parti di quella storica) è l'antifascismo, molto sentito e vissuto da diverse generazioni. Il pericolo di uno spostamento a destra, violento e "istituzionale" è forte. Alla bomba di Brescia si somma, nell'estate, quella del treno Italicus. Il timore per il golpe, nel ponte dei santi, spinge molti, a sinistra, a pensare alla necessità di strutture parallele e non conosciute, a forme di autodifesa. Si insiste sulla continuità tra fascismo e trentennio democristiano, sul carattere autoritario delle istituzioni, sull'umiliazione del movimento partigiano (spesso, soprattutto da Lotta Continua, letto in chiave un po' mitica), sull'uso che nella destra viene fatto in chiave antioperaia. Il 30 settembre 1974 il Pinelli organizza a Cuneo un incontro sul tema: "Come sconfiggere il fascismo", con Michele Achilli, della sinistra socialista e Manlio Vineis che ha presentato proposte di legge per impedire il finanziamento pubblico del MSI e per un'inchiesta parlamentare sul neofascismo.
Si chiede di sciogliere il MSI, di non finanziarlo, di stroncare i piani di restaurazione padronale e finanziaria che stanno dietro il terrorismo nero, intrecciando iniziative istituzionali e mobilitazione di massa.
A novembre, Corrado Corghi e Rodrigo Rivas (107) discutono di imperialismo e fascismo in Europa e in America latina. Il ruolo dell'imperialismo americano è centrale nel sostegno ai regimi oppressivi dell'America latina. La penetrazione del capitale statunitense e delle multinazionali nell'Europa accresce i rischi anche per la nostra area, come dimostra l'escalation della strategia della tensione.
A dicembre, protesta per l'ennesimo oltraggio alla lapide che ricorda Duccio Galimberti, nel 30° anniversario della sua morte. La raccolta di firme per lo scioglimento del MSI va bene in tutta la provincia; molte le adesioni dall'ANPI e delle organizzazioni partigiane, dal PSI, dai sindacati, dalla stessa base del PCI che prima è ufficialmente contrario.
Contrario pure, anche se per opposti motivi, il PCI (m.l.) Servire il popolo. Solo le lotte di massa, e non una legge, possono sconfiggere il fascismo.
Le leggi fatte dai padroni hanno sempre fregato i proletari. Il compromesso della Repubblica nata dalla Resistenza non è riuscito a cacciare dall'Italia i fascisti e chi li manovra... MSI fuori legge: è questo il modo corretto per proporre la militanza antifascista? (108)
Il tema è comunque centrale ed è alla base di tutto il dibattito e di tutte le iniziative, anche di formazioni ad esso tradizionalmente lontane.
Continua anche l'attenzione ai problemi sociali. Il PDUP insiste sulla nascita e crescita dei consigli di zona, sull'autoriduzione come forma di pressione per servizi pubblici a tariffe agevolate, sulle 150 ore come intreccio di lavoro e di studio e come base per un ingresso operaio nella scuola.
Come foglio di fabbrica, si ridà vita a Politica operaia, già foglio del PSIUP, che si accompagna a quello specifico per le scuole. Fine di Politica operaia è socializzare e collegare le lotte, dare prospettiva politica in una realtà dove permangono le vecchie difficoltà; proprio la mancanza di grosse fabbriche e il persistere di una mentalità fortemente condizionata dalla rassegnazione e dalla rinuncia isola i lavoratori attivi e le battaglie sindacali.
Ma è proprio in questa situazione che non basta serrare le fila attorno alle organizzazioni sindacali così come sono, ma bisogna invece, assieme al massimo impegno all'interno del sindacato, far circolare idee, notizie, commenti, che suscitino fra tutti i lavoratori impegnati nelle lotte, i delegati, gli attivisti, un confronto, una discussione aperta su tutti i problemi che abbiamo di fronte... Cassa integrazione, autoriduzione delle tariffe, vertenza generale sulla contingenza, condizioni di lavoro nelle fabbriche sono gli enormi problemi con che non solo noi come partito che si richiama al movimento operano, alle sue lotte e alle sue conquiste, ma tutti i lavoratori, hanno davanti in questi mesi... Solo se la classe operaia uscirà in piedi dal durissimo scontro che la oppone alle scelte del padronato, ci potranno essere le premesse per la trasformazione radicale di questa società le cui ingiustizie e la cui logica sono così duramente pagate da chi lavora. (109)
Lotta Continua segue le svolte e le trasformazioni nazionali. A fine 1972, si è avuta una forte autocritica sull'estremismo della prima fase e il passaggio alla costruzione di L.C. come forza politica. Si mettono in discussione l'iniziale assemblearismo, la mancanza di strutture organizzative e dirigenti. Il primo congresso nazionale (Roma, gennaio 1975) ipotizza la fine del regime democristiano e teorizza la prospettiva del "PCI al governo". Questo spingerà, da un lato, la destra a tentazioni golpiste, dall'altro il movimento di massa verso sbocchi rivoluzionari, in cui decisivo sarà il ruolo della sinistra estrema che potrà racogliere consensi maggioritari. La presentazione alle elezioni scolastiche con liste di movimento e la campagna sul MSI fuorilegge confermano questa svolta.
Anche a Cuneo L.C. guarda alla costruzione di un partito. In un convegno provinciale (vi sono gruppi a Fossano, Savigliano, Dogliani oltre a parecchi compagni sparsi) a luglio molti interventi chiedono un bilancio su alcuni anni di attività ed una maggiore unità con gli altri gruppi di sinistra. Il congresso provinciale è aperto da una lunga relazione di Franco Bagnis. La crisi ha le sue origini nelle lotte operaie e nella accresciuta forza del proletariato a livello internazionale. Il padronato può uscirne solo sconfiggendolo frontalmente e minandone l'unità e la consapevolezza. Nello scontro che si profila, l'Italia può diventare uno dei punti cardine. Il governo Moro segna la scelta del grande capitale e ha temporaneamente superato l'ipotesi dell'involuzione autoritaria e dello scontro frontale con il movimento operaio in tempi brevi. La discesa in campo, in modo diretto, del grande capitale non arresta la crisi della DC che è crisi di rappresentanza, data l'impossibilità di mediare interessi opposti. Questo mette in difficoltà lo stesso PCI:
Il modo in cui il PCI guarda alla DC e alle ultime posizioni del PSI è quello di chi vede sgretolarsi piano piano le sue ipotesi di lavoro (leggi compromesso storico) ed è per molti versi paralizzato dallo spavento di non avere, al momento, soluzioni di ricambio. Il PCI è fatto oggetto di ricatti, di tentativi i più svariati, di ridimensionamento, sia sul terreno del proprio peso elettorale, sia dentro il sindacato, ma è nella condizione di non potersi muovere: l'unica possibilità di uscita sarebbe l'appello alla classe e il conseguente tentativo di cavalcare le lotte, ma è nella condizione di non poterlo fare, perché sarebbe la sconfessione più totale della sua tanto sbandierata disponibilità come forza governativa. (110)
Anche il sindacato, in tutte le sue componenti - dalla CISL al PDUP al PCI - non fa che subordinare la classe alle scelte del capitale, soffoca la sua forza per un riaggiustamento degli equilibri.
In questo quadro, la provincia di Cuneo vede la mancanza di un punto di vista autonomo della classe operaia. Molte le cause: la figura dell'operaio contadino, l'industrializzazione ritardata, l'assenza di immigrazione. La crisi e l'offensiva antioperaia producono, però, grandi cambiamenti: i giovani non si portano dietro la "filosofia della sconfitta", sono protagonisti di battaglie importanti (Cometto di Borgo, Bottonificio di Fossano). Il giovane non ha più la mentalità cristiana del sacrificio, il suo rifiuto istintivo del lavoro può trasformarsi in momento politico. La disoccupazione giovanile produrrà contraddizioni laceranti. L.C. deve partecipare a tutte le battaglie, utilizzando tutte le scadenze. La sconfitta della DC è un passo fondamentale. Conquistare la maggioranza passa necessariamente attraverso informazione, propaganda e chiarificazione. Bisogna discutere sin dal congresso:
La nostra partecipazione autonoma alla campagna elettorale, certo non con l'obiettivo di raccogliere voti intorno a un nostro programma (intorno al programma operaio si organizza la lotta e non il voto) ma per scatenare una grande campagna antidemocristiana con l'obiettivo di farle perdere la maggioranza assoluta e per polarizzare il più possibile i voti intorno al partito che maggiormente, nello schieramento istituzionale, può facilitare una rottura dell'ottimale equilibrio di potere e cioè il PCI. (111)
Anche in questa prospettiva si inquadrano l'antifascismo e l'antimperialismo.
Le masse debbono protestare contro le trame golpiste e gli insabbiamenti del governo, mobilitarsi sull'autoriduzione (dalle tariffe elettriche a gas, trasporti, canone televisivo). In questo terreno può avanzare l'unificazione del proletariato per cui sono anche fondamentali le mobilitazioni studentesche. Manca nelle scuole una informazione quotidiana sui fatti nazionali e internazionali. Sui decreti delegati anche nelle avanguardie non c'è una visione chiara:
Fare in modo che i vari organismi dei decreti non riescano a funzionare come strumenti repressivi e corporativi, ma diventino il luogo di scontro continuo tra una posizione di classe e il potere variamente rappresentati. (112)
Altro importante fronte di lavoro è quello dei soldati; il movimento dei militari è la maggiore garanzia perchè l'apparato repressivo venga neutralizzato in un tentativo di repressione.
Il tema del partito è il più discusso, essendo anche l'elemento di maggiore svolta rispetto ai primi anni dell'organizzazione. Superare gli errori di volontarismo cieco è esigenza condivisa da tutti.
Anche nelle divergenze dei tanti interventi (partecipa Bruno Piotti di Genova) non si nota alcuno dei segni di frammentazione e di diaspora che segneranno L. C. a partire dalla seconda metà del 1976.
Resta il forte impegno verso le fabbriche: in crescita il gruppo di Fossano che lavora con continuità verso il Bottonificio:
Oggi in assemblea dovremo discutere sulle offerte che il padrone ci ha fatto per la vertenza aziendale: sembra che siano diverse da quelle che aveva fatto all'inizio della lotta: si dice disponibile a dare qualcosetta di più sul salario e niente sul resto… . (113)
In tutte le realtà, a cominciare dalla Michelin, l'intervento è basato su riferimento personali e attacchi a padroni e capi:
Ma che padrone è il signor Rosso che non sa che esiste la cassa integrazione? Oppure non vuole che l'INPS e l'ispettorato del lavoro ficchino il naso nella sua fabbrica? O forse ha qualche operaio da nascondere perchè n non ha i libretti?... Non abbiate paura che vi licenzi, non può per questi motivi licenziare nessuno. Se si provasse a farlo, allora sì che verrebbero a galla tante cose che si sanno, ma non si dicono, e l'unico a rimetterci sarebbe lui. (114)
Gli obiettivi complessivi su cui costruire e far crescere un movimento di lotta sono:
* salario garantito al 100% in caso di spostamento, di cassa integrazione, di licenziamento;
* la parificazione della contingenza al livello più alto e non più scatti in percentuale per cui noi operai veniamo a prendere 3 o 4 mila lire di aumento e gli impiegati 10 o 12.000;
* la detassazione dei salari almeno fino a 2 milioni annui;
* prezzi politici per i generi di prima necessità (pane, olio, zucchero, pasta, latte);
* la riapertura della vertenza sulle pensioni e il loro agganciamento alla dinamica salariale;
* trasporti pubblici a basso costo. (115)
La natura della crisi è sempre deteminata dallo scontro tra lotte operaie e volontà del padronato ed è quindi "soggettiva".
I motivi portati avanti dalla FIAT per mettere in cassa integrazione 80.000 operai sono falsi. La cassa integrazione non è altro che un brutale tentativo di bloccare la lotta operaia, farla arretrare, generare confusione e paura ed impedire che si inizino le lotte per la vertenza generale sulla contingenza, sulle pensioni, ecc. Il ragionamento di Agnelli è questo: li metto in cassa integrazione, così penseranno al posto di lavoro e NON, invece, agli aumenti salariali! Se questo è il ragionamento di Agnelli, allora l'unico modo giusto per rispondergli è attaccare subito con la lotta. (116)
Obiettivo sempre perseguito in questa fase del percorso di LC è quello di socializzare le lotte, di evitare l'isolamento nelle fabbriche.
La lotta ... deve servire, oltre che a farci ottenere le cose che vogliamo, anche a spingere gli operai delle altre fabbriche della città ad iniziare a discutere piattaforme aziendali che abbiano al centro gli stessi obiettivi che abbiamo posto noi... Se noi rimaniamo isolati nella fabbrica e non riusciamo ad investire tutta la città, gli studenti, gli altri operai, il padrone potrà continuare a tenere duro. (117)
Queste tematiche permangono e sono affiancate da altre, anche nel 1975 e nei primi mesi del 1976 che segnano, come già ricordato, una svolta profonda nell'organizzazione, con una parziale modificazione delle posizioni sul sindacato, qualche legame con PDUP ed AO, la scelta "politica" emersa dal congresso di Roma (7 - 12 gennaio 1975) del PCI al governo. La crisi del regime democristiano porterà al governo il PCI e questo produrrà una tensione sociale (a destra, con il rischio di golpe e a sinistra con forti spinte sociali) incontrollabile e tale da aprire grandi spazi alla sinistra rivoluzionaria. Da questo disegno nascerà il "voto al PCI" alle amministrative del giugno 1975.
Un atteggiamento meno frontalmente critico verso il sindacato è testimoniato dall'intervento sulla crisi della "Pennitalia" (autunno 1975). Accanto al richiamo alle colpe del padrone e alla lotta operaia che raggiunge positivi risultati in tutta Italia:
Ora questi avvoltoi hanno deciso che è più conveniente andare a succhiare nuovo sangue altrove. La Pennitalia... vuole fare negli altri posti quello che ha fatto qui: sfruttare al massimo uomini ed impianti per poi chiudere e spostarsi altrove... Ma gli operai non possono accettare di rinunciare a mangiare solo perché ai padroni fa comodo andarsene!... Nessun posto di lavoro deve andare perduto! (118)
Vi è l'invito alla partecipazione, anche se su posizioni autonome, alle iniziative sindacali.
In occasione dello sciopero generale, anche per noi si presenta la possibilità di unire alla nostra lotta i lavoratori di tutta la provincia. Lo sciopero deve avere al centro il problema della vetreria di Vernante. (119)
Si hanno, però, contemporaneamente, i primi segni di organizzazione autonoma. Nel settembre 1975, a Cuneo, primo sciopero dei comitati unitari di lotta dei ferrovieri. Segni di protesta anche all'ENEL.
L'orizzonte della lotta operaia è in contraddizione con la strategia sindacale e la stessa forte presenza del PCI. Lo scontro operai-capitale non può essere mediato dalla sinistra riformista.
Anche se i sindacati e il PCI in questo momento sono tra quelli che vogliono mantenere in piedi questo governo a tutti i costi, ... con lo sciopero del 12 il proletariato deve darsi anche questo importante obiettivo. (120)
L'impegno maggiore è sempre volto alla Michelin: il discorso generale coniuga con l'attenzione a tutti i temi specifici. Nell'autunno 1975 il centro dello scontro è l'opposizione alla reintroduzione del sabato lavorativo, già respinta la primavera precedente.
Lo scontro di fabbrica si lega a quello per la riduzione delle tariffe (ENEL, SIP). Molte le adesioni all'autoriduzione delle tariffe elettriche, un po' minori per quelle telefoniche (il telefono in alcuni paesi, è ancora un "bene di lusso").
La politica tariffaria del governo (luce, gas, trasporti, telefoni, benzina, kerosene...) colpisce in modo brutale soprattutto i lavoratori: i miliardi che in questi mesi il governo ha rastrellato dalle tasche degli operai, dei pensionati, dei piccoli artigiani, degli impiegati sono tutti andati a finire nelle tasche dei grandi padroni pubblici e privati (Agnelli, Cefis...). (121)
La SIP, con gli aumenti, dimostra di voler colpire le utenze popolari, quelle che non rendono, a favore delle apparecchiature di lusso, seguendo la politica di ristrutturazione delle grandi multinazionali americane. E' necessario, per gli autoriduttori (più legato ad una dialettica nel sindacato il PDUP, più "di base" LC) un continuo legame con i lavoratori dell'azienda.
Si ottengono alcuni parziali successi (riduzione di alcuni aumenti, alcuni pronunciamenti della Magistratura) si respingono le lettere che invitano a pagare la differenza delle bollette. Protesta anche nella scuola contro il caro-libri che nega, di fatto, il diritto allo studio.
Forte la tematica internazionale ed antimperialista (qui le iniziative di LC, PDUP e Circolo Pinelli spesso sono legate e si intersecano). Forte l'interesse e le speranze per il crollo dei regimi fascisti in Grecia e in Portogallo. Il 6 settembre 1975 nella sede LC di Cuneo, due compagni, di ritorno da un viaggio in Portogallo, presentano impressioni e valutazioni sulla realtà portoghese. La lotta di classe di quel paese ha posto all'ordine del giorno la presa del potere. La comprensione di quella realtà, (oltre alla solidarietà militante) offre molte indicazioni per il processo rivoluzionario in Italia. Il 28 novembre 1975, al teatro Toselli, Saverio Tutino e Dario Lanzardo illustrano i problemi della rivoluzione portoghese in una serata organizzata dal circolo Pinelli, nell'ultimo periodo della sua attività:
Gli ultimi mesi sono una lotta difficile e continua che vede da una parte il popolo che attraverso i suoi organismi di base e di potere, disegna le grandi linee di quella società che vuole, e dall'altro l'arroganza dinamitarda... di chi, mascherato in vario modo, agisce in Portogallo e nel mondo al servizio degli imperialisti e del capitale. (122)
Anche la morte di Franco in Spagna e le esecuzioni di militanti di sinistra sono seguite con grande attenzione e partecipazione in un clima in cui l'antifascismo sembra ottenere una rivincita storica ed aprire la strada a spostamenti anche nel nostro paese.
Scrive un volantino di Lotta Continua:
Dieci compagni condannati a morte dal regime fascista cileno. Ecco perché anche qui in Italia i fascisti vogliono la pena di morte (123).
Oggi sono morti cinque combattenti in Spagna - scrive il PDUP - Franco ha firmato la condanna a morte perché è un assassino e perché è un fascista, perché ha complici in tutto il mondo, perché si sente incalzato e alla fine (124).
Il PDUP, il giorno della morte e dei funerali di Franco, chiederà che in Italia non venga proclamato il lutto nazionale.
Ad ottobre, mostra ed assemblea sull'Angola, con due esponenti del comitato Cabral.
La campagna su questi temi è viva anche nelle caserme, dove il movimento dei soldati democratici manterrà, per alcuni anni, una presenza organizzata, anche se soggetta ad un ricambio continuo. Anche in questo settore, costante l'alternarsi di temi generali (il ruolo dell'esercito, il diritto all'organizzazione democratica nelle caserme, elementi di propaganda e di formazione politica sulla realtà nazionale ed internazionale) a quelli più locali (l'autoritarismo nella singola caserma, la polemica contro alcuni ufficiali...).
Il Tenente Colonnello Luigi Rezzano è arrivato così, all'improvviso, e noi fiduciosi, pensavamo che, dopo l'infelice periodo trascorso insieme al Tenente Colonnello Guido Bessi, l'andamento della caserma cambiasse in meglio. Tutte illusioni! Ci ha quasi subito rivolto un discorso nel quale ha parlato di palle, pallini, regolamento e disciplina: la penna attaccata, i capelli corti, la divisa in ordine, l'adunata di corsa. (125)
Accanto alla propaganda politica, è continuo l'impegno culturale.
Nel settembre 1975, al ritorno dalle ferie, i prezzi dei cinema di Cuneo vengono aumentati. Il Pinelli protesta contro la programmazione, la situazione culturale della città, i prezzi, lo stato delle sale.
Il Nazionale offre solo films di 3a o 4a visione, l'Italia quasi solo films pornografici, il Fiamma e il Corso opere di cassetta, commerciali, con i soliti contenuti triti e ritriti. Molti spettatori "ripiegano" sul Nuovo di Boves che offre spettacoli migliori di quelli cuneesi, a prezzi contenuti. Si protesta contro il monopolio delle sale, tutte di un solo proprietario (Novelli), per la mancanza di una sala pubblica, gestita dal comune, offerta gratuitamente a tutti i gruppi e le associazioni. Si propone l'apertura dell'ex cinema Monviso e del teatrino dell'ex GL, da anni inutilizzati.
Inizia una protesta attiva, con spettacoli e proiezioni alternativi organizzati settimanalmente nella palestra del liceo scientifico. La protesta dura settimane con films Pelle viva, Il sale delle terra, Il sasso in bocca, il mimo e l'animazione del teatro Mago povero di Asti, la musica dei Canto vivo (folk) e del collettivo jazz Insieme.
Dopo le proteste... il monopolio ha dovuto rimangiarsi in parte l'aumento dei prezzi. E' stata una prima, importante vittoria; ma non basta! E' assurdo ed immotivato il prezzo di 1.200 £ per spettacoli che, il più delle volte, sono volgari sottoprodotti. I padroni dei cinema speculano sulla assoluta mancanza di alternative culturali (a Cuneo dopo il lavoro e la scuola non si sa mai cosa fare)... La nostra proposta ha questo senso preciso: dimostrare che è possibile, senza rapinare nessuno, offrire prodotti artistici migliori di quelli che ci vengono propinati tutti i giorni: nello stesso tempo, esercitare una ulteriore pressione sul comune per la concessione di strutture… .(126)
Continuano anche gli spettacoli di teatro (Fo è spesso in zona) e di musica (Dalla, ad ottobre Edoardo Bennato con Toni Esposito). Sembra prendere corpo una reale possibilità di alternativa culturale, soprattutto in una città dove forte è la rispondenza.
Il nascere di alcune radio democratiche pare offrire uno strumento in più. Si legano anche tematiche nuove o per lungo tempo confinate in un ambito del tutto minoritario: il film Nessuno e tutti di Bellocchio ed Agosti sulle malattie mentali, è proiettato dall'ARCI e dal Pinelli in vari centri; nel maggio 1975 si ha, organizzato dal Partito radicale, Stampa alternativa e dal periodico Una tazza di the un dibattito sulla droga, con Giancarlo Arnao.
Il comunicato di presentazione dell'inizativa scrive:
Chiunque per motivi di classe o di scelta ideologica e politica non faccia solidamente parte della borghesia, ha dunque diversi punti per riflettere sul problema della droga, prima di tutto sgomberando il campo dagli equivoci e dai pregiudizi collegati al termine stesso, droga, e affrontando, quindi il problema attraverso una analisi scientifica, politica e sociologica corretta. (127)
Molta attenzione alla musica, come messaggio politico alternativo. Presentando un nuovo concerto di Dalla, il 2 febbraio 1975 il circolo Pinelli scrive:
Tutti i grossi nodi stanno venendo al pettine; dal dibattito sulla cultura popolare, alla sua riscoperta e rivalutazione, al ruolo che l'industria discografica esercita sulla quasi totalità della cultura musicale, ai tentativi già presenti di creare un nuovo modo di fare e ascoltare musica che sia nello stesso tempo ancorato al dibattito politico delle forze progressiste del nostro paese. (128)
Si è limitati dall'obbligo di utilizzare strutture come il Caucaso che rendono necessario ricercare divi; l'obiettivo è di strappare al comune strutture che possano permettere una attività più vasta e politicamente più qualificata.
Il netto cambio di clima che si avrà nell'estate 1976 è testimoniato dalle tematiche alla base della festa popolare del 3-4-5 settembre, tentativo, non del tutto riuscito, di contrapporsi alle feste dell'Unità, che stanno crescendo e sfondando (Gipo Farassino, balletti russi...).
Concerti di Napoli centrale, di Alfredo Cohen (canzoni sulla lotta degli omosessuali).
Cresce l'esaltazione del movimento, del proletariato giovanile:
La maturità raggiunta dal movimento attraverso le lotte di fabbrica, le lotte sociali, per la casa, contro il carovita, le lotte dei soldati nelle caserme, le lotte dei disoccupati organizzati, la grande forza dirompente del movimento femminista, degli omosessuali, hanno evidenziato sempre più l'aspetto totalmente repressivo del sistema borghese, sia a livello strutturale che sovrastrutturale. (129)
Alla lotta sociale e materiale i giovani vogliono accompagnare quella ideologica contro la cultura e il modo di vita borghese.
Il personale è politico. Il politico è personale. Diritto alla vita. Sono gli slogans che racchiudono questa esigenza. Compito di un circolo culturale è quello di inserirsi nel dibattito non con la pretesa di dare indicazioni, perchè in questa fase non è possibile, se non a rischio di essere immediatamente scavalcati dal livello dello scontro, ma semplicemente quello di essere veicolo di discussione, di confronto. (130)
Si incontrano qui l'esaltazione del "movimento", della spontaneità, delle spinte dal basso, la sottovalutazione del ruolo della formazione politica, la concezione di un processo rivoluzionario come sommatoria di singoli momenti di lotta e di protesta.
Altro tema centrale in tutta la nuova sinistra, da Lotta Continua particolarmente accentuato è quello della lotta alla repressione, vista, a livello locale o nazionale, come strumento del potere contro l'allargarsi delle lotte.
In aprile due giovani sono uccisi a Milano, il primo, Varalli, dai fascisti, il secondo, Zibecchi, in incidenti nel corso della manifestazione di protesta. A Torino, Tonino Micicchè, operaio di Lotta Continua, è ucciso durante una occupazione di case alla Falchera. A Firenze, Rodolfo Boschi, 38 anni, militante del PCI è ucciso da un agente in borghese, al termine di una manifestazione antifascista promossa dall'ANPI; a Roma, Sirio Paccino, del collettivo di Monte Veste è ferito gravemente da un fascista. A maggio a Napoli, morte di un pensionato in incidenti nel corso di una manifestazione di protesta.
Tra aprile e maggio si discute, alla Camera, la proposta di legge "Reale- Gui" sull'ordine pubblico. La sinistra parla di norme liberticide, tese a limitare la volontà di organizzazione e di lotta dei lavoratori e ad impedire il cambiamento.
Di fronte alla grossa risposta popolare e democratica gli omicidi fascisti e polizieschi di Milano, Fanfani non ha trovato di meglio che rispondere il fermo di polizia, il confino politico... Con il ricatto della lotta alla criminalità e al fascismo, Fanfani cerca di far passare in Parlamento una legge sull'ordine pubblico che farebbe impallidire (se fosse ancor vivo) il fascista Rocco, padre dell'attuale famigerato Codice Penale (131).
Anche in provincia, Lotta Continua si mobilita. A Fossano, mostra con pannelli sull'ordine pubblico e sulla repressione. I carabinieri sequestrano un pannello che denuncia la complicità di settori della magistratura e della polizia con i crimini fascisti.
La sede di L.C è perquisita e viene sequestrato il ciclostile. (132)
A Cuneo, tre giorni di sciopero e di discussione in alcune scuole. LC accusa il PDUP di passività, di non aver compreso l'importanza del tema, di rifiutare una mobilitazione, di aver creato una spaccatura tra avanguardia (i comitati) e le masse studentesche, di sfiducia nel movimento e negli strumenti di mobilitazione.
Il movimento ha dimostrato di non essere a terra: da queste giornate verranno fuori nuovi compagni, nuove avanguardie. Bisogna sconfiggere le posizioni attendiste, usare l'ultimo mese di scuola per consolidare questa spinta politica. (133)
Critica la commissione scuola del PDUP. In Cuneo l'iniziativa di LC si è sviluppata senza una direzione unitaria e un dibattito precedente, ha trovato impreparata la maggioranza degli istituti, è stata decisa da una struttura politica esterna a quella degli studenti, a differenza di altre città, è totalmente mancata la partecipazione operaia, il sindacato non ha saputo articolare una risposta precisa e andare al di là di una generica disapprovazione delle leggi.
Era ed è, invece, necessario trovare nuove forme che coinvolgano e facciano discutere, documentino la massa degli studenti (assemblee aperte con la partecipazione dei magistrati democratici, l'utilizzazione delle ore di Educazione civica, lavori di gruppo, ecc.). (134)
La scesa in campo delle donne, già evidente sul tema del divorzio, è sempre maggiore e ha nel dibattito sull'aborto il suo cardine.
Attivi i radicali che anche a Cuneo fondano il CISA (centro informazione sterilizzazione aborto). Abortire non deve più essere un reato, ma un diritto che la donna ha di disporre del proprio corpo, è pericoloso se si pratica senza assistenza sanitaria, arricchisce medici e cliniche compiacenti.
Il P.R. chiede la depenalizzazione dell'aborto, colpito dalle leggi fasciste e protesta contro tutti i provvedimenti della polizia e della magistratura (fra tutti l'arresto del segretario Spadaccia a fine gennaio 1975 dopo un "blitz" della polizia in una clinica di Firenze).
Lotta Continua legge il problema in termini più sociali. L'aborto è di classe, praticato nelle cliniche di lusso e sui tavoli da cucina. Il problema è stato ignorato per decenni e solo ora sta nascendo una campagna in difesa del diritto alla vita.
Ancora una volta, come per il referendum sul divorzio, ritroviamo insieme fascisti democristiani, preti e baciapile. Ma le proletarie, le studentesse, le operaie e tutto il movimento femminile ha capito che il problema dell'aborto non rappresenta che uno dei tanti momenti di oppressione materiale e ideologica a cui questa società le sottopone. (135)
Si chiedono gli anticoncezionali gratuiti, asili nido e scuole materne, strutture sanitarie e previdenziali, aborto libero e gratuito.
Il 15 aprile inizia la raccolta di firme per la depenalizzazione dell'aborto.
Per la prima volta sono raccolte anche davanti alle scuole, grazie alla legge che riconosce il diritto di voto ai diciottenni. Il comitato per la depenalizzazione chiede che le donne possano decidere secondo coscienza e senza imposizioni, che si dia vita ad una nuova legge, ispirata a criteri di libertà, che cresca
una società in cui le nascite siano veramente felici, i bambini realmente desiderati e le donne pienamente responsabili. (136)
Non mancano le prime avvisaglie di temi che diverranno centrali nel giro di pochi mesi o anni: la sessualità, la corporeità, il rifiuto di ogni compressione o repressione, la specificità femminile, il legame tra battaglia politica e tematiche personali.

