QUADERNO N. 18

INDICE


Introduzione

Comunisti a Mondovì

IL SECONDO BIENNIO ROSSO. Per una riflessione. Trent' anni dopo.

Il sessantotto a Cuneo


Introduzione

Questo quaderno, ultimo del 2.000, conclude il sesto anno di questa modesta pubblicazione, la cui continuità dimostra, però, l' utilità come raccolta di testimonianze sulla sinistra politico-sociale della provincia di Cuneo e su sue figure e momenti.
In questi sei anni, si è cercato di presentare la vita di militanti di PCI, PSI, PSIUP, CGIL, dei "gruppi", sempre in modo soggettivo, riproponendo le loro testimonianze. Attraverso queste, abbiamo ripercorso periodi della nostra storia, dal ventennio fascista alla Resistenza, dal dopoguerra all' esplosione di movimenti negli anni '60-'70 e parzialmente, le vicende di partiti e sindacati.
Molti dei militanti intervistati sono, nel frattempo scomparsi. Ricordiamo Lucia Canova, Chiaffredo Rossa, Maria Capello, Pietro Panero, Mila Montalenti, Walter Botto, Franco Viara (le cui memorie pubblicheremo in uno dei prossimi quaderni), esponenti di una generazione che ci sta lasciando e alla quale siamo profondamente legati.
Oltre a questo, i quaderni hanno ospitato studi sulle formazioni politiche (dalla dimensione locale a quella nazionale), sulla CGIL di Cuneo, piccoli scritti "incompiuti", prodotti per riviste nazionali, ma non pubblicati, la cronaca di un lontano sciopero (1954) a Dronero.
Un po' atipici il quaderno che ha pubblicato le lettere dal confino di Giovanni Barale, quello che ha riproposto gli scritti di Oronzo Tangolo, direttore della Voce e di Dentro i fatti, quello, di grande valore, con gli atti del convegno di Boves su Michele Risso, grande figura, purtroppo dimenticata anche nel paese in cui è nato, della importante stagione di Psichiatria democratica.
Ancor più atipico il quaderno contenente tutti e dati ed i grafici sull' andamento elettorale della provincia di Cuneo.
Alcuni di questi sono stati presentati in incontri pubblici; di quasi tutti ha dato notizia (anche se avremmo voluto maggiore attenzione) la stampa locale.
Questo che vi presentiamo contiene i ricordi di Mario Giaccone, operaio e sindacalista di Mondovì, la città che nel dopoguerra era al primo posto, in provincia, per presenza sindacale, e della moglie, Concetta Giugia, figura "unica" di attivista e di militante comunista, notissima per l' impegno instancabile, la modestia, l' umanità.
Segue una panoramica sugli anni 1968-1969, come strumento di inquadramento, per quanto sintetico, al convegno su questo biennio che si è svolto a Cuneo il febbraio scorso (la seconda parte del convegno, dedicata agli anni '70, si terrà, con analoghe modalità, tra pochi mesi).
Conclude l' usuale elenco della attività del CIPEC (vi preghiamo di scorrere i nomi dei relatori e i temi trattati per comprendere come questa attività sia stata e sia preziosa) e l' elenco, ormai abbastanza lungo, dei quaderni.
Molte le idee per il futuro: da due quaderni sul PSI, uno sulla storia nazionale, l' altro sui militanti locali, alla ristampa, aggiornata, dei dati e dei grafici sulle elezioni in provincia, ad un breve studio sui consiglieri provinciali dal 1946 ad oggi, ad una ricostruzione della storia, ormai più che decennale di Rifondazione comunista in provincia.


Mario Giaccone, Concetta Giugia
COMUNISTI A MONDOVI'

Il dopoguerra, il partito.
MARIO. Sono nato nel 1928; mi sono iscritto al PCI nel 1945 e dal 1968 sono stato operaio alla Valeo. Nel dopoguerra, Mondovì era città di fabbrica. Ricordo le fonderie Bassani- Manfredi e Garelli, la Bongioanni, fonderia e meccanica, molti abitifici (Rossi, Gazzera), le ceramiche Besio, Richard Ginori, Beltrandi, oltre a tante piccole aziende; a Borgato, il nostro quartiere, c' era la fabbrica di acido tannico, dei Battaglia, ora trasferita a S. Michele (la ICL); agli operai che non brontolavano regalavano le scorie di legno per l' inverno e davano una pensione extra. Molti operai dicevano Come sono bravi i Battaglia! A uno di loro, un giorno, Concetta aveva risposto: Si tenessero le loro scorie e pagassero il dovuto e le tasse!.
Il sindacato era in tutte le situazioni, tranne che negli abitifici. Anche il PCI era presente in fabbrica. Lo dirigevano Giuseppe Gregorio, Rita Martini, Paolino Ferrero e ne facevano parte tanti partigiani, tra cui Umberto Oggerino, Mario Ferrua, Carlo Giusta, Pierino Caviglia, Guido Altare.
Abbiamo fatto la campagna elettorale per la Repubblica e per il partito alla Costituente. In casa mia erano monarchici, venivano da Monasterolo, erano contadini, in casa di Concetta, invece, erano repubblicani.
CONCETTA. Mio padre era del 1988 e, maresciallo di artiglieria, aveva fatto tante campagne militari. Dalla prima guerra mondiale era tornato antimilitarista e aveva rinunciato a tutti i benefici che avrebbe potuto avere. Era entrato, quindi, in fabbrica, alla fonderia Bongioanni, dove faceva modelli, perchè aveva frequentato l' Istituto industriale Garelli ed era disegnatore.Era sempre stato iscritto al PCI, dal 1921 e con un mio zio era stato tra i primi comunisti della zona, anche quando i fascisti avevano ucciso Battista Ferretto. Era amico fraterno della famiglia Prato, quella trucidata dai tedeschi, a Santuario, nel 1945. Aveva fondato il circolo Fratellanza.
MARIO. Nel '48 eravamo tutti convinti che il Fronte popolare avrebbe vinto. Era a Mondovì, responsabile dei giovani, Luigi Cantagalli che veniva da Sarpi, nel bolognese. Ci aveva illusi tanto. Eravamo tutti sicuri di vincere. poi la delusione è stata fortissima; allora abbiamo lavorato moltissimo e siamo rimasti con un pugno di mosche.
Nel palazzo dei conti di S. Quintino, in piazza S. Maria, avevamo una splendida sede per la Camera del lavoro e il PCI che occupava una stanza. Allo stesso piano, c' era una grande sala da ballo, gestita da un circolo del CRAL.
CONCETTA. Al circolo si ballava, si giocava a biliardo, si giocava a carte. Il lavoro era interamente volontario. I più attivi erano Maria Martini Rustichelli e Stefano Costamagna. Si guadagnavano tanti soldi per la federazione. Abbiamo contribuito in massima parte all' acquisto della federazione di piazza Galimberti a Cuneo. C'era anche una palestra, con corsi di pugilato. Ricordo Angeloni che imparava la boxe, con Pietro Panero che facava da istruttore. Negli anni '50, abbiamo anche dato vita ad un doposcuola, a corsi di alfabetizzazione, per insegnare a leggere e a scrivere. Erano molto attivi due socialisti lombardiani, Renzo Gallo, il marito di Silvia Roata, e Aimone Cuneo
MARIO. In quegli anni essere comunisti in fabbrica e fuori,in città, significava essere l' avanguardia dei bisogni operai e delle rivendicazioni, ma anche essere emarginati. Mio fratello aveva la panetteria, ma molti non venivano a comprare da lui perchè era comunista. Era stata tremenda la scomunica. Nel '55 ci siamo sposati in chiesa, per accontentare mia madre. Per noi è stato difficilissimo. Al sindacato dicevano che non dovevamo sposarci in chiesa. Mia madre nel '46 aveva votato per la monarchia; nel '48 l' avevo quasi convinta, ma poi aveva votato per i socialdemocratici; nel '51 aveva scelto noi, ma in confessione il prete le aveva detto che era una cosa gravissima e che se si fosse ripetuta non sarebbe stata più ammessa in chiesa. Da allora ha sempre riconsegnato la scheda bianca e non ha mai più votato nè per me nè contro di me, dato che eravamo in pochi ed io ero sempre in lista per le comunali.
L' episodio più noto di quegli anni è stata l' incarcerazione di Cino Tomatis e Gino Borgna che erano operai alla Bassani Manfredi e alla Besio. Avevano respinto le cartoline di richiamo al servizio militare ed erano stati arrestati dai carabinieri come renitenti alla leva: un anno di carcere a Peschiera. Alla loro liberazione, eravamo andati tutti ad aspettarli alla stazione e i carabinieri ci avevano caricati.
Anch' io ho fatto qualche giorno di carcere. Durante la guerra di Corea affiggevo sempre L' Unità e giornali locali alla nostra bacheca, in corso Statuto, soprattutto contro i bombardamenti americani e il generale peste. Di notte, andavamo in giro per la città e i paesi a fare scritte. C' erano scritte dappertutto. Una addirittura alla chiusa del ponte della Madonnina, sulla cascata, dove mi tenevano per i piedi e io scrivevo a testa in giù. Eravamo i giovani comunisti di Mondovì, molto attivi e a qualcuno stavamo sulle palle. Ci avevano diffidati dal mettere il nostro giornale in bacheca e allora attaccavamo L' Unità che era un foglio nazionale, autorizzato. Una mattina, nel 1953, mentre affiggevo L' Unità, un carabiniere mi aveva detto di non farlo, perchè sarebbe stato costretto ad arrestarmi. Io gli avevo risposto: Lei faccia il suo dovere che io faccio il mio e avevo continuato. Ero stato arrestato. Sei giorni di galera, al carcere di Piazza. Processo. Mi aveva difeso l' avvocato Jemina. Aveva testimoniato il sindaco democristiano, l' avvocato Manassero, dicendo che la bacheca era stata autorizzata. Il pretore era anticomunista e voleva farmela pagare. Ero stato condannato a sei giorni e ad una multa, per i tempi, salatissima. Poi, assolto in appello perchè il fatto non sussisteva.
CONCETTA. Nella nostra casa abbiamo ospitato molti dirigenti, parlamentari, compagni che venivano per comizi e iniziative. Ricordo Giancarlo Pajetta, negli ultimi anni Lucio Libertini, poi scomparso pochi mesi dopo, e Nerio Nesi. Ma più di tutti ricordo Walter Audisio che abbiamo ospitato nella campagna elettorale del '58. Il nostro primo figlio, Giulio, era piccolo e Audisio gli diceva: Ricorda che queste mani che ti accarezzano sono quelle che hanno ucciso Mussolini. Il mattino successivo lo abbiamo accompagnato alla stazione, in Vespa. C' è l' episodio di un comizio di Pertini per il PSI. A prenderlo al treno e ad accompagnarlo al luogo della manifestazione siamo andati noi comunisti e Pertini, con i socialisti, si era poi lamentato che ad accoglierlo ci fossimo noi e non quelli del suo partito.