D) La spallata del 1975
L'anno politico che porterà alle elezioni amministrative del giugno 1975 ha come centro la formazione del nuovo governo Moro. Secondo La Vedetta si apre un difficile periodo, carico di impegni, a cominciare dalla difesa delle istituzioni e dalla ripresa dell'economia. A queste priorità deve essere sacrificata ogni esigenza di parte. A queste devono essere richiamate le forze politiche, sindacali, produttive. La capacità di Moro e l'apporto venuto dai settori più consapevoli del partito (contro l'integralismo e lo spirito di rivincita di altre) sono una garanzia. Spiace che il rinnovamento non si a stato profondo come la situazione avrebbe richiesto. La nomina di Adolfo Sarti a ministro per il turismo e lo spettacolo è salutato come segno di trasformazione e come riconoscimento importante alla "granda". Il primo ministro DC della provincia dopo Giovanbattista Bertone è:
uomo politico di capacità incontestabile, uomo di cultura e di grande umanità, è uno degli uomini nuovi della DC, di quegli uomini ai quali è affidato il compito di portare nel governo una mentalità rinnovata, metodi di gestione diversi, una più profonda aderenza alle mutate esigenze della società italiana... Il coraggio della novità e quello della continuità non sono doti che si contraddicono. (137)
Complessa e travagliata l'adesione socialista al nuovo governo. Al festival provinciale dell'Avanti (Paesana, 7-8 settembre), Giolitti chiede che si compia ogni sforzo per trovare soluzioni politiche capaci di incarnare quello spirito di unità nazionale che nei momenti difficili il paese ha saputo e saprà ancora esprimere. Intervengono i parlamentari Cipellini e Vineis e la segreteria provinciale (Viara, Romita, Ripa). Porta un saluto Ruggero Orlando. Evidente il tentativo di strutturare e far crescere feste, anche davanti all'esplosione di quelle dell'Unità.
Al festival di Cuneo (20/22 settembre) parlano Labor e Giolitti. Il primo ripercorre i termini della questione cattolica, il processo di emancipazione dalla DC, la necessità dell'impegno riformatore e socialista per i lavoratori cattolici. Con il 12 maggio si è verificata la rottura di vecchi equilibri.
Per questo vi è la possibilità di una convergenza di intenti riformatori che le forze produttive, laiche e cattoliche, debbono compiere per liberare la società dai parassitismi, dall'inerzia, dalla violenza fascista, dai vecchi modelli capitalistici. Giolitti interviene sui rapporti con la DC e sulla presenza nel governo. No alle solite ricette: "produrre di più e consumare di meno". sì a scelte chiare e nette che fermino anche la demagogia.
Tema centrale della tre giorni, la rievocazione del tragico colpo di Stato cileno, contro le illusioni di chi auspica, anche in Italia, un governo forte e d'ordine per salvare l'economia.
A fine settembre, a Sambuco, scuola di partito. Lezioni sull"ideologia" marxista, sulla storia del movimento socialista italiano ed europeo, sull'organizzazione, sugli enti locali, tenute, fra gli altri, da Giolitti, Vineis, Covatta, Nesi, Arfé, Viglione, Musso. Indubbia la necessità di un "momento di riflessione" nella convinzione che la preparazione dei quadri sia premessa essenziale per le lotte politico sociali.
Il 13 ottobre si svolge la conferenza provinciale di organizzazione per ribadire il nesso indissolubile e vincolante tra organizzazione e politica socialista nella società e nello Stato per la difesa dei lavoratori. Dopo la relazione di Viara, intervengono Paolo Vittorelli, per la direzione del partito, Antonio Giolitti, Vineis, Cipellini, Viglione, Romita, Primatesta, Fresia, Musso, Brondino, Rolfi, Farinetti, Ripa, Fino, Gandino, Biagi, De Carolis. Il partito deve essere riorganizzato e ristrutturato, deve essere presente a tutti i livelli. Il PSI è al fianco delle masse popolari, a sostegno della produzione, del contenimento dei prezzi, della lotta al parassitismo e all'evasione fiscale e nella richiesta di profondi mutamenti nei metodi e negli indirizzi di governo.
Polemica con la DC per il suo immobilismo e con il PSDI per la sua politica "avventurosa" e con il ministro della difesa Tanassi per il comportamento tenuto di fronte ai tentativi golpisti.
Il documento conclusivo chiede che il partito diventi una struttura aperta alle istanze della società, che potenzi gli organismi collaterali, che vi sia una reale formazione e selezione dei compagni chiamati ad incarichi politico-amministrativi, che si porga un limite al correntismo, che si applichino criteri di maggiore moralità.
La formazione del nuovo governo è salutata da Lotte Nuove, con temi critici.
La DC e Tanassi volevano estromettere il PSI, andare a nuove elezioni, giocare sulla strategia della tensione. I risultati elettorali delle amministrative parziali hanno impedito questo disegno. Il PSDI si è rimangiato tutto ed appoggia il bicolore DC-PRI.
La posizione del PSI non muta solo perché squallidi personaggi fanno buon viso a cattivo gioco e si rimangiano tutto. Prima che le contese sugli schieramenti vengono i problemi reali del paese e la necessità di una guida governativa nel momento in cui la crisi economica diviene lacerante e si intreccia al rinnovato pericolo di criminali attentati fascisti alle istituzioni... Il governo sarà giudicato dal suo operato, sul piano della difesa antifascista, sul risanamento dell'economia, sulla volontà riformatrice. (138)
Esultanza, invece, nella sinistra per le elezioni amministrative parziali che danno in forte crescita il PCI e il PSI, in calo PSDI, PLI e MSI e in caduta la DC. E' il primo segno, dopo il referendum sul divorzio, del forte spostamento in atto nel paese. Preoccupata la Vedetta che insiste sulla richiesta di rinnovamento:
Le elezioni di domenica scorsa hanno segnato una traccia pesante che deve far riflettere tutta la DC, a cominciare dai suoi vertici. (139)
Il 7 e l'8 dicembre, in occasione dell'anniversario della morte di Galimberti, si tiene a Cuneo un convegno provinciale sull'indagine della Regione Piemonte sull'attività fascista e parafascista. Intervengono Viglione, Adriano Bianchi, presidente della commissione di indagine, Dino Sanlorenzo. Duccio Galimberti è commemorato da Francesco De Martino, segretario nazionale del PSI.
Forte l'impegno comune di PCI -PSI sulle prime elezioni per i "decreti delegati" nella scuola. Continua la polemica con l'estremismo della sinistra extraparlamentare. (140)
Fino al commento finale, liberatorio dopo la sconfitta di questa:
Si sono svolte domenica le elezioni per i nuovi organismi delle scuole. Con il voto di ieri, per la prima volta, la democrazia entra nella scuola (141).
La crescita del PCI è testimoniata dall'incremento organizzativo. Le "dieci giornate" per il tesseramento 1975 vedono a Cuneo, in una grande manifestazione al cinema Italia, Pietro Ingrao. Nascono sezioni e crescono il lavoro e la presenza politica.
Più "locali" le iniziative del PSI. La maggiore è a Borgo San Dalmazzo l'1 e 2 febbraio su Economia, occupazione, servizi. Introduce Cipellini, intervengono Viglione sulle autonomie locali e Claudio Simonelli sulla crisi economica. Conclude Vineis.
La scelta di Borgo non è casuale, ma data dal suo essere città di fondovalle, intreccio dei problemi portati dalla recente industrializzazione e dallo spopolamento della montagna.
Il bisogno di rinnovamento del partito è segnato dalla conferenza di organizzazione (Firenze, febbraio 1975).
C'è un divario crescente tra energie socialiste disponibili nel paese e le energie che il PSI riesce a raccogliere e a mobilitare... Il partito rischia di trasformarsi da strumento per la conquista del potere e per la trasformazione del sistema, in strumento per la gestione di una quota di potere (subalterno) nell'ambito del sistema... La tattica (transitoria) del centro-sinistra, che non è stata e non può diventare una strategia permanente, non soltanto ha influito sul nostro modo di agire (e questo era necessario), ma anche deformato il nostro modo di essere. (142)
Per Giolitti occorre disinquinare il tesseramento, il gruppo dirigente deve essere scelto in funzione di una strategia di lungo periodo, il giornale del partito deve essere un organo strettamente politico, è indispensabile un metodo di finanziamento del partito democratico e non centralistico o paternalistico. Si discute anche di riforme elettorali:
La componente parlamentare del gruppo dirigente deve essere immunizzata contro il clientelismo che è esasperato dal sistema delle preferenze: perciò dobbiamo noi farci promotori di una nuova legge elettorale che istituisca anche per la Camera il sistema uninominale del Senato con collegio unico nazionale e espressione delle preferenze su questo, come espressione non di clientelismi locali, bensì di scelte politiche nazionali. (143)
Continua anche l'attività culturale dei circoli Costarossa e l'Incontro, oltre che del partito in prima persona. Molti i films proiettati (Kapò, Sciopero, Il sasso in bocca, L'altra faccia del pallone). Il 31 gennaio presentazione del "Saggio sulle classi sociali" di Paolo Sjlos Labini. Introducono Domenico Romita e L. Figliolia dell'ufficio studi della Cassa di Risparmio di Torino:
Il tema del libro è stato affrontato essenzialmente dall'angolo visuale della ridistribuzione delle classi, evidenziando la necessaria strategia dell'alleanza con i ceti medi produttivi. L'analisi marxista, l'unica praticabile per un partito dei lavoratori, oltre che per gli intellettuali seri, comporta una seria valutazione del nuovo nella composizione sociale che è venuta emergendo, senza perdere di vista l'essenziale contrapposizione tra proletariato e borghesia. (144)
Abbastanza stretto e continuo il rapporto con il circolo Pinelli.
Intenso anche l'interesse per il dibattito nel PCI. Costanti l'opposizione alla proposta di compromesso storico e le preoccupazioni per un possibile scavalcamento (l'abbraccio DC-PCI).
Per Giolitti, la strategia del PCI non è di mutamento, ma di stabilità, a causa delle preoccupazioni comuniste per i rischi del radicalizzarsi della lotta politica. Anzichè sostituire il sistema di potere DC (monopolare) si tenta di costruirne uno bipolare, con gli altri partiti a giocare il ruolo di satelliti. L'esca, però, pur così allettante, non sembra sufficiente perchè la DC abbocchi.
Il fatto è che il compromesso storico, a ben guardare, è un tentativo di compromesso del PCI con se stesso. I compromessi tra vecchio e nuovo che all'interno del PCI frenano il compimento della sua evoluzione, certamente già molto avanzata, verso una chiara e definitiva qualificazione democratica e autonoma, senza riserve mentali, inducono il suo gruppo dirigente... a cercare una scorciatoia, apparendo ancora lontana l'alternativa per la quale il PCI non è ancora pronto. (145)
In queste condizioni , il compito dei socialisti è quasi disperato. Ma la situazione del paese li obbliga a cercare chiare alternative, non compromessi ambigui.
Fortemente contraria alle proposte del PCI è la DC che si sente, però, al centro di un attacco proveniente da vari settori. Sulla Vedetta compaiono continui attacchi a quella parte di mondo cattolico che accetta la denigrazione. La DC ha il merito di avere portato l'Italia a livelli di vita mai raggiunti nella storia. La crescita comunista nasce dalla disinformazione, dal doppio gioco del PCI, dal suo attivismo.
Il PCI ha convocato a Cuneo un'assemblea popolare per ascoltare dei comunisti di Trento... come hanno fatto a portare via dei voti alla DC, durante le ultime elezioni amministrative. Per imparare il mestiere, una sessantina di comunisti militanti si sono stretti attorno ai compagni trentini che erano presentati dal dott. Franco Revelli, consigliere regionale... Il partito che ha recato alla regione... tanti vantaggi è stato penalizzato di parecchi punti in percentuale ... Per far voti e sottrarli alla DC tutti i pretesti sono buoni e questo i comunisti lo sanno meglio di ogni altro. Si possono proporre alla DC tutti i compromessi del mondo. Ma la DC li deve subire in ginocchio ed accettare qualunque condizione. (146)
Con questo spirito il 22 e 23 marzo si ha il 19° congresso provinciale della DC (relatori il sottosegretario al Ministero delle finanze Filippo Pandolfi e il segretario provinciale Lamberto Bellani).
Netta la volontà di ripresa, organizzativa e ideale. Continua la polemica sulle vicende del Portogallo, dove le sinistre limitano gli spazi delle forze avverse e soprattutto della DC nel corso della campagna elettorale. Il compromesso storico diviene, quindi, una trappola; il comunismo non può essere coniugato con la libertà, come dimostra anche l'epilogo del dramma vietnamita.
All'elaborato tradizionale del PCI non fa né caldo né freddo apprendere che un partito comunista usa mettere fuori legge il proprio più temibile avversario politico in una competizione elettorale. Se no, che senso avrebbe l'ovazione tributata dai delegati del congresso al rappresentante del PC portoghese? (147)
La segreteria Bellani ("laica" e tesa ai ceti produttivi) punta tutto sul rinnovamento, sulla forza di cambiare. Il partito deve essere agile, attivo, capace di egemonia su tutti i ceti sociali (senza perdere il voto cattolico e quello delle campagne).
Fortissima e continua è la campagna contro gli "opposti estremismi".
Nel dicembre 1974, a Fossano, Franco Mazzola, non può prendere la parola in un dibattito sulla possibilità di colpo di Stato in Italia. Interventi di Vineis PSI), Nahoum (PCI), De Luna (Lotta Continua). Interruzioni a Marengo (PRI) e Tassone (PSDI).
Appena l'onorevole Mazzola ha preso la parola, è successo il finimondo. Le urla più scomposte si sono incrociate agli insulti. Mazzola non riusciva nemmeno a far intendere la propria voce. Il moderatore, il sindaco Beppe Manfredi, ha invano cercato di riportare la calma. E con lui il deputato comunista Nahoum si è adoperato a sostegno di Mazzola. Niente da fare... E' difficile dialogare con Lotta Continua. Con dei fanatici, al limite della paranoia, la cui incultura e disinformazione è pari all'inciviltà non c'è che da tagliare corto. Ognuno per la sua strada: i partiti per la strada del confronto delle tesi e dei programmi, i gruppuscoli per quella della farneticazione (148).
La Vedetta dà molto spazio a tutti i fatti riguardanti i terrorismi rosso e nero, le intemperanze, gli scontri. Non si tratta solo di "opposti estremismi", ma di "estremismi convergenti che si alimentano l'un l'altro in un crescendo di rabbia e di violenza. Il fascismo è isolato nella società: occorre isolarlo anche contro ogni reazione violenta che fa solo il suo gioco. Il 25 aprile, una bandiera rossa è issata sul campanile del santuario di S. Bernardo (Bastia). Responsabile non è certo il PCI che ha altre tattiche, ma gli estremisti di sinistra e i fascisti, concordi nel sostenere che la Resistenza è rossa.
Il 18 maggio una bomba esplode alla porta della sede DC di Cuneo. Rivendica l'attentato una telefonata dei NAP. Contemporaneo l'incendio della porta alla sede del MSI in Via Chiusa Pesio.
Per la Vedetta, la bomba serve a intimorire e scoraggiare un partito che è in ripresa ed è il prodotto di un clima di violenza, di sopraffazione, di isterismo.
I piccoli delinquenti che mettono bombe anche a Cuneo sono parenti molto prossimi dei teppisti che insozzano di scritte deliranti i muri di corso Garibaldi, degli urlatori mandati a disturbare il discorso dell'onorevole Mazzola a Fossano, degli stracciatori di manifesti anti divorzisti durante il referendum: i fascisti rossi della più bell'acqua, degni colleghi dei brigatisti. (149)
Non vi sarebbero problemi se questi squallidi signorini fossero soli. Alla base delle loro imprese vi sono, però, connivenze morali, coperture ideologiche, omertà politica. La lunga educazione marxista all'intolleranza ha dato i suoi frutti.
I fascisti rossi che ci tirano le bombe e i loro mandanti vicini e lontani devono avere un'idea ben distorta del coraggio dei democristiani. Ma si sbagliano: non staremo zitti e non abbiamo spirito di resa. (150)
In questo clima di forte scontro, di tensione e di volontà di cambiamento si va alle elezioni amministrative. Votano, per la prima volta i diciottenni e questo fatto accresce le attese e le incognite.
La DC candida Ettore Paganelli (Alba), Piero Cravero (Bra), Gianfranco Fenoglio (sindaco di Camerana), Emilio Lombardi (della Coltivatori diretti), Mario Martini (Boves, presidente della provincia), Giovanni Quaglia (sindaco di Genola), Albertina Soldano.
Per il PSI sono in lista Aldo Viglione, Argo Anfossi (Lesegno), Carmelo Bilardo (Savigliano), Attilio De Carolis (consigliere provinciale, Saluzzo), Ettore Piana (commerciante), Domenico Romita (vicesegretario provinciale, Fossano), Lanfranco Ugona (Murazzano). Il PCI candida Anna Graglia (in lista anche a Torino), Piero Dadone (Cuneo), Gigi Padovani (Alba), Gaetano Capaldo (Fossano), Guido Pelazza (operaio, di Garessio); il PSDI Michele Canonica, Franco Ceretto, Giovanni Delzanno, Piero Franco, Maurizio Meinero, Paolo Mollica, Carlo Nau, il PLI Fassino, Brero, Dutto, Incisa, Olivero e Dalmasso, il PRI Robaldo, Aimo, Algranati, Enrichens, Gastaldi, Ghisolfi, Roggero. Il MSI Chiarenza, Bima, Fantino, Marini, Milanese, Perillo, Tiscornia.
Non è in campo la nuova sinistra: Lotta Continua è per il voto rosso al PCI, il PDUP, dopo incertezze e tentennamenti, decide di non presentarsi in Piemonte, ma in cinque regioni con il proprio simbolo e in altre cinque con Avanguardia operaia sotto la sigla di DP. Nel PCI cambio al vertice: lascia Franco Revelli, chiamato ad impegni regionali; gli subentra Franco Angeloni, segretario della CGIL (al sindacato lo sostituisce Giuseppe Trosso).
Il partito sente il vento in poppa e attacca. Serve una regione diversa, vicina alla gente e ai lavoratori che chiude con i vecchi metodi e le maggioranze conservatrici della DC.
Occorre una nuova politica basata su nuove maggioranze, sulla programmazione, sul riequilibrio del territorio, sull'occupazione, sul risanamento della vita pubblica. Una politica unitaria, concreta, realistica, stimolo per tutte le forze popolari, democratiche e antifasciste, cattoliche e laiche. Centrali il ruolo del PCI e il peso della classe operaia, capace, anche nel cuneese, di affermarsi come classe dirigente.
I socialisti sentono lo spostamento a sinistra, ma iniziano a temere lo strapotere del PCI. Sconfiggere la svolta a destra voluta dalla segreteria DC, attaccare fortemente il PSDI. Queste le parole d'ordine da portare avanti senza tagliare i ponti per eventuali, possibili, nuove collaborazioni con la DC. Al direttivo provinciale del 28 aprile, convocato per discutere sull'impostazione della campagna elettorale, il segretario Viara ricorda i passi avanti compiuti e i parziali successi: l'aver imposto le elezioni amministrative, evitando le nuove politiche anticipate, il voto ai diciottenni, i progressi dell'unità sindacale, le leggi sulla RAI-TV e sul diritto di famiglia, lo stesso comportamento italiano in alcuni
conflitti internazionali. In politica interna, bisogna restituire ai cittadini la sicurezza nello stato democratico, nell'ordine pubblico contro il fascismo, nel lavoro e nell'occupazione. Non si può più tollerare un "fascismo del doppiopetto". Le manifestazioni del trentennale non debbono essere vuote cerimonie celebrative senza contenuti di lotta. Sbagliano, però, i critici di sinistra.
Ai critici intransigenti di noi della resistenza incompiuta precisiamo che non dimentichino che la resistenza attiva fu opera di minoranze e che la nostra generazione di diciottenni di allora fece l'esperienza delle pallottole nemiche nazifasciste... .(151)
No alla politica degli opposti estremismi con cui molti antifascisti avallano il fascismo:
prendendo a pretesto il fatto che all'estrema sinistra (ma non vi saranno forse anche infiltrazioni comandate da destra e provocatorie?) c'è la violenza di reazione. L'infantilismo anarcoide permette il gioco loro. (152)
Con grande gioia è salutata la vittoria dei socialisti alle elezioni portoghesi, segno di affermazione contro la conservazione, ma anche contro tentazioni autoritarie a sinistra.
Accentua i toni anti-DC, Romita. La DC si è fortemente intrecciata alle forze parassitarie. Batterla diventa il primo passo per ristrutturare la società, per farla progredire.
Per la DC vi è un attacco convergente degli estremisti contro la democrazia, garantita negli ultimi 30 anni. La scelta per il PCI, a livello di amministrazioni locali, comporterebbe una grave crisi ed elezioni politiche anticipate:
Non si possono tenere in piedi, simultaneamente, il Parlamento del 7 maggio e le giunte locali frontiste. Se gli elettori scelgono di essere amministrati dai comunisti è bene dicano subito se vogliono anche essere governati dal comunismo. E in fretta. (153)
Forte la polemica contro le contraddizioni di PSI e PCI. Il primo ha proposto e propone alla DC il compromesso storico ma, contemporaneamente, le muove un attacco frontale, descrivendola come una mostruosa accozzaglia di interessi e di speculazioni. Questo nasce dal naufragio della linea del compromesso storico e dalla forsennata concorrenza degli extraparlamentari. (154)
Ancora più grave e del tutto illogico l'atteggiamento del PSI:
Questo partito il cui segretario dice di non voler rinunciare alla collaborazione della DC, che chiede un rapporto preferenziale e quindi più stretto e più stabile con la DC, che ha partecipato per più di 20 anni alla maggioranza, è protagonista di una livida campagna senza precedenti... In verità il PSI sta assassinando, nella coscienza stessa dei suoi iscritti e dei suoi sostenitori, ogni prospettiva di centro sinistra, senza sostituirla con nessun'altra. Dire vicolo cieco è dire poco rispetto alla rumorosa incoscienza di una campagna elettorale data in affitto ai gruppettari. (155)
Le carenze e le disfunzioni del paese e degli enti locali non sono della sola DC.
Il PSI (8,6% dei voti) è in maggioranza (con la DC o con il PCI) nella più parte dei comuni italiani. La sua propaganda è faziosa e irresponsabile.
In difficoltà le forze "laiche", soprattutto i liberali, che temono di essere schiacciati dallo scontro tra le forze maggiori.
Il PDUP decide di non presentarsi a regionali e provinciali. La decisione è presa con polemiche e contrasti a livello regionale e locale (Bra è favorevole, contrari o più prudenti Alba, Cuneo e Saluzzo).
Si decide l'appoggio al PCI come forza di opposizione, nella convinzione che lo spirito di base forzi a sinistra il partito, costringendolo ad abbandonare il compromesso storico a favore di un'ipotesi di sinistra (la parola d'ordine del governo delle sinistre sarà al centro del congresso del partito e di tutte le sue iniziative).
A questa DC non si può rispondere con compromessi, oppure chiedendo un po' più di potere, ma ponendo le basi per una svolta che dia spazio alle masse lavoratrici e che, partendo dalle loro necessità, prepari un'alternativa di potere. (156)
L'alternativa di sinistra, come ha dimostrato il centro sinistra, non si costruisce con il compromesso.
Solo attraverso una nuova opposizione è possibile aprire la strada verso una alternativa di potere e di governo.
Il nostro paese non può andare avanti così: i lavoratori non vogliono che vada avanti così! Però, la crisi della società non sarà superata sino a quando la DC governerà il paese; perchè questa è la crisi dei padroni e del regime democristiano e sono loro che devono pagarla. Ci sono le possibilità per cambiare le forze che guidano la società in modo che finalmente siano le masse popolari e le loro organizzazioni a governare. Lottiamo per costruire un'alternativa a questa società in sfacelo, un'alternativa che veda le sinistre unite prima all'opposizione e poi al potere. SOLO CON IL GOVERNO DELLE SINISTRE LE MASSE POPOLARI SI APRONO LA STRADA VERSO LA DIREZIONE DEL PAESE. Questa linea politica è l'unica risposta positiva che ci può far uscire dalla crisi. (157)
Alle comunali, il PDUP è presente solo a Bra (capolista Carlo Petrini). A Boves lista unitaria Sinistra unita, a Verzuolo alcuni candidati in quella del PCI, con accordo (che non verrà rispettato da questo) di un consigliere se gli eletti passeranno a tre. Al comune di Cuneo appoggio a Claudio Comello che entra nella lista comunista come indipendente, espressione del "dissenso" cattolico, il cui apporto è, anche in provincia, significativo. Si frantuma, in molti settori, l'identificazione DC - partito dei cattolici; non conta l'etichetta di un partito, conta quello che fa. Sempre più cristiani si riconoscono nei valori presenti nel movimento operaio e portati avanti dalle sue lotte e da tutte quelle per la liberazione delle masse oppresse. Per questo, occorre autonomia nelle scelte politiche:
La nostra società è divisa in classi, in sfruttatori e sfruttati: questa è una realtà innegabile. I cristiani devono scegliere da che parte stare. Molti cristiani già si sono schierati con gli sfruttati, con la classe operaia, riconoscendo in essi i poveri che Gesù Cristo ha chiamato a una nuova libertà e dignità... Contro la DC votiamo a sinistra. (158)
I risultati del voto (15 giugno) sono sorprendenti anche per chi aveva pronosticato uno spostamento a sinistra. Sulle politiche del 1972, la DC cala di tre punti (35,3%), scendono liberali e missini. Stazionari repubblicani e socialdemocratici. Cresce di due punti il PSI (12%) e trionfa il PCI (33,4%), 1,4% (e 8 seggi) al PDUP presente nei due terzi del territorio nazionale. In regione, il PCI è il primo partito (22 seggi contro i 20 della DC e gli 8 del PSI).
In provincia, DC sotto alla maggioranza assoluta (49,8%), (-3,8% sulle regionali precedenti), PSI al 14,9% (+ 2,6%), repubblicani al 4,6% (-0,3%), liberali al 6,3% (-2,8%), MSI al 2,2% (-1,1%), PSDI al 7,6% (+0,6%). Il PCI balza al suo massimo storico con 53.595 voti (14,6%, + 6,1%).
Alle provinciali la DC è ancora più "in basso", con il 47,6% e 15 seggi. 15,7% e 5 seggi al PSI. Tre al PSDI con l'8,5%, 4 al PCI (14,4%), uno al PRI, stazionario. In forte calo i liberali con il 7% (- 3,6%) e 2 seggi. "Buca" il MSI (2,1%).
Le comunali confermano la spallata data dalle sinistre. Ad Alba il PCI passa da 3 a 6 seggi, a Borgo da 3 a 5, a Bra da 2 a 4 (un seggio anche al PDUP), a Caraglio e Ceva da uno a tre, a Mondovì e a Fossano da 2 a 4 (ma qui c'è il crollo della Nuova Frontiera), a Saluzzo da 4 a 5, a Savigliano da 5 a 7. A Racconigi 7 seggi al PCI e 3 al PSI che rendono possibile una giunta di sinistra.
A Cuneo città, la DC perde la maggioranza assoluta (44,5%, 19 seggi contro i 21 del 1970). Il PSI è il secondo partito (16,3%, 7 seggi, + 2); a 6 seggi va il PCI (15,8%, + 3).
Stabili i socialdemocratici (3 seggi), in forte calo liberali (6,5%, 2 seggi, - 2) e repubblicani (6,3%, 2 seggi, - 2) dopo il boom di cinque anni prima. Entra in consiglio, per la prima volta, il MSI con il segretario Chiarenza.
Che non sia un voto come gli altri è ovvio: e che abbia significato politico è qualcosa di più di un luogo comune. Al PCI vanno addirittura due consiglieri regionali (ad Anna Graglia, che opta per Torino - subentra Piero Dadone). il gruppo alla provincia è composto da Trucco (Savigliano), Borgna (Borgo San Dalmazzo), Franco Revelli (Garessio), Primo Ferro (Alba) a dimostrazione di un cambio generazionale che è in atto.
In un affollato comizio a Cuneo, in piazza Europa, Franco Revelli ricorda che il successo è il frutto di un tenace lavoro compiuto per 30 anni da dirigenti e militanti, è il risultato della giusta proposta del compromesso storico e della capacità, da parte della classe operaia, di assumere il ruolo di classe nazionale. Polemica con Lotta Continua che, dalla piazza, contesta questa analisi "moderata" che "apre" alle altre forze politiche, DC compresa.
Per il PSI, Viglione è rieletto al consiglio regionale con 10.500 preferenze. Garino (Verzuolo), Brizio (Bra), Bossa (Paesana), Fossati (Demonte), De Carolis (Saluzzo) sono i nuovi consiglieri provinciali (159). Soddisfazione per la forte crescita all'interno della generale svolta a sinistra. Per Viara, il voto è un chiaro no al vecchio modo di gestire il potere. In provincia, il partito deve omogeneizzare i suoi atteggiamenti verso le giunte locali, evitando il frammentarsi in comportamenti differenziati se non contraddittori.
Il 26 giugno si incontrano l'esecutivo provinciale socialista e la segreteria comunista per riflettere sul dopo elezioni. Si ritiene che la crisi economica e sociale della Regione imponga un confronto tra tutte le forze politiche, esiga un nuovo modo di governare basato su amministrazioni oneste ed efficienti, con programmi scaturiti dalla consultazione di tutte le forze sociali.
Rilevano perciò che è indispensabile che la DC... cambi profondamente metodi e indirizzi sin qui seguiti nella formazione delle maggioranze, avendo come punto di riferimento i contenuti reali emersi dalle lotte dei lavoratori, sinora mortificati… . (160)
Venerdì 1 agosto Aldo Viglione è eletto presidente della nuova giunta regionale di sinistra (vicepresidente Lucio Libertini). A Cuneo, maggioranza DC - PSDI - PRI. Sindaco Dotta Rosso, vice sindaco Streri, assessori Bonino, Saglietto, Viano, Ferrero, Martini, supplenti Cerutti e Algranati.
Accordo DC - PSDI - PRI anche per la provincia: presidente Falco, assessori Fagnola, Boccardo, Conterno, Fenoglio, Oddero, Ribotta, Bergese, Quaglia. Questo non senza polemiche, soprattutto nella DC, scossa dalla sconfitta elettorale e divisa tra diverse prospettive (l'accordo con il PSI, reso, però, più difficile dalla maggioranza regionale e da molte locali).
In effetti è la DC il partito più scosso. La sua egemonia sulla provincia è, per la prima volta, messa in discussione, l'essere in minoranza alla regione significa perdere il controllo su parte dei finanziamenti agli enti locali, l'onda comunista pare inarrestabile. Significativo il titolo della Vedetta del 25 giugno: La DC tiene, ma il comunismo avanza. Dal voto del 15 giugno, l'immagine dell'Italia che cambia. Dice l'ordine del giorno alla direzione provinciale del partito:
Il risultato elettorale richiede un ampio e approfondito dibattito sui modi di conduzione politica fin qui perseguiti e sulle condizioni nuove che appaiono, in questi momenti, essenziali per consentire il rilancio politico della DC. Condizione preliminare per la ripresa della DC è un profondo rinnovamento dei metodi e degli uomini. (161)
Primo atto indispensabile: le dimissioni della segreteria e della direzione centrale.
E' necessario combattere il comunismo. Per questo servono uomini nuovi, metodologie nuove, nuovi approcci alla gente e ai suoi problemi.
Che la nostra patria arrivi al comunismo per volontà propria, come la Germania di Weimar giunse liberamente al nazismo. E' nel novero delle possibilità: ma rientra nel novero delle certezze che l'Italia comunista non abbia destino diverso da tutte le altre nazioni comuniste. (162)
E' indispensabile una rifondazione della DC. Mentre il PCI si pone come l'erede e il continuatore dei grandi filoni del pensiero del '700 e dell'800:
Oggi, nella classe dirigente governativa, soprattutto democristiana, l'incultura è generale. E' gente che non è informata, che non legge, che non sa... Con simile gente non abbiamo niente in comune. Ci divide un abisso di ignoranza. E che disprezzo mostrano per chi legge, per chi pensa, per chi scrive, per la cultura in generale. (163)
La lunga citazione di una intervista di Giorgio Amendola al Mondo è significativa del clima di difficoltà, ma anche della volontà di rivincita e di rilancio che porta all'elezione, a segretario nazionale, di Benigno Zaccagnini.
Ancora più profonda la crisi del PLI quasi dimezzato a livello nazionale e quasi al suo minimo storico (6,3%) in provincia. Per il segretario provinciale Fassino, il calo dei voti liberali è meno forte che altrove, ma nessun liberale cuneese è eletto al consiglio regionale, due soli Raffaele Costa (Mondovì, direttore di Provincia 2.000) e Riccardo Blangetti (Bene Vagienna) sono eletti al consiglio provinciale, due soli, Achille Motta e Gianmaria Dalmasso a quello della città capoluogo.
Il Subalpino giudica pericoloso e nato dall'emotività il passaggio di voti alla sinistra. Ancor più errato il tentativo di "fare diga" contro il PCI votando DC. Il partito deve essere rilanciato, con spirito unitario e capacità di proiezione esterna.
Occorre riandare alle origini antifasciste del liberalismo crociano ed einaudiano, aperto a tutte le riforme sociali e nemico di ogni interesse parassitario e di casta... Non tutto è perduto, se sapremo far tesoro dell'esperienza, se non ci dilacereremo in lotte intestine, se soprattutto ci rimboccheremo le maniche per lavorare sodo e fare comprendere ad un numero maggiore di italiani che la componente liberale è essenziale per la vita politica del paese. (164)
Il terremoto del 15 giugno fa riflettere anche i giornali diocesani, in più casi molto critici verso i limiti della DC che non ha saputo interpretare i cambiamenti nella società.
La DC deve chiarire la sua politica, abbandonare una stanca gestione del potere, dire:
se rinuncia all'ascolto, al sostegno e al voto dei ceti umili, se ha paura dell'unità dei lavoratori, se decide di arrestarsi davanti ai cancelli della fabbriche, se non ha nulla da dire di nuovo ai contadini che non sia la rigida organizzazione dei coltivatori, peraltro seriamente smagliata per il persistere dei sistemi che potevano valere nel '50, ma non nel '75, se in una parola, rifiuta di essere, come nelle sue origini, popolare. (165)
Gravi le responsabilità anche dei socialisti (sempre più parcheggio in cui si attestano le persone bene per salvare una socialità che nella vita comune è affogata nell'egoismo e nel benessere) e dei comunisti che per la prima e forse ultima volta possono diventare il partito di maggioranza relativa e che debbono gestire molti voti non loro, ma in "libera uscita".
Clamore alla prima riunione del consiglio comunale di Cuneo, il 25 luglio, per la presenza del missino Chiarenza. Ad apertura di seduta, Viara solleva la questione di ineleggibilità per il consigliere neo fascista per motivi morali. Chiarenza è autore di atti squadristici, sul MSI pesa l'accusa di ricostituzione del partito fascista, a Cuneo la parola d'ordine: i fascisti non devono parlare è, a 30 anni dalla Liberazione, ancora viva e sinonimo della sconfitta e morte del fascismo:
Sciogliere il MSI è la parola d'ordine di tutti i democratici sinceri, dopo le stragi di P. Fontana davanti alla questura di Milano, di Piazza della Loggia a Brescia, del treno Italicus di tanti assassini per mano fascista, di una infinita serie di aggressioni davanti alle scuole, alle fabbriche, sulle piazze di tutt'Italia, essi per la scoperta dei campi paramilitari, d'addestramento alla violenza eversiva, golpista. (166)
Chiede la parola Chiarenza e scoppia il finimondo: il pubblico urla e intona Bella ciao, il sindaco minaccia di far sgomberare l'aula. Durante l'intervento del consigliere missino tutti escono (pubblico e consiglieri), tranne il sindaco. Tutti i gruppi, ad eccezione di quello liberale, firmano un documento in cui dichiarano di ritenere ininfluente il voto che il MSI esprimerà nell'aula, ricordano le connivenze tra questo partito e gli esecutori di molti fatti criminosi, chiedono alla magistratura di far luce e di accelerare i procedimenti inquisitori.
Abbastanza consistente la presenza dei gruppi. Le liste del PDUP e di Democrazia Proletaria raccolgono, in 10 regioni, 417.000 voti (1,8% con 8 consiglieri). Migliori i risultati alle provinciali ed alle comunali.
Il Manifesto ipotizza una base elettorale di 700-800 mila voti, tripla rispetto a quella delle politiche del 1972.
Il voto esprime una domanda di alternativa al regime democristiano, una alternativa di sinistra, possibile a livello elettorale e resa sempre più necessaria da una situazione, economica e sociale, di scontro che ha bruciato i margini di mediazione e impone scelte radicali.
Per il PDUP di Cuneo il 15 giugno pone il problema del potere:
Se non si assume il voto come una richiesta diretta dal basso, di un potere senza e contro la DC, per avviare una politica più popolare, si tradisce il significato vero dell'avanzata del PCI e della sinistra. (167)
Chi ha votato PCI non lo ha fatto pensando a convergenze con lo scudo crociato, ma ad una politica più giusta e più onesta. Il compromesso storico è stato premiato, ma la sinistra non può "rifiutarsi di tener banco". L'alternativa da costruirsi è:
No alla DC, sì alla unità delle sinistre; chi deve prendere in mano i destini del paese, sono i partiti operai, i partiti democratici e non la DC! (168)
Compito del PDUP è, quindi, quello di sviluppare un grande, capillare dibattito di linea, coinvolgendo chi ha votato PCI, ma non crede ad accordi con la DC.
I risultati del PDUP sono positivi e dimostrano, in alcune aree, un buon radicamento del partito. Addirittura sorprendente, in provincia, il 5,5% alle comunali di Bra (eletto Carlo Petrini). Sempre in provincia è giudicato molto positivo l'apporto di voti al PCI per regionali e provinciali:
Anche perché raramente i nostri compagni si sono mossi da galoppini o comunque in maniera subalterna, ma sempre la loro propaganda è stata condotta in modo unitario, ma autonomo allo stesso tempo, rivelandosi efficace sia sotto il profilo del tirar voti che sotto quello, più importante, della semina di un discorso politico nuovo. Pensiamo alla mole di materiale del nostro partito e di Cristiani per il socialismo che è stato diffuso... .(169)
Nelle liste unitarie ai comuni, i risultati non sono mancati, anche in aree di cronica debolezza della sinistra: a Villafalletto 150 preferenze a Ramonda, a Boves raddoppio dei voti e Dalmasso e Revellli primo e secondo escluso, a Centallo affermazione di Luigi Crastore.
Il corpo del partito è stato costretto a misurarsi con questioni nuove e diverse da quelle tradizionalmente toccate dalla nuova sinistra, a confrontarsi di più con la gente e le altre forze politiche.
Ne deriva un impegno nuovo per tutto il partito: quello di coltivare questo terreno fertile di iniziativa politica, rappresentato dalla realtà (spesso assai difficile ed arretrata) dei paesi attorno a Cuneo, da cui proviene, tra l'altro, il 90% degli operai Michelin. Già incominciamo a segnare una presenza in alcune delle numerose piccole fabbriche. Si tratta di dare ai compagni dei paesi strumenti di lavoro, di analisi, possibilità di dibattito e canali di discussione in modo che queste realtà escano veramente dall'isolamento. (170)
Al comune di Cuneo, il PDUP contribuisce ad eleggere Claudio Comello, di Cristiani per il socialismo, indipendente nella lista del PCI.
Il suo ingresso in consiglio è segnato dalla disponibilità verso tutti i settori di base (quartieri, studenti, strutture sindacali, comunità cristiane).
Mercoledì 2 luglio, a Cuneo alla sala delle Colonne, Corradino Mineo (assente l'annunciato Pietro Marcenano) introduce un dibattito su: Dal voto rosso del 15 giugno, una spinta per l'alternativa. Il PCI è, di fatto, il primo partito in Italia, la DC ha subito una sconfitta storica, la sinistra governerà molte regioni e le maggiori città, è centrale la contraddizione fra la strategia del compromesso storico e le spinte di base. E' all'ordine del giorno il problema della transizione.
E' in disaccordo, all'interno del partito, Dalmasso, che esce dai direttivi provinciale e regionale. Il 15 giugno il PCI ha sfondato, raccogliendo tutta la protesta e la voglia di cambiamento. E' una vittoria dell'ipotesi, fallimentare, del compromesso storico. L'1,8% di PDUP e DP è un risultato modesto e insoddisfacente, soprattutto davanti al 33% comunista e all'incapacità di elaborare una strategia realmente alternativa a quella della sinistra maggioritaria. Le speranze del PDUP di incidere su PCI e PSI, sono fallimentari e producono una grave subordinazione. Perdente l'ipotesi di PCI al governo avanzata da Lotta Continua. Addirittura ridicola la sua convinzione di avere "portato" almeno un milione di voti e che i consensi siano suoi e non di Berlinguer. Il risultato rafforza il compromesso storico, il tentativo, impraticabile, di accordo con la DC. La nuova sinistra deve ritrovare la propria autonomia ed abbandonare estremismi e posizioni subordinate.
Lotta Continua ripropone un governo di sinistra. Secondo la sua analisi, lo scontro si accentuerà nel giro di pochi mesi. Alla crisi (aumento dei prezzi, delle tariffe pubbliche, inflazione, disoccupazione...) si deve rispondere con le lotte nelle fabbriche, nei paesi, nei quartieri per affermare un programma operaio.
I 10 e più milioni di voti al PCI e la crescita del PSI non sono voti di protesta, non sono voti di borghesi scontenti; sono gli operai, i pensionati, i soldati, i giovani; è il proletariato che si è espresso in modo inequivocabile: bisogna farla finita con la DC e gettare le basi per la costruzione del potere popolare. (171)
I nodi stanno venendo al pettine anche nella provincia di Cuneo, che non è più un'oasi tranquilla. Il sostegno al PCI non deve significare delega:
Per soddisfare le nostre esigenze esiste un'arma sola: la forza della nostra lotta! E' con quest'arma che dobbiamo spezzare definitivamente la mafia democristiana: è con quest'arma e solo con questa che riusciremo a realizzare l'indicazione più attuale, oggi: è ora, è ora, il potere a chi lavora!!! (172)


Capitolo settimo
L'OCCASIONE PERDUTA

A) Grazie DC, ti ricorderemo!
L'autunno si apre, quindi, con equilibri politici sempre più instabili. La formazione delle giunta di sinistra, la crescita organizzativa del PCI, soprattutto il suo impatto sempre maggiore su tutti gli strati della società fanno pensare a tensioni nel governo, a possibili elezioni politiche anticipate, a nuove formule politiche.
La DC cuneese avverte che è finito il tempo delle "geremiadi" e che occorre contrattaccare. Non basta la nuova segreteria nazionale (Zaccagnini). Il partito deve agire localmente e chiamare a raccolta dirigenti e soci. (1) In questa luce tenta un rilancio di "immagine", soprattutto fra i giovani; il primo atto è il convegno ideologico - culturale che si svolge a Mondovì il 20 e 21 settembre.
Al comitato provinciale di ottobre, il segretario Bellani ricorda che sono mutate alcune delle condizioni che hanno definito l'originario modello della DC (la presenza di molte componenti collaterali che supplivano alla mancanza di strumenti propri di partito). Il venir meno di questa e la sfida del PCI obbligano oggi:
a fare della DC, in provincia di Cuneo, un moderno partito di massa. Nessuno può, ragionevolmente negare che, sul piano provinciale la dimensione del partito, come tale, sia precaria, che l'organizzazione sia episodica. (2)
Il partito deve essere portatore di una impostazione culturale, di una strategia capace di mobilitazione. A novembre Bellani, è riconfermato (19 voti favorevoli e 5 astensioni) segretario.
La nuova giunta esecutiva comprende Guido Bonino (organizzazione), Giorgio Aimetti (problemi culturali, formazione...), Emilio Lombardi (agricoltura), Tommaso Zanoletti (lavoro, economia), Giuseppe Griseri (scuola), Mario Martini (enti locali), Renzo Lucchiari (sanità).
Il 13° congresso nazionale è letto in questa luce: la segreteria Zaccagnini potrà operare il rinnovamento perché slegata dai condizionamenti dei leaders storici del partito. Il successo della linea di rinnovamento consentirà alla "periferia" di riprendere con vigore l'iniziativa verso l'esterno. (3) Mazzola entra nel consiglio nazionale. Beppe Giordana è riconfermato segretario regionale.
Tenta il rinnovamento anche il PLI cuneese, mai così in difficoltà negli ultimi 25 anni.
A livello nazionale, Bignardi lascia il posto al torinese Valerio Zanone. Per il congresso nazionale a Napoli (dal 7 al 12 aprile 1976), in provincia si presenta una lista unica, sull'onda dell'accordo nazionale fra le correnti di Bignardi-Malagodi e quella di Zanone.
L'assemblea provinciale riconferma Fassino segretario (vicesegretari Lazzari, Turbiglio e Gianmaria Dalmasso) e Badini Confalonieri presidente (vicepresidenti Cesare Franchino e il senatore Giuseppe Balbo). Segretario amministrativo Mario Romano. Non mancano, però, i contrasti tra la segreteria e l'ala vicina a Raffaele Costa, avvocato monregalese, approdato al PLI da posizioni di destra, direttore del periodico Provincia 200 fortemente anticomunista e "populista".
Costa modifica profondamente lo stile del PLI che accentua la polemica contro le altre forze politiche, ripropone motivi molto popolari in provincia (l'elogio della libera iniziativa, la polemica contro il servizio pubblico, contro gli sprechi, un certo antimeridionalismo), contende l'elettorato moderato alla DC accusata di "sinistrismo" e di disponibilità agli abbracci del PCI. (4)
Polemico il PLI verso l'antifascismo accusato di filocomunismo. In consiglio comunale a Cuneo i liberali protestano contro le "intemperanze" di Lotta Continua che, nella prima seduta di gennaio contesta il missino Chiarenza. Nella seduta successiva, solo i liberali restano in aula durante gli interventi del consigliere neofascista, accusato per alcuni mancati attentati contro la sede di Lotta Continua e la libreria Moderna. Lotte Nuove, polemicamente consiglia a Motta e a Gianmaria Dalmasso di aderire velocemente alla "costituente di destra".
Il 24 e 25 gennaio si svolge a Cuneo il convegno nazionale per la libertà dei detenuti politici in Cile e per l'isolamento della giunta golpista.
I liberali si dissociano dalla partecipazione del comune e, in un manifesto, denunciano le spese (5).
Risponde un manifesto firmato da PCI, DC, PSI, PRI, PSDI, PDUP, LC. Circolo Pinelli, associazioni antifasciste e sindacati.
Già solidale con il golpista Edgardo Sogno, già dimissionario dal Comitato unitario antifascista cuneese, sempre più assente da ogni iniziativa nella lotta contro la violenza nera, la sezione di Cuneo del PLI, con un manifesto che veramente si commenta da sé, è giunta fino a schierarsi oggettivamente con la sanguinaria giunta di Pinochet... (6)
Replica Gianmaria Dalmasso, segretario della sezione cuneese: il manifesto del comitato antifascista è pieno di falsità; il PLI non ha mai solidarizzato con il Cile di Pinochet, ma è sempre stato contro ogni dittatura, di qualunque colore; la giunta di Cuneo si è rifugiata nella più sfacciata propaganda extraparlamentare; i liberali sono stati, a difesa della libertà, tra i primi contro il fascismo.
Analogo atteggiamento (che provoca simili anche se minori polemiche) si ha per il patto di amicizia tra Cuneo e la città di Fustenberg, nella Germania est. La RDT è una dittatura, allineata in modo acritico all'imperialismo sovietico. No anche alle spese inutili.
Sembra positiva, invece, la situazione del PSI.
L'elezione di Viglione a presidente della giunta regionale è salutata come riconoscimento al radicamento del partito nel cuneese e ad una figura così prestigiosa:
I socialisti cuneesi consci del grande compito che il nuovo alto incarico gli riserva, stante i gravi e numerosi problemi economico-politici che travagliano la nostra regione, conoscendo la sua capacità ed impegno non dubitano, tuttavia, del suo successo nel portare a compimento le battaglia per la realizzazione degli ideali democratici, di libertà e di lavoro dei cittadini piemontesi! (7)
Il primo intervento del neo-presidente è centrato sui problemi economici, il lavoro ed il rapporto tra la nuova giunta e il mondo industriale.
L'identificazione del partito con il suo leader sarà una delle costanti nelle vicende del PSI sino ai primi anni '80.
I temi amministrativi, ma soprattutto il rapporto con il PSI francese sono al centro del festival dell'Avanti a Cuneo (4/7 settembre 1975). Serate folk, ballo occitano, concerto del gruppo cileno Icalma, comizio di Viglione, Cipellini e Getano Arfè, incontro italo-francese con la federazione socialista delle Alpi Marittime.
Le scelte nei comprensori e negli enti locali sono al centro dell'attivo provinciale di domenica 5 ottobre. Le relazioni sono di Viara, Ripa, Musso e Romita. Emergono un forte impegno per attivare la partecipazione di base, la difesa delle autonomie locali, lo sviluppo delle Comunità montane per il rilancio della montagna.
Sempre ad ottobre, Viglione e Libertini (vice presidente regionale) introducono la conferenza sull'occupazione e lo sviluppo economico. Preoccupa la crescita dei disoccupati (in regione 44.000 nell'agosto del 1974, 56.000 nell'agosto del 1975). Intervengono Giolitti e Minucci, segretario regionale del PCI.
Sembrano attuarsi la programmazione sugli investimenti, la pianificazione territoriale, i piani per scuole, asili nido, trasporti, opere idrauliche... Interviene alla conferenza Garnero, capogruppo socialista al consiglio provinciale di Cuneo; il documento della giunta provinciale è falso e reticente. La provincia non è l'isola felice che la DC continua a presentare, il reddito per abitante è al penultimo posto nella regione, esistono forti squilibri tra zona e zona e tra settore e settore, la collina e la montagna sono al collasso, l'agricoltura tutta necessita di ristrutturazione e potenziamento.
Il momento sembra positivo per il partito che va al congresso nazionale accettando unitariamente la proposta di De Martino "per l'alternativa". L'alternativa non è più un obiettivo storico spostato nel tempo ed astratto, ma un vero e proprio processo politico. La DC non può essere intesa come rappresentante, in politica, del mondo cattolico perchè al suo interno prevalgono le posizioni più integraliste.
L'autonomia nei confronti del PCI è fondata su importanti e fondamentali distinzioni che concernono essenzialmente la nostra profonda convinzione che non solo in Italia, ma in tutto il mondo vi è contraddizione fra socialismo e autoritarismo. (8)
Queste differenze non sono, però, ostacolo alla alternativa di sinistra. Già da ora, i socialisti debbono opporsi ad ogni "discriminazione a sinistra".
Il direttivo provinciale del 27 ottobre approva, all'unanimità, questa ipotesi e modifica l'assetto organizzativo: segretario Viara, esecutivo Viara, Farinetti, Gaddi, De Carolis, Romita. Responsabili di settore: stampa e propaganda M. Primatesta, enti locali M. Garino, massa E. Boselli, direttore di Lotte Nuove S. Damilano (redazione Primatesta, Gaddi, Viara, Basteris e Romita).
Con convinzione per l'alternativa sono i giovani della FGS al convegno regionale di Sauze d'Oulx (3-4-5 ottobre) e in un dibattito locale (14 ottobre).
Per cambiare realmente, dunque per avere riforme contro il privilegio, per una diversa concezione dei rapporti sociali e civili ed un diverso e migliore funzionamento delle istituzioni, occorre che la DC e gli interessi minoritari nel paese che essa rappresenta siano respinti all'opposizione, per lasciar posto ad un governo maggiormente rappresentantivo delle classi popolari. L'esperienza fallimentare del centro sinistra ha dimostrato che con la DC non si fanno le riforme e non si rinnova il paese. Il 15 giugno... i voti a sinistra e contro la DC non premiavano il compromesso storico, nè ipotetici nuovi rapporti con la DC, ma esprimevano una volontà di rottura. (9)
Per dare fiato a questo disegno nasce anche a Cuneo (ma avrà scarso respiro) l'ARA (azione e ricerca per la alternativa). (10)
Muore Detto Dalmastro, antifascista, partigiano, dirigente del partito, per anni presidente della Cassa di Risparmio. Lo ricorda Franco Viara, su "Lotte Nuove", con commozione. (11)
Alla carica di presidente provinciale dell'ANPI gli subentra Alberto Cipellini.
Il congresso provinciale socialista si tiene a Cuneo (teatro Toselli), il 18 gennaio 1976. Nella relazione, Viara rilancia l'alternativa che nasce dalla maturazione della società. Occorre rifiutare il compromesso storico che spinge il PCI a convergenze con la DC. Tale alleanza significherebbe la fine della lotta di classe e un interclassismo equivoco garante della pace sociale. E' da costruirsi, invece, un blocco contro gli interessi borghesi e capitalistici che la DC incarna.
Fondamentale per questo l'unità del partito che richiede, però, una maggiore partecipazione dal basso dei compagni e una milizia negli organismi di base (comitati...).
Per Romita, l'alternativa è il momento di incontro delle forze socialiste con quelle cattoliche e deve superare la deludente esperienza, per sempre conclusa, del centro sinistra.
Per Fossati, occorre superare i vecchi complessi di inferiorità verso l'integralismo democristiano e il leninismo comunista. Cipellini sottolinea la positività del nuovo congresso, senza mozioni e schieramenti precostituiti e l'inserimento delle vicende del socialismo italiano in una ottica internazionale e mediterranea come dimostrano i rapporti con il partito francese. Viglione ricorda come il 70% degli italiani sia governato da giunte di sinistra. L'alternativa a livello di governo centrale non è però scontata. Il partito deve impegnarsi non tanto sulle formule, quanto sulle proposte operative, sugli interventi concreti.
Durissimo Vineis.
Con la crisi della classe politica italiana... sono entrati in crisi il sistema, lo Stato stesso con le sue strutture e i suoi corpi separati, la Chiesa, insomma il tipo di società che abbiamo di fronte e che appartiene ad un sistema di potere che è con noi in conflitto da sempre... Il PSI non deve più cedere ai ricatti che da più parti, dai giornali e dalla Confindustria che li foraggia, confluiscono sulle sue spalle. (12)
Intervengono Trosso (CGIL), Riba (Alleanza contadini), Paco Conforti (PDUP), Angeloni (neo segretario PCI).
Chiude il congresso Giolitti. La crisi di governo, in corso, è grave, ma il partito non poteva accettare nuovi ricatti e misure antipopolari e clientelari. Occorre essere alternativi anche verso il PCI. Per questo servono quadri capaci attivi e preparati, è necessario migliorare la qualità degli uomini, degli organi, dei metodi di lavoro, dei comportamenti.
Abbiamo davanti a noi tempi duri, non possiamo affrontarli con un partito svogliato, sgangherato e flaccido... Non dobbiamo esitare a essere estremamente severi con noi stessi; se no, lo saranno altri, a cominciare dagli elettori. Anche a questo riguardo, siano all'emergenza. Il congresso ha il potere e deve trovare il coraggio di prescrivere una terapia d'urto. (13)
Il congresso nazionale vara la linea dell'alternativa e riconferma De Martino segretario: il paese ha bisogno di una nuova direzione; il partito deve rinnovarsi, con la convinzione di essere divenuto determinante per tutte le scelte che si impongono con urgenza.
In una nota di raffronto tra i congressi tenutisi negli ultimi mesi, Domenico Romita sostiene che il centro sinistra è morto, la formula DC-PSI è improponibile se non integrando nella maggioranza anche il PCI, la strategia dell'alternativa di sinistra dovrà essere proposta dal partito sia nello scontro di classe, sia nelle eventuali elezioni politiche, dovrà essere rifiutata ogni discriminazione a sinistra.
Il congresso socialdemocratico ha mantenuto fitte nebbie sulla linea politica. In quello democristiano non vi è stato alcun rinnovamento reale. Anche se Zaccagnini è una persona rispettabile, come credere ai propositi rinnovatori di Colombo, Rumor e dei "paleocattolici" tipo CL?
La DC è un partito conservatore con pruderie parolaie di natura populista: essa è il nodo di incontro tra forze parassitarie, clientelari, capaci di manipolare finora il conforto popolare che pure le è derivato dall'equivoco confessionale. (14)
Il PCI vive, sicuramente, il suo periodo più fervido. Il grande e in parte inaspettato successo elettorale ha moltiplicato la sua presenza nei consigli, lo ha posto al centro del dibattito nella sinistra; la crescita organizzativa vede un aumento di iscritti, l'apertura di molte sedi e sezioni, il moltiplicarsi di iniziative e di fogli locali.
L'impegno del partito è a tutto campo, anche se affiorano alcune difficoltà dovute al "trasferimento" nei consigli comunali di molti quadri prima impegnati in attività di partito.
La forte presenza nella giunta regionale consente anche di tentare un rilancio di presenza nel mondo contadino, tradizionalmente lontano. Il mondo del lavoro, la montagna, l'opposizione al turismo speculativo, le comunità montane, lo stesso mondo studentesco, dove rimane prevalente la presenza dei gruppi, sono terreni di interventi. Il 6 novembre, al Toselli, Paietta parla su : un PCI più forte per costruire una società socialista nel pluralismo e nella democrazia. Grande partecipazione ed entusiasmo.
Forte la spinta sui temi internazionali (l'autunno 1975 vede la morte di Franco e l'inizio della crisi del fascismo spagnolo). Consistente la presenza femminile, anche nell'UDI.
Sull'aborto, la posizione comunista è sembrata più moderata rispetto ad altre forze.
Anche in provincia, qualche difficoltà (e qualche polemica) davanti alle proposte radicali e allo "scavalcamento" socialista (Maria Magnani Noya - PSI accusa in un dibattito il PCI di aver paura dell'emancipazione femminile.
Desideriamo, sull'insieme della legge, il massimo del consenso, e per questo lavoriamo, ma pensiamo che sia da respingere la pretesa del tutto o niente... Rammentiamo a tutti che solo la proposta comunista prevedeva... la piena automaticità e gratuità dell'assistenza sanitaria per l'aborto. Ai compagni socialisti, in particolare, vogliamo dire che il movimento operaio non può muoversi, in questioni di tanta portata, nella considerazione realistica e rispettosa di posizioni e di sensibilità ideali e morali di tanta parte del popolo e delle stesse classi lavoratrici, il che non significa affatto subordinare a posizioni arretrate una battaglia di libertà, ma sforzarsi di affermare più avanzati diritti di civiltà nel maggiore consenso possibile. (15)
Anche il PDUP vive la sua stagione più fervida. Sempre scarsa la componente operaia, ma buona la presenza nel sindacato, forte quella fra i giovani e gli studenti e nel dibattito politico-culturale, mentre anche qui il femminismo inizia a portare i suoi temi.
Alle sedi di Cuneo, Bra, Alba e Saluzzo si aggiungono gruppi a Mondovì (molto attivo un insegnante genovese, Cavalli), Fossano e Carrù.
A Boves, in autunno, si affitta una sede aperta anche a non iscritti e a un militante di Lotta Continua, da poco nel paese, Diego Berra. Mensilmente, un giornalino ciclostilato fa il punto sui fatti nazionali e internazionali e sui problemi locali.
Foglio ciclostilato anche in tutte le scuole di Cuneo. La commissione scuola (molto attivo Fulvio Romano) migliora e amplia Contare sulle proprie forze che, dalla primavera 1976, inizia ad uscire a stampa, a raccogliere i contributi di molte realtà (in particolare Bra) e ad allargarsi a tutta la tematica giovanile (tempo libero, musica, sessualità, tossicodipendenza...).
A dicembre, il congresso provinciale (Cuneo, sala delle Colonne) vede grande partecipazione, anche di aree esterne (in particolare cattolici). Al centro la proposta di governo delle sinistre presente nelle tesi nazionali, votata unitariamente, ma su cui si accenderà, a partire dalle settimane successive, un lacerante scontro nel gruppo dirigente e nel corpo del partito.
La relazione è di Bruno Magliano. La crisi, a livello nazionale ed internazionale è profonda e pone il problema della transizione ad una società socialista che non è più richiesta da avanguardie, ma dalla maggioranza del popolo. Il compromesso storico è impraticabile. All'ordine del giorno è il governo delle sinistre che non è il punto di arrivo del movimento di massa, ma ne è il propulsore, il moltiplicatore. E' necessaria l'unità della sinistra in chiave non frontista, ma come legame dialettico tra masse e partiti.
Questo progetto è possibile oggi perché la crisi ha liberato nuove forze ed allargato il fronte della sinistra. Il PDUP deve essere alternativo alla sinistra storica, ma, al tempo stesso, unitario, sperimentando anche nuove strutture e formule organizzative.
A dimostrazione del maggior peso del PDUP, intervengono partiti e gruppi: Beretta (PCI), Faloppa (CGIL), Donadei (radicali) che ricorda le campagne referendarie e critica la mancanza di rapporti tra le due formazioni, ingiustamente divise da questioni ideologiche, Matteodo (movimento autonomista occitano), Jaloux (Lotta Continua). Qui si misurano le forti divaricazioni di analisi e di pratica sociale all'interno della stessa nuova sinistra.
Per Jaloux, il PCI e sindacato sono irrecuperabili; il partito è accomunabile alle socialdemocrazie classiche, si è prodotta una definitiva rottura fra esso e l'autonomia operaia, nel sindacato è in atto un accordo tra forze revisioniste e grande capitale, il compromesso storico congela la crisi della DC e ripropone l'attuale modello di sviluppo. L'alternativa è da cercarsi sul terreno sociale, dalla fabbrica alle autoriduzioni, dalla mobilitazione dei soldati a quella delle donne, dai quartieri alle proteste contro gli aumenti di prezzi e tariffe. I revisionisti non hanno compreso le tematiche dell'assenteismo e del rifiuto della produttività, hanno ceduto sulla legge Reale, sull'aborto, sul tema della tossicodipendenza.
Intervengono Costanzo Squarotti (Cuneo), Chiesa (Bra) sulla salute, Biffo (C M B di Bra), Ferraro (Saluzzo) sulla questione cattolica, Allario (Cuneo), Milano (Farigliano), Degiacomi (Alba), Anna Conti (Cuneo) e Marcon (Bra). sul movimento delle donne, Fulvio Romano (Cuneo), Silvana Bertaina (Cuneo) sulle lotte studentesche, Ramonda (Cuneo) su trasporti e ferrovie, Petrini (Bra) su istituzioni e tematica consiliare, Carla Giordano (Cuneo) sull'intervento a livello territoriale, Conforti (Cuneo) sulla situazione interna al partito.
L'unico disaccordo viene da Dalmasso. Vi è il rischio che si vada con una unità fittizia, per quanto tutto il gruppo dirigente abbia votato il documento di tesi. Vi sono dissensi sui decreti delegati nella scuola, sulla questione elettorale (non si è neanche presa in considerazione l'ipotesi di non presentarsi per una prima fase), sul tipo di partito da costruirsi e di militanza da proporre. La proposta di governo delle sinistra è sbagliata. Non è possibile la difesa degli interessi dei lavoratori dall'interno del sistema, con i tradizionali meccanismi. Un governo di sinistra non farebbe precipitare a destra la crisi (mobilitazione reazionaria tipo Cile, fuga di capitali...) senza aver preparati gli strumenti per una controffensiva? Chi lo propone non fa i conti con la linea politica e la storia di PCI e PSI che guardano in tutt'altra direzione. Assurda la scelta di L C, che, fallita l'ipotesi di tempi brevi, ricerca una scorciatoia, ritenendo ora obbligata l'ascesa dei riformisti al governo.
Rispondono alle critiche Pier Paolo Squarotti (il governo delle sinistre non è un fatto meccanico, ma una conquista, chi è in disaccordo deve evitare l'autoemarginazione) e, nelle conclusioni, Roberto Baravalle.
Lo stato di salute del partito è buono e molti sono i suoi meriti. Il governo delle sinistre non è nelle nostre teste, è nelle cose. Il PCI può essere condizionato dalla forza del movimento e dalla evoluzione delle lotte, come dimostrano le sue scelte ("anti compromesso storico" nelle giunte locali).
Tre sole astensioni sul documento finale proposto da Mario Andreis.
Nel direttivo provinciale sono eletti Ferraro (Saluzzo), Alfieri (Alba), Costanzo Squarotti, Baravalle e Falovo (Cuneo), Magliano e Barbero (Bra), Rosso (Carrù). Delegati al congresso nazionale di Bologna, dove esploderanno i contrasti presenti nel gruppo dirigente,: Alfieri, Pierpaolo Squarotti, Falovo, Andreis, Magliano e Barbero.
Lo stato di salute è positivo. Molta l'iniziativa di dibattito (in alcune città con più presenza ed attenzione di quelle incontrate dalla sinistra storica). Forte la capacità, soprattutto a Bra, di parlare a strati molto ampli di popolazione e di interpretare i bisogni (lo spaccio popolare, il circolo Cocito, la radio libera, il giornale...). Buono l'ascolto da parte dei dissenso cattolico.
Saranno i contrasti nazionali, a partire dal gennaio 1976, a far esplodere, anche localmente le varie azioni del PDUP: quella più legata all'esperienza del Manifesto, quella che proviene dal PSIUP, quella che guarda al dibattito nella CGIL (sinistra sindacale).
Interessante l'attività della sede di Boves. In una delle realtà più difficili della provincia riesce a crescere, a superare in lavoro tutte le formazioni politiche locali, a coniugare i temi generali con quelli locali (il consiglio comunale), a sviluppare un'insistente iniziativa culturale con il circolo Barale. Nel 1975 - 1976 dibattito sulla disoccupazione con Adriano Damiano delle ACLI, filmati sulla Cina con Mario Pellegrino (Grio), incontro con Franco Barbero sul ruolo in politica dei cattolici, proiezione di un documentario sulla Resistenza e di Matti da slegare di Bellocchio, dibattito sul concordato con Servetto (DC), Revelli (PCI), Donadei (PR), spettacolo di canzoni occitane in cui viene presentato il MAO, dibattiti sulle elezioni (non essendovi una sala pubblica si svolgono in piazza).
Nascono le prime "radio libere". A Bra, radio Onde rosse viene sequestrata. Proteste, raccolta di firme, spettacolo di Dario Fo, spesso in provincia. Nel giugno 1975, l'attore è a Fossano con il suo Fanfani rapito, al termine di una manifestazione per la liberazione di Giovanbattista Lazagna.
A Cuneo Luigi Schiffer e Silvio Giachino fondano Radio Cuneo Democratica (RCD) che, per alcuni anni, accompagnerà tutta la sinistra locale. Notiziari, musica non tradizionale, spazio alla speranza di cambiamento, alle formazioni politiche, alle prime espressioni del femminismo, ai giovani dei paesi (Boves "trasmette" tutti i venerdì dalle 18 alle 19).
Sono altri segni di una provincia che sembra in movimento. Il rapporto tra cambiamento e conservazione è al centro della nuova campagna elettorale che si apre in primavera. Dopo l'ennesima crisi di governo, le elezioni sono fissate per il 20 giugno. (16)
Per Lotte Nuove la causa del nuovo scioglimento anticipato delle camere è l'incapacità della DC di scegliere fra una linea politica conservatrice e una progressista, accettando le richiesta del movimento sindacale e adeguandosi ai risultati del 15 giugno.
Il PSI chiede, quindi, un voto per rilanciare il cambiamento dell'Italia, per dare vita ad un socialismo basato sull'autogestione e sulla partecipazione. Per questo occorre voltar pagina, dire basta alla DC ed al malgoverno, realizzare in fabbrica forme di controllo operaio, dare alla scuola una vera riforma.
La campagna elettorale tocca i temi dell'autonomia regionale, della crescita femminile, dell'agricoltura, della politica urbanistica, delle comunità montane, dell'industria nella provincia e soprattutto in alcune aree deboli. Forti la campagna antifascista e la polemica contro la DC per non voler colpire fascismo e terrorismo (il 28 maggio a Sezze, Luigi Di Rossa, iscritto alla FGCI è ucciso da fascisti, capitanati dal deputato Saccucci).
Continuo anche il richiamo all'Europa. Il movimento sindacale sta crescendo in tutti i paesi: il voto deve essere senza frontiere.
In lista per la Camera Antonio Giolitti, Manlio Vineis, parlamentare uscente, Argo Anfossi, ferroviere, consigliere a Ceva, Franco Bianco meccanico, consigliere a Clavesana, Mario Castellengo, artigiano consigliere ad Alba, Guido Giachino, artigiano, vicesindaco di Savigliano, Giuseppe Maiolino insegnante, consigliere a Fossano, Ettore Piana, commerciante, consigliere a Bra.
Al Senato, Alberto Cipellini, eletto già nel 1968 e nel 1972, (Cuneo), Paolo Farinetti, commerciante (Alba), Giovanni Giusta , ferroviere (Mondovì).
Il PCI sviluppa una campagna elettorale molto attiva, in alcuni settori quasi capillare e convinta. Il morale dei militanti è molto alto, come alta è la convinzione di crescere e di poter costringere le altre forze politiche all'unica ipotesi praticabile per far uscire il paese dalla crisi, quella dell'incontro tra le maggior forze popolari davanti alle drammatiche emergenze.
Candidati al Senato l'avvocato Giuseppe Trucco (Alba), Luigi Borgna (Cuneo), il dottor Gaetano Capaldo (Mondovì); alla Camera Ugo Pecchioli, Attilio Martino, Livio Berardo (Verzuolo), Giuseppe Garnerone (opeario Michelin), Maria Luisa Ferrero (operaria Miroglio ad Alba) e Giuseppe Manfredi ex sindaco di Fossano, democristiano per decenni, portavoce locale di un folto gruppo di cattolici (Gozzini, La Valle, Pratesi, Brezzi, Romano, Toschi) che hanno scelto il PCI.
Proprio la presenza di Manfredi provoca un forte dibattito nel mondo cattolico, sui giornali diocesani. Scrive padre Sorge:
Credo che questi nostri fratelli... abbiano fatto un passo sbagliato, sotto due punti di vista: un passo discutibile sia come opzione personale... sia dal punto di vista obiettivo... In questo senso non ci può essere dubbio che una scelta pubblica, di un gruppo di elementi notevole seguito nell'opinione pubblica, anche nel mondo cattolico, in netto contrasto con l'orientamento e con la lettera sul piano pastorale delle indicazioni dell'episcopato, assume il significato obiettivo di un gesto di forzatura e di rottura nei confronti dell'unità ecclesiale. (18)
Molte le opinioni contrarie alla scelta: il PCI non dà ancora complete garanzie, non ha del tutto superato le tentazioni totalitarie, tende a risolvere solo i problemi materiali (i compiti della Chiesa non si risolvono nella scuola, nell'assistenza e nei servizi). (19)
Netto il documento della Conferenza episcopale (in maggio). Il credente deve fare scelte coerenti ed evitare i rischi derivanti da ideologie e da movimenti i quali, per la loro intrinseca natura o per circostanze storiche, sono inconciliabili con la visione cristiana dell'uomo e della società:
Invitiamo tutti i cristiani a non disperdere le loro energie, a testimoniare insieme i loro impegni morali e civili e ad operare... alla luce della fede e della dottrina della Chiesa. Siamo più che mai convinti, con la miglior parte della comunità italiana della necessità di un rinnovamento profondo e coraggioso che scaturisca da sincera e costante conversione interiore. (20)
Critica ed ironica, con l'ex, La Vedetta. La scelta di Manfredi è emblematica, dimostra la sua fragilità di carattere e la capacità di plagio del PCI. La sua candidatura serve a "sfondare nelle zone bianche, dove si gioca la partita decisiva, in termini di voti per la conquista dello Stato".
E' il PCI che ha scelto Manfredi e i suoi compagni di cordata: ha sparato nel ventre molle dello schieramento cattolico integralista, dove le idee sono più confuse e il populismo più circolante, con la stessa spregiudicatezza e la stessa efficacia con cui il fascismo colpì i cattolici negli ultimi mesi del partito popolare... Se la Provvidenza ha deciso per un'Italia comunista, non saranno i Manfredi e i La Valle a fermare la marcia del totalitarismo di sinistra, come non riuscirono i cattolici contro il totalitarismo di destra che essi pure assumevano di condizionare dall'interno. Anziché fare il cattolico comunista, Manfredi farà il comunista e basta. Ma da deputato, finché e sarà un parlamentare e finché farà comodo al PCI. Che tristezza, povero caro amico Beppe! (21)
Addirittura caustici i corsivisti DC sulla campagna elettorale in cui il PCI batte paese per paese, presentando Manfredi come "democristiano onesto".
Sulla piazza assolata, mentre i ragazzini si rincorrono vocianti e i venditori del mercato riprendono i loro magri affari, la voce di un uomo distrutto, senza chiarezza di pensiero, né timbro, né robustezza, cerca di confidare alle pietre i risvolti di un dramma interiore che non interessa né commuove nessuno. Di questo dramma si conosce solo il provvisorio epilogo: una medaglietta per Montecitorio. (22)
Molte le iniziative comuniste per parlare al mondo cattolico. Il 25 maggio a Cuneo con Manfredi sono presenti Novelli, sindaco di Torino, Vinay (pastore Valdese), Allegna (docente universitario), Reburdo (presidente regionale delle ACLI). L'8 giugno è a Fossano Raniero La Valle sul tema: Il perché di una scelta politica. E' diffusa dappertutto la dichiarazione dell'ex sindaco di Fossano:
Un cristiano che faccia politica deve difendere soprattutto quei valori che scaturiscono dall'amore per il prossimo e dal rispetto per l'uomo. E questi valori che sono poi, tra gli altri, la difesa degli interessi dei ceti popolari, hanno nel programma del PCI specifici progetti politici. (23)
Per questo, l'adesione al PCI è indispensabile per far uscire il paese dalla crisi morale, sociale ed economica.
Tutte le iniziative del partito tendono a presentarlo come responsabile, unitario, capace di governare.
Viene riproposto il compromesso storico, ma, data la drammaticità della situazione, si ipotizza anche un governo di unità nazionale, con tutte le forze democratiche. Il PCI sa governare: lo ha fatto dal 1944 al 1947 e oggi amministra 6 regioni, 40 province, 50 capoluoghi. Occorre porre rimedio ai guasti di 30 anni di malgoverno e di strapotere democristiano, ridare prestigio all'Italia in Europa e nel mondo. A pochi giorni dal voto, Berlinguer dichiara di accettare la NATO, definita come ombrello protettivo alle minacce contro il paese. Fortissima la polemica contro i gruppi uniti non da principii, ma da smanie elettorali. La loro presenza rischia di impedire al PCI di divenire il primo partito. (24)
Davanti alla crisi più grave del dopoguerra, la DC continua a riproporre il centro sinistra che è fallito, ripropone vecchie coalizioni governative, cioè la crisi, l'instabilità, la mancanza di ogni rapporto reale con il paese. I piccoli partiti intermedi riflettono sul fatto che la DC tenta di svuotarli e di usarli come subalterni. Il paese ha bisogno di prospettive chiare e precise:
un governo di larga coalizione, di solidarietà ed unità tra le forze popolari e democratiche... una collaborazione di tipo nuovo tra partiti autonomi e diversi che convergono nell'obiettivo comune di guidare lo sforzo del paese per uscire da una crisi gravissima e per avviarne il rinnovamento. (25)
Non si tratta di spazzar via la DC come dicono i gruppetti, ma di ridimensionarla per aprire una strada nuova al paese. Di Giancarlo Pajetta i comizi finali.
La DC risponde con grande slancio, rilanciando la campagna contro il pericolo comunista, evocando lo scontro del 1948, ricordando che potrebbero essere le ultime elezioni. Lo spettro del sorpasso comunista si accompagna alla polemica contro le giunte rosse, contro i paesi dell'est nella cui orbita l'Italia rischia di cadere, contro la violenza, non solo verbale, che accompagna molto iniziative del partito, a causa dei "fascisti rossi".
In lista per il Senato Sarti (Alba), Giovanni Bersani (candidato nazionale nel collegio di Cuneo), Baldi (Mondovì) per la Camera Franco Mazzola, deputato uscente, Pier Luigi Gasco, deputato uscente (Mondovì), Francesco Sobrero (Alba), Attilio Bravi (Bra), Natale Carlotto (Ceva) della Coltivatori diretti, Pier Luigi Pomero, sindaco di Verzuolo. Non si ricandidano Pella e Giovanni Giraudo alla Camera dal 1953. (26)
Forte l'appello al voto cattolico e soprattutto alla mobilitazione del partito che deve saper rispondere ai comunisti colpo su colpo.
Attenti al sorpasso, Quaranta giorni di libertà, La DC cuneese mobilita tutte le sue forze, Resistenza nuova, Zaccagnini ai DC: mobilitare tutte le forze, In provincia la mobilitazione DC è generale sono alcuni titoli della Vedetta.
Cupo il quadro di una possibile vittoria comunista: la sinistra ricorre al terrorismo delle dichiarazioni, delle minacce e della violenza fisica, gli spazi di libertà si stanno chiudendo:
Nessuna paura. Se il comunismo non passa, la sua crisi esploderà. Se passa va a pezzi l'Italia. E possono gli italiani volere davvero la propria distruzione?...(27)
La Vedetta dedica una pagina intera ad uno studio del prof. Giovanni Sartori che offre lo scenario, in cinque atti, della "sovietizzazione dell'Italia": 1) tutto resterà come prima? 2) Incomincia la campagna di odio. 3) Poi è la volta della caccia alle streghe. 4) Si prepara la ricetta infallibile del PCI. 5) Infine arrivano i carri armati.
Al PCI oggi basta un voto per ogni 10 già avuti:
L'Italia si troverà subito isolata e priva degli aiuti e della solidarietà dei paesi democratici alleati. (28)
Forti la polemica e l'ironia contro i "gruppettari", accusati di ignoranza, di violenza. Il 25 aprile a Dogliani il DC Fagnola, in un dibattito sulla Resistenza è contestato da "un gruppetto di domestici barbudos". In tutti i dibattiti pubblici i democristiani sono interrotti, fischiati, accusati di latronicio.
Non sfuggono alla polemica i radicali, come i demoproletari incoerenti perché vogliono abbattere la DC, ma "bombardano" il PCI.
Per abbattere, comunque e ad ogni costo la DC, hanno cominciato a parlare di unità a sinistra, di svolta e di tutte le altre formule... Quale unità se ogni occasione è buona per attaccarsi a colpi di cannone? (29)
Lo scontro tra i due maggiori partiti rischia di stritolare le forze minori. Preoccupato il PLI che schiera al Senato Fassino (Cuneo), Balbo (Mondovì), Raoul Rossi (Alba), alla Camera Badini Confalonieri, deputato dalla prima legislatura e presidente della fondazione Einaudi, Bernardino Calleri (Cossano Belbo), Raffaele Costa (Mondovì), Gianmaria Dalmasso (Cuneo), Luigi Incisa di Camerana (consigliere comunale di Cherasco), Fernando Olivero (Magliano Alfieri).
La paura può portare molti voti alla DC, ma questo non risolverà i problemi perché dopo il voto occorrerà riformare un governo di partiti democratici. Molti candidati DC sono, inoltre, compromessi con le sinistre.
Le elezioni del 20 giugno sono un referendum a favore o contro la libertà e la democrazia. Gli italiani devono dire se vogliono restare tra le società liberali del mondo occidentale o finire tra i satelliti comunisti dell'U.R.S.S.
Questo può spingere gli elettori a compattarsi sulla DC.
Non dobbiamo ... dimenticare che fu proprio la DC ad aprire la strada al comunismo con i suoi continui cedimenti alla demagogia ed al populismo, con il suo disprezzo ancestrale per la borghesia e per i valori di cui è portatrice. In sostanza i democristiani hanno sempre fieramente disatteso le aspettative del loro elettorato, fieramente anticomunista, gestendo i voti ricevuti secondo i capricci delle proprie correnti quasi sempre impegnato a scavalcarsi a sinistra. (30)
Chi dopo 30 anni ci lascia in eredità il più grosso partito comunista dell'occidente non ha titolo per definirsi argine della democrazia.
Il 3 giugno è a Cuneo il neo-segretario Valerio Zanone. I liberali devono bloccare la velleità del compromesso storico e i pericoli di una alternativa di sinistra. Necessità primaria la moralizzazione della vita pubblica per rendere al cittadino la fiducia nello Stato e per chiudere le brecce irresponsabilmente aperte verso il PCI.
Nell'appello del segretario provinciale Fassino, ricompare il timore che il voto anticomunista si diriga interamente verso la DC.
In Europa, i liberali sono la terza forza e in prima fila nel difendere la civiltà occidentale.
In Italia è più che mai necessaria una forza politica che con limpido criterio e decisa volontà indichi la strada del giusto progresso e delle ragionevoli riforme, dell'economia di mercato e della tutela del risparmio, della giustizia, della scuola, dell'ordine ... Bisogna che il voto del 20 giugno ci garantisca dalla vittoria del comunismo, ma anche dalle possibili soluzioni post- elettorali, quali il pasticciaccio del governo di emergenza, o più grave ancora, il tanto conclamato e discusso compromesso storico. (31)
La DC si è alimentata per 30 anni con il mito della diga anticomunista. Serve oggi più forza ai liberali per difendere ordine e libertà in una Italia ormai preda della guerriglia urbana.
Solo scegliendo la "bandiera" si condiziona la DC. Per questo:
Un voto al PLI vale doppio. (32)
Analoghe difficoltà e simili timori per il PSDI, in difficoltà a livello locale e nazionale.
In lista al Senato Siro Dessi (Alba), Piero Franco (Mondovì), Carlo Benatti (Cuneo), alla Camera il capolista Pierluigi Romita, Marco Altare, Giampaolo Boccardo, Mariella Bottallo e l'industriale fossanese Matteo Viglietta, breve meteora politica.
La campagna è molto centrata sulla forza della socialdemocrazia a livello europeo. La crisi italiana nasce anche da questa anomalia: la scarsa presenza del socialismo democratico, davanti anche al peso del PCI. Solo un riequilibrio può mettere il nostro paese sulla strada delle democrazie più avanzate e permettere una alternativa progressista alla DC.
Travagliata anche la presentazione della lista di Democrazia Proletaria che raccoglie i gruppi dell'estrema sinistra.
L'anno vede una intensa e continua attività, a livello sociale e ideale. La commissione scuola del PDUP lavora verso tutti gli istituti, elabora materiale su temi differenziati (occupazione, rapporto scuola - mercato del lavoro, questione femminile...). Il fallimento delle lotte sui costi sociali (mense, trasporti....) dimostra che non è possibile trattare gli studenti come massa da sindacalizzare. Occorre, invece, un impatto con la totalità dell'istituzione scuola, le sue strutture, la funzione (verso il mercato del lavoro e ideologica) che mantenga il respiro ideale e l'ampiezza di proposta che ha caratterizzato il movimento studentesco nelle sue migliori fasi.
Errata la impostazione di:
Lotta Continua che, partendo dalla sua equazione studente = proletario non ha quasi mai perso occasione per fare terra bruciata con mobilitazioni imposte dall'alto, con un intervento episodico e del tutto esterno, comunque non volto a modificare i rapporti di potere all'interno della scuola. (33)
FGCI, tradizionalmente assente dal movimento, non essendole servita nemmeno l'occasione dei decreti delegati per radicarsi nelle scuole, nè avrebbe potuto forse farlo, vista l'estraneità del movimento verso il compromesso storico e l'atteggiamento del PCI nei confronti di temi quali il femminismo, l'aborto, la droga, il rapporto personale - politico. (34).
Proprio il discorso sul personale - politico inizia a farsi strada e ad estendersi. Il mensile Contare sulle proprie forze passa a stampa e lega sempre più scuola e tematiche giovanili.
Agitazioni, anche se non continuative, in molte città della provincia (in particolare Bra e Alba). La prevalenza ideale dei collettivi politici legati al PDUP è testimoniata dal voto per gli organismi collegiali. In tutte le scuole vincono le liste di sinistra e di movimento. Eccezione, a Cuneo, il liceo classico, dove prevale una lista occitano-cattolica.
A gennaio è stilata una piattaforma provinciale (35): sala pubblica per assemble..., riconoscimento del monte ore e dei consigli dei delegati, settimana autogestita di istituto, sperimentazione didattica e rapporti con la realtà esterna, consultorio pubblico per le donne.
Il 7 febbraio convegno provinciale su Occupazione intellettuale, trasformazione della scuola e movimento e dibattito pubblico su Vertenza scuola e contratti con Andrea Ranieri.
Cresce il movimento delle donne. L'11 gennaio, al cinema Italia, manifestazione a favore dell'aborto libero e gratuito. Intervengono Vineis e Magnani Noya (PSI), Emma Bonino (PR e CISA), una compagna di Lotta Continua e Ritanna Arneni del PDUP.
Assente il PCI accusato di praticare il "compromesso storico" tentando, su questo tema, un accordo con la DC.
Il collettivo politico femminista si incontra settimanalmente, ha spazi alla radio, allarga il discorso delle lotte sociali (casa, asili nido, mense, scuola a tempo pieno...) e dall'aborto al tema della salute:
Dal 1968 ad oggi... è aumentata la presa di coscienza da parte delle donne, della loro condizione di sfruttamento nel lavoro, di oppressione a casa, di subordinazione all'uomo... Sentiamo l'esigenza di incontrarci e confrontare le nostre esperienze, per creare un movimento di donne... Chiesa e potere vogliono... riconfermarci nel ruolo di esseri incapaci di decidere... Vogliamo essere noi a controllare i medici e la medicina, conoscere il nostro corpo... (36)
Sabato 6 marzo, a Cuneo, mostra fotografica sulla condizione femminile, murales, mercatino del lavoro femminile, canzoni popolari sulla lotta delle donne. Parlano "le donne per le donne".
La manifestazione è indetta contro l'aborto clandestino, per il diritto all'aborto libero, gratuito, assistito, per i consultori pubblici gestiti dalle donne. (37)
Anche il circolo Pinelli, nella sua ultima fase, piega verso tematiche che intrecciano il politico e il personale. Occorre modificare il concetto tradizionale di circolo culturale, cercare nuovi interlocutori.
Pensiamo che un certo tipo di fase sia superata e che sia necessario l'avvio di un dibattito approfondito sulla funzione della cultura e dei circoli culturali... La politica che attraversiamo richiede un approfondimento di tutti i temi, superando, come già il movimento delle donne cerca di fare, una preconcetta divisione fra personale e politico... Interviene direttamente su quelle che sono le esigenze di riappropriazione della cultura da parte delle classi sfruttate e dei giovani in particolare in qualità di studenti e di giovani operai, che vivono queste esigenze in modo del tutto nuovo e con una carica eversiva tutta da valutare. (38)
Forte l'interesse sul tema droga. No ai questionari pseudoscientifici distribuiti dalla Regione nelle scuole, no ai corsi per insegnanti, tendenti a cercare una schiera di "poliziotti da scatenare nella caccia al drogato". No alla nuova legge che dietro l'apparenza della depenalizzazione:
tende a criminalizzare certi tipi di condizione, creando un'area di devianti che è già e sarà sempre di più una piccola industria per falsi scienziati e falsi progressisti, ma che è ancora più utile al sistema, incapace ormai di offrire lavoro e qualsiasi tipo di struttura economica, sociale, culturale. Un disegno che va avanti a livello mondiale addirittura, quello cioè di formare un'area di cittadini di serie B... che siano direttamente controllabili da parte del potere. (39)
Il circolo organizza alcuni concerti (Bennato, Dalla) al Camaco di Borgo. E' necessario ribaltare la logica dei padroni della musica che usano la canzone per riproporci l'ideologia e il modo di vivere di una borghesia sempre più aggrappata a valori che "non sono i nostri".
I concerti possono diventare momenti di aggregazione, di creatività e possono trasformarsi in momenti reali di aggregazione politica. Questo è avvenuto solo in minima parte nelle due serate. La sala del Camaco è il primo intoppo.
Una sala progettata proprio per i concerti dei padroni della musica in cui il rapporto tra il cantante e il pubblico rimanda decisamente al rapporto tra professore e studente e in ultima analisi al rapporto padroni-proletari... Tutti inscatolati, sedia per sedia si ascolta e si riceve qualsiasi messaggio... La critica e il contributo di massa creativo alla cultura e alla informazione si annacqua sino a scomparire nella ricezione più subordinata di qualsiasi modello ideologico. (40)
Bisogna spezzare la divisione drastica tra artista e operatore, riprendersi tutto quello di cui si è stati espropriati dai padroni.
La strada è lunga, gli ostacoli di ogni tipo, il dibattito ancora troppo povero e frammentario; la borghesia sa il fatto suo e ha il potere. Noi la nostra creatività e la nostra forza di classe. (41)
Sulla "legge antidroga" concerto di Toni Esposito, domenica 28 marzo 1976 alla Chiesa di S. Francesco.
Ancora alcuni grandi spettacoli. Sono a Cuneo il Living Theater e la compagnia dell'Elfo con 1789: la rivoluzione rubata al popolo di Ariane Mouchkine. Girano in molti centri della provincia i film Tutti o nessuno di Marco Bellocchio, sull'emarginazione degli ospedali psichiatrici, Bianco e Nero di Paolo Pietrangeli sul fascismo e le sue implicazioni con il potere DC, e il cortometraggio Brescia '74 sulla strage e sui funerali delle vittime a Brescia.
Il tema della sessualità inizia ad essere discusso pubblicamente. Nelle prime presentazioni del FUORI (fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano) tematiche radicali ed antiautoritarie si legano e mescolano alle analisi di Reich e ad alcuni elementi dell'analisi marxista.
La sessualità è ed è oggi mortificata, repressa e canalizzata agli scopi economici, politici e sociali delle classi dominanti, del sistema capitalistico.
Solo se produttiva (di figli, cioè di forza lavoro)... la sessualità è compatibile con le strutture sociali esistenti... Chiesa cattolica, sfruttamento capitalistico dell'uomo, morale borghese concorrono a soffocare la libera manifestazione del sesso... Una vera liberazione sessuale deve passare necessariamente attraverso la liberazione sociale, politica ed economica dal sistema capitalistico e dallo sfruttamento. Le lotte delle femministe, degli omosessuali, i movimenti di liberazione sessuale portano avanti questo discorso nell'ambito della lotta più generale delle classi sfruttate contro il capitalismo. (42)
Continua anche l'attività del Barale di Boves. In occasione dell'incontro con Adriano Damiano (ACLI) su disoccupazione e cassa integrazione; dice un volantino:
Un milione di disoccupati, 800.000 lavoratori in cassa integrazione. Questo è il risultato di uno sviluppo industriale caotico e di una direzione politica suicida. Le strutture delle società capitalistiche stanno crollando. Il governo e il padronato vogliono far pagare questa crisi soltanto alle masse popolari (disoccupazione, inflazione, cassa integrazione, licenziamenti). (43)
Tra novembre e dicembre Matti da slegare di Bellocchio, introdotto da Gianfranco Donadei e Fulvio Romano.
Continua la polemica con il comune per la mancata concessione di una sala pubblica:
La giunta comunale... decide di non concedere più le sali comunali al circolo. Il Circolo Barale denuncia questo fatto con un manifesto pubblico. La DC risponde con un manifesto in cui il democristiano Marinacci fa le lodi del democristiano Biarese... (44)
La scadenza elettorale suscita nei gruppi l'ennesimo dibattito-scontro sul "come presentarsi". Lotta Continua rovescia le sue posizioni. L'appoggio al PCI non ha pagato, la strategia di questo partito è in contraddizione con le lotte operaie e lo spirito di base, la sinistra supererà certamente il 50% dei voti e, davanti al futuro governo delle sinistre, è indispensabile una forte presenza dei rivoluzionari. Lotta Continua chiede di far parte del "cartello" di Democrazia Proletaria. Se la proposta verrà rifiutata, presenterà liste proprie, convinta di avere il quorum a Torino e a Napoli.
Anche in provincia molte le iniziative e gli appelli per una presenza unitaria (ad un appello nazionale aderirà anche Nuto Revelli). Il PDUP (Avanguardia operaia è presente solo a Saluzzo) è inizialmente contrario. Liste unitarie non sarebbero capite, non avrebbero chiarezza, date le molte diversità e le polemiche trascinate per anni. Il progetto del PDUP mira all'unificazione con Avanguardia operaia a tempi brevi e la battaglia elettorale deve essere parte di questo disegno. Spostano i termini del dibattito una intervista di Adriano Sofri, leader di Lotta Continua e gli scontri interni ai gruppi dirigenti di AO e PDUP (la frattura apertasi al congresso di Bologna si rivelerà insanabile).
A livello nazionale una parte del PDUP (quello di provenienza PSIUP ed MPL) e AO premono ora per liste unitarie. Chi proviene dal Manifesto è disponibile solo ad accordi tecnici (la non presentazione, reciproca, in una circoscrizione per garantire il quorum).
Anche nel cuneese le posizioni cambiano. Il 2 maggio a Bra si tiene un incontro provinciale del PDUP.
Le due relazioni, di Roberto Baravalle e di Silvio Barbero toccano problemi politici e soprattutto organizzativi. Baravalle ripercorre i rapporti con LC ed AO, prospetta la possibilità di un funzionario provinciale, propone un direttivo provinciale con funzioni più politiche (sino ad ora è stato un semplice collegamento); Barbero fa il punto sul tesseramento, sul finanziamento, sullo stato delle sezioni, propone un giornale provinciale, una campagna indirizzata alle fabbriche, l'allargamento delle commissioni, l'estensione della protesta contro l'aumento di prezzi e tariffe.
Intervengono Borgna (Alba), Petrini sui circoli culturali, Romano (dobbiamo decidere se essere un partito che raccolga le minoranze anticapitalistiche o un partito che rompa il sindacato e la sinistra riformista), Danzi che propone un foglio di collegamento tra le fabbriche.
Il tema elettorale prevale, però, sugli altri. Per Allario occorre superare l'ipotesi di unità della nuova sinistra vista finora in termini negativi. E' possibile una scelta unitaria verso LC se questo modificherà alcune posizioni su governo delle sinistre e sindacato. Per Degiacomi la scelta unitaria deve impedire le continue sbandate di LC verso PCI ed autonomia. Ha sbagliato il gruppo dirigente nazionale a non prevedere la situazione che si sarebbe creata. Baravalle riconosce sbagliato non avere stretto rapporti maggiori con le altre formazioni dell'estrema sinistra.
Duramente contraria è, invece, Bra. Sampò ricorda che a Carmagnola, nel suo consiglio di fabbrica, vi è una netta spaccatura con LC; per Bruna Sibille è impossibile pensare ad un mutamento di questo gruppo, rispetto alle sue posizioni estremistiche; per Testa e Petrini nella nuova sinistra vi sono due linee contrastanti e queste due ipotesi debbono emergere anche a livello elettorale.
Giangiacomo Migone riporta il dibattito nazionale nel PDUP, parla della forte spinta "unitaria", dei pericoli di una scelta autonoma di Avanguardia operaia che metterebbe a rischio l'unificazione.
Si decide di andare ad una consultazione nelle sedi sul problema elezioni.
Contraria Bra, divisa Alba, l'ipotesi "unitaria" passa a livello provinciale. A livello nazionale nonostante la netta maggioranza del PDUP sia contraria, viene accolta. Si va alle liste di Democrazia Proletaria. LC non candiderà i propri dirigenti nazionali e i suoi candidati saranno raggruppati in fondo alle singole liste. Le iniziative elettorali saranno separate.
Il 3 maggio, a Radio città futura di Roma, Luigi Pintor si esprime senza mezzi termini:
Lotta Continua non è una organizzazione unitaria, cioè che si batte per l'unità della nuova sinistra, né rivoluzionaria, ma è un'organizzazione scissionista... Il credere che all'ultimo momento, per prendere dei voti, tu unisci della gente che ha un programma diverso, una linea diversa e così via, questo è un prendere per i fondelli la gente (45).
Nonostante la non piccola tensione, anche in provincia, con la sezione di Bra, la campagna elettorale decolla. Capi lista Migone e Valle (AO di Alessandria), candidati Gigi Danzi (Cuneo) che rappresenta il dissenso cattolico, Beppe Costamagna, "storica" avanguardia alla Burgo di Verzuolo.
Per Lotta Continua, "bocciata" la proposta di Franco Bagnis, tocca a Flavio Crespo, operaio della Locatelli di Moretta. L. C. "batte" la provincia con iniziative quotidiane, numerosissimi comizi anche nei paesi. L'appuntamento più importante è quello con il segretario nazionale, Adriano Sofri, a Cuneo in Piazza Europa. Si chiede di dare la preferenza a Crespo, ad un altro dei due candidati di organizzazione e a Giovambattista Lazagna, avvocato, ex partigiano, sotto inchiesta per partecipazione a banda armata.
Il PDUP apre a Cuneo il 29 maggio con Gigi Danzi e Giangiacomo Migone. Tutte le iniziative vanno bene sino a creare qualche preoccupazione allo stesso PCI. A Boves lo stesso sabato 29 maggio Migone interviene sull'eccidio di Sezze Romano. Grande presenza operaia a Racconigi, assemblee in tutti i centri medio grandi. Il 7 giugno è a Bra, Lucio Magri. Chiudono a Cuneo il 15 giugno, Migone, Mariella Gramaglia del "Manifesto" e Roberto Biorcio della segreteria nazionale di AO.
Tutta la campagna è basata sulla certezza che si andrà ad un governo delle sinistre, che DP otterrà un risultato positivo, che la crisi della DC sia irreversibile. DP è la sola forza a chiedere che la DC venga cacciata all'opposizione che a governare siano i lavoratori E' ora, è ora; potere a chi lavora. Se il paese lotta, il governo deve lottare con lui dicono alcun slogans.
Le proposte riguardano l'occupazione, la politica fiscale, il salario, il carovita, la casa.
Nelle elezioni politiche del 20 giugno, per la prima volta dal dopoguerra, non si tratterà solo di esprimere la critica al regime democristiano, alla crisi e alla degradazione cui ha condotto il paese. La posta in gioco sarà la cacciata della DC dal governo, la fine del regime della disoccupazione, dell'emigrazione, dell'attacco alle condizioni di vita, della corruzione elevata a sistema di governo. (46)
Si tenta anche di articolare il discorso su temi specifici: le difficoltà nelle campagne, i militari di leva, le fabbriche, le scuole (47):
Noi crediamo che oggi sia indispensabile mettere la DC all'opposizione, che il governo delle sinistre affronti in modo radicale i problemi della trasformazione della scuola in base ai bisogni sociali che le masse dei lavoratori esprimono nei confronti del sapere; avvii a soluzione i problemi della disoccupazione giovanile e intellettuale con lavori socialmente utili nel quadro della trasformazione dell'attuale apparato produttivo. (48)
Con maggiore prudenza il PDUP, con maggiore convinzione Lotta Continua, convinta di raggiungere un ottimo risultato (sinistra sopra al 50%, DP tra uno e due milioni di voti, i suoi candidati in testa alle preferenze...) la sconfitta DC e il cambio di governo sembra dato per scontato.
Sembra certo che il compito sarà quello di incalzare PCI e sindacato, essere presenti nelle contraddizioni che si creeranno tra il futuro governo e le forti spinte popolari.
La crisi della nuova sinistra e la sua parziale dispersione, dopo il 20 giugno, nasceranno anche da questa analisi sbagliata e dalla successiva disillusione.
Pochi giorni prima del voto, su un muro di corso Dante, a Cuneo, compare una enorme scritta in rosso:
Grazie DC ti ricorderemo.
Il risveglio, pochi giorni dopo, sarà amaro.