La fabbrica, il sindacato.
MARIO. La domenica, puntualmente, vendevamo L' Unità. Con lo strillonaggio, siamo arrivati a 500 copie. Eravamo un gruppo di sei compagni, tutti giovani e tutti convinti di sfasciare il mondo e poi invece...Non avremmo mai detto che, alla nostra età, saremmo finiti così. Segretario della sezione era Aldo Manassero, operaio della Bassani Manfredi e consigliere comunale. Con lui erano consiglieri Rita Martini ed Ezio Gasco. Eleggevamo tre consiglieri. Adesso ci vuol tutta a farne uno. Era attivo Matteo Borgna, operaio metalmeccanico della Bongioanni, fratello di Gino, dirigente del partito e della CGIL. Per anni, tutti, o quasi, i dirigenti sindacali della provincia sono venuti da Mondovì.
Io ho lavorato in fabbrica, all' abitificio Rossi, come sarto. Poi sono stato segretario della Camera del lavoro, dal 1950 al '65. Come stipendio, prendevo una fesseria, 20.000 lire al mese, e ho recuperato i contributi solo dopo molti anni. In questo periodo, è iniziata la chiusura delle fabbriche di Mondovì. L' abitificio Rossi, che aveva fatto fortuna con le forniture militari, si è frammentato in piccole aziende; ha chiuso la fonderia Bassani Manfredi dopo una lunga lotta. Gli operai hanno occupato la fabbrica, noi abbiamo organizzato forme di solidarietà: portato da mangiare ai lavoratori e alle loro famiglie. Purtroppo, la lotta non ha pagato. Quindi, è stata chiusa la ceramica Beltrandi, per ultime la Richard Ginori e la Besio, dopo una lotta tremenda e, anche qui, l' occupazione della fabbrica. E' stata per noi un grave colpo la chiusura della Bongioanni, a fine anni '50. Molti hanno trovato lavoro a Torino e hanno dovuto viaggiare, quindi abbiamo perso, parzialmente, le colonne portanti del partito e del sindacato, come Matteo Borgna, Cino Tomatis e Mario Baiona.
CONCETTA. Mi sono iscritta al partito nel 1952, quando ho compiuto 18 anni. Ero studentessa al Liceo e i miei compagni mi prendevano in giro, facevano battute. Erano al Liceo Golinelli e Costa che sarebbero poi diventati avvocati (il secondo parlamentare e ministro), qualcuno mi diceva : Noi passiamo senza fatica, tu hai sempre i voti più bassi.
In sezione ero gregaria, non facevo niente di importante, al circolo ricreativo pulivo, tenevo in ordine, mi portavo a casa le tovaglie da lavare a mano (non avevamo la lavatrice). Dal circolo si ricavavano i soldi per pagare l' affitto della sezione, ma molto finiva a Cuneo, alla federazione che, per anni, è vissuta di rendita su di noi. Io curavo la pulizia, Mario era alla cassa con Maria Martini e un po' al bar, Edoardo Costamagna curava la cantina, l' unica pagata un po' era la barista, un' operaia delle ceramiche. Tenere questa struttura era gravoso, portava via un sacco di tempo. Mio padre era morto nel '53, noi ci eravamo sposati l' anno successivo.
Nel '56 abbiamo vissuto i fatti d' Ungheria. Gli studenti hanno tentato di assaltare la nostra sede, anche se non era facile perchè non si trovava al piano terreno.
MARIO. Noi eravamo in sede, in una ventina, per difenderci. Tutti giovani. Abbiamo detto ai carabinieri che erano schierati al portone: Lasciateci salire che ci pensiamo noi. Li avremmo sbattuti giù dalle scale. Abbiamo individuato quelli che erano alla testa della manifestazione e, nei giorni successivi, siamo andati alle loro case a dire ai genitori che li tenessero a casa perchè in caso contrario...
CONCETTA. L' uscita di Giolitti dal partito e il suo passaggio al PSI, ci hanno sfiorati marginalmente, non hanno creato gravi discussioni.
MARIO. Gli iscritti erano più di 300 nel 1955, più di 150 negli anni '50. Quando, nel '68, sono entrato a lavorare alla Valeo, ho politicizzato e iscritto molti lavoratori. La federazione aveva messo a disposizione, come premio, due viaggi in URSS, se la sezione di Mondovì avesse raggiunto un certo numero di tessere. Ci eravamo arrivati grazie a quelle fatte da me, che avevo costruito una cellula di 60 iscritti alla Valeo, ma non sono andato io in URSS. E' andato mio fratello con un altro compagno.
Ho smesso di fare il funzionario sindacale nel '65. Avevo ottenuto di fare il mezzo tempo, ma i dirigenti volevano che tornassi al tempo pieno. Inoltre, in sindacato c' erano discussioni.
In fabbrica vi sono state molte lotte. Quando, ma siamo già negli anni '70, sono state cancellate le sette festività, il consiglio di fabbrica ha risolto direttamente la questione con la direzione, recuperandone cinque, ma con l' opposizione del sindacato provinciale che sosteneva che avessimo chiesto e ottenuto troppo. Anche le questioni della mensa e dei premi di produzione sono state risolte spesso al di fuori della mediazione sindacale.
La direzione ha anche fatto di me un martire. Un giorno, non ho timbrato la cartolina; me l' ha timbrata il mio capo. Era in corso una vertenza e la direzione voleva dimostrare al Comune che in fabbrica non c' erano problemi. Io non ho voluto firmare l' accordo e allora sono stato trasferito dal magazzino alle presse. Mi hanno tenuto lì per tre anni, poi si sono stufati. E' stata una punizione per motivi politici, ma loro non hanno mai voluto ammettere che lo fosse. Se lo sostenevo con l' ingegnere, questo si arrabbiava.
Ho sempre fatto attività per il partito, ma non ho mai avuto cariche. Dopo il '68 è entrata gente nuova, ma a Mondovì non ci sono stati cambiamenti vistosi.
CONCETTA. Io nel partito ho dato una mano a Rita Martini e Maria Rustichelli. Il mio lavoro è sempre stato modesto, dal portare volantini, ad "insegnare a votare" prima delle elezioni, al "porta a porta" quotidiano. Sono sempre stata amica fraterna di Livia Gasco Oggerino, figlia di Ezio Gasco, consigliere comunale dalla fine della guerra al 1970. Il partito non aveva soldi. Per questo, a Mondovì, il lavoro era interamente volontario e non ci sono quasi mai stati funzionari. Nel '64, purtroppo, la federazione provinciale ha compiuto un atto di forza e ha messo in disparte tutto il consiglio di amministrazione, basato interamente sul volontariato, del circolo. Noi abbiamo lasciato perdere per evitare polemiche. Ha dato in mano la gestione ad una società, convinta di ricavare un utile maggiore. Ha sbagliato anche Gino Borgna che era di Mondovì, ma lavorava per la federazione che aveva grandi necessità finanziarie. Non era, però, possibile che la reggesse solamente il circolo di Mondovì.
MARIO. Io ho detto : Vi do tempo una stagione e mezza per chiudere.
CONCETTA. E infatti, dopo poco, hanno chiuso. Al termine di una stagione estiva, che si teneva ai Giardini, un bellissimo locale che ora non esiste più, sulla strada che porta a Villanova. La nuova gestione era troppo rigida, troppo dura, convinta di ricavare chi sa quali guadagni. Il circolo ha costituito una bella esperienza. Mi spiace che si sia chiusa.
La festa del partito, dell' Unità, era, ogni anno, a Santuario. Avevamo un ristorante La trattoria della pace, dove Maria Martini e Rita Martini erano cuoche eccezionali: facevano certe raviole a mano! Avevamo il bar, la lotteria, veniva un sacco di gente.

Il consiglio comunale. La crescita.
CONCETTA: Nel 1970, il partito ha deciso di rinnovare il gruppo consiliare. Sergio Valentino, operaio della Richard Ginori, ed io abbiamo sostituito Gasco e Martini che erano consiglieri dal 1946. Io ho detto: accetto se proprio non c' è nessun altro, perchè non avevo ambizioni; avevo, poco tempo prima, rifiutato la richiesta di Attilio Martino che mi aveva proposto il funzionariato. Non avrei potuto essere sempre al partito, mettermi a girare dappertutto, trascurando la famiglia; allora facevo supplenze alle elementari, perche dopo il liceo mi ero diplomata alla magistrali come privatista, poi avevo frequentato un corso biennale di ortofrenica; per questo avevo supplenze in classi con bambini portatori di handicap. In una di queste, a Fossano, avevo un bambino che era sempre malato. Per questo avevo chiesto di frequentare un corso presso l' ospedale di Mondovì, per avere maggiori conoscenze e sapere come comportarmi in caso di crisi dei bambini. Non c' erano corsi di questo tipo, ma mi era stato offerto di lavorare lì. Sono quindi entrata in ospedale e vi ho lavorato per 21 anni. Poi ho fatto la ricongiunzione con altri lavori saltuari che avevo svolto e sono andata in pensione a 57 anni, con una cifra modesta: 800.000 lire al mese.
Nel periodo passato in Consiglio comunale, sindaci sempre DC, i problemi più gravi sono stati quelli legati alla chiusura delle fabbriche. Nel '75 sono stata rieletta. Valentino non si è ripresentato e sono subentati Beretta e Pasquali che poi ha lasciato il posto a Tascillo. Sono stati gli anni di grande crescita del partito. Pasquali veniva dal PSi ed era stato attivo in sindacato. Gli insegnanti, oltre alla preparazione, hanno anche più tempo libero per fare politica.
Nel '76 è stata molto difficile la campagna per Beppe Manfredi. Molti compagni mi dicevano: Ma perchè dobbiamo votare per un ex democristiano e non per uno dei nostri?.
Io rispondevo a tutti che era persona per bene, che occorreva fidarsi, e, non so perchè, tutti mi hanno dato fiducia e si sono fidati. Manfredi, poi, però, non è stato molto presente, ha dedicato tempo e mezzi alla sua rivista La luna e i falò.
Le campagne elettorali ci costavano sacrificio in tempo e in denaro: la colla per i manifesti, la benzina e noi non abbiamo mai detto in sezione che faticavamo a pagare l' affitto.
Del mio secondo mandato in Consiglio non ho un ricordo molto bello. Non ho mai capito perchè Pasquali, ad un certo punto, abbia lasciato. Forse non andava molto d' accordo con Beretta che "viaggiava un po' per conto suo". Io avevo avuto il maggior numero di preferenze, ma non avevo voluto essere la capogruppo. Le dimissioni di Pasquali mi hanno messa in difficoltà, perchè avrei voluto lasciare il consiglio per frequentare un corso per il lavoro, a Cuneo, ma non ho potuto. Per fortuna nell' '80 è finita.
MARIO. Quelli erano gli anni della proposta di compromesso storico. Io ero contario, ero la pecora nera della sezione. Ricordo lunghe discussioni con mio fratello Arturo, che ora non c' è più. In sezione una sera ho detto che era l' ora di smetterla di cantare l' Ave Maria e di tornare a cantare Bandiera rossa. In quegli anni, la sezione era in via Quadrone, verso la stazione. Ci costava carissima; era stata una delle idee ambiziose di Beretta che era convinto di poter arrivare a 500 tesserati.
CONCETTA. Ci sostenevamo con le feste. Dopo anni di interruzione, avevamo ripreso, quasi per scommessa, Luciano Ballo che era il segretario di sezione e veniva da Sesto S. Giovanni, sua moglie e io, tutti coetanei. Volevamo rilanciare le feste anche per coprire le spese e i risultati erano stati buoni. Ballo aveva un negozio in piazza Cesare Battisti, vendeva cornici, il negozio era diventato sede di incontri, di discussioni; poi aveva lasciato la carica di segretario perchè la pensava diversamente da altri. Erano nate discussioni, scontri. Ora è a Vado Ligure. Mi ha telefonato da poco, mi dà ragione su Bertinotti. C' è poco da fare, gira e rigira, se hai un certo abito mentale, lo ritrovi, lo recuperi. Era una persona molto corretta, giusta.

Il declino, Rifondazione, CGIL: perchè?
CONCETTA. Nell' '80 non mi sono più candidata al Consiglio comunale. Al momento della chiusura della Besio, in consiglio, si è concesso troppo, permettendo una lottizzazione in cambio di promesse sull' occupazione che poi non sono state mantenute. Io ero contraria. Tascillo e Beretta hanno sbagliato. La lottizzazione ha fatto solamente gli interessi dei costruttori.
In quel periodo abbiamo cambiato sede perchè quella di via Quadrone era troppo cara, non riuscivamo più a sostenerne i costi. Ho trovato da una mia amica un locale in via delle Ripe, lo abbiamo messo a posto, mio figlio ha rifatto i pavimenti. Tutto lavoro per nulla. Un' altra volta. E' la sede che abbiamo tenuto sino al 1991, sino allo scioglimento del partito.
Era attivo Beretta. Consigliera al posto mio Giovanna Ferrua, indipendente (non ricordo se si sia mai iscritta). Attiva Franca Turco. Pasquali era segretario della sezione.
Il partito, dopo la morte di Berlinguer, andava avanti per inerzia. Io ero sempre in minoranza su tutte le scelte, ma continuavo per il senso di disciplina e di dovere verso il partito che ho sempre avuto, perchè a criticare erano capaci tutti, ma quando si trattava di correre a fare le tessere c' ero solamente io. Le tessere erano scese a cento, anche perchè i tesserati erano anziani e non c' era ricambio.
MARIO. Dopo la Bolognina, in sezione, Pasquali ripeteva che il partito doveva rimanere unito, che non avrebbe accettato divisioni. I compagni, ufficialmente, in sezione, dicevano di essere tutti d' accordo, ma poi, presi uno per uno, erano contrari. Noi abbiamo votato la seconda mozione, ma, dopo il secondo congresso, questa ci ha delusi e abbiamo aderito subito a Rifondazione.
CONCETTA. La grande maggioranza del direttivo ha votato per la scelta di Occhetto, ma io conoscevo tutti, ero io a fare le tessere, parlavo con tutti; avevo detto in sezione che la base era contraria, ma Pasquali e Musella non mi avevano dato retta e mi avevano accusata di essere un elemento di disturbo. All' ultimo congresso, la grande maggioranza dei partecipanti è stata per lo scioglimento del partito, ma tantissimi iscritti non hanno più partecipato. Anche noi non ce la siamo sentita.
MARIO. Avevo sentito Occhetto a Genova, alla festa nazionale dei pensionati e mi era piaciuto: Aveva fatto un bel discorso, di sinistra. Poi dal giorno dopo, si è rimangiato tutto quello che ha detto. Siamo stati tutti delusi. Al congresso di scioglimento, ho detto ai dirigenti: Siete tutti attaccati alle sedie. E non mi sono sbagliato. Facevano tutti interventi bellissimi per mantenersi la poltrona.
CONCETTA. Dopo l' ultima riunione in sezione, sono tornata a casa con Livia Gasco Oggerino. Eravamo le due più vecchie. Eravamo amareggiate. Avevo ancora staccato le tende per lavarle, dicendo che sarebbe stata l' ultima volta. Livia aveva avuto un diverbio, a voce alta, con un ' altra compagna. Ad alcuni avevo detto: Poveretti, non riuscite neanche a capire che se avete potuto studiare e vi siete laureati, è grazie a uomini come mio marito e alle lotte che hanno fatto per dare ai figli degli operai il diritto allo studio. Ora date un calcio a tutto, buttate alle ortiche tutte le nostre lotte.
Ho vissuto molto male questa fase. Son andata in crisi. Dopo l' ultima riunione in sezione, ci sono ancora tornata una volta, per riportare le tende lavate. poi hanno addirittura cambiato la serratura. Non ci siamo neanche ripresi le foto di quando eravamo giovani. Chi sa che fine hanno fatto! Avranno buttato via tutto via quando hanno sbaraccato la sezione. Abbiamo solo salvato una scultura in legno, con falce e martello del PCI, fatta da un vecchio compagno, perchè non era in sezione. Sono sparite le foto di Battista Ferretto, quelle mie e di Lidia alla vecchie feste dell' Unità, quando avevamo i ragazzi giovani, che avevo esposto in ordine. Si è creato un brutto rapporto soprattutto con Giovanna Ferrua, Franca Turco, anche Pasquali, con cui avevamo avuto forti discussioni.
Sono arrivati a cambiare la serratura, non hanno tenuto conto di quanto avevamo dato alla sede, anche finanziariamente, del fatto che quando sono arrivati si sono trovati tutto comprato e fatto da noi. Non ci hanno neppure proposto di dividere due sedie, due tavoli, quanto usavamo per le feste dell' Unità. Si sono incrinati anche i rapporti personali. Per la strada, facevano finta di non vedermi. Ancora nelle ultime elezioni comunali, abbiamo avuto una lista comune, ma con loro non si è ricreato quel rapporto di collaborazione fraterna che esisteva prima. Si è spezzato qualche cosa. Non ci hanno rispettati. Ricciardi della FIOM, da sempre ospite in casa nostra, coetaneo di mio figlio, mi aveva detto: O sei con me o sei contro di me.
Ci è sembrato di rivivere quando si è visto che non tutto era finito, che si poteva rimettere in piedi qualche cosa. Chi ha sempre lavorato in politica, chi si è sempre impegnato per tutta la vita, non può sopportare la passività.
A Mondovì siamo sempre stati emarginati, per ragioni politiche e sociali, ma essere emarginati dagli avversari è sopportabile, esserlo dai compagni no.
MARIO: Siamo arrivati al punto che, durante il mio ultimo periodo alla Valeo, mi sono rifiutato, come componente del Consiglio di fabbrica, di andare con il sindacato ad un incontro con la direzione. Mi hanno detto che ero degno dell' espulsione. Poi è venuto a Mondovì Trosso a discutere la situazione e mi ha dato ragione.
CONCETTA. Ho lavorato per Rifondazione. Ho fatto sempre parte del comitato politico, ho lavorato alle feste. Sono stata candidata al Senato nel 1992, alle regionali nel 1995. In questa occasione, con la CGIL è successo il patatrac. Andavo da anni, tre volte alla settimana, a fare volontariato al Sindacato pensionati, pratiche per la pensione e di tutti i tipi, chiarimenti sui tickets, tutte le incombenze che erano necessarie.
Ai dirigenti della CGIL provinciale (a Mondovì c' era Faloppa e con lui non avevo problemi) non piaceva che io fossi a contatto con la gente, con i pensionati e, nello stesso tempo, candidata di Rifondazione. La segreteria del Sindacato pensionati era composta da Filippo Franciosi, Franco Angeloni, Graziella Tomatis. Lei non era d' accordo, era in imbarazzo, ma ha dovuto subire.
Un giorno, questi si sono presentati e mi hanno detto che a loro dava fastidio che io fossi sempre candidata per Rifondazione, che dovevo scegliere. Se volevo scegliere l' attività e le candidature di partito dovevo rinunciare a lavorare alla CGIL. Ho risposto che ero candidata non per diventare consigliera regionale, ma solo per dare il mio apporto, per fare la tappabuchi. Ho dovuto lasciare la mia attività di volontariato nel sindacato.
Me ne sono andata via dicendo: Vergognatevi! Dovreste avere un minimo di vergogna a parlare così, dopo tutte le battaglie per i diritti. E' particolarmente bruciante sentirvi parlare in questo modo.
Ho fatto ricorso. Ho esposto il caso al Comitato regionale dei probiviri e questo mi ha dato ragione, perchè non avevo un rapporto di lavoro diretto, ma solo informale: ricevevo una piccolissima cifra come rimborso-spese, 200.000 lire al mese e facevo anche le pulizie. Per una impresa di pulizie avrebbero pagato bem di più. E quante pratiche mi sono sempre portata a casa!
Il rapporto con il sindacato si è chiuso così. Non ho più rinnovato la tessera, così i miei figli, così ha fatto Mario, dopo tutto il lavoro e gli iscritti che aveva fatto. Aveva messo le basi per pagare lo stipendio a loro. Non avrei mai immaginato, in tanti anni, un comportamento simile, soprattutto da punto di vista umano. Non conoscevo Franciosi, ma conoscevo Angeloni da quando aveva diciotto anni, con lui avevo condiviso tutte le battaglie della gioventù.
MARIO. Io ero nel provinciale dei pensionati, al congresso ho preso la parola tre volte, una volta mi è stata negata e non sono stato eletto ad alcuna carica.
CONCETTA. Eravamo alternativi, davamo noia. hai visto che fine ha fatto il sindacato. Occorreva pensare ad un altro sindacato, anche se non ne avevamo le forze. Le varie opposizioni interne ci hanno sempre fregati, non hanno mai spostato di una virgola gli orientamenti. E pensare che in ospedale ho fatto io i primi tesserati. Nessuno allora osava schierarsi con la CGIL, perchè l' amministrazione era di altro colore.
MARIO. Quando sono rientrato in fabbrica, non volevo più occuparmi di sindacato, ma mi hanno subito eletto nella Commissione interna. Su 110 dipendenti avevo avuto la bellezza di 108 voti. Avevano eletto il più rosso di tutti, Avevo promesso che non avrei mai tenuto il piede in due scarpe, che sarei sempre stato solo dalla parte dei lavoratori. E ora...