B) Il 20 giugno. L'unità nazionale, il disincanto
Il voto del 20 giugno segna qualche sorpresa. Cresce ancora il PCI (34,4%) ma lo sperato "sorpasso" non avviene. La DC tiene e recupera (38,7%, + 3,2 sulle regionali) svuotando i partiti di centro socialdemocratici (3,4%, - 2,2% sulle regionali), repubblicani (3,1%, - 0,2%), liberali (1,3%, - 1,2% sulle regionali, addirittura - 2,6% sulle politiche). Deludente anche il risultato del PSI (9,6%, pari alle politiche del 1972, con un netto calo - 2,4%, però, sulle regionali). In flessione anche il MSI, in difficoltà dopo l'espansione dei primi anni '70.
DP raccoglie solo 556.000 voti (1,5%) e 6 deputati. I radicali aggiungono il quorum per il rotto della cuffia (1,1% e 4 deputati).
Nel cuneese la DC torna alla maggioranza assoluta (52,8%), il PCI tocca il suo massimo storico (16,8%, 65.000 voti); il tonfo di PSI (9,8%, - 5,1% sulle regionali), PSDI (5,3%, - 2,4%), PLI (5,3%, - 1% sulle regionali, - 1% sulle politiche). Stazionari il MSI (2,0%) e il PRI (4,6%), - 1,4% ai radicali, 2% quindi più della media nazionale, con 7.567 e DP. Esulta la DC che elegge i suoi tre senatori (Sarti, Baldi, Bersani) e quattro deputati (Carlotto, Mazzola, Sobrero, Gasco).
A 30 anni dalla nostra prima rinascita elettorale dopo il fascismo, dopo la più lunga e continuativa esperienza di governo che un partito abbia potuto democraticamente realizzare in Europa e anche di fronte al partito comunista più forte dell'occidente e alla campagna di stampa più faziosa e ostile, senza mass media, senza impianto organizzativo almeno lontanamente comparabile a quello dei suoi principali antagonisti, la DC rimonta e annulla la bruciante sconfitta del referendum e il pesante insuccesso delle elezioni amministrative. (49)
Il PCI, si deve ora piegare alla logica del confronto, ha mancato i due obiettivi della sua campagna (il sorpasso e la maggioranza assoluta alle sinistre).
Si può lamentare la polarizzazione attorno a due forze politiche e il calo di quelle di centro e degli alleati di governo. Ma è merito e non responsabilità della DC se il timore del sorpasso ha portato gli italiani a votarla.
E' colpa della DC se la dissennata campagna socialista, appiattita servilmente sulle tesi frontiste, ha finito, come avevamo puntualmente previsto, per regalare al PCI i voti stessi dei militanti socialisti ? (50)
E' indispensabile, ora, che il partito non sprechi il materiale umano accumulato, saldi il consenso dei giovani, diventi moderno, aperto, partecipato, capace di aggregazioni in tutta l'area non marxista. Il governo deve, a breve termine, reinserire l'Italia nel moto generale di ripresa economica (ma anche culturale e civile) che sta scuotendo l'occidente.
L'aver respinto l'assalto comunista ridà forza e fiducia al partito. Un confronto con il PCI è ora possibile, distinguendo i diversi ruoli, sottolineando le ragioni di fondo che rendono incompatibili le prospettive strategiche dei due partiti in tema di organizzazione dello Stato e della società, di pluralismo, di libertà individuale, di modello economico. E' giusto rifiutare il compromesso storico o il governo di salute pubblica, ma è necessario prendere atto del maggiore ruolo di DC e PCI, anche a causa del calo delle forze intermedie.
Il nostro sistema non è ancora quello di una democrazia consociativa e neppure quello della alternanza. Esso costringe alla convivenza forze antitetiche e conferisce a ciascuna di essere - sicuramente alle maggiori - una sorta di diritto di voto rispetto agli atti dell'altra. E' oggettivamente impensabile di poter conseguire gli obiettivi necessari alla ripresa economica del Paese contro le forze di cui il PCI è interprete politico. (51)
Durissimo l'attacco al PSI che ha appiattito sul PCI la propria immagine, sino a compromettere le ragioni storiche della sua autonomia:
Non a caso, Beppe Manfredi, nella sua deplorata e deplorevole scelta, di cui non mancherà di pentirsi con amarezza, non ha preso in considerazione l'ipotesi di un impegno nel PSI. (52)
Riconoscimenti al PRI, mentre si giudica irreversibile la crisi liberale:
La personale affermazione dell'avvocato Raffaele Costa non attenua, ma sottolinea, la crisi irreversibile della antica struttura liberale cuneese. (53)
In casa liberale, choc per la grave sconfitta nazionale (il quorum è raggiunto in extremis), ma anche soddisfazione per avere eletto nel cuneese due dei sette parlamentari. Al Senato è riconfermato Giuseppe Balbo (collegio di Mondovì), alla Camera Raffaele Costa, con un grande successo personale (8.163 preferenze), supera largamente Vittorio Badini Confalonieri, parlamentare dal 1946 (tranne la legislatura 1948-1953) già sottosegretario, ministro e presidente del partito. Il PLI deve ricominciare dall'1,3% (meno di mezzo milione di voti), conscio che il liberalismo è essenziale per la democrazia, in Italia e in Europa.
La proposta è di riconfermare un governo delle forze democratiche (sino al PSI) rifiutando qualunque "compromesso".
La concezione liberale è alternativa a quella comunista. Questa alternativa non ammette confusione e compromessi e non consente, quindi che liberali e comunisti facciano parte insieme di maggioranze nel governo locale come in quello centrale. (54)
E' indispensabile ridurre l'inflazione e il disavanzo della bilancia dei pagamenti con l'estero. Servono a questo aumenti fiscali e tariffari, ma soprattutto provvedimenti globali. I sindacati non comprendono il vero volto della crisi. I provvedimenti del nuovo governo di unità nazionale sono parziali. L'iniziativa comunista e l'atarassia della DC creano sfiducia nei gruppi industriali.
Non si esce dalla crisi senza ridare alle imprese fiducia e certezze. (55)
I liberali devono organizzarsi contro il binomio DC-PCI. Vengono rilanciati in loco alcuni temi specifici e caratterizzanti: Europa, laicità dello stato, Concordato. Franchino diventa presidente provinciale sostituendo il dimissionario Badini Confalonieri.
Il PCI sembra egemone a sinistra.
La sua affermazione coincide con le difficoltà del PSI, con il risultato, inferiore alle aspettative, di DP che aggrava le sue contraddizioni interne, con l'espansione sindacale, con la crescita del Movimento delle donne, una parte del quale si struttura nell'UDI, con una parziale crescita della FGCI, diretta da Luigi Bertone.
La sua vittoria elettorale è la vittoria dell'unità. Il compromesso storico deve ora essere rilanciato e si deve attuare come unica risposta alla crisi del paese. Il rapporto con la DC è indispensabile per evitare scontri e fratture che non si potrebbero reggere e per unire le masse popolari. Diversa la nascita del centro sinistra che si era formato rompendo a sinistra. Serve, oggi, un governo di tutte le forze democratiche antifasciste. Fondamentali, in questo, l'apporto del 34% comunista, ma anche delle masse cattoliche, del mondo laico. Il PSI deve mantenere scelte unitarie.
Polemica dura con i gruppi, ridimensionati dal voto e frontale con i radicali.
La crescita organizzativa in provincia coincide con il tetto elettorale (16%), con l'apertura di sezioni, con un forte tesseramento, con il formarsi di nuovi quadri. L'elezione di Manfredi dovrà garantire maggiori rapporti con il mondo cattolico. L'elezione di Attilio Martino come secondo deputato è insperata e garantisce una presenza locale ancora maggiore.
Ricambio, dopo il tracollo, nel PSI. Lascia la carica di segretario Franco Viara. Subentra Marcello Garino, consigliere provinciale, iscritto dal '64. Si tenta di sanare la difficile situazione finanziaria, di ridare fisionomia al partito, di rilanciare "Lotte Nuove" che interrompe le pubblicazioni nei tre mesi estivi. Attilio De Carolis è nuovo capogruppo al consiglio provinciale.
A dicembre, a Bra, convegno provinciale operaio.
Si lamenta che il partito abbia trascurato gli organismi di massa e causato un allontanamento di parte della classe operaia.
In un periodo così grave per il paese, in cui vengono improvvisamente alla luce tutte le controindicazioni e le storture dello strapotere democristiano è indispensabile fare appello ai lavoratori per ottenere da loro il consenso per una spinta di rinnovamento del modo di governare. (56)
Partecipano i segretari regionali Muraro (CGIL) e Ferrari (UIL), altri esponenti dei due sindacati. Tutti gli interventi chiedono un rilancio del partito nei luoghi di lavoro. La nuova gestione craxiana sembra ridare dignità ed autonomia, rimettere in moto una macchina che pareva assopita ed appiattita.
Il congresso provinciale (Mondovì, 12 dicembre) conferma il rinnovamento del gruppo dirigente, composto, in gran parte da nuovi quadri. Anche lo scontro fra le componenti "storiche" sembra attenuato dalla situazione di emergenza. La scelta di Mondovì nasce dal fatto che lì, nella città del deputato Stefano Paolino, è nato Lotte Nuove e che questa è l'area dove la recessione ha maggiormente colpito l'occupazione.
Nella relazione di Garino forte attacco alla DC provinciale, appello all'unità a sinistra con un continuo richiamo all'esperienza mitterandiana.
La polarizzazione su DC e PCI non è irreversibile. Il PSI deve caratterizzarsi come il partito delle lotte sociali, delle libertà civili e democratiche, dell'autonomia, della partecipazione e del pluralismo. La scelta dell'alternativa (prevalere di un blocco popolare e democratico su quello conservatore rappresentato dalla DC) deve essere confermata.
Si è esaurito il modello economico sociale su cui la DC ha dominato per 30 anni e questo rende improponibile il centro sinistra a ogni altra forma di collaborazione tra questa ed i partiti operai. Su questi temi va condotto con il PCI un dibattito approfondito. L'alternativa non è un'ipotesi terzaforzista, ma è proposta politica unitaria rivolta ai cattolici democratici, ai laici, al PCI, alla nuova sinistra. Il governo Andreotti che si regge sull'astensione di sinistra e sui laici è giudicato severamente. E' necessario il rigore, ma bisogna rifiutare la mitologia dei sacrifici che va diffondendosi e che sta portando alla "politica dei due tempi": prima la stangata, poi le riforme. Questo governo deve essere superato da uno di emergenza composto da tutte le forze politiche democratiche.
Attenzione alla realtà provinciale: industria, agricoltura, artigianato e al quadro politico locale.
La DC non ha rispettato l'accordo politico del 1970 con il PSI. Nel PCI, in più casi, l'antisocialismo sembra coprire la scarsa volontà di revisione, il PSDI, nonostante le professioni progressiste continua a sostenere il quadro politico provinciale egemonizzato dalla DC, i repubblicani non rappresentano localmente le istanze della borghesia progressiva.
Molti gli interventi critici su struttura e per un rinnovamento di metodi e strumenti. Partecipa al congresso anche Nuto Revelli, come "ex iscritto".
Il nuovo esecutivo attribuisce gli incarichi di lavoro: enti locali a Giovanbattista Fossati, programmazione territoriale a Vanni Brunetti, scuola a Valentina Giordano, Servizi socio-sanitari a Gianfranco Ferro, organizzazione a Marcello Garino, agricoltura a Mario Giordana, sindacato a Eugenio Boselli.
La difficile situazione nazionale si riflette, però, pesantemente anche sulla provincia. Il governo Andreotti, di unità nazionale, spegne rapidamente tutte le speranze di una reale svolta.
Le riforme restano sulla carta. L'appoggio del PCI alla maggioranza pare non produrre frutti ma, anzi, crea contraddizioni fra il partito e la sua base sociale, come dimostrano il calo nel tesseramento, la perdita della spinta di base le flessioni elettorali, evidenti già nelle elezioni parziali del 1978 e solo parzialmente alle politiche del 1979, dopo l'uscita dalla maggioranza. La nuova sinistra non regge al forte ridimensionamento del 20 giugno 1976. Lotta Continua, al congresso di Rimini (novembre 1976), si scioglie nel movimento, anche se, di fatto, le sue sedi e suoi gruppi sopravviveranno sino al 1979. Il PDUP nella primavera '77 si scinde. Non reggono anime diverse sul rapporto con il PCI, con settori di movimento giovanile, sulla concezione del partito. Si formano il PDUP (Magri Castellina) e DP (Foa, Miniati, l'ex Avanguardia operaia e l'ex MPL). E' fallito il tentativo di dar vita, alla sinistra dei partiti storici, un forza di classe ed alternativa.
Il fenomeno brigatista non si manifesta direttamente in provincia, ma anche qui produce i suoi effetti devastanti. Lotta Continua vive tutte le contraddizioni del "movimento" ed è percorsa dal femminismo, da tutte le spinte "giovanili", dal ritorno allo "spontaneismo" iniziale, dalla rimessa in discussione delle scelte organizzative (57).
Aderiscono al PDUP il gruppo di Bra (Magliano, Petrini, Sibille, Fabbri, Barbero), alcuni militanti di Alba (Magrini), di Savigliano, la commissione scuola (Romano, Conforti, alcuni studenti), a DP, Avanguardia Operaia di Saluzzo (Midulla, Bongioanni), la maggioranza di Cuneo (Dalmasso, Danzi, Cicero), i piccoli gruppi di Racconigi, Cavallermaggiore, Fossano. Analoghe le difficoltà per i due gruppi. Il primo è radicato soprattutto a Bra (scuole, fabbriche, giornale, consiglio comunale, attività culturale). Il secondo non riuscirà mai a penetrare nel nord della provincia, ad avere una reale dimensione di massa, un rapporto continuativo con le fabbriche, nonostante alcune importanti "invenzioni", soprattutto a fine anni '70 (la tematica ambientalista, la questione nucleare, l'attenzione a quella nazionale...).
Contare sulle proprie forze cessa la pubblicazione dopo pochi mesi, il Pinelli anche per la scelta della nuova dirigenza (tra le altre un concerto "in onore" di Ulriche Meinohf) non svolgerà più alcuna attività. Per qualche tempo, cresce Radio Democratica che diventa sede anche di un dibattito politico, multiforme e spesso confuso, ma specchio delle difficoltà e dell'interrogarsi della sinistra locale e del mondo giovanile. Avranno spazi i partiti, le femministe, i gruppi di paese, gli omosessuali. Attorno alla radio nascerà nel 1979, ma avrà vita breve (dibattiti pubblici sul nucleare, sui problemi internazionali, sul terrorismo.. con Gianni Mattioli e Marco Boato) il Circolo l'Ortica.
Anche da ambienti della radio, nascerà, a fine 1979, il settimanale La Masca.
La diaspora di Lotta Continua e il crescere di forti fermenti giovanili non producono strutture organizzate e continuative. La stessa autonomia non avrà mai una sua reale presenza, ma solo un alone di simpatia. La sede di Lotta Continua in Via Roero, a Cuneo, sarà chiusa nel 1980 e rilevata da DP. I gruppi locali (Fossano, Savigliano, Langhe) non superano la divisione elettorale del 1979 (parte vota radicale, con dichiarazioni pubbliche di Paolo Tomatis e Pino Rosa, parte aderisce alla sfortunata lista di NSU di cui Franco Bagnis è candidato).
Si tenta, nel 1978, l'esperienza della Mela Rossa, un circolo di incontro per i giovani contro l'emarginazione, la tossicodipendenza, la solitudine e contemporaneamente di vendita di prodotti naturali (pane, frutta, verdura...).
Nonostante questa anticipazione di temi che diventeranno molto popolari negli anni successivi, il circolo fallisce, ridotto, negli ultimi mesi di vita, a oggettivo "ghetto", incapace di creare una rapporto tra diversi tipi di giovani.
Forte, invece, il consenso raccolto dal PR, per le sue scelte referendarie, per l'immagine di novità, per la forte critica ai partiti, più facile dopo un triennio circa di collaborazione, nella maggioranza, di quasi tutte le formazioni politiche, per la capacità di presentare alcune tematiche innovative (ambiente, non violenza), per la stessa frantumazione della nuova sinistra che sposta simpatie e militanze verso le tematiche radicali (non a caso, alle politiche del 1979, molti militanti di Lotta Continua saranno nelle "liste di Pannella").
Appunto l'esaurimento della maggioranza di unità nazionale, il riaprirsi di una nuova tensione tra DC e PCI, la mancata realizzazione di una politica di riforme e di innovazioni, segnano la oggettiva fine di ogni ipotesi di compromesso storico (nel novembre 1980 Berlinguer lo dichiarerà esplicitamente). Il PCI frana nelle amministrative parziali del maggio 1978 e solo parzialmente riesce a contenere la flessione alle nuove politiche anticipate del giugno 1979.
Nazionalmente sono stabili DC, PSDI, PSI, PRI. Cala del 4% il PCI (30,4%), cala lievemente il MSI che ha, però, superato una scissione interna. Forte crescita del PR (3,4%, + 2,3%), frana di Nuova Sinistra unita che raccoglie DP e alcuni altri settori, ma non riesce, in un mese, a darsi alcuna fisionomia, affermazione a sorpresa del PDUP (1,4%) che elegge sei parlamentari, sfruttando anche il cambio di nome e simbolo di DP.
In provincia scendono la DC che non può più giocare sul rischio di "sorpasso" come nel 1976 (49,9%, - 2,9%), il PCI (14%, - 2,8%), il PSI (9%, - 0,8%), il PSDI (5,1%, - 0,2%).
Stabile il MSI (2,0%); crescono il PRI (5%, + 0,4%), esplodono i radicali (3,6%, + 2,5%), 1,3% al PDUP (un sesto dei voti provinciali a Bra), 0,7% a NSU.
La crescita a sinistra, continua sino al 1976, è interrotta. Ad eccezione del trionfo PCI alle europee del 1984, la flessione continuerà senza sosta, nonostante la rinascita di DP (1983), l'esplosione dei verdi (1985 - 1987 - 1989), il recupero del PSI (1987 - 1990), dopo il calo di fine anni '70 e primi anni '80, l'effimero parziale recupero comunista nella prima fase della gestione Occhetto (europee 1989).
Lo scacco della sinistra va di pari passo con il permanere dell'egemonia della DC che, nonostante il forte calo, nazionale e provinciale, alle politiche del 1983 mantiene il suo dominio sui comuni, sulla provincia, sui grandi centri del potere economico (banche, camera di commercio). Solo il nuovo PLI di Costa riuscirà elettoralmente e soprattutto nel monregalese a costituire una alternativa al partito di maggioranza, giocando sulla figura del leader, su un forte populismo - anticomunista, su tematiche che anticipano quelle leghiste.
La sinistra locale seguirà, un po' passivamente, l'andamento di quella nazionale.
DP avrà due buoni risultati elettorali nel 1983 (1,8%) e nel 1984 (2%), sino a stabilizzarsi sull'1,5% dopo la nascita delle liste verdi. Presenza modesta a Cuneo, Saluzzo, Mondovì, assenza a Savigliano, Bra ed Alba, impegno culturale ed organizzativo, qualche contatto con la fabbrica, impegno, in più casi, su alcuni referendum operai e su tematiche ambientaliste (questione energetica, agricoltura biologica, l'ACNA), sino alla crisi dovuta all'esplodere delle molte anime, alla scissione Arcobaleno (1989) e alla confluenza in Rifondazione comunista (estate 1991).
Il PDUP, dopo il successo del 1979, vede calare i suoi consensi e nel 1984 confluisce nel PCI. Il gruppo di Bra mantiene una sua autonomia, continuando una forte presenza sulla città e sulle Langhe (ARCI, ARCI gola, una lista civica nel 1985).
Scompaiono i radicali locali, non convinti di molte scelte nazionali (la gestione del partito, l'"autoritarismo" di Pannella, la mancanza di impegno locale...). Dal 1983 (chiusura della sede di Cuneo) la presenza sarà quasi solo elettorale (Lista verde civica, Lista antiproibizionista, Lista Pannella) e legata ad alcuni referendum. La maggioranza della dirigenza locale (Donadei...) si riconoscerà nelle liste verdi.
Il PCI vive tutte le vicende nazionali: l'abbandono dell'ipotesi di incontro con la DC e la ricerca dell'alternativa, il rilancio di una forte spinta di massa nel 1984 sino alla morte di Berlinguer e il successo alle europee, il lento calo (elettorale ed organizzativo) negli anni successivi, con non piccole divisioni evidenziate dall'emergere di una forte dialettica interna. Sergio Soave sostituirà Angeloni nella carica di segretario federale che terrà sino al 1983. Sarà poi deputato in vece di Manfredi per due legislature. Nuovo segretario provinciale nel 1983 (sino al '90) Lido Riba. Consiglieri regionali nel 1980 Primo Ferro e Franco Revelli (poi coinvolto nelle accuse che nel 1983 portano alla crisi della giunta rossa di Torino), nel 1985 il solo Ferro, Riba nel 1990. Forte maggioranza alle ipotesi di Occhetto nel dibattito che scuote il partito nel biennio 1989-1991 e porta alla fondazione del PDS.
L'adesione a Rifondazione sarà minima e non avverrà da parte degli stessi dirigenti del NO. Si assisterà, però, ad una "scissione silenziosa" con un forte calo di tesseramento ed attività.
Il PSI cresce sull'onda della gestione craxiana, soprattutto a partire dalle regionali del 1985. Cipellini è senatore (addirittura capogruppo al Senato) sino al 1983, Viglione consigliere regionale nel 1980 e nel 1985 sino alla tragica morte nell'inverno 1988. La sua gestione del partito è messa in discussione da un'alleanza "di sinistra" (Garino, Fossati...) che porta, nel 1987, alla segreteria Vita.
Nonostante la totale adesione alla politica craxiana, il partito è localmente diviso su opzioni e su problemi di gestione (ne sono esempio le campagne elettorali gestite direttamente dai singoli candidati, lo scontro Garino-Ripa alle regionali del 1990, l'appoggio delle varie azioni locali a candidati alessandrini alle politiche del 1992).
Il partito, negli anni, viene sempre più perdendo militanza e caratteri di una formazione tradizionale di sinistra, assumendo invece sempre più l'aspetto di una forza che gestisce spazi di potere anche a livello locale.

CONCLUSIONI
Queste pagine hanno tentato, con limiti e senza alcuna pretesa di "esaustività", la storia della sinistra in una delle province certo per lei più difficili. Il periodo toccato copre gli anni di una lenta e progressiva ripresa, dopo i complessi e chiusi anni '50, di una crescita politica ed elettorale, ma soprattutto sociale e culturale, sino all'esplosione del biennio 1974-1976.
A differenza del mio precedente: "Il caso Giolitti e la sinistra cuneese (1945-1958)" il testo non è centrato su una figura, per quanto emblematica e significativa, ma su un arco di partiti, forze, gruppi molto ampio, variegato, soggetto a continui mutamenti.
Altre formazioni (DC liberali), per quanto di maggiore entità, sono trattate solo molte superficialmente, come pure le forze sindacali. Storia politica, quindi, con tutti i limiti di tale impostazione, tesa, comunque, a ricostruire fatti, documenti, memoria...
Proprio il perdere ogni riferimento al proprio passato, alla propria storia, alle proprie radici, è uno dei peggiori rischi di tutta la sinistra. Scarsi e poco curati gli archivi locali di partiti e sindacati. Quasi mai raccolte le memorie dei vecchi militanti. Inesistenti, oggi, giornali di organizzazione che pur nei loro limiti (spesso povero specchio dei fogli nazionali) costituiscono una forte preziosa e insostituibile. Insoddisfacente la comunicazione fra generazioni differenti.
Le elezioni del 5 aprile 1992 hanno segnato il punto più basso per la sinistra tutta. In frana il PDS che, per la prima volta dal 1958, non ottiene neppure il deputato, Rifondazione (2,4%) non supera le dimensioni di un gruppetto minoritario, la Rete, nonostante le aspettative, non sfonda, i Verdi sono in stallo, venuta meno l'ipotesi di una crescita rapida e inarrestabile, crolla il PSI ai livelli di 15 anni prima.
Le difficoltà non sono solo di carattere elettorale. L'esaurirsi delle speranze di cambiamento, di trasformazione produce un arretramento anche a livello culturale, la mancanza di collegamenti tra differenti tematiche (ad esempio ambiente e lavoro), l'assenza, nei giovani, di quadri politici complessivi.
Questo fenomeno è accentuato, in provincia, dalla cronica debolezza del movimento operaio, dal suo mancato radicamento, dall'idea che nessun mutamento sia possibile. Anche alcuni movimento di massa, per tutti quelli contro l'ACNA che pure assume una valenza almeno nazionale, incidono in modo insufficiente nella realtà locale, restando questo limitato ad una valle e non riuscendo quasi mai a investire la pianura contadina e le città.
In questa realtà così difficile, pesa l'enorme crescita di Raffaele Costa che con toni a tratti populistici, a tratti moralistici, riesce a costruirsi una macchina elettorale efficientissima, a superare i confini del monregalese e della Langa, a darsi un'immagine nazionale, a contendere il consenso alla DC, a veicolare contenuti tradizionalmente liberali.
In questa realtà si abbatte anche il ciclone della Lega, con una progressione organizzativa ed elettorale che non ha eguali in tutto il dopoguerra e che la vede sfondare alle regionali del 1990 e toccare il 20% (un deputato e un senatore) alle politiche del 1992 (seconda forza in provincia, con un drastico ridimensionamento della DC).
Non è questo il luogo per una analisi sul voto leghista e sulla natura (popolare?, di destra?, di opposizione?) della Lega (o delle Leghe). E' ovvio, comunque, che, oltre a togliere consenso alla DC nelle campagne o alle forze di centro nel ceto medio e tra i commercianti, "Farassino" raccolga un elettorato popolare, tradizionalmente di sinistra, deluso dal "modo tradizionale di fare politica", dagli scandali e convinto della necessità di uno shock. L'influenza del fenomeno leghista sulla sinistra è ovvia nel voto delle fabbriche.
In questa difficile situazione, davanti ad una forte perdita di consenso dei sindacati e delle organizzazioni di massa, la fragile sinistra locale vive uno dei momenti più complessi e delicati della sua storia, davanti ad un secco calo dell'occupazione industriale, all'ulteriore corporativizzarsi della società, alla scarsa fiducia nella forma partito da parte di forze cattoliche, pacifiste, di volontariato... pure molto attive sul terreno sociale.
E davanti a lei sono scadenze fondamentali che la vedono anche divisa e in polemica: le diverse opzioni sulla natura del sindacato e sul rapporto dirigenti-base, le riforme elettorali e istituzionali (la messa in discussione del sistema proporzionale), la crisi dello stato sociale, pur davanti al parallelo tramonto del reaganismo su scala internazionale, la presenza nel governo, il difficile rapporto tra il movimento operaio occidentale e il terzo mondo.
Sono questi i nodi su cui si misurerà se la sinistra locale è capace di tornare ad assumere un ruolo sociale e culturale o dovrà rassegnarsi ad un ruolo di piccola minoranza; la frase di Sarti sul "corpo estraneo nella provincia" torna ad aleggiare, purtroppo, come pericolo reale.
novembre 1992
Le conclusioni, come la bibliografia, e la breve nota di Alberto Cipellini, sono scritte nell'autunno del 1992.
Si è preferito non modificarle, aggiornandole, mantenendo il carattere "datato" del testo.

Periodici e riviste consultati

1) PERIODICI LOCALI
La Voce annate 1958/1975
Lotte Nuove annate 1958/1976
La Vedetta annate 1958/1976
La Guida annate 1958/1976
Il Subalpino annate 1958/1976
L'Eco della provincia annate 1969, 1970, 1971
La Sentinella delle Alpi annate 1958/1965

2) RIVISTE NAZIONALI
Mondo operaio annata 1958
Rinascita annate 1958/1976
Critica marxista annate 1965/1969
Il Manifesto annate 1969/1973
Mondo Nuovo annate 1964/1972
Quaderni piacentini annate 1967/1976
Giovane critica annate 1968/1976
Nuovo impegno annate 1968/1976
Praxis annata 1976
Quaderni rossi n. 1/6 Lettere, appunti, cronache
La Sinistra annate 1967/1968
Unità proletaria annate 1975/1976


APPENDICE
Pubblichiamo recensioni, schede, articoli, lettere comparsi su giornali locali e su una rivista nazionale in seguito alla "prima edizione" del testo.

Presentato il volume "I rossi a Cuneo" di Sergio Dalmasso
LA SINISTRA CUNEESE SI INTERROGA

Sergio Dalmasso ha compiuto un'opera meritoria, regalando ai cuneesi uno strumento di riflessione su un pezzo importante della loro storia con il saggio "Rossi a Cuneo- 1958-1976".
Questo lavoro si aggiunge all'altro che lo ha preceduto sulla sinistra cuneese del dopoguerra, ed è completato da un "quaderno" sugli esiti elettorali del periodo successivo.
Dalmasso da più di trent'anni è sulla breccia della politica, uno dei pochi rappresentanti di una continuità che si è in gran parte disfatta. Proprio da questa sua disinteressata militanza nasce anche il taglio onesto e credibile del suo racconto, che non prende parte, ma cerca di conservare e di ordinare la memoria di una presenza attiva e vivace, oggi forse neppure immaginabile.
Venerdì 10 il suo volume è stato presentato nella sala della CGIL, stracolma di persone che in gran parte hanno ben presente quella storia, per averla vissuta e realizzata.
Dietro il tavolo l'ex senatore socialista Alberto Cipellini e Guido Borgna, segretario della CGIL provinciale.
Il discorso è scivolato in modo inevitabile sulla campagna elettorale per le prossime politiche.
Cipellini ha voluto richiamare in modo forte all'unità delle sinistre, anche citando alcuni dei momenti di più dura contrapposizione, per concludere che solo nell'unità le sinistre possono vincere .
Borgna ha chiamato a raccolta i "compagni" con una prefigurazione terrificante del futuro che spetterebbe agli italiani, e ai "progressisti" in particolare, se vincesse Berlusconi: un decennio tetro, di totale arretramento, di perdita di gran parte delle garanzie sociali.
Numerosi gli interventi dal pubblico. Da ricordare quello del vecchio Gino Borgna, politicamente coetaneo di Cipellini, che come il precedente ha rievocato il clima di intimidazione nel quale i militanti di sinistra operavano nei primi decenni del dopoguerra.
E quello di Livio Berardo, oggi assessore all'Ambiente del comune di Bra, che si è chiesto come mai in provincia di Cuneo la sinistra continui ad arrancare, restando molto al di sotto delle medie nazionali, quando invece all'inizio del secolo aveva raggiunto il suo acme, superando largamente il 30 per cento dei suffragi.
("La Masca, 15 novembre 2000)

Indagine storica curata dal prof. Sergio Dalmasso
ROSSI IN GRANDA

Venerdì 10 novembre, presso la Sala della Camera del lavoro, Sergio Dalmasso ha presentato al pubblico il suo ultimo libro, I Rossi nella Granda, la sinistra nella provincia di Cuneo. 1958-1976. Alla presentazione del volume sono intervenuti, oltre all'autore, il presidente provinciale dell'ANPI, Alberto Cipellini, il segretario provinciale della CGIL, Mario Borgna ed il giornalista Carlo Giordano.

Nella campagna elettorale del 1956 decidemmo un comizio a Roccasparvera per un pomeriggio di una domenica. Raggiunta la piazza indicata, ci trovammo Sergio Damilano ed io con il deserto. Sull'uscio della canonica il Parroco, gambe larghe e braccia sui fianchi, sguardo provocatorio (venimmo poi a sapere che nelle messe del mattino aveva diffidato la gente a partecipare definendoci, uso un eufemismo, dei poco di buono). Poco distante la moto con il sidecar dei carabinieri con il brigadiere là seduto che ci seguiva costantemente appuntando i passi più scabrosi dei miei comizi… non compariva anima viva…la gente era in casa, ma ascoltava. Mettemmo a tutto volume l'altoparlante e feci il comizio per intero. A Roccasparvera prendemmo una barca di voti.
Quello raccontato da Alberto Cipellini, storico esponente del PSI cuneese, è solo uno dei tanti aneddoti della storia della sinistra cuneese e accolti da Sergio Dalmasso nel volume: 1958-1976. I rossi nella Granda. La sinistra nella provincia di Cuneo.
Il testo (296 pp.) è pubblicato nella sezione dei "Quaderni" del CIPEC (Centro di iniziativa politica e culturale) e si può richiedere all'Ufficio cultura della Provincia o presso l'Istituto storico della Resistenza di Cuneo.
Queste pagine hanno tentato- scrive Dalmasso- con limiti e senza alcuna pretesa di esaustività, di raccontare la storia della sinistra in una delle province certo per lei più difficili. Il periodo toccato copre gli anni di una lenta e progressiva ripresa, dopo i complessi e chiusi anni '50, di una crescita politica ed elettorale, ma soprattutto sociale e culturale, sino all'esplosione tra il 1974 e il 1976.
Al centro del libro la sinistra, i suoi tanti personaggi, le sue altrettante anime e correnti e le sue battaglie, vinte e perse. A margine dello studio le altre formazioni politiche, soprattutto la DC e le forze sindacali.
Lo studio sulla sinistra cuneese inizia con la radiografia della situazione dei partiti politici del cuneese dal '45 al '58, anno della più grave sconfitta del PCI a Cuneo (- 12.221 voti rispetto alle precedenti elezioni). Quindi esamina i rapporti tra PCI e PSI dopo la cocente sconfitta del '58, la lotta antifascista contro il MSI al governo e la nascita dei governi di centro sinistra.
Gli anni '60 occupano uno spazio importante: dalla riunificazione socialista al Vietnam, con i dibattiti, le associazioni giovanili e quelle politiche, le lotte operaie e quelle interne al mondo cattolico. Frammenti della storia mondiale che si riflettono nella vita politica cuneese.
Quindi l'ultima parte, con gli anni '70 delle battaglie civili, di quelle ereditate dal '68, ma anche delle lotte di Occitani e Provenzali. Dalmasso tratteggia con sguardo lucido i tanti protagonisti della politica cuneese degli ultimi trent'anni, fino al 1976, l'anno della "Grande occasione perduta".
Lotta Continua è convinta di raggiungere un ottimo risultato (sinistra sopra al 50%…), la sconfitta della DC sembra data per scontata. Pochi giorni prima del voto, su un muro di corso Dante, a Cuneo, compare una enorme scritta in rosso: "Grazie DC, ti ricorderemo". Il risveglio, pochi giorni dopo, sarà amaro: alle elezioni la DC tiene, anzi recupera.
Nel suo viaggio nell'universo rosso, Dalmasso si fa accompagnare dalle cronache, dai giudizi e dai dibattiti sui giornali locali dell'epoca.
"La Guida", "La Vedetta", "Lotte Nuove", "La Voce", "La Scintilla", "Il Subalpino", "L'eco della Provincia", "La Sentinella delle Alpi" e "Viene il tempo" ed altre riviste nazionali. Ma anche da dati minuziosi e fatti vissuti in prima perrsona. Una successione rigorosamente cronologica di fatti e citazioni che si inserisce in un dibattito nazionale ancora lontano dalla conclusione. Un pezzo di storia politica di Cuneo, raccontato senza la pretesa di avere e dare risposte e giudizi definitivi.
(Enrico GIACCONE, in "Cuneosette", 14 novembre 2000)

LIBRO SUI ROSSI A CUNEO DEL BOVESANO SERGIO DALMASSO
Quella presentata venerdì sera, 10 novembre, nella sala della CGIl, dall'autore, da Mario Borgna, dirigente sindacale, e dall'ex senatore socialista Alberto Cipellini, di fronte ad un folto pubblico, non è un'opera sui molti italiani che portano tale cognome (molti a Cuneo), magari lavoro di attualità, grande valore statistico ed aneddotico.
E' un libro storico, preparato con cura, amore e competenza dal professore bovesano Sergio Dalmasso, pubblicato dai "Quaderni" della provincia, dietro una sobria copertina azzurra.
Parla della vicenda della Sinistra cuneese (e di riflesso di tutto il mondo politico locale) tra il 1958 ed il 1976 ed è una ideale continuazione dell'opera precedente dell'autore, sul Caso Giolitti (Antonio, socialista e comunista) ed il periodo 1948- 1958. Nessuno può essere più adeguato di Sergio nel raccontare tutto ciò, dall'alto di una militanza coerente (tra Democrazia Proletaria e Rifondazione comunista) che dura da più di trent'anni, con incarichi nel Consiglio provinciale ed in quelli comunali di Boves e Cuneo, con tante energie, battaglie, studi, amarezze.
Ne appare il ritratto di una provincia storicamente "bianca", cattolica e di un movimento di sinistra sempre tanto articolato, con alcune roccaforti in città operaie e nelle valli ed una crescita costante fino a quegli ultimi anni settanta, ad una "grande occasione perduta" nelle elezioni del 1976 (siamo all'indomani delle contestazioni sessantottine, periodo in cui Sergio studiava Storia all'università di Genova, città di suoi avi, a lui carissima, siamo alla vigilia del "compromesso storico" DC-PCI).
E' un racconto attento, ricco di citazioni (molte da pubblicazioni), con linearità cronologica, in cui vengono tratteggiate le esperienze di tanti protagonisti, alcuni ancora sulla breccia. E' una fonte cui abbeverarsi perché, da autentico studioso, Sergio Dalmasso non lascia che la sua militanza (pur ben chiara) tolga lucidità alle sue analisi e modifichi il resoconto di fatti o adulteri dati.
E' un contributo a dibattiti politici aperti, senza conclusioni scritte a priori, in un momento di grande affollamento al "centro" dello schieramento politico, di slogan e spot elettorali, di paure e violenti attacchi ideologici reciproci che sanno tanto di irreale e propagandistico nell'ultimo anno del ventesimo secolo (si possono citare i casi di un consigliere comunale di destra che non vorrebbe un comunista quale Dalmasso come insegnante del figlio, di Storace, presidente della Regione Lazio, che ritiene troppo di sinistra taluni libri, dei tanti che pretendono di essere giudici dell'obiettività di questo o quell'autore senza neanche prendersi la briga di un confronto o di una lettera).
Speriamo che queste discussioni abbiano luogo, magari anche a Boves, visto che ad esse è affidato il progresso democratico e civile della società (o almeno la salvezza di quel che si può).
Un tempo, nella sinistra depressa da una delle tante sconfitte, si diceva: Moriremo tutti democristiani. Visto il panorama politico attuale e l'articolazione che aveva la DC al suo interno, si era buoni profeti, forse ottimisti.
Io spero che Sergio non muoia nemmeno democristiano e che possa lavorare, scrivere e lottare per moltissimi anni ancora, che ne abbia la forza, visto che non gli mancano certo intelligenza, lucidità, tenacia, modestia.
Caro Sergio, sei arrivato a raccontare del 1976, restano i vuoti e rampanti anni Ottanta e i disperati anni Novanta; non farti prendere dalla tristezza e scrivi.
Quando avrai finito si dovrà cominciare a narrare dei primi vagiti del Ventunesimo secolo che tutti avranno già dimenticato e che sarà ormai Storia (ciò capita dopo circa un quarto d'ora)…Buon lavoro.
(Adriano TOSELLI, in "Il Giornale di Boves", dicembre 2000)