Sergio Dalmasso
IL SECONDO BIENNIO ROSSO.
Per una riflessione. Trent' anni dopo.

1) L' anno degli studenti
a) Prima del '68
Gli anni '50 rappresentano una profonda chiusura in campo politico e sociale, la fine di possibilità di trasformazione complessiva e del sogno rivoluzionario che ha accompagnato settori del movimento partigiano, umiliato ed emarginato. In fabbrica, la sconfitta operaia si accompagna alla restaurazione delle forme economiche prefasciste. Profonda la cancellazione di esperienze culturali che sposa il più piatto conformismo nella morale e nel costume. Le critiche di Giulio Andreotti che contribuiscono ad umiliare il grande cinema neorealista ne sono l' esempio più evidente.
Gli anni '60 si caratterizzano, invece, immediatamente, in modo opposto.
A livello nazionale, la protesta popolare contro il governo Tambroni, appoggiato dal MSI, vede accanto all' antifascismo, alla rabbia contro l' uso che viene fatto del MSI, una spinta nuova, anticapitalistica, il protagonismo di una nuova generazione (i giovani dalle magliette a strisce), sul disimpegno della quale si sprecavano saggi e convegni. Dopo la sconfitta del '55 alla Fiat, si assiste ad un rilancio di lotte operaie, alla modificazione di strategia sindacale, centrata sulla contrattazione articolata, su nuovi soggetti, sul superamento di rotture e di barriere ideologiche. Su più punti, il sindacato cattolico si dimostra più duttile di quello "socialcomunista":
La migrazione di milioni di uomini e donne dal sud al nord Italia rappresenta la più grande trasformazione sociale della nostra storia e induce mutamenti nel costume, in comportamenti individuali e collettivi.
La formula politica del centro-sinistra, dopo una breve stagione iniziale, va incontro ad uno stallo: non va in porto quasi nessuna delle riforme per cui il PSI era entrato al governo. Lo scacco di questa ipotesi si lega al discredito verso la classe dirigente, confermato da mille scandali : la frana di Agrigento, nell' estate '66, mette in luce le orrende speculazioni edilizie che hanno devastato gran parte del paese; pochi mesi dopo, l' alluvione che colpisce Firenze denota, ancora una volta, le croniche carenze dello stato, l' imprevidenza, il ritardo nei soccorsi. Migliaia di giovani accorrono per collaborare. E' una inedita scuola politica per una generazione additata da giornali e TV come priva di ideali, puramente anticonformista e ribelle.

b) I fatti internazionali
Gli anni '60 vedono profonde modificazioni nel quadro internazionale.
La rivoluzione cubana e la sua scelta socialista rappresentano la maggiore spina nel fianco per gli USA nel continente latinoamericano. Nelle manifestazioni contro il blocco statunitense nei confronti dell' isola, muore, nell' ottobre '62, a Milano, lo studente Giovanni Ardizzone.
L' Algeria ottiene l' indipendenza solo nel '62, piegando, dopo anni, il colonialismo francese. La repressione dell' esercito francese contro il movimento indipendentista suscita un dibattito profondo nella sinistra europea. L' uso dei gas contro la popolazione civile e della tortura indiscriminata mette in discussione cardini e categorie del movimento operaio occidentale (si vedano gli scritti di Jean Paul Sartre o il film La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo) che sempre più pare perdere il proprio ruolo. La centralità del processo rivoluzionario sembra passare ai paesi colonizzati o del terzo mondo ( cfr. le opere di Franz Fanon, in particolare I dannati della terra e Sociologia della rivoluzione algerina ).
In Cina, la rivoluzione culturale sembra costituire una alternativa all' involuzione dell' URSS e dei paesi dell' est. La lettura prevalente in consistenti settori giovanili, su molte riviste (per tutte i Quaderni rossi e i Quaderni piacentini ) vede in essa il rilancio del marxismo rivoluzionario, la rimessa in discussione dei gruppi dirigenti "Bombardare il quartier generale!", l' appello ai paesi poveri, il rifiuto della coesistenza pacifica nella prospettiva della guerra di popolo.
Il maggior impatto nasce, però, dal Vietnam: un piccolo paese che tiene in scacco la maggior potenza del mondo, quasi riproposizione dello scontro fra Davide e Golia, che mette oggettivamente in discussione la coesistenza pacifica, che ripropone l' unità del movimento operaio internazionale, che ha bisogno della solidarietà internazionale. Per tutti, allora, l' imperialismo cessa di essere una formula libresca e si coniuga nella realtà di ogni giorno. In tutto il mondo, le manifestazioni per il Vietnam si moltiplicano, accusano la complicità dei governi, ma spesso anche la politica compromissoria della sinistra ufficiale. Nella primavera '67, nel corso di una grande manifestazione nazionale a Firenze, la sinistra si spacca nettamente dopo il discorso di Franco Fortini che sostiene : "Sul Vietnam non ci si unisce, ci si divide". E' una dei primi segni della contrapposizione frontale che esisterà fra le nuove formazioni e i partiti storici. Il piccolo paese asiatico, nonostante semplificazioni "Vietnam vince perchè spara", rimarrà sempre uno dei punti di riferimento del movimento studentesco prima, della nuova sinistra poi.
Il '68 è caratterizzato da un inusuale numero di fatti che si susseguono quasi di giorno in giorno e sembrano modificare il mondo: pare che "le cose non possano continuare così come sono state ". La formazione di tanti militanti della nuova sinistra, non solo giovani, è segnata da:
la morte di Che Guevara (settembre '67). L' assassinio del "guerrigliero eroico" suscita una emozione profonda. Pochi conoscono Guevara, le sue opere, il suo pensiero: Pochi comprendono il suo insegnamento profondo che consiste in un autentico internazionalismo, nella critica ai paesi socialisti, nella lotta alla burocrazia. Del Che si colgono l' esperienza umana, il medico che "tradisce" la propria classe, il ministro che rinuncia al potere, il sacrificio (vi è certo qualche elemento cattolico come nell' immagine del suo cadavere tanto simile al Cristo di Mantegna) che conduce sino alla morte, il messaggio, semplificato, ma efficace, per cui il "dovere del rivoluzionario è fare la rivoluzione", il legame con la figura di padre Camillo Torres, caduto un anno e mezzo prima.
l' offensiva del Tet in Vietnam (gennaio '68) dimostrazione della potenza anche militare, del radicamento e dell' organizzazione delle forze rivoluzionarie in Vietnam.
il maggio francese. La protesta contro il regime gollista, nata nelle scuole, si estende a tutta la società e soprattutto alle fabbriche. Gli scioperi operai sembrano sconfessare o almeno rimettere in discussione le tesi che sostengono l' integrazione della classe operaia e la ripropongono, per molti, come soggetto storico rivoluzionario nei paesi capitalisticamente sviluppati. L' incapacità di partiti e sindacati di sfruttare e valorizzare la spinta di base dimostra la loro totale inaffidabilità ed "integrazione". Le critiche sovietiche agli studenti, addirittura definiti "lupi mannari" o, comunque, provocatori, accrescono le riserve verso il ruolo svolto dall' URSS, ulteriormente dimostrato dall'
invasione della Cecoslovacchia (agosto) che spezza la "primavera di Praga", un' esperienza, molto discussa dalla sinistra studentesca, ma sorretta da un forte consenso popolare . Se diverso è il giudizio sul "nuovo corso" cecoslovacco, unanime è la condanna dell' intervento militare sovietico. La politica di potenza sovietica è accomunata all' imperialismo americano nella spartizione del mondo in aree di influenza. La teoria brezneviana della "sovranità limitata" ne è la conferma. Il gennaio successivo il suicidio dello studente Jan Palach dimostra la totale impopolarità del nuovo governo che si regge solo sulle armi sovietiche.
A questi fatti, di per sè sufficienti a caratterizzare le scelte di una generazione, si aggiungono mille altri, per tutti : -il processo a Regis Debray in Bolivia, -il terremoto nel Belice, in Sicilia, lo scandalo dell' ONMI, -gli assassinii di Martin Luther King e di Robert Kennedy, l' enciclica papale Humanae vitae che condanna l' uso degli anticoncezionali, il massacro degli studenti a Città del Messico, sempre in Messico, nelle Olimpiadi, la clamorosa protesta di due atleti neri americani durante le premiazioni.
Insomma, il mondo sta cambiando come dicono anche il cinema, la musica, i comportamenti individuali.

c) Il movimento studentesco in Italia
L' esplosione studentesca è anticipata da mille segni che testimoniano le modificazioni dell' universo giovanile. Oltre che nella moda, nella "musica ribelle", in un cinema che esprime rabbia ed anticonformismo, la critica alla civiltà dei consumi e massificata si esprime in mille scelte individuali (i viaggi, l' autostop, il sacco a pelo...) nella messa in discussione del perbenismo borghese, nell' emozione collettiva davanti alla morte di un cantante (Luigi Tenco), suicida al festival di Sanremo, quasi in segno di protesta contro la fatuità della manifestazione.
Nel febbraio '66, il liceo più prestigioso di Milano è scosso dallo scandalo della Zanzara, il giornale studentesco che pubblica un' inchiesta sul comportamento sessuale delle studentesse. La reazione degli studenti cattolici, di parte delle famiglie e della magistratura è immediata e dimostra l' arretratezza culturale di tanta parte della borghesia nostrana. Si arriva al processo per direttissima e alla assoluzione dei redattori del giornale con l' opinione pubblica spaccata.
Poche settimane dopo, all' università di Roma, muore, in scontri con i fascisti, lo studente socialista Paolo Rossi. In tutto il paese è forte lo sdegno contro la presenza dell' estrema destra e le protezioni di cui gode. A fine '67, il processo contro Aldo Braibanti, insegnante, artista, colpevole per le scelte di sinistra eterodossa e per l' omosessualità, accusato di aver "plagiato" alcuni suoi allievi. La condanna a nove anni di carcere e la pesante campagna di stampa mettono in luce tutto il perbenismo e i pregiudizi che pesano anche su settori della sinistra e dimostrano le difficoltà con cui la stessa affronterà alcune tematiche quali il divorzio, l' aborto, lo svilupparsi del movimento omosessuale...
Nell' estate '67, una piccola casa editrice fiorentina pubblica Lettera a una professoressa della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani, un sacerdote emarginato dalla Chiesa stessa e già processato per la sua difesa dell' obiezione di coscienza (L' obbedienza non è più una virtù).
E' la più dura requisitoria contro il carattere classista della scuola, l' esclusione dei ceti subalterni, i contenuti modellati sui "Pierini", i primi della classe che provengono dalla classe dirigente e sono destinati a riprodurla. Il testo ha un effetto sconvolgente anche per la semplicità e l' immediatezza del linguaggio, per il classismo forse un po' primitivo, ma netto, per la denuncia della cultura e dell' ideologia dominante, espressa con una chiarezza inusuale per la sinistra politica e sarà una sorta di "Bibbia" per il primo movimento studentesco.
Nel febbraio '67, le prime occupazioni di università. La Stampa di Torino parla di manifestazioni goliardiche in coincidenza con il carnevale.
A giugno, al congresso nazionale dell' UGI, l' associazione universitaria di sinistra, si ha una spaccatura fra gli studenti di PCI e PSI e quelli del PSIUP e di formazioni "rivoluzionarie"; si affermano i primi, ma diverse sono le analisi sulla realtà internazionale, sui processi di riforma della scuola, sulla situazione italiana e i compiti che ne derivano per la sinistra studentesca.
Nell' autunno, anche inaspettatamente, si scatena la protesta contro lo stato della scuola, in particolare dell' università. Il "piano Gui" (ministro DC della pubblica istruzione) si lega al tentativo di "programmazione democratica" complessiva, espressa del piano Pieraccini. Il piano esprime un tentativo di razionalizzazione dell' istruzione e viene avversato per la forte crescita di coscienza politica in vasti settori, per la critica allo stato della scuola, inadeguata alla crescita di massa, per la spinta antimperialistica, anche per un senso di rivolta e di frustrazione che deriva dalle incertezze esistenziali di una generazione. Alla riapertura dell' università, quasi tutte le sedi vengono occupate. Se per i primi mesi, si parla, genericamente, di "movimento studentesco", sono immediatamente evidenti le differenze fra città e città, fra diverse matrici culturali.
A Pisa, in febbraio, vengono elaborate le "Tesi della Sapienza", centrate sulla proposta di una struttura sindacale unitaria studentesca. Lo studente è forza lavoro in formazione, inserita nel processo capitalistico. Pertanto, la richiesta unificante è quella del salario.
Trento, sede della facoltà di sociologia, punto di incontro di giovani che provengono dall' Italia intera in una piccola città tradizionalmente moderata, elabora, invece, il "Manifesto per una università negativa". La proposta, legata a quella del SDS tedesco dell' università critica di Berlino, si basa sulla possibilità di usare "in negativo" l' università stessa, di metterne in discussione metodi e contenuti, di formare insegnanti, medici, architetti, professionisti diversi da quelli tradizionali . Strumento: il rifiuto dei corsi tradizionali e la proposta di controcorsi, diversi e alternativi nei metodi e nei contenuti.
Eguale interesse per i controcorsi a Torino , città molto segnata dall' immediato tentativo di rapporto con la fabbrica che la caratterizza totalmente. L' antiautoritarismo, matrice comune del primo movimento studentesco, è fortemente espresso nel saggio di Guido Viale Contro l' università (in Quaderni piacentini n.33, febbraio 1968).
Più ideologico il movimento studentesco della statale di Milano, caratterizzato dal marxismo- leninismo di Mario Capanna e dal tentativo di un rapporto con settori della intellettualità e democratici. Antiautoritarismo, ma soprattutto protesta contro le tasse scolastiche e la discriminazione che creano, sono alla base della protesta di architettura a Venezia. Più differenziate le componenti del movimento di Roma che è al centro di alcuni scontri con la polizia che sembrano quasi periodizzare i primi mesi del '68 : 1° marzo a Valle Giulia ("Non siam scappati più" di Paolo Pietrangeli), maggio a piazza Cavour e presso l' ambasciata francese.