RECENSIONI
…In questo ambito di storia "locale" si muove anche l'ultimo lavoro di Sergio Dalmasso, un autore che ha una grande pazienza con i fatti storici ricostruiti attraverso la consultazione attenta delle fonti nel loro succedersi e nel loro intrecciarsi. La storia della sinistra, in una provincia che è sempre stata poco di sinistra, ripropone i grandi temi del dibattito nazionale rivissuti in un contesto locale. Anche il '68, il movimento studentesco, la rivolta giovanile, la nascita dei gruppi dell'estrema sinistra sono trattati sempre ponendo in rilievo l'ambito locale mediante un lavoro di ricostruzione minuta che permette di saggiare l'estensione o meno dei grandi eventi storici nel territorio, nelle cittadine di provincia, nei piccoli paesi.
Un esempio di storia capace di cogliere la capillarità della diffusione sul territorio di un agire collettivo, di un modo di pensare, di un estremismo giovanile che, nel caso dei gruppi della nuova sinistra, si diffuse anche nei piccoli paesi della provincia.
(Diego GIACHETTI, in "Rivista storica dell'anarchismo",
n. 1, gennaio-giugno 2001)

Lettere al direttore
CONTINUA COSI', DALMASSO

La sera di venerdì 10 novembre sono andato nella sede della CGIL di Cuneo alla presentazione di un libro di Sergio Dalmasso, dedicato alla sinistra cuneese nell'ampio periodo che va dal 1958 al 1976.Titolo: I rossi nella Granda, la sinistra nella provincia di Cuneo, pubblicato da CIPEC (Centro di iniziativa politica e culturale).
Sono andato, io che della sinistra non ho mai fatto parte, spinto oltre che dalla stima per Sergio Dalmasso, dalla curiosità di assistere ad un classico "dibattito della sinistra".
La sala era piena. I relatori, Dalmasso, l'anziano senatore Cipellini e il sindacalista Borgna hanno portato tutti i presenti in anni lontani, a me noti solo per racconti o letture: hanno spaziato dagli anni '50 agli anni '70, fino ad oggi.
Mentre ascoltavo, sfogliavo le pubblicazioni di Dalmasso: c'erano vecchie foto, di comizi, striscioni, giovani allampanati in maglioni stretti, che magari oggi chissà cosa sono.
Credo che un tempo fosse più facile capire l'orientamento politico delle persone, dai modi di vestire, dalla lunghezza dei capelli. Tante cose di allora, come la contrapposizione drastica che divideva quelli di sinistra dai democristiani, dai parroci, dai borghesi, fanno oggi quasi sorridere.
Soprattutto mi incuriosisce il significato delle parole, allora e oggi. Come possono alcuni esponenti della sinistra usare il termine "destra" indifferentemente per la Dc della prima Repubblica e il Polo della seconda? E che senso ha la parola "socialismo" quando la scelta politica oggi non è tra economia di mercato e qualcos'altro, ma tra modelli diversi (e anche di molto) di economia di mercato?
Sto leggendo in questi giorni il libro (e altro) di Dalmasso: Mi sembra che il lavoro di ricercatore della storia recente gli riesca bene, sia obiettivo, non condizionato dalla sua appartenenza alla sinistra più radicale (chissà se è una definizione accettabile). Non c'è retorica, ma sintesi ed efficaci estratti flash.
Ma la di là di questo, mi sembra che la sinistra italiana (e anche un po' Dalmasso) evitino di sviluppare troppo alcune questioni.
La più vecchia: come è possibile che una grande parte della sinistra italiana e cuneese nei decenni passati abbia evitato di discutere che cosa era davvero il socialismo reale sovietico?
Perché per decenni ha sostenuto tesi ambigue, tra socialdemocrazia e rivoluzione? Che significa allora la democrazia?
Oppure: quanto è rimasto nella sinistra del mito della macchina partito, della macchina sindacato? Interessano sempre e solo le "parti sociali", oppure è meglio porre al centro i "cittadini"?
Ancora: cos'era la Democrazia cristiana? Molta sinistra ha difficoltà addirittura a capirla, se non in termini semplicistici (qualcuno crede sia stata solo un semplice ammasso di interessi o cose simili).
Mi auguro che Dalmasso abbia voglia e tempo di continuare nel suo lavoro: forse quello che non si recupera adesso andrà perso.
(Pier Nicola DADONE, in "Cuneosette" dicembre 2000)

Colli di Moiola, 28. 12. 2000.
Caro professore,
la neve e le festività mi permettono finalmente, di mantenere l'impegno di scriverti in merito all'ultima tua fatica di ricerca storica sulla sinistra cuneese.
Intanto ho apprezzato la tua sensibilità, nell'aver dedicato il tuo lavoro ai compagni e alle compagne che non sono più tra noi.
Inoltre ammiro il tuo impegno, come Centro di iniziativa politica e culturale, che porti avanti da anni: E' lodevole perché diversamente ci sarebbe un vuoto imperdonabile nella attività politico-culturale della sinistra in provincia di Cuneo.
Si può essere d'accordo o meno sul taglio dato alla ricerca stessa; d'altra parte ognuno di noi, nelle valutazioni politiche e storiche, tende a privilegiare le proprie convinzioni. Comunque, va riconosciuto che vi è una obiettività di fondo e questo non è poco.
La sinistra italiana, con la sua perenne conflittualità, è sempre stata il migliore alleato del potere borghese, per non dire altro. Nella nostra provincia, tranne che in pochissime occasioni, dove arrivarono anche i risultati, la sinistra si è sempre limitata a rubarsi i voti a vicenda, senza intaccare la grande "prateria" democristiana.
Ricordi la prefazione di Ercoli al libro di Germanetto?
Anche in provincia di Cuneo è nato il socialismo, anzi, a pensarci bene, si deve dire che il contributo che questo ambiente ha dato al socialismo italiano è tutt'altro che piccolo. Il socialismo italiano non è stato solamente proletario.' stato anche artigiano e piccolo borghese, è stato contadino e antifeudale e anticlericale…In questo consistette la sua forza e qui fu anche l'origine delle sue debolezze. Ma una cosa si può dire: che quando il socialismo nasce e si afferma nella società italiana, allora nasce e si afferma il carattere (marzo 1931).
In questo riferimento lontano di Togliatti ho ritrovato e ritrovo le tante difficoltà della sinistra cuneese e più in generale di quella italiana. Non intendo, con questo, imbarcarmi in una approfondita analisi storica. Ma oggi, quello che è triste, è che di socialismo si parla sempre di meno, e ai giovani si offrono sempre meno spunti ed esempi in grado di attrarli ed appassionarli alla politica.
L'ultimo bel libro di Norberto Bobbio, La mia Italia, comprende, come certamente saprai, quaranta ritratti da lui composti in tempi diversi, che comunque consentono, come scrive Pietro Polito, di rintracciare nelle pieghe del Novecento il profilo ideale dell'Italia civile.
Tra questi ritratti, tutti ricchi di spunti, di riflessioni e anche di speranza, se mi permetti, cito brevemente un passo che fa riferimento a Concetto Marchesi:
Non era soltanto uno studioso, uno dei maggiori nel suo campo: era un uomo che aveva una concezione del mondo, dell'uomo e della storia, una visione tragica, ma non disperata. Egli stesso si descriveva come un uomo che aveva l'anima dell'oppresso, ma non la rassegnazione. Da quando il socialismo era apparso e si era propagato nel mondo, una nuova speranza si era levata nelle immense schiere dei diseredati. Non fu mai tanto cieco da credere che la redenzione sarebbe stata imminente e totale, ma non ebbe dubbi su quale sarebbe dovuta essere la sua parte: e una volta accettata, fu fedele, incrollabile fino alla fine.
Mi sono permesso questa lunga citazione non certo per trasferire a piè pari la situazione di allora, 1943-1945, cui fa riferimento Norberto Bobbio, ma per ricordare a me stesso il lungo, doloroso, lacerante travaglio vissuto e sofferto per convincermi che non vi può essere socialismo senza la democrazia e che i conti vanno anche fatti con le leggi economiche di mercato.
Affermata questa sacrosanta verità, mi pare che di socialismo vi sia più che mai bisogno. Diversamente che cosa si contrappone alla globalizzazione selvaggia, al consumismo sfrenato e sprecone, mentre una parte dell'umanità "crepa" di fame? Si delega tutto al Papa? C'è da rodersi le budella ad assistere a certi spettacoli di una sinistra senza spina dorsale, senza il pudore di una laicità degna di un "Libero Stato in libera Chiesa", regolato dal Concordato.
Pensando appunto alla mia provenienza politica: qui si pagano, pesantemente, prima a livello culturale e poi a livello politico, il fatto che il passaggio, doloroso ma necessario, dal PCI al PDS non ha dato vita a un partito che si identificasse con i principi e i valori del socialismo democratico europeo, in modo esplicito e conseguente. Si spiega soltanto con il fatto che dopo undici anni, dal dicembre 1990, i DS sono ancora alla ricerca di identità, con tutto ciò che comportato di incertezze e la scomparsa di una partecipazione alla vita decisionale del partito stesso.
Ovviamente, questo è il mio discutibilissimo parere.
Caro Sergio, mi devi devi scusare se più che considerazioni sul tuo lavoro, ho dato sfogo alle mie amarezze. Comunque, questo fa bene allo spirito e quindi ti ringrazio per aver contribuito a far vibrare in me un po' di rabbia e non di rassegnazione.
Grazie ancora di tutto e un felice anno nuovo per te e per le persone a te care.
Leopoldo Attilio MARTINO

Faedo (Trento), 14. 01. 2001
Caro Dalmasso
Ho letto con molto piacere le tue pubblicazioni sulla sinistra cuneese.
Sono buoni e doverosi, in particolar modo, i volumi su Oronzo Tangolo e Antonio Giolitti. Ringraziarti e complimentarmi penso sia poco.
Intravedo nel tuo cordiale gesto la grande importanza che attribuisci alla storia in generale e ai piccoli fatti che l'hanno generata.
Mi sono occupato di questi ricercando quanto avevo scritto in qualità di corrispondente de "L'Unità" e redattore de "La Voce". Ho messo insieme poche cose, che ti spedirò a parte prossimamente……
Audenzio TIENGO

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NOTE

1) Cfr. Valerio CASTRONOVO, Piemonte, Torino, Einaudi, 1977


2) Cfr. su questo tema i due magnifici testi di Nuto REVELLI, Il mondo dei vinti e L'anello forte, Torino, Einaudi, 1977 e 1985, centrati certo su un mondo che sta scomparendo, ma che ha come conseguenza gli squilibri attuali.

Note


1) Cfr. Antonio GIOLITTI, Riforme e rivoluzione, Torino, Einaudi, 1957 e Luigi Longo, Revisionismo nuovo e antico, Torino, Einaudi 1957


2) Adolfo SARTI, Il tramonto del dossettismo in La Vedetta n. 36, 13 settembre 1951


3) Per un esame più approfondito cfr.: Democrazia Cristiana, La DC per la provincia granda, Cuneo, 1964, mentre per il rapporto con le altre realtà regionali cfr.: Valerio CASTRONOVO, Piemonte, op. cit.


4) Per la sfortunata campagna elettorale di Manfredi cfr. Beppe MANFREDI, L'uomo e la memoria, Fossano, Esperienze, 1987, da cui si ricavano anche indicazioni sul suo rapporto con l'amico e rivale Sarti.

Note


1) Cfr. Giuseppe BIANCANI, Sull'ingresso degli autonomisti nel PSI, in La Voce, n. 12, 6 luglio 1958


2) Cfr. Gino SPARLA, Considerazioni sui risultati elettorali del 25 maggio, in La Voce, n. 12, 6 luglio 1958


3) Cfr. Grio e gli autonomisti in La sentinella delle Alpi n. 1, 31 gennaio 1959, Ai compagni socialisti per il loro 9° congresso in La Voce n. 22, 14 dicembre 1958, Mila MONTALENTI: Sul congresso provinciale del PSI in La Voce n. 23, 28 dicembre 1958


4) Il 6° congresso provinciale del PCI in La Voce n. 1, 31 gennaio 1960


5) Giacomo CAPELLARO, in Interventi al 6° congresso provinciale del PCI in La Voce n. 1, 31 gennaio 1960


6) Mario IZZI, ivi


7) Al termine dei lavori, la mozione è stata approvata all'unanimità ed è stato rivolto un caldo saluto al Comitato Centrale del nostro partito ed al compagno Palmiro Togliatti in Conclusioni, La Voce, n. 1, 31 gennaio 1960.
Lo stile retorico e formale di questa prosa comunista pare accompagnarsi al persistente moralismo dei fogli cattolici. Nel gennaio 1960, commentando l'improvvisa morte di Fausto Coppi, scrive La Guida settimanale delle diocesi di Cuneo: Aveva errato assai. Aveva errato pubblicamente, offrendo grave motivo di scandalo alle folle. Vorrei perfino dire che, talvolta, anche gli applausi per Coppi, in questi ultimi anni, parevano avere un sapore polemico nei confronti della legge divina che egli aveva calpestato così clamorosamente ... Le folle hanno narrato di due donne attorno alla salma del campione. Una, la moglie, silenziosa, pudica ... un'altra donna, quella dell'errore, che non ha saputo o voluto evitare manifestazioni clamorose e indubbiamente inopportune di dolore ... C'è un bimbo che desta la pena di tutti. Il piccolo frutto dell'errore. Forse la maggiore vittima del grave trascorso dello scomparso. Ci auguriamo che a lui ... si evitino le tristi conseguenze del male che egli non compì e di cui, purtroppo, sembra oggi umanamente destinato a portare il maggior peso, ELLEESSE: Fausto Coppi in La Guida n. 2, 8 gennaio 1960


8) 54 contadini della Valle Bormida saranno processati ad Alba il 24 marzo in La Voce n. 2, 21 febbraio 1960


9) Agire in modo cosciente per migliorare le condizioni di vita della campagna in Lotte Nuove, n. 10, 14 marzo 1960


10) Antonio GIOLITTI, L'abbraccio dei fascisti in Lotte Nuove n. 15, 18 aprile 1960. Significativi i titoli dei due periodici della sinistra in questi mesi: Non si torna indietro, Mai più fascismo e nazismo in Lotte Nuove n. 16, 25 aprile 1960. La DC riporta il fascismo al potere. Passa al Senato il governo della provocazione in Lotte Nuove n. 17, 2 maggio 1960. Nessuna tregua al governo Tambroni in La Voce, n. 6, 11 maggio 1960


11) Sergio DAMILANO, L'estremo commovente saluto di Cuneo a Ettore Rosa in Lotte Nuove, n. 20, 23 maggio 1960


12) L'on. Sarti solidale con i responsabili degli eccidi in La Voce, n. 9, 13 luglio 1960


13) L'on. Sarti parla a Cuneo a una grande assemblea di giovani, in La Vedetta, n. 18, 4 maggio 1960


14) Fabrizio SCHNEIDER, Isolare gli estremisti totalitari. Né con gli uni, né con gli altri in La Vedetta, n. 28, 13 luglio 1960


15) Cfr. Sulla Voce: Nel cuneese i salari più bassi del Piemonte, n. 6, 11 maggio 1960: Come lavorano e come guadagnano gli operai di 3 fabbriche di Fossano, n. 7, 1 giugno 1960; Vi sono fabbriche nel saluzzese dove il salario medio è di 16.000 lire, n. 8, 22 giugno 1960, A Bra ... gli operai sono in cerca di salari migliori, n. 9, 13 luglio 1960; I ceramisti del monregalese, n. 10, 3 agosto 1960; A Savigliano è arrivato il momento di romperla con le vecchie paghe, n. 11, 14 settembre 1960; I padroni della Burgo guadagnano mezzo milione all'anno per operaio, n. 12, 28 settembre 1960


16) Vittoria democratica in La Vedetta, n. 43, 9 novembre 1960


17) Ivi


18) Alberto CIPELLINI, Analisi di un voto in Lotte Nuove, n. 42, 14 novembre 1960


19) Giuseppe BIANCANI, Il 6 novembre in provincia in La Voce, n. 15, 21 novembre 1960


20) Giuseppe BIANCANI, ivi


21) Mario IZZI, Perché Gagarin ha potuto volare in La Voce, n. 6, 30 aprile 1960


22) Convegno degli intellettuali comunisti in La Voce, n. 11, 13 luglio 1961


23) La conferenza del compagno Berlinguer in La Voce, n. 11, 13 luglio 1961


24) Biancani deputato in La Vedetta, n. 30, 27 luglio 1960


25) Mario PELLEGRINO, Dal 9° al 10° congresso provinciale in Lotte Nuove, n. 8, 20 febbraio 1961


26) Alberto CIPELLINI, Relazione introduttiva al 10° congresso provinciale in Lotte Nuove, n. 10, 6 marzo 1961


27) Eraldo ZONTA, Intervento al 10° congresso provinciale in Lotte Nuove, n. 11, 13 marzo 1961


28) Vittoria autonomista al congresso del PSI cuneese in La Vedetta, n. 10 8 marzo 1961


29) Aldo VIGLIONE, Le forze popolari alla conquista dei comuni della provincia di Cuneo in Lotte Nuove, n. 43, 20 novembre 1961


30) Manifesto della federazione comunista, Con la maschera dell'antifascismo, si fanno tornare i metodi fascisti al comune di Cuneo in La Voce, n. 22, 27 dicembre 1961


31) Gino BORGNA, Il Bormida non sarebbe inquinato. Rinnovata per 70 anni la concessione delle acque in La Voce, n. 22, 27 dicembre 1961


32) Gino BORGNA, ivi


33) V. ACHINO, Si dimetteranno i sindaci. Manifesteranno i contadini in Lotte Nuove, n. 9, 26 febbraio 1962


34) Cfr. Successo dell'azione socialista: le acque del Vermenagna potranno essere depurate in Lotte Nuove, n. 16, 16 aprile 1962


35) G. NESTORIO, Le nuove leve operaie in La Voce, n. 21, 23 maggio 1962


36) Panero è l'unico ad essere segretario della federazione comunista, della Camera del lavoro, dell'Alleanza contadini


37) Espulsione dal partito in La Voce, n. 35, 19 settembre 1962


38) Espulsione in La Voce, n. 41, 31 ottobre 1962


39) M. ROMANO, La lotta della FAMIC in La Voce, n. 34, 12 settembre 1962


40) Mario IZZI, Beviamo l'acqua del Gesso incatramata! L'assessore ing. Valmaggia ammette che l'amministrazione DC ha male utilizzato quaranta milioni in La Voce n. 40, 24 ottobre 1962


41) Antonio GIOLITTI, Centro sinistra e programma in Lotte Nuove, n. 22, 28 maggio 1962


42) F. V., Né comunisti né socialdemocratici. Intendiamo essere socialisti in Lotte Nuove, n. 35, 24 settembre 1962


43) F. V., ivi


44) F.V., a proposito di chi scrive che è la legge del menga in Lotte Nuove. n. 42, 12 novembre 1962


45) Il volantino (DC) incriminato in La Voce, n. 42, 7 novembre 1962


46) Mario IZZI, Cuba a Cuneo in La Voce, n. 41, 31 ottobre 1962


47) Giovanni NESTORIO, Relazione al 7° congresso provinciale del PCI in La Voce, n. 44, 21 novembre 1962


48) Giovanni NESTORIO, ivi


49) Edoardo FERRERO, Intervento al 7° congresso provinciale del PCI in La Voce, n. 44, 21 novembre 1962


50) Mario ROMANO, ivi


51) Mario ROMANO, ivi


52) Celso GHINI, Conclusioni al 7° congresso provinciale del PCI in La Voce, n. 45, 28 novembre 1962


53) Franco MAZZOLA, Russo o cinese il PCI di Cuneo? in La Vedetta, n. 43, 21 novembre 1962


54) Franco MAZZOLA, ivi


55) Gli stessi numeri di Lotte Nuove che riportano le liste elettorali, ricordano con commozione la scomparsa di Beppe Fenoglio (scritti di Arturo Oreggia e Mario Genta) e con interesse la realizzazione a Cuneo di scene del film: I compagni di Mario Monicelli, sui difficili anni del primo socialismo e dei primi scioperi


56) Alberto CIPELLINI, Un voto utile in Lotte Nuove, n. 15, 15 aprile 1963


57) Antonio GIOLITTI, Il meglio e il meno peggio in Lotte Nuove, n. 15, 15 aprile 1963


58) Il PCI è in gioco in La Voce, n. 12, 20 marzo 1963


59) In La Voce, n. 14, 3 aprile 1963


60) In La Voce, n. 15, 10 aprile 1963


61) Forte discorso del compagno Longo alle popolazioni lavoratrici del cuneese in La Voce, n. 15, 10 aprile 1963


62) Ivi


63) Cfr. Vincenzo SPARLA, Lettera aperta al sindaco in La Voce, n. 15, 10 aprile 1963


64) Cfr. I liberali sono bugiardi, Il comunismo è stanco e diviso: per isolarlo e batterlo, avanti con la DC in La Vedetta, n. 17, 24 aprile 1963


65) G. NESTORIO, Significato di un risultato in La Voce, n. 25, 15 maggio 1963


66) Antonio GIOLITTI, Quale centro sinistra? in Lotte Nuove, n. 21, 3 giugno 1963


67) Cfr. Atmosfera pesante nell'incontro cino-sovietico in Lotte Nuove, n. 26, 8 luglio 1963; Alberto CIPELLINI, A Mosca più profonda la divisione in Lotte Nuove, n. 27, 15 luglio 1963; Mario ANDREIS, Un dibattito aperto a tutto il movimento operaio in Lotte Nuove, n. 29, 29 luglio 1963


68) Grande peso viene dato all'attribuzione a Boves (settembre) della medaglia d'oro al valor militare. Cfr. Boves ha sul gonfalone la medaglia d'oro al valor militare in La Voce, n. 36, 2 ottobre 1963; Boves, 19 settembre: tragico primato nella lotta contro i nazisti in Lotte Nuove, n. 33, 23 settembre 1963; Consegnata a Boves la medaglia d'oro al V.M. in Lotte Nuove, n. 34, 30 settembre 1963; Giorgio BIARESE, Pronta alla lotta, generosa nel sacrificio, Boves indica al paese la via della libertà in La Vedetta, n. 36, 2 ottobre 1963


69) Torna a fiorir Biancani che pur dianzi languia in La Vedetta, n. 42, 13 novembre 1963


70) Ivi

Note


1) Primo SILVESTRINI, Siamo tutti necessari al partito in Lotte Nuove, n. 35, 7 ottobre 1963


2) Alberto CIPELLINI, Relazione all'11° congresso provinciale in Lotte Nuove, n. 38, 28 ottobre 1963


3) Alberto CIPELLINI, ivi


4) Alberto CIPELLINI, ivi


5) Antonio GIOLITTI, Intervento all'11° congresso provinciale in Lotte Nuove, n. 38, 28 ottobre 1963


6) Antonio GIOLITTI, ivi


7) Antonio GIOLITTI, ivi


8) Cfr. Manlio VINEIS, Nel senso della storia, Franco VIARA, Lettera aperta al compagno Biancani in Lotte Nuove, n. 44, 9 dicembre 1963


9) Ci può essere gollismo senza De Gaulle e si tratterebbe di un gollismo di marca deteriore, da ciurma, invece che da museo storico in L'Avanti, 8 dicembre 1963


10) Alberto CIPELLINI, Per l'interesse dei lavoratori in Lotte Nuove, n. 45, 16 dicembre 1963


11) Cfr. Dobbiamo restare fedeli alla grande tradizione di lotta del socialismo e dei lavoratori in Lotte Nuove, n. 46, 23 dicembre 1963


12) Cfr. Franco VIARA, Uniti nel PSI in Lotte Nuove, n. 1, 6 gennaio 1963


13) Manlio VINEIS, Un gesto di irresponsabile demagogia in Lotte Nuove, n. 2, 13 gennaio 1964


14) Cfr. Il socialismo è nel PSIUP in La Scintilla, n. 1, 22 marzo 1964


15) Ivi


16) Non indifferente, nella formazione della sinistra PSIUP, l'elaborazione di Raniero Panzieri


17) E' di questi anni la riscoperta di Rosa Luxemburg, ad opera soprattutto di Lelio Basso


18) Cfr. ad esempio La dichiarazione di Giolitti alla TV, Consensi e commenti favorevoli alla visita dell'on. Giolitti in Lotte Nuove, n. 13, 30 marzo 1964


19) Il Bormida sarà ripulito in Lotte Nuove, n. 5, 3 febbraio 1964


20) Le acque del Bormida torneranno pulite in Lotte Nuove, n. 7, 17 febbraio 1964


21) Dibattito sui problemi dell'unità del movimento operaio in La Voce n. 11, 21 maggio 1964; cfr. anche Giuseppe BOFFA, I documenti della Pravda sul conflitto con il PCI in La Voce, n. 8, 8 aprile 1964 e Oronzo TANGOLO, Il dissidio cino-sovietico e la nostra strategia in La Voce, n. 9, 22 aprile 1964


22) Manlio VINEIS, Si ponga fine all'equivoco doroteo che condiziona la DC in Lotte Nuove, n. 27, 6 luglio 1964


23) C. BENATTI, Volontà di rottura in Lotte Nuove, n. 26, 1 luglio 1964


24) Alberto CIPELLINI, Creare nuove prospettive in Lotte Nuove, n. 29, 20 luglio 1964


25) Giuseppe BIANCANI, La resa di Nenni in La Voce (edizione albese), suppl. al n. 15, 24 luglio 1964


26) Antonio DI MAURO, Togliatti commemorato a Cuneo da PCI, PSI, PSIUP in La Voce, n. 17, 9 settembre 1964


27) Ugo SPAGNOLI, ivi


28) C. BENATTI, Dopo Togliatti in Lotte Nuove, n. 31, 31 agosto 1964


29) Antonio DUTTO, I viticoltori delle Langhe con la lotta unitaria vincono la guerra del moscato in La Voce, n. 18, 23 settembre 1964. Cfr. anche Vittorio ACHINO, I viticoltori si ribellano alle imposizioni dei magnati dello spumante in Lotte Nuove, n. 33, 14 settembre 1964


30) Carlo BENATTI, Esaltarono Stalin, Kruscev, poi si adeguarono alle direttive in Lotte Nuove, n. 39, 26 ottobre 1964


31) Lotta di classe e amministrative in La nuova Scintilla, numero unico, 19 ottobre 1964


32) Mario ANDREIS, La nostra scelta in La nuova Scintilla, numero unico, 19 ottobre 1964


33) Antonio GIOLITTI, Perché più voti al PSI in Lotte Nuove, n. 42, 16 novembre 1964


34) In La Voce, n. 22, 17 novembre 1964


35) Le proposte dei comunisti: i trasporti in La Voce, numero speciale, novembre 1964


36) Beppe MANFREDI in El Castel, Fossano, novembre 1964


37) Carlo BENATTI, Il grande partito in Lotte Nuove, n. 43, 30 novembre 1964


38) Un milione di voti al PIUSP in La Scintilla, numero unico, gennaio 1965


39) Franco VIARA, Un voto di attesa delle riforme in Lotte Nuove, n. 43, 30 novembre 1964


40) Manlio VINEIS, Rischi e doveri in Lotte Nuove, n. 43, 30 novembre 1964


41) Manlio VINEIS, ivi


42) Nuova Resistenza in Lotte Nuove, n. 45, 14 dicembre 1964


43) Franco GERARDI, Una grande vittoria in Lotte Nuove, n. 47, 28 dicembre 1964


44) In La Scintilla, numero unico, gennaio 1965


45) O. TANGOLO, A proposito del partito unico in La Voce, n. 25, 23 dicembre 1964, G. PRUNOTTO, Continua il dibattito sul partito unico della classe operaia in La Voce, n. 1, 15 gennaio 1965


46) Cfr. M. LANZO, Riaffermata la validità dell'organizzazione democratica e unitaria dei contadini in La Voce, n. 5, 10 marzo 1965


47) Vincenzo SPARLA, Relazione al 6° congresso in La Voce, n. 6, 24 marzo 1964


48) Beppe COSTAMAGNA, Intervento al 6° congresso in La Voce, n. 6, 24 marzo 1965


49) C. BENATTI, Il 6° congresso provinciale della CGIL in Lotte Nuove, n. 12, 22 marzo 1965


50) Cfr. ACHINO, BOSELLI, BRIZIO, CIPELLINI, DAMILANO, DE CAROLIS, GIOLITTI, LA DOLCETTA, PELLEGRINO, SCIOLLA, VIARA, VIGLIONE, VINEIS, Appello ai compagni in Lotte Nuove, n. 33, 13 settembre 1965. Cfr. anche Perché i socialisti cuneesi chiedono l'uscita del loro partito dal governo in La Voce, n. 17, 22 settembre 1965


51) Comunicato della federazione provinciale del PSIUP, Una sconfitta del socialismo in La Scintilla, n. 7, ottobre 1965


52) Alberto CIPELLINI, Relazione al 12° congresso del PSI in Lotte Nuove, n. 39, 25 ottobre 1965


53) Cfr. I lavori del congresso in Lotte Nuove, n. 39, 25 ottobre 1965


54) Francesco BRIZIO, Intervento al 12° congresso provinciale del PSI in Lotte Nuove, n. 40, 1 novembre 1965


55) Beppe MAIOLINO, ivi


56) Francesco MAMMANA, ivi


57) Francesco BRIZIO, ivi


58) Cfr. La Vedetta, 10 novembre 1965


59) 1° congresso del PSIUP in La Scintilla, n. 8, novembre 1965


60) Il 12 dicembre il 1° congresso provinciale in La Scintilla, n. 8, novembre 1965


61) Rientra nel PSI il compagno Gallo, segretario della federazione cuneese del PSIUP in Lotte Nuove, n. 2, 10 gennaio 1960


62) Un poco di buono è passato al PSI in La Scintilla, n. 1, gennaio 1966


63) Sul 1° congresso provinciale del PSIUP in La Voce, n. 22, 15 dicembre 1965


64) Cfr. Come te movi te furmino (ovvero la tattica della Voce) in Lotte Nuove, n. 48, 27 dicembre 1965


65) Cfr. L. Attilio MARTINO, Impegno unitario su obiettivi chiari in La Voce, n. 23, 29 dicembre 1965


66) Cfr. Vincenzo SPARLA, Obiettivi avanzati o arretrati? in La Voce, n. 22, 15 dicembre 1965, Oronzo TANGOLO, Verso l'8° congresso provinciale in La Voce, n. 23, 29 dicembre 1965


67) Pietro PANERO, Relazione all'8° congresso provinciale del PCI in La Voce, n. 1, 14 gennaio 1966


68) Pietro PANERO, ivi


69) Mario ANDREIS, Intervento all'8° congresso provinciale del PCI in La Voce, n. 1, 14 gennaio 1966


70) B.C. Il congresso provinciale del PCI in Lotte Nuove, n. 3, 17 gennaio 1966


71) Cfr. Giuseppe TAMBURRANO, La crisi ideologica del comunismo italiano in Lotte Nuove, n. 9, 28 febbraio 1966, n. 11, 14 marzo 1966, n. 13, 28 marzo 1966, n. 15, 11 aprile 1966, n. 16, 18 aprile 1966


72) In via di soluzione l'inquinamento del Bormida in Lotte Nuove, n. 2, 10 gennaio 1966


73) 2 domande a: don Costanzo MARINO: gli obiettori di coscienza in Lotte Nuove, n. 11, 14 marzo 1966


74) Elio IMBIMBO, I fascisti uccidono ancora in Lotte Nuove, n. 18, 2 maggio 1966


75) Presa di posizione degli studenti del Liceo classico in Lotte Nuove, n. 13, 28 marzo 1966


76) Elio IMBIMBO, I fascisti uccidono ancora in Lotte Nuove, n. 18, 2 maggio 1966


77) Cfr. Gli interventi al 1° convegno provinciale sui temi dell'unificazione in Lotte Nuove, n. 23, 6 giugno 1966. Cfr. anche Aldo VIGLIONE, Unificazione socialista e ideologia marxista; Carlo BENATTI, I comunisti di fronte all'unificazione socialista e soprattutto Antonio GIOLITTI, Intervento al comitato centrale del PSI in Lotte Nuove, n. 28, 11 luglio 1966, n. 29, 18 luglio 1966, n. 33, 19 settembre 1966


78) Significativo sul 2° numero lo scritto di Maria Luisa SANFILIPPO, La rivolta di Berkeley in Lotte Nuove, n. 34, 26 settembre 1966, che denota attenzione per un tema ancor quasi sconosciuto


79) Alberto CIPELLINI, Relazione al congresso straordinario del PSI in Lotte Nuove, n.38, 24 ottobre 1966


80) Leopoldo Attilio MARITNO, Intervento al congresso del PSI in Lotte Nuove, n. 38,24 ottobre 1966


81) Armando PALAGI, Saluto al congresso del PSI in Lotte Nuove, n. 38, 24 ottobre 1966


82) Manlio VINEIS, Intervento al congresso del PSI in Lotte Nuove, n. 38, 24 ottobre 1966


83) Alberto CIPELLINI, L'unificazione socialista in provincia in Lotte Nuove, n. 40, 7 novembre 1966


84) Manlio VINEIS, Unificazione in provincia in Lotte Nuove, n. 41, 14 novembre 1966


85) Cfr. L. Attilio MARTINO, Non è stato un congresso in La Voce, n. 18, 28 ottobre 1966


86) Cfr. Scatta la trappola dell'unificazione: i socialisti abbandonano il PSI, Se ne vanno i socialisti, restano i cavalieri, I socialisti nel PSIUP, Il canto del cigno di Lombardi, I rappresentanti di 80 federazioni contro l'unificazione in La Scintilla, n. 11, novembre 1966


87) PSIUP, Appello ai lavoratori in La Scintilla, n. 11, novembre 1966


88) Cfr. L'appello di Berkeley, Tu non ucciderai, Dio non è dalla parte dei marines, Il no di Parri in La Scintilla, n. 3, marzo 1966. Cfr. anche: Si estende il movimento per la pace in Vietnam in La Voce, n. 3, 23 febbraio 1966, Sotto processo Johnson e la sporca guerra in La Voce, n. 4, 9 marzo 1967


89) GRIO, Amaro 25 aprile in La Scintilla, n. 4, aprile 1966


90) In La Scintilla, n. 9, settembre 1966


91) Una imponente fiaccolata per il Vietnam libero in La Voce, 30 settembre 1966


92) M. ANDREIS, Vietnam o USA? Neutralità o NATO? in La Scintilla, n. 9, settembre 1966


93) M. ANDREIS, ivi


94) Vincenzo SPARLA, La Scintilla e la rivoluzione culturale in La Voce, n. 1, 3 gennaio 1966


95) Cfr. Mario ANDREIS, A proposito di una polemica affrettata in La Scintilla, n. 2, febbraio 1967


96) Cfr. Antonio DEGIACOMI, I giovani e la scuola in La Voce, n. 5, 1 marzo 1967


97) Alberto CIPELLINI, Un esempio dalla Francia in Lotte Nuove, n. 11, 20 marzo 1967


98) Oronzo TANGOLO, In Grecia come nel Vietnam in La Voce, n. 9, 27 aprile 1967


99) Giuseppe BIANCANI, Una ventata di aria fresca in La Voce, n. 9, 27 aprile 1967


100) Comunicato del direttivo provinciale PSIUP in La Scintilla, n. 5 maggio 1967


101) Le responsabilità del conflitto sono tutte d'Israele. La deputata comunista è smentita e messa in difficoltà da un gruppo di ebrei presenti in sala in Lotte Nuove, n. 23, 19 giugno 1967


102) Il partito ha sempre ragione in Lotte Nuove, n. 23, 19 giugno 1967


103) E. Z. Al circolo di cultura di Cuneo, insofferenze viscerali di ritorno in La Scintilla, n. 6, giugno 1967


104) E. Z., ivi


105) Primo FERRO, Su 1.500 operai cuneesi pesa il pericolo della disoccupazione in La Voce, n. 21, 22 novembre 1967


106) La quarta conferenza dei comunisti nelle fabbriche in La Voce, n. 23, 20 dicembre 1967


107) Foglio di battaglia in La Scintilla, n. 10, novembre 1967


108) Il Vietnam è in Asia e nel reparto di ogni nostra fabbrica in La Scintilla, n. 11, dicembre 1967


109) Alberto CIPELLINI, La rivoluzione d'Ottobre in Lotte Nuove, n. 37, 30 ottobre 1967


110) Cfr. Piero CAMILLA, Ernesto Rossi, uomo religioso in Giovani socialisti e Franco BAGNIS, 1967, anno anticlericale in Lotte Nuove, n. 8, 27 febbraio 1967


111) Fulvio ROMANO, Il PSIUP e le sue scelte in Giovani socialisti, supplemento di Lotte Nuove, n. 8, 27 febbraio 1967


112) Fulvio ROMANO, ivi


113) Manlio VINEIS, Un socialismo possibile in Lotte Nuove, n. 41, 27 novembre 1967


114) Cfr. pg. 93


115) Franco VIARA, Si è rotta al Festival la corda dei funamboli in Lotte Nuove, n. 43, 11 dicembre 1967


116) Domenico ROMITA, Strapotere democristiano in Lotte Nuove, n. 43, 11 dicembre 1967


117) Mario IZZI, La DC cuneese ha fatto fallire il 5° festival dei film sulla Resistenza in La Voce, n. 23, 20 dicembre 1967


118) Mario IZZI, ivi


119) L. A. MARTINO, Operare perché si affermi una politica di unità a sinistra in La Voce, n. 23, 20 dicembre 1967


120) L. A. MARTINO, ivi


121) L. A. MARTINO, ivi


122) Il PSIUP verso le elezioni in La Scintilla, n. 1, gennaio 1968


123) Ivi

Note

1) A. VALLEGA, Il cuneese, un territorio di industrializzazione, Savona 1972, Giovanni DUTTO, Indicazioni numeriche sulla economia in provincia di Cuneo (1950-1971)


2) CCIAA della Provincia di Cuneo, Andamento economico della provincia di Cuneo, Cuneo 1971


3) Gian Romolo BIGNAMI, Una montagna per gli uomini, Cuneo, Arciere, 1975


4) I dati corrispondenti del 1951 erano del 59.40% e del 20.73%. Nel '61 il grado di ruralità in Piemonte è del 22.10% e quello di industrializzazione è del 51.31%


5) CCIAA della Provincia di Cuneo, L'economia della provincia di Cuneo negli anni '60, Cuneo 1970


6) Ivi

Note


1) Documento di maggioranza in Lotte Nuove, n. 7, 19 febbraio 1968


2) Primo FERRO, I giovani socialisti criticano molto duramente la linea politica adottata dal PSU cuneese in La Voce, n. 4, 14 febbraio 1968


3) Primo FERRO, ivi


4) Primo FERRO, ivi


5) Gerardo CHIAROMONTE, L'impossibile socialismo di Giolitti in La Voce, n. 1, 3 gennaio 1968


6) Franco VIARA, Un bersaglio di comodo in Lotte Nuove, n. 9, 4 marzo 1968


7) Primo FERRO, 10.000 lavoratori cuneesi hanno scioperato unitariamente per la riforma delle pensioni in La Voce, n. 6, 13 marzo 1968


8) L'ultima truffa del centro sinistra in La Scintilla, n. 3 (supplemento), aprile 1968


9) La direzione socialista sceglie questo atteggiamento con 27 voti favorevoli, 12 contrari e 5 astensioni (tra cui il cosegretario De Martino)


10) Eugenio BOSELLI, Ma la democrazia è un'altra cosa in Lotte Nuove, n. 5, 5 febbraio 1968


11) Presa di posizione di personalità della culturale e della politica cuneese in vari periodici locali, febbraio, marzo 1983


12) Cfr. Giuseppe FRANCO, Alla Ferrero, inchiesta sulla salute in La Voce, n. 5, 28 febbraio 1968; Alla Michelin inchiesta sulla salute dei lavoratori in La Voce, n. 7, 27 marzo 1968


13) Ferrero in La Scintilla, n. 1, gennaio 1968


14) 3.000 contadini della Langa sono scesi a Neive in La Voce, n. 7, 27 marzo 1968


15) Cfr. in La Guida, Non è fatale che il lavoro disumanizzi l'uomo, n. 28, 14 luglio 1967; M. A., Il congresso DC di Milano, un atto inutile, n. 30, 28 luglio 1967; Luciano BOSIO, L'arresto di Feltrinelli ha posto il problema delle condizioni politico sociali in Bolivia, n. 32, 25 agosto 1967; Pierfranco RISOLI, Ludi cartacei nel sud Vietnam, n. 34, 8 settembre 1967; Piercarlo CONFORTI, O con i liberali o filocomunisti, n. 36, 22 settembre 1967; Alberto BOSI, Un esempio dell'indipendenza della Stampa su un grosso problema piemontese e nazionale, n. 46, 1 dicembre 1967; Mario CORDERO, Lettera a una professoressa, libro che chiama tutti in causa, n. 46, 1 dicembre 1967; Alberto BOSI, L'opinione pubblica male informata sul movimento studentesco, n. 13, 29 marzo 1968; Alberto BOSI, Vi ho mandato i miei profeti e li avete uccisi (sull'assassinio di Martin Luther King), n. 15, 12 aprile 1968; Giovanni BRESSI, A Los Angeles pallottole come a Dallas ed a Menphis. Robert Kennedy assassinato, n. 23, 7 giugno 1968; Mario CORDERO - Pierfranco RISOLI, La logica dei carri armati è fuori della storia (sull'invasione della Cecoslovacchia), n. 33, 30 agosto 1968; Paola PICOLLO, Hanno abbandonato le chiese per predicare nelle strade, n. 35, 13 settembre 1968; Pier Cesare PELLEGRINO, Il dopo Johnson (tutto come prima), n. 34, 6 settembre 1968; Piercarlo CONFORTI, Lunedì sciopero provinciale per le zone salariali. Per un lavoro identico, diversa paga?, n. 47, 6 dicembre 1968; Mario CORDERO, Non è socialista il Cristo del catechismo dell'Isolotto, n. 50, 27 dicembre 1968; Aldo GAIDA, 1968: periodo di semina per il futuro. L'anno della contestazione e del dissenso, n. 50, 27 dicembre 1968


16) Mario CORDERO, L'Isolotto segno di contraddizione nella Chiesa italiana in La Guida, n. 48, 13 dicembre 1968


17) Pier Luigi ROMITA, Prospettive nuove per il paese in Lotte Nuove, n. 15, 16 aprile 1968


18) Franco VIARA, Modificare i rapporti politici tra i partiti in Lotte Nuove, n. 11, 18 marzo 1968


19) Cfr. L'unità della sinistra vista dallo PSIUP in Lotte Nuove, n. 15, 16 aprile 1968; Franco VIARA, Estremismo cuneese e mosche cocchiere in Lotte Nuove, n. 16, 22 aprile 1968


20) Alberto CIPELLINI, Rafforzare la forza socialista in Lotte Nuove, n. 15, 16 aprile 1968


21) Alberto CIPELLINI, Vent'anni di malgoverno, n. 16, 22 aprile 1968


22) Alberto CIPELLINI, Rompere l'isolamento in Lotte Nuove, n. 16, 22 aprile 1968


23) Ai compagni della Resistenza cuneese in Lotte Nuove, n. 16, 22 aprile1968


24) Giolitti e Cipellini alfieri in esclusivi del partigianato? Certi espedienti sono contrari allo spirito unitario della Resistenza in La Voce, n. 9, 24 aprile 1968. Cfr. anche L'elettoralismo socialdemocratico contro il costume della Resistenza in La Scintilla, n. 4, aprile 1968


25) In La Voce, n. 9, 24 aprile 1968


26) Anna GRAGLIA, Dare un voto che conti in La Voce, n. 6, 13 marzo 1968


27) Un articolo di Ferruccio Parri indirizzato alla Resistenza piemontese in La Voce, n. 9, 24 aprile 1968


28) Il perché del ritorno di Milan fra di noi in La Voce, n. 7, 27 marzo 1968


29) Intervista con il compagno Isacco Nahoum (Milan), Il voto al PCI forza decisiva della sinistra unita per sconfiggere la DC in La Voce, n. 8, 10 aprile 1968


30) Bisogna cambiare, si può cambiare anche nelle campagne in La Voce, n. 9, 24 aprile 1968


31) L. A. MARTINO, Si può e si deve cambiare in La Voce, n. 10. 2 maggio 1968


32) Verso le elezioni: un momento della battaglia che si sviluppa nel paese contro i padroni ed il centro sinistra in La Scintilla, n. 3, marzo 1968


33) Questi anni di centro-sinistra in La Scintilla, n. 3, marzo 1968


34) Cfr. GRIO, PANFILO, Lettera aperta a Ferruccio Parri in La Scintilla, supplemento al n. 3, aprile 1968


35) Fuori tono il corsivo, Omonimie sgradite in La Scintilla, n. 3, marzo 1968, in cui si precisa che i candidati PSIUP Mario Andreis e Mario Pellegrino nulla hanno a che vedere con i loro omonimi (o quasi omonimi) ex socialisti, ora collaborazionisti


36) L. Attilio MARTINO, Ha vinto l'unità in La Voce, n. 11, 31 maggio 1968


37) L. A. MARTINO, ivi


38) Isacco NAHOUM (Milan), Dalla disfatta del centro sinistra all'unità delle forze popolari in La Voce, n. 12, 12 giugno 1968


39) Di fronte al malcostume elettorale di certi partiti: una prova di coerenza e di serietà in La Voce, n. 11, 31 maggio 1968


40) Cfr. anche, L. A. MARTINO, Il socialismo impossibile di Antonio Giolitti in La Voce, n. 13, 26 giugno 1968


41) Comunicato della sinistra socialista in La Voce, n. 24, 24 giugno 1968


42) Giuseppe BIANCANI, La sinistra del PSU rompe con l'ambiguità socialdemocratica in La Voce, n. 24, 24 giugno 1968


43) Mons. Guido TONETTI, Ai fedeli nell'anno della Fede in La Guida, n. 26, 28 giugno 1968. Cfr. anche, Franco R. CRAVENNA, A proposito del giudizio dell'Arcivescovo di Cuneo sul voto elettorale in La Voce, n. 14, 10 giugno 1968. Giuseppe DUTTO, Edoardo BARALE, Due parroci che nulla hanno imparato dall'insegnamento giovanneo in La Voce, n. 12, 12 giugno 1968


44) Lucio LIBERTINI, La sinistra avanza in La Scintilla, n. 5, giugno 1968


45) Lucio LIBERTINI, ivi


46) Cfr. GRIO, Arturo Felici-Panfilo in La Scintilla, n. 6, agosto 1968; E' morto Panfilo in La Voce, n. 13, 26 giugno 1968; VIAROT, In morte di Panfilo in Lotte Nuove, n. 24, 24 giugno 1968


47) Franco VIARA, Avanti con rinnovato impegno socialista in Lotte Nuove, n. 20, 27 maggio 1968


48) F. VIARA, Lettera ai compagni e agli elettori socialisti in Lotte Nuove, n. 21, 3 giugno 1968


49) La Francia vive drammatiche ore di tensione e di lotta in La Voce, n. 11, 31 maggio 1968


50) La Francia ci insegna in La Scintilla, n. 5, giugno 1968


51) Ivi


52) Cfr. C. B., Un voto contro il partito unico in Lotte Nuove, n. 24, 24 giugno 1968


53) Ha vinto il ricatto della paura in La Voce, n. 13, 26 giugno 1968


54) Il maggio francese in La Scintilla, n. 7, settembre 1968


55) Esaltare e organizzare l'iniziativa delle masse in La Scintilla, n. 6, agosto 1968


56) Il comunicato dell'esecutivo in La Scintilla, n. 6, agosto 1968


57) Per un errore escono tre numeri della Scintilla con il medesimo numero (7): questo a settembre e due con la data di ottobre


58) I. NAHOUM (Milan), Oltre i fatti di Praga in La Voce, n. 17, 11 settembre 1968


59) Cfr. Lo scritto di Mario CORDERO e Pierfranco RISOLI nel numero 32 della Guida


60) Cfr. BEN, L'autonomia dei comunisti italiani da Mosca in Lotte Nuove,n. 29, 2 settembre 1968; Alberto CIPELLINI, Cecoslovacchia difficile in Lotte Nuove, n. 30, 9 settembre 1968


61) Cfr. L. A. MARTINO, Risposte chiare al giovane democristiano di Saluzzo in La Voce, n. 18, 26 settembre 1968; Ancora sulle domande di un giovane DC di Saluzzo in La Voce, n. 20, 23 ottobre 1968 e l'articolo di Luigi FERRARO sulla Vedetta, n. 37, 9 ottobre 1968


62) G. TROSSO, Ferrero può essere sconfitto in La Voce, n. 20, 23 ottobre 1968


63) Ferrero in La Scintilla, n. 7, ottobre 1968


64) Antonio DEGIACOMI, Saluto al congresso del PSU in Lotte Nuove, n. 36, 28 ottobre 1968


65) Gianfranco DONADEI, ivi


66) Luigi SCHIFFER, Intervento al congresso del PSU in Lotte Nuove, n. 36, 28 ottobre 1968


67) Franco BAGNIS, ivi


68) Marco REVELLI, ivi


69) Antonio GIOLITTI, Intervento al 1° congresso del PSU in Lotte Nuove, n. 36, 28 ottobre 1968


70) Giuseppe BIANCANI, Travaglio e contraddizioni nel congresso PSU in La Voce, n. 20, 23 ottobre 1968


71) Giuseppe BIANCANI, ivi


72) Oronzo TANGOLO, La crisi dei socialisti in La Voce, n. 21, 13 novembre 1968


73) Franco ANGELONI, Incontro-dibattito fra uomini della sinistra cuneese sulle tesi del PCI (le tesi aprono una fase nuova per la formazione di una nuova sinistra in La Voce n. 23, 11 dicembre 1968


74) Degiacomi ha, nell'estate '67, lasciato il PCI per aderire al PSIUP


75) Antonio DEGIACOMI, Vivace e importante discussione al congresso provinciale del PCI in La Scintilla, n. 1, gennaio 1969


76) Antonio DEGIACOMI, ivi


77) Mario ANDREIS, Un partito di classe che cresce e si rinnova a contatto con le lotte in La Scintilla, n. 1, gennaio 1969


78) Un giornale nuovo al servizio della classe in La Scinitlla, n. 1, gennaio 1969


79) Da Politica operaia (giornale degli operai di Alba) e Movimento studentesco albese in La Scintilla, n. 1, gennaio 1969


80) Volantino del movimento studentesco, Alba, 27 gennaio 1969


81) Lettera ai crumiri in La Scintilla, n. 1, gennaio 1969


82) MOVIMENTO GIOVANILE PSIUP, Manifesto per il Capodanno, dicembre 1968


83) Marcello FALOPPA, Verso il congresso della CGIL in La Scintilla, n. 2, febbraio 1969


84) Marcello FALOPPA, ivi


85) Bruno MANTELLI, Intervento al congresso provinciale dell'Alleanza contadini in La Scintilla, n. 3, marzo 1969


86) Antonio DEGIACOMI, Statuto dei diritti dei lavoratori o statuto dei doveri? in La Scintilla, n. 3, marzo 1969


87) A. D., Il progetto di legge del PSI sullo statuto dei diritti dei lavoratori (i socialdemocratici italiani come Wilson) in La Scintilla, n. 4, aprile 1969


88) Ivi


89) Cfr. Domenico ROMITA, Manlio VINEIS, Per un partito nuovo in Lotte Nuove, n. 5, 10 febbraio 1969


90) Carlo BENATTI, La politica in soffitta in Lotte Nuove, n. 6, 17 febbraio 1969


91) Cfr., Una manovra trasformistica nel PSI cuneese in La Voce, n. 3, 6 febbraio 1969


92) Cfr. La Vedetta, n. 6, 5 febbraio 1969


93) L'annosa vicenda della Valle Bormida conosce, in questo periodo, una nuova, ennesima tappa: la Corte di Cassazione respinge le richieste di danni avanzate dai contadini contro l'inquinamento dell'ACNA. Altri problemi locali paiono avviarsi a soluzione: sembra prendere il via la costruzione del collegamento stradale Asti-Cuneo e a luglio è stipulata la convenzione per la ricostruzione della linea ferroviara Cuneo-Nizza


94) Aldo VIGLIONE, Battere la scissione, portare avanti le riforme in Lotte Nuove, n. 26, 7 luglio 1969


95) Ai compagni in Lotte Nuove, n. 26, 7 luglio 1969


96) Spartaco BELTRAND, I motivi della scissione in L'eco della provincia, n. 1, 27 luglio 1969


97) Cfr. Carlo BENATTI, Perché ho aderito al PSU in L'eco della provincia, n. 6, 31 ottobre 1969


98) Cfr., Il PCI si muove! in L'eco della provincia, n. 8, 29 novembre 1969


99) Il discorso dell'on. Mauro Ferri in L'eco della provincia, n. 3, 27 febbraio 1970


100) Cfr. Il breve saluto di Tito Musso in L'ultimo saluto al compagno Sparla in Lotte Nuove, n. 20, 26 maggio 1969


101) Il 7° congresso provinciale della CGIL in La Scintilla, n. 5, maggio 1969


102) Ivi


103) Cfr. Beppe MAIOLINO, Il testamento che G. Brodolini ha lasciato al partito in Lotte Nuove, n. 27, 14 luglio 1969


104) Cfr. Franco VIARA, Ciò che Santi ci ha tramandato in Lotte Nuove, n. 33, 22 settembre 1969


105) Adolfo SARTI, Le opere e i giorni di Paolo, leader moderno capace di ideali in La Vedetta, n. 33, 3 settembre 1969


106) Franco VIARA (Viarot), 24 tonnellate di pioggia e di bronzo per il monumento Partigia
no in Lotte Nuove, n. 31, 8 settembre 1969


107) M. ANDREIS, Una buona occasione perduta in La Scintilla, n. 7, luglio-settembre 1969


108) M. ANDREIS, ivi


109) Domenico ROMITA, I lavoratori hanno dimostrato consapevolezza e maturità in Lotte Nuove, n. 41, 24 novembre 1969


110) Domenico ROMITA, ivi


111) Primo FERRO, Lotte operaie e alternativa politica in La Voce, n. 23, 11 dicembre 1969


112) Domenico ROMITA, Una decisione grave e assurda in Lotte Nuove, n. 42, 1 dicembre 1969. Cfr. anche Giorgio AIMETTI, Il significato di una radiazione in La Vedetta, n. 45, 3 dicembre 1969, Piercarlo CONFORTI, Il dibattito è chiuso in La Guida, n. 47, 5 dicembre 1969


113) Carattere di un vero partito rivoluzionario in La Voce, n. 23, 11 dicembre 1969


114) Ivi


115) Cfr. U. GERA
RDO, Divorzio in Lotte Nuove, n. 42, 1 dicembre 1969, Adulterio e concubinato non sono più perseguibili in Lotte Nuove, n. 43, 9 dicembre 1969


116) Antonio GIOLITTI, Lotte del lavoro e politica socialista in Lotte Nuove, n. 45, 22 dicembre 1969


117) Attivo operaio in La Scintilla, n. 8, ottobre -novembre 1969


118) Il manifesto della DC cuneese in La Vedetta, n. 47, 17 dicembre 1969


119) O. TANGOLO, A chi giovano le bombe in La Voce, n. 24, 24 dicembre 1970


120) O. TANGOLO: ivi


121) G. TROSSO, La vittoria dei metallurgici in La Voce, n. 24, 24 dicembre 1970


122) I lavoratori non uccidono! in Lotte Nuove, n. 44, 15 dicembre 1969


123) Domenico ROMITA, Fiducia nei lavoratori in Lotte Nuove, n. 44, 15 dicembre 1969


124) Domenico ROMITA: ivi


125) No ai fascisti in Lotte Nuove, n. 44, 15 dicembre 1969


126) Dopo l'autunno caldo, nessuna tregua in La Scintilla, supplemento al n. 7/8, 1969


127) Ivi


128) Dalle lotte il potere in La Scintilla, n. 1, gennaio 1970


129) Lettera aperta del gruppo di minoranza delle ACLI cuneesi in La Voce, n. 4, 18 febbraio 1970. La lettera è pubblicata anche dalla Guida


130) Ivi


131) Le conclusioni del comp. Gianni Furia in La Voce, n. 5, 4 marzo 1970


132) Il Piemonte paralizzato dallo sciopero per le riforme in La Voce, n. 8, 16 aprile 1970


133) Domenico ROMITA, Dichiarazione in Lotte Nuove, n. 12, 31 marzo 1970


134) Gianfranco DONADEI, I radicali con i socialisti in Lotte Nuove, n. 21, 25 maggio 1970


135) Il significato del voto al PSIUP in La Scintilla, n. 3, maggio 1970


136) La socialdemocrazia è in rovina, rafforziamo il socialismo in La Scintilla, n. 3, maggio 1970


137) Mario GIOVANA, Torino contro Cuneo, un vecchio imbroglio della DC in La Scintilla, n. 3, maggio 1970


138) Ugo STURLESE, Perché siamo entrati nelle liste del PCI in La Voce, n. 9, 29 aprile 1970. Cfr. anche, nello stesso numero, la dichiarazione di Amedeo PASSERO, In una provincia come quella cuneese dove la DC spadroneggia, la capacità dei padroni e della classe politica dominante sta nell'aver eretto, attorno al PCI, una serie di preconcetti anticomunisti che hanno sempre viziato il giudizio e l'idea dominante su questo partito … Dopo l'autunno più ravvicinati si sono fatti i termini dello scontro tra progresso e reazione. Ma questo scontro ha reso più concreto e più chiaro un principio: chi vuol cambiare le cose non può farlo senza i comunisti


139) G. T., Grande successo unitario dello sciopero generale nel cuneese in La Voce, n. 11, 13 maggio 1970


140) Italo MORENA, La Chiesa e il Partito socialista democratico in L'eco della provincia, n. 9, 29 maggio 1970


141) Cfr. sulla Guida, n. 17, 24 aprile 1970, l'intervista di Beppe BENEDETTO, Giovanni Falco: Una provincia che lotta contro l'isolamento


142) Aldo VIGLIONE, Una svolta decisiva in Lotte Nuove, n. 22, 1 luglio 1970


143) Documento programmatico in Lotte Nuove, n. 25, 20 luglio 1970


144) Mazzola illustra gli obiettivi della politica amministrativa DC, in La Vedetta, n. 28, 22 luglio 1970. Si ricorda che la sinistra socialista appoggia il documento DC-PSI, ritenendolo utile per rimescolare le carte e anche per un rinnovamento della DC


145) Franco MAZZOLA, Per un dialogo sulle cose concrete in La Vedetta, n. 23, 17 giugno 1970


146) L. A. MARTINO, Consolidata la forza del PCI che si attesta sulle posizioni del '68 in La Voce, n. 14, 18 giugno 1970


147) L. A. MARTINO: ivi


148) Tragica scomparsa del compagno Albera in La Voce, n. 14, 18 giugno 1970


149) Le scadenze d'autunno in La Scintilla, n. 4, ottobre 1970


150) Marcello FALOPPA, Controffensiva padronale e lotte operaie in La Scintilla, n. 4, ottobre 1970. Cfr. anche sullo stesso numero, Mario ANDREIS, Per una nuova collocazione internazionalista


151) Le scadenze d'autunno in La Scintilla, n. 4, ottobre 1970


152) Vestebene, sfrutta meglio in La Voce, n. 20, 21 ottobre 1970. Sulle condizioni di lavoro alla Vestebene cfr. anche l'inchiesta della FGCI in La Voce, n. 21, 5 novembre 1970


153) La lotta alla Michelin in La Scintilla, n. 5, dicembre 1970


154) Angelo GALLI, Studenti e classe operaia in La Voce, n. 19, 7 ottobre 1970


155) In, Scuola e movimento studentesco in La Voce, n. 19, 7 ottobre 1970


156) Pierfranco OCCELLI, Nel nome di Enzo Albera, ricostituita la FGCI cuneese in La Voce, n. 19, 7 ottobre 1970


157) Roberto TONELLO, Al congresso provinciale della FGCI in La Voce, n. 3, 17 febbraio 1970


158) Roberto TONELLO, ivi


159) Cfr. L. Attilio MARTINO, La Guida è cambiata? in La Voce n. 1, 20 gennaio 1971 e F. REVELLI, La Guida al guinzaglio in La Voce, n. 4, 3 maggio 1974. Cfr. anche su La Guida, n. 8, 19 febbraio 1971 il disaccordo tra Luigi Silvestro e lo stesso Marino sul problema degli opposti estremismi


160) Lettera al giornale in Viene il tempo, n. 1, aprile 1971


161) Viene il tempo: un passo indietro in La Scintilla, n. 3, maggio 1971


162) Durissimo il MSI sempre teso a dimostrare le scelte "marxiste" di parte del mondo cattolico:
La costituzione di una direzione collegiale per il settimanale diocesano di Cuneo ha suscitato le rabbiose reazioni del sinistrismo locale il quale vede in don Costanzo Marino, forte marxista, l'utilissimo fautore del dialogo democristiano - comunista. Comunque, anche nell'ipotesi che il defenestramento del Marino fosse avvenuto, quest'ultimo avrebbe sicuramente trovato ospitalità tra le colonne di Lotte Nuove o de la Voce per continuare tranquillamente la sua opera. Certo gli aperturisti nostrani, dopo la gazzarra inizialmente inscenata contro la decisione del Vescovo, hanno ben pochi motivi per allarmarsi. Di terremoti alla Guida non ce ne sono stati: non è cambiato niente, basta leggere gli altri numeri (La Provincia subalpina febbraio 1971). Forte la protesta dei gruppi cattolici nell'albese per il trasferimento (dalla comunità dei chierici del seminario vescovile alla parrocchia di Pollenzo) di don Giovanni Lisa. Cfr. il volantino firmato ACLI, Associazione italiana maestri cattolici, Gruppi missionari, gruppi giovanili di molte associazioni parrocchiali, che dice, tra l'altro:
Ritroviamo nella chiesa quegli stessi metodi autoritari e repressivi che soffocano la società civile quando non si uniforma alle idee tradizionali


163) Una lotta per respingere il tentativo di ricacciare indietro la classe operaia in La Voce, n. 13, 15 luglio 1971


164) FALOPPA, Dopo l'autunno caldo in La Scintilla, n. 3, maggio 1971


165) Cfr. il documento della segreteria provinciale PSIUP in La Scintilla, n. 5, novembre 1971


166) Verso il 3° congresso del PSIUP. Un partito per la sinistra operaia in La Scintilla, n. 1, febbraio 1971


167) Art. cit., La Scintilla n. 1, febbraio 1971


168) La conferenza operaia in La Scintilla n. 1, febbraio 1971


169) La relazione del compagno Degiacomi in La Scintilla n. 2, aprile 1971


170) Ivi


171) L'appassionato dibattito al congresso in La Scintilla n. 2, aprile 1971


172) Mario CORDERO, Intervento al 3° congresso provinciale del PSIUP in La Scintilla, n. 2, aprile 1971


173) F. V. , I compagni cuneesi dello PSIUP al 3° congresso in Lotte Nuove, n. 9


174) PCI, Nota sul PSIUP di Cuneo, archivio PCI


175) Segreteria provinciale, Un giudizio sull'uscita di alcuni compagni dal PSIUP in La Scintilla, n. 5, novembre 1971


176) Cfr., Rientra nel PSI Oreste Lizzadri in Lotte Nuove, n. 22, 14 giugno 1971


177) Cfr., I sindacati verso la creazione di una grande forza unica in Lotte Nuove, n. 39, 22 novembre 1971


178) Il documento approvato in Lotte Nuove, 6 dicembre 1971


179) Documento citato in Lotte Nuove, n. 41, 5 dicembre 1971


180) Franco VIARA, In una logica e su una politica di destra nessuno può credere di poter governare l'Italia del 1972 in Lotte Nuove, n. 44, 27 dicembre 1971


181) Cfr., I. NAHOUM (Milan), Responsabilità e problemi del paese in La Voce, n. 1, 5 gennaio 1972


182) E' un momento di lotta in Lotte Nuove, n. 6, 14 febbraio 1972


183) Ivi


184) Cfr., Scomparsa improvvisa di Armando Palagi in L'eco della provincia, n. 12, novembre 1970


185) In L'eco della provincia, n. 3, 28 gennaio 1971


186) Mario GIOVANA, La scelta DC, a destra e con i fascisti in La Scintilla, n. 1, gennaio 1972


187) Ivi


188) Cfr. Mario GIOVANA, Una DC che deve venire al dunque in La Scintilla, n. 2, febbraio 1972


189) Nel PSIUP per rafforzare l'unità della sinistra, ivi


190) F. , Le sinistre e la crisi di governo in La Scintilla, n. 3, marzo 1972


191) F. , ivi


192) Cfr., Dibattito sulle funzioni delle sezioni comuniste in La Voce, n. 1, 5 febbraio 1972, Gli operai comunisti dibattono i problemi della condizione operaia nel cuneese in La Voce, n. 2, 19 gennaio 1972


193) Il rapporto introduttivo del compagno Martino in La Voce, n. 4, 9 febbraio 1972


194) In L'impegno dei comunisti per fare uscire l'Italia dal marasma in La Voce, n. 4, 9 febbraio 1972


195) In L'impegno dei comunisti per fare uscire l'Italia dal marasma in La Voce, n. 4, 9 febbraio 1972


196) Domenico VIGLIETTI in La Voce, n. 4, 9 febbraio 1972


197) Renato SANDRI, L'internazionalismo momento irrinunciabile per un partito rivoluzionario e di classe in La Voce, n. 4, 9 febbraio 1972


198) Fed. cuneese del PCI, Vile attentato fascista alla sede del PCI di Cuneo in La Voce, n. 5, 23 febbraio 1972


199) Cfr. Franco MAZZOLA, Il nostro antifascismo è una cosa ben diversa in La Vedetta, n. 4, 16 febbraio 1972. I. NAHOUM, La grave irresponsabilità di chi civetta col fascismo in La Voce, n. 5, 23 febbraio 1972


200) Fed. PSIUP, Aldo Moro a Cuneo, 19 settembre 1977


201) C E P I V, Comprensione = complicità, 16 settembre 1967


202) CE P I V, Muoiono anche per te, 16 settembre 1967


203) Michele CALANDRI, Gianfranco DONADEI, Domenico ROMITA, Lettera, 17 gennaio 1968


204) MOVIMENTO STUDENTI E FUCI DI CUNEO: volantino 11 dicembre 1968 (scritto probabilmente da Pierfranco Risoli)


205) Volantino citato


206) IL MOVIMENTO STUDENTESCO: volantino, 20 novembre 1968 (scritto probabilmente da Piercarlo Conforti)


207) ASSEMBLEA GENERALE STUDENTI MEDI: Sintesi del lavoro svolto 12-13 dicembre 1968


208) Gli operai della Cometto in lotta: volantino del 26 novembre 1968 (ciclostilato nella sede del PSIUP)


209) MOVIMENTO STUDENTESCO: La polizia ha sparato alle Focette, volantino, gennaio 1969


210) SINISTRA PSI: Tutori dell'ordine, ma al servizio dei padroni, volantino, gennaio 1969


211) GIOVANE ITALIA: Cittadini dite no, volantino 23 febbraio 1969


212) Cfr., MOVIMENTO STUDENTESCO: I carri armati contro la libertà socialista, volantino 23 gennaio 1969


213) MOVIMENTO STUDENTESCO: volantino 12 aprile 1969


214) BOLLETTINO MOVIMENTO STUDENTESCO: Alba, lo sciopero, il picchetto, gli studenti 1 febbraio 1969


215) BOLLETTINO MOVIMENTO STUDENTESCO: Vestebene, lo sciopero riesce 1 febbraio 1969. Cfr. anche sullo stesso numero Vetreria, abbiamo imparato cosa sono i padroni


216) BOLLETTINO MOVIMENTO STUDENTESCO: Cuneo: una città tranquilla


217) GRUPPO AUTONOMO STUDENTI MEDI: Basta con la violenza volantino, 15 (0 16) febbraio 1969


218) Silvio GIACHINO: Il Cantagiro dei manganelli in Lotte Nuove n. 25, 30 giugno 1969


219) In L. S., Arriva in aula consiliare il Cantagiro in La Guida n. 27, 4 luglio 1969


220) Ivi


221) In La Guida n. 27, 4 luglio 1969


222) LOTTA DI CLASSE: Bozza di discussione Cuneo, 31 dicembre 1970


223) Ivi


224) Resistenza in fabbrica, in Vietnam, in Lotta di classe, circolare di lotta proletaria, 15 maggio 1970


225) Cfr. Lotta di classe del settembre 1970, interamente dedicata a questo tema


226) Ivi


227) Dodici assassinati in U.S.A.