d) Brevi considerazioni
Le differenze interne al movimento, la crescente lontananza rispetto alla sinistra istituzionale (vedi: Sergio Dalmasso, PCI, gruppi, movimenti in Per il sessant8, n. 14/15, 1998), la certezza di un possibile sbocco rivoluzionario a breve-medio termine spingono alla formazione dei tanti gruppi, da quelli marxisti-leninisti, quasi sempre fideisticamente legati all' esperienza cinese, a quelli operaisti (Potere operaio e Lotta Continua) al tentativo di ricomposizione di un' area leninista con Avanguardia operaia. Senza entrare in dispute storiografiche, non credo corretto contrapporre un '68 buono, segnato da un movimento spontaneo alla nascita artificiosa di tanti "partitini", caratterizzati semplicemente da leaderismo e da dispute ideologiche tutte rivolte al passato. E' certo necessaria una analisi, anche impietosa, su tutta la nuova sinistra (gruppi dirigenti, base, strutture organizzative...), ma occorre comprendere come la nascita dei gruppi abbia risposto ad un bisogno oggettivo di organizzazione, di definizione di linea politica, di contrapposizione alle carenze della sinistra ufficiale che non può essere, oggi, banalizzato o liquidato.
La nostra generazione è la prima a cui è stato chiesto, quasi immediatamente, di vergognarsi di tutto ciò che ha pensato e fatto. Altre (ad esempio quella resistenziale) hanno subito sconfitte ed umiliazioni, ma sono state, al tempo stesso, legittimate da alcuni successi (la cacciata del fascismo, la repubblica), da uno zoccolo duro raggiunto e conquistato. Parte della nostra generazione ha rifiutato e rinnegato le posizioni "allora" sostenute. Senza ripercorrere elenchi di giornalisti, dirigenti industriali, politici spesso passati dalla teorizzazione dell' autonomia operaia ad approdi in Forza Italia o dintorni, occorre riflettere sui motivi (a parte l' opportunismo e il carrierismo) di questa rimozione. Siamo spesso "reduci del nulla", privi di riferimenti certi o possiamo rivendicare, in senso etico e politico, riferimenti forti capaci di collegarsi al passato, alla storia, e di sedimentare eredità verso il futuro? Occorre rifiutare:
- di ridurre un momento della nostra vita a totale inautenticità, ad un errore esistenziale, alla accettazione di sciocchezze estremistiche giovanili da cui emendarsi.
- di feticizzare un momento magico, irripetibile, legato alla gioventù, sorgente permanente di autenticità e verità, patrimonio da rivendicare in toto e acriticamente.
Al di fuori di tante deformazioni, occorre rivendicare il '68 non come mito, ma come movimento anticapitalistico, certo confuso e inadeguato ideologicamente. Il richiamo al passato, a tante parti della storia del movimento operaio deriva non solo da ideologismi o da incapacità di interpretare il presente (accusa ripetuta per tanti anni), ma dalle carenze di una sinistra ufficiale inadeguata e incapace di fare i conti con il fallimento della prospettiva riformista.
La ricerca di un marxismo rivoluzionario contrapposto a quello "ufficiale" ripropone figure rimosse (Trotskij, Rosa Luxemburg...), ipotesi terzomondiste, pagine della nostra storia (l' occupazione delle fabbriche, l' interpretazione più radicale della resistenza) e fa i conti, anche con la dissoluzione di questo nella sinistra storica che lo riduce ad un progressismo storicista o a ideologia legittimante .
Occorre, oggi, evitare ogni mito facilone, analizzare con chiarezza i limiti profondi di una nuova sinistra eccessivamente ideologica, non estranea a spinte violentiste, spesso ingenua; per limitarsi a due matrici, la dissoluzione di Lotta Continua è legata alla identificazione con un unico soggetto politico, l' operaio massa, spesso immigrato della grande fabbrica. La sua sconfitta, già prima dell' autunno '80 alla FIAT, segna la frammentazione del gruppo più significativo della nuova sinistra in Italia, di quello che, nel bene e nel male, maggiormente interpreta l' anima maggioritaria del movimento studentesco. Specularmente, non regge alle nuove spinte e alle emergenze, una ideologia veterocomunista che fonde l' esaltazione del comunismo cinese a idealizzazioni di un vecchio PCI rivoluzionario (la figura di Pietro Secchia contrapposta alla linea vincente di Togliatti).
E', comunque, fondamentale ribadire alcuni punti fermi:
- In Italia, il '68 non vive una breve stagione. Ha influenza sulla grande spinta operaia, non limitabile al 1969 e su una lunga stagione che fa parlare di "caso italiano" e termina, a seconda delle periodizzazioni, solo nel '77 o nell' '80.
- La spinta studentesca apre la strada ad uno spostamento a sinistra di ceti tradizionalmente moderati (impiegati, tecnici, magistrati, psichiatri sino a settori dell' esercito)
- E' falso affermare che il '68 non abbia sedimentato nulla. Sono ancor oggi, pur nelle enormi difficoltà del presente, vivi in chiunque si riproponga una trasformazione dell' esistente, alcuni elementari valori di riferimento: l' eguaglianza, l' autodeterminazione, l' antiautoritarismo che non sarebbero giunti a noi senza la spallata studentesca e le speranze che ha innescato.

2) L' anno degli operai
a) Prima del biennio.
La sconfitta politica che segue gli anni della Resistenza si manifesta anche con la cancellazione di ogni forma di democrazia operaia sui luoghi di lavoro. Sono cancellati e non fanno parte, però, neppure della strategia maggioritaria della sinistra, i CLN di fabbrica e i consigli (cfr. il bel saggio di Gianni ALASIA su Rodolfo Morandi in Morandi, Basso, Panzieri, Lombardi...Roma, Partito della Rifondazione comunista, 1997).
La resistenza operaia a fine anni '40 e nei primi '50 si sviluppa sull' occupazione, per la democrazia sui luoghi di lavoro, per i diritti sindacali, soprattutto in complessi dove la scelta sindacale è oggetto di attacchi e di discriminazioni, si lega al movimento di occupazione delle terre, si manifesta sui grandi temi internazionali (la guerra di Corea, il riarmo), si intreccia fortemente a questioni complessive (la legge truffa) in cui, allora, il movimento operaio coglie il nesso con le condizioni di lavoro . Le specificità, le singole realtà sembrano, in questa fase, lasciar posto ai grandi temi complessivi, in un sindacato, al tempo stesso, "di popolo" e "ideologico".
La sconfitta alla FIAT (1955) è alla base dell' autocritica e della svolta nella CGIL. Pesano sul risultato le pressioni cui sono fatti oggetto i lavoratori, il controllo, le minacce, gli appoggi ai sindacati "anticomunisti"(cfr. Renzo GIANOTTI, Lotte e organizzazione di classe alla FIAT (1948/ 1970),Bari, De Donato, 1970, Aris ACCORNERO, FIAT confino, Roma, Avanti!,1959), ma anche dai gravi errori compiuti dalla CGIL.
L' autocritica, condotta da Di Vittorio, è netta e propone esplicitamente di eliminare ogni schematismo e ogni genericità per adeguarsi alle nuove, reali, esigenze dei lavoratori. Occorre una analisi di tutti gli aspetti della vita produttiva, dell' organizzazione tecnica, della struttura dei salari. In sintesi, rispondere alla sfida della CISL sui temi aziendali.
Inizia il superamento del sindacato ideologico e la ripresa di contatto con tutti gli aspetti del rapporto di lavoro. Sono anche sottintesi aspetti di "destra", nella teoria (e nella pratica) della neutralità del sindacato verso il sistema sociale esistente e nel delinearsi del legame tra salario e produttività.
Le lotte degli anni '60, quindi, paradossalmente sono la realizzazione e la conseguenza di una linea sindacale avanzata, nata nelle difficoltà degli anni precedenti, ma anche la emancipazione dai limiti di questa.
Nell' opposizione di piazza al governo Tambroni, la protesta per il rapporto di lavoro e per le condizioni di vita è presente e si somma alla rabbia per il rigurgito fascista. La situazione cambia anche sul fronte sindacale. Ai Cotonifici Valle Susa (pochi anni dopo, il titolare Felice Riva fuggirà "protetto" in Libano) alle rivendicazioni salariali si sommano la contestazione dei cottimi e dei ritmi di lavoro. L' accordo che chiude la vertenza è modesto, ma, per la prima volta è sottoposto alla ratifica delle assemblee dei lavoratori. L' inverno '60/'61 è caratterizzato dalla vertenza degli elettromeccanici: La novità è data dalla richiesta di correggere con un accordo integrativo il contratto nazionale dell' anno prima. Le novità sono la contrattazione articolata che spiazza il fronte padronale, per cui deve esistere un solo livello di contrattazione, e le prime forme di unità sindacale, nei fatti, tra confederazioni e sindacati di categoria precedentemente sempre divisi.
Alla base di questo nuovo ciclo di lotte, oltre ad elementi soggettivi, sono le profonde trasformazioni strutturali:
- l' aumento numerico del proletariato è una tendenza mondiale, all' interno della quale si colloca la realtà italiana. Dal '60 al '77, la pecentuale di lavoratori salariati dell' industria passa in Italia dal 40 al 47, in Spagna dal 31 al 42, a Taiwan dall' 11 al 27, in Corea del sud, addirittura, dal 9 al 33. In ogni paese, l' aumento del settore industriale è parallelo al calo di quello agricolo. In Italia, la classe operaia (cfr. Paolo SYLOS LABINI, Saggio sulle classi sociali, Bari, Laterza, 1975) passa, nei tre censimenti del '51, '61, '71 dal 41.2% al 44.6% al 47.8%, con punta accentuata nelle regioni settentrionali.
- conseguentemente, cala la disoccupazione e cresce, quindi, il potere contrattuale (salario, condizioni di lavoro...) dei lavoratori
- la migrazione dal sud è il maggior fenomeno sociale degli anni '50-'60. Centinaia di migliaia di italiani cambiano lavoro, modo di vita, spesso scelta politico-elettorale (cfr. gli scritti di Danilo MONTALDI sulle "Coree" che si formano alla periferia delle grandi città settentrionali e la mancata pubblicazione presso Einaudi, nel 1963 della ricerca sociologica L' immigrazione meridionale a Torino di Goffredo FOFI.
- in ogni paese gli anni fra il '68 e il '71 sono quelli che esprimono maggiore conflittualità (numero di vertenze, ore di sciopero...)
- le modificazioni del sistema produttivo richiedono non più figure professionalizzate, ancora legate al vecchio "artigiano di mestiere" su cui si è costruita la struttura sindacale e a cui è ancora legata la CGIL, ma un lavoratore sempre più massificato, flessibile, privo di specifiche capacità professionali: quell' "operaio massa" su cui si moltiplicano le teorizzazioni delle formazioni "operaiste" che proprio sulla centralità della fabbrica (presente, anche se in modo molto diverso nella FIOM di Trentin) costruiscono le proprie ipotesi.
- al centro del nuovo ciclo di lotte, pure aperto da lavoratori professionalizzati (gli elettromeccanici e non solo ) è quindi l' operaio di linea, spesso giovane e, in numerose realtà, meridionale, non legato, pertanto, alla storia (e spesso anche alle sconfitte) del movimento sindacale, portatore di una cultura e di bisogni diversi da quelli tradizionali. Alla opposizione al regime e alla disciplina di fabbrica si sommano le contraddizioni indotte dalla vita di immigrato (lo sradicamento, la mancanza di case, i servizi...) e quelle generazionali (la non accettazione di modelli di vita dati, la volontà di ribellione...)
Questa nuova realtà è al centro della analisi dei Quaderni rossi, di cui dal '61 al '67 escono sei numeri, oltre alla cronache relative a fatti accaduti nelle fabbriche, agli appunti e soprattutto alle lettere che fanno il punto su vari temi "monografici" (lo scontro URSS-Cina, la coesistenza pacifica, la politica della CGIL, del PCI, del PSIUP...). Il lavoro di Panzieri e dei suoi giovani collaboratori (Rieser, Mottura, Alquati, Lanzardo, Beccali, Tronti, ma alla rivista collaborano Asor Rosa, Fortini, Masi, Ferraris, Fofi...) non è astratto e in un primo tempo non è slegato da settori della sinistra storica e della Camera del lavoro di Torino.
La rivista reagisce alla sconfitta storica dello stalinismo e all' oggettivo spostamento a destra del movimento operaio organizzato, con la rilettura di alcune opere di Marx, la certezza che la fabbrica debba divenire il centro dell' impegno della sinistra, a causa dei nuovi livelli di combattività e di coscienza della classe; le strutture politiche si debbono riorganizzare partendo dalla fabbrica, essendovi in una società a capitalismo maturo, una tendenziale coincidenza tra la sfera economica e quella politica.
Il primo numero, dopo un fondo di Foa, contiene il saggio di Panzieri Sull' uso capitalistico delle macchine. Il secondo e il terzo due scritti di Mario Tronti La fabbrica e la società e Il piano del capitale, cardini di tutta la tematica operaistica. Per Tronti, nella realtà capitalistica, fabbrica e società coincidono. Il sistema si razionalizza progressivamente. Il proletariato è davanti alla netta alternativa fra scelta rivoluzionaria e integrazione. Su questa seconda ipotesi giocano molte delle loro carte i settori più avanzati del capitale che tentano, con alcune concessioni parziali (salario...) di "cooptare" la classe operaia privandola di ogni potenzialità eversiva.
Più complesso il secondo saggio, per cui il capitalismo ha superato la sua fase anarchica e ha la capacità di coordinare i singoli capitali in un unico disegno, in cui sono pianificati non solo il processo produttivo, ma tutti gli aspetti della vita, compresi il lavoro e il ruolo dell' operaio che perde ogni autonomia, divenendo uno strumento del capitale e tanto più alienato quanto più costretto ad un lavoro parcellizzato e ripetitivo. In questo processo è compresa anche l' integrazione delle forze politiche e dei sindacati, in una logica cogestiva. Contro il "piano del capitale", l' unica arma resta la lotta diretta della classe operaia che non è portatrice di valori universali, ma di esigenze particolari.
Dopo il distacco della sinistra sindacale torinese, maturato dopo il primo numero, avviene anche quello del gruppo "romano- veneto" per cui la radicalità delle lotte presuppone un salto politico, con la costruzione di un' organizzazione rivoluzionaria. Da un settore dei Quaderni rossi nasce Classe operaia, nella convinzione che l' occidente capitalistico e l' Italia in particolare vivano una crisi di potere e che sia sempre più urgente la ricerca di una politica marxista nel partito operaio.
Gli stessi scontri di piazza Statuto (Torino, luglio 1962) sembrano confermare la radicalità e l' estraneità di settori consistenti di classe operaia ad ogni politica gradualista.
Se per Tronti le scelte di Panzieri (formazione di una strategia di classe, inchiesta come strumento...) sono accusate di "determinismo sociologico", per Panzieri le posizioni di Classe operaia derivano da "misticismo rivoluzionario". L' improvvisa morte di Panzieri ('64) mette fine ad un lavoro di analisi e di ricerca che non ha pari nella sinistra critica italiana. Le due riviste chiudono nel '65 e nel '67, lasciando una controversa e differenziata eredità che percorrerà anche gli anni '70 ( è operaista anche un settore consistente del PSIUP).
Il quadro politico dei primi anni '60 è caratterizzato dalla contrastata e non lineare nascita dei governi di centro- sinistra che, nella loro prima impostazione, puntano sul superamento della arretratezza italiana, in particolare dello sviluppo duale nord/sud, sul potenziamento del settore pubblico, sulla programmazione, sulla riforma delle obsolete strutture statali, sulla politica dei redditi, cioè sulla crescita parallela tra produttività e salari, sul controllo del volume degli investimenti e dei consumi.
La crescita di lotte operaie è anche, nella prima fase, segno della necessità di modernizzare il paese, ma, dopo il '63-'64, indice della delusione lasciata dalle mancate riforme e trasformazioni.
Il tentativo di limitare e prefigurare la conflittualità operaia è presente nelle proposte di "accordo quadro" che fissi definitivamente i diversi livelli di contrattazione: nazionale, di settore e di azienda, come prevede il protocollo Intersind (1962), siglato dai sindacati e dalle aziende pubbliche. Per i settori più radicali della sinistra non è che una gabbia per inglobare le lotte .
Deludente la tornata contrattuale del 1966.
Nel '67, alle Camere, divisione frontale nella CGIL sul voto al Piano Pieraccini (la "programmazione democratica"). I sindacalisti socialisti e comunisti (non esiste ancora l' incompatibilità fra cariche politiche elettive e sindacali) si astengono, mentre quelli del PSIUP esprimono voto contrario. Per la prima volta i sindacalisti del PCI danno un voto diverso da quello del loro partito. E' una dichiarazione di disponibilità alla politica di centro-sinistra che non troverà seguito. Lo stesso PCI incontra inconsuete difficoltà nel suo radicamento nei luoghi di lavoro. Le conferenze operaie degli anni '60 lamentano il calo di intervento politico diretto ( è delegato al sindacato), una difficoltosa comprensione delle modificazioni strutturali, un calo di iscritti.
La sinistra interna che scommette sulle lotte operie, tentando di farne l' asse di una nuova azione di massa e di un rinnovamento del partito viene isolata e sconfitta.

b) il '68 operaio
I primi segni di forte contestazione operaia si manifestano già nella primavera '68, in coincidenza con la fase più acuta delle lotte studentesche. Il vento dell' antiautoritarismo sembra passare dalla scuola alla fabbrica alla società intera.
Il 19 aprile a Valdagno, nel Veneto bianco, viene abbattuta la statua di padron Marzotto, simbolo del paternalismo padronale e cattolico, come primo atto di un lungo scontro, soprattutto contro i ritmi imposti dall' applicazione del taylorismo nel settore laniero, che porterà nel gennaio-febbraio successivi all' occupazione della fabbrica.
Le agitazioni sembrano nascere dalle iniziative sindacali. La CGIL contesta fortemente il progetto governativo di riforma delle pensioni, costruendo protesta ed iniziativa; nell' aprile, i tre sindacati unitariamente, denunciano l' accordo sulle zone salariali, cioè sulle differenze salariali fra area geografica ed area geografica, respingendo la filosofia per cui i bassi salari possono incentivare gli investimenti e l' occupazione nel mezzogiorno. Alle agitazioni partecipano anche i lavoratori delle aree più favorite, dando vita ad uno dei momenti più importanti di ricomposizione del movimento operaio e sindacale.
Alcune spinte, in più situazioni, presentano, però, contenuti e forme esterne alla logica sindacale.
A Marghera, il polo chimico Montedison raccoglie una classe operaia assunta dai primi anni '60, operai giovani, di provenienza contadina o artigiana, privi di qualunque politicizzazione. E' il frutto di una industrializzazione accelerata avvenuta in molte aree del Veneto e scarsamente compresa dalla sinistra storica, mentre su questa cresce l' impegno dei gruppi operaisti (Cfr. il saggio di Luigi URETTINI in Il lungo decennio, cit). Qui il 25 agosto 1967 lo sciopero generale del gruppo Montedison vede una profonda e radicale autocritica della Commissione interna e l' inizio di un processo che porta a forme di autoorganizzazione. Lo scontro ha due nodi: salario e nocività, particolarmente drammatica in una industria chimica e per chi proviene dal mondo contadino.
Al centro anche l' articolazione su cui spinge più la CISL della CGIL e la conseguente organizzazione operaia di reparto, molto lontana dalla logica sindacale degli anni '50, la richiesta di aumenti eguali per tutti, il salario minimo garantito, la riduzione di orario, la proposta di inquadramento unico operai- impiegati. Altri nodi che si aprono: il rapporto con gli studenti che inizia ad essere conflittuale e divide il sindacato stesso e la possibilità dal parte del movimento e delle spinte di base di incidere su di esso non solo a livello locale, ma nelle trattative nazionali (Roma è lontana)
Alla Pirelli di Milano, la firma di un brutto contratto nazionale (febbraio) è contestata da un volantino firmato "un gruppo di operai" sia per i contenuti, sia per il modo in cui si è sviluppata la trattativa. L' insensibilità sindacale provoca come risposta la nascita (marzo) del primo Comitato Unitario di Base (CUB), nella prima versione, struttura unitaria dei lavoratori di fabbrica.
La proposta dei CUB mette in discussione il cottimo, i ritmi, chiede l' eliminazione delle categorie e aumenti eguali per tutti: E' messo in discussione il nesso tra rendimento e retribuzione, fra salario e produzione. Si hanno le prime riduzioni di ritmi e i primi scioperi di rendimento (la "prefigurazione dell' obiettivo"). La logica conflittuale del nuovo strumento di democrazia operaia entra sempre più in contrasto con quella cogestiva del sindacato. Il PCI fa blocco. Se, sull' Unità, Aniello Coppola chiede attenzione al nuovo e apertura di un dialogo, Cervetti interviene pesantemente.
Il fronte si allarga e tocca altre realtà: Siemens, Rex di Pordenone, Necchi di Pavia, Ceat, Michelin e Pirelli di Torino. Nella non operaia Roma, al centro le vertenze degli edili, ma dura mesi l' occupazione della Apollon. La vertenza alla SNAM Progetti è fondamentale per l' ingresso in campo dei tecnici, categoria tradizionalmente non sindacalizzata e lontana dalla realtà operaia e per l' inattesa opposizione alla job evaluation, in sintesi agli aumenti e alle differenziazioni di merito.
A dicembre, due braccianti sono uccisi dalla polizia ad Avola, in Sicilia. La protesta coinvolge il paese intero e ripropone, oltre alla richiesta di disarmo della polizia nei conflitti sociali, il persistere e l' aggravarsi della questione meridionale e il fallimento, anche qui, delle speranze di riforme legate al centro-sinistra.

c) Prima dell' autunno
Le vertenze che aprono il '69 (Alfa, Philips, Farmitalia) hanno come oggetto i passaggi di categoria, l' abolizione dei dislivelli salariali, gli aumenti slegati dalla produttività, e come protagonista l' operaio di linea. L' elemento più dirompente per il padronato è l' impossibilità di controllare e prefigurare la conflittualità operaia. Ogni elemento di programmazione salta davanti a scioperi spontanei, ai blocchi della produzione, all' estendersi dell' articolazione, alla richieste pressante di anticipare la vertenza contrattuale che dovrebbe svilupparsi nell' autunno.
Pur davanti all' estendersi per area geografica e per categorie delle vertenze, la maggior azienda italiana, la FIAT resta sempre una incognita. La risposta allo sciopero per le pensioni, a novembre, è stata buona, molto deludente invece a febbraio a quello contro le zone salariali. Alla FIAT si è consumata la sconfitta operaia nel decennio precedente e le forme di controllo padronale sembrano reggere ed escludere il conflitto.
Modifica il quadro la massiccia migrazione dal meridione che si somma a e supera quella dei primi anni '60. Nel '69 sono 59.000 i meridionali che arrivano a Torino, con il miraggio del lavoro. La FIAT assume 15.000 dipendenti e apre Rivalta, segno dell' espansione dell' azienda fordista.
Ad aprile, sciopero contro il nuovo eccidio poliziesco avvenuto a Battipaglia. Dopo questo, partono i vari reparti, spesso molto differenziati fra di loro (cfr. l' intervista a Rocco PAPANDREA sul n. 94, novembre 1999, di Bandiera rossa). A maggio si moltiplicano le fermate di reparto che paralizzano la produzione, anche per le forme di lotta introdotte. Si estende il rapporto con gli studenti: dal lavoro di porta si passa all' assemblea congiunta. L' agitazione sfugge completamente di mano ai sindacati, tanto che il 17 giugno la direzione chiede di parlare direttamente con i rappresentanti operai, saltando la mediazione delle confederazioni. Si moltiplicano i cortei interni, nuova forma di manifestazione che simbolizza la riappropriazione di spazi e luoghi da cui il lavoratore è sempre stato escluso. Il 21 giugno si svolge all' Università la prima assemblea operai-studenti che si riunirà periodicamente ogni sabato.
Le richieste di aumenti e di sganciamento del salario dalla produttività toccano alla FIAT la punta più alta e coincidono con forme di rifiuto del lavoro salariato e con la massima espressione di autonomia operaia. Il 27 giugno il sindacato firma un accordo che suscita scontento in molti settori di lavoratori e indice uno sciopero per il tre luglio sul problema della casa, a Torino particolarmente drammatico.
Lo sciopero si trasforma in una battaglia di strada che coinvolge quartieri operai e dura il giorno intero, sino a notte (non a caso Diego GIACHETTI intitola Il giorno più lungo il suo libro, cit., sugli scontri di corso Traiano).