228) In Lotta di classe, agosto 1970


229) Dotta Rosso di nuovo sindaco di Cuneo, ivi


230) Parlano i compagni operai in Lotta di classe, agosto 1970


231) D. A. M.: Basta alle canaglie fasciste in Lotte Nuove n. 39, 1 dicembre 1970


232) FEDERAZIONE PROVINCIALE PCI, Circolo FGCI E. Albera: La vigliaccheria fascista ha ancora colpito a tradimento in La Voce, n. 21, 2 dicembre 1970


233) Manlio VINEIS: Non è un puro fatto protestatario in Lotte Nuove, n. 41, 14 dicembre 1970


234) In I. NAHOUM (Milan): Andare avanti in La Voce n. 24, 17 dicembre 1970


235) Il dovere della democrazia in La Vedetta n. 39, 16 dicembre 1970


236) Cfr.: Per noi partigiani autonomi, fascisti e marxisti sono la stessa cosa in La Vedetta, n. 5, 3 marzo 1971


237) Sergio FENOGLIO: Gli opposti estremismi. Cfr. anche Franco VIARA: La minaccia è una sola e si chiama fascismo in Lotte Nuove, n. 7, 22 febbraio 1971


238) Lotta di classe, circolare interna, Cuneo, marzo 1971


239) Lotta Continua, Cuneo: Situazione politica. Prendiamoci la città, luglio 1971


240) Ivi


241) Ivi


242) Lotta di classe: Signori della direzione: a che gioco giochiamo? 6 maggio 1971


243) Lotta di classe: volantino 4 febbraio 1971


244) Federazione PSIUP di Cuneo: Lettera ai militanti della sinistra cuneese impegnati nel contrastare la linea riformista e moderata prevalente nel movimento operaio, ottobre 1970


245) Il Manifesto, Cuneo: Appunti sulla situazione politica autunno 1970


246) Ivi


247) Ivi


248) Il Manifesto, Cuneo: PCI: 1921 - 1971, gennaio 1971


249) Il Manifesto, Cuneo; ivi


250) Cfr. il bollettino: Contropsichiatria e il ciclostilato Un contributo allo studio della sociologia della psichiatria di Augusto Debernardi


251) Lotta Continua: volantino del luglio 1971


252) Cfr.: Centro del Manifesto di Bra; Norme del codice penale sottoposte a referendum abrogativo popolare, volantino, luglio 1971


253) Sinistra Rivoluzionaria; Per una battaglia di massa contro la candidatura DC al Quirinale (contro Fanfani, contro il nuovo Stato corporativo, per un'alternativa di classe), Cuneo, dicembre 1971


254) Il Manifesto; Almirante cavalca il leone Cuneo, 24 dicembre 1971


255) La maxicircolare che cos'è, a cosa serve, come si batte in Contare sulle proprie forze, n. 3, dicembre 1971


256) Per un bilancio del primo anno di Contare sulle proprie forze, cfr. Ricominceremo la lotta, in n. 8, 3 giugno 1972


257) Il Manifesto, Cuneo; Una tribuna per il fucilatore, 22 gennaio 1972


258) Il Manifesto; Il fascista Almirante, massacratore e torturatore, non deve più parlare né in piazza, né in TV, né in parlamento, 11 febbraio 1972


259) Cfr. La delinquenza nasce dalle storture di questa società. Su di essa speculano tutti i compagni, n. unico, marzo 1972


260) Cfr. la rivista Valados Usitanos n. 15, 1983


261) Cfr. Sergio DEGIOANNI: Nascita e affermazione di un movimento autonomista nelle vallate di lingua occitanica del Piemonte: motivazioni storiche, sociali e culturali tesi di laurea, Un. di Torino, a. a 1986/1987


262) Cfr. Coumboscuro n. 5, 1963


263) Cfr. Sergio DEGIOANNI: op. cit. pg. 288, Sergio SALVI Le lingue tagliate (storia delle minoranze linguistiche in Italia), Ed. Rizzoli, Milano 1975


264) Partito nazionalista occitano: Programma


265) Sergio DEGIOANNI: op. cit., pg. 190


266) Combouscuro: Programma di azione


267) In Ousitanio vivo, n. 52, 1980, pg. 1


268) Nelle province di Torino e di Cuneo, Anghilante raccoglie 3.528 preferenze, Matteodo 2.371, Arneodo 2.233, Maurino 1.275


269) In Novel temp n. 10, 1979, pg. 52


270) E' nota la polemica del M.A.O. con le formazioni della sinistra sulla diversa valutazione del problema nazionale palestinese


271) Sergio DEGIOANNI op. cit. pg. 255. Cfr. anche la relazione della segreteria del MAO all'assemblea di Macra del 30 marzo 1980

 

Note


1) Leopoldo Attilio MARTINO, Battere la DC per garantire una avanzata democratica in La Voce, n. 5, 23 febbraio 1972


2) NAHOUM (Milan), La trama vera della provocazione in La Voce n. 7, 22 maggio 1972


3) Attilio MARTINO, La DC predica l'ordine, ma semina il disordine in La Voce, n. 9, 13 aprile 1972


4) Antonio GIOLITTI, Come governare in Lotte Nuove, n. 10, 13 maggio 1972


5) Antonio GIOLITTI: La riforma economica è a portata di mano, n. 12, 27 maggio 1972


6) MANINO, COSA, FERRARO, VAUDAGNA, OREGLIA, SCIUTO: Risposta a: Nostre domande ad esponenti politici in La Guida n. 16, 21 aprile 1972


7) Ivi


8) Per evitare scontri e polemiche, vi è un incontro tra il Manifesto (Dalmasso e Romano) e Lotta Continua (Bagnis e Tomatis). In particolare Tomatis riconosce che Lotta Continua non ha una linea chiara ed univoca sulle elezioni. La sua campagna elettorale non avrà mai indicazioni di voto (nelle scelte individuali si andrà dal Manifesto, al PSIUP, al PCI, alla scheda bianca) e sarà centrata sui temi sociali e soprattutto sull'antifascismo: I fascisti a Cuneo non devono parlare! Questa è la nostra campagna elettorale


9) Tangolo, pur con alcune incertezze, rifiuta di candidarsi, dopo un lungo incontro con Allario, Baravalle e Dalmasso.


10) Il MANIFESTO: Risposta a: Sondaggio presso alcuni candidati in La Guida n. 17, 28 aprile 1972


11) Il MANIFESTO: Elezione e contratto Cuneo, 25 aprile 1972


12) Il MANIFESTO: Se sei un operaio, un impiegato, un contadino, un pensionato Cuneo, 26 aprile 1972


13) Il MANIFESTO: 25 aprile Bra, 20 aprile 1972


14) Il MANIFESTO: Viva il 1° maggio, festa contro il lavoro Bra, 20 aprile 1972


15) Collettivo politico monregalese: Compagni! Mondovì, aprile 1972


16) Adolfo SARTI: Una provincia civile in La Vedetta n. 13, 17 maggio 1972


17) Aldo VIGLIONE: 50.000 voti al PSI in Lotte Nuove n. 16, 16 maggio 1972


18) Cfr. Antonio GIOLITTI: Il PSI è pronto a confrontarsi per un governo stabile e riformatore in Lotte Nuove n. 17, 5 giugno 1972


19) Cfr. Franco VIARA: I socialisti cuneesi condannano l'involuzione a destra della DC e dei suoi alleati. Ribadita la disponibilità per una politica di riforme in Lotte Nuove n. 19, 19 giugno 1972


20) Attilio Martino: 9 milioni di voti al PCI in La Voce n. 12, 18 maggio 1972


21) NAHOUM (Milan): La minaccia di sovversione viene soltanto da destra in La Voce n. 14, 21 giugno 1972


22) Bruno DEMARIA, Gianfranco MANCARDI, Cesare BOSIO, Fausto BOSIO in Quattro giovani di Lotta Continua chiedono di entrare nel PCI in La Voce, n. 10, 19 aprile 1972


23) Ivi


24) Il MANIFESTO, Cuneo, verbale dell'assemblea del 30 giugno 1972


25) Sergio DALMASSO: Relazione sullo stato del centro del Manifesto di Cuneo, gennaio 1973


26) Due spettacoli a confronto in Dentro i fatti, n. 1, ottobre 1972


27) O. TANGOLO: Centro sinistra e nuova opposizione in Dentro i fatti, n. 7, settembre 1973


28) Ivi.


29) Pino PRIANO: Intervento di saluto al congresso provinciale in Lotte Nuove n. 32, 30 ottobre 1972


30) Domenico ROMITA: Sintesi relazione sulle tesi della Sinistra socialista in Lotte Nuove, n. 32, 30 ottobre 1972


31) Aldo VIGLIONE: A chiusura dei lavori del congresso in Lotte Nuove, n. 33, 13 novembre 1972


32) Tutto come previsto in Dentro i fatti, n. 2, novembre 1972


33) Beppe TASSONE: Bandiere rosse, slogan e cartelli folcloristici, risfoderati in piazza per il caso Valpreda. I movimenti parlamentari di estrema sinistra hanno rimobilitato a Cuneo i loro 500 agit. prop., in Il Subalpino n. 4, 14 novembre 1972


34) Romano BORGETTO: Vi parlo del mio caso in Viene il tempo, n. 10, dicembre 1972


35) Romano BORGETTO: in Viene il tempo, n. 1, gennaio 1973


36) La Chiesa cuneese, di fronte ai problemi del mondo del lavoro in La Voce n. 22, 5 dicembre 1972


37) Il senatore Adolfo e don Romano in Lotte Nuove, n. 35, 27 novembre 1972


38) Be TA: Attivissimi e mattinieri, i compagni hanno solidarizzato con Don Borgetto in Il Subalpino, n. 42 21 novembre 1972. Nello stesso numero, Margherita Fiore critica duramente una conferenza, a Torino, del vescovo Helder Camara. La stessa Margherita Fiore, settimane dopo, si lascerà andare a durissime critiche contro l'immoralità dell'Arancia meccanica di Kubrick e contro i critici che lo sostengono


39) Cfr. Carlo CARLEVARIS: La pelle del manovale in Viene il tempo, n. 3, marzo 1973


40) Sergio FENOGLIO: La pelle del manovale in Lotte Nuove, n. 11, 23 marzo 1973


41) Manlio VINEIS: L'urgenza dell'inchiesta sul neofascismo in Lotte Nuove, n. 5, 5 febbraio 1972 e Al bando i fascisti n. 6, 12 febbraio 1972 in Lotte Nuove,


42) Edgardo Sogno insultato al liceo Pellico da una minoranza di giovani estremisti in Il Subalpino, n. 15, 10 aprile 1973, Franco VIARA: A qualcuno piace caldo in Lotte Nuove, n. 14, 9 aprile 1973


43) FEDERAZIONE PROVINCIALE PSI: Basta alla violenza fascista in Lotte Nuove, n. 15, 16 aprile 1973


44) Sciogliere il MSI in Dentro i fatti, n. 4, aprile 1973


45) Ivi


46) Gianfranco GADDI: Trote alla soda caustica in Lotte Nuove, n. 11, 23 marzo 1973


47) Anche la regione contribuirà alla costruzione della diga di Moiola in La Vedetta, n. 13, 18 luglio 1973. La posizione socialista per la diga di Moiola in Lotte Nuove, n. 21, 4 giugno 1973


48) La DC e il fanfanismo in Dentro i fatti, n. 6, giugno 1973


49) FEDERAZIONE PROVINCIALE PSI: Manifesto, settembre 1973


50) Domenico ROMITA: Allende, il socialismo dal volto umano in Lotte Nuove, n. 31, 17 settembre 1973


51) Franco MAZZOLA: La condanna della DC contro il golpe è netta, severa e totale in La Vedetta, n. 15, 26 settembre 1973


52) Rodolfo M. EINAUDI, Un commento ai commenti in La Vedetta, n. 15, 26 settembre 1973


53) Ivi


54) Gianni VERCELLOTTI: Chi ha violato i fatti, chi ha tradito i giuramenti? in La Vedetta, n. 16, 10 ottobre 1973


55) Morte del Cile in Lotte Nuove, n. 34, 8 ottobre 1973


56) Walter MEREU: La fine di una democrazia vista da un giovane in La Vedetta, n. 15, 26 settembre 1973


57) BETA: La drammatica svolta cilena dimostra il pericolo delle forzature estremiste in Il Subalpino, n. 31, 18 settembre 1975


58) Raccogliere l'appello della Resistenza cilena battendo i ricatti conservatori e le provocazioni avventuristiche in La Voce, n. 5, ottobre 1973


59) Ivi


60) La parola di un compagno cileno in Dentro i fatti, n. 8, ottobre 1973


61) TANGOLO: Il Cile e noi in Dentro i fatti, n. 8, ottobre 1973


62) Sergio DALMASSO: Dalla conferenza di Minucci a Cuneo emerge, assieme a qualche accenno più accorto, la sostanza perdente del compromesso. Dura polemica con i gruppi in Dentro i fatti, n. 9, novembre 1973


63) LOTTA CONTINUA CUNEO: Bozza di documento per la discussione interna febbraio 1973


64) Ivi


65) Per la presenza cuneese al convegno gli articoli di Mario CORDERO, O. SGUAIER, M. L. GIULIANO sul n. 8, ottobre 1973 di Viene il tempo


66) FOSSATI: Il compromesso storico in Lotte Nuove, n. 43, 10 dicembre 1973 anche A. DE VICARIS: Il compromesso storico in Lotte Nuove, n. 1, 7 gennaio 1973


67) Dante ARGERI: Mondovì, città che muore? in Lotte Nuove, n. 4, 28 gennaio 1974


68) Carlo BENIGNI: Lettera al segretario provinciale della DC in La Vedetta, n. 2, 23 gennaio 1974


69) Per fare politica in La Vedetta, n. 2, 23 gennaio 1974. E' da ricordare che nel numero successivo del settimanale DC, alcuni dei "neoaderenti" smentiranno la loro iscrizione, in oggettiva polemica con Benigni.


70) Guai alle intelligenze isolate in Lotte Nuove, n. 4, 28 gennaio 1974 anche BETA: Come dall'edera repubblicana si può passare, via MRD, tra le braccia comode di mamma DC in Il Subalpino, n. 7, 12 febbraio 1974


71) Siete contro il divorzio? Allora siete fascisti in La Vedetta, n. 7, 3 aprile 1974


72. MOSCA: Il 12 maggio SI' in La Vedetta, n. 7, 3 aprile 1974


73) Per l'unità della famiglia, contro la legge divorzista in La Vedetta, n. 8, 17 aprile 1974


74) Occhio alla Francia in La Vedetta, n. 8, 17 aprile 1974


75) I cattolici del dissenso cuneese ce l'hanno con la Chiesa in La Vedetta, n. 10, 8 maggio 1974


76) Antonio GIOLITTI: Il referendum è la prova politica più ardua della società italiana in Lotte Nuove, n. 12, 1 aprile 1974


77) Tutta Cuneo ha ricordato il compagno Barale in La Voce, n. 4, maggio 1974


78) Franco REVELLI: Insieme votiamo no, uniti negli ideali della Resistenza in La Voce, n. 4 maggio 1974


79) Noi e il referendum in Presenza BA, agenzia del circolo Mario Fani, n. 2, 12 gennaio 1974


80) Al Referendum voteremo no: in Viene il tempo, n. 3, marzo 1974


81) In Viene il tempo, n. 5, maggio 1974


82) Cristina BONFIGLIO: Cattolici per la libertà di parola nella Chiesa in Viene il tempo, n. 5, maggio 1974


83) Ivi


84) LOTTA CONTINUA: Documento interno, gennaio 1974


85) Ivi


86) PDUP MANIFESTO: Referendum sul divorzio o sulla democrazia? volantino, aprile 1974


87) COMITATO NAZIONALE PER I DIRITTI CIVILI E PER UNA REPUBBLICA COSTITUZIONALE OTTO REFERENDUM CONTRO IL REGIME, volantino, Cuneo, marzo 1974


88) I radicali e gli altri: piccoli ma dannosi in La Voce, n. 3, aprile 1974


89) La mina nel deserto in La Vedetta, n. 11, 22 maggio 1974


90) In La DC cuneese affronta i problemi del post referendum in La Vedetta, n. 12, 5 giugno 1974


91) Liberi e forti in La Vedetta ,n. 12, 5 giugno 1974


92) Con il no ha vinto la ragione, la libertà di coscienza, la tolleranza in Viene il tempo, n. 5, maggio 1974


93) Gigi FERRARO: E adesso nella Chiesa? in Viene il tempo, n. 5, maggio 1974


94) Adesso guardiamo avanti. Prospettive del dopo referendum (a cura di Mauro PREGNO e M. Luisa GIULIANO) in Viene il tempo, n. 5, maggio 1974


95) Qualcosa che non funziona più in Viene il tempo, n. 6, giugno 1974


96) A che punto eravamo rimasti? in Viene il tempo, n. 8, dicembre 1974


97) Rispondono FRANCONI e GIRARDET (intervista a cura di M. Cattero, e M. L. Giuliano) in Viene il tempo, n. 3, marzo 1975


98) Intervista citata in Viene il tempo, n. 8, dicembre 1974


99) LOTTA CONTINUA, IL MANIFESTO, PDUP: Gli assassini fascisti si sono rifatti sentire: 11 morti e 50 feriti a Brescia, volantino, Cuneo, 28 maggio 1974


100) PLI Contro ogni violenza, manifesto, maggio 1974


101) Impegno di lotta in Viene il tempo, n. 6, giugno 1974


102) Un partito a sinistra del PCI. Il Manifesto si unisce al PDUP in Lotte Nuove, n. 21, 15 luglio 1974


103) In Contare sulle proprie forze, numero speciale, settembre 1974


104) Cfr: Lottare contro le tentazioni antiunitarie e muovere all'offensiva verso le posizioni estremistiche respingendo l'astensionismo e l'opportunismo di chi ha altre idee (ma quali)? in Unità studentesca, numero unico a cura delle commissione scuola della FGCI di Cuneo, gennaio 1975


105) COMITATO DI LOTTA CONTRO IL CARO VITA: Come si fa ad autoridurre la bolletta del gas del 50% volantino, Saluzzo 2 marzo 1975


106) COMMISSIONE FEMMINILE LOTTA CONTINUA: Aborto libero, aborto gratuito volantino, Cuneo, 1 febbraio 1975


107) Rivas è già stato ospite del Pinelli, il 19 setttembre, su Il Cile, un anno dopo l'esperienza cilena nella lotta antifascista oggi in Italia, con Marino Lizzul, testimone del tribunale Russel, sui crimini della Giunta fascista cilena


108) FRONTE ANTIFASCISTA DI RINASCITA POPOLARE (F.A.R.P.): volantino, Cuneo marzo 1976


109) Perché questo giornale in Politica operaia, a cura della commissione fabbrica del PDUP per il comunismo, Cuneo, 16 dicembre 1974


110) Congresso provinciale di Lotta Continua: relazione introduttiva, dicembre 1974


111) Ivi


112) Ivi


113) LOTTA CONTINUA: Operai del bottonificio, volantino 11 novembre 1974


114) LOTTA CONTINUA: Operai della Brek, volantino 10 dicembre 1974


115) LOTTA CONTINUA: Il governo non è più in crisi, volantino senza data, 1974


116) LOTTA CONTINUA: volantino, Savigliano, 7 ottobre 1974


117) LOTTA CONTINUA: volantino al Bottonificio di Fossano, 28 ottobre 1974


118) LOTTA CONTINUA: In paese non un posto di lavoro deve andare perduto, volantino 16 novembre 1975


119) LOTTA CONTINUA: ivi


120) LOTTA CONTINUA: 12 dicembre, sciopero generale, volantino, 10 dicembre 1975


121) Comitato per l'autoriduzione: volantino settembre 1975


122) Il Portogallo oggi in Democrazia e cultura, a cura del Circolo Pinelli, Cuneo, novembre 1975


123) LOTTA CONTINUA: volantino, Cuneo, 20 settembre 1975


124) COMITATO ESECUTIVO DEL PDUP: volantino, Cuneo, 27 settembre 1975


125) NUCLEO SOLDATI DEMOCRATICI Caserma I. Vian, S. Rocco: Un benvenuto al tenente colonnello T.S.G. Luigi Rezzano, volantino, Cuneo 26 agosto 1975


126) CIRCOLO PINELLI, COMITATO PER LA VALORIZZAZIONE DEL TEMPO LIBERO E PER LA DIFESA DELLO SPETTATORE: volantino, 20 settembre 1975


127) UNA TAZZA DI THE, STAMPA ALTERNATIVA: La droga, volantino, Cuneo 9 maggio 1975


128) CIRCOLO PINELLI: Musica e potere circolare, gennaio 1976


129) CIRCOLO PINELLI: E' ancora possibile fare una festa popolare?, Cuneo, agosto 1976


130) Ivi


131) UNA TAZZA DI THE, STAMPA ALTERNATIVA, Lotta Continua, PDUP per il comunismo, Partito Radicale: L'attacco fanfaniano alle masse popolari non ha limiti, volantino Cuneo, 13 maggio 1976


132) LOTTA CONTINUA: I carabinieri, nei secoli fedeli, non sanno ancora che il regime fascista è finito da trent'anni, maggio 1975; Le leggi liberticide sull'ordine pubblico danno i primi loro frutti: perquisita la sede di Lotta Continua. Sequestrata una pericolosa arma impropria: il ciclostile, volantino, 23 maggio 1975


133) Cfr. LOTTA CONTINUA: Tre giorni di lotta contro le leggi liberticide: quali insegnamenti trarne?, 20 maggio 1975


134) Commissione scuola PDUP per il comunismo: Alcune valutazioni e riflessioni sulla giornata di mobilitazione contro le leggi sull'ordine pubblico, volantino Cuneo, 16 maggio 1975


135) COMMISSIONE FEMMINILE LOTTA CONTINUA: Aborto libero, aborto gratuito, volantino, 1 febbraio 1975


136) COMITATO PER LA DEPENALIZZAZIONE DELL'ABORTO: 500.000 firme per non morire, volantino, Cuneo, 9 maggio 1982


137) Sarti nominato Ministro in La Vedetta, n. 20, 27 novembre 1974


138) Domenico ROMITA: Le ombre sul governo in Lotte Nuove n. 33, 25 novembre 1974


139) Ed ora avanti! in La Vedetta, 27 novembre 1974


140) Cfr. Domenico ROMITA, Impegno e partecipazione in Lotte Nuove, n. 1, 13 gennaio 1975; Tristano CODIGNOLA, Sui decreti delegati: il contributo dei socialisti in Lotte Nuove, n. 2, 20 gennaio 1975


141) In Lotte Nuove, n. 5, 10 febbraio 1975. Scuola: i fatti smentiscono i miti in Lotte Nuove, n. 8, 3 marzo 1975


142) Antonio GIOLITTI: Il partito e le istituzioni al centro dell'ampio dibattito in Lotte Nuove, n. 5, 10 febbraio 1975


143) Ivi


144) In Vita di partito: Cronache - dibattiti in Lotte Nuove, n. 5, 10 febbraio 1975


145) Antonio GIOLITTI: Il PCI e il compromesso storico in Lotte Nuove, n. 10, 17 marzo 1975


146) Formiche rosse formiche nere in La Vedetta, 5 febbraio 1975


147) La forza di cambiare in La Vedetta, n. 9, 16 aprile 1975 Cfr. anche per la posizione comunista Sergio CLERICO: La giovinetta ha le rughe in La Voce, n. 4, aprile 1975, in cui si mette in luce la mancanza di analisi sulla realtà provinciale (grave per il partito di maggioranza assoluta). E' un congresso diverso, ma non lo storico cambiamento di cui si parla


148) Gli squadristi di Lotta Continua impediscono all'onorevole Mazzola di parlare in La Vedetta, n. 21, 11 dicembre 1975


149) Anche a Cuneo in La Vedetta, n. 11, 21 maggio 1975


150) Ivi


151) Franco VIARA: Sconfiggere la politica di svolta a destra in Lotte Nuove, n. 14, 21 aprile 1975


152) Franco VIARA: ivi


153) Cfr. Domenico ROMITA: Portogallo, una vittoria socialista in Lotte Nuove, n. 15, 28 aprile 1975


154) Adolfo SARTI: Un voto politico, non il voto della paura in La Vedetta, n. 13, 11 giugno 1975


155) Respingiamo il forsennato assalto dei socialisti e dei comunisti contro la DC, in La Vedetta, n. 13, 11 giugno 1975


156) PDUP, Fossano: Una nuova forza politica per un'alternativa di sinistra volantino, 31 maggio 1975


157) PDUP Bra: Perché PDUP, volantino, giugno 1975


158) Segreteria piemontese Cristiani per il socialismo: La DC non è il partito dei cattolici, volantino, maggio 1975


159) Gli ultimi due subentrano ai dimissionari Cipellini (Borgo San Dalmazzo) e Viglione (Boves)


160) Federazioni provinciali PCI e PSI: Comunicato congiunto in Lotte Nuove, n. 20, 30 giugno 1975


161) La Direzione provinciale della DC ha esaminato i risultati elettorali in La Vedetta, n. 14, 25 giugno 1975


162) Il partito dei non partenti in La Vedetta, n. 14, 25 giugno 1975


163) In Relazione del segretario provinciale sui risultati elettorali del 15 giugno in La Vedetta, n. 15, 16 luglio 1975


164) Un milione di voti (poco più poco meno) in Il Subalpino, n. 26, 1 luglio 1975


165) Costanzo MARINO: Rabbia sì e no in La Guida, n. 25, 20 giugno 1975


166) La dichiarazione del compagno Viara in Lotte Nuove, n. 22, 28 luglio 1975


167) In Notizie PDUP, giugno 1975, Cuneo


168) Ivi


169) Anche nei paesi attorno a Cuneo si sta costruendo il partito, Cuneo, giugno 1975


170) Ivi


171) LOTTA CONTINUA: Una vittoria senza precedenti, andiamo avanti, volantino, Cuneo, 19 giugno 1975


172) Ivi

Note


1) Cfr. Basta con le geremiadi in La Vedetta, n. 16, 17 settembre 1975


2) Il comitato provinciale DC dà il via al rilancio del partito in La Vedetta, n. 18, 22 ottobre 1975


3) Cfr. Franco MAZZOLA: La DC di ZAC in La Vedetta, n. 7, 31 marzo 1976


4) Cfr. VIBICI: Il congresso DICI se ne va a sinistra in Il Subalpino, n. 13, 30 maggio 1976


5) Cfr. PLI Sezione di Cuneo: Ecco come vengono spesi a Cuneo, in piena crisi economica, i denari dei cittadini, manifesto, febbraio 1976


6) Ignobile e meschina speculazione della sezione liberale di Cuneo, manifesto febbraio 1976


7) Aldo Viglione in Lotte Nuove, n. 22, 28 luglio 1975


8)Domenico ROMITA, Franco VIARA: Un congresso nuovo in Lotte Nuove, n. 29, 20 ottobre 1975


9) Claudio STRERI: I giovani e l'alternativa in Lotte Nuove, n. 31, 12 novembre 1975


10) Cfr. Claudio STRERI: Azione, ricerca e alternativa in Lotte Nuove, n. 36, 18 dicembre 1975


11) Franco VIARA: Ciao, Detto in Lotte Nuove, n. 33, 26 novembre 1975


12) Fulvio BASTERIS: All'insegna dell'alternativa in Lotte Nuove, n. 3, 21 gennaio 1976


13) Antonio GIOLITTI: Una linea chiara in Lotte Nuove, n. 3, 21 gennaio 1976


14) Domenico ROMITA: La stazione dei congressi in Lotte Nuove, n. 11, 17 marzo 1976


15) Aborto e anticomunismo in La Voce di Cuneo e vallate, n. 7, dicembre 1975


16) A gennaio i socialisti abbandonano le coalizioni che appoggiavano dall'esterno dopo una difficile crisi, a febbraio, Moro forma il suo quinto governo, un monocolore DC che si regge sul voto favorevole del PSDI e sulle astensioni di PSI, PRI e PLI. Sarti è Ministro del Turismo e dello Spettacolo. Ad aprile nuovo irrigidimento socialista sulle questioni economiche e scontro con la DC sull'aborto. Cade il Moro 5 e si va al voto.


17) Antonio GIOLITTI: L'Europa ha bisogno dei socialisti in Lotte Nuove, n. 14, 31 maggio 1976


18) Cattolici nelle liste del PCI in La Guida, n. 21, 21 maggio 1976


19) Angelo NARDUCCI: Due scelte a confronto. DAP: le motivazioni senza valore in La Guida, n. 21, 31 maggio 1976. Più rigida ed anticomunista, soprattutto sul caso Manfredi, La Fedeltà di Fossano


20) No all'apatia, sì alla speranza in La Guida, n. 25, 18 giugno 1976


21) S: Il caso Manfredi in La Vedetta, n. 10, 12 maggio 1976


22) Cronache della pena in La Vedetta, n. 11, 26 maggio 1976


23) PCI: Il perché di una scelta, volantino, Cuneo, 13 maggio 1976


24) PCI: Insieme e in disaccordo, volantino, Roma, maggio 1976 e Gli ultraparlamentari. Da che parte stanno? in molti volantini elettorali, maggio - giugno 1976


25) Cfr. Saluto a due amici in La Vedetta, n. 10, 12 maggio 1976


26) Adolfo SARTI: L'ultima spiaggia? Nessuna paura in La Vedetta, n. 13, 16 giugno 1976


27) Un tema da meditare in La Vedetta, n. 13, 16 giugno 1976


28) Quelli di rissa continua in La Vedetta, n. 12, 2 giugno 1976. Cfr. Anche per il suo cattivo gusto: FLAVIO: Casa Emma Bonino in La Vedetta, n. 11, 26 maggio 1976


29) Gianmaria DALMASSO: La paura che fa votare DC in Il Subalpino, n. 21, 25 maggio 1976


30) Giuseppe FASSINO: Rafforziamo una buona volta il PLI in Il Subalpino, n. 24, 15 giugno 1976


31) Titolo del Subalpino, n. 24, 15 giugno 1976


32) Commissione scuola PDUP: documento interno, ottobre 1975


33) Ivi


34) Cfr. Contributo della Commissione scuola del PDUP di Cuneo sullo stato del movimento nella scuola e sugli obiettivi di lotta per studenti ed insegnati: La settimana autogestita, gennaio 1976


35) Collettivo politico femminista: volantino, 2 febbraio 1976


36) Anche in altre città nascono collettivi ed iniziative: ad esempio, 8 marzo, giornata delle donne, 8 marzo sempre, volantino del Collettivo femminista monregalese che, dice un volantino, si riunisce il giovedì sera, alle 20,30, in via Rosa Govone 14


37) Perché il notiziario. Il dibattito è aperto, in Notiziario Circolo Pinelli, febbraio 1976


38) Legge antidroga: i giovani mettiamoli tutti in galera!! ivi


39) Due concerti, molto pubblico, ivi


40) Ivi


41) Sesso e liberazione sessuale, volantino, Cuneo, febbraio 1976


42) Il 17 maggio, Cuneo, dibattito su Omosessualità e coscienza cristiana con suor Marisa Galli e don Marco Bisceglie della comunità del sacro cuore (Lavello- PZ). Organizzano PR, MLD, FUORI


43) Circolo ARCI G. e L. BARALE, volantino, 15 novembre 1975


44) Circolo ARCI G. e L. BARALE, Storia di una sala, volantino, marzo 1976


45) Intervento di Luigi PINTOR a Radio città futura, Roma, 3 maggio 1976


46) DEMOCRAZIA PROLETARIA: volantino, giugno 1992


47) Cfr. DP: Dopo 30 anni di furti e malgoverno, la DC chiede ancora il voto ai contadini. Ma cosa han fatto per voi la DC e la Coldiretti? PDUP per il comunismo: Ai soldati, volantino, giugno 1976


48) PDUP per il comunismo. Commissione scuola: volantino, 17 maggio 1976


49) Adolfo SARTI: Più vivi che mai in La Vedetta, n. 14, 30 giugno 1976


50) Ivi


51) Lamberto BELLANI: Comincia ora la sfida con il Partito comunista, relazione al Comitato provinciale DC, 2 luglio 1976 in La Vedetta, n. 16, 7 luglio 1976


52) Ivi


53) Ivi


54) Linearità e coerenza in Il Subalpino, n. 31, 19 ottobre 1976. Nello stesso scritto, forti attacchi a PRI, PSDI e DC che in molti comuni formano giunte con il PCI


55) Per curare il male che travaglia il paese, c'è da trovare prima le cause della crisi intervento di Raffaele Costa alla Camera in Il Subalpino, n. 33, 3 novembre 1976


56) Convegno provinciale operaio in Lotte Nuove, n. 20, 24 novembre 1976


57) Significative per una comprensione del dibattito e delle tematiche le lettere a Lotta Continua quotidiano in particolare dal 1977 al 1979