d) Partiti, gruppi, sindacati
E' la diversa valutazione su questi scontri e sul livello raggiunto dalle lotte in fabbrica a produrre la divisione tra Potere operaio e Lotta Continua, il primo nato sulla valutazione della necessità di un' organizzazione nazionale che prepari l' ormai maturo scontro con lo stato, avendo la conflittualità di fabbrica toccato un tetto ormai insuperabile e necessitando del "leninismo della tattica e della strategia", la seconda sul superamento del riferimento al leninismo (cfr. il dibattito sull' organizzazione nel Potere operaio pisano in Giovane Critica n. 19, inverno 1968/'69) e sulla proposta di una organizzazione coincidente con le avanguardie di lotta.
La spinta di movimento ha effetti di non poco conto anche sulle forze politiche e sindacali maggioritarie. A giugno, al congresso della CGIL, il segretario Agostino Novella si esprime ancora contro ogni forma astratta di egualitarismo, cioè in difesa di quei settori professionalizzati che costituiscono il nerbo della CGIL e rifiuta una vertenza generalizzata sulle 40 ore, ritenendo che queste debbano essere il frutto di contrattazione articolata, categoria per categoria. Qualche incertezza anche nella sinistra interna. Sarà la spinta dei mesi successivi a superare quasi naturalmente questi "ritardi". Sempre a giugno, il congresso della FIM vede il netto successo della linea incarnata da Macario e Carniti (alla FIAT, su posizioni ancor più avanzate, da Alberto Tridente) che propone l' autonomia sindacale, la prospettiva unitaria, il superamento di ogni forma di collateralismo con la DC.
Il rifiuto del collateralismo, primo passo verso la "scelta socialista" è compiuto anche dalle ACLI. Il segretario Livio Labor fonda l' ACPOL, movimento cattolico aperto al dialogo con tutta la sinistra. Il vento di sinistra penetra anche nella più moderata delle confederazioni, la UIL, per merito dei metalmeccanici (segretario Giorgio Benvenuto).
La pressione sociale è uno degli elementi (con lo stallo del centro-sinistra e il diverso giudizio sui rapporti con il PCI) a produrre la nuova scissione socialista (luglio). Se il nuovo partito socialdemocratico si colloca immediatamente in un' area di destra, il rinato PSI tenta di rilanciare le riforme per troppi anni accantonate, usando anche la spinta di massa. La presenza al governo deve essere strumento per uno spostamento degli equilibri sociali e questi debbono contribuire ad un ulteriore spostamento di quelli politici. Prime tappe: i contratti e lo Statuto dei diritti dei lavoratori.
La rottura del partito complica gli equilibri nella UIL. La componente socialdemocratica attacca i metalmeccanici, accusati di massimalismo e la prospettiva unitaria che liquiderebbe la UIL all' interno di un sindacato egemonizzato dal PCI. L' elezione di una segreteria a tre, il socialista Ravenna, il socialdemocratico Ravecca, il repubblicano Vanni, dimostra i difficili rapporti inter partitici.
Per quanto sia il partito più "movimentista", il PSIUP vive, invece, grosse difficoltà. Scavalcato a sinistra dai movimenti nelle università e dai gruppi, in difficoltà nei rapporti con il mondo giovanile, diviso al proprio interno, anche se la minoranza critica non darà mai battaglia sino in fondo, penalizzato dal gesuitico atteggiamento verso l' intervento militare sovietico in Cecoslovacchia, contraddittorio con le sue posizioni internazionalistiche, il partito della sinistra socialista, pressato tra spinte di base e una dirigenza burocratica, non riesce a ritrovare una propria fisionomia nonostante il grande impegno nella stagione contrattuale. Al termine di questa e dopo le bombe di piazza Fontana, un atto coraggioso, che non inverte, però, la tendenza che porterà allo scioglimento (1972) è, davanti alle migliaia di denunce e alla forte ondata repressiva, l' autodenuncia compiuta dal Comitato centrale che dichiara la propria correità nel delitto di lotta di classe e di propaganda e incitamento all' azione politica.
Più complessa la situazione nel PCI in cui si sviluppa una inedita (per i modi in cui si manifesta) fronda interna, operata da una parte della componente ingraiana, emarginata dopo l' XI congresso (1966). Questa chiede una ridiscussione di linea e una ricollocazione del partito su tre questioni:
- le scelte internazionali per le quali si chiede un giudizio critico sull' URSS e il socialismo realizzato e una maggiore attenzione alla politica cinese
- lo sbocco da dare alle lotte operaie e studentesche, nella convinzione, anche dopo il maggio francese, che Italia e Francia siano uno dei poli di un potenziale processo rivoluzionario su scala mondiale e che la qualità dello scontro politico implichi una totale revisione di strategia nella sinistra maggioritaria
- la democrazia interna la partito in cui deve essere riconosciuto il diritto di espressione del dissenso.
Queste posizioni, nettamente minoritarie al congresso nazionale (Bologna, febbraio 1969), sono espresse dalla rivista Il Manifesto, il cui primo numero esce a giugno. L' accusa contro i promotori (Rossanda, Pintor, Natoli, Caprara, Magri) è immediatamente di frazionismo; il problema politico si trasforma in questione disciplinare. il gruppo è radiato dal partito nel mese di novembre, proprio nel cuore delle lotte contrattuali, quasi a testimoniare, simbolicamente, il distacco di PCI e sindacato da una nuova sinistra che si va formando (il Manifesto diventerà gruppo politico e, nell' arcipelago delle sigle, Avanguardia operaia acquisterà una dimensione nazionale) su posizioni diametralmente opposte a quelle delle formazioni riformiste.

e) L' autunno caldo
Il sindacato inizia un' opera di recupero su una situazione che in più momenti e in più realtà gli è sfuggita di mano utilizzando la propria struttura, la possibilità di trattare e chiudere le vertenze, la dimensione nazionale che gli permette di essere egemone sulle questioni complessive (pensioni, gabbie salariali...), il rapporto con partiti e governo (nella chiusura di alcune vertenze non è indifferente il ruolo di ministri come Donat Cattin e Brodolini, tanto che la Confindustria accuserà di "non neutralità" il governo.
Pesano, però, anche gli errori delle formazioni di nuova sinistra. Divisioni e polemiche ideologiche, incapacità di affrontare l' eterna questione "sindacato sì/ sindacato no", incomprensione delle potenzialità della struttura del delegato (cfr. Quaderni di Rassegna sindacale, n. 24, dicembre 1969) sopravvalutazione della propria forza, sottovalutazione di quella altrui (in questo caso di PCI e sindacato) resteranno costanti in tutta la sua parabola. Nei mesi che precedono la stesura definitiva delle piattaforme contrattuali, è certezza delle formazioni operaiste che la forza operaia non possa essere frenata o inglobata, che PCI e CGIL siano destinati ad una totale sconfitta. Accade, invece, che nell' estate assemblee di delegati metalmeccanici e chimici assumano la spinta delle avanguardie di fabbrica. L' assemblea della Borletti respinge la piattaforma sindacale ufficiale e vota per aumenti eguali per tutti, le 40 ore, la parità operai-impiegati.
La linea sindacale cambia nel giro di poche settimane ed assume la più parte dei contenuti di base. Le posizioni dei gruppi sembrano, quindi, in più casi, ideologiche e mostrano crepe e limiti proprio alla prova dei fatti.
A settembre i primi scioperi nazionali per i contratti (metalmeccanici, chimici, edili). I tre sindacati chiedono il blocco degli affitti. Serrata alla Pirelli a cui seguono sospensioni alla FIAT.
Il 9 novembre il primo accordo nazionale, quello per gli edili: aumenti eguali per tutti, introduzione progressiva della settimana di 40 ore, diritto di assemblea. Per Potere operaio è un "bidone" per il contenuto e perchè divide gli edili dalle altre categorie. Il 14 accordo per la Pirelli.
Contemporaneamente la Commissione lavoro del Senato approva lo Statuto dei diritti dei lavoratori; per la più parte dei gruppi è un tentativo per ingabbiare il movimento operaio.
Il 19, sciopero generale per la casa. A Milano, al termine della manifestazione, scoppiano incidenti in cui muore l' agente Antonio Annaruma. Si scatena una campagna di destra che intreccia forme di "maggioranza silenziosa" (il modello può essere il gaullismo che ha sconfitto il maggio '68) e di organizzazione squadristica con caccia all' estremista.
Il giorno successivo è condannato a 17 mesi, per reato d' opinione, Francesco Tolin, direttore di Potere operaio. Il 28, Roma ospita la più grande manifestazione di metalmeccanici. Il primo dicembre sono 5 milioni i lavoratori in lotta: dall' industria alle campagne, dalle banche alla scuola.
Il 9 dicembre viene siglato l' accordo per i metalmeccanici delle aziende pubbliche. E' indetto un nuovo sciopero generale per il 19, per sbloccare tutti i contratti ancora fermi.
Il 12 l' attentato di piazza Fontana a Milano, a cui seguirà la "morte accidentale" dell' anarchico Pinelli, modifica la situazione. Il "movimento perde la sua innocenza"; si moltiplicano i timori di colpo di stato come risposta del potere (o di una parte di esso) alla spinta a sinistra e al "disordine".
Domenica 21 è siglato il contratto dei metalmeccanici che stabilisce aumenti salariali eguali per tutti, riduzione dell' orario settimanale a 40 ore entro il 1972, limitazione del lavoro straordinario, diritto di assemblea , istituzione dei delegati con permesso retribuito.
E' una oggettiva affermazione sindacale che non avrà, però, conseguenze politiche. Radicalmente negativo il giudizio di Lotta Continua e Potere operaio. Più articolato quello del Manifesto per cui la lotta di massa ha aperto potenzialità e posto domande a cui non hanno risposto tutte le forze tradizionali. I delegati possono costituire una nuova forma di democrazia operaia (nella sua prima fase, Il Manifesto recupera tutta la teoria consiliare). Il dopo- contratti chiede di socializzare le lotte, di trasformare spinte tradizionalmente proprie dell' orizzonte riformista in scontri che individuino come controparte il potere capitalistico nel suo complesso
Le denunce che accompagnano e seguono l' autunno dimostrano il desiderio di rivincita o di vendetta che muoverà per anni la classe dominante. Le 14.000 denunce saranno superate solo dall' amnistia (decreto del Presidente della Repubblica del 22 maggio 1970).

f) Brevi considerazioni
Sul '69 operaio è calata una cappa di silenzio e di rimozione. Pochi i libri, poche le riflessioni storiografiche, poche anche le rievocazioni giornalistiche che pure si erano sprecate, con risultati poco confortanti, sul '68 studentesco. L' ultimo numero di Parole chiave presenta una inchiesta, curata da Pino Ferraris da cui emergono il disinteresse e il vuoto della cultura accademica. Oltre al silenzio, si è attuato un processo di rottura, di divisione fra i due movimenti, tendente a ridurre il primo a semplice evento generazionale, ad un insieme di storie giovanili, il secondo a storia specialistica, sindacal- industriale, a cancellare il nesso fra i due momenti che è la principale caratteristica del caso italiano e del suo '68 lungo.
Il "secondo biennio rosso" è, invece, interpretabile solamente come prodotto del singolare intreccio tra i fatti internazionali (lotte anticolonialistiche ed evidenti segni di crisi del socialismo reale) rivolta antiautoritaria giovanile e contestazione operaia della fabbrica fordista.
Balzano agli occhi il vuoto di storia politico-sociale sull' Italia post anni '60 e l' incapacità storiografica di collocare la "stagione dei movimenti" nell' arco più complessivo del cinquantennio dell' Italia repubblicana (fa parzialmente eccezione la Storia critica della Repubblica di Enzo SANTARELLI).
Queste spinte sociali avvengono in un paese che presenta ancora gravi sacche di arretratezza e che vive qui una fase accelerata di modernizzazione (allargamento del welfare, legge sul divorzio, sul diritto di famiglia...) che genera la teoria dell' "autonomia del politico" specialmente come risposta al protagonismo di massa, che produce un intreccio che continuerà negli anni, davanti alle richieste operaie e popolari, fra strategia della tensione con uso strumentale della destra eversiva e mediazione consociativa, con progressiva omologazione della sinistra maggioritaria.
Il sindacato è l' elemento in cui si generano le maggiori contraddizioni. La trasformazione in "sindacato dei consigli" significa, contraddittoriamente, la fine dell' autonomia politica di questi, si accresce la contraddizione iscritti/non iscritti, può reggere solo istituzionalizzandosi (come il sistema dei partiti), ma anche incorporando delegati e consigli. Come scrive Pino FERRARIS in Alternative, n. 16, novembre 1999: Questo ha comportato l' introduzione al suo interno di principi in tensione: il mandato revocabile e la rappresentanza come ruolo, il mandato da parte di tutti i lavoratori e la decisionalità reale ai soli iscritti e ai loro dirigenti, la logica del sindacato di movimento e la crescita del sindacato come istituzione...alla fine si è raggiunto il livello massimo di rappresentanza istituzionale delle oligarchie sindacali in virtù dell' esaurimento sino al grado minimo della rappresentatività sociale del sindacalismo stesso
Questo processo va di pari passo con il calo di partecipazione politica, con l' incapacità da parte delle formazioni politiche di mobilitare la società, di offrire alternative e motivazioni, con la totale cancellazione del legame tra emancipazione sociale e politica che ha costituito l' asse dei movimenti studentesco ed operaio, pur nelle loro contraddizioni.
Davanti alla catastrofe attuale, di cui l' Italia non è che un piccolo punto, segnata dalla crisi del movimento comunista e dal definitivo esaurimento della redistribuzione socialdemocratica, lo studio dei decenni passati non deve assumere alcun significato nostalgico, ma ha la funzione di farci riflettere su potenzialità e limiti, su scoperte ed errori, sul ruolo centrale del lavoro dipendente e sul fatto che ogni piccola trasformazione, ieri come oggi, non possa che nascere da grandi spinte di massa.

Per saperne di più.
Su fatti, matrici culturali e politiche che precedono il '68 :
- COLLETTIVO STORICI STRADA MAGGIORE, Prima del '68, cultura e politica negli anni '60, Milano, Quaderni di Alternative Europa, 1997.
- COLLETTIVO STORICI STRADA MAGGIORE, Il lungo decennio; l' Italia prima del '68, Verona, Cierre Edizioni, 1999
- Sergio DALMASSO, Il pre '68, Pistoia, Notiziario del Centro di documentazione, n.155, gennaio febbraio 1998.
Sull' anno in specifico e su riviste e movimenti :
- Per il sessant8, rivista di ricerche e documentazione, Pistoia, Centro di documentazione, n. 14/15
- Per il sessantotto, studi e ricerche, Bolsena, Pistoia, Massari editore, Centro di documentazione, 1998, antologia della rivista dopo otto anni di vita.
- AA. VV., Il sessantotto, la stagione dei movimenti (1960-1969), Roma, Edizioni associate, 1988. Il testo che sarebbe dovuto essere il primo di una serie di tre è indispensabile per l' analisi introduttiva sulla stagione dei movimenti e per le preziose schede su formazioni politiche, gruppi...
- Roberto MASSARI, Il '68 come e perchè, Bolsena, Massari editore, 1998. Nonostante alcune interpretazioni che mi paiono discutibili, il testo è utile per la sua chiarezza e linearità.
- Piero BERNOCCHI, Per una critica del '68, Bolsena, Massari editore, 1998
- Diego GIACHETTI, Oltre il sessantotto, prima, durante e dopo il movimento, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 1998. Il testo analizza anche gruppi, partitini e gli anni sino al '77
- Attilio MANGANO, Antonio SCHINA, Gli anni sessanta, le riviste, il movimento, Bolsena, Pistoia, Massari editore, Centro di documentazione, 1998 (prima edizione 1989)
- Attilio MANGANO, Le riviste degli anni '70, gruppi, movimenti e conflitti, Bolsena, Pistoia, Massari editore, Centro di documentazione, 1998. Di grande utilità le schede su centinaia e centinaia di riviste.

Sulla storia di alcune formazioni di nuova sinistra :
- Luigi BOBBIO, Lotta Continua, storia di una organizzazione rivoluzionaria, Roma, Savelli, 1979
- Diego GIACHETTI, Il giorno più lungo. La rivolta di corso Traiano, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 1997: Utile per ricostruire la nascita di Potere Operaio e Lotta Continua.
- AA. VV., Camminare eretti, Comunismo e democrazia proletaria da DP a Rifondazione comunista, Milano, Edizioni Punto rosso, 1996. Utile per ricostruire storia ed ipotesi di Democrazia Proletaria, l' ultima formazione della nuova sinistra (1977/1991)
- Sergio DALMASSO, Il caso Manifesto e il PCI degli anni '60, Torino, CRIC, 1989
- Roberto NICCOLAI, Quando la Cina era vicina, la rivoluzione culturale e la sinistra extraparlamentare italiana negli anni '60 e '70. Utile per analizzare l' influenza maoista sulla nuova sinistra e soprattutto le vicende dei gruppi m-l.
Specificamente sul '69 operaio:
- Diego GIACHETTI, Marco SCAVINO, La FIAT in mano agli operai. L' autunno caldo del 1969, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 1999
- Bruno TRENTIN, Autunno caldo (intervista di Guido LIGUORI), Roma, Editori Riuniti 1999
- I numeri speciali, monografici, delle riviste Per il '68, Parole chiave, Novecento.


Sergio Dalmasso
IL SESSANTOTTO A CUNEO

a) Nuova Resistenza, l' antifascismo, le federazioni giovanili.
Sino a metà anni '60, la presenza della sinistra giovanile risulta, in provincia piuttosto debole: inesistenti le "eresie" di sinistra, poco presente la federazione giovanile comunista, quasi assente, nonostante la vivacità intellettuale, quella del PSIUP, più attiva quella del PSI che inizia a raccogliere liceali ed universitari, a darsi una, seppur parziale, struttura provinciale, ad incidere nel dibattito del partito, schierato nel quadro nazionale, per una interpretazione critica e dinamica del centro-sinistra che, pure, in provincia, non vedrà mai la luce.
Nel '64, anche a Cuneo nasce Nuova Resistenza, associazione giovanile, scuola attiva di democrazia per la gioventù studentesca e lavoratrice, tesa a garantire la partecipazione delle nuove generazioni alla vita politica, a chiedere la piena attuazione della Costituzione, a vigilare (la grande protesta popolare del '60 è vicina) contro i rigurgiti fascisti, a proporre la riforma della scuola che al primo punto abbia la conoscenza della storia contemporanea.
La richiesta di messa fuori-legge del Movimento sociale è elemento centrale, in particolare nel cuneese, dove i fascisti non hanno mai parlato.
Il 20 novembre 1964, manifestazione a Cuneo contro il tentato comizio del MSI:
I fascisti non hanno mai parlato a Cuneo. I fascisti a Cuneo non parleranno...Abbiamo gridato NO ad Almirante, abbiamo gridato NO a Battisti, oggi come allora insorgiamo (1)
E nel dicembre, dopo uno dei tanti oltraggi al cippo che ricorda la morte di Duccio Galimberti, Nuova Resistenza scrive:
La canaglia fascista ha passato il limite con la vigliacca profanazione del cippo di Duccio Galimberti. BASTA CON LE PROVOCAZIONI FASCISTE! E' ora che le forze antifasciste passino alla riscossa. E' ora che il MSI e le altre associazioni neofasciste siano messe fuori legge come prescrive la Costituzione. (2)
Durissimo anche il Circolo giovanile repubblicano:
Li abbiamo contati, sappiamo chi sono. Ora basta! Sciogliamo il MSI! ...Lo chiedono i nostri morti di Russia...Lo chiedono i caduti sulle nostre montagne...L' impegno di ieri non sia tradito. (3)
Molto attivo anche il Circolo di cultura internazionale. Fondato dal libraio Traversa e da Cesare Ottenga, preside dell' ITC, raccoglie esponenti di tutto l' "arco costituzionale", ma è evidente l' egemonia della sinistra socialista, molto vicina al PCI (Mario Pellegrino "Grio", Eraldo Zonta, Selene Schiaparelli). Il circolo ha una costante attività di discussione su temi culturali (tra gli ospiti Italo Calvino) e sui grandi temi internazionali (dal fascismo in Spagna alle guerre), anche se la sua influenza non esce mai da ambiti piuttosto ristretti.
Chiuderà la sua parabola nel '67, dopo uno scontro al suo interno sul tema della guerra arabo-israeliana.
Il clima complessivo della provincia è, comunque piatto: una DC che supera largamente il 50%, che è egemone nelle campagne e nel ceto medio ed esprime amministrazioni capaci di mediare interessi ed esigenze della società, un PSI elettoralmente superiore alla media nazionale, ma incapace di offrire una alternativa e, nei primi anni '60, profondamente diviso tra opzioni contrapposte, un PCI, che il democristiano Sarti ha definito corpo estraneo alla provincia, diviso fra la centralità di fabbrica e il tentativo di sfondare verso il mondo contadino, retto dalla generazione partigiana, culturalmente lontano dalla comprensione delle novità introdotte dal neocapitalismo e spesso emarginato dalla realtà locale a causa delle polemiche sull' URSS e sui paesi dell' est e per le accuse di anticlericalismo e di ateismo.
La classe operaia è debole e i sindacati (la CGIL in particolare) riflettono questa fragilità. La maggiore realtà di fabbrica (la Michelin di Cuneo) nasce negli anni '60; nello stesso periodo cresce Alba come centro industriale (Ferrero e il tessile), mentre decade Mondovì.
Nel mondo giovanile e studentesco domina l' associazionismo cattolico e sino a metà anni '60 scarsi sembrano i fermenti.
Saranno fatti esterni le scintille che incendieranno la prateria della provincia tranquilla.

b) "La Zanzara", l' assassinio di Paolo Rossi, il "nostro Vietnam"
Nel marzo '66, scoppia a Milano il caso Zanzara. Tre redattori del giornale studentesco del liceo Parini, il più prestigioso della città, vengono accusati e processati per aver pubblicato una inchiesta sul comportamento sessuale dei giovani.
La polemica è fortissima: l' italia sembra spaccarsi davanti all' offensiva perbenista e clericale che colpisce non solamente i comportamenti personali, in nome della "morale", ma anche la libertà di espressione all' interno delle scuole (sono nati molti giornalini studenteschi). Protesta il Consiglio studentesco di istituto del classico di Cuneo che
Addita alla generale deprecazione la immoralità dei falsi moralisti che ritengono si possa eludere la discussione di taluni problemi attraverso la repressione legale (4)
e chiede il riconoscimento degli organismi rappresentativi studenteschi e una modificazione della legge sulla stampa per i fogli di istituto.
A fine aprile, all' università di Roma, viene ucciso lo studente Paolo Rossi. Forte lo sdegno contro il MSI e le squadre del FUAN da tutti ritenute le responsabili della morte (5). Inquietudini in molte scuole della provincia. Sabato 30 aprile manifestazione di tutti gli istituti di Cuneo. Parlano, in piazza Galimberti, Carlo Benigni (liceale), Aldo Mola (universitario), Umberto Boella (insegnante).
Dal '64 è cresciuto lo scontro in Vietnam e nel sud-est asiatico. Per molti giovani questo diventa l' esempio della lotta anticolonialista e antimperialista, mentre si moltiplica lo sdegno per il governo italiano che manifesta "comprensione" per la politica degli USA.
Conseguenti la critica al pacifismo, che mai come in questa fase pare inefficace, e il collegamento fra temi internazionali e la struttura capitalistica di tutto l' occidente.
Il 17 settembre 1966, per significare il legame tra la guerra in Indocina e la Resistenza cuneese, una fiaccolata dell' ANPI congiunge Cuneo a Boves.
Pochi mesi dopo, nasce, anche in provincia, la sezione del Comitato città europee per il Vietnam per dare vita alle tante iniziative (dibattiti, veglie, mostre...) che si moltiplicheranno nei mesi successivi. Scrive Biancani, parlamentare del PCI:
L' impegno entusiasta, politicamente qualificato di gruppi di giovani studenti- dai comunisti ai cattolici- e di giovanissimi anche senza partito delle scuole medie superiori, è la novità più bella dell' aprile 1967 (6)
Il 27 maggio '67 a Cuneo grande manifestazione. Per la prima volta dopo anni, un corteo sfila per corso Nizza. Parlano Massimo L. Salvadori (PCI), Maria Magnani Noia (del PSI e dell' UDI), il giornalista cattolico Gianni Bertone.
Quasi contemporanee altre iniziative in provincia: il 24 maggio a Verzuolo con i partiti di sinistra e Gigi Ferraro dell' Azione cattolica, il 28 ad Alba con Primo Ferro, Giancarlo Bongiovanni e Nicola Enrichens, quindi a Carrù, Bra, Fossano.
La critica alla concezione e alla pratica sovietica della coesistenza pacifica inizia a manifestarsi soprattutto fra i giovani del PSIUP. Nette le polemiche di Lucio Libertini, in un dibattito pubblico, non solo contro la socialdemocrazia, ma contro lo stesso PCI.
A settembre, la visita in provincia di Moro, presidente del consiglio, suscita contestazioni; la FGCI di Cuneo espone un enorme striscione: Moro, ricorda! Coloro a cui offri comprensione hanno creato nel Vietnam mille città martiri come Boves, mentre la strada tra Cuneo e Boves è colma di scritte: Il Vietnam è vicino, Comprensione è complicità.
Sul Vietnam si esaurisce il Festival cinematografico Dalla Resistenza alla nuova frontiera, alla sua quinta edizione. La manifestazione, nata nel clima del centro-sinistra e dell' "unità antifascista", non regge davanti all' esplodere simultaneo della protesta studentesca e delle tematiche internazionali, della polemica contro le forze di governo e del crescere di una generazione che pare credere in un cambiamento radicale in breve tempo.
La scintilla è accesa dal veto, da parte della Giunta comunale, alla proiezione di Lontano dal Vietnam, opera di otto grandi registi francesi, veto che si aggiunge al "mancato arrivo di un cortometraggio su Che Guevara e di un film greco (il colpo di stato dei colonnelli è di pochi mesi prima).
Un folto gruppo di giovani che fortunatamente sentono ancora i problemi antifascisti e della pace ...hanno iniziato a protestare con grida e prolungati fischi contro lo strapotere della giunta DC...mentre in Vietnam si muore, a Cuneo, capitale morale della Resistenza (ufficialmente le autorità dicono sempre così), un film realizzato da alcuni dei migliori registi del tempo non trova cittadinanza (7)

c) Il '68. Il mondo cattolico, i movimenti.
Nell' autunno '67 esplode la protesta nelle università. Seguono le scuole medie superiori.
La spinta dei giovani tocca livelli imprevisti sino a poco tempo prima, cambia modi di pensare che parevano radicati, spacca lo stesso mondo dei docenti democratici.
Al centro, la critica dell' autoritarismo, le suggestioni della realtà internazionale, le radicali modificazioni della figura sociale dello studente, in un intreccio di tematiche scolastiche e tensioni generazionali che segnerà gli anni successivi.
La morte del Che scuote le coscienze e diventa simbolica. Emoziona i giovani non tanto la sua lezione politica (che sarà parzialmente compresa solo in seguito) quanto l' esempio, la coerenza, il sacrificio condotto sino all' estremo. La guerra arabo -israeliana sembra aprire un nuovo fronte di lotta; le rivolte nei ghetti neri evidenziano le contraddizzioni interne alla stessa "cittadella capitalistica".
Sono toccate le federazioni giovanili dei partiti (quella del PSI elegge segretario provinciale Franco Bagnis e vicesegretario Fulvio Romano ed è molto attivo Marco Revelli). (8)
Forte è l' impatto sul mondo cattolico. Il settimanale diocesano di Cuneo, La Guida, e tutte le associazioni sono investite dalle contraddizioni, si aprono all' interesse verso il mondo operaio, non solo in termini solidaristici, accettano categorie marxiste (l' imperialismo...). La GIAC ( Gioventù italiana di azione cattolica) vive la sua più grave crisi che sembra frontale. Sulla Guida si possono leggere l' esaltazione dlelo spirito ecumenico, cronache attente delle lotte universitarie e dei motivi che le generano, analisi sui grandi temi internazionali, l' attenzione al caso Isolotto, un dibattito non univoco sull' enciclica (estate '68) Humanae vitae, le tavole rotonde su Lettera a una professoressa.
Scrivono sul settimanale, diretto da don Costanzo Marino, Alberto Bosi, Franco Risoli, Pierfranco Conforti, Mario Cordero, Aldo Gaida, Paola Picollo, Luciano Bosio. La maggior parte dei "cattolici del dissenso" e degli esponenti della Federazione universitaria cattolica (FUCI) maturerà, entro breve tempo, scelte politico-organizzative di sinistra.
Netta la preoccupazione della DC.
Anche le ACLI, tradizionalmente collaterali al "partito cattolico", sentono lo scossone. Le contraddizioni esploderanno nel '69-'70, quando si formerà una minoranza locale vicina, alle scelte di sinistra prese a livello nazionale, e sarà critica anche verso le scelte provinciali (il permanere di un certo collateralismo e la revoca dell' incarico di segretario organizzativo a Sebastiano Dalmasso, ufficialmente per "scarsa efficienza".
La crisi della Guida esplode nel 1970, quando a don Marino vengono affiancati altri condirettori per bilanciare le varie anime del cattolicesimo cuneese.
Nasce, in risposta a questa chiusura Viene il tempo (redazione Romano Borgetto, Claudio Comello, Mario Cordero, Renzo Dutto, Mauro Pregno, Renata Raineri), mensile che, per alcuni anni, darà voce alle posizioni critiche su tematiche politiche ed ecclesiali. Sulle sue colonne grande sarà l' attenzione per La pelle del manovale, il bel libro (introduzione di Giulio Girardi), in cui Romano Borgetto, già sacerdote a Boves e a Madonna dell' Olmo, narra la sua esperienza di prete operaio nella fabbrica Stella e il suo licenziamento.
Il movimento del '68 esplode, in provincia con parecchio ritardo. I grandi fatti internazionali dell' anno (l' offensiva del Tet in Vietnam, l' assassinio di Martin Luther King, il maggio francese, il soffocamento della primavera di Praga, il massacro degli studenti messicani) paiono, per quanto vissuti e seguiti, in loco, con attenzione e passione, non influire sugli equilibri politici.
Alle elezioni del maggio 1968, in provincia, la DC (55.3%) elegge tre senatori e tre deputati, non paga l' unificazione socialista (18.4%), il PCI è al 9%, il PSIUP al 3.7%, in calo i liberali, quasi inesistenti monarchici e missini.
Cresce la protesta degli studenti; le tradizionali forme di associazionismo non rispondono più alla realtà, la richiesta di riconoscimento dei circoli di istituto e dei fogli studenteschi invecchia immediatamente. Il "salto di qualità" della partecipazione studentesca
A novembre, agitazioni in tutte le scuole e manifestazioni in più città contro la condanna a morte di Alechos Panagulis da parte ella dittatura fascista in Grecia. Si chiede la revoca della sentenza, la cessazioni dei rapporti fra Italia e Grecia, una maggior attenzione della scuola ai problemi attuali (tutto è contemporaneo). A Cuneo, manifestazione davanti alla Banca commerciale italiana che ha concesso prestiti al governo greco.
I temi più sentiti, oltre a quelli internazionali, riguardano la vita scolastica quotidiana (il voto che si richiede palese e motivato, l' interrogazione, i rapporti con gli insegnanti, il diritto di assemblea).
Indubbia l' influenza dei grandi fatti internazionali: al Vietnam e alla Cina, letta come alternativa all' involuzione dell' URSS e dei paesi dell' est, si sommano, in un crescendo unico, l' assassinio di Martin Luther King e di Robert Kennedy, nuove tensioni nei ghetti neri negli USA, il maggio francese, la primavera di Praga e l' intervento militare sovietico in Cecoslovacchia.
L' esperienza francese, oltre alla ridiscussione sulla centralità della classe operaia, ripropone il problema del rapporto tra i movimenti e la sinistra storica, tra partito e nuovi strumenti emersi dalle lotte:
Le vicende della lotta di classe in Francia ci dicono: lo scontro tra operai e capitale per il potere si decide con l' azione, con il movimento delle grandi masse, non con la propaganda, non con le parole. Ma l' esempio francese ci dice anche: lo scontro per il potere si vince se il movimento esprime suoi strumenti che non siano residui del passato, calati dall' alto sulle masse, ma che nascono dal basso, dalle esperienze nuove delle lotte operaie e contadine del nostro tempo (9).
Ancor più teso il dibattito sulla Cecoslovacchia. Se il PCI incontra qualche difficoltà nel far penetrare tra la base la condanna dell' invasione, il PSIUP locale critica le posizioni nazionali, troppo ambigue e sfumate verso l' URSS e chiede maggior discussione sulle tematiche internazionali.
Proprio in questo partito sono nettissimi i mutamenti indotti dalla crescita dei movimenti.
Ai fondatori, socialisti storici, si sommano e si sostituiscono giovani provenienti dal movimento studentesco, portatori di un altro "modo di fare politica". La Scintilla, pur nei limiti di un piccolo foglio mensile, acquista sempre più il carattere di giornale di lotta, attento alla realtà operaia della provincia. Il partito è letto come "strumento" delle lotte che deve sempre rifiutare di sovrapporsi ad esse:
Il partito non deve intervenire come organizzazione depositaria della verità...ma come stimolo alla creatività dal basso, alla analisi ed alla elaborazione di soluzioni che scaturiscono dalle stesse esigenze reali della classe, senza deleghe e cambiali in bianco (10)
In questo spirito, ad Alba, attorno al PSIUP, nasce Politica operaia, giornale operaio che collega molte realtà di fabbrica, dalla Miroglio alla Ferrero, da Garessio alla Olcese di Carrù. Il movimento studentesco della città tenterà più volte il collegamento con queste realtà operaie. Il caso più significativo sarà il 24 e 25 gennaio 1969 con due giorni di sciopero cittadino, assemblee comuni su condizioni di lavoro, zone salariali, sbocchi professionali e contenuti della scuola.
In tutte le città, con qualche ritardo rispetto alle situazioni di punta a livello nazionale, si sviluppa la protesta nelle scuole. Da qui i primi interventi verso i quartieri degradati (i centri storici toccati dalla migrazione), i doposcuola per i figli di lavoratori.
Frontale la polemica verso il senso comune del "cuneese medio" :
Ha avuto paura delle agitazioni studentesche: erano una pietra nel suo stagno, un turbamento troppo grande...per questo ha avuto ancor più paura del corteo studenti-operai ...Odia e disprezza chi non la pensa come lui, chi non apprezza i valori che apprezza lui: il benessere, il non farsi problemi, il non cercare grane, l' indifferenza (anche quando è noia), il sano interesse personale...Si capisce allora perchè le lotte studentesche l' abbiano sconvolto, perche ce lo troviamo nemico: perchè abbiamo messo in discussione i suoi valori (11)
Analogo lo sdegno morale nel manifesto del PSIUP per il capodanno 1968-1969 (quello degli incidenti alla Bussola di Viareggio):
Si chiude un altro anno di brutale sfruttamento dei lavoratori. Buon anno, padroni...dalle vedove dei braccianti di Avola, dagli emigrati, dagli operai e operaie licenziate...dai trecentomila bambini vietnamiti trucidati dal napalm americano, dai guerriglieri del Vietnam, della Palestina, dell' America latina, dall' Angola...dalle Pantere nere...dagli operai in sciopero, dagli studenti in lotta, da tutti i giovani...1° gennaio 1969, ore zero. Inizia un altro anno di lotta contro i padroni e la società borghese (12)
Ancor più forte il senso di alterità e di rifiuto verso il falso divertimento e i condizionamenti della "società dello spettacolo" nella contestazione (luglio '69) al Cantagiro che parte da Cuneo . Canzonette furto del salario, Polizia TV giornali alla difesa dei padroni, Il Cantagiro addormenta le masse, Voi cantate e prendete milioni- noi lottiamo e siamo licenziati.
Cariche della polizia, contusi,polemiche in città e in Consiglio comunale. E' una novità per una città "surgelata e tranquilla".

d) Gli studenti. Gli operai. Nascono i gruppi
Nell' estate '69 nascono, a livello nazionale, Potere operaio e Lotta Continua. Gran parte degli studenti cuneesi, universitari e medi, si riconosce nella seconda per il suo spontaneismo, per il forte impegno verso le fabbriche, per l' antiautoritarismo. Il passaggio ad LC sembra la naturale continuazione di un impegno che data ormai da due anni.
Il "gruppo dirigente" (Franco Bagnis, Silvia Cipellini, Marco Revelli, Luigi Schiffer) viene direttamente dalla Federazione giovanile del PSI, scavalcando PCI e PSIUP con cui la polemica è netta. Del PSI si rifiuta la presenza subordianata al governo, del PCI l' impostazione moderata, il rapporto con l' URSS, la coesistenza pacifica. Il PSIUP è giudicato moderato e ambiguo, spesso copertura del "revisionismo" del PCI.
Forte la convinzione che la volontà di base sia dai partiti mediata e frenata.
Centrale, oltre all' impegno verso la realtà di fabbrica e la subordinazione a questo dello stesso lavoro verso le scuole, il rapporto, a volte eccessivamente mitizzato, verso la Resistenza, letta come lotta di classe, tradita dai ceti dominanti e frenata, se non bloccata, dalle scelte moderate dei partiti di sinistra.
Espressione di questo antifascismo è il "Processo popolare ai fascisti" (novembre '70) contro alcune provocazioni del MSI che tenta di uscire allo scoperto in città, facendo appello alla lotta contro l' "estremismo comunista".
Nell' assemblea è ripercorsa la storia del fascismo, dalle sue origini al ruolo giocato dall' estrema destra a partire da fine anni '60. Punti nodali la strage di stato (le bombe di piazza Fontana) e il legame tra neo-fascismo ed apparati statali. La partecipazione è non solo di giovani, ma di ex partigiani e di settori di "opinione pubblica democratica". La nuova sinistra inizia a tessere rapporti e legami che permarranno per vario tempo e che caratterizzeranno soprattutto la storia del Circolo Pinelli, capace di organizzare spettacoli, ma anche di proporre dibattito politico e culturale. In specifico, in Lotta Continua è stretto il rapporto con settori del PSI e delle formazioni partigiane GL.
Nasce e si allarga lo scontro nelle fabbriche. Alcuni temi nazionali (il superamento delle zone salariali, la riforma delle pensioni, i contratti, gli aumenti eguali per tutti, il livellamento delle differenziazioni salariali, la messa in discussione del cottimo) si sommano a vertenze locali. Si muovono realtà che parevano statiche. I sindacati moltiplicano gli iscritti.
Anche le ACLI, tradizionalmente collaterali alla DC, subiscono uno scossone e presentano fratture interne, tra la riproposizione di una collocazione interclassista, la scelta di rapporti privilegiati con il sindacato e il partito cattolici e,dal lato opposto, l' accettazione senza riserve di una scelta di classe.
Cresce ed è inusuale per la provincia la partecipazione alle agitazioni, dall' autunno '68 (pensioni gabbie salariali) a quello del '69 (rinnovi contrattuali e riforme a cominciare da quella della casa). In alcune situazioni, anche se sempre sotto egida sindacale, nascono i consigli di fabbrica. Alle poche fabbriche dove storicamente il sindacato è presente (Burgo, Falci, Ferroviaria) si uniscono quelle tessili, la Ferrero, la Michelin di Cuneo.
La presenza di Lotta Continua nasce dalla certezza del carattere rivoluzionario, in sè, della lotta operaia, del ruolo di freno esercitato dalle forze organizzate della sinistra, tese a limitare le potenzialità di base, dalla proposta di LC come organizzazione prodotto dalle stesse spinte operaie. Inusitata la polemica frontale contro partiti e sindacati.
Inusitato il linguaggio popolare (?), populista (?), come pure l' espressione semplificata e sintetica del programma politico:
Cape, capette, ruffiane non credano di esser tanto fortunate, solo perchè la direzione gli concede qualche briciola ogni tanto: a noi operaie che i soldi ce li guadagniamo lavorando sodo, farebbe schifo esser come loro (13)
Che cosa vogliamo: tutto! Case gratis, trasporti gratis, scuola gratuita, vogliamo le fabbriche guidate dagli operai e le scuole al servizio del proletariato. Vogliamo lottare contro le rapine dei padroni, contro i prezzi che salgono ogni giorno (14)
Forte, da subito, il fuoco di sbarramento di PCI e sindacato contro queste posizioni avventuriste (il PSI sarà sempre più dialogante). Come esempio:
Quanti ieri gridavano alla integrazione della classe operaia...sono gli stessi che oggi cianciano sullo spontaneismo delle lotte e sulla edificazione di contro poteri configurati come strumento di uno scontro frontale e risolutore. Salvo poi ...prendersela con i sindacati e con il PCI che tradiscono lo spirito dell' autunno caldo. All' intellettualismo di costoro...si affiancano spesso e volentieri obiettivi cartacei assolutamente estranei alla natura dello scontro... (15)
Dalla fine del 1970 a Lotta Continua si affianca e si contrappone il Manifesto che riesce, nel giro di qualche mese ad avere sedi a Cuneo, Alba e Bra. La dimensione è minuscola, manca un rapporto organico con realtà di fabbrica e con il sindacato, ma nelle scuole e a livello d' opinione, anche il Manifesto inizia ad avere qualche peso.
Maggiore, rispetto ad LC, l' attenzione ai problemi teorici, ai temi internazionali, ad un rapporto di critica -unità con la sinistra storica di cui si analizzano le contraddizioni.
In questa prospettiva, nasce la campagna perchè il parlamento dichiari l' indegnità di Giorgio Almirante, segretario del MSI, fucilatore di partigiani. Forte la polemica contro i parlamentari locali di PCI e PSI che non hanno aderito all' iniziativa.
Il "lungo '68" cuneese si manifesta, quindi, con un certo ritardo, senza fatti " esemplari", ma con caratteristiche specifiche:
- la presenza di nuove realtà critiche in tutti i centri
- un forte peso della componente cattolica, messa in crisi dall' esplosione e spesso presente nelle formazioni della sinistra
- la crescita esponenziale dei sindacati rispetto alla storica debolezza che ha sempre caratterizzato il cuneese
- la compresenza di lotte sociali, operaie e studentesche con una opinione pubblica "democratica" che in più realtà si articolerà in associazioni, circoli... la cui esistenza non sarà limitata ad una breve fase.
- l' esistenza di una nuova sinistra (per una certa fase vi si può includere anche il Partito radicale) il cui peso specifico nei rapporti con quella storica è molto maggiore che a livello nazionale.
La presenza di posizioni critiche nelle scuole continuerà sino almeno al '77, come pure l' esistenza di giornali e circoli di intervento politico e culturale. Negli anni successivi, maggior peso avranno le tematiche ambientali, quelle di genere, nella sua specificità quella nazionale occitana, mentre la presenza organizzativa subirà un netto calo.
Senza miti e senza ombra di nostalgia, l' "anno dei miracoli" (o "gli anni '68", definizione frequentemente usata) costituisce nella realtà locale un elemento di discontinuità, di novità, capace di aprire la strada a mutamenti politici e di costume ed è segnato da forme di partecipazione, da speranze, da sogni, ma anche da impegno e volontà che lasceranno segni, modificheranno parzialmente la realtà locale e che è opportuno oggi, senza nostalgia o mitizzazione alcuna, conoscere e discutere.

 

 

 

 

NOTE


1) NO ai fascisti!, volantino, 20 novembre 1964.


2) Nuova Resistenza, volantino, dicembre 1964.


3) Circolo giovanile repubblicano Duccio Galimberti, volantino, dicembre 1964.


4) Presa di posizione degli studenti del liceo classico, in Lotte Nuove, n. 13, 28 marzo 1966.


5) Cfr. Federazioni giovanili PSI PSDI, I fascisti uccidono ancora, 30 aprile 1966.


6) Giuseppe BIANCANI, Una ventata di aria fresca, in La Voce, n. 9, 27 aprile 1967.


7) Domenico ROMITA, Strapotere democristiano, in Lotte Nuove, n. 43, 11 dicembre 1967


8) Saranno tutti, entro breve tempo, dirigenti dei gruppi di nuova sinistra.


9) Il maggio francese, in La Scintilla, n. 7, settembre 1968


10) Mario ANDREIS, Un partito di classe che cresce e si rinnova a contatto con le lotte, in La Scintilla, n. 1, gennaio 1969


11) Cuneo, una città tranquilla, in Bollettino Movimento studentesco, 1969


12) FEDERAZIONE GIOVANILE PSIUP, Manifesto per il Capodanno, Cuneo, dicembre 1968


13) LOTTA DI CLASSE, Signori della direzione: a che gioco giochiamo?, volantino, 6 maggio 1971


14) LOTTA DI CLASSE, volantino, 4 maggio 1971


15) Primo FERRO, Lotte operaie e alternativa politica, in La Voce, n. 23, 11 dicembre 1